{"id":26803,"date":"2010-07-24T09:00:00","date_gmt":"2010-07-24T09:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/07\/24\/la-cattura-di-una-finta-nave-ospedale-a-lindi-e-linizio-della-fine-per-lincrociatore-konigsberg\/"},"modified":"2010-07-24T09:00:00","modified_gmt":"2010-07-24T09:00:00","slug":"la-cattura-di-una-finta-nave-ospedale-a-lindi-e-linizio-della-fine-per-lincrociatore-konigsberg","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/07\/24\/la-cattura-di-una-finta-nave-ospedale-a-lindi-e-linizio-della-fine-per-lincrociatore-konigsberg\/","title":{"rendered":"La cattura di una finta nave ospedale a Lindi \u00e8 l\u2019inizio della fine per l\u2019incrociatore \u00abK\u00f6nigsberg\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo gi\u00e0 narrato la strana ed esaltante epopea africana dell&#8217;incrociatore tedesco \u00abK\u00f6nigsberg\u00bb del capitano Max Looff che, nel corso della prima guerra mondiale, diede molto filo da torcere alla marina britannica, prima di finire irrimediabilmente imbottigliato nei meandri del delta del fiume Rufiji, ove, nel luglio del 1915, due monitori fatti venire appositamente dall&#8217;Inghilterra ebbero infine ragione della sua ostinata e coraggiosa resistenza, riducendolo ad un ammasso di lamiere contorte. (cfr. \u00abLa crociera dell&#8217;incrociatore &quot;K\u00f6nigsberg&quot; e le azioni navali nel Rufiji (6 e 11 luglio 1915\u00bb, sul sito di Arianna Editrice in data 22\/09\/2008).<\/p>\n<p>L&#8217;aspetto pi\u00f9 interessante di quella vicenda, dal punto di vista logistico, sono state le operazioni di &quot;intelligence&quot; da entrambe le parti, che caratterizzarono l&#8217;intera crociera della nave germanica e che videro Inglesi e Tedeschi impegnati in un mortale gioco a rimpiattino lungo le coste orientali del continente africano.<\/p>\n<p>I secondi dovevano lottare in condizioni di netta inferiorit\u00e0 strategica: isolati dalla madrepatria, con una sola nave da guerra veramente efficiente in tutta la colonia dell&#8217;Africa Orientale Tedesca e con incessanti problemi di carbonamento, nel contesto di un Oceano Indiano dominato dalle flotte nemiche, le quali, secondo le esigenze strategiche, avrebbero potuto ricevere qualunque tipo di rinforzo o di supporto dalla lontana Europa.<\/p>\n<p>Lungi dal lasciarsi prendere dallo sconforto, i Tedeschi seppero giocare al meglio le poche carte a loro disposizione e, in virt\u00f9 di una organizzazione efficientissima, riuscirono a tenere in scacco, per mesi e mesi, un nemico infinitamente superiore. Non si pu\u00f2 non fare un paragone con lo sbandamento che avrebbe colto i Comandi italiani nell&#8217;Africa Orientale durante la seconda guerra mondiale e la misera fine della flotta di incrociatori, cacciatorpediniere e sommergibili ivi dislocata, della quale le unit\u00e0 pi\u00f9 fortunate non fecero altro che fuggire in Giappone o a Bordeaux, senza prendere la bench\u00e9 minima iniziativa contro il traffico navale avversario o contro le sue stazioni radio e di rifornimento (se si esclude l&#8217;incursione suicida verso Port Sudan che, se fu gloriosa, si risolse per\u00f2 in un sacrificio inutile).<\/p>\n<p>Di solito, quando si pensa alla macchina militare tedesca, ci si immagina che una delle ragioni dei suoi reiterati successi sia stata la sua schiacciante superiorit\u00e0, se non in uomini, certamente in qualit\u00e0 e quantit\u00e0 dei mezzi a disposizione; ma questo \u00e8 un clich\u00e9 decisamente logoro ed \u00e8 venuto il tempo di sfatarlo. In Africa orientale, ad esempio (ma la stessa cosa vale per tutte le colonie tedesche durante la prima guerra mondiale e per tutte le navi da guerra che si trovavano sugli oceani nel 1914, a cominciare dalla Squadra navale dell&#8217;ammiraglio von Spee), il rapporto di forze era di almeno 10 a uno in favore dell&#8217;Intesa; e, per quanto riguarda le forze di terra, almeno nella decisiva campagna del generale Smuts del 1916, di venti o trenta a uno.<\/p>\n<p>In simili condizioni, ci\u00f2 che desta maggiormente l&#8217;ammirazione dello studioso di cose militari sono il sangue freddo, la meravigliosa organizzazione, la disciplina e l&#8217;intelligenza con cui ogni risorsa a disposizione, per quanto limitata o insufficiente, venne utilizzata nel modo pi\u00f9 razionale e vantaggioso e, allo stesso tempo, il modo in cui non venne trascurato alcuno sforzo per limitare l&#8217;efficienza del nemico, cercando di prevenire le sue mosse e di depistare e vanificare le informazioni di cui veniva in possesso, sia con la ricognizione navale ed aerea, sia con la rete di spie che aveva a disposizione lungo tutto il litorale, isole comprese.<\/p>\n<p>Ad esempio, lungo tutta la costa della colonia tedesca erano stati stabiliti, in catena, numerosi posti di osservazione e di segnalazione, collegati fra loro da un cavo telefonico, in grado di seguire e segnalare tempestivamente ogni movimento delle navi inglesi. Anche parecchie isole possedevano il loro apparato di segnalazione.<\/p>\n<p>Mediante tale catena di posti avanzati, per il cui funzionamento erano impiegati sia indigeni, sia coloni tedeschi della riserva mobilitati allo scoppio della guerra e ufficiali dell&#8217;esercito e della marina in servizio effettivo, qualsiasi movimento della flotta britannica veniva telegrafato alle quattro stazioni radiotelegrafiche dell&#8217;interno, ossia Tabora, Muanga, Bukoba e Mgau Mwania; le quali, a loro volta, le trasmettevano al \u00abK\u00f6nigsberg\u00bb, il cui ancoraggio segreto si trovava nel dedalo di canali difficilmente navigabili nell&#8217;estuario del fiume Rufiji.<\/p>\n<p>A sua volta, la stazione di Tabora poteva comunicare con la potente stazione di Windhoek, nell&#8217;Africa Sud-Occidentale Tedesca; e quest&#8217;ultima poteva comunicare direttamente con Berlino (l&#8217;altra grande stazione africana germanica, quella di Kamina, nel Togo, era stata distrutta dagli Alleati fin dall&#8217;agosto del 1914). Kamina, Dar-es-Salaam e Windhoek costituivano i vertici del grande triangolo radiotelegrafico tedesco nel continente africano. Di conseguenza, l&#8217;Ammiragliato tedesco poteva tenersi in contatto anche con i suoi avamposti pi\u00f9 piccoli, seguire i movimenti della flotta avversaria e prendere, volta a volta, le necessarie misure.<\/p>\n<p>Per gli Inglesi, il problema di trovare e distruggere il \u00abK\u00f6nigsberg\u00bb (come, del resto, le altre navi tedesche dislocate sui mari extra-europei) era soprattutto un problema di intelligence: perch\u00e9, una volta individuata la pista giusta, essi disponevano di tali risorse umane e materiali, da poter agire a colpo sicuro e con la certezza del risultato favorevole. Esistevano dunque le condizioni per trasformare questa guerra di spionaggio in una specie di inchiesta poliziesca in perfetto stile alla Conan Doyle: la stessa storiografia britannica si compiace di tale paragone e ama porre in evidenza non solo l&#8217;aspetto poliziesco e deduttivo, ma anche quello per cos\u00ec dire sportivo, quasi si fosse trattato di una partita a scacchi fra gentiluomini, da disputare in uno scenario esotico, alla Conrad o alla Kipling. Essi, infatti, avevano di fronte un avversario astuto, ingegnoso e, come si \u00e8 visto, perfettamente organizzato.<\/p>\n<p>Agli Inglesi piace descrivere in questo modo la condotta delle loro operazioni navali, tanto nella prima che nella seconda guerra mondiale (parlando di quest&#8217;ultima, sar\u00e0 appena il caso di ricordare che la distruzione della famosa corazzata \u00abBismarck\u00bb fu resa possibile dalla decifrazione di un radiomessaggio tedesco, dato che Londra ne possedeva il codice). Ci\u00f2 appaga il loro senso sportivo e li esenta dalla spiacevole necessit\u00e0 di ammettere che l&#8217;elemento risolutivo fu, in ultima analisi, ed in entrambi i casi, la loro schiacciante superiorit\u00e0 materiale e l&#8217;assoluto dominio delle rotte marittime: il che, dopo tutto, potrebbe gettare un&#8217;ombra importuna sull&#8217;altissima opinione che essi coltivano di se stessi e dei propri meriti guerreschi. Un discorso analogo si potrebbe fare per l&#8217;esercito britannico e, in particolare, per il vincitore di El Alamein, il maresciallo Montgomery, che attacc\u00f2 solo quando pot\u00e9 disporre di una tale supremazia materiale, che sarebbe stato impossibile non vincere, a lui o a chiunque altro nelle sue condizioni; ma questo sarebbe un altro discorso e, semmai, lo faremo un&#8217;altra volta.<\/p>\n<p>In tutti i loro racconti, sia storici che romanzeschi, gli Inglesi e i loro cugini Americani tendono a presentare le proprie operazioni navali e terrestri come dei piccoli o grandi capolavori di bravura e determinazione, riuscendo a lasciare in ombra il fatto che avevano di fronte delle forze estremamente esigue. Cos\u00ec, per fare solo un esempio tratto dalla letteratura, nel romanzo di Edgar Rice Burroughs dedicato alla partecipazione di Tarzan alla campagna inglese contro l&#8217;Africa Orientale Tedesca, intitolato \u00abTarzan the Untamed\u00bb, del 1919, viene presentato il solito clich\u00e9 dei soldati tedeschi numerosissimi e, naturalmente, spietati, al punto da torturare a morte i prigionieri. Per fare giustizia della loro arroganza, il Re delle Scimmie non esita a sguinzagliare nella loro trincea perfino un leone, che ne mena strage.<\/p>\n<p>Uno studioso inglese della campagna che condusse alla distruzione del \u00abK\u00f6nigsberg\u00bb, E. K. Chatterton, ufficiale della Marina di Sua Maest\u00e0 britannica, ha ricostruito nei dettagli la vicenda che condusse all&#8217;individuazione del nascondiglio segreto della nave tedesca, ossia l&#8217;ispezione a bordo di una finta nave ospedale nel porto di Lindi, ove furono trovate le prove che svelarono il segreto di Max Looff.<\/p>\n<p>Dopo essersi sbizzarrito a citare Poe, Gaboriau e Conan Doyle, per mostrare come tutta la faccenda sia stata terribilmente simile a una eccitante inchiesta alla Sherlock Holmes, egli cos\u00ec narra l&#8217;episodio decisivo della perquisizione compiuta sul piroscafo \u00abPr\u00e4sident\u00bb (E. K. Chatterton, \u00abLa tragica fine del &quot;K\u00f6nigsberg&quot;\u00bb, traduzione italiana di Alberto Tedeschi, Milano, Omero Marangoni Editore, 1933, pp. 63-68):<\/p>\n<p>\u00abLa cattura dell&#8217;Adjutant&quot; [avvenuta il 10 ottobre 1914 presso Mozambico, mentre dirigeva a Lindi] aveva un&#8217;importanza assai maggiore di quanto non potesse sembrare a prima vista. E si deve proprio a quella preda che la squadra inglese si trovasse di fronte a una prima traccia attendibile. Per le navi britanniche la cattura del rimorchiatore, rappresentava infatti ci\u00f2 che potrebbe essere per Scotland Yard l&#8217;arresto di un complice del delinquente ricercato. Spesso da un particolare, se ne pu\u00f2 dedurre un altro; se l&#8217;incrociatore era diretto a Lindi, doveva esservi un importante motivo: e se il &quot;Pr\u00e4sident&quot; si fosse trovato effettivamente in quel porto, vi sarebbe stata una ragione di pi\u00f9 per presumere che il &quot;K\u00f6nigsberg&quot; non si trovasse molto lontano.<\/p>\n<p>Verso Lindi dovevano dunque volgersi le attenzioni delle nostre navi. Il 17 ottobre [nel corso di un primo sopralluogo], per cause diverse, il &quot;Chatham&quot; non aveva potuto esplorare l&#8217;interno del porto e il fiume; cos\u00ec possiamo immaginarci questo incrociatore, il quale alle 6 e 45 a.m. del 13 giunge nuovamente e sosta presso l&#8217;imbocco del porto. In un attimo la localit\u00e0 fu sottosopra; i cannocchiali erano tutti puntati sulla nave da guerra; una cinquantina di soldati fu frettolosamente raccolta, nel piccolo forte presso la citt\u00e0, e i coloniali attesero ansiosi ci\u00f2 che sarebbe accaduto.<\/p>\n<p>Il &quot;Chatham&quot; mise in mare una delle sue lance, sulla quale si imbarc\u00f2 il comandante Fitzmaurice, che portava una lettera da consegnare al governatore tedesco del luogo. La piccola imbarcazione a motore, con i suoi marinai vestiti di kaki, attravers\u00f2 rapidamente le acque del porto, pass\u00f2 oltre il forte, e si inoltr\u00f2 nelle calme acque del fiume; non un colpo part\u00ec dall&#8217;una o dall&#8217;altra parte. Dopo un tragitto di circa 3 miglia e mezzo, la lancia giunse presso un vapore tedesco attraccato alla riva settentrionale. Era di 3.335 tonnellate, ma la sua linea di immersione si trovava di tanto sollevata dal livello dell&#8217;acqua, che si comprendeva che le sue stive dovevamo essere vuote. Sul suo fianco era stata dipinta una croce bianca, e all&#8217;albero maestro sventolava una bandiera con la Croce di Ginevra; ma il suo scafo appariva rosso, e pel minio delle sottovernice non dipinto secondo le regole internazionali prescritte per le navi ospedale. Il nome della nave era &quot;Pr\u00e4sident&quot;. Alle 9,45 antimeridiane il Comandante Fitzmaurice discese nuovamente il fiume: ci\u00f2 che aveva veduto giustificava la consegna della lettera del capitano Drury-Lowe. Essendo giunto presso il forte, egli fece fermare il motore e gli venne incontro un&#8217;imbarcazione che batteva bandiera bianca. Nell&#8217;imbarcazione si trovava il segretario del Governatore tedesco, al quale il comandante Fitzmaurice consegn\u00f2 la lettera, il cui testo erra il seguente:<\/p>\n<p>&quot;R. N. Chatham, 19 ottobre 1914.<\/p>\n<p>Al Governatore residente a Lindi,<\/p>\n<p>Africa Orientale Tedesca.<\/p>\n<p>Tutti i vapori che si trovano attualmente in porto siano mandati fuori immediatamente.<\/p>\n<p>Il comandante R. Fitzmaurice, della R. Marina, latore di questa lettera, ha opiena autorit\u00e0 di agire per me.<\/p>\n<p>Qualora la mia richiesta non sia eseguita entro mezz&#8217;ora, prender\u00f2 quei provvedimenti chwe reputo necessari.<\/p>\n<p>S.R. Drury-Lowe,<\/p>\n<p>Capitano della R. Marina Britannica.&quot;<\/p>\n<p>La lancia fece ritorno alla nave, e fu notato che una bandiera bianca veniva issata sul forte; in seguito a ci\u00f2 il &quot;Chatham&quot; iss\u00f2 del pari una bandiera bianca. Il comandante Fitzmaurice fece il suo rapporto al capitano che gli consegn\u00f2 una seconda lettera, e alle 10,45 la lancia partiva nuovamente. Questa volta portava un certo numero di macchinisti, i quali avrebbero dovuto rendere inservibili le macchine del &quot;Pr\u00e4sident&quot;. Il segretario del Governatore usc\u00ec per portare la risposta del suo superiore. Questa era scritta in tedesco e diceva:<\/p>\n<p>&quot;Ufficiale distrettuale dell&#8217;Impero<\/p>\n<p>N. 9388 Lindi, 19 ottobre 1914.<\/p>\n<p>Al Comandante della R. N. Chatham.<\/p>\n<p>In risposta alla lettera da voi inviata, in data odierna, in relazione al vapore attraccato nel Lukuledi Creek, mi permetto informarvi che il piroscafo &quot;Pr\u00e4sident&quot;, della Compagnia Tedesca Africa Orientale, \u00e8 stato fin dallo scoppio della guerra trasformato in nave ospedale. Dall&#8217;inizio delle ostilit\u00e0 abbiamo reputato necessario trasportare i nostri ammalati e le donne in luogo sicuro, a Lindi. E questo \u00e8 risultato possibile soltanto a bordo della nave &quot;Pr\u00e4sident&quot;.<\/p>\n<p>La nave non \u00e8 in condizioni di navigare essendo le sue macchine in riparazione,. Non sono quindi nella possibilit\u00e0 di farla uscire al largo, e devo rimettermi alla vostra discrezione.<\/p>\n<p>L&#8217;Ufficiale distrettuale<\/p>\n<p>Wends.&quot;<\/p>\n<p>Al segretario fu consegnata la seconda lettera del Capitano Drury-Lower, ma quegli inform\u00f2 il comandante Fitzmaurice che, come segretario, non aveva autorit\u00e0 di decidere nella faccenda in questione. A questo il comandante rispose che avrebbe proceduto ai passi che considerava necessari e, abbassando prontamente la bandiera bianca, che sventolava sulla lancia, risal\u00ec il fiume. La seconda lettera del capitano Drury-Lowe diceva quanto segue:<\/p>\n<p>&quot;Dal comando della R. N. Chatham<\/p>\n<p>Al Signor Commisario distrettuale, Lindi<\/p>\n<p>Data 19 ottobre 1914.<\/p>\n<p>Sono informato dal comandante Fitzmaurice che il vapore Pr\u00e4sident batte la bandiera ospitaliera di Ginevra, e ha una Croce Bianca dipinta sullo scafo rosso. Se ci\u00f2 tende ad indicare che si tratta di una nave ospedale, io non posso riconoscerla come tale, poich\u00e9 il suo nome non \u00e8 stato comunicato al Governo di S. M. Britannica, n\u00e9 lo scafo \u00e8 dipinto di bianco con strisce rosse o verdi, secondo gli articoli della Convenzione dell&#8217;Aia (1907).<\/p>\n<p>Invio quindi una compagnia armata a bordo, per far condurre fuori il vapore, se \u00e8 possibile, e diversamente per rendere inservibili le sue macchine.<\/p>\n<p>Devo chiedervi di dare una immediata risposta al comandante Fitzmaurice, e se questa sar\u00e0 soddisfacente, lascer\u00f2 issata la bandiera bianca; domandovi di fare altrettanto. In caso contrario, abbasser\u00f2 la bandiera bianca, e prender\u00f2 i provvedimenti del caso.<\/p>\n<p>S. R. Drury-Lowe, capitano.&quot;<\/p>\n<p>Non vi pu\u00f2 essere dubbio sulla doppiezza impiegata per ingannarci, poich\u00e9 il &quot;Pr\u00e4sident&quot; non era certamente una nave ospedale. La Convenzione stesa all&#8217;Aia, il 18 ottobre 1907, stabiliva che: &quot;le navi ospedale dovevano essere dipinte in bianco, con strisce orizzontali verdi di circa un metro e mezzo di larghezza; e che il loro nome doveva venire comunicato alle nazioni belligeranti, all&#8217;inizio o durante le ostilit\u00e0 e, in ogni caso, prima che entrassero in funzione&quot;.<\/p>\n<p>Ora, prima di tutto, nessuna di queste condizioni era stata osservata. Si noti, in secondo luogo, che quando i macchinisti del &quot;Chatham&quot; salirono a bordo del &quot;Pr\u00e4sident&quot; non vi trovarono alcuna cosa che giustificasse la denominazione di nave ospedale: nessun ammalato, nessun medico, nessuna provvista di medicinali, nessun impianto speciale. Non vi erano neppure donne o bambini. Viceversa alcuni documenti, molto istruttivi, furono rinvenuti, dai quali si pot\u00e9 trarre la prova conclusiva che il 15 settembre, cio\u00e8 cinque giorni prima dell&#8217;affondamento del &quot;Pegasus&quot; [un piccolo incrociatore inglese distrutto dal \u00abK\u00f6nigsberg\u00bb, con azione fulminea, nel porto di Zanzibar], una provvista di carbone era stata trasbordata per mezzo di sambuchi, dal &quot;Pr\u00e4sident&quot; che si trovava a Lindi, al &quot;K\u00f6nigsberg&quot;, ancorato a Salale. Cos\u00ec vi era ancora un altro indizio che faceva supporre che l&#8217;incrociatore irreperibile fosse sulla costa, e ancora una volta un vago accenno ad un certo villaggio, in qualche punto del poco noto fiume Rufji.\u00bb<\/p>\n<p>Si sar\u00e0 notato il sussiego e l&#8217;ineccepibile correttezza formale di quello scambio di lettere fra il comandante inglese e il governatore tedesco, quasi un anacronistico balletto diplomatico, pi\u00f9 confacente alla cornice della Guerra dei Sette Anni che al primo confitto mondiale.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, il copione \u00e8 sempre lo stesso: gli Inglesi sono dei gentlemen, ma gli altri &#8211; e specialmente i Tedeschi &#8211; non lo sono. Gli Inglesi vorrebbero condurre una guerra sportiva e cavalleresca, ma gi altri &#8211; e specialmente i Tedeschi &#8211; usano armi sleali e agiscono con doppiezza. Gli Inglesi vorrebbero mantenere qualunque conflitto entro i limiti della correttezza e della civilt\u00e0, magli altri &#8211; e specialmente i Tedeschi &#8211; sferrano colpi bassi e ricorrono a qualunque espediente, pur di vincere.<\/p>\n<p>La guerra sottomarina \u00e8 un esempio di questo moralismo ipocrita e di questa continua autoapologia della storiografia di parte britannica. Che cosa si pu\u00f2 immaginare di pi\u00f9 brutale, di pi\u00f9 barbaro, di pi\u00f9 criminale di un freddo, spietato comandante di U-Boote che se ne sta in agguato sul fondo dei mari, pronto a colare a picco coi siluri, senza il minimo scrupolo, navi cariche di donne e bambini, magari di nazionalit\u00e0 neutrale?<\/p>\n<p>Raramente viene in mente, agli storici anglosassoni, che l&#8217;arma sottomarina era l&#8217;unica risposta possibile ad una tecnica di guerra, quella inglese, consistente nel bloccare le coste nemiche e nel ridurre alla fame l&#8217;intera popolazione degli Stati avversari, condannando a morire milioni di persone, e specialmente vecchi, donne e bambini, per scarsit\u00e0 di cibo, di medicinali e di altri generi indispensabili alla sopravvivenza.<\/p>\n<p>Tornando alla vicenda del \u00abK\u00f6nigsberg\u00bb: scrittori come il Chatterton si soffermano enfaticamente sulla doppiezza tedesca per aver utilizzato, come nave appoggio dell&#8217;incrociatore, una finta nave ospedale; e levano alte strida per il mancato rispetto della Convenzione dell&#8217;Aia da parte dei loro avversari. Ammirevole spirito legalitario e commovente esempio di umanit\u00e0, in una guerra trasformata da leale torneo cavalleresco in gigantesco massacro di tipo industriale, sempre pi\u00f9 cinico ed anonimo.<\/p>\n<p>Ma che dire dell&#8217;assoluto disprezzo delle convenzioni internazionali di guerra, allorch\u00e9 tre incrociatori inglesi, dopo una caccia durata mesi e mesi, sorprendono l&#8217;incrociatore \u00abDresden\u00bb presso l&#8217;Isola Juan Fernandez, il 15 marzo 1915, e aprono il fuoco su di esso, costringendolo ad autoaffondarsi, bench\u00e9 si trovi a soli 500 metri dalla costa e, dunque, in acque territoriali del Cile, ossia di una nazione neutrale?<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che la storiografia inglese \u00e8 sempre pronta a puntare il dito contro i Paesi nemici e a denigrarli sistematicamente; ma non ha mai la memoria altrettanto buona quando si tratta di ammettere le proprie responsabilit\u00e0 e le proprie colpe.<\/p>\n<p>In fondo, il punto fermo psicologico da cui partono gli storici e gli scrittori inglesi \u00e8 sempre lo stesso: la loro Patria rappresenta le forze del Bene, in lotta per la libert\u00e0 e specialmente per la libert\u00e0 dei mari (formula assai disinvolta per intendere il loro strapotere marittimo e il monopolio mondiale dei propri commerci); per cui i loro avversari non possono essere che dei &quot;delinquenti&quot;: l&#8217;espressione adoperata da Chatterton non \u00e8 certo casuale.<\/p>\n<p>Ma erano dei gentlemen gli Inglesi, quando aggredivano la Cina per imporle di aprire i suoi porti al commercio dell&#8217;oppio?<\/p>\n<p>Erano dei gentlemen, quando sterminavano interi popoli &#8211; bench\u00e9 assolutamente pacifici e innocui, come i Tasmaniani &#8211; per fare spazio ai propri coloni?<\/p>\n<p>Erano dei gentlemen, quando istituivano i primi campi di concentramento della storia, ai danni delle donne e dei bambini boeri?<\/p>\n<p>Ed erano dei gentlemen, quando decidevano freddamente la distruzione delle citt\u00e0 tedesche mediante le bombe al fosforo liquido, che ne bruciavano vivi gli inermi abitanti?<\/p>\n<p>Era un gentleman l&#8217;ammiraglio Nelson, quando faceva processare e impiccare, contro tutte le leggi di guerra, l&#8217;ammiraglio di un&#8217;altra marina, il napoletano Caracciolo, e ci\u00f2 solo per compiacere i rancori della sua spregevole amante, la famigerata lady Hamilton?<\/p>\n<p>Quello di rappresentare se stessi come i soli combattenti umani e rispettosi delle norme internazionali, e tutti gli altri come sistematicamente sleali e criminali, \u00e8 un vizio tipico di chi \u00e8 affetto da un complesso di superiorit\u00e0 e non si fa scrupolo di deformare la verit\u00e0 storica, anche a distanza di molto tempo, pur di conservarlo ad ogni costo.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 che, prima o poi, la storiografia inglese incominci a guarire da questa malattia.<\/p>\n<p>Ma, per farlo, l&#8217;intera societ\u00e0 inglese dovrebbe guarire dal proprio complesso di superiorit\u00e0, che \u00e8 quanto di pi\u00f9 tenace si possa immaginare.<\/p>\n<p>Forse, un buon punto di partenza sarebbe una riflessione sulla storia pi\u00f9 recente: ad esempio, sul ruolo svolto dall&#8217;Inghilterra, e particolarmente dall&#8217;esercito inglese, nelle due guerre del Golfo Persico (quella del 1991 e quella del 2003) e sulle atrocit\u00e0 commesse ai danni dei prigionieri di guerra iracheni e della popolazione civile, nel settore di Bassora.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo gi\u00e0 narrato la strana ed esaltante epopea africana dell&#8217;incrociatore tedesco \u00abK\u00f6nigsberg\u00bb del capitano Max Looff che, nel corso della prima guerra mondiale, diede molto filo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[92],"class_list":["post-26803","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26803","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26803"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26803\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26803"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26803"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26803"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}