{"id":26814,"date":"2009-05-17T07:18:00","date_gmt":"2009-05-17T07:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/05\/17\/un-film-al-giorno-lo-scialo-di-franco-rossi-1987\/"},"modified":"2009-05-17T07:18:00","modified_gmt":"2009-05-17T07:18:00","slug":"un-film-al-giorno-lo-scialo-di-franco-rossi-1987","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/05\/17\/un-film-al-giorno-lo-scialo-di-franco-rossi-1987\/","title":{"rendered":"Un film al giorno: \u00abLo scialo\u00bb di Franco Rossi (1987)"},"content":{"rendered":"<p>Il romanzo di Vasco Pratolini \u00abLo scialo\u00bb (1960) \u00e8 il secondo della trilogia \u00abUna storia italiana\u00bb, iniziata con \u00abMetello\u00bb (1955, vincitore del Premio Viareggio) e conclusa con \u00abAllegoria e derisione\u00bb (1966). Il titolo si ispira a un verso di Eugenio Montale: \u00abLa vita \u00e8 questo scialo di triti fatti, \/ vano pi\u00f9 che crudele. \/ E la vita \u00e8 pi\u00f9 crudele che vana\u00bb.<\/p>\n<p>La trilogia si propone l&#8217;obiettivo ambizioso di tracciare un affresco complessivo della societ\u00e0 italiana dal 1875 al 1945, con particolare attenzione al proletariato e alla borghesia; ma, un po&#8217; come per il \u00abciclo dei vinti\u00bb di Giovanni Verga, mano a mano che l&#8217;Autore si allontana dalle classi pi\u00f9 umili, che egli gi\u00e0 aveva delineato con commosso lirismo e con viva partecipazione umana ne \u00abIl quartiere\u00bb (1943), \u00abCronaca familiare\u00bb (1947), \u00abCronache di poveri amanti\u00bb (1947) e \u00abLe ragazze di San Frediano\u00bb (1949), la sua penna perde mordente e la sua narrativa tende a farsi prolissa, verbosa, poco convincente sul piano umano.<\/p>\n<p>In compenso, Pratolini \u00e8 &#8211; a dispetto del suo realismo di derivazione marxista &#8211; un fine indagatore della psicologia femminile; per cui, ne \u00abLo scialo\u00bb, se la sua macchina narrativa perde colpi laddove pretende di descrivere la decadenza di una intera classe sociale, quella borghese (un po&#8217; come aveva fatto Thomas Mann ne \u00abI Buddenbrook\u00bb), in compenso le parti nelle quali tratteggia alcune tormentate figure di donne, specialmente Nella e, pi\u00f9 ancora, Nin\u00ec, consentono allo scrittore fiorentino &#8211; nato nel 1913 e morto a Roma nel 2001 &#8211; di assestare la zampata del leone e di mettere a tacere anche alcuni dei suoi critici pi\u00f9 severi.<\/p>\n<p>Non intendiamo per\u00f2 addentrarci nel romanzo, bens\u00ec nel film televisivo che il regista Franco Rossi ne ha ricavato nel 1987, sviluppando un&#8217;idea di Valerio Zurlini &#8211; scomparso nel 1982 &#8211; e firmandone la sceneggiatura, insieme ad Ottavio Alessi. Esso \u00e8 andato in onda, sul secondo canale nazionale, in forma di sceneggiato in quattro puntate, a partire dal 29 aprile 1987; per cui faremo un&#8217;eccezione alla regola di occuparci solo di lungometraggi cinematografici.<\/p>\n<p>Anzitutto, il regista, Franco Rossi &#8211; fiorentino, classe 1919: concittadino e quasi coetaneo di Pratolini &#8211; \u00e8 un signor regista. Gi\u00f9 il cappello; perch\u00e9, dopo avere esordito nel cinema neorealista, ma con un suo taglio personale e inconfondibile, egli ha girato alcuni dei migliori sceneggiati televisivi fra gli ani Sessanta ed Ottanta: da \u00abOdissea\u00bb (1968), ad \u00abEneide\u00bb (1971), a \u00abUn bambino di nome Ges\u00f9\u00bb (1988).<\/p>\n<p>Ad interpretare \u00abLo scialo\u00bb, che ricalca in modo sostanzialmente fedele la traccia del romanzo pratoliniano, \u00e8 stato chiamato un cast internazionale di attori fra cui spiccano Massimo Ranieri, nella parte di Giovanni Corsini; Eleonora Giorgi (Nella), Marisa Berenson (Nin\u00ec), e poi Stephane Ferrara, Marie Trintignant, Ralph Schicha, Fiorenza Marchegiani, Paolo Lombardi; mentre la fotografia \u00e8 di Gianfranco Transunto.<\/p>\n<p>Siamo a Firenze e nelle campagne circostanti, negli anni che vanno dal 1910 al 1930; il clima \u00e8 quello delle acute tensioni sociali del primo dopoguerra, delle violenze squadriste e della presa del potere da parte del fascismo, consolidatasi, poi, dopo la prova di forza seguita al delitto Matteotti. Su questo sfondo tormentato e, a tratti, sanguigno, si agitano alcuni personaggi della piccola e media borghesia, ciascuno tormentato dal proprio demone: Nella, che ama il marito, ma non resiste ai propri impulsi bovaristici; Giovanni, suo marito, che cambia bandiera per assecondare un feroce arrivismo sociale; Nin\u00ec Butignani, nevrotica e passionale, sferzata a sangue dai suoi fantasmi &#8211; l&#8217;amore impossibile per Folco, il matrimonio di ripiego con Adamo, le incontenibili pulsioni omosessuali; Adamo, anima retta, che si sprofonda nel lavoro per annegare la disperazione del fallito matrimonio con Nin\u00ec; Folco, personaggio dannunziano e rodomonte, capo degli squadristi locali, che finir\u00e0 tragicamente, mentre insegue una sfrenata volont\u00e0 di potenza; Erminio, che declina inesorabilmente fra saggezza e patetismo; Fernando, adolescente che apre gli occhi sul mondo; Fru, contadina viziosa, bisessuale e malata, che finir\u00e0 uccisa dai fascisti in modo imprevedibile.<\/p>\n<p>A ciascuno, come direbbe Julien Green, la sua notte: nessuno di essi riesce a trovare un po&#8217; di quella pace cui pure ardentemente aspira &#8211; se non la pace della morte, come la tragica Nin\u00ec, che sceglie lucidamente di uscire dal mondo, dopo l&#8217;ultimo disinganno.<\/p>\n<p>Ecco come l&#8217;Enciclopedia Garzanti della Televisione riassume la vicenda dello sceneggiato e fa un bilancio della sua riuscita artistica:<\/p>\n<p>\u00abLa vita privata di due famiglie piccolo borghesi si intreccia con la storia del paese, che dopo le illusioni del primo dopoguerra \u00e8 segnato dall&#8217;avvento del fascismo. Tutti i protagonisti del racconto sono sia vittime che colpevoli dello scialo ideale e materiale che li coinvolge. Il matrimonio di Nella (Giorgi) e di Giovanni Corsini (Ranieri) ha breve respiro: la donna si lascia andare ai piaceri del bel mondo, si lega alla ricca Nin\u00ec (Berenson) in un rapporto ambiguo, diviene amante dei gerarchi fascisti; il marito, prima socialista convinto, si trasforma in un borghese corrotto, disponibile a qualsiasi compromesso, anche col fascismo. Il destino della coppia si incrocia con quello di Nin\u00ec, benestante proprietaria terriera, crocerossina, che indossa la camicia nera, senza per\u00f2 esserne convinta e soddisfatta; innamorata dell&#8217;amico d&#8217;infanzia, sposa l&#8217;umile Adamo Maestri per ripiego, e dopo il fallimento del matrimonio si ritira in campagna dove inizia una relazione con la cameriera Fru. Dopo che questa muore, uccisa dai fascisti, Nin\u00ec incontra Nella; sembra per\u00f2 che nulla sia destinata a durare e la ricca donna, dopo il tradimento dell&#8217;amica, si suicida. La riduzione televisiva \u00e8 fedele al testo di Pratolini, che descrive miserie e illusioni destinate a crollare insieme alla speranza di una rinascita italiana nel dopoguerra. Ottima l&#8217;interpretazione di Marisa Berenson, che presta il volto alla nevrotica Nin\u00ec; Massimo Ranieri \u00e8 al suo secondo incontro con un&#8217;opera di Pratolini, diciotto ani dopo il &quot;Metello&quot; di Bolognini con cui ha debuttato in cinema.\u00bb<\/p>\n<p>Siamo pienamente d&#8217;accordo con la valutazione positiva dell&#8217;interpretazione della Berenson. Resta da aggiungere che il naufragio esistenziale di Nin\u00ec, la ricca borghese da lei interpretata, ha a che fare anche con una frustrazione di classe (l&#8217;aristocrazia che continua a tenerla a distanza, nonostante i suoi soldi) e con le brucianti delusioni politiche: accesa interventista, era stata crocerossina in guerra nel 1915-18; poi, con lo stesso entusiasmo, si era iscritta al Fascio, restandone per\u00f2 amaramente delusa.<\/p>\n<p>Tuttavia, per comprendere meglio le ragioni del suo suicidio, bisogner\u00e0 precisare che il duplice colpo di grazia al suo ormai precario equilibrio psichico e affettivo le \u00e8 venuto dalla morte di Folco, assassinato da altri fascisti per rivalit\u00e0 personali, e dalla rivelazione che Nella ne era divenuta l&#8217;amante, una delle tante: dove non si capisce bene fino a che punto Nin\u00ec rimanga sconvolta dalla gelosia per il \u00abtradimento\u00bb dell&#8217;uomo o per quello dell&#8217;amica.<\/p>\n<p>Alcuni critici, come Carlo Bo, hanno trovato poco persuasivo il suicidio di Nin\u00ec; mentre a noi pare il naturale coronamento di una parabola autodistruttiva che, alimentata con alcool e fumo, trae origine da una diversit\u00e0 con cui ella non osa mai confrontarsi pienamente e che, anzi, tende a negare, non solo per ipocrita conformismo, ma anche per incapacit\u00e0 di leggersi dentro sino in fondo; tanto che il suo impossibile amore segreto per Folco altro non sembra che la maschera indossata per nascondere le sue profonde pulsioni omosessuali.<\/p>\n<p>Nin\u00ec, pertanto, riassume in s\u00e9 il binomio Eros-Thanatos e il suo destino appare segnato, nel contesto di una classe sociale &#8211; la ricca borghesia terriera -, che non ha saputo approfittare dell&#8217;esperienza della prima guerra mondiale per riformarsi e rinnovarsi, ma sempre pi\u00f9 sprofonda nell&#8217;arrivismo e nella mediocrit\u00e0 del proprio conformismo.<\/p>\n<p>Ha osservato il critico Ruggero Jacobbi nella Introduzione al romanzo di Pratolini (Mondadori, 1976, pp. XII-XIII):<\/p>\n<p>\u00abPortatrice di morte e poi suicida \u00e8 Nin\u00ec; assassino e poi assassinato \u00e8 Folco. La morte campeggia \u00bbnel libro come in tutte le vicende di quegli anni italiani. \u00c8 la stessa morte che appare come simbolo sui gagliardetti e nelle canzoni dei fascisti. Ma \u00e8 anche la morte personale, accarezzata e si vorrebbe dire vissuta da temperamenti estremi, a loro modo eccezionali. In costoro la morte \u00e8 divenuta la figura palese del condizionamento storico perch\u00e9 si \u00e8 trasformata nell&#8217;asse di una psicologia. Qui si coglie bene il passaggio dalla predicazione nietzschiana alle varie forme di esistenzialismo. Non nel senso filosofico stretto, naturalmente, ma i quel modo quotidiano in cui la cultura, anzi, la sottocultura, entra rovinosamente nel conto delle sorti umane. Le vere ragioni di Nietzsche e l&#8217;ansia di trascendenza del migliore trascendentalismo saranno sempre inaccessibili ai non addetti ai lavori. Ma il confuso alone di sentimenti che tali autori suscitano (perch\u00e9, a loro volta, ne furono suscitati) ha una potenza indicibile, finisce per confondersi col corpo stesso delle persone. Tutto in Nin\u00ec ha il colore cupo della tragedia, la sua aureola fiammeggiante: \u00e8 un&#8217;eroina predestinata ed \u00e8 la prima a saperlo. Anzi, una delle molle pi\u00f9 persuasive del tragico \u00e8 in lei il fatto che le sole persone a cui realmente teneva, le sole che giudicava capaci di modificare il suo stesso destino, Guido e Folco, non riconoscono in lei questo ruolo di protagonista. Ella sa di essere un simbolo sacrificale, una torcia viva; e come fanno gli esseri amati, gli eletti, a non accorgersene? Vorr\u00e0 dire che sono, loro, dei falsi simboli, e che vanno perci\u00f2 cancellati al mondo. A cancellare Guido dalla memoria provvede una distratta e maliziosa frase di Folco sul suo conto: a cancellare fisicamente Folco provveder\u00e0 lei, l&#8217;eroina, al culmine della crisi in cui vede il simbolo caduto, il mito ridotto a meschinit\u00e0, e deve punire in un bersaglio esterno il proprio stesso errore. In tal modo Nin\u00ec vendica tutto il male del passato, ma rimane vuota, rimane terra bruciata: ora &quot;tutto il male&quot; \u00e8 lei stessa. La sorte miseranda di Fru \u00e8 l&#8217;ultimo segno, l&#8217;avviso, di una parabola terminata: non resta che agire di conseguenza. Perch\u00e9 la terra bruciata non d\u00e0 frutti, il vuoto non genera vita. I tuta la vicenda di Nin\u00ec, sia nei rapporti con gi altri che nel fumigante groviglio del suo diario intimo, il sigillo della morte \u00e8 decisivo, \u00e8 l&#8217;impronta naturale e necessaria.<\/p>\n<p>Non capisco pertanto come Bo e qualche altro abbiamo trovato arbitrario , quasi un mero gesto, il suicidio di Nin\u00ec. Ella si uccide perch\u00e9 non vi sano pi\u00f9 le persone che avrebbero potuto ucciderla. Guido, Folco, Fru &#8211; e dunque tocca a lei sola. Le eroine tragiche non muoiono nel proprio letto. Nin\u00ec obbedisce alla sua stessa condizione esistenziale, ma alo stesso tempo cerca di risarcire un danno, un trauma di origine profondamente classista, divenuto immedicabile. All&#8217;origine d tutta la sua tragedia sta l&#8217;oscuro coinvolgimento in un mito aristocratico e cosmopolita (Des Caisses!) di cui l&#8217;ambiente creato da Gioietta e l&#8217;amore per Guido parvero a suo tempo le conferme. Anche Nin\u00ec ha avuto il suo momento felice, &quot;secondo natura&quot;, il suo inganno. Poi Gioietta \u00e8 scomparsa, Guido \u00e8 rimasto in una negativa e gelida distanza, Nin\u00ec \u00e8 tornata alla sua sorte di &quot;bottegaia&quot; respinta da LUI, da LORO, &#8211; l&#8217;ossessione dei corsivi \u00e8 costante &#8211; e qualsiasi trionfo nella nuova area sociale \u00e8 una sconfitta nel fondo dell&#8217;anima. Nemmeno il matrimonio con Adamo, intrapreso come una vendetta contro una classe subalterna, pu\u00f2 fornire il risultato sperato: Adamo ha la sua vittoria morale, Nin\u00ec rimane subalterna in quanto donna non realizzata. N\u00e9, socialmente, ella pu\u00f2 colpire Adamo n come arrivista o profittatore, perch\u00e9 subito la stessa logica economica le si volge contro. Qui il sesso entra a far parte della materia storica, la natura prepara il dossier delle sue ragioni e Nin\u00ec si vede di fronte alla pi\u00f9 straziante delle sue sorprese. Perch\u00e9 &#8211; mi sembra evidente &#8211; Nin\u00ec si trova ad agire da lesbica essendolo forse da sempre, ma senza averci mai pensato. Se questo \u00e8 vero, insisto: natura e storia si sentono qui intricate in un nodo tremendo, Marx e Freud vengono ambedue citati come testimoni.\u00bb<\/p>\n<p>Tutto giusto; solo, va aggiunto che quella ingombrante presenza di materialismo storico e psicanalisi costituisce, precisamente, il limite e il peso di una vicenda la quale, se riesce a prendere quota e ad offrirci dei personaggi riusciti, come, appunto, quello di Nin\u00ec &#8211; ma anche per merito della bravura della Berenson, che ha sprecato una promettente carriera di attrice in una lunga serie di film di second&#8217;ordine e di parti sbagliate -, lo fa a dispetto di quel farraginoso armamentario ideologico e contro di esso.<\/p>\n<p>E, poich\u00e9 ci siamo soffermati sul personaggio di Nin\u00ec, dolente figura femminile che vorrebbe esemplificare la decadenza di un&#8217;intera classe sociale, la ricca borghesia terriera &#8211; ci sembra cosa utile offrire uno spaccato del suo dramma intimo, di anima appassionata ma incompresa, che si osserva con uno sconcertante miscuglio di lucidit\u00e0 e di ritegno nelle sue estasi tormentose (che ricordano \u00abFemmes damn\u00e9es\u00bb di Baudelaire), attraverso una pagina esemplare della sua vicenda umana: l&#8217;amore per Fru, personaggio tortuoso e distruttivo quant&#8217;altri mai.<\/p>\n<p>Dal romanzo di Vasco Pratolini \u00abLo scialo\u00bb (Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1960, 1976, vol. 2, pp. 414-17; 425; 430-31):<\/p>\n<p>\u00abEcco, Fru, ha chiuso la porta, in punta di piedi ha raggiunto il letto, si sta spogliando, mi sussurra: &quot;Buonasera&quot;.<\/p>\n<p>Le ho detto di essermi impensierita e di aver supposto che quei ragazzi&#8230; Ora lei mi risponde: &quot;Sono valorosi, sono dei bei figlioli, ma dalla Casa del Popolo dove si balla, stanno lontano. Del resto son quasi tutti signorini, c&#8217;\u00e8 anche qualche contadino e qualcuno di paese tra loro, pari a pari, io non li conosco che di vista, \u00e8 gente che non ha beni da salvare, su dai Falorni dicono sin pagati, io non ci ho mai avuti a che fare con nessuno. Ma non \u00e8 politica, questa?&quot; ha pigolato. &quot;Ne vuol proprio parlare?&quot;.<\/p>\n<p>\u00c8 scivolata sotto le coperte, tutta ignuda m&#8217;\u00e8 parso; ora si finge addormentata.<\/p>\n<p>22 settembre.<\/p>\n<p>Sto vivendo momenti di cui dovrei provare orrore. Sono felice. Nottetempo, \u00e8 come se viaggiassimo attraverso un inferno che lentamente si estingue per tramutarsi in una grande pace. Semmai quando in cielo si fa luce, mi piglia il tremito. Ma \u00e8 freddo pi\u00f9 che paura, siccome \u00e8 mattina e la stufa si \u00e8 spenta.<\/p>\n<p>Come ieri notte, di ritorno dal ballare. Mi stavo alzando dal s\u00e9cretaire.; lei si volt\u00f2 nel letto e disse: &quot;Non fumi cos\u00ec e non beva a codesto modo, \u00e8 peggio per lei.&quot; Le andai vicino. &quot;Ne faccia a meno, ALMENO QUANDO SCRIVE LA SUA VITA&quot;, esclam\u00f2. Mi gett\u00f2 le braccia al collo, nascose il viso sulla mia spalla, era nuda. &quot;Lei \u00e8 troppo buona con me, signora.&quot;<\/p>\n<p>Allora&#8230; come poi lei cred\u00e9 di spiegarsi, perch\u00e9 aveva addosso un profumo ignobile, dozzinale. Le gridai che potevo immaginarmi a quanti uomini so fosse strusciata. &quot;Ti piacciono tutti, me l&#8217;hai raccontato. Mentre ballate, i panni \u00e8 come diventassero di velo, e a te sembra di svenire. &quot;. Lei continuava a parlarmi nell&#8217;orecchio, e in un sospiro che trov\u00f2 forse dentro di me un&#8217;eco spropositata: &quot;S\u00ec \u00e8 vero, ma non ce n&#8217;\u00e8 uno che mi faccia presa&quot;. Intendeva che nessuno riusciva a farla godere? Cos\u00ec mi parve di capire.<\/p>\n<p>L&#8217;ira mi soffocava, avrei voluto urlare, insultarla, e non sapevo fare altro che colpirla con tutte le mie forze; ella sembrava offrirsi alla mia furia: non emise un gemito, non cerc\u00f2 di ripararsi con le braccia. Quando ricaddi esausta sul letto, ,la vidi ai miei piedi. Aveva il viso imbrattato di sangue, i capelli sciolti, il corpo nudo e supino, i suoi occhi mi guardavano dolcemente, mi sorrise, mi pareva di averla giustamente punita, le ordinai di andare in bagno e fermare il sangue che le usciva dal naso., Ricordo, \u00e8 digi\u00e0 un ricordo, che torn\u00f2 a me serena, e in ordine, bella pettinata, con la mia camicia celeste, come la prima sera. Vers\u00f2 del cognac nel bicchiere, me lo porse inginocchiandosi.<\/p>\n<p>Ero fuori di me? Ero felice.<\/p>\n<p>Dissi, dopo averle meditate, queste parole: &quot;Meriteresti o no, ti rimandassi all&#8217;Oliveto e prendessi Argia al tuo posto?&quot;<\/p>\n<p>Ella taceva; poi disse: &quot;Al mio posto, proprio dove sono io ora?&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Anche, perch\u00e9 no?&quot;.<\/p>\n<p>Restammo cos\u00ec, lei inginocchiata, io le carezzavo i capelli; sentii le sue lacrime sulla mano che mi baciava.<\/p>\n<p>&quot;Non mi porter\u00e0 pi\u00f9 in citt\u00e0 allora?&quot;.<\/p>\n<p>&quot;No, ci porter\u00f2 Argia.&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Lo dice perch\u00e9 io ne patisca?&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Lo dico perch\u00e9 lo penso anche se non ho preso ancora l&#8217;ultima decisione&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Sicch\u00e9 posso sempre sperare?&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Ti ho fatto male, Fru?&quot;, le chiesi.<\/p>\n<p>&quot;No, no, soltanto&#8230; Le dispiacer\u00e0 se glielo dico<\/p>\n<p>Un altro dei nostri colloqui. Qualcosa di magico accade in quei momenti. : \u00e8 come se il mondo si fermasse per lasciare impresso nella mente ogni gesto e parola.<\/p>\n<p>&quot;Avanti&quot;, le ordinai. &quot;Di che cosa mi dovrei dispiacere? Non di averti punita come meritavi.&quot;.<\/p>\n<p>&quot;E di avermi rigato a sangue tutte le poppine, nemmeno?&quot;.<\/p>\n<p>Eccola che torna, portandomi la colazione. C&#8217;\u00e8 un temporale tremendo, \u00e8 andata via la luce, malgrado sia giorno pieno ho dovuto accendere il candeliere. Piove da una settimana, ora sembra scatenarsi il diluvio. Mao \u00e8 saltato sul letto di prepotenza, con tutto il pelo increspato. [&#8230;]<\/p>\n<p>Avvertiti i suoi, stasera Argia si \u00e8 coricata nella camera di Fru, e quando \u00e8 stata certa che Antonio e Luisa si erano addormentati, ci ha raggiunto. Hanno voluto che fossero spente tutte le luci; inutilmente io ho tentato di avviare una conversazione. Mute, corrucciate, pudiche, mi stavano ai lati; ed io ho finito per accettare questo loro atteggiamento, incuriosita dapprima, poi presa nel gioco. Sentivo ai miei fianchi i loro corpi tesi, come in agguato. Come se le cullassi, ora l&#8217;una ora l&#8217;altra, segretamente , nella reciproca finzione che, ora l&#8217;una ora l&#8217;altra, si fosse addormentata. [&#8230;]<\/p>\n<p>27 settembre<\/p>\n<p>Fru, anima mia, \u00e8 gi\u00f9 nella sua camera, non ho potuto disporre altrimenti.. malgrado le medicine, la febbre non \u00e8 ancora scesa. Antonio ha avvisato ala Nuova Cisterna che Argia prende il posto di Fru, finch\u00e9 Fru non sar\u00e0 guarita. Stasera dormir\u00e0 lei &quot;sul divano, per tenermi compagnia&quot;. Sar\u00e0 la prima volta che resteremo sole, senza Fru.<\/p>\n<p>Non fa mai sera in questa attesa. Il cielo \u00e8 grigio, il bel tempo si \u00e8 subito spezzato. Dei nuvoloni sovrastano l&#8217;Oliveto. Lo stesso si sta vendemmiando. \u00c8 deciso, domani andr\u00f2 sui poderi.<\/p>\n<p>Cos&#8217;\u00e8 Argia per me? Standole accanto si prova come un fastidio, e nello stesso tempo si stabilisce una comunione immediata. Credo di capire che liberandosi di non so quali ceppi, si potrebbe sprofondare lei ed io dentro degli abissi che ignoro. Ecco, vicino a lei non \u00e8 pi\u00f9 amore, \u00e8 vizio. \u00c8 questa la soglia che sto per valicare? Ella ha gli stessi diciotto anni di Fru, ma \u00e8 &quot;una donna sul serio&quot;, Fru ha ragione. . \u00e8 quella figura degli Uffizi distesa sul fianco, che d\u00e0 le spalle ai vecchioni che la concupiscono. Tuttavia, \u00e8 viva, e come Fru, \u00e8 nata e cresciuta sulla mia terra. la perfezione del suo corpo ha del miracoloso, ma \u00e8 gi\u00e0 volta ad appesantirsi, a corrompersi e sfiorire. Nessuna luce, sia pure ambigua e infantile, illumina la sua anima. Ella \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 e sa di essere una contadina, senza uno slancio interiore, ottusa, venale. \u00c8, sotto questo aspetto, una cosa mia molto pi\u00f9 di Fru. Come una bestia alla quale mi posso avvicinare, che non mi suscita n\u00e9 trepidazioni n\u00e9 affanni. Ma dalla quale debbo guardarmi, siccome \u00e8 ombrosa. Quando meno ne ha l&#8217;aria, pu\u00f2 scalciare.<\/p>\n<p>Cos\u00ec a lei, la mia persona non le procura che repugnanza. Soltanto a furia di abbrividire, pensando alla dote o per la suggestione dell&#8217;ambiente, si addolcisce. Allora la sentivo sudare, agitarsi e protendersi tutta. C&#8217;era in queste notti lo scrosciare della pioggia, il vento, i tuoni dietro le imposte serrate. Avevo l&#8217;impressione che Fri singhiozzasse, la faccia sul guanciale, mentre si fingeva addormentata. Immobili, Argia ed io, ci stringevamo la mano, intrecciando le dita. Lei \u00e8 pi\u00f9 forte, me le stritolava. Mi sentivo lacerare il cervello. Ora lo so: ero donna insieme a lei, disarmata, e piena di desiderio, di rivolta. Mi affannavo perch\u00e9 riuscisse a gioire. Con Fru \u00e8 comunque tenerezza, con lei dolore. Lei diventava l&#8217;amante, la padrona, , io la servivo. Mi trovavo stravolta dalla fatica, quando finalmente si spengeva. No, non \u00e8 questo l&#8217;amore. L&#8217;amore \u00e8 Fru che, a questo punto, si alzava, era gi\u00e0 l&#8217;alba, e senza un gesto, le faceva strada. Argia scivolava di sotto le coperte con un sospiro. Scendevamo. Il sonno mi coglieva come cadessi in deliquio.\u00bb<\/p>\n<p>Il dramma di Nin\u00ec \u00e8 tutto in questo spietato analizzarsi e raccontarsi, senza ipocrisie e senza abbellimenti; ma, al tempo stesso, senza l&#8217;intimo coraggio necessario per guardarsi fino in fondo come realmente \u00e8: una donna ormai verso la quarantina, disillusa, stanca, assetata di amore, ma del tutto incapace di amare.<\/p>\n<p>Una donna, come bene ha osservato Ruggero Jacobbi, destinata a offrirsi in olocausto, per ardere come una fiamma sacrificale e immolarsi sull&#8217;altare delle proprie contraddizioni: senza rimpianti: sola e disperata, cos\u00ec com&#8217;era sempre vissuta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il romanzo di Vasco Pratolini \u00abLo scialo\u00bb (1960) \u00e8 il secondo della trilogia \u00abUna storia italiana\u00bb, iniziata con \u00abMetello\u00bb (1955, vincitore del Premio Viareggio) e conclusa<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30143,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[14,26],"tags":[132],"class_list":["post-26814","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-un-film-al-giorno","category-cinema","tag-eugenio-montale"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-cinema.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26814","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26814"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26814\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30143"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26814"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26814"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26814"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}