{"id":26822,"date":"2021-09-19T05:26:00","date_gmt":"2021-09-19T05:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/09\/19\/lo-splendore-del-creato-riflette-il-sublime-creatore\/"},"modified":"2021-09-19T05:26:00","modified_gmt":"2021-09-19T05:26:00","slug":"lo-splendore-del-creato-riflette-il-sublime-creatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/09\/19\/lo-splendore-del-creato-riflette-il-sublime-creatore\/","title":{"rendered":"Lo splendore del creato riflette il sublime Creatore"},"content":{"rendered":"<p>Negli <em>Atti degli Apostoli<\/em> (17,24-28) san Paolo, rivolgendosi agli ateniesi col famoso discorso dell&#8217;Areopago, a un certo punto dice:<\/p>\n<p><em>24\u00a0Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ci\u00f2 che contiene, che \u00e8 signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell&#8217;uomo\u00a025\u00a0n\u00e9 dalle mani dell&#8217;uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che d\u00e0 a tutti la vita e il respiro e ogni cosa.\u00a026\u00a0Egli cre\u00f2 da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perch\u00e9 abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l&#8217;ordine dei tempi e i confini del loro spazio,\u00a027\u00a0perch\u00e9 cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, bench\u00e9 non sia lontano da ciascuno di noi.\u00a0~28~\u00a0In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto:<br \/>\nPoich\u00e9 di lui stirpe noi siamo.<\/em><\/p>\n<p>Dunque Dio si rivela a noi in primo luogo con l&#8217;evidenza dei sensi, nella bellezza e nell&#8217;ordine della natura; subito dopo con la ragione naturale, la quale ci dice che tanta bellezza e un s\u00ec meraviglioso ordine non possono essere il frutto del caso, ma devono avere un&#8217;origine precisa, e che tale origine non pu\u00f2 risiedere se non in una Mente, o uno Spirito, supremamente sapiente e amorevole, che ha profuso i suoi tesori in sovrabbondanza, e ha impresso in loro il proprio sigillo, appunto per dare alle creature un indizio della Sua presenza, affinch\u00e9 lo cerchino e, trovatolo, si appaghino della sua contemplazione e della sua adorazione. Infatti, come dice ancora san Paolo (<em>Epistola ai Romani<\/em>, 1,19-20)<\/p>\n<p><em>19\u00a0&#8230; ci\u00f2 che di Dio si pu\u00f2 conoscere \u00e8 loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato.\u00a020\u00a0Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l&#8217;intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinit\u00e0&#8230;<\/em><\/p>\n<p>E non solo Dio \u00e8 riconoscibile come causa prima degli enti e come motore primo di tutto ci\u00f2 che \u00e8 soggetto al movimento; ma Lui stesso si manifesta come causa finale, perch\u00e9 attira a s\u00e9 tutte le cose, e specialmente dopo l&#8217;avvento di Cristo esse si protendono verso di Lui come alla loro redenzione finale (<em>Romani<\/em>, 8, 19-23):<\/p>\n<p><em>19\u00a0La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio;\u00a020\u00a0essa infatti \u00e8 stata sottomessa alla caducit\u00e0 &#8211; non per suo volere, ma per volere di colui che l&#8217;ha sottomessa &#8211; e nutre la speranza\u00a021\u00a0di essere lei pure liberata dalla schiavit\u00f9 della corruzione, per entrare nella libert\u00e0 della gloria dei figli di Dio.\u00a022\u00a0Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto;\u00a023\u00a0essa non \u00e8 la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l&#8217;adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>La bellezza del creato, dunque, come scala per l&#8217;ascesa dell&#8217;anima verso lo splendore incomparabile del Creatore. Per illustrare questo concetto, scegliamo &#8212; fra innumerevoli altre &#8211; una pagina di prosa in cui il sacerdote salesiano, missionario ed esploratore Alberto Maria De Agostini (Pollone, Biella, 2 novembre 1883-Torino 25 dicembre 1960) descrive una regione terrestre da lui molto amata, la Terra del Fuoco, mostrando una non comune capacit\u00e0 di evocare, al tempo stesso, le sensazioni e gli stati d&#8217;animo che quei luoghi posti quasi ai confini del mondo evocano nel solitario viaggiatore. E veramente egli si rivela poeta e finissimo pittore non solo dei paesaggi naturali, ma anche di quelli interiori, in brani come questo, che \u00e8 tratto da\u00a0<em>I miei viaggi alla Terra del Fuoco<\/em> (Paravia, Torino, 1934; cit. in: Tommaso Pisanti, <em>Argomenti. Antologia italiana con letture epiche per la scuola media<\/em>, Napoli, Loffredo Editore, 1968, pp. 382-384):<\/p>\n<p><em>La mano del Creatore sembra abbia profuso con speciale larghezza i suoi tesori di bellezza radiosa, riunendo in poco spazio quanto di pi\u00f9 particolare e meraviglioso si trova nelle diverse e lontane regioni del mondo, presentandole in una armonica composizione di parti, in una ammirevole fusione di linee, di luci e di colori.<\/em><\/p>\n<p><em>A settentrione ed a levante, estese pianure, la pampa sconfinata che produce nell&#8217;animo una profonda suggestione di mistero, un senso vago e piacevole dell&#8217;infinito e dell&#8217;ignoto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nella zona centrale le pianure vanno gradatamente trasformandosi in una verde distesa di boschi, di serre, di colline, fra cui si aprono piccole valli deliziose; \u00e8 scomparsa tutta la monotonia di linee e di colori della pampa, ed ora il paesaggio si presenta gaio e festoso sotto la forma d&#8217;un esteso parco infinitamente vario e ricco di incantevoli panorami.<\/em><\/p>\n<p><em>Macchie verdeggianti di arbusti artisticamente aggruppati, come da mano maestra, lasciano fra di loro numerose radure in forma di eleganti viali, serpeggianti in volute graziose, praticelli ameni, ingemmati qua e l\u00e0 di placidi laghetti, nelle cui acque si specchia con mille vezzi e arcane linee di bellezza la esuberante foresta magellanica. In quei verdi pianori tappezzati di rigogliosi pascoli, irrorati da fonti cristalline, vanno errando tranquillamente numerosi branchi di guanachi e vive ancora l&#8217;ultimo residuo della forte razza degli Indi Ona, dalle forme eleganti e atletiche. Quivi pi\u00f9 non rugge n\u00e9 sibila il vento della pampa, ma dimora il profondo silenzio della selva che impressiona fortemente e accresce solennit\u00e0 e mistero a quelle solitarie e remote regioni.<\/em><\/p>\n<p><em>Poco pi\u00f9 in basso, a Sud e a Ovest, la catena massiccia della Cordigliera, estremo lembo delle Ande, lancia ad altezze imponenti candide e ardite vette coronate di geli eterni; e poscia va spezzandosi in centinaia di insenature, baie e pittoreschi fiordi ed anfratti, dove le acque del mare penetrano, per decine di chilometri, fra altissime e dirupate pareti, rivestite di fitta vegetazione e solcate da argentei nastri di pittoresche cascate.<\/em><\/p>\n<p><em>Nei solitari recessi della Cordigliera, in mezzo a questo intricato labirinto di canali, appariscono i contrasti pi\u00f9 sorprendenti, le pi\u00f9 straordinarie manifestazioni del bello.<\/em><\/p>\n<p><em>Foreste sempre vergini di faggi, mirti, cipressi e magnolie di un verde intenso e perenne, fanno stupenda cornice a ghiacciai eterni, che discendono dall&#8217;alta montagna in immani pareti di seracchi bianco-azzurri fino a lambire e precipitare nelle acque del mare; una vegetazione che evoca le regioni tropicali, circoscritta da bracci di mare percorsi in piena estate da ghiacci galleggianti, rallegrata dal chiassoso strido del pappagallo equatoriale e dal cupo e monotono boato del pinguino antartico.<\/em><\/p>\n<p><em>Pi\u00f9 ad occidente sparsi ai piedi della Cordigliera, si staccano, quali sentinelle avanzate, una infinit\u00e0 di isolotti, di irsute scogliere, scheletriche, fantastiche, in lotta perenne contro le onde inferocite dell&#8217;oceano, che su di esse si spezzano in colonne formidabili di bianca schiuma, mentre alle loro basi, corrose dalla forza demolitrice del mare, profonde caverne e antri solitari danno rifugio a migliaia di cormorani, di lontre, di fochi e leoni marini i cui ruggiti superano lo strepito delle onde che si infrangono nelle scogliere.<\/em><\/p>\n<p><em>E fra questa magnificenza e imponenza di paesaggio di un bello orrido e sublime, vive una misera popolazione di indiani ormai in avanzata estinzione, i Yagan, che passano la vita sulle piccole canoe, navigando di spiaggia in spiaggia, in cerca del quotidiano alimento, lanciandosi anche talora fra i burrascosi mari del capo Horn.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00c8 una verit\u00e0 indiscutibile che la Terra del Fuoco possiede paesaggi e panorami tanto grandiosi da poter competere coi migliori delle nostre Alpi; i suoi numerosi fiordi sono pari, se non superiori, a quelli tanto decantati della Norvegia, e per quanto la rigidezza del clima lo permette, essa si pu\u00f2 annoverare fra le pi\u00f9 pittoresche regioni del mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma disgraziatamente sopra questa meravigliosa regione si scatenano i venti e le tempeste con violenza inaudita e gravita un cielo sempre fosco, lugubre, impregnato di un denso strato di vapori che i raggi del sole di rado riescono a dileguare per dare vita e splendore alla magnificenza della natura.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 appunto dai vani di questo denso velario, specialmente nelle calme mattutine o nelle placide ore dei tramonti, che la luce del sole, scapricciandosi nelle gamme dei colori pi\u00f9 delicati, sorprendenti, inverosimili, cullata da morbidi e fantastici strati di nubi che si trasformano ad ogni istante, offre i pi\u00f9 superbi e suggestivi spettacoli.<\/em><\/p>\n<p><em>Sopra tutto quest&#8217;incanto del paesaggio domina per\u00f2 uno spirito di morte, un silenzio che opprime; anche quando il sole brilla nella magnificenza dei suoi colori e spande all&#8217;intorno calore e vita, anche quando la luna accarezza soavemente di bianca luce le acque tranquille del mare o le aspre pendici dei monti, sempre traspare un bello, grandioso s\u00ec, ma velato di tristezza.<\/em><\/p>\n<p>Come si vede, dallo splendore e dalla magnificenza delle immagini che aprono il brano si passa, alla fine, ad una nota decisamente malinconica, per non dire triste: perfino nelle migliori condizioni atmosferiche, non troppo frequenti a quelle latitudini; perfino quando il sole spende alto nel cielo e i boschi brillano nella veste lucente del loro fogliame, fra cui spiccano le bacche colorate e si stagliano gli elegantissimi ricami delle felci arborescenti, un velo di tristezza pare avvolgere quelle vaste solitudini, nei cui cieli volano solo poche specie di uccelli, talch\u00e9 regna ovunque un silenzio quasi innaturale, rotto solo dal soffiare del vento. N\u00e9 questa sensazione dipende unicamente dal particolare luogo geografico che qui viene descritto: essa affiora sempre, in ogni luogo, anche il pi\u00f9 ameno e ridente, perch\u00e9 se la natura \u00e8 il riflesso della sublimit\u00e0 del Creatore, \u00e8 pur vero che la riflette per mezzo di una superficie opaca e imperfetta, tale da accrescere piuttosto che placare e soddisfare il desiderio del pieno appagamento spirituale.<\/p>\n<p>Il pensiero corre inevitabilmente a quell&#8217;altro brano di prosa, scritto da Giacomo Leopardi nello <em>Zibaldone<\/em> il 19 aprile 1826, a Bologna:<\/p>\n<p><em>Entrate in un giardino di piante, d&#8217;erbe, di fiori. Sia pur quanto volete ridente. Sia nella pi\u00f9 mite stagione dell&#8217;anno. Voi non potete volger lo sguardo in nessuna parte che voi non vi troviate del patimento. Tutta quella famiglia di vegetali \u00e8 in istato di souffrance, qual individuo pi\u00f9, qual meno. L\u00e0 quella rosa \u00e8 offesa dal sole, che gli ha dato la vita; si corruga, langue, appassisce. L\u00e0 quel giglio \u00e8 succhiato crudelmente da un&#8217;ape, nelle sue parti pi\u00f9 sensibili, pi\u00f9 vitali. Il dolce mele non si fabbrica dalle industriose, pazienti, buone, virtuose api senza indicibili tormenti di quelle fibre delicatissime, senza strage spietata di teneri fiorellini. Quell&#8217;albero \u00e8 infestato da un formicaio, quell&#8217;altro da bruchi, da mosche, da lumache, da zanzare; questo \u00e8 ferito nella scorza e cruciato dall&#8217;aria o dal sole che penetra nella piaga; quello \u00e8 offeso nel tronco, o nelle radici; quell&#8217;altro ha pi\u00f9 foglie secche; quest&#8217;altro \u00e8 roso, morsicato nei fiori; quello trafitto, punzecchiato nei frutti. Quella pianta ha troppo caldo, questa troppo fresco; troppa luce, troppa ombra; troppo umido, troppo secco. L&#8217;una patisce incomodo e trova ostacolo e ingombro nel crescere, nello stendersi; l&#8217;altra non trova dove appoggiarsi, o si affatica e stenta per arrivarvi. In tutto il giardino tu non trovi una pianticella sola in istato di sanit\u00e0 perfetta.<\/em><\/p>\n<p>Anche se Leopardi certamente esagera, perch\u00e9 \u00e8 evidente che per evitare qualsiasi tipo di sofferenza bisognerebbe essere morti, nel qual caso per\u00f2 non vi sarebbe neanche alcun tipo di gioia (mentre lui vorrebbe queste senza quelle), \u00e8 pur vero che la pace perfetta, l&#8217;appagamento perfetto non esistono nel mondo di quaggi\u00f9; e che anche il pi\u00f9 bel paesaggio riflette, s\u00ec, lo splendore del Creatore, ma in maniera limitata e imperfetta, come tutto ci\u00f2 che appartiene alla dimensione di quaggi\u00f9. Ecco allora che la bellezza della natura agisce su noi in due sensi: da un lato ci affascina, ci esalta, ci rapisce, come hanno sperimentato generazioni di artisti, quasi trasportandoci in un altro mondo, fatto di pure emozioni; dall&#8217;altro ci fa avvertire il senso del limite, dell&#8217;incompletezza e con ci\u00f2 stesso ci predispone a cercare la vera bellezza l\u00e0 dove il tempo non modifica le cose, n\u00e9 le fa invecchiare o le corrompe. \u00c8 come quando ci sentiamo felici, senza una ragione precisa; e poi, senza una ragione, ecco la noia, la tristezza. Ci\u00f2 accade perch\u00e9 il senso interno ci rammenta dov&#8217;\u00e8 la nostra vera patria&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli Atti degli Apostoli (17,24-28) san Paolo, rivolgendosi agli ateniesi col famoso discorso dell&#8217;Areopago, a un certo punto dice: 24\u00a0Il Dio che ha fatto il mondo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117,237,239],"class_list":["post-26822","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio","tag-sacra-scrittura","tag-san-paolo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26822","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26822"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26822\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26822"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26822"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26822"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}