{"id":26844,"date":"2008-11-03T05:55:00","date_gmt":"2008-11-03T05:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/03\/se-una-donna-ambiziosa-non-puo-eccellere-cerca-il-trionfo-nellumiliare-chi-e-piu-grande-di-lei\/"},"modified":"2008-11-03T05:55:00","modified_gmt":"2008-11-03T05:55:00","slug":"se-una-donna-ambiziosa-non-puo-eccellere-cerca-il-trionfo-nellumiliare-chi-e-piu-grande-di-lei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/03\/se-una-donna-ambiziosa-non-puo-eccellere-cerca-il-trionfo-nellumiliare-chi-e-piu-grande-di-lei\/","title":{"rendered":"Se una donna ambiziosa non pu\u00f2 eccellere cerca il trionfo nell&#8217;umiliare chi \u00e8 pi\u00f9 grande di lei"},"content":{"rendered":"<p>Il caso di Lou Andreas Salom\u00e9 (Pietroburgo, 1861 &#8211; Gottinga, 1937) \u00e8 particolarmente interessante per due ragioni, entrambe negative.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 che, con lei, compare in Europa, verso la fine dell&#8217;Ottocento, il nuovo tipi di donna che gi\u00e0 alcuni scrittori avevano preannunziato nelle loro opere letterarie: intelligente, inquieta, ambiziosa; seducente, ma poco femminile; disinteressata alla maternit\u00e0; attratta dal sapere, ma in maniera sterile; avida di vita, ma incapace di aprirsi e di donare; dominata da un ego ipertrofico e narcisista: strano miscuglio di frigidit\u00e0 e di sensualit\u00e0 cerebrale.<\/p>\n<p>Parecchi personaggi femminili di Dostojevskij la rappresentano con magistrale efficacia: e, tra essi, spiccano la Polina de \u00abIl giocatore\u00bb e la Katerina Ivanovna de \u00abI fratelli Karamazov\u00bb. Dostojevskij l&#8217;ha saputa rappresentare cos\u00ec bene per un motivo molto semplice: perch\u00e9 l&#8217;aveva conosciuta personalmente; ne era stato perdutamente innamorato; si era degradato ed era giunto quasi al delirio per l&#8217;indecifrabilit\u00e0 del comportamento di lei, che alternava con sadica imprevedibilit\u00e0 momenti di dolcezza ad altri di impenetrabile freddezza.<\/p>\n<p>Anche lo scrittore Pierre Lo\u00fcys ha fatto di questo tipo femminile la protagonista del suo romanzo \u00abLa donna e il burattino\u00bb. Henrik Ibsen, poi, la ha raffigurata in maniera indimenticabile nella protagonista, tragica e distruttiva, del dramma \u00abEdda Gabler\u00bb, oltre che nella signorina Hilde de \u00abIl costruttore S\u00f6lness\u00bb.<\/p>\n<p>Anche alcuni scrittori italiani hanno intuito la comparsa sulla scena della societ\u00e0 di questo nuovo tipo femminile: Ippolito Nievo l&#8217;ha descritta nella Pisana delle \u00abConfessioni di un Italiano\u00bb, Iginio Ugo Tarchetti nella protagonista di \u00abFosca\u00bb e Antonio Fogazzaro nell&#8217;eroina (negativa) di \u00abMalombra\u00bb. Degli ultimi due personaggi abbiamo avuto anche occasione di occuparci in appositi scritti (cfr. rispettivamente F. Lamendola, \u00abNella lotta con l&#8217;angelo deforme \u00e8 in gioco la salvezza della nostra anima\u00bb, e \u00abAlle radici dell&#8217;inquietudine femminile contemporanea: Marina di Malombra\u00bb, entrambi consultabili sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>In una prima fase, sovente questi personaggi pagavano di persona e si &quot;riscattavano&quot; con il sacrificio finale di s\u00e9, come la Pisana di Nievo; oppure con scontavano con l&#8217;autodistruzione la propria inquietudine e la propria ambizione inappagata: cos\u00ec Edda Gabler; cos\u00ec Marina di Malombra; e aggiungiamoci pure anche la signorina Julia dell&#8217;omonimo dramma di August Strindberg.<\/p>\n<p>Non aggiungiamo all&#8217;elenco, invece, n\u00e9 Madame Bovary, troppo romantica e ingenua, n\u00e9 Anna Karenina, troppo generosa e sensibile: entrambe rappresentano ancora un tipo di transizione, ma in esse prevale la vecchia cultura, come \u00e8 provato dal loro suicidio. L&#8217;una e l&#8217;altra si tolgono la vita per la disperazione di veder crollare i loro sogni (pi\u00f9 vicine, quindi, alla Didone di Virgilio); Edda Gabler o Malombra si tolgono la vita per dispetto, dopo aver seminato intorno a s\u00e9 tutto il male possibile, non per un diabolico disegno, ma perch\u00e9 tale \u00e8 la loro natura.<\/p>\n<p>Alla fine dell&#8217;Ottocento e ai primi del Novecento si fa avanti una nuova versione di questo tipo femminile, e non solo nelle pagine dei libri, ma nella vita reale: pi\u00f9 pratico e determinato, pi\u00f9 freddamente ambizioso, pi\u00f9 algido nella sua bellezza irraggiungibile: strumento del suo potere e, al tempo stesso, di sofferenza e degradazione per gli uomini (o le donne) che la incontrano e che se ne innamorano.<\/p>\n<p>Assolutamente priva di sentimentalismi o di scrupoli, ella vorrebbe eccellere, in genere in campo artistico o culturale, perch\u00e9 viene imperiosamente sospinta da un compulsivo sentimento di autoaffermazione. Non riuscendovi, applica la sua intelligenza e il suo fascino a sedurre, lasciare e umiliare gli uomini che incontra e che ella intuisce essere molto pi\u00f9 grandi di lei<\/p>\n<p>Ci sono due modi per passare alla storia: costruire o distruggere; ella sceglie il secondo, d&#8217;istinto. L&#8217;importante \u00e8 lasciare il segno.<\/p>\n<p>Il tipo &#8211; diciamo cos\u00ec &#8211; riuscito di questo nuovo personaggio femminile, pu\u00f2 essere impersonato dalla giovane pittrice russa Maria Ba\u0161kirceva, spentasi di malattia nel fulgore di una notevole carriera artistica. Ella aveva trovato il modo di incanalare costruttivamente la sua ambizione e la sua tesa volont\u00e0 di sfondare, di farsi un nome e di stupire la societ\u00e0.<\/p>\n<p>Al tipo mal riuscito e inferiore appartiene, secondo noi, Lou Andreas Salom\u00e9, che \u00e8 passata alla storia unicamente per essersi legata, in bene o in male, ad uomini famosi, come il filosofo Friedrich Nietzsche o il poeta Rainer Maria Rilke. La sua militanza nel piccolo esercito degli psicanalisti e il suoi rapporto di discepolato con Freud non si pu\u00f2 considerare come una pagina veramente autonoma e creativa della sua vicenda intellettuale ed umana: anche in quel caso, ella scelse un uomo famoso per emergere, ma non riusc\u00ec che a farsi ricordare come una promettente allieva che, di suo, non ha prodotto nulla di notevole.<\/p>\n<p>Non \u00e8 sufficiente al parassita scegliersi una pianta alta e robusta da infestare; bisogna anche avere la forza di salire alla sua altezza. Lou Salom\u00e9 non aveva quella forza, ma aveva tutta l&#8217;ambizione possibile: perci\u00f2, non potendo innalzarsi quanto avrebbe desiderato, non le restava che abbassare a s\u00e9 il genio solitario, assolutamente inesperto di schermaglie sentimentali e astuzie femminili, lusingandolo e poi respingendolo.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 stata la sostanza, dura e sgradevole, del capitolo pi\u00f9 famoso della sua vita (dal quale la regista Liliana Cavani ha ricavato, nel 1977, il film \u00abAl di l\u00e0 del bene e del male\u00bb, interpretato da una Dominique Sanda perfetta in quel genere di ruolo).<\/p>\n<p>Checch\u00e9 ne dicano i suoi estimatori, che non sono pochi, Lou Salomn\u00e9 sarebbe oggi una perfetta sconosciuta, se non avesse affascinato e Nietzsche e non avesse giocato con lui, per un po&#8217; di tempo, al gatto col topo, nel tempo stesso in cui rideva alle sue spalle con l&#8217;\u00abamico\u00bb Paul Re\u00e9, un uomo cos\u00ec meschino da canzonare il filosofo dietro le spalle con la donna della quale lo sapeva innamorato. Ma Re\u00e9 era inguaribilmente omosessuale, e anche di lui l&#8217;intraprendente giovane russa fin\u00ec per stancarsi.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 quel tipo di donna, chiamiamola protofemminista, ama farsi adorare da lontano, per\u00f2 da uomini veri; salvo, poi, metterseli sotto i tacchi delle scarpine.<\/p>\n<p>Una ricostruzione obiettiva dell&#8217;effetto che il modo di agire di Lou Salom\u00e9 produsse su Nietzsche \u00e8 contenuta in quella che \u00e8 una delle biografie pi\u00f9 complete di lei, \u00abMia sorella, mia sposa\u00bb di H. F. Peters.<\/p>\n<p>Si tratta di un libro che offre un&#8217;interpretazione tutt&#8217;altro che ostile alla Salom\u00e9 e, pertanto, la ricostruzione che offre della vicenda del 1882 appare doppiamente credibile. Per Peters, lei non \u00e8 equiparabile alla solita cacciatrice di uomini famosi, ma fu una donna la cui vita ebbe un senso molto pi\u00f9 profondo: la liberazione femminile e la psicanalisi (si noti il binomio indissolubile, per cui sembra che solo la psicanalisi possa condurre alla liberazione femminile, e che quest&#8217;ultima nn possa approdare se non ai lidi freudiani).<\/p>\n<p>Scrive dunque Peters nel suo libro (titolo originale: \u00abMy Sister, My Spouse\u00bb, 1962; traduzione italiana di Amina Pandolfi, Milano, Ferro Edizioni, 1962, e Arnoldo Mondadori Editore, 1977, pp. 195-198):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; Poco a poco Nietzsche era costretto a rendersi conto che non sarebbe pi\u00f9 ritornata, che l&#8217;aveva perduta per sempre. Questa certezza fu per lui uno choc terribile sebbene non giungesse affatto inatteso, o forse al contrario proprio per questo e lo condusse ai limiti della follia. Ne fu totalmente sconvolto. Come un animale colpito a morte, la sua prima reazione fu quella di fuggire., di nascondersi agli occhi del mondo. Quando lasci\u00f2 Lipsia alla met\u00e0 di novembre [del 1882] non aveva che un solo pensiero: allontanarsi da tutto, specialmente dalla Germania dove era stato cos\u00ec crudelmente offeso.<\/p>\n<p>In viaggio verso l&#8217;Italia, s ferm\u00f2 per una breve visita presso gli Overbeck, che furono sconvolti vedendolo in quello stato di disperazione. Lo supplicarono d restare con loro, aveva bisogno di distrarsi per non lasciarsi sopraffare dallo scoraggiamento, per non consumarsi il cuore nella solitudine. Ma Nietzsche non ne volle sapere. Voleva essere solo, voleva giungere fino ai limiti estremi della solitudine.<\/p>\n<p>Ritorn\u00f2 a Genova, di dove aveva avuto inizio quel suoi viaggio fatale. Ma Genova era mutata, il sole primaverile era scomparso e si trov\u00f2 di fronte a un inverno gelido e desolato che affront\u00f2 senza neppure potersi procurare le piccole comodit\u00e0 pi\u00f9 elementari: tremava di freddo nella sua camera inospitale e non riscaldata e meditava amaramente sul suo destino, correva come inseguito per le strade deserte e trascorreva notti insonni piene di incubi terribili.<\/p>\n<p>&quot;Potessi almeno dormire!&quot; si lamentava in una lettera a Overbeck. &quot;Ma anche i sonniferi pi\u00f9 potenti non mi aiutano a trovare riposo, non pi\u00f9 delle sei, persino otto ore di marcia&#8230; Se non scopro il segreto dell&#8217;alchimista per tramutare in oro questo schifo&#8230; sono perduto&quot;.<\/p>\n<p>E malgrado tutto continu\u00f2 fino quasi alla fine dell&#8217;anno a sperare che ogni cosa potesse ancora volgersi al meglio. Persino quando venne a sapere che Lou e Re\u00e9 vivevano insieme a Berlino e non avevano nessuna intenzione di invitarlo a raggiungerli, egli scrisse loro ancora chiedendo una risposta chiara e definitiva. Voleva sapere quali erano i loro progetti. E perch\u00e9 tutta quella diffidenza? Re\u00e9 doveva per favore scrivergli &quot;con precisione su ci\u00f2 che ora importa pi\u00f9 di tutto&#8230;&quot; su ci\u00f2 &quot;che ci riguarda e che ci separa&quot;.<\/p>\n<p>Nelle sue lettere, e specialmente negli abbozzi di lettera buttati gi\u00e0 in fretta, sotto l&#8217;impulso dell&#8217;emozione, si vede chiaramente la profondit\u00e0 della sua angoscia. Supplica che gli si dia un cielo limpido, senza le nebbie dell&#8217;inganno e del sospetto, sotto le quali non pu\u00f2 vivere. Chiama Lou &quot;mio caro cuore&quot; e la prega di sollevare quella coltre di diffidenza che lo soffoca:<\/p>\n<p>&quot;Un solitario soffre terribilmente di dover sospettare delle poche persone che ama; specialmente se sospetta ch&#8217;essi nutrano sospetti circa tutta la sua persona. Perch\u00e9 nei nostri rapporti p\u00e8 sempre mancata la serenit\u00e0? Perch\u00e9 io ho sempre dovuto impormi uno sforzo troppo grande di volont\u00e0&#8230; Il mio linguaggio \u00e8 oscuro? Ma nel momento in cui dovessi essere sicuro della Sua fiducia, Lei vedrebbe come saprei trovare le parole! Finora ho <em>sempre<\/em> dovuto tacere.&quot;<\/p>\n<p>Confid\u00f2 a Malvida che sua sorella considerava Lou &quot;come un verme velenoso, che bisogna distruggere a ogni costo. \u00c8 un modo di vedere eccessivo e assurdo e mi ripugna profondamente. Al contrario, io vorrei di tutto cuore esserle utile per quanto possibile e aiutarla a portare alla luce quanto vi \u00e8 di meglio in lei, in tutti i sensi. Se sono in grado di farlo, se mai ho potuto farlo, \u00e8 una domanda alla quale non vorrei ora rispondere: ma so di aver tentato sinceramente di farlo. Finora essa ha dato ben poco valore al mio sincero interesse e io stesso sono per lei (a quanto pare) pi\u00f9 superfluo che interessante.&quot; &quot;La sua intelligenza \u00e8 straordinaria e Re\u00e9 pensa che Lou ed io siamo le due persone pi\u00f9 intelligenti attualmente viventi.&quot; Persiste con patetica insistenza nell&#8217;accomunare Lou alla sua persona, e proprio servendosi di Re\u00e9. E continua a domandare di chi \u00e8 la colpa che le cose siano andate cos\u00ec. &quot;Come ha potuto accadere?&quot;. E a sua amarezza cresce vedendo arrivare soltanto risposte evasive.<\/p>\n<p>&quot;Non mi scriva pi\u00f9 di queste lettere!&quot; rimproverava a Lou. &quot;Cerchi di capire che io voglio vederla in alto davanti a me, non voglio vederla abbassarsi cos\u00ec!&quot; E ancora: &quot;Non le faccio oggi alcun rimprovero se non di non essere stata sincera con me nel momento in cui sarebbe stato necessario&#8230; Che risponderebbe se le chiedessi: \u00c8 leale? \u00c8 incapace di tradire?<\/p>\n<p>Pi\u00f9 meditava su tutto ci\u00f2 nel tetro gelo della sua stanza, pi\u00f9 si sentiva colmare di amarezza e di collera.<\/p>\n<p>&quot;Stia in guardia!&quot; ammoniva Lou in un&#8217;altra lettera. &quot;Se io ora la respingo, questa rester\u00e0 come un&#8217;accusa gravissima contro di Lei, contro tutto il suo carattere&#8230; Se lascia libero corso a tutti i tratti pi\u00f9 lamentevoli della sua natura, chi pi\u00f9 vorr\u00e0 frequentarla!&#8230; Lei ha recato dei danni, ha fatto del male, e non solo a me, ma anche a tutti coloro che mi volevano bene&#8230; Questa spada rimane levata sopra la sua testa&#8230; e pi\u00f9 oltre: &quot;io non ho creato n\u00e9 il mondo n\u00e9 Lou. Se avessi creato Lou, le avrei dato una salute migliore, ma soprattutto qualche altra cosa, molto pi\u00f9 importante della salyte&#8230; forse anche un po&#8217; di affetto per me(sebbene questo sia ora ci\u00f2 che mi interessa di meno). Ricordi: quell&#8217;egoismo crudele che \u00e8 il suo, quell&#8217;incapacit\u00e0 di amare, questa totale assenza di sentimento per chicchessia sono per me proprio quanto vi \u00e8 di pi\u00f9 ripugnante nella natura dell&#8217;uomo: assai peggio del male&#8230; Addio, mia cara Lou, non la rivedr\u00f2 pi\u00f9. Guardi la sua anima da altre azioni come questa e cerchi di riparare verso gli altri, e in particolare verso il mio amico Re\u00e9, il male che non pu\u00f2 riparare con me. Addio, non ho letto la sua lettera fino in fondo, ma ne ho letto anche troppo.&quot;<\/p>\n<p>Anche queste lettere per\u00f2 non gli davano sollievo. Se Lou fosse un uomo, la sfiderebbe a duello, scrisse a Re\u00e9, perch\u00e9 lo aveva vergognosamente ingannato&#8230;&quot;<\/p>\n<p>Povero Nietzsche, nella sua ingenuit\u00e0 credeva ancora all&#8217;amicizia di Re\u00e9: solo in seguito sarebbe venuto a sapere che il suo caro amico lo aveva sempre tradito; che aveva fatto di tutto per metterlo in cattiva luce davanti a Lou; che aveva definito i suoi discorsi filosofici &quot;i vaniloqui di un pazzo&quot;: proprio lui, che ostentava la massima stima e considerazione per il pensiero di lui, encomiandolo con le lodi pi\u00f9 sperticate.<\/p>\n<p>Solo a quel punto Nietzsche ebbe la chiara percezione di quale nido di vipere fosse stato, in realt\u00e0, quell&#8217;ambiguo triangolo intellettuale e affettivo, che egli aveva battezzatola &quot;la Santa Trinit\u00e0&quot;. E fa male al cuore vedere un cos\u00ec grande uomo (altrove lo abbiamo definito un cattivo maestro: si pu\u00f2 ben essere dei grandi uomini e dei cattivi maestri) aggiogato al carro, insieme a Re\u00e9, mentre Lou, seduta su di esso, brandisce il frustino, in quella disgraziatissima fotografia scattata a Lucerna il 13 maggio 1882. E nulla cambia, sapendo che fu proprio lui, il filosofo di <em>&quot;Al di l\u00e0 del bene e del male&quot;<\/em>, a insistere perch\u00e9 il fotografo li ritraesse in quella posa grottesca: ci\u00f2 testimonia solo a quale avvilimento l&#8217;infatuazione per la Salom\u00e9 lo avesse portato<\/p>\n<p>Alcuni biografi di Nietzsche hanno sostenuto che, nonostante tutto, bisogna esser grati a quella donna, perch\u00e9 senza di lei e senza il suo rifiuto alla proposta di matrimonio del filosofo, noi non avremmo lo <em>&quot;Zarathustra&quot;<\/em>, scritto proprio per reagire alla tremenda delusione e per sublimare il dolore e l&#8217;angoscia per il modo in cui il sogno si era infranto.<\/p>\n<p>Anche H. F. Peters, che ha potuto utilizzare gli scritti e i documenti inediti della Salom\u00e9, sequestrati dalla polizia tedesc dopo la sua morte e, quindi, farsi un&#8217;idea pi\u00f9 precisa del suo carattere, \u00e8 di questa opinione. Se Lou avesse acconsentito alla richiesta di matrimonio, argomenta, Nietzsche avrebbe provato le dolcezza di una vita amorosa che lo avrebbero compensato della sua precedente solitudine; ma noi non avremmo ora lo <em>&quot;Zarathustra&quot;<\/em>. Dunque, dobbiamo esser grati alla giovane russa di aver agito come ella ha agito.<\/p>\n<p>L&#8217;argomento \u00e8 classico, ma alquanto specioso: tanto varrebbe ringraziare tutti coloro che agiscono contro la giustizia morale e contro la lealt\u00e0, se le loro vittime sono, poi, cos\u00ec coraggiose da trarre motivo di creazione intellettuale dalle proprie sofferenze. Meno male, allora, che Fanny Targioni Tozzetti si \u00e8 burlata dell&#8217;amore di Leopardi, altrimenti noi non avremmo alcune delle sue migliori poesie. E quasi quasi dovremmo ringraziare anche l&#8217;arcivescovo Ruggieri di aver condannato alla morte per fame il conte Ugolino della Gherardesca, altrimenti non avremmo lo stupendo XXXIIII canto dell&#8217;&quot;Inferno&quot; dantesco&#8230;<\/p>\n<p>Questa filosofia da portinaia non ci sembra che sposti di un millimetro il giudizio sul comportamento di chi gioca ad illudere le persone in campo affettivo, per poi godere del proprio trionfo e liquidarle come semplici spoglie da aggiungere ai propri trionfi. Peters lo sa bene, perch\u00e9 dal diario della giovane russa risulta che, negli ultimi mesi del 1882, ella non si degnava neppure di farvi il nome di Nietzsche. Parlava sempre e solo di s\u00e9: era talmente piena del proprio ego da non essersi neanche accorta di tutto il male che aveva fatto a un altro essere umano, a lei cos\u00ec superiore per doti intellettuali e morali. E tanto ci pare che basti e avanzi per tirare le debite conclusioni circa il suo livello di evoluzione spirituale e per sfatare in maniera inequivocabile il mito che ella sia stata, e sia pure indirettamente, la Musa ispiratrice dello <em>&quot;Zarathustra<\/em>&quot;.<\/p>\n<p>\u00c8 quasi scontato che il libro di Peters, essendo una interpretazione in chiave di emancipazione femminile della vita di Lou Salom\u00e9, dipinga a fosche tinte l&#8217;atteggiamento della sorella di Nietzsche, Elisabeth, che cerc\u00f2 di &quot;vendicare&quot; l&#8217;affronto subito dal fratello mediante una &quot;campagna di odio e di diffamazioni&quot;. Viceversa, viene apertamente elogiato l&#8217;atteggiamento della Salom\u00e9, che non cedette davanti a quelle pressioni, non ritorn\u00f2 a Pietroburgo e seguit\u00f2 a vivere a modo suo, coabitando con Re\u00e9, alla faccia di tutti i borghesi benpensanti della Germania.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un classico esempio di storiografia politicamente corretta: una donna che lotta per la propria emancipazione ha sempre e comunque ragione, poich\u00e9 rappresenta il progresso; e, se pure ha agito in maniera non proprio leale verso un uomo che si era sinceramente innamorato di lei, pazienza, questi sono i costi del progresso. Del resto, di che cosa lamentarsi, visto che da tutto ci\u00f2 \u00e8 nato un libro prodigioso come <em>&quot;Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra&quot;<\/em>?\u00bb.<\/p>../../../../n_3Cp>Viceversa, una donna come Elisabeth non pu\u00f2 che apparire gretta, meschina, invidiosa e bassamente malevola: non \u00e8 forse vero che, pi\u00f9 tardi, ader\u00ec al nazismo e alter\u00f2 sostanzialmente l&#8217;interpretazione del pensiero del fratello, facendone un alfiere del nazionalismo tedesco e un precursore della morale nazionalsocialista? Certo, \u00e8 sin tropo facile presentare le cose in questo modo: Lou come la campionessa della libert\u00e0 e del progresso, Elisabeth come la retriva sostenitrice di un ordine obsoleto e autoritario.<\/p>\n<p>Peccato che tutto ci\u00f2 sia solo ideologia e pregiudizio da quattro soldi.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 che Lou ag\u00ec in maniera abietta con Nietzsche, insieme a quel suo degno amico di Re\u00e9 (col quale, del resto, non ebbe mai rapporti intimi: \u00e8 lei stessa che ce ne informa, nostro malgrado; cos\u00ec come del fatto che solo a trent&#8217;anni conobbe l&#8217;atto sessuale). Elisabeth, viceversa, ebbe il torto di intuire al primo sguardo che razza di persona ella fosse e di preoccuparsi per il male che avrebbe fatto a suo fratello: il che, puntualmente, avvenne.<\/p>\n<p>Questi sono i fatti: che piacciano o no.<\/p>\n<p>Oppure vogliamo dire che la russa era pi\u00f9 avvenente, pi\u00f9 fresca, pi\u00f9 colta e pi\u00f9 intelligente della tedesca, e quindi <em>doveva<\/em> avere per forza ragione lei, tra le due?<\/p>\n<p>O che una donna che, come Elisabeth, mezzo secolo dopo avrebbe simpatizzato per il nazismo, non poteva che essere, gi\u00e0 allora, cattiva e male intenzionata verso il prossimo, e dunque essere sicuramente dalla parte del torto, nella vicenda che le aveva contrapposte?<\/p>\n<p>Quando l&#8217;equilibrio psichico di Nietzsche and\u00f2 in pezzi, alcuni anni dopo, fu per\u00f2 Elisabeth, la &quot;nazista&quot;, a prendersi amorevolmente cura del fratello e ad assisterlo, fino all&#8217;ultimo giorno della sua vita: lei che gi\u00e0 aveva avuto gravi dolori nella sua vita, tra cui il suicidio del marito. Lou, in tutti quegli anni, non fece altro che volare di fiore in fiore, sempre in mezzo ai salotti eleganti e alle persone famose, sempre in cerca di affermare il suo ego ipertrofico, assolutamente incapace di sacrificio e smanioso soltanto di riconoscimenti.<\/p>\n<p>Fece anche di peggio.<\/p>\n<p>In tutta una serie di libri ed articoli e, alla fine, anche in un libro, &quot;vendette&quot; al pubblico la storia del suo rapporto con Nietzsche, offrendo ulteriore materia ai pettegolezzi e sfruttando ulteriormente l&#8217;uomo che gi\u00e0 aveva ingannato vergognosamente sul piano personale. Non aveva imparato nulla da quella vicenda: non aveva riconosciuto affatto le sue responsabilit\u00e0 e continuava a ripetere l&#8217;eterno ritornello dei narcisisti: io, io, io.<\/p>\n<p>Ma la realt\u00e0 \u00e8 che non aveva alcun talento creativo; e che, pur con tutta la sua fredda intelligenza, non seppe mai divenire niente di meglio che una delle tante discepole adoranti di Sigmund Freud. La notoriet\u00e0 del suo nome le deriva unicamente da Nietzsche e, in misura minore, da Rilke e dallo stesso Freud.<\/p>\n<p>Le parole pi\u00f9 dignitose, in tutta la vicenda per cui Lou Salom\u00e9 \u00e8 conosciuta anche dalle persone di media cultura, sono state quelle di Nietzsche, in una lettera all&#8217;amico Overbeck, scritta quando ormai tutto era finito e anche il tradimento di Re\u00e9 era venuto in luce (Op. cit., p. 202):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230;In quanto a me non ho nulla da vergognarmi in tutta questa vicenda. Ho provato per Lou il sentimento pi\u00f9 forte e pi\u00f9 vero, ma nel mio amore non vi \u00e8 stato nulla di erotico. Tutt&#8217;al pi\u00f9 avrei potuto ingelosire il buon Dio.. Strano, nel momento in cui ritornavo al mondo, alla vita, ho creduto mi venisse incontro un angelo, un angelo che avrebbe addolcito ci\u00f2 che in me si era indurito attraverso il dolore e la solitudine, soprattutto un angelo di coraggio e di speranza per tutto ci\u00f2 che ho ancora davanti a me. Ma non era un angelo. Del resto non voglio pi\u00f9 avere nulla a che fare con lei. \u00c8 stato uno spreco assolutamente inutile di cuore e di sentimento. Bene, a dire il vero, di questo sono ricco abbastanza.\u00bb<\/p>\n<p>E non crediamo ci sia altro da dire.<\/p>\n<p>Ora che il mondo \u00e8 pieno di tante piccole Lou Salom\u00e9 in sedicesimo, ella pu\u00f2 anche apparire come una sorta di pioniera della liberazione femminile; ma non \u00e8 stata altro che una ragazza arida e vuota, innamorata solamente di se stessa.<\/p>\n<p>Nessuno sproloquio pseudo libertario potr\u00e0 mai cambiare le cose.<\/p>\n<p>Lou Salom\u00e9 non \u00e8 stata una bella persona; \u00e8 stata una persona che nessuno dovrebbe prendere a modello; una persona che non aveva proprio nulla di cui andare fiera.<\/p>\n<p>Se \u00e8 diventata abbastanza nota, ci\u00f2 \u00e8 avvenuto perch\u00e9 ha sfruttato i suoi rapporti con uomini famosi e vi ha costruito sopra una carriera letteraria.<\/p>\n<p>Ma non aveva la stoffa per diventare qualcuno in maniera autonoma: semplicemente, era troppo egocentrica per questo.<\/p>\n<p>Non basta ammirarsi allo specchio per farsi un none; non bastano dei bei capelli biondi e un aristocratico nasino all&#8217;ins\u00f9; non bastano neppure cultura e intelligenza. Con queste armi si pu\u00f2 brillare nei salotti mondani, e Lou Salom\u00e9 lo fece per tutta la vita; ma ci vuole ben altro per lasciare memoria di s\u00e9 alle generazioni future.<\/p>\n<p>Bisogna avere la capacit\u00e0 di aprisi, di donarsi senza riserve e senza secondi fini, e sia pure attraverso le proprie opere: ma non per elargire al pubblico infiniti rimandi della propria immagine allo specchio.<\/p>\n<p>In breve, bisogna essere capaci di lavorare su se stessi, non nei labirinti artificiosi della psicanalisi, ma nella concretezza della propria vita, in mezzo ai propri simili, guardando con onest\u00e0 ai propri pensieri e alle proprie azioni.<\/p>\n<p>Lou Salom\u00e9 non seppe mai farlo, malgrado la verniciatura di freudismo con cui cerc\u00f2 di camuffarsi nella seconda parte della sua vita: era ancora un gioco insincero, la ricerca della celebrit\u00e0 per interposta persona.<\/p>\n<p>Era una persona piccola, troppo piccola per affermarsi.<\/p>\n<p>Ma, ambiziosa com&#8217;era, una cosa poteva fare, e la fece benissimo: prendersi la rivincita a modo suo, umiliando chi di lei era molto pi\u00f9 grande e molto pi\u00f9 pulito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il caso di Lou Andreas Salom\u00e9 (Pietroburgo, 1861 &#8211; Gottinga, 1937) \u00e8 particolarmente interessante per due ragioni, entrambe negative. 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