{"id":26840,"date":"2007-11-06T04:32:00","date_gmt":"2007-11-06T04:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/11\/06\/nella-lotta-con-langelo-deforme-e-in-gioco-la-salvezza-della-nostra-anima\/"},"modified":"2007-11-06T04:32:00","modified_gmt":"2007-11-06T04:32:00","slug":"nella-lotta-con-langelo-deforme-e-in-gioco-la-salvezza-della-nostra-anima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/11\/06\/nella-lotta-con-langelo-deforme-e-in-gioco-la-salvezza-della-nostra-anima\/","title":{"rendered":"Nella lotta con l&#8217;angelo deforme \u00e8 in gioco la salvezza della nostra anima"},"content":{"rendered":"<p>Nello straordinario romanzo di Iginio Ugo Tarchetti, <em>Fosca<\/em>, vi \u00e8 un pensiero di eccezionale profondit\u00e0 (facciamo riferimento all&#8217;edizione della Einaudi, Torino, 1971, p. 8):<\/p>\n<p><em>&quot;Molti uomini non si trovano bene colla vita perch\u00e9 non hanno ancora scoperto il loro punto d&#8217;equilibrio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il difficile \u00e8 trovare il centro della propria anima!&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Pensiero che si \u00e8 rivelato anche profetico perch\u00e9 l&#8217;Autore, nel lontano 1869 (quando il romanzo usciva a puntate sul giornale <em>Il pungolo<\/em>), sembra aver avuto la geniale intuizione della direzione spirituale che avrebbe preso la civilt\u00e0 europea con l&#8217;avvento, che allora si cominciava appena a percepire &#8211; e in certe zone meno che in altre -, del prodotto pi\u00f9 caratteristico della modernit\u00e0: la cosiddetta societ\u00e0 di massa. Se dovessimo indicare, infatti, l&#8217;aspetto pi\u00f9 vistoso della nostra crisi attuale, sicuramente punteremmo il dito sul disagio intimo, corrosivo, paralizzante che pone cos\u00ec diffusamente le persone in conflitto con se stesse, con il mondo, con la vita. Se, poi, dovessimo suggerirne la causa fondamentale, senza esitare punteremmo sull&#8217;ignoranza di se stesso che affligge particolarmente l&#8217;individuo della societ\u00e0 di massa; unita, peraltro, a un confuso e velleitario desiderio di emergere, di distinguersi, di uscire dal gregge in un modo o nell&#8217;altro &#8211; magari prendendo la scorciatoia di qualche espediente che altro non fa se non riprodurre, su un piano di maggiore visibilit\u00e0 (vedi il <em>Grande Fratello<\/em> televisivo), la stessa disarmonia interiore e la stessa umiliante omologazione dalle quali si vorrebbe, in teoria, fuggire.<\/p>\n<p>Come tutti sanno, <em>Fosca<\/em> narra la storia di una passione morbosa e terribile fra un capitano ventottenne, Giorgio, e la cugina malata del colonnello che comanda la guarnigione ove quegli \u00e8 stato trasferito: la venticinquenne Fosca, appunto. La sua malattia \u00e8 una specie di <em>summa<\/em> di ogni malattia possibile, fisica e psichica; un rompicapo che i medici hanno rinunciato a tentar di comprendere, non che di curare; un qualcosa di mezzo fra l&#8217;isteria, l&#8217;epilessia e la depressione cronica. Ma non \u00e8 la malattia, bens\u00ec la bruttezza, il tratto pi\u00f9 immediato col quale Fosca si presenta al protagonista maschile (e ai lettori): una bruttezza che non deriva da disarmonia di forme o da difetti di costituzione, poich\u00e9 anzi ella \u00e8 alta, proporzionata, ha una bella voce, dei bei capelli e uno sguardo incantevole, oltre a sensibilit\u00e0, intelligenza e cultura; ma che \u00e8 tutta concentrata nell&#8217;orribile magrezza del corpo, e specialmente del viso, che richiamano immediatamente l&#8217;idea di uno scheletro, di un teschio, insomma di un cadavere.<\/p>\n<p>Giorgio \u00e8 l&#8217;<em>alter ego<\/em> ideale di Tarchetti, che fu realmente ufficiale di carriera &#8211; prima di mollare tutto per unirsi alla vita degli Scapigliati milanesi &#8211; e che ebbe davvero una passione &quot;maledetta&quot; e scandalosa con una certa Carolina, o Angiolina, bruttissima e infelice parente di un suo superiore. L&#8217;aspetto originale e profondamente coraggioso della sua opera consiste nel fatto che egli sa analizzare con estrema lucidit\u00e0 le radici dell&#8217;attrazione disperata e straziante che il protagonista prova, fin quasi dall&#8217;inizio, per Fosca, non appena superato l&#8217;impatto scioccante con la bruttezza di lei: e cio\u00e8 che egli la desidera non <em>a dispetto<\/em> della sua malattia e dell&#8217;aspetto spaventoso, ma, al contrario, <em>proprio per quello.<\/em> Segreto inconfessabile e ancor pi\u00f9 spaventoso dell&#8217;aspetto di Fosca: egli in lei non \u00e8 attratto dalle sue virt\u00f9 e dai suoi pregi, che potrebbero fargli porre in secondo piano la malattia e la bruttezza; no: egli se ne sente attratto appunto perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec brutta e malata, in un groviglio di impulsi e sentimenti da cui emerge una inconscia volont\u00e0 di degradazione e di autodistruzione. La tragica passione fra i due, infatti, culminer\u00e0 in una notte d&#8217;amore, al termine della quale Fosca morir\u00e0 e Giorgio si allontaner\u00e0, distrutto nell&#8217;anima, sentendo crescere in se stesso la medesima malattia di lei.<\/p>\n<p>Fosca, pertanto, \u00e8 in parte la donna-vampiro del Romanticismo nordico (e della Scapigliatura milanese), in parte una donna-angelo dalle ali spezzate, che vorrebbe dare e ricevere amore e che chiede aiuto disperatamente, che cerca in modo sempre pi\u00f9 affannoso una ragione per vivere; e in parte, infine, la donna-vittima che soccombe sull&#8217;altare di un desiderio maschile proibito e oscuramente necrofilo, se \u00e8 vero &#8211; come \u00e8 vero &#8211; che Giorgio, in lei, ha visto sin dall&#8217;inizio &#8211; e sia pure inconsciamente &#8211; un semi-cadavere, un corpo da possedere nell&#8217;ebbrezza dell&#8217;abbandono totale, un corpo inerte da manipolare come un oggetto senza vita.<\/p>\n<p>Ha scritto Enzo Siciliano (su <em>La Repubblica<\/em> del 28 dicembre 2004):<\/p>\n<p><em>&quot;Ma Tarchetti sembra essersi accanito sui propri spiriti romantici per rinnovarli. La sua \u00e8 stata una strenua lotta con l&#8217;angelo &#8211; un angelo che aveva fattezze funeste, prima fra tutte la fattezza erotica; e di questa il narratore di<\/em> Fosca<em>, il suo miglior racconto lungo, aveva soggezione e insieme terrore.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Perci\u00f2 il suo insistere sull&#8217;immagine della donna malata, appunto priva di fascino fisico, ma alla quale \u00e8 impossibile sfuggire, liberarsene. Sono donne possessive, viraci, che della propria disperazione sentimentale sanno farsi un&#8217;arma bianca. Portano dentro il petto il torbido sentore dell&#8217;attrazione fatale, quindi della morte.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sembra che l&#8217;amore sia cosa che non possa resistere alla prova del tempo &#8211; perci\u00f2 \u00e8 preferibile distruggerlo subito, incenerirlo, in un orizzonte dove Dio appare e scompare. Non c&#8217;\u00e8 scala di valori in questo mondo &#8211; anzi, si pu\u00f2 dire che tutti i valori siano sospesi. Si profilano casomai trasporti di piet\u00e0, di &#8216;affetto universale&#8217;, e un rifiuto alla giustizia se la giustizia \u00e8 soltanto controllo impositivo, un anelito alla vita semplice pur essendo la semplicit\u00e0 di vita un&#8217;utopia.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Quest&#8217;ultimo aspetto, l&#8217;impossibile anelito alla vita semplice, sarebbe stato ripreso, di l\u00ec a qualche decennio, dai crepuscolari, e particolarmente da quell&#8217;altro geniale scrittore piemontese (Tarchetti era nato a San Salvatore Monferrato nel 1839 e mor\u00ec a Milano, appena trentenne, nel 1869) che fu Guido Gozzano. Molto acuta anche l&#8217;osservazione che Fosca si \u00e8 forgiata, con la sostanza della sua stessa malattia, una pericolosa arma bianca, con la quale sottomettere l&#8217;uomo dalla complessa e fragile personalit\u00e0; fin dal primo incontro, infatti, \u00e8 lei a prendere l&#8217;iniziativa di saltare i preamboli convenzionali e di fargli capire che vorrebbe spingere sempre pi\u00f9 avanti la loro amicizia.<\/p>\n<p>Tuttavia, l&#8217;aspetto che maggiormente ci interessa, ora, dell&#8217;analisi di Siciliano, \u00e8 l&#8217;aver riconosciuto nella lotta di Tarchetti con l&#8217;angelo il nucleo del suo dramma umano e, ci\u00f2 che qui maggiormente ci preme, del suo dramma di scrittore. Ma chi \u00e8, propriamente, l&#8217;angelo funesto col quale Tarchetti ha lottato per tutta la vita? Non \u00e8 semplicemente l&#8217;ossessione erotica, e nemmeno il binomio Eros-Tthanatos, che pure percorre come un filo rosso tutta la sua opera narrativa; se cos\u00ec fosse, non ci troveremmo di fronte a nulla di particolarmente originale. Che amore e morte siano passioni complementari, la poesia lo sapeva gi\u00e0 da millenni: da Saffo, da Catullo, da Virgilio; solo la scienza &#8211; la psicologia &#8211; se n&#8217;\u00e8 accorta quando ormai era il segreto di Pulcinella. No: Tarchetti non ha semplicemente gettato un fascio di luce sulla zona oscura dell&#8217;amore; ha fatto molto di pi\u00f9: ha mostrato come i meccanismi assurdi della modernit\u00e0 spingano verso la luce le creature delle tenebre che si agitano nelle zone pi\u00f9 basse del nostro subconscio.<\/p>\n<p>Tarchetti, che &#8211; col suo metro e ottantaquattro di statura e coi suoi occhi azzurri, profondi e malinconici &#8211; avrebbe potuto far innamorare quasi qualsiasi donna, soffriva della impossibilit\u00e0 di avere con la donna un rapporto felice, armonioso, costruttivo; cos\u00ec come la poetessa Ren\u00e9e Vivien (di cui ci riserviamo di parlare in altra sede), che dietro l&#8217;aspetto sano e robusto celava una natura fragile e morbosamente attratta dalla morte, soffriva dell&#8217;impossibilit\u00e0 di amare gli uomini- amava, infatti, novella Saffo della <em>belle \u00e9poque<\/em> &#8211; solo le donne, ma di un amore che non le dava gioia n\u00e9 pacificazione. Iginio UgoTarchetti e Ren\u00e9e Vivien (al secolo Pauline Mary Tarn, di nascita inglese ma francese di elezione): le due facce del malessere moderno dell&#8217;uomo e della donna; le due facce di una medesima ossessione erotica, senza speranza di redenzione: l&#8217;incapacit\u00e0 maschile di amare la donna e l&#8217;impossibilit\u00e0 femminile di amare l&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Dunque, l&#8217;originalit\u00e0 di Tarchetti sta appunto nell&#8217;aver lottato a lungo, incessantemente, disperatamente, con l&#8217;angelo della deformit\u00e0, <em>sentendo<\/em> (sia pure in modo oscuro) che ne era inspiegabilmente attratto, non a dispetto della sua bruttezza, ma precisamente per essa. E che l&#8217;angelo, in realt\u00e0, era <em>dentro<\/em> di lui; anzi, <em>era lui<\/em>: era la sua parte pi\u00f9 profonda, pi\u00f9 vera &#8211; e pi\u00f9 orribile. In un cerro senso, egli fa morire Fosca per liberarsi della sua parte masochista e necrofila, proprio come far\u00e0 Verga in <em>Tigre reale<\/em>; ma., pi\u00f9 onesto con se stesso di Verga, non la fa morire perch\u00e9 Giorgio viva e torni ai &quot;buoni sentimenti&quot; (un po&#8217; come Michael Douglas dopo che, in <em>Attrazione fatale<\/em>, ha ucciso la strega-mantide Glenn Close), ma perch\u00e9 Giorgio possa portarsi nella carne e nell&#8217;anima, per tutto quel che gli resta da vivere, una terribile piaga e un terribile rimorso. Un po&#8217; come dovettero essere gli occhi di Lazzaro dopo essere uscito dal sepolcro, col corpo gi\u00e0 puzzolente per la decomposizione incominciata: occhi sbarrati sull&#8217;Abisso, perch\u00e9 avevano visto ci\u00f2 che gli umani non possono vedere senza restarne folgorati.<\/p>\n<p>Ebbene: Tarchetti \u00e8 stato &#8211; lo abbiamo accennato &#8211; molto pi\u00f9 profeta di quanto lui stesso non immaginasse. Tarchetti, anzi Giorgio, siamo noi, figli della societ\u00e0 di massa, post-moderna e del &quot;benessere&quot;. Anche noi siamo in lotta con l&#8217;angelo della deformit\u00e0: ne siamo orripilati e, al tempo stesso, segretamente affascinati. Siamo affascinati dalla nostra stessa degradazione e dalla nostra tendenza all&#8217;autodistruzione, pur avendone, contemporaneamente, paura. Ma \u00e8 solo l&#8217;istinto di conservazione che ci trattiene sull&#8217;orlo dell&#8217;abisso, non la forza di valori profondamente radicati, di valori positivi e biofili quali l&#8217;aspirazione alla verit\u00e0, alla bont\u00e0 e alla bellezza. Anche se le apparenze parrebbero indicare il contrario; anche se il dinamismo, l&#8217;efficientismo, l&#8217;edonismo ci rappresentano (agli altri e a noi stessi) come persone innamorate della vita, la verit\u00e0 \u00e8 che non ci vogliamo bene; che non abbiamo stima di noi stessi n\u00e9 fiducia in noi stessi; che la nostra parte oscura, repressa e negata, ci trascina lentamente a fondo, verso la distruzione, percorrendo i meandri tortuosi e allucinati del deforme, del grottesco, del macabro.<\/p>\n<p>In effetti, vi sarebbe da stupirsi del contrario. I nostri bambini crescono passando ore e ore a guardare, alla televisione, orribili cartoni animati popolati da mostri, demoni, scene di violenza spaventosa. I nostri ragazzi leggono avidamente storie a fumetti che parlano di vampiri, lupi mannari, fantasmi spaventosi e si intontiscono nel frastuono di concerti rock che esaltano il satanismo e incitano a praticare il male, la crudelt\u00e0, l&#8217;assassinio. Negli Stati Uniti d&#8217;America, da almeno quattro decenni, furoreggia il mercato clandestino di film sadici nei quali vengono torturate e uccise delle persone non per finzione scenica, ma nella realt\u00e0: persone che sono state appositamente rapite oppure ingaggiate con false promesse. E i potenti della terra si ritrovano nelle blasfeme cerimonie del Bosco Boemo (nella contea di Sonoma, in California) ove, all&#8217;ombra di un gigantesco gufo di legno e, forse, suggellando il loro patto infernale con il sangue di vittime umane, decidono delle sorti di centinaia di milioni di persone. Intanto, nei laboratori militari e in quelli di molte societ\u00e0 multinazionali, si praticano mostruosi esperimenti di guerra chimica e batteriologica e d&#8217;ingegneria genetica, secondo le direttive di una piramide occulta di potere al cui vertice vi sono i misteriosi Maestri Sconosciuti, entit\u00e0 non umane il cui scopo \u00e8 l&#8217;asservimento totale del genere umano ai loro perversi disegni. \u00c8, alla lettera, un mondo ipnotizzato dal Male, come il serpente a sonagli lo \u00e8 dalla musica del flautista.<\/p>\n<p>Un romanzo come <em>Fosca<\/em> costituisce un campanello d&#8217;allarme. Ci mostra la direzione sbagliata che la nostra civilt\u00e0 ha imboccato e ci ammonisce sugli esiti disastrosi che ci attendono al termine della nostra marcia insensata verso l&#8217;Abisso.<\/p>\n<p>Mezzanotte si sta avvicinando. \u00c8 ora di destarci da questo sogno angosciante, da questo incubo che abbiamo evocato noi stessi con la vilt\u00e0, l&#8217;opportunismo e la misera furberia delle nostre scelte basate sull&#8217;avere e non sull&#8217;essere: in una parola, sul tradimento e sull&#8217;oblio della nostra chiamata e della nostra vocazione. Forse, nonostante tutto, c&#8217;\u00e8 ancora una speranza di ripresa, di redenzione, di perdono (a cominciare dal perdono di noi stessi). Dovremmo solo lasciar cadere le maschere della superbia, della presunzione, dell&#8217;arrogante autosufficienza, per aprirci all&#8217;aiuto della Grazia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nello straordinario romanzo di Iginio Ugo Tarchetti, Fosca, vi \u00e8 un pensiero di eccezionale profondit\u00e0 (facciamo riferimento all&#8217;edizione della Einaudi, Torino, 1971, p. 8): &quot;Molti uomini<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[96],"class_list":["post-26840","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-anima"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26840","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26840"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26840\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26840"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26840"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26840"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}