{"id":26821,"date":"2009-10-08T09:32:00","date_gmt":"2009-10-08T09:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/10\/08\/lo-spirito-non-sidentifica-con-lio-ma-e-un-ente-sostanzialmente-diverso-da-esso\/"},"modified":"2009-10-08T09:32:00","modified_gmt":"2009-10-08T09:32:00","slug":"lo-spirito-non-sidentifica-con-lio-ma-e-un-ente-sostanzialmente-diverso-da-esso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/10\/08\/lo-spirito-non-sidentifica-con-lio-ma-e-un-ente-sostanzialmente-diverso-da-esso\/","title":{"rendered":"Lo spirito non s&#8217;identifica con l&#8217;io, ma \u00e8 un ente sostanzialmente diverso da esso"},"content":{"rendered":"<p>Curiosa coincidenza delle filosofie materialiste e di quelle idealiste: esse tendono ad identificare lo spirito con l&#8217;io; le prime, assorbendo quello in questo; le seconde, al contrario, assorbendo l&#8217;io nello spirito.<\/p>\n<p>Ma lo spirito non \u00e8 l&#8217;io: si identifica con esso a causa del corpo; ma si tratta di una identificazione soggettiva e arbitraria, comunque limitata nel tempo; perch\u00e9, se \u00e8 vero che non possiamo immaginare un io senza corpo, possiamo per\u00f2 immaginare benissimo uno spirito senza corpo e, dunque, senza io.<\/p>\n<p>Non \u00e8 che lo spirito sia il contrario dell&#8217;io; non \u00e8 pi\u00f9 grande, n\u00e9 pi\u00f9 piccolo; non \u00e8 pi\u00f9 vicino, n\u00e9 pi\u00f9 lontano: esso \u00e8, semplicemente, un&#8217;altra cosa. Lo spirito \u00e8 diverso dall&#8217;io: \u00e8 un ente a s\u00e9 stante; il quale, fino a quando si trova congiunto ad un corpo, cade nell&#8217;illusione di chiamarsi \u00abio\u00bb, identificandosi con la sua parte transitoria e non essenziale.<\/p>\n<p>E proprio questo \u00e8 stato il fraintendimento in cui sono caduti le filosofie idealiste e, in parte, anche quelle spiritualiste: aver posto lo spirito come sinonimo dell&#8217;io, come una cosa sola con l&#8217;io. Invece lo spirito \u00e8 un ente ontologicamente completo e perfetto, mentre l&#8217;io \u00e8 un ente anfibio e, in ultima analisi, psicologico: \u00e8 la coscienza che si pone come soggetto, ma soggetto di che cosa? Non di se stessa, perch\u00e9 anch&#8217;essa sta fra lo spirito e il corpo, \u00e8 di natura ambigua: senza l&#8217;unione temporanea di corpo e spirito, non vi sarebbe coscienza, quindi non vi sarebbe io. Di che cosa \u00e8 allora soggetto la coscienza, di che cosa \u00e8 soggetto l&#8217;io? \u00c8 soggetto nei confronti del mondo esterno, nei confronti del tu.<\/p>\n<p>E tuttavia, si tratta di una distinzione reale, di una distinzione ontologica, o non piuttosto di una distinzione puramente apparente? Perch\u00e9 se l&#8217;io \u00e8 un ente transitorio, mentre lo spirito \u00e8 un ente permanente, allora si pu\u00f2 parlare, per l&#8217;io, di un dentro e un fuori, ma non lo si pu\u00f2 fare per lo spirito.<\/p>\n<p>Lo spirito, in ultima analisi, \u00e8 uno; anzi, gi\u00e0 questa \u00e8 una definizione ingannevole, perch\u00e9 nasce da una contrapposizione psicologica fra esso e l&#8217;io; mentre, come si \u00e8 visto, lo spirito non \u00e8 il contrario, dell&#8217;io, bens\u00ec, puramente e semplicemente, un&#8217;altra cosa. Pertanto, non diremo che lo spirito \u00e8 uno, ma diremo piuttosto che lo spirito non \u00e8 contrapposizione, dunque non \u00e8 dualit\u00e0. La filosofia indiana del Vedanta ha trovato la migliore definizione: esso \u00e8 \u00abad-vaita\u00bb, \u00abnon due\u00bb; perch\u00e9, se dicessimo: \u00abuno\u00bb, gi\u00e0 avremmo detto troppo.<\/p>\n<p>Per cogliere una verit\u00e0 cos\u00ec semplice, ma che \u00e8 sfuggita a fior fiore di filosofi occidentali d&#8217;ogni tempo, ci voleva un umile e sconosciuto prete di provincia, Giuseppe Petich (Firenze, 24 gennaio 1869 &#8211; Treviso, 22 novembre 1953), il quale, relegato nella oscura mansione di cappellano del Cimitero maggiore di Treviso, nonostante il suo brillantissimo ingegno, perch\u00e9 in odore di modernismo, ha riempito, nei lunghi anni del suo ritiro fra i morti, sessanta quaderni di annotazioni filosofiche personalissime e folgoranti, uno \u00abZibaldone\u00bb che ha il potere di sorprendere, commuovere, lasciare profondamente ammirati i suoi lettori del giorno d&#8217;oggi.<\/p>\n<p>Nel primo dei due volumi di estratti da tale \u00abZibaldone\u00bb, pubblicato solo recentemente per merito di alcuni estimatori del sacerdote-pensatore, alla data del 26 maggio 1921, si trova questa profonda riflessione (da: \u00abDivagazioni filosofiche del Reverendo Giuseppe Petich\u00bb, a cura di Giuseppe Meo, con un saggio introduttivo di Pasquale Di Nunno, Roma, Bulzoni Editore, 2002, pp. 224-226):<\/p>\n<p>\u00abSe il Cristianesimo ha un difetto, non \u00e8, come dicono alcuni, di essere troppo altruista, ma poco, perch\u00e9 ammette ricompensa. Premio e castigo sono concetti ottimi e necessari per la vita presente, ma non assoluti ed eterni. Sono relativi all&#8217;io.<\/p>\n<p>Ma lo spirito non \u00e8 n\u00e9 io, n\u00e9 universalit\u00e0 e comunanza, perch\u00e9 questi due concetti nascono gi\u00e0 da l&#8217;io e vi si oppongono. Ora, gli opposti son sempre pi\u00f9 vicini dei diversi. Lo spirito diventa io per la localizzazione nel corpo, ma per s\u00e9 non \u00e8 n\u00e9 io, n\u00e9 opposto all&#8217;io, ma diverso. Non \u00e8 dunque n\u00e9 individuale n\u00e9 sociale, bench\u00e9 tenda a qualcosa di analogo al sociale. Lo spirito ammette trasformazione radicale che la materia non ammette.<\/p>\n<p>La materia \u00e8 sempre quella e, se cresce, cresce per aggiunta, aggiunge a s\u00e9 ci\u00f2 che preesisteva.<\/p>\n<p>Lo spirito crea, innova. Cos\u00ec lo spirito cresce per una assimilazione che lascia s\u00ec qualche cosa di primitivo, ma che pu\u00f2 arrivare fino a non potersi pi\u00f9 riconoscere nel termine &quot;ad quem&quot; della mutazione il termine !a quo&quot;: cangiamento, ripeto, radicale. Non si riduce dunque lo spirito a materia, pur deprezzando od eliminando l&#8217;io e la stessa societ\u00e0 (ch&#8217;\u00e8 un io pi\u00f9 vasto). [&#8230;]<\/p>\n<p>Ma questa rinuncia alla ricompensa non va fatta &quot;tout court&quot; e per disprezzo di s\u00e9, ma ragionatamente secondo la teoria esposta della durata temporanea della personalit\u00e0 pur nell&#8217;immortalit\u00e0 dello spirito. Non deve essere per\u00f2 ima immortalit\u00e0 come quella di Gentile, perch\u00e9 egli identificando io e spirito, fa morire lo spirito individuale. Invece io lo cangio, non lo uccido, e f\u00f2 notare che anche ora non regge l&#8217;identit\u00e0 perch\u00e9 il mio spirito non \u00e8 il mio io. Il mio io \u00e8 cavallo dello spirito e del corpo ed \u00e8, se mai, una parte (spiritualmente intesa) dello spirito. \u00c8 un sentimento, un&#8217;idea, un centro, uno scopo.<\/p>\n<p>Del resto chi (per ragioni storiche) non sapesse acconciarsi a pensare lo spirito disincarnato, come senza io, potrebbe adoperare il termine &quot;sopraspirito&quot;. S&#8217;intenderebbe allora che dall&#8217;io (cio\u00e8 da quello che io chiamo lo spirito localizzato) sboccia un quid superiore, non chiuso ma [&#8230;] ineffabilmente aperto, pubblico, uno, solidale e pur antimateriale per antonomasia.<\/p>\n<p>Per me l&#8217;io \u00e8 soltanto un punto di riferimento e, senza dubbio, conferisce una totalit\u00e0 e una tinta caratteristica a tutti gli altri elementi spirituali, fusi con lui ed in lui; ma, specie per opera dei Tedeschi, molti non sono capaci di pensare il pensiero, la volont\u00e0, il sentimento e tutta la psiche senza l&#8217;io, perch\u00e9 ne fanno come la base dello spirito (ch&#8217;\u00e8 arbitrario, vedi p. e. il bambino e rifletti quanti atti psichici facciamo senza riferirli all&#8217;io; [&#8230;] L&#8217;idea stessa \u00e8 (proprio come l&#8217;io) un punto, una tonalit\u00e0, una tinta caratteristica di e in un processo psichico pi\u00f9 ricco, vario, ineffabile.<\/p>\n<p>[&#8230;] questo concetto cos\u00ec riucco, da noi barbaramente irrigidito in pochi duri schemi, non viene interrotto ma si continua dopo la morte ed \u00e8 superiore alle frontiere dello individuo fin da questa vita (Comunione sociale, fusione delle anime, identit\u00e0 della verit\u00e0, etc.).\u00bb<\/p>\n<p>Dunque, abbiamo detto che vi sono molti io, ma un solo spirito; anzi, che vi sono molti io, ma che lo spirito \u00e8 non opposizione e non dualit\u00e0.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 fornisce un orientamento per coloro i quali faticano a conciliarsi con l&#8217;idea che lo spirito, una volta separatosi dal corpo, perda la sua unicit\u00e0 e si fonda in maniera indifferenziata con tutti gli altri io, come il fiume che si perde nel mare.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che lo spirito non \u00e8 descrivibile con le categorie concettuali con le quali si pu\u00f2 descrivere il corpo e si pu\u00f2 tentare di descrivere l&#8217;io, perch\u00e9, come abbiamo visto, esso \u00e8 qualche cosa di radicalmente diverso. Per il corpo, possiamo dire che esso \u00e8 uno, due, tre, ecc.: possiamo pensare quanti corpi vogliamo, ci\u00f2 non rappresenta in alcun modo un problema. E lo stesso possiamo fare per l&#8217;io: possiamo immaginare un io, due io, tre io e cos\u00ec via, all&#8217;infinito. Li possiamo pensare l&#8217;uno accanto all&#8217;altro, come soldatini messi in fila, oppure sparsi e mescolati, come le erbe ed i fiori di un campo. Li possiamo anche pensare scaglionati nel tempo: prima uno, poi l&#8217;altro; e non facciamo fatica a concepirli in maniera separata, perch\u00e9 uno pu\u00f2 esistere senza l&#8217;altro, o esistere prima o dopo di un altro.<\/p>\n<p>Per lo spirito, le cose vanno altrimenti. Lo spirito non viene prima o dopo, non ha un dentro e un fuori; non \u00e8 legato n\u00e9 al tempo, n\u00e9 allo spazio; non \u00e8 determinato n\u00e9 dall&#8217;essere uno, n\u00e9 dall&#8217;essere due.<\/p>\n<p>Di conseguenza, quando lo spirito si separa dal corpo, non si dovrebbe dire &#8211; se non in senso puramente figurato &#8211; che esso ritorna all&#8217;unit\u00e0 e che si fonde con tutti gli altri spiriti; perch\u00e9 gli spiriti non sono veramente distinti l&#8217;uno dall&#8217;altro, se non quando si trovano legati ad un corpo e ad un io; ma, quando si sciolgono da essi, la distinzione cade.<\/p>\n<p>Che cosa diventino gli spiriti, quando si distaccano dal corpo, non si pu\u00f2 dire: si pu\u00f2 dire soltanto che cosa non diventano e che cosa non sono. Non diventano uno e non restano pi\u00f9 due, tre, ecc.; non appartengono pi\u00f9 al mondo del visibile e delle cose conosciute. Noi non possediamo n\u00e9 gli strumenti concettuali per pensarli, n\u00e9 gli strumenti linguistici per descriverli.<\/p>\n<p>\u00c8 a questo punto che subentra la consapevolezza di quanto noi (e quando diciamo \u00abnoi\u00bb, intendiamo i nostri io) siamo infinitamente piccoli, limitati, inadeguati a comprendere e descrivere il mistero dell&#8217;Essere. Non \u00e8 una differenza quantitativa, ma qualitativa. Il pi\u00f9 grande di noi \u00e8 come niente; noi tutti siamo come niente, di fronte al pensiero dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Di qui, per chi abbia maturato la coscienza della propria infinita piccolezza, scaturisce la devozione: perch\u00e9 l&#8217;unico atteggiamento possibile, davanti ad un mistero cos\u00ec grande, \u00e8 la preghiera di lode e di ringraziamento; \u00e8 l&#8217;inno alla sublime magnificenza dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Noi siamo come niente, nondimeno l&#8217;Essere ci ha tratti dal non essere e ci ha dato l&#8217;esistenza, trafiggendoci, allo stesso tempo, con le frecce di una acuta nostalgia, di uno struggente desiderio di fare ritorno l\u00e0, di dove siamo venuti: alla nostra vera dimora, che non \u00e8 quella materiale, e, dunque, non \u00e8 quella del corpo.<\/p>\n<p>Gli enti sono tutti stranieri, sono tutti pellegrini, sono tutti simili alla cerva assetata che anela, in mezzo al deserto, ai rivi delle acque.<\/p>\n<p>Dalla nostra piccolezza, scaturisce la rivelazione sconvolgente di tutta la bellezza, di tutto lo splendore, di tutta la luce che inonda la nostra via e che pervade il nostro essere, pur cos\u00ec fragile e limitato.<\/p>\n<p>Ecco allora che questo niente che siamo, diviene qualche cosa: diviene parte essenziale di un disegno armonioso, perfetto, ineguagliabile. E anche questo \u00e8 un mistero, non meno sublime del pensiero dell&#8217;Essere: quello di come il niente diventi qualche cosa, e di come questo qualche cosa divenga essenziale per l&#8217;esistenza del tutto.<\/p>\n<p>Di nuovo, le categorie del Logos razionale risultano inadeguate a rendere conto di un tale prodigio; questa \u00e8 una realt\u00e0 indescrivibile e inconcepibile, dunque una realt\u00e0 che va ben oltre la ragione. Da quando la filosofia \u00e8 diventata succube della scienza, ha provato vergogna a parlare di un qualche cosa che non poteva n\u00e9 concettualizzare, n\u00e9 descrivere, e pertanto ha smesso di parlarne. Come se il non parlare di una cosa eliminasse il problema.<\/p>\n<p>Colui che lo ha fatto in maniera esplicita e radicale, imprimendo una svolta irreversibile al pensiero moderno, \u00e8 stato Kant (cfr. il nostro saggio: \u00abL&#8217;&quot;io penso&quot; kantiano e l&#8217;autocastrazione del pensiero moderno\u00bb, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice). Di negazione in negazione, si \u00e8 arrivati fino a Wittgenstein ed alla sua celebre, drastica conclusione: \u00abBisogna tacere quello che non si pu\u00f2 dire\u00bb.<\/p>\n<p>Invece, l\u00e0 dove non si pu\u00f2 pi\u00f9 dire nulla per mezzo del Logos strumentale e calcolante, si pu\u00f2 sciogliere la preghiera di lode e di ringraziamento alla magnificenza dell&#8217;Essere. Vi \u00e8 una parola che pretende di dare un none alle cose, perch\u00e9 vorrebbe dominarle; e vi \u00e8 una parola che esprime soltanto stupore e ammirazione, la quale \u00e8 del tutto disinteressata.<\/p>\n<p>Noi abbiano bisogno di questo secondo genere di parola. L&#8217;abbiamo dimenticata, come se appartenesse ad una civilt\u00e0 del passato: e, in effetti, \u00e8 proprio cos\u00ec. La civilt\u00e0 moderna ha smarrito la parola di lode, perch\u00e9 essa ha sviluppato solo la parola della definizione e del dominio, la parola interessata e non quella disinteressata.<\/p>\n<p>Abbiamo smarrito la strada di casa, la strada dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Per ritrovarla, dobbiamo reimparare a stupirci davanti all&#8217;incanto del mondo, a lodare e a ringraziare lo splendore dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Solo cos\u00ec ritroveremo la parte pi\u00f9 vera di noi stessi, quella imperitura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Curiosa coincidenza delle filosofie materialiste e di quelle idealiste: esse tendono ad identificare lo spirito con l&#8217;io; le prime, assorbendo quello in questo; le seconde, al<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[141,236],"class_list":["post-26821","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-filosofia","tag-sacerdozio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26821","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26821"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26821\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26821"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26821"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26821"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}