{"id":26838,"date":"2016-01-13T11:57:00","date_gmt":"2016-01-13T11:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/13\/theodor-lothrop-stoddard-cancellato-perche-aveva-visto-giusto\/"},"modified":"2016-01-13T11:57:00","modified_gmt":"2016-01-13T11:57:00","slug":"theodor-lothrop-stoddard-cancellato-perche-aveva-visto-giusto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/13\/theodor-lothrop-stoddard-cancellato-perche-aveva-visto-giusto\/","title":{"rendered":"Theodor Lothrop Stoddard: cancellato perch\u00e9 aveva visto giusto?"},"content":{"rendered":"<p>All&#8217;inizio, non potevamo crederci. Una assenza del genere, ci sembrava inconcepibile &#8212; beata ingenuit\u00e0 -, tanto pi\u00f9 che la letteratura americana, se non altro per i suoi poco pi\u00f9 di due secoli di storia, non pu\u00f2 vantare una riserva letteraria infinita: sarebbe come se, nelle enciclopedie italiane, mancasse il nome di un Alfredo Oriani. Un silenzio che equivarrebbe ad una cancellazione intenzionale, a una vera e propria <em>damnatio memoriae<\/em>.<\/p>\n<p>Ci eravamo imbattuti in lui sfogliando un volume di Oswald Spengler, \u00abAnni decisivi\u00bb; e, prima ancora, leggendo il romanzo di Francis Scott Fitzgerald, \u00abIl grande Gatsby\u00bb, allorch\u00e9 Tom Buchanan, il marito di Daisy, l&#8217;inconsistente e fatua ragazza che riveste il ruolo di protagonista femminile, afferma di aver letto il libro di un certo &quot;Goddard&quot;, intitolato \u00abThe Rise of the Colored Empires\u00bb, dal quale sostiene di essere rimasto estremamente colpito, perch\u00e9 profetizza un assalto concentrico delle razze di colore contro la supremazia della razza bianca a livello planetario. Poich\u00e9 Tom Buchanan \u00e8 un personaggio sgradevole, in quanto ricco, volgare e, per giunta, marito della donna romanticamente amata dal protagonista, Jay Gatsby (il quale, poco romanticamente, \u00e8, per parte sua, uno speculatore e un avventuriero finanziario), la citazione non fa una buona impressione al lettore: sembra che si tratti del solito autore, razzista e paranoico, che sostiene una intrinseca superiorit\u00e0 civile dell&#8217;uomo bianco, e specialmente di quello appartenente alle razze nord-europee, nonch\u00e9 il suo &quot;diritto&quot; di dominare il mondo.<\/p>\n<p>&quot;Goddard&quot;, in realt\u00e0, sta per &quot;Stoddard&quot;: per Theodor Lothrop Soddard, che \u00e8 stato uno scrittore, un saggista e un filosofo (anche se non nel senso pi\u00f9 specifico di quest&#8217;ultimo termine) di un certo nome, salvo poi sparire misteriosamente dai libri e dalle enciclopedie; anzi: ha avuto un momento, invero non breve, negli anni Veni e Trenta del &#8216;900, di grandissima rinomanza, e non solo nella sua patria, gli Stati Uniti d&#8217;America, ma anche in molti altri Paesi. Ha scritto qualcosa come due dozzine di libri e chi sa quante centinaia di articoli; come giornalista, ha viaggiato e steso relazioni di prim&#8217;ordine sui grandi fatti della politica internazionale; alcune sue tesi hanno ispirato o confermato la <em>Weltaschauung<\/em> di un filosofo di peso, come Oswald Spengler; e \u00a0uno dei suoi libri in modo particolare, \u00abThe Rising Tide of the Color against \u00a0White World Supremacy\u00bb (\u00abLa marea montante dei popoli di colore contro la supremazia mondiale bianca\u00bb), pubblicato nel 1921 &#8212; cio\u00e8 poco prima del romanzo di Scott Fitzgerald &#8211; ha fatto letteralmente il giro del mondo, riscuotendo un enorme successo e innescando infuocate discussioni, controversie, polemiche.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio della Seconda guerra mondiale, nel 1939-40, Stoddard si \u00e8 recato in Germania, dove ha avuto la possibilit\u00e0 di intervistare alcuni pezzi grossi del regime hitleriano (Himmler, Ley, Sauckel), come collaboratore del \u00abNorth American Newspaper Alliance\u00bb; grazie a lui, Max Jordan e William Shirer hanno potuto intervistare il comandante della nave \u00abBremen, che, sorpreso dallo scoppio del conflitto sulla rotta fra l&#8217;Europa e gli Stati Uniti, era riuscito a rientrare in paria fortunosamente, eludendo la caccia della Flotta britannica. Ma almeno atri due suoi libri hanno avuto risonanza mondiale: \u00abThe New World of Islam\u00bb, del 1922, e \u00abThe Revolt Against Civilization: the Menace of the Under Man\u00bb, sempre dello stesso anno. Darwinista sociale convinto, eugenista per coerenza, Stoddard ha avuto il torto di dire, in maniera pi\u00f9 franca e brutale, molte delle cose che Ortega y Gasset avrebbe detto, nel 1930, nel suo famoso saggio \u00abLa ribellione delle masse\u00bb: che, nel mondo moderno, \u00e8 in atto una selezione al rovescio e una offensiva permanente degli individui e dei gruppi &quot;inferiori&quot;, cio\u00e8 meno dotati sul piano intellettuale, spirituale, morale, rispetto ai &quot;migliori&quot;, ossia alle aristocrazie che, da sempre, dirigono la vita delle societ\u00e0; inoltre, che quelli tendono a fare molti pi\u00f9 figli di questi; e che tutto ci\u00f2 comporta una progressiva decadenza dell&#8217;intero corpo sociale, a meno che non si corra efficacemente ai ripari. Il che significa, in primo luogo, fermare le ondate migratorie che si stanno riversando sulle nazioni di razza bianca, a cominciare dagli Stati Uniti, per preservarne l&#8217;identit\u00e0 e la &quot;purezza&quot; originaria; d&#8217;accordo, in questo, con il giurista ed eugenista conservatore Madison Grant (1865-1937), nemicissimo del <em>melting pot<\/em> e fautore di una politica di restrizioni alla immigrazione straniera, eccezion fatta per gli Europei e specialmente per quelli provenienti dall&#8217;Europa settentrionale &#8212; politica che ebbe la sua attuazione legislativa con l&#8217;<em>Immigration Act<\/em> del 1924.<\/p>\n<p>Ma chi era questo Lothropo Stoddard? Era nato nel cuore della Nuova Inghilterra, in un sobborgo di Boston, Brookline, nel Massachusetts, e sarebbe morto, dimenticato, nel 1950. Era figlio di uno scrittore di tutto rispetto, John Lawson Stoddard (1850-1931), il quale, a sua volta, andava fiero della sua discendenza da un famoso leader religioso del XVIII secolo, Solomon Stoddard, pastore della Chiesa congregazionalista; un agnostico, che tuttavia, nel 1922, si era convertito, insieme alla moglie, al cattolicesimo romano, e che si era poi fatto paladino del ritorno degli Ebrei in Palestina. Suo figlio, per\u00f2, non lo aveva seguito in tale conversione e, inoltre, aveva conservato delle opinioni antisemite, come del resto moltissimi americani delle classi elevate di quegli anni. Laureato ad Harvard, in Storia, nel 1914, Lothrop inizi\u00f2 la sua prolifica attivit\u00e0 di storico e saggista con la pubblicazione di una monografia sui riflessi della Rivoluzione francese a Santo Domingo, dove gli schiavi neri, una volta emancipati, avevano massacrato i loro padroni e avevano poi condotto una dura lotta per respingere il ritorno offensivo di un esercito mandato da Napoleone per restaurare i diritti su di loro dei proprietari delle piantagioni, facendolo fallire.<\/p>\n<p>Fin dall&#8217;inizio, quindi, l&#8217;interesse di Lothrop Stoddard fu attirato da quella che lui interpretava come una lotta mondiale fra le grandi razze, la bianca, la gialla e la nera, sostenendo che esisteva un disegno globale dei popoli &quot;di colore&quot; per distruggere non solo la supremazia bianca, ma anche la civilt\u00e0 europea e americana, e per far sparire, attraverso la mescolanza razziale, l&#8217;identit\u00e0 etnica dei popoli bianchi. Davanti a una simile minaccia, e, in particolare, al cosiddetto&quot;pericolo giallo&quot;, ossia l&#8217;assurgere del Giappone al rango di potenza imperiale nell&#8217;area del Pacifico, era necessario che le potenze occidentali desistessero dalle loro lotte fratricide e si unissero per fronteggiare la minaccia mortale che incombeva su di loro. Stoddard, perci\u00f2, deprec\u00f2 aspramente sia la Prima che la Seconda guerra mondiale, da lui interpretate come il suicido della razza bianca e l&#8217;inizio della supremazia mondiale dei popoli &quot;di colore&quot;. In linea con tali idee, Spengler avrebbe visto nella caso della Francia, la quale, per compensare il suo declino demografico, ricorreva alla massiccia immigrazione di africani ed asiatici dalle sue colonie, un laboratorio di quel che sarebbe infine accaduto a tutta l&#8217;Europa e anche agli Stati Uniti: cio\u00e8 la perdita della identit\u00e0 etnica, culturale, religiosa e il formarsi di nuove razze ibride, il che avrebbe significato la dissoluzione della civilt\u00e0 occidentale.<\/p>\n<p>Come si vede, si tratta di idee abbastanza semplici e non molto diverse da quelle che, allora, correvano in Europa e negli Stati Uniti, specialmente nell&#8217;area delle nazioni anglosassoni. Per esempio, il &quot;socialista&quot; Jack London, che nel 1908, aveva pubblicato \u00abIl tallone di ferro\u00bb, per denunciare lo sfruttamento del proletariato e del sottoproletariato americani, e il pericolo del sorgere di una dittatura oligarchica negli Stati Uniti, scriveva anche romanzi, come \u00abL&#8217;avventura\u00bb, del 1911, in cui esaltava il ruolo dominante dell&#8217;uomo bianco nelle isole del Pacifico, e giustificava la linea dura nei confronti dei Melanesiani, ex cannibali da poco civilizzati, ma solo superficialmente, e sempre pronti a cogliere il pi\u00f9 piccolo segno di debolezza da parte dei loro padroni (cfr. i nostri articoli: \u00abLa visione del mondo di Jack London era socialista oppure razzista e brutalmente darwiniana?\u00bb; e \u00abNell&#8217;ideale della ragazza acerba e maschietta l&#8217;inconscia nostalgia dell&#8217;Androgino primordiale\u00bb, pubblicati sul sito di Arianna Editrice, rispettivamente il 22 e il 24\/12\/2008).<\/p>\n<p>Erano, insomma, idee largamente diffuse, non solo fra gli intellettuali conservatori e repubblicani, ma perfino fra alcuni di quelli considerati pi\u00f9 &quot;di sinistra&quot;: la supremazia dell&#8217;uomo bianco era un dogma; che tale supremazia fosse seriamente in pericolo, tuttavia, questa era una cosa che pochi erano disposti ad ammettere, poich\u00e9, proprio allora, il colonialismo e l&#8217;imperialismo delle nazioni occidentali parevano toccare il punto pi\u00f9 alto di forza e diffusione. Ma le due guerre mondiali infersero un colpo terribile all&#8217;idea di una indefinita supremazia della civilt\u00e0 bianca nel mondo. Inoltre, Stoddard aveva avuto il torto di mostrare troppa condiscendenza verso i dirigenti del Terzo Reich, sicch\u00e9, quando gli Stati Uniti entrarono nella Seconda guerra mondiale, le sue idee apparvero &quot;eretiche&quot;, perch\u00e9 allineate con quelle dell&#8217;Asse. Da allora, egli divenne politicamente imbarazzante e il suo nome venne addirittura espunto, come dicevamo, dai salotti buoni della cultura americana.<\/p>\n<p>Dopo aver trovato un brevissimo cenno, e non favorevole, nella \u00abStoria della cultura e della civilt\u00e0 americana\u00bb di Merle Curti, e un altro, decisamente negativo, in un saggio di Bram Dijskra, tipico intellettuale &quot;liberal&quot; e progressista, nient&#8217;altro. Siamo andati a controllare su \u00abThe American Peoples Encyclopedia\u00bb: nulla; sulla \u00abEnciclopedia Britannica\u00bb: nulla di nulla; neanche un accenno. Allora abbiamo consultato l&#8217;enciclopedia Larousse; la \u00abEnciclopedia Europea\u00bb della Garzanti; la \u00abEnciclopedia Biografica Universale\u00bb della Treccani: sempre nulla. Come se non fosse mai esistito. Come se non avesse scritto pi\u00f9 di venti libri, tradotti e letti in tutto il mondo. Piaccia o non piaccia, un posticino nella storia della cultura americana gli spetterebbe di diritto, sia pure, mettiamo, criticando certe sue idee: ma il silenzio totale equivale a una censura ideologica. Non una censura &quot;di sinistra&quot;: diciamo una censura &quot;progressista&quot;- la pi\u00f9 ipocrita di tutte -, che impera nel Vecchio Continente ed alla quale non si sottraggono neppure gli Stati Uniti. Sospettiamo che tale censura abbia a che fare pi\u00f9 con il suo antisemitismo che con le sue convinzioni sulla necessit\u00e0 di preservare la razza bianca dalla commistione con le altre; in ogni caso, il fatto \u00e8 quello.<\/p>\n<p>Allora ci \u00e8 venuto in mente che, da sempre, la cultura americana \u00e8 una appendice dell&#8217;opinione pubblica; e che a fabbricare l&#8217;opinione pubblica americana sono i mass-media, e specialmente il cinema. Ora, sono almeno settant&#8217;anni &#8212; da quando, appunto, gli Stati Uniti sono entrati in guerra \u00abper difendere la libert\u00e0 del mondo\u00bb contro Hitler e Mussolini (e al fianco di un noto democratico, nonch\u00e9 filantropo, come Stalin), che il sistema hollywoodiano si impegna, con tutte le sue forze, per avvalorare questa immagine della societ\u00e0 americana: un luogo e un modo di essere dove ci sono libert\u00e0 e diritti per tutti, dove non \u00e8 tollerata alcuna discriminazione, e dove i buoni trionfano sempre, mentre i cattivi piangono. Hollywood ha inondato gli Stati Uniti, nonch\u00e9 il mondo, con centinaia di film buonisti, pacifisti, garantisti, a favore dei Pellirossa (dopo che sono stati sterminati), contro la pena di morte (mostrando sempre degli imputati accusati a torto), contro la discriminazione razziale (presentando la convivenza fra bianchi e neri in maniera sapientemente edulcorata, stile \u00abIndovina chi viene a cena?\u00bb). Intendiamoci: non abbiamo niente contro i diritti delle persone e siamo fermamente contrari sia alla pena di morte, sia al razzismo (e perci\u00f2 disapproviamo, non le idee di Lothrop Stoddard, ma la maniera estremistica e brutale, darwiniana, appunto, in cui egli le ha presentate); pure, non ci piace affatto il modo intellettualmente disonesto con cui i registi del <em>politically correct<\/em> presentano i loro temi &quot;democratici&quot; e &quot;umanitari&quot;. Si prenda &#8211; un esempio tra mille &#8211; \u00abPresunto colpevole\u00bb di Peter Yates, del 1987; oppure il famosissimo \u00abLa parola ai giurati\u00bb (con Henry Fonda), di Sidney Lumet, del 1957. Passano i decenni, ma la tecnica \u00e8 sempre la stessa: colui che sostiene l&#8217;innocenza dell&#8217;accusato \u00e8 bello, buono, umano, pietoso, simpatico, intelligente; coloro che sostengono la colpevolezza sono sgradevoli, intolleranti, fanatici e piuttosto limitati. Questo aiuta a capire la <em>damnatio memoriae<\/em> toccata a un autore come Lothrop Stoddard. Dopo il 7 dicembre 1941 gli Stati Uniti dovevano rifarsi una verginit\u00e0 democratica: e le idee di Stoddard si potevano esprimere in circoli privati, non proclamare in pubblico. La dottrina ufficiale della cultura americana, fondata sul totalitarismo democratico, era radicalmente cambiata. Ovviamente, non era necessario che cambiasse anche nella sostanza; ma guai a dirlo a voce alta.<\/p>\n<p>Lo ripetiamo: il razzismo e l&#8217;eugenetico di Lothrop Stoddard non ci piacciono, n\u00e9 li condividiamo. Per\u00f2 la sua analisi era, e rimane, degna di attenzione. Cosa aveva detto, in sostanza, nei suoi scritti? Questo: che il Giappone sarebbe diventato un grande potenza; che ci sarebbe stata una seconda guerra mondiale; che gli Europei avrebbero perso i loro imperi coloniali in Africa e Asia; che si sarebbero verificate grandiose migrazioni di popoli non-europei verso l&#8217;Europa e gli Stati Uniti; infine, che l&#8217;Occidente sarebbe stato minacciato dal fanatismo islamico. E aveva visto giusto, o no?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All&#8217;inizio, non potevamo crederci. 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