{"id":26854,"date":"2008-10-28T05:18:00","date_gmt":"2008-10-28T05:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/28\/un-quadro-al-giorno-forni-di-sotto-di-luigi-diamante-1930\/"},"modified":"2008-10-28T05:18:00","modified_gmt":"2008-10-28T05:18:00","slug":"un-quadro-al-giorno-forni-di-sotto-di-luigi-diamante-1930","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/28\/un-quadro-al-giorno-forni-di-sotto-di-luigi-diamante-1930\/","title":{"rendered":"Un quadro al giorno: \u00abForni di Sotto\u00bb, di Luigi Diamante (1930)"},"content":{"rendered":"<p>Un uomo piccolo e magro entra nella classe, in un silenzio che si potrebbe tagliare col coltello. Ha la barba mal rasata, indossa una giacca di lana sportiva e i suoi occhi brillano di una luce penetrante, mobilissima. Non certo giovane &#8211; ha pi\u00f9 di sessant&#8217;anni &#8211; si muove a scatti, con una nervosa agilit\u00e0, come se il tempo non gli pesasse minimamente.<\/p>\n<p>Nei banchi, i ragazzi trattengono il fiato: lo stimano, ma ne hanno anche un sacro terrore. Le sue sfuriate sono memorabili. \u00c8 il professore di disegno, Luigi Diamante: un pittore che ha fatto dell&#8217;arte la sua ragione di vita e che vorrebbe trasmettere loro almeno un po&#8217; di quel sacro fuoco indomabile, che lo consuma.<\/p>\n<p>Chi, come lo scrivente, ha avuto il privilegio di trovarsi seduto su quei banchi, e di farsi piccolo, come tutti gli altri, quando il professor Diamante si accingeva a interrogare qualcuno, non ha pi\u00f9 dimenticato i suoi modi, la sua voce, la sua genialit\u00e0, la sua lezione di vita.<\/p>\n<p>I suoi studenti, li mandava in giro per la citt\u00e0 armati di un blocco e una matita. Niente gomma e, soprattutto, niente strumenti: mai, per nessuna ragione. \u00abQuattro segni!\u00bb era il suo motto, che non si stancava di ribattere loro nel cervello: intendendo dire che, per esprimere un paesaggio, non c&#8217;\u00e8 bisogno di tanti particolari: bisogna saper andare all&#8217;essenziale, cogliere l&#8217;anima delle cose. Quattro segni veloci, decisi, senza ripensamenti: quattro segni di matita per catturare una casa, un cortile, una via; per dare vita e movimento a un foglio di carta.<\/p>\n<p>E che scoppi d&#8217;ira, se si accorgeva che qualcuno aveva cercato di abbellire il proprio disegno con l&#8217;aiuto del righello o della squadra! Per lui, non c&#8217;era delitto peggiore di quello.<\/p>\n<p>Parlava con vice intensa, coinvolgente, mentre gli occhi saettavano come dardi e trapassavano l&#8217;interlocutore: era una forza della natura; nulla avrebbe potuto resistergli. Esortava i suoi studenti a essere se stessi, a esprimersi in modo creativo e originale; detestava la piattezza, l&#8217;insulsaggine, la banalit\u00e0. Detestava il conformismo. Non ammetteva furbizie e piccole scappatoie; era un puro e, forse, un puritano. L&#8217;arte, per lui, era tutto.<\/p>\n<p>Era anche modesto, come quasi tutti i friulani. Non parlava mai di se stesso, delle sue opere; solo in seguito i suoi ragazzi vennero a sapere che era un pittore, e un pittore di valore; anche se, come succede, i maggiori riconoscimenti gli son venuti, purtroppo, dopo la morte.<\/p>\n<p>Un brutto giorno, alcuni anni dopo, in citt\u00e0 si sparse la notizia che il professor Diamante era morto. Si diceva a mezza voce che era morto tragicamente: togliendosi la vita sotto le ruote di un treno. Tutti coloro che gli hanno voluto bene, che lo hanno ammirato e che hanno contratto un debito di gratitudine nei suoi confronti, sono rimasti profondamente scossi.<\/p>\n<p>Ma non vogliamo ricordarlo cos\u00ec, Luigi Diamante, quando &#8211; carico di angosce e di preoccupazioni &#8211; fu sopraffatto dal senso di impotenza e decise di farla finita. No, non cos\u00ec: ma come quel professore pieno di entusiasmo, come quell&#8217;uomo pieno di vita e di un&#8217;energia travolgente, irresistibile, contagiosa, che riempiva di s\u00e9 tutta la scuola.<\/p>\n<p>Un uomo fuori dal comune; un uomo posseduto da una sola, grande passione; un uomo raro, capace di comprendere e valorizzare le capacit\u00e0 dei giovani; un uomo intelligente e buono, dietro la ruvida scorza del burbero intransigente.<\/p>\n<p>Un maestro non solo nell&#8217;arte, ma anche nella vita.<\/p>\n<p>Un maestro che, anche a distanza di tanti anni, \u00e8 rimasto nitido nella memoria di quanti l&#8217;hanno conosciuto, come se se ne fosse andato ieri, verso un paese migliore.<\/p>\n<p>Luigi Diamante \u00e8 nato a Udine nel 1904 ed \u00e8 morto a Fossalta di Portogruaro nel 1971.<\/p>\n<p>Frequenta il Liceo Artistico a Venezia e, negli anni Venti, comincia a realizzare i suoi primi disegni e a dipingere i suoi primi quadri a olio; ma \u00e8 solo verso la met\u00e0 degli anni Trenta che comincia a farsi conoscere dal pubblico della sua citt\u00e0 e, poi, a livello nazionale.<\/p>\n<p>Professore di disegno dal 1937, decora ad encausto l&#8217;abside della chiesa di Nogaredo di Prato; poi, nel 1943 (dopo aver prestato servizio militare nella seconda guerra mondiale), realizza una serie di pannelli per la Mostra della Propaganda a Torviscosa e, nel 1946, lavora alla decorazione della facciata delle chiese di Manzano e Soleschiano. Dal 1947 inizia ad insegnare presso la Scuola media \u00abAlessandro Manzoni\u00bb, dove rester\u00e0 sino alla fine.<\/p>\n<p>Esistono oltre 400 tele ad olio di Diamante e un gran numero di altre opere eseguite a tempera, acquerello, pastello, matita e carboncino; molte sono di propriet\u00e0 di svariati Enti pubblici del Friuli, altre si trovano presso privati.<\/p>\n<p>Il Comune di Fossalta di Portogruaro ha allestito le opere acquistate dall&#8217;artista nella Quadreria Comunale a lui intitolata, ubicata presso la Villa Mocenigo di Alvisopoli.<\/p>\n<p>Il percorso artistico di Luigi Diamante \u00e8 stato lungo ed intenso e copre un arco di mezzo secolo, dall&#8217;inizio degli ai Venti al principio del 1971. Nelle ultime opere, pi\u00f9 tormentate, ma anche pi\u00f9 complesse e strutturalmente elaborate, la tavolozza si fa pi\u00f9 scura, il tratto pi\u00f9 nervoso, la pennellata pi\u00f9 densa e pastosa, quasi espressionista.<\/p>\n<p>Nel \u00abCristo in croce\u00bb del 1970, una delle sue ultime opere, vi sono la stilizzazione, la drammaticit\u00e0 e la tensione proprie di una ricerca formale e contenutistica spinta fino al limite estremo della densit\u00e0 e della incisivit\u00e0 espressiva: la si direbbe una sorta di testamento spirituale, l&#8217;atto finale di una vicenda artistica volta alla ricerca di una sempre maggiore coerenza ed essenzialit\u00e0. \u00c8 un&#8217;opera che ricorda, per l&#8217;intensit\u00e0 della trasfigurazione del dato realistico, il simbolismo di un Georges Rouault, la sua purezza espressiva.<\/p>\n<p>Anche nei disegni, e soprattutto nei ritratti, si nota la tendenza a concretizzare il disvelamento del lato nascosto della realt\u00e0, mediante un tratto svelto ed assai vigoroso; una linea che, michelangiolescamente, sembra quasi voler sottrarre ci\u00f2 che \u00e8 superfluo, piuttosto che aggiungere elementi compositivi. In un certo senso, i ritratti a matita, ma anche quelli ad olio, come il notevole \u00abAutoritratto\u00bb dallo sguardo penetrante e dalla atmosfera vangoghiana, sono anche e soprattutto degli studi psicologici, dei momenti di intensa verit\u00e0 interiore.<\/p>\n<p>L&#8217;opera su cui vogliamo soffermare adesso la nostra attenzione, per\u00f2, appartiene a una fase pi\u00f9 serena e luminosa del percorso artistico di Luigi Diamante. Si tratta della tela a olio intitolata \u00abForni di Sotto\u00bb (cm. 31 x 37), del 1930, e ci immerge in un clima pi\u00f9 disteso, dalla tavolozza schiarita e dalla linea pi\u00f9 dolce e armoniosa.<\/p>\n<p>Luigi Diamante amava la montagna, ai cui paesaggi ha dedicato parecchie opere. Al tempo stesso, gli oggetti della sua pittura &#8211; e questo vale anche per i paesaggi alpini &#8211; non hanno mai una funzione decorativa, non sono mai semplicemente descrittivi. I suoi paesaggi, come quelli di Gauguin o di Van Gogh, hanno un&#8217;anima da raccontare; o, per dir meglio, sono essi stessi &quot;anima&quot;. Cos\u00ec come nei ritratti egli punta dritto verso l&#8217;anima delle persone, cos\u00ec nei paesaggi sa andare direttamente fino all&#8217;anima dei luoghi.<\/p>\n<p>Negli anni Venti e nei primi anni Trenta &#8211; il periodo cui appartiene <em>Forni di Sotto<\/em> &#8211; i suoi paesaggi preferiti sono i poveri borghi di paese o della periferia cittadina; le giostre e i baracconi circondati dalle case popolari e da un po&#8217; di verde urbano; qualche orticello o giardinetto racchiuso nella cerchia di vecchi edifici; o, ancora, delle umili abitazioni ricoperte dalla neve, sotto un cielo livido e triste, come nella Montmartre ancor quasi rurale di Maurice Utrillo.<\/p>\n<p>Da quelle tele, raramente animate dalla presenza umana, si comunica un senso di abbandono, di solitudine, di tristezza e, talvolta, di squallore; eppure, al tempo stesso, anche un senso di verit\u00e0, di rude, austera semplicit\u00e0 e schiettezza: come se la vita avesse cose troppo importanti di cui occuparsi, che non la bellezza esteriore.<\/p>\n<p>Sono opere commoventi, a loro modo: testimonianze di un tempo &#8211; che oggi sembra cos\u00ec lontano, ma che \u00e8 trascorso tanto in fretta &#8211; in cui essere poveri non era ancora motivo di vergogna, perch\u00e9 era una condizione relativamente comune; e in cui il linguaggio delle cose era fatto di una sobria, pudibonda e quasi scontrosa nudit\u00e0.<\/p>\n<p>Vi si sentono echi crepuscolaristi: le domeniche da cane randagio di Marino Moretti, le care vecchie cose di pessimo gusto di Gozzano; un minimalismo che cerca nel mondo la massima semplicit\u00e0 ed essenzialit\u00e0, per trarne una lezione di vita, oltre che d&#8217;arte. Eppure, pi\u00f9 che le atmosfera tristi e nebbiose di Ottone Rosai; pi\u00f9 che il primitivismo decadentistico di una certa provincia, dai tratti dimessi e trasognati, \u00e8 a certe atmosfere di Ernst Ludwig Kircher che fa pensare la sua tavolozza a tratti vivace, la sua linea fluente e un po&#8217; na\u00eff.<\/p>\n<p>Nel quadro <em>Forni di Sotto<\/em> possiamo ammirare un momento insolitamente sereno nell&#8217;itinerario di questo artista inquieto, colto con la morbidezza cromatica e con la nitidezza formale che appartengono a certe opere della prima maniera di Eduard Munch; e con una vena sottilissima e quasi impercettibile di vaga inquietudine.<\/p>\n<p>Sulla sinistra, in primo piano, una baita di legno, della quale si scorge solo uno spigolo e l&#8217;angolo del tetto: colta in controluce, spicca fortemente, col suo marrone scuro, sulle tinte pi\u00f9 tenui del secondo piano. Al centro, una stradina che taglia per i prati, in una prevalente tonalit\u00e0 color ocra e marroncino: la stagione, dunque, \u00e8 autunnale. Sulla destra, una casa a due piani rappresentata quasi per intero, con il duplice tetto spiovente, con il cancelletto di legno e le piccole finestre, e con l&#8217;alto camino che pare il fumaiolo d&#8217;una nave a vapore.<\/p>\n<p>Sullo sfondo, una nuda montagna piramidale color indaco, che risalta contro il crema della casa e il marroncino dei pascoli ; e, sopra di essa, un cielo azzurrino che rischiara la scena, ma senza illuminarla veramente; perch\u00e9 la scena \u00e8 luminosa, ma di una luce diffusa e senza sole &#8211; come, appunto, nelle giornate autunnali in montagna.<\/p>\n<p>Le superfici di colore sono relativamente uniformi; l&#8217;aria \u00e8 nitida; i contorni degli oggetti &#8211; la strada, le due case, la montagna dominante &#8211; sono netti, senza sfumature.<\/p>\n<p>L&#8217;intera scena ha la dolcezza malinconica e l&#8217;estatico raccoglimento di un&#8217;abbazia immersa nel silenzio: \u00e8 una scena religiosa nella sua francescana, disadorna bellezza e nel senso di accettazione della vita che \u00e8 proprio degli spiriti umili.<\/p>\n<p>La si direbbe la traduzione sulla tela dei canoni della &quot;poesia onesta&quot; di Umberto Saba: pittura di verit\u00e0, che non vuole abbellire le cose, perch\u00e9 esse possiedono gi\u00e0 una soavit\u00e0 intrinseca e inconsapevole, come quella di una fanciulletta che non sa ancora di essere bella.<\/p>\n<p><em>Forni di Sotto<\/em> \u00e8 un omaggio alla vita, ai ritmi della natura, ai silenzi carichi di musica interiore, alla struggente purezza del reale.<\/p>\n<p>\u00c8 l&#8217;opera di un artista puro, che vede nel mondo una finestra spalancata su noi stessi, sulla nostra verit\u00e0 di esseri umani.<\/p>\n<p>Per questo, la montagna dipinta da Luigi Diamante non \u00e8 n\u00e9 romantica, n\u00e9 eroica, n\u00e9 grandiosa, n\u00e9 sublime. \u00c8 semplice e quasi dimessa, come lo sono (o, forse, lo erano) le donne del Friuli, abituate a una vita di lavoro, di sacrifici, di solitudine: con i figli e i mariti emigranti, e una casa da mandare avanti, nonostante tutto.<\/p>\n<p>Eppure \u00e8 una montagna colta con amore, con delicatezza, con tutto il pudore di un animo gentile; una montagna che parla al cuore, sena bisogno d&#8217;inutili discorsi. \u00c8 la Carnia nobilmente povera, ma fiera, cantata da Carducci ne <em>Il comune rustico<\/em>.<\/p>\n<p>Se non siete mai stati in Carnia, guardate questo quadro di Diamante. Quelle due case e quel monte sullo sfondo vi diranno pi\u00f9 cose su di essa e sulla sua gente, di quante non potrebbero mai dirne pi\u00f9 di cento discorsi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un uomo piccolo e magro entra nella classe, in un silenzio che si potrebbe tagliare col coltello. 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