{"id":26825,"date":"2019-03-05T11:41:00","date_gmt":"2019-03-05T11:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/03\/05\/lo-struggimento-male-della-modernita\/"},"modified":"2019-03-05T11:41:00","modified_gmt":"2019-03-05T11:41:00","slug":"lo-struggimento-male-della-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/03\/05\/lo-struggimento-male-della-modernita\/","title":{"rendered":"Lo struggimento, male della modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una parola tedesca, ben nota agli studiosi del romanticismo, che esprime perfettamente il senso di malessere, struggimento, malinconia, desiderio impossibile e inappagato, insomma tutto quel che di lacrimevole, sospiroso e nostalgico pervade la sensibilit\u00e0 romantica, e, pi\u00f9 in generale, la sensibilit\u00e0 moderna (visto che il romanticismo non \u00e8 il contrario dell&#8217;illuminismo, ma la sua faccia complementare, e perci\u00f2 costituisce un aspetto fondamentale della modernit\u00e0), pressoch\u00e9 intraducibile, quanto meno in italiano: <em>Sehnsucht<\/em>. \u00c8 ancora pi\u00f9 difficile da tradurre della parola inglese <em>spleen<\/em>, introdotta da Baudelaire nel vocabolario poetico e, di riflesso filosofico, della modernit\u00e0, la quale, bene o male, si pu\u00f2 rendere, se non in italiano, almeno in latino, con <em>taedium vitae<\/em>. Quanto alla <em>Sehnsucht<\/em>, la sua caratteristica \u00e8 di non trovare corrispondenza nel concetto di &quot;nostalgia&quot;, perch\u00e9 la nostalgia si orienta verso qualcosa che appartiene al passato, mentre essa \u00e8 orientata verso un bene intensamente desiderato, ma percepito come irraggiungibile, che \u00e8 proiettato verso il futuro. Possiamo anche dire che la <em>Sehnsucht<\/em> \u00e8 una specie di desidero del desiderio, un desiderio indefinito e irresoluto, un desiderio di qualcosa che non si sa bene cosa sia, ma che si sente essere indispensabile alla propria realizzazione e alla propria felicit\u00e0. Strano, vero? Non si sa che cosa si desidera, per\u00f2 si desidera; non si sa in che cosa consista questo desiderio, ma si sente che la vita risulta priva di senso, tanto se non lo si raggiunge, quanto se, per ipotesi, lo si raggiungesse: perch\u00e9 esso consiste, in ultima analisi, in un desiderio perennemente <em>ulteriore<\/em>, perennemente proiettato al di l\u00e0 del presente, del possibile e del raggiungibile. Strano, perch\u00e9 assurdo sul piano logico e fallimentare sul piano esistenziale. Assurdo sul piano logico, perch\u00e9 come si pu\u00f2 avere nostalgia di qualcosa che non si conosce, dato che non appartiene a un ricordo o a un&#8217;esperienza passata, ma alla dimensione del non ancora, cio\u00e8 del futuro? Non si pu\u00f2 desiderare quel che non si conosce, non si pu\u00f2 aver nostalgia di ci\u00f2 di cui non si \u00e8 fatta esperienza e che, addirittura, non si sa in che cosa consista. E fallimentare sul piano esistenziale perch\u00e9 un tale oggetto, non esistendo, o non essendo stato definito, non pu\u00f2 che dar luogo a una ricerca vana, frustrante, autodistruttiva.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che la <em>Sehnsucht<\/em> \u00e8 l&#8217;espressione di una sensibilit\u00e0 tipicamente moderna. Abbiamo anche detto che essa esprime un anelito impossibile, irrazionale e autodistruttivo. Dunque, per la propriet\u00e0 transitiva, dobbiamo concludere che, nella modernit\u00e0, vi \u00e8 qualcosa di profondamente, originariamente impossibile, contraddittorio e autodistruttivo; in altre parole, che la modernit\u00e0 \u00e8 una malattia, e pi\u00f9 precisamente una forma di alienazione mentale. Strano anche questo, vero? Perch\u00e9 ben difficilmente i professori del liceo e quelli dell&#8217;universit\u00e0, ben difficilmente i libri di testo e i programmi culturali della televisione, ci hanno lasciato mai intravedere, anche una sola volta, anche di sfuggita e quasi per caso, una simile constatazione; che la modernit\u00e0 \u00e8 una forma di pazzia, e quindi, per logica e necessaria conseguenza, che gli uomini moderni sono dei pazzi. Eppure quegli stessi professori ci hanno insegnato a rispettare, e forse ad amare, i Leopardi, gli Schopenhauer, gli Heidegger, i Sartre, per non parlare dei Beckett, degli Ionesco, dei Breton e dei Cocteau; e ora, invecchiati ma non pi\u00f9 lucidi, ci consigliano di leggere e di ammirare i Derrida, i Foucault, i gli Onfray, e naturalmente gli Eco. Che grandi pensatori, che grandi scrittori! E quale sublime poesia, nei versi di Montale! E i film di Pasolini, dove li mettiamo? E quelli di Fassbinder? Non sono forse una lucida, impietosa ma necessaria denuncia dell&#8217;ipocrisia borghese, della decadenza borghese, della bassezza della nostra civilt\u00e0? E Dario Fo, coi suoi misteri buffi e il suo eterno sorriso beffardo, che se la ride un mondo di tutto e di tutti, dall&#8217;alto della sua auto-evidente superiorit\u00e0 morale, spirituale e intellettuale? Ma il prototipo \u00e8 sempre lo stesso: a monte dei ribelli, degli scontenti, dei nichilisti, degli intellettuali-contro che piacciono tanto, chiss\u00e0 come, al potere, c&#8217;\u00e8 sempre lui, il malato della <em>Sehnsucht<\/em>, ben descritto da Joseph von Eichendorff nella poesia omonima del 1834:<\/p>\n<p><em>Sembravano cos\u00ec dorate le stelle,<\/em><\/p>\n<p><em>alla finestra io stavo da solo<\/em><\/p>\n<p><em>e sentivo da una grande distanza<\/em><\/p>\n<p><em>il corno del postiglione sulla terra silente.<\/em><\/p>\n<p><em>Il cuore mi bruci\u00f2 nel petto<\/em><\/p>\n<p><em>e in segreto ho pensato:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ah, chi mai star\u00e0 viaggiando l\u00e0,<\/em><\/p>\n<p><em>nella magnifica notte d&#8217;estate!&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Passavano due giovani compagni<\/em><\/p>\n<p><em>sul pendio della collina,<\/em><\/p>\n<p><em>e mentre andavano li udivo cantare<\/em><\/p>\n<p><em>lungo la strada silenziosa:<\/em><\/p>\n<p><em>cantavano le rocce e i profondi abissi,<\/em><\/p>\n<p><em>dove s\u00ec dolcemente sussurrano i boschi,<\/em><\/p>\n<p><em>delle sorgenti che dai burroni<\/em><\/p>\n<p><em>la notte precipitano nelle selve.<\/em><\/p>\n<p><em>Cantavamo le statue di marmo,<\/em><\/p>\n<p><em>dei giardini abbandonati,<\/em><\/p>\n<p><em>nel buio dei pergolati affacciati sulla ghiaia,<\/em><\/p>\n<p><em>i palazzi al chiaro di luna,<\/em><\/p>\n<p><em>ove le fanciulle sbirciano alla finestra<\/em><\/p>\n<p><em>il destarsi dell&#8217;armonia dei liuti<\/em><\/p>\n<p><em>e nel sonno bisbigliano le fontane<\/em><\/p>\n<p><em>nella sfarzosa notte d&#8217;estate<\/em>.<\/p>\n<p>Nel commentare questa poesia, Theodor Adorno ha parlato della <em>Sehnsucht<\/em> come di un sentimento che sfocia in se stesso come nella propria meta: insomma, un totale avvitamento del soggetto non in un certo oggetto del desiderio, ma nell&#8217;azione stessa del desiderare. Una lucida analisi di questo aspetto della sensibilit\u00e0 moderna si trova gi\u00e0, del resto, nel primo grande poema della modernit\u00e0, l&#8217;<em>Orlando Furioso<\/em>. Per Ludovico Ariosto, l&#8217;uomo \u00e8 essenzialmente una creatura desiderante, perennemente proiettata verso qualcosa che desidera ma che gli sfugge e lo beffa. Se poi, per avventura, egli riesce a raggiungere l&#8217;oggetto desiderato, rapidamente se ne disamora e insorge in lui un nuovo desiderio; e la ricerca ricomincia. Se non che la ricerca, l&#8217;<em>inchiesta<\/em>, \u00e8 destinata a non approdare mai alla meta: essa si riduce a un lungo <em>errare<\/em>, un girovagare tortuoso, in un movimento circolare che riconduce il soggetto al punto di partenza, senza nulla aver ottenuto. Ma se in Ariosto l&#8217;oggetto del desiderio \u00e8 ancora un oggetto reale, per quanto trasfigurato dal desiderio stesso, come lo \u00e8 Angelica agli occhi di Orlando, resa infinitamente desiderabile dalla distanza e, alla fine, dal tradimento stesso, con il romanticismo l&#8217;oggetto sfuma, si espande, si dilata fino ad abbracciare il mondo intero: ma non questo mondo, brutto e quotidiano, bens\u00ec quell&#8217;altro, bellissimo perch\u00e9 mai veduto, o mai raggiunto, ma solo bramato da lontano. Passer\u00e0 ancora meno di un secolo, ed ecco che lo struggimento, la nostalgia, il desiderio del desiderio, si son precisati in una direzione solo apparentemente inaspettata, ma, a ben riflettere, gi\u00e0 presente, in potenza, sin dal principio: in un desiderio di morte. Ed eccoci ai versi di <em>Desolazione del povero poeta sentimentale<\/em>, la poesia forse pi\u00f9 famosa del <em>Piccolo libro inutile<\/em> di Sergio Corazzini, del 1906:<\/p>\n<p><em>&#8230;Io voglio morire, solamente, perch\u00e9 sono stanco;<\/em><\/p>\n<p><em>solamente perch\u00e9 i grandi angioli<\/em><\/p>\n<p><em>su le vetrate delle catedrali<\/em><\/p>\n<p><em>mi fanno tremare d&#8217;amore e d&#8217;angoscia;<\/em><\/p>\n<p><em>solamente perch\u00e9, io sono, oramai,<\/em><\/p>\n<p><em>rassegnato come uno specchio,<\/em><\/p>\n<p><em>come un povero specchio melanconico.<\/em><\/p>\n<p><em>Vedi che io non sono un poeta:<\/em><\/p>\n<p><em>sono un fanciullo triste che ha voglia di morire&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 il desiderio del desiderio diventa desiderio di morte? Perch\u00e9 il desiderio del desiderio \u00e8, per definizione, un desiderio d&#8217;infinito; meglio: un infinito desiderio di ci\u00f2 che \u00e8 infinito. E se a un tale desiderio non si offre un oggetto corrispettivo, \u00e8 inevitabile che esso imploda, e si ritorca contro colui che ne \u00e8 posseduto, cos\u00ec come \u00e8 destinato a traboccare un liquido che viene versato illimitatamente entro un recipiente di capienza limitata. Il recipiente \u00e8 l&#8217;uomo: e l&#8217;uomo non pu\u00f2 alimentare in se stesso, non pu\u00f2 sostenere un desiderio infinito di un oggetto infinito, se non si orienta verso Dio. Dio \u00e8 il solo oggetto infinito che possa essere infinitamente amato, senza che un tale amore consumi e distrugga colui che lo prova. Qualsiasi altro oggetto risulterebbe inadeguato o nocivo, in quanto si rivolgerebbe contro l&#8217;uomo stesso; ma, del resto, non vi \u00e8 pericolo che un tale oggetto compaia, perch\u00e9 semplicemente non esiste. Nessun oggetto definito, nessun oggetto appartenente alla dimensione immanente, possiede le caratteristiche dell&#8217;oggetto desiderato con struggente nostalgia dalla <em>Sehnsucht<\/em> dell&#8217;uomo moderno. E questo perch\u00e9 l&#8217;uomo moderno \u00e8 proiettato, per le caratteristiche medesime della civilt\u00e0 che lo ha prodotto, oltre se stesso: non ha il baricentro in se stesso e non trova un oggetto con il quale completarsi. \u00c8 un essere disarmonico, instabile e perennemente sospeso sull&#8217;orlo dell&#8217;abisso. L&#8217;abisso \u00e8 il desiderio struggente di qualcosa che non ha, e che non pu\u00f2 trovare, perch\u00e9 egli \u00e8 cos\u00ec pazzo da cercare l&#8217;infinito nel finito, l&#8217;assoluto nel contingente. Ecco perch\u00e9 gli amori &#8211; della donna, della patria, della libert\u00e0, della giustizia, o di qualsiasi altra cosa &#8211; sono, nella letteratura romantica, amori disperati, nichilisti e tendenzialmente suicidi. Werther, Ortis, Julien Sorel de <em>Il rosso e il nero<\/em>, Alfonso Nitti di <em>Una vita<\/em>, il fu Mattia Pascal, Meursault de <em>Lo straniero<\/em>: tutta la letteratura moderna \u00e8 popolata di suicidi o di aspiranti suicidi o di uomini troppo stanchi e vili per avere la forza di suicidarsi, ma che scelgono la morte lenta del sepolto vivo. E le donne non fanno eccezione: da Emma Bovary ad Anna Karenina, da Hedda Gabler a Edna Pontellier de <em>Il risveglio<\/em> di Kate Chopin, la galleria delle eroine (o piuttosto antieroine) moderne \u00e8 altrettanto lunga e malinconica, caratterizzata dal denominatore comune della angoscia esistenziale, della infelicit\u00e0 cronica e del desiderio di morte che nulla, neppure le gioie della maternit\u00e0, riesce a esorcizzare.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, \u00e8 possibile considerare il problema della S<em>ehnsucht<\/em> anche da un altro punto di vista: non come desiderio di qualcosa, e sia pure di qualcosa che \u00e8 ignorato, ma come il sentimento doloroso di un&#8217;assenza, di un vuoto. Ci si chiede allora: \u00e8 possibile soffrire per l&#8217;assenza di qualcosa, che non si sa che cosa sia? Una madre pu\u00f2 soffrire per una falsa gravidanza, per una gravidanza isterica, quando si rende conto che non nascer\u00e0 alcun bambino? E un poeta, un artista, un musicista, possono soffrire per il poema, per la pittura, per la musica che non realizzeranno mai, pur avendone lo struggente desiderio? Certamente s\u00ec: \u00e8 possibile. Ma \u00e8 la sofferenza di una creatura malata: una sofferenza inutile che nasce da una condizione alienata, di scissione interiore. Per soffrire di ci\u00f2, un essere umano deve essere diviso in se stesso: deve esserci una parte di lui che si distacca da s\u00e9 e che assume le sembianze di ci\u00f2 che egli ama, o teme, o desidera, o aborrisce; deve esserci una condizione di schizofrenia, palese o potenziale. <em>Quel doppio uomo che \u00e8 in me<\/em>, dice Francesco Petrarca, nella lettera in un cui descrive la sua ascesa al Monte Ventoso: e Petrarca \u00e8 il primo poeta moderno, quindi il primo esemplare di questa scissione, di questa forma di alienazione da s\u00e9. Anche per questa via, dunque, giungiamo alla stessa conclusione cui eravamo giunti considerando la <em>Sehnsucht<\/em> come un desiderio impossibile, ma di segno positivo, e non una semplice mancanza: il dramma dell&#8217;uomo moderno consiste nella perdita di s\u00e9. Ma perch\u00e9 si \u00e8 perduto? Per essersi allontanato da Dio. Per l&#8217;uomo, allontanarsi da Dio equivale a perdersi: perch\u00e9 la relazione con Dio \u00e8 parte del suo statuto ontologico, \u00e8 inscritta nel suo destino di creatura. L&#8217;uomo \u00e8 chiamato a scegliere: o realizzarsi attraverso l&#8217;amor di Dio, o negare se stesso rifiutando la relazione con Lui. L&#8217;uomo moderno ha fatto la sua scelta. Ecco perch\u00e9 il cristiano non pu\u00f2 essere <em>moderno<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una parola tedesca, ben nota agli studiosi del romanticismo, che esprime perfettamente il senso di malessere, struggimento, malinconia, desiderio impossibile e inappagato, insomma tutto quel<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[98,202],"class_list":["post-26825","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-arthur-schopenhauer","tag-modernita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26825","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26825"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26825\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26825"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26825"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26825"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}