{"id":26806,"date":"2017-04-18T01:58:00","date_gmt":"2017-04-18T01:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/18\/perche-furono-costruite-le-linee-di-nazca\/"},"modified":"2017-04-18T01:58:00","modified_gmt":"2017-04-18T01:58:00","slug":"perche-furono-costruite-le-linee-di-nazca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/18\/perche-furono-costruite-le-linee-di-nazca\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 furono costruite le linee di Nazca?"},"content":{"rendered":"<p>Nel deserto di Sechura, nel Per\u00f9 meridionale, vi \u00e8 una delle opere umane pi\u00f9 misteriose di tutto il continente americano: le cosiddette &quot;linee&quot; di Nazca, ossia delle grandi sagome di animali raffigurate sul terreno, ma in una maniera tale che solo dal cielo se ne pu\u00f2 cogliere il disegno complessivo e si pu\u00f2 degnamente apprezzare il rispetto delle proporzioni e la perfetta geometria delle linee stesse, le quali, pur essendo lunghe alcune decine di metri, paiono essere state disegnate con la squadra e il righello sulla superficie di un foglio da disegno.<\/p>\n<p>Si tratta di circa 800 figure, per la maggior parte di animali, molto eleganti nella loro efficace stilizzazione: il cane, il condir, il ragno, il pappagallo, la balena, il pellicano, l&#8217;iguana, la scimmia, il serpente, il lama, il colibr\u00ec, l&#8217;alligatore (quest&#8217;ultimo ormai quasi del tutto cancellato, mentre le altre figure si sono perfettamente conservate); e, inoltre, le mani, l&#8217;albero, la stella, la spirale, e una strana figura umana, ribattezzata &quot;l&#8217;astronauta&quot; a causa di quello che sembra essere uno scafandro, o qualcosa del genere. Le figure sono dei <em>geoglifi negativi<\/em>, cio\u00e8 sono state realizzate non dipingendo o scolpendo il terreno, ma semplicemente asportando i sassi lungo le direttrici prescelte, in modo da creare uno stacco cromatico fra i &quot;solchi&quot; cos\u00ec formati, di colore pi\u00f9 chiaro, biancastro, e la superficie circostante, del caratteristico colore scuro della steppa semidesertica, qui chiamata &quot;pampa&quot;. Le pietre rimosse contenevano ossidi di ferro. Poich\u00e9 le precipitazioni sono scarsissime, i disegni &#8211; alcuni dei quali veramente smisurati (la lucertola \u00e8 lunga pi\u00f9 di 180 metri), che formano un intrico di migliaia di linee rette, molto precise &#8211; si sono conservato molto bene; in compenso, non \u00e8 facile giungere a una datazione precisa.<\/p>\n<p>La domanda che sorge spontanea, davanti ad un&#8217;opera come questa &#8212; che, ripetiamo, non pu\u00f2 essere vista dall&#8217;alto, o, se pure ci\u00f2 \u00e8 possibile, solo salendo sulle vette delle montagne dominanti il deserto, dalle quali peraltro si gode una vista prospettica molto insoddisfacente -, \u00e8 perch\u00e9 mai essa sia stata realizzata. Che cosa spinse i Nazca, che vivevano in una regione dalle caratteristiche ingrate, e dunque costantemente impegnati a risolvere il problema della sopravvivenza, a realizzare un&#8217;opera cos\u00ec imponente, cos\u00ec insolita, e, soprattutto, cos&#8217; poco &quot;utile&quot;, nel senso comunemente attribuito alla parola? Se non servivano a nulla, se avevano una funzione meramente decorativa, perch\u00e9 i Nazca avrebbero speso tanto tempo e tante energie a raffigurare animali come l&#8217;alligatore, il condor, il ragno, la scimmia, alcuni dei quali erano effettivamente a loro familiari, mentre altri non li vedevano di certo molto spesso?<\/p>\n<p>Sono state fatte molte ipotesi e parecchi studiosi, archeologi e antropologi hanno voluto dire la loro. Le teorie pi\u00f9 accreditate vedono nelle figure di Nazca un centro di culto religioso, o una sorta di calendario astronomico, come pensava la studiosa tedesca Maria Reiche; o un cammino iniziatico e sapienziale, o l&#8217;espressione di riti legati all&#8217;acqua (in una regione estremamente arida) e, di conseguenza, alla fertilit\u00e0; oppure ancora delle figure magiche aventi lo scopo di attirare il ritorno, o la permanenza, di animali che erano necessari alla sopravvivenza degli uomini: un po&#8217; come nei &quot;culti del cargo&quot; della Melanesia si realizzavano delle grandi figure di aerei per attirare i veri aerei e indurli a scendere con tutte le loro ricchezze. Quest&#8217;ultima teoria \u00e8 stata particolarmente sostenuta da un&#8217;altra archeologa donna, la peruviana Maria Rostworowski.<\/p>\n<p>Ed ecco l&#8217;opinione della nota esploratrice e americanista Simone Waisbard, che si \u00e8 particolarmente occupata di questo mistero archeologico (da: S. Waisbard, <em>Le piste di Nazca<\/em>; titolo originale: <em>Les pistes de Nazca<\/em>, in collaborazione con Jack Waisbard, Paris, \u00c9ditions Robertr Laffont, 1977; traduzione dal francese Rosetta De Mauro e Claudio Coretti, Milano, Edizioni Sugar &amp; Co., 1978, pp. 183-185):<\/p>\n<p><em>A che cosa mai servirono? \u00c8 questa a prima domanda che tutti gli appassionati di Nazca formulano, soprattutto a se stessi! Ma, purtroppo, finora, hanno ottenuto ben poche risposte razionali. E io non credo che si possa sperare di trovare una soluzione a questo quesito, a meno che non si cosca &#8212; nella misura del possibile &#8212; il modo di pensare il modo di pensare, cos lontano e diverso dal nostro degli antichi peruviani! Per riuscire da acquisire quella mentalit\u00e0 vi \u00e8 per\u00f2 un valido metodo: procurarsi il CONTATTO PROLUNGATO degli indiani delle Ande, i quali, generazioni dopo generazioni, hanno perpetuato e si sono tramandati le tradizioni orali e i miti ancestrali. Io, infatti, li ho visti vivere e comportarsi ai nostri giorni, cos\u00ec come avrebbero fatto mille o pi\u00f9 anni or sono. E in questo mio studio etnografico non vi \u00e8 dubbio che io sia stata particolarmente agevolata dai miei quindici continui ani di permanenza in Per\u00f9; un paese che ho percorso incessantemente in lungo e in largo, seguendo i consigli di archeologi ed esperti e spesso lavorando al loro fianco.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;indio vive tuttora in un suo MONDO FATATO che \u00e8 lo stesso del suo favoloso passato atavico &#8212; quello dei Nazca &#8212; la cui cultura si basava totalmente sulle concezioni magiche della vita.<\/em><\/p>\n<p><em>Per l&#8217;aborigeno delle Ande o del litorale, ogni cosa vive e ha un&#8217;anima! Ecc, ad esempio, una pietra &quot;che piange lacrime di sangue&quot; (\u00e8 l&#8217;ematite dalle rosse striature) perch\u00e9 gli Incas la rimossero dal suo posto originale e la trascinarono e portarono via, usandola per le loro costruzioni&#8230; Ecco la patata che, a sua volta, &quot;versa lacrime&quot; e bagna le mani di chi la ferisce sbucciandola. A me \u00e8 capitato di vedere un indio che lavorava in un suo campicello, al Cuzco, baciare affettuosamente un tubero che aveva colpito con la zappa. In un&#8217;altra occasione vidi un indio comportarsi nello stesso modo nei confronti di una &quot;papita&quot; (zucchina) caduta e abbandonata Lungo il bordo di un sentiero&#8230; Montagne, laghi, sorgenti hanno un sesso, si sposano, diventano marito (oppure moglie), hanno dei figli, si amano, sono gelosi, si insultano, si abbracciano o si respingono! Gli alberi sono dotati di un&#8217;anima capricciosa e &quot;frondista&quot;. Animali, rocce e vento hanno una voce. Uomini e donne delle sierre andine, si intrattengono in conversazione cin tutti gli elementi e fenomeni naturali. &quot;Il sole \u00e8 molto pi\u00f9 di un Dio &#8212; \u00e8 il PADRE BENEFICO&#8230; Terra, acqua e aria sono i fratelli dell&#8217;indio, divinit\u00e0 materiali e non spirituali che si mischiano tra loro per creare le varie forme di vita e partecipare alla sua evoluzione. Non si potrebbe opprimere uno dei tre elementi &#8212; ha scritto Manasses Fernandez Lancho &#8212; senza alterare la vita del cosmo!<\/em><\/p>\n<p><em>Quechua e Aymaras continuano ancor oggi a indicare nel cielo notturno il Padre Lama e la Madre Lama (da cui ebbe origine tutta la specie di questo animale) con i loro piccoli, e li ritengono da sempre protettori dei greggi. L&#8217;indio usa scrutare tra le nubi, da secoli, l&#8217;apparizione di un determinato punto, che gli \u00e8 ben noto, di una certa stella o costellazione che lo avvertir\u00e0 di iniziare la seminagione, l&#8217;irrigazione, la sarchiatura o il raccolto. Accade cos\u00ec che, in ogni suo minimo gesto quotidiano, l&#8217;indio vive colla e nella natura; la quale, a sua volta, vive per lui e con lui. La Natura e le cose gli appartengono e lui appartiene alla Natura, e non potrebbe mai non tenerne conto, come spesso facciamo noi per egoismo. Poich\u00e9 sono a conoscenza dei concetti di cui sopra, la maggior parte dei peruanisti interpellati, mi hanno risposto nello stesso modo: \u00e8 pi\u00f9 che probabile che i geoglifi delle pampas di Nazca siano UNA FORMA DI CONVERSAZIONE ANIMISTA CON GLI DEI: UNA SPECIE DI DIALOGO TRA LA TERRA E IL CIELO. Un dialogo di cui era intermediario e interprete un &quot;sacro collegio&quot; di sapienti-astronomi (se non vogliamo chiamarli addirittura &quot;grandi sacerdoti&quot;), dato che nell&#8217;antichit\u00e0 gli eruditi di quel genere, di qualsiasi paese, hanno sempre fatto parte degli addetti a un culto religioso). Per questi intellettuali e studiosi del cielo- che noi non facciamo uno sforzo ad immaginarci costantemente alle prese con la necessit\u00e0 angosciosa di assicurare la sopravvivenza a un popolo insediatosi ai margini di un arido deserto &#8212; gli animali progenitori delle specie esistenti nel loro cosmo, nonch\u00e9 le piante, erano diventate non solo delle ENTIT\u00c0 SACRALI, ma, prima di tutto, dei GENI DOMESTICI. Harth-Terr\u00e9 esprime perfettamente questo concetto quando scrive: &quot;Si tratta di immagini di animali apportatori di mezzi di vita, ai quali veniva reso un tributi deprecatorio. Essi impersonavano ed esprimevano cicli tellurici, sazi di temo, stagioni dedicate a una cosa o ad un&#8217;altra&#8230; essi rappresentavano, insomma, l&#8217;incessante successione delle resurrezioni della Natura&quot;.<\/em><\/p>\n<p>E non si dica che tutto \u00e8 perfettamente chiarito, o quasi. Vi sono delle cose che i costruttori delle linee di Nazca non avrebbero dovuto sapere, stando a quel che stabilisce la versione ufficiale della storia dei popoli americani in et\u00e0 precolombiana. Per fare solo un esempio: come facevano i Nazca a conoscere, come appare dal disegno del ragno, come sia fatto realmente l&#8217;apparato riproduttivo di quegli animali? I biologi moderni lo hanno individuato da poco: l&#8217;organo genitale maschile \u00e8 una escrescenza situata all&#8217;altezza della terza zampa: ma come facevano i Nazca a saperlo? Perch\u00e9 tale escrescenza \u00e8 visibile solo al microscopio! Evidentemente, qui siamo in presenza di un mistero, in un certo senso paragonabile a quello dei Dogon del Mali, il popolo africano nella cui mitologia vi sono delle conoscenze inspiegabili a proposito della stella Sirio, che essi conoscono come solo gli astronomi occidentali, forniti del telescopio: sanno, per esempio, che essa ha una &quot;compagna&quot; meno luminosa, invisibile a occhio nudo. Ma i Dogon, il telescopio, non l&#8217;avevamo; eppure le loro conoscenze relative a Sirio sono sicuramente molto antiche, e, in ogni caso, pi\u00f9 antiche del primo contatto avvenuto con i missionari europei, nel XIX secolo (cfr. il nostro articolo: <em>La mitologia dei Dogon e il mistero della stella Sirio<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 11\/06\/2007, e ripubblicato su <em>Il Corriere delle Regioni<\/em> il 31\/01\/2016). Nel caso dei Nazca, ci sarebbe voluto il microscopio per vedere l&#8217;organo sessuale dei ragni; in quello dei Dogon, ci sarebbe voluto il telescopio per scorgere la stella Sirio B: e dunque, come spiegare simili conoscenze &quot;impossibili&quot;, da parte di popoli a basso livello tecnologico? E non \u00e8 finita qui. Il ragno raffigurato sulle linee di Nazca, dalle proporzioni gigantesche (45 metri di lunghezza!) sembra appartenere alla famiglia dei Ricinulei, ossia a una famiglia ben diversa da quelle viventi nel territorio del Per\u00f9 meridionale, ma presente addirittura nel cuore della foresta amazzonica, a una distanza di almeno 1.500 km. in linea d&#8217;aria (e con la gigantesca Cordigliera delle Ande nel mezzo). Un&#8217;altra circostanza strana, dunque: e sono due. Due circostanze strane cominciano a sollevare qualche dubbio, a sollecitare qualche domanda &quot;scomoda&quot;. Scomoda per la scienza ufficiale, beninteso, che pretende di saper tutto e d&#8217;avere ogni cosa sotto controllo.<\/p>\n<p>Il problema di fondo, comunque, \u00e8 sostanzialmente quello legato alla datazione del manufatto. Quando sono stare realizzate, le linee di Nazca? La cultura dei Nazca \u00e8 fiorita fra il primo e il sesto secolo dopo Cristo; non \u00e8 certo che essa discenda dalla civilt\u00e0 di Paracas, nata verso il 750 a. C ed esauritasi verso il 100 d. C., anche se i due popoli sembrano aver convissuto per un certo tempo e aver condiviso la stessa zona geografica, almeno in parte, cio\u00e8 il deserto di Sechura. Le &quot;linee&quot; potrebbero essere state disegnate, se cos\u00ec vogliamo esprimerci, in un arco di tempo vastissimo, ed essere antiche da duemila anni, o forse pi\u00f9, a circa millecinquecento anni. In verit\u00e0 sappiamo cos\u00ec poco circa il popolamento del continente americano: fino a non molti anni fa gli etnologi credevamo di sapere che la presenza dell&#8217;uomo nelle Americhe risalisse a non pi\u00f9 di 12.000 anni fa, e che egli fosse giunto attraverso il &quot;ponte&quot; di Bering, fra la punta pi\u00f9 orientale della Siberia e l&#8217;Alaska; invece le datazioni con il radiocarbonio nei siti australi, come quello di Monteverde, nel Cile meridionale, presso la citt\u00e0 di Puerto Montt, risalirebbero a quasi 15.000 anni fa, mentre dovrebbero essere assai pi\u00f9 recenti, secondo la teoria diffusionista a partire dall&#8217;Asia. Se l&#8217;uomo \u00e8 giunto in America dalla Siberia non prima di 12.000 anni fa, come mai era stabilmente insediato all&#8217;altra estremit\u00e0 del continente, in Patagonia, gi\u00e0 15.000 anni fa?<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa. Gli uomini antichi, e non solo i Nazca, ma tutti, anche i costruttori dei siti megalitici europei, con i loro <em>dolmen<\/em> e i loro <em>menhir<\/em>, non pensavano e non sentivano affatto come noi; e qui Simone Waisbard ha pienamente ragione. Noi non ci scomoderemmo mai a realizzare un&#8217;opera come quella di Nazca, pur potendo disporre di mezzi materiali estremamente pi\u00f9 potenti e perfezionati, senza poterne almeno godere una visione adeguata. L&#8217;uomo antico, invece, si sottoponeva a duri sforzi ed elaborava complessi calcoli matematici per realizzare delle costruzioni, delle opere ciclopiche, le quali, apparentemente, non furono altro che immensi dispendi d&#8217;energia. Perch\u00e9? Perch\u00e9 il dialogo con gli dei e la dimensione religiosa erano per loro perfino pi\u00f9 importanti che le opere e gli sforzi della vita materiale d&#8217;ogni giorno. Invocando gli dei, propiziandosi gli animali e gli elementi della natura, essi cercavano di conferire ordine a un mondo cos\u00ec disordinato&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel deserto di Sechura, nel Per\u00f9 meridionale, vi \u00e8 una delle opere umane pi\u00f9 misteriose di tutto il continente americano: le cosiddette &quot;linee&quot; di Nazca, ossia<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30138,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[65],"tags":[92],"class_list":["post-26806","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-archeologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-archeologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26806","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26806"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26806\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30138"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26806"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26806"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26806"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}