{"id":26828,"date":"2009-02-03T07:20:00","date_gmt":"2009-02-03T07:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/02\/03\/la-conoscenza-umana-e-nella-filosofia-di-locke-una-forma-ingenua-ma-arrogante-di-realismo\/"},"modified":"2009-02-03T07:20:00","modified_gmt":"2009-02-03T07:20:00","slug":"la-conoscenza-umana-e-nella-filosofia-di-locke-una-forma-ingenua-ma-arrogante-di-realismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/02\/03\/la-conoscenza-umana-e-nella-filosofia-di-locke-una-forma-ingenua-ma-arrogante-di-realismo\/","title":{"rendered":"La conoscenza umana \u00e8, nella filosofia di Locke, una forma ingenua ma arrogante di realismo"},"content":{"rendered":"<p>John Locke (1632-1704) \u00e8 considerato, nella storia del pensiero occidentale, non solo uno dei massimi padri nobili del pensiero liberale, ma anche dell&#8217;empirismo; e, quindi, uno dei fondatori della modernit\u00e0, cos\u00ec come noi oggi la conosciamo.<\/p>\n<p>Le sue opere pi\u00f9 importanti sono la \u00abEpistola de tolerantia\u00bb (1689), il \u00abTrattato del governo civile\u00bb (1689), il \u00abSaggio sull&#8217;intelletto umano\u00bb, generalmente considerato il suo capolavoro (1690), i \u00abPensieri sull&#8217;educazione\u00bb (1693) e \u00abLa ragionevolezza del Cristianesimo\u00bb (1695).<\/p>\n<p>Osservando le date, si vide immediatamente che le sue opere pi\u00f9 importanti furono pubblicate in coincidenza con la Rivoluzione del 1688, che segn\u00f2 l&#8217;avvento definitivo del parlamentarismo: sicch\u00e9 egli ebbe la sorte benevola di apparire come il profeta veritiero di un movimento progressivo e di veder realizzato il sistema politico-sociale da lui teorizzato: circostanza ben d rado verificatasi nella storia della filosofia.<\/p>\n<p>Tutta l&#8217;opera di Locke si inscrive nella trasformazione storica vissuta dalla Gran Bretagna verso la fine del Seicento, proiettata, da un lato, verso la rapida, spregiudicata conquista del suo impero commerciale e coloniale, dall&#8217;altro verso l&#8217;evoluzione politica conseguente alla restaurazione della monarchia &quot;liberale&quot; e alla &quot;Glorious Revolution&quot; del 1688, culmine del parlamentarismo e del liberalismo.<\/p>\n<p>\u00c8 forse per questo che, nel clima ottimistico e quasi euforico vissuto dalla Gran Bretagna in quegli anni, le sue opere sono state enormemente sopravvalutate, conferendogli, nella storia del pensiero occidentale, un posto decisamente sproporzionato rispetto al valore intrinseco della sua filosofia; mentre pensatori di lui molto pi\u00f9 grandi, ma che ebbero il torto di andare controcorrente &#8211; come Giovan Battista Vico, che pubblic\u00f2 la sua geniale \u00abScienza Nuova\u00bb nel 1725, in pieno razionalismo di matrice cartesiana &#8211; passarono quasi inosservati davanti allo sguardo distratto dei propri contemporanei.<\/p>\n<p>Sul terreno filosofico, il problema fondamentale di Locke si incentra nella critica del valore conoscitivo delle idee (&quot;idea&quot;, cartesianamente, nel significato di &quot;rappresentazione&quot;, ossia qualche cosa che esiste in quanto occupa la mente ed \u00e8 pensata dalla mente).<\/p>\n<p>Egli si propone di spazzar via dalla gnoseologia ogni residuo di nominalismo e di formalismo scolastico e di eliminare dalla psicologia ogni presupposto metafisico. Precorrendo Kant, sostiene che la filosofia deve smetterla di correre dietro all&#8217;impossibile, ossia di ricercare tutte le cause presenti nell&#8217;universo, e contentarsi di fare una sorta di ispezione preliminare delle nostre facolt\u00e0 intellettive, \u00abper esaminarne la portata e vedere a quali oggetti si possono applicare\u00bb.<\/p>\n<p>Per fare ci\u00f2, Locke parte dalla nozione di &quot;idea&quot;, intesa nel senso cartesiano di &quot;cogito&quot;: contenuto e rappresentazione della coscienza. E, per prima cosa, nega ogni forma di innatismo, affermando che possedere una idea e averne coscienza sono una sola e medesima cosa: appoggiandosi al magro argomento che gli idioti non giungono ad elaborare alcuna idea e che i bambini vi pervengono solo gradualmente e con una certa fatica.<\/p>\n<p>Fin qui, Locke non fa altro che seguire le tracce di Cartesio: come per lui, la mente umana \u00e8 una &quot;tabula rasa&quot;, un foglio bianco, innanzi al fatto dell&#8217;esperienza; e si schiera contro Leibniz, il quale &#8211; precorrendo una nozione che oggi ci \u00e8 tanto familiare quanto l&#8217;idea del sistema copernicano &#8211; aveva invece sostenuto che noi possediamo anche delle idee di cui la coscienza non giunge ad avere consapevolezza, cio\u00e8 inconsce.<\/p>\n<p>Anche la confutazione dell&#8217;argomento principe degli innatisti, ossia l&#8217;unanime consenso intorno a talune idee generali, ad esempio quelle morali, \u00e8 piuttosto banale. Locke osserva che la morale cambia da luogo a luogo e da un&#8217;epoca all&#8217;altra, e che la stessa idea di Dio significa cosa diversissime in differenti ambiti culturali.<\/p>\n<p>Qui, veramente, egli confonde due diversi ordini di ragionamenti: la discussione pro o contro l&#8217;innatismo e il significato da dare alle parole con le quali si designano le idee. Quando dice che gli uomini, intorno all&#8217;idea di Dio, concordano solo sul nome da dare a tale idea (cosa, peraltro, totalmente falsa: basti pensare alle differenze tra animismo, politeismo e monoteismo), sposta la discussione sul terreno del nominalismo, non dell&#8217;innatismo. Se fosse coerente con le proprie premesse, dovrebbe riconoscere che l&#8217;idea del divino \u00e8, effettivamente, innata, dato che si ritrova presso tutti i popoli e in tutte le diverse epoche della storia umana.<\/p>\n<p>Poi si sceglie un altro bersaglio di comodo, le cosiddette idee evidenti (come lo sono alcune propriet\u00e0 delle figure geometriche), per ribadire che la loro &quot;evidenza&quot; giunge come risultato di un ragionamento, per cui non le si pu\u00f2 considerare affatto innate.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 Platone, nel \u00abTeeteto\u00bb, aveva tentato di sostenere che i concetti della geometria sono innati, o meglio, che provengono dal ricordo di vite precedenti, nel corso delle quali l&#8217;anima ha potuto intravedere, qua e l\u00e0, lembi dell&#8217;Iperuranio, acquisendo una conoscenza di origine non umana. Ma i suoi argomenti erano apparsi subito poco persuasivi e dettati dalla volont\u00e0 di supportare la sua teoria generale della reminiscenza (cfr. il nostro saggio: \u00abIntroduzione alla filosofia di George Berkeley\u00bb, sempre consultabile sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Dunque, per Locke tutte le idee derivano dall&#8217;esperienza: o nella forma della &quot;sensazione&quot; (mediante il cosiddetto senso esterno) o nella forma della &quot;riflessione&quot; (per mezzo del senso interno). Sensazione e riflessione sono, pertanto, le forze generatrici delle idee semplici, che sono assolutamente eterogenee all&#8217;anima e irriducibili fra di loro.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, messo nella necessit\u00e0 di spiegare come l&#8217;anima, &quot;tabula rasa&quot;, possa poi elaborare delle rappresentazioni a partire dal nulla, Locke se la cava affermando che, s\u00ec, non esistono oggetti pensati, e neppure pensabili, anteriormente all&#8217;esperienza; ma che l&#8217;anima possiede dei propri poteri originari, ovvero <em>l&#8217;attitudine<\/em> a compiere le operazioni dell&#8217;intelletto.<\/p>\n<p>Stranissimo ragionamento: se l&#8217;anima \u00e8 un foglio bianco al momento della nascita, come e dove imparer\u00e0 a decodificare le sensazioni fornite dal senso esterno e le riflessioni che scaturiscono dal senso interno? Sarebbe come affermare che un uomo possiede l&#8217;attitudine a dipingere, senza aver mai visto un colore; o a comporre musica, senza aver udito un suono. Ma questo non significa reintrodurre dalla finestra l&#8217;idea, cacciata dalla porta, di una facolt\u00e0 innata, ossia di una &quot;idea&quot; capace di esser presente a se medesima?<\/p>\n<p>Poi Locke distingue fra idee semplici e idee complesse: le prime, originate direttamente dall&#8217;esperienza; le seconde, mediante una sintesi di quelle, operata dell&#8217;intelletto. Sono pertanto idee complesse quella di sostanza (qualcosa di concreto ed esistente di per s\u00e9), di modo (affezione della sostanza oppure concetto astratto di essa, come le qualit\u00e0 morali) e di relazione (maggiore o minore, simile o dissimile, e cos\u00ec via).<\/p>\n<p>Oltre a combinare le idee semplici in modo da formare quelle complesse, l&#8217;intelletto pu\u00f2 anche compiere l&#8217;astrazione o la generalizzazione di esse. Inoltre, mediante il linguaggio, pu\u00f2 designare le idee generali servendosi di segni puramente arbitrari e convenzionali (e anche per questo verso, Locke formula una teoria linguistica che \u00e8 stata ampiamente smentita e si mostra molto pi\u00f9 incline a cercar di piegare i fatti al suo pregiudizio razionalistico, piuttosto che &#8211; coerentemente con il suo dichiarato empirismo &#8211; seguire la strada inversa, di partire dall&#8217;osservazione dei fatti per formulare poi una teoria generale (metodo induttivo).<\/p>\n<p>Ma che cos&#8217;\u00e8, in ultima analisi, il fatto della conoscenza? Che cosa possiamo conoscere, effettivamente, per mezzo delle idee, e su quali fondamenti possiamo presumere che tale conoscenza sia veritiera?<\/p>\n<p>Per Locke, le idee in se stesse non sono n\u00e9 vere, n\u00e9 false: l&#8217;unico possibile criterio di verit\u00e0 \u00e8 la percezione dell&#8217;accordo o del disaccordo che la mente percepisce fra esse. Tale accordo, poi, pu\u00f2 essere percepito in modo immediato ed evidente, cio\u00e8 intuitivo, oppure in modo dimostrativo (come nel caso delle idee matematiche, giuridiche, morali, e simili).<\/p>\n<p>Tuttavia, se la verit\u00e0 della nostra conoscenza deriva solo dalla coerenza fra le nostre idee, non si rischia &#8211; domanda Locke, col caratteristico spirito pratico della societ\u00e0 mercantile del suo tempo &#8211; di cadere nel solipsismo, mettendo sullo stesso piano le fantasticherie di un visionario e le idee relative ad oggetti reali e a questioni serie? Eppure &#8211; egli prosegue -, noi sentiamo che una conoscenza, per essere vera, deve uscire dal soggettivismo di una coerenza tutta interna al mondo delle nostre idee; deve, cio\u00e8, mostrarci una corrispondenza, una conformit\u00e0 tra le idee e le cose reali.<\/p>\n<p>\u00c8 quasi inutile sottolineare come Locke, nel porsi questi interrogativi e nel cercare di risolverli (come si vedr\u00e0 nel brano qui sotto riportato dalla sua opera maggiore &#8211; cade in una serie di deplorevoli approssimazioni concettuali e di inaccettabili semplificazioni.<\/p>\n<p>In primo luogo: se noi conosciamo solo per mezzo dell&#8217;esperienza (sensazione e riflessione), come \u00e8 possibile dire qualcosa delle cose in s\u00e9 (il noumeno kantiano), delle quali mai potremo fare esperienza? Anzi, come possiamo arrischiarci a dire che esiste un mondo oggettivo delle cose, fuori della nostra esperienza e fuori della nostra mente?<\/p>\n<p>\u00c8 proprio Locke che, per ribadire che noi non possiamo accedere alla realt\u00e0 delle cose in se stesse, afferma che l&#8217;idea di sostanza \u00e8, in realt\u00e0, una mera collezione di idee semplici coesistenti, le quali, a loro volta, si possono distinguere in qualit\u00e0 primarie (oggettive) e qualit\u00e0 secondarie (soggettive). Ora, se la mente conosce solo i fatti dell&#8217;esperienza, donde mai le potr\u00e0 venire la conoscenza delle qualit\u00e0 primarie? Postulare l&#8217;esistenza delle qualit\u00e0 primarie non significa contraddire radicalmente tutto la teoria della conoscenza?<\/p>\n<p>Questa sar\u00e0 infatti la critica che muover\u00e0 Berkeley alla gnoseologia di Locke, mostrando che la distinzione tra qualit\u00e0 primarie e secondarie \u00e8 fittizia; e che le qualit\u00e0 sono tutte secondarie, perch\u00e9 sono tutte soggettive, tutte esistono dentro la mente e non fuori di essa.<\/p>\n<p>Ma andiamo avanti.<\/p>\n<p>Per essere vera, la conoscenza deve evidenziare un accordo tra le cose &quot;reali&quot; e le nostre idee su di esse. Sorvoliamo sul concetto di cosa &quot;reale&quot; perch\u00e9, se per reale si intende &quot;esistente in se stessa&quot;, ci\u00f2 significa che vi sono delle realt\u00e0 fuori della nostra mente; ma allora come far\u00e0 questa a conoscerle? Soffermiamoci invece sul concetto della conformit\u00e0 delle idee alle cose.<\/p>\n<p>Locke risponde che noi possiamo constatare una tale conformit\u00e0 in tre casi: quando il nostro io la intuisce direttamente (come nel caso del pensare, soffrire, godere, dubitare: versione aggiornata ma non originale, quest&#8217;ultima, del &quot;cogito&quot; cartesiano); quando la possiamo dimostrare (come nel caso di Dio, cui Locke ricorre come al concetto di causa prima dell&#8217;esistente); quando la cogliamo per mezzo della sensazione.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte &#8211; lo stesso Locke ne \u00e8 consapevole &#8211; la sensazione ci d\u00e0 bens\u00ec delle idee, ma non ci d\u00e0 alcuna garanzia che esse concordino con le cose. Ad esempio, se io ora vedo un essere umano, non ho alcun diritto di inferire che egli, poi, continuer\u00e0 ad esistere; che esista, cio\u00e8, in se stesso. Le sensazioni non danno altro che una certezza attuale: una certezza che dura finch\u00e9 dura la sensazione, e non oltre. Per tutto ci\u00f2 che va oltre la sensazione, ossia per quel che riguarda la struttura permanente delle cose di cui facciamo esperienza, non possiamo avanzare che delle congetture, formulare delle opinioni.<\/p>\n<p>Anche qui, per\u00f2, Locke \u00e8 stato al tempo stesso troppo audace e troppo timido. Se le sensazioni ci danno solo una certezza attuale, tanto vale dire che il principio di causa ed effetto va abolito e che noi diciamo che domani sorger\u00e0 il sole soltanto per forza di abitudine; ed \u00e8 il passo che compier\u00e0 Hume, trapassando dall&#8217;empirismo allo scetticismo; ma che Locke &#8211; rivoluzionario timido &#8211; non osa compiere.<\/p>\n<p>Quanto agli altri due criteri di corrispondenza fra le cose e le idee, difficilmente si potrebbe immaginare qualcosa di meno filosofico dell&#8217;intuizione e della dimostrazione. Locke, cio\u00e8, <em>pone<\/em>, puramente e semplicemente, quel che dovrebbe almeno tentar di dimostrare.<\/p>\n<p>Per quello che riguarda l&#8217;intuizione: chi mai potr\u00e0 dire che il nostro gioire, soffrire, ecc. (per non dire del nostro pensare), ci diano una conoscenza immediata e veritiera delle cose? Ci\u00f2 non \u00e8 vero nemmeno per la sensazione (si pensi al daltonico che scambia un colore per un altro: tanto meno lo \u00e8 per un atto cos\u00ec complesso e misterioso, cos\u00ec soggettivo, quale \u00e8 l&#8217;intuizione.<\/p>\n<p>Ammettiamo che io gioisca per aver trovato, sepolto sotto la sabbia, il baule contenente un tesoro: certamente prover\u00f2 una gioia intuitiva: ma se in quel baule non ci fosse un bel nulla? O se, peggio, un insidioso nemico vi avesse posto un serpente velenoso? Eppure, secondo la teoria di Locke, la mia gioia intuitiva dovrebbe essere la garanzia di un accordo tra la mia idea (la gioia) e la cosa (il tesoro che dovrebbe esser contenuto nel baule).<\/p>\n<p>Peggio che peggio quando si passa alla dimostrazione di Dio. Qui Locke, con la massima disinvoltura, tira fuori l&#8217;idea di Dio da non so quale cappello di prestigiatore (un vero e proprio &quot;Dio tappabuchi&quot;, direbbe un seguace della moderna teologia negativa) per spiegare che, se qualcosa si \u00e8 generata nel tempo, bisogna pure che esista qualche cosa di non generato, ossia di eterno, che l&#8217;abbia prodotta.<\/p>\n<p>Oh, bella! Ma, allora, Dio sarebbe la sostanza per eccellenza; anzi, a ben guardare, l&#8217;unica vera sostanza in senso proprio (come voleva Spinoza). Ma Locke ha costruito tutta la sua teoria della conoscenza, anzi, tutta la sua filosofia, sul fondamento della inesistenza dell&#8217;idea di sostanza e sulla sua sostituzione con quella di &quot;collezione&quot; di idee semplici che coesistono costantemente, e che noi siamo portati a designare con un certo nome. Da dove salta fuori, allora, questa Sostanza con la &quot;s&quot; maiuscola, addirittura questa Super-sostanza, capace di spiegare tutto e di fondare tutto, sia le cose, sia le nostre idee sulle cose?<\/p>\n<p>\u00c8 difficile immaginare una incoerenza pi\u00f9 macroscopica di questa.<\/p>\n<p>Ancora una volta, Berkeley sapr\u00e0 trarre la dovuta conclusione dalle premesse di Locke e giunger\u00e0 all&#8217;immaterialismo radicale, fondandolo sull&#8217;idea di uno Spirito infinito, Dio, dal quale noi, spiriti finiti, riceviamo l&#8217;idea delle cose materiali. Ma Berkeley potr\u00e0 farlo in piena coerenza: poich\u00e9 egli affermer\u00e0 che &quot;esse est percipi&quot;, i corpi sono in quanto vengono percepiti da una mente; ed \u00e8 chiaro che una cosa del genere non la possono fare le menti finite, che non sarebbero in grado di fondare la propria conoscenza delle cose, ma solo una Mente infinita.<\/p>\n<p>Questo, per\u00f2, pu\u00f2 dirlo Berkeley, che ha negato le qualit\u00e0 primarie e, con ci\u00f2, ogni idea di una realt\u00e0 materiale separata dalla nostra mente; non Locke, che, distinguendo fra qualit\u00e0 primarie e secondarie, sembra ancora credere &#8211; peraltro, contraddicendosi &#8211; che le cose esistano in se stesse, fuori di noi e indipendentemente da noi.<\/p>\n<p>Nel libro quarto, capitolo quarto del \u00abSaggio sull&#8217;intelletto umano\u00bb, Locke affronta le possibili obiezioni al suo sistema della conoscenza umana e vi risponde in un modo che a lui sembra soddisfacente (da: Locke, \u00abSaggio sull&#8217;intelligenza umana\u00bb, a cura di Vittorio Sainati, Firenze, Le Monnier, 1958, pp. 136-140):<\/p>\n<p>\u00ab1. Obiezione: le idee, nella teoria fin qui proposta, si sostituiscono indebitamente alla realt\u00e0 come oggetto del conoscere. &#8211; Temo che il lettore, a questo punto, possa essere indotto a pensare che io sia stato finora a costruire un castello in aria, e voglia pertanto rivolgermi questo discorso:<\/p>\n<p>&quot;Dove mette capo tutta questa fatica? La conoscenza &#8211; voi dite &#8211; non \u00e8 altro che la percezione dell&#8217;accordo o disaccordo fra le nostre idee: ma chi sapr\u00e0 mai che cosa sono queste idee? C&#8217;\u00e8 forse qualcosa di pi\u00f9 stravagante elle immaginazioni del cervello umano? Chi non ha qualche chimera per la testa? E se pur vi sia un uomo ragionevole e assennato, qual differenza vi sar\u00e0, in base alle regole da voi stabilite, tra la conoscenza sua e quella della pi\u00f9 stravagante fantasia del mondo? L&#8217;una e l&#8217;altra hanno le loro idee, e ne percepiscono l&#8217;accordo e il disaccordo reciproco. Se una differenza ci sar\u00e0, il vantaggio sar\u00e0 tutto dalla parte di chi ha la testa calda, perch\u00e9, avendo idee pi\u00f9 numerose e pi\u00f9 vivaci, sar\u00e0, secondo le vostre regole, pi\u00f9 ricco di conoscenze. Se \u00e8 vero che ogni conoscenza consiste semplicemente nella percezione dell&#8217;accordo o disaccordo tra le nostre idee, le visioni di un fanatico e i ragionamenti di un uomo equilibrato godranno della medesima certezza. Non importer\u00e0 sapere come, in realt\u00e0, le cose stiano: baster\u00e0 che un uomo osservi l&#8217;accordo sussistente fra le sue immaginazioni, e lo rifletta nei suoi discorsi, per essere pienamente nella verit\u00e0 e nella certezza. I suoi castelli in aria saranno fortezze della verit\u00e0 non meno delle dimostrazioni di Euclide. Che un&#8217;arpia non sia un centauro sar\u00e0, in tal modo, una conoscenza altrettanto certa e vera quanto l&#8217;altra, che un quadrato non \u00e8 un circolo. &#8211; Ma a che servir\u00e0 tutta questa bella conoscenza delle <em>immaginazioni umane<\/em> per chi vada in cerca della realt\u00e0 delle cose? Ci\u00f2 che importa e dev&#8217;essere apprezzato non \u00e8 la fantasia degli uomini, ma la conoscenza delle cose: questa sola d\u00e0 valore ai nostri ragionamenti, e fa preferire la conoscenza di un uomo a quella di un altro, in quanto l&#8217;una sia, a differenza dell&#8217;altra, conoscenza delle cose quali sono realmente, e non gi\u00e0 di sogni e fantasie.&quot;<\/p>\n<p>2. Risposta: le idee, per esser valido oggetto dell&#8217;umana conoscenza, debbono essere conformi alla realt\u00e0 delle cose.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 rispondo che, se la nostra conoscenza delle idee avesse termine in esse e non andasse oltre, anche i nostri pensieri pi\u00f9 seri varrebbero poco pi\u00f9 dei sogni di un cervello pazzo; e le verit\u00e0 fondate su di essi non avrebbero maggior peso dei discorsi di un uomo che veda chiaramente delle cose in sogno, e ne parli con grande sicurezza. Ma, prima di concludere, io spero di mostrare che la certezza raggiunta mediante la conoscenza delle nostre idee va un po&#8217; pi\u00f9 in l\u00e0 della semplice immaginazione: e allora si vedr\u00e0 che tutta la certezza delle verit\u00e0 generali consiste per l&#8217;appunto in quella conoscenza.<\/p>\n<p>In effetti, \u00e8 evidente che lo spirito conosce le cose non gi\u00e0 immediatamente, ma soltanto per tramite delle idee che ne ha. Perch\u00e9 la nostra conoscenza sia reale, bisogna dunque che sussista una conformit\u00e0 tra le nostre idee e la realt\u00e0 delle cose. Ma quale sar\u00e0 il criterio di tale conformit\u00e0? Come potr\u00e0 lo spirito, che percepisce soltanto le proprie idee, sapere ch&#8217;esse concordano con le cose stesse? Bench\u00e9 la questione non sembri facilmente risolubile, mi par tuttavia che vi siano due specie di idee, della cui concordanza con le cose possiamo esser ben certi.<\/p>\n<p>La prima specie \u00e8 quella delle idee semplici: le quali &#8211; non potendo lo spirito (come si vide) farsele in alcun modo da s\u00e9 &#8211; debbono essere necessariamente prodotte dalle cose, che agiscono per vie naturali sullo spirito e vi fanno nascere quelle percezioni, che per la sapiente volont\u00e0 del Creatore sono in grado di produrre. Cos\u00ec, l&#8217;idea di bianco o di amaro, quale \u00e8 nello spirito, corrisponde esattamente al potere che un corpo ha di produrla, e possiede pertanto tutta la realistica conformit\u00e0 con le cose esteriori, che si richiede da essa. E tale conformit\u00e0 tra le nostre idee semplici e l&#8217;esistenza delle cose basta ad assicurare la realt\u00e0 del conoscere.<\/p>\n<p>La seconda specie comprende tutte le idee complesse, tranne quelle di sostanze. Si tratta infatti, in tal caso, di archetipi foggiati dallo spirito stesso, non destinati ad esser copie di alcunch\u00e9, n\u00e9 riferibili all&#8217;esistenza di qualche cosa che si possa considerare come loro modello originale. Come tali, essi non possono mancare di quella conformit\u00e0, ch&#8217;\u00e8 necessaria perch\u00e9 la conoscenza sia reale: giacch\u00e9 ci\u00f2 che non \u00e8 chiamato a rappresentare altro da se stesso, non pu\u00f2 dar mai luogo a errori di rappresentazione.<\/p>\n<p>3. La problematica conformit\u00e0 delle idee di sostanze alla realt\u00e0 delle cose. &#8211; C&#8217;\u00e8, invero, un&#8217;altra specie di idee complesse, le quali, in quanto si riferiscono ad archetipi esteriori, possono differire da questi, s\u00ec da far risultare priva di realt\u00e0 la conoscenza ad esse relativa. Si tratta delle idee di sostanze: le quali, consistendo in una collezione di idee semplici che si suppongono derivate dalle cose della natura, possono tuttavia differire da queste, quando riuniscono in s\u00e9 idee quantitativamente o qualitativamente diverse da quelle che si trovano effettivamente unite nelle cose. Per questo pu\u00f2 accadere, e spesso accade, che tali idee non siano esattamente conformi alle cose in s\u00e9.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, se ci si vuol procurare idee di sostanze conformi alle cose e capaci pertanto di fornirci una conoscenza reale, non basta, come nei modi, unire insieme idee reciprocamente compatibili, e tuttavia di fatto inesistenti in tale unione. Al contrario, poich\u00e9 si suppone che le idee di sostanze siano copie di archetipi esteriori, cui si riferiscano, si dovr\u00e0 derivarle da qualcosa di effettivamente esistente, anzich\u00e9 farle consistere in idee messe insieme a piacere dal pensiero (sia pure in maniera coerente), senza un reale modello originale. La ragione di ci\u00f2 sta nel fatto che noi non conosciamo la reale costituzione delle sostanze, dalla quale dipendono le nostre idee semplici, e che \u00e8 la sola causa effettiva della stretta unione reciproca di alcune di esse ad esclusione di altre: s\u00ec che ben di rado possiamo sapere con certezza, se non ci soccorrono l&#8217;esperienza e l&#8217;osservazione sensibile, quali di queste idee siano incompatibili in natura e quali no. Pertanto, la nostra conoscenza relativa alle sostanze sar\u00e0 reale solo a condizione che tutte le idee complesse, che di esse ci formiamo, siano costituite di idee semplici riconosciute come gi\u00e0 coesistenti in natura.<\/p>\n<p>In conclusione, dovunque percepiamo l&#8217;accordo o il disaccordo tra le nostre idee, c&#8217;\u00e8 conoscenza certa; e dovunque possiamo esser sicuri che tali idee concordano con la realt\u00e0 delle cose, ivi \u00e8 conoscenza certa e reale.\u00bb<\/p>\n<p>Molte altre cose vi sarebbero da dire a proposito delle aporie e delle insufficienze della gnoseologia lockiana; ma ci sembra che il lettore, dopo aver preso visione degli argomenti addotti da Locke, possa giudicare da s\u00e9 del valore di una tale filosofia.<\/p>\n<p>Su due ultimi punti, soltanto, vorremmo indugiare ancora un poco.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 l&#8217;affermazione che \u00abl&#8217;idea di bianco o di amaro, quale \u00e8 nello spirito, corrisponde esattamente al potere che un corpo ha di produrla, e possiede pertanto tutta la realistica conformit\u00e0 con le cose esteriori, che si richiede da essa\u00bb. Abbiamo gi\u00e0 accennato al caso del daltonico; ma potremmo parlare di qualunque alterazione della sensibilit\u00e0. Al palato del malato, una bevanda dolce pu\u00f2 risultare amara, e viceversa; e tutti conoscono l&#8217;esperimento di immergere le mani, alternativamente, in un recipiente di acqua fredda e in uno di acqua calda, fino a non essere pi\u00f9 in grado di &quot;riconoscere&quot;, in maniera obiettiva, la loro temperatura.<\/p>\n<p>Dunque, non \u00e8 affatto vero che esiste una realistica conformit\u00e0 tra le nostre idee e le cose esteriori: al contrario, tale conformit\u00e0 \u00e8 la cosa pi\u00f9 soggettiva che si possa immaginare.<\/p>\n<p>Lo steso Locke deve essersene reso conto, perch\u00e9 trae la conclusione che \u00abtale conformit\u00e0 tra le nostre idee semplici e l&#8217;esistenza delle cose basta ad assicurare la realt\u00e0 del conoscere\u00bb. Si badi: della realt\u00e0 del conoscere, non della realt\u00e0 del reale. Come dire che si resta all&#8217;interno del circolo vizioso del solipsismo: noi potremmo anche essere perfettamente convinti della realt\u00e0 di una certa cosa, e invece ingannarci completamente.<\/p>\n<p>Ma allora, resta la domanda: che razza di valore avr\u00e0 mai una conoscenza del genere; una conoscenza, cio\u00e8, che accorda fra loro non le nostre idee e le cose, ma soltanto le idee che noi ci formiamo di esse?<\/p>\n<p>La seconda e ultima cosa su cui vogliamo soffermarci concerne il timore scandalizzato di Locke che \u00abi castelli in aria\u00bb di un visionario o di un fanatico \u00absaranno fortezze della verit\u00e0 non meno delle dimostrazioni di Euclide\u00bb; o l&#8217;affermazione \u00abche un&#8217;arpia non sia un centauro\u00bb possa apparire come \u00abuna conoscenza altrettanto certa e vera quanto l&#8217;altra, che un quadrato non \u00e8 un circolo<\/p>\n<p>Per poi consolarsi prontamente con l&#8217;affermazione, filosoficamente gratuita, che \u00abci\u00f2 che importa e dev&#8217;essere apprezzato non \u00e8 la fantasia degli uomini, ma la conoscenza delle cose: questa sola d\u00e0 valore ai nostri ragionamenti, e fa preferire la conoscenza di un uomo a quella di un altro, in quanto l&#8217;una sia, a differenza dell&#8217;altra, conoscenza delle cose quali sono realmente, e non gi\u00e0 di sogni e fantasie\u00bb.<\/p>\n<p>Da qui all&#8217;arroganza iconoclasta di Hume, non c&#8217;\u00e8 che un passo. Hume, infatti, si spinger\u00e0 a dire, sulle tracce di Locke, a conclusione della sua \u00abRicerca sull&#8217;intelletto umano\u00bb (titolo originale: \u00abAn Enquiry concerning Human Understanding\u00bb, 1748; traduzione italiana di Mario Dal Pra, Laterza Editore, Roma, 1957, 1996, pp. 261), scriveva:<\/p>\n<p>\u00abQuando scorriamo i libri di una biblioteca, persuasi di questi principi, che cosa dobbiamo distruggere? Se ci viene alle mani qualche volume, per esempio di teologia o di metafisica scolastica, domandiamoci: Contiene qualche ragionamento astratto sulla quantit\u00e0 e sui numeri? No. Contiene qualche ragionamento sperimentale su questioni di fatti e di esistenza? No. E allora, gettiamolo nel fuoco, perch\u00e9 non contiene che sofisticherie e inganni.\u00bb<\/p>\n<p>Non male, per i filosofi della tolleranza e del liberalismo.<\/p>\n<p>Del resto, ne abbiamo gi\u00e0 parlato nel precedente articolo \u00abLo scientismo intollerante della filosofia di Hume come rogo non metaforico dell&#8217;uomo spirituale\u00bb (sempre consultabile sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Ma, tornando all&#8217;atteggiamento di Locke verso i &quot;sogni dei visionari&quot;, \u00e8 proprio il caso di dire che Dio ha negato a uomini del suo tipo il piacere di apprezzare l&#8217;arte, la fantasia, la bellezza. Ci sembra di vederlo, armato della sua piccola ragione strumentale e calcolante, dimostrare che Dante non pu\u00f2 aver compiuto il viaggio nei tre regni dell&#8217;Oltretomba in una settimana soltanto, perch\u00e9 gli ci sarebbe voluto un tempo molto maggiore; o che Don Chisciotte non pu\u00f2 essere stato sollevato dalle pale del mulino a vento <em>insieme al suo cavallo<\/em>, perch\u00e9 ci\u00f2 contrasta con la legge di gravit\u00e0; o che Ivan Karamazov non pu\u00f2 aver visto il diavolo, perch\u00e9 il diavolo non esiste&#8230;<\/p>\n<p>Gi\u00e0: uomini come Locke non sanno che farsene di sogni e fantasie.<\/p>\n<p>Il guaio \u00e8 che uomini come lui hanno preso la direzione del mondo e, dall&#8217;alto di un apparato tecnoscientifico onnipervasivo e totalitario, stanno realmente cacciando fuori dal quadro della nostra esistenza tutto ci\u00f2 che, ai loro occhi, appare come semplice sogno o fantasia.<\/p>\n<p>Con tutto rispetto per il sogno che, Locke permettendo, non \u00e8 certo un elemento insignificante della nostra vita, n\u00e9 un puro capriccio della nostra coscienza addormentata.<\/p>\n<p>Cosa che gli esseri umani, tanto quelli &quot;evoluti&quot; come i &quot;primitivi&quot;, hanno sempre saputo perfettamente; ma che poi, con l&#8217;avvento del razionalismo, dell&#8217;empirismo e dell&#8217;utilitarismo del tipo umano rappresentato da John Locke, hanno finito per dimenticare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>John Locke (1632-1704) \u00e8 considerato, nella storia del pensiero occidentale, non solo uno dei massimi padri nobili del pensiero liberale, ma anche dell&#8217;empirismo; e, quindi, uno<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30162,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[38],"tags":[141,169,183,232],"class_list":["post-26828","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-gnoseologia","tag-filosofia","tag-gottfried-wilhelm-von-leibniz","tag-john-locke","tag-renato-cartesio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-gnoseologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26828","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26828"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26828\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30162"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26828"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26828"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26828"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}