{"id":26800,"date":"2010-06-10T09:42:00","date_gmt":"2010-06-10T09:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/06\/10\/quale-forma-di-lince-abitava-i-boschi-appenninici-nei-secoli-passati\/"},"modified":"2010-06-10T09:42:00","modified_gmt":"2010-06-10T09:42:00","slug":"quale-forma-di-lince-abitava-i-boschi-appenninici-nei-secoli-passati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/06\/10\/quale-forma-di-lince-abitava-i-boschi-appenninici-nei-secoli-passati\/","title":{"rendered":"Quale forma di lince abitava i boschi appenninici nei secoli passati?"},"content":{"rendered":"<p>\u00abEd ecco, quasi al cominciar de l&#8217;erta,<\/p>\n<p>una lonza leggiera e presta molto,<\/p>\n<p>che di pel maculato era coperta;<\/p>\n<p>e non mi si part\u00eca d&#8217;inanzi al volto,<\/p>\n<p>anzi impediva tanto il mio cammino,<\/p>\n<p>ch&#8217;io fui per ritornar pi\u00f9 volte volto.\u00bb<\/p>\n<p>Cos\u00ec il gran padre Dante, nel I canto dell&#8217;\u00abInferno\u00bb (vv. 31-36); n\u00e9 sono mancati gli studiosi della \u00abDivina Commedia\u00bb i quali hanno creduto di ravvisare nella descrizione di questa \u00abfera alla gaetta pelle\u00bb, come dice poco pi\u00f9 avanti (v. 42) il Sommo Poeta, non solo, genericamente, un felino, e forse un leopardo, secondo la descrizione dei Bestiari medievali, ma proprio lei, la signora lince, oggi malinconicamente scomparsa dai nostri boschi: \u00abLynx lynx\u00bb.<\/p>\n<p>Infatti, se quasi tutti i commentatori, antichi e moderni, sono d&#8217;accordo nell&#8217;identificarne la fiera come l&#8217;allegoria morale del peccato della lussuria, nonch\u00e9 l&#8217;allegoria politica dell&#8217;avido e astuto comune di Firenze, le opinioni si sono sempre diversificate riguardo all&#8217;animale vero e proprio che Dante ha voluto in quei versi rappresentare. Manfredi Porena, di cui abbiamo seguito la lezione nei versi sopra citati, osserva che \u00abLa parola lonza viene etimologicamente da &quot;lynx&quot; = lince; ma designava allora piuttosto un leopardo\u00bb (Bologna, Zanichelli, vol. 1, 1970, p. 9). D&#8217;altra parte, un naturalista di grande valore, come il professor Giuseppe Scortecci, non aveva alcun dubbio circa l&#8217;identificazione della fiera dantesca con la lince.<\/p>\n<p>Lince o leopardo, non intendiamo aggiungere qui la nostra opinione a quelle, autorevolissime, che gi\u00e0 sono state espresse al riguardo; anche perch\u00e9, sinceramente, non ci sembra che un simile esercizio d&#8217;intelligenza, o piuttosto di erudizione, sia poi cos\u00ec importante per la comprensione del testo dantesco; con buona pace di quanti vorrebbero vedere in ogni parola, in ogni virgola dell&#8217;immortale poema un significato nascosto e di vitale importanza non solo per la comprensione della \u00abCommedia\u00bb, ma anche per la mente ed il cuore del lettore.<\/p>\n<p>Quello che piuttosto ci interessa, in questa sede, \u00e8 se la lince, ai tempi di Dante &#8211; posto, ovviamente, che una lince fosse la prima delle tre fiere che compaiono all&#8217;uscita dalla selva del peccato; o, quanto meno, che come tale potesse venire interpretata dai lettori suoi contemporanei &#8211; fosse ancora un animale relativamente diffuso nelle estese foreste degli Appennini e delle Alpi; ma soprattutto dell&#8217;Appennino settentrionale, visto che Dante mai si stanca di sentirsi, pensare e giudicare come un Toscano, anche nel pi\u00f9 profondo dell&#8217;Inferno (cfr. canto X, vv. 22-23) e, in genere, nei regni dell&#8217;Oltretomba.<\/p>\n<p>Sappiamo, infatti, che quel nobile felino, dal portamento superbo e quasi fiabesco, ha resistito molto pi\u00f9 a lungo nei boschi delle vallate alpine, tanto che alcuni esemplari vi erano ancora segnalati ai primi del Novecento; mentre pi\u00f9 rapido \u00e8 stato il declino delle popolazioni dell&#8217;Italia peninsulare, concentrate lungo la catena appenninica.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra interessante domanda, per il naturalista, \u00e8 quella di sapere con certezza a quale sottospecie appartenesse la lince dell&#8217;areale appenninico, rimasta separata dalla sua compagna alpina dalla progressiva e irrimediabile scomparsa, nel corso del Basso Medioevo ed oltre, delle estese foreste primigenie planiziali che, ancora al tempo dei Romani e nei secoli dell&#8217;Alto Medioevo, avevano occupato vaste porzioni della Pianura Padano-Veneta.<\/p>\n<p>Scrivono Sandro Lovari e Marco Tenucci in \u00abLa lince. Un fantasma nel bosco\u00bb, nella enciclopedia naturalistica \u00abConoscere la natura d&#8217;Italia\u00bb (Novara, istituto Geografico De Agostini, 1983-85, vol. 10, pp. 53-55):<\/p>\n<p>\u00abLa lince (&quot;Lynx lynx&quot;) \u00e8 un carnivoro fissipede, appartenente alla famiglia dei Felidi, che ha distribuzione geografica olartica (Nordamerica ed Eurasia). Pesa 18-25 chilogrammi, con un&#8217;altezza al garrese di 50-70 centimetri. In natura difficilmente vive oltre dieci.-quindici anni d&#8217;et\u00e0, ma in cattivit\u00e0 pu\u00f2 giungere a sfiorare i venti. Fino al 1800 in Italia era ancora presente su tutto l&#8217;arco alpino, ma poi la caccia incondizionata e l&#8217;alterazione dell&#8217;habitat forestale da essa preferito ne ridussero a poco a poco la consistenza numerica e l&#8217;area di distribuzione: agli inizi del 1900 la lince non sopravviveva pi\u00f9 che sulle Alpi Marittime, e gli ultimi tre individui di cui si abbia notizia vennero uccisi rispettivamente nel 1909, nel 1913 e nel 1915 in provincia di Cuneo. Circolano voci pi\u00f9 o meno attendibili sulla presenza di qualche raro esemplare avvistato sull&#8217;Appennino Centrale fino a dieci-venti anni fa [cio\u00e8 fino al 1967-75], ma in merito non si dispone purtroppo di alcuna prova sicura.<\/p>\n<p>Recentemente \u00e8 stata proposta la reintroduzione della lince sui monti del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Senza dubbio questa operazione \u00e8 corretta tanto sul piano faunistico quanto su quello dell&#8217;etica di un parco che si proponga di ricostruire un profilo zoologico-ambientale ancora presente non molti decenni prima. Tuttavia \u00e8 anche lecito nutrire qualche perplessit\u00e0 sul successo di un&#8217;eventuale reintroduzione di questo predatore non certo gradito alla maggior parte dei valligiani., pastori, cacciatori e bracconieri. Sussiste insomma il rischio concreto che i riproduttori liberati nel parco vadano entro qualche anno a farsi sparare nelle aree confinanti, o vengano addirittura eliminati anche all&#8217;interno della zona protetta. Questo \u00e8 tanto pi\u00f9 probabile in quanto \u00e8 necessaria una notevole estensione di foresta montana per garantire la vitalit\u00e0 biologica di un nucleo di linci: le poche reintroduzioni finora coronate da successo finora coronate da duraturo successo &#8212; che \u00e8 quello che conta in una operazione faunistica di questo tipo &#8211; si sono infatti articolate su territori di almeno 100.000 ettari!<\/p>\n<p>\u00c8 certo che, precipua a ogni tentativo di reintroduzione din un predatore, debba comunque essere organizzata una capillare campagna di convinzione e coinvolgimento dell&#8217;elemento umano locale per avere qualche possibilit\u00e0 di successo. Nell&#8217;Austria centrale, per esempio, la lince si estinse nel 1875, ma nel 1977 alcuni biologi dell&#8217;universit\u00e0 di Gottinga ne tentarono la reintroduzione, liberandovi nove individui sotto l&#8217;egida ufficiale degli enti responsabili di Salisburgo, Storia e Carinzia. L&#8217;opposizione diretta e indiretta degli ambienti venatori fu ben presto palese: ogni volta che una lince o i relativi segni di presenza venivano avvistati in un&#8217;area, i cacciatori del posto davano inizio a intensi tentativi di bracconarla. La dispersione degli individui reintrodotti si dimostr\u00f2 alta, mentre il tasso di riproduzione all&#8217;interno della zona di liberazione fu invece trascurabile. Cos\u00ec, nel complesso, alla lunga l&#8217;intera operazione si rivel\u00f2 un costoso fallimento. [&#8230;]<\/p>\n<p>La sistematica di questi felini non \u00e8 del tutto chiara: in Spagna vive una lince di minori dimensioni corporee, dal mantello pi\u00f9 maculato, dotata di alcune particolarit\u00e0 craniche che la individuano come una specie, o sottospecie, a s\u00e9: &quot;Lynx pardina&quot;.<\/p>\n<p>Essa sembra essere stata presente nell&#8217;Italia peninsulare gi\u00e0 durante il Villafranchiano. Caratteri craniometrici la farebbero classificare come un&#8217;entit\u00e0 sistematica molto ben separata dalla lince comune (&quot;L. lynx&quot;), a cui risulta invece maggiormente affine la lince rossa nordamericana (&quot;L. rufa&quot;).<\/p>\n<p>La forma che abita i Balcani \u00e8 da alcuni zoologi attribuita a &quot;pardina&quot;, da qualche altro a &quot;lynx&quot;, e assolutamente nulla si conosce si quella che potrebbe essere vissuta sugli Appennini! Tuttavia, per analogia con altre entit\u00e0 faunistiche (ad esempio ilo camoscio e alcuni insetti) presenti nella penisola iberica e in quella italiana &#8211; e ben diverse dalle forme alpine &#8211; si pu\u00f2 ipotizzare che la passata esistenza di &quot;pardina&quot; sugli Appennini sia tutt&#8217;altro che impossibile. D&#8217;altra parte non si pu\u00f2 neppure escludere una forma meridionale di &quot;L. lynx&quot;, pi\u00f9 piccola e maculata. Insomma, l&#8217;assenza di ogni reperto come pelli crani, altro materiale osseo, lascia aperto il campo a ogni ipotesi&#8230;<\/p>\n<p>Per quanto concerne l&#8217;arco alpino invece non sussistono dubbi: si trattava di &quot;L. lynx&quot;, come dimostra &#8216;ampio materiale museo logico disponibile. [&#8230;]<\/p>\n<p>Nel complesso la lince \u00e8 un felino schivo, di non facile avvistamento anche dive annovera densit\u00e0 numeriche piuttosto elevate. Tuttavia non sembra mostrare un&#8217;effettiva incompatibilit\u00e0 con la presenza umana, purch\u00e9 disponga di siti di riproduzione tranquilli e isolati.<\/p>\n<p>A di l\u00e0, comunque di ogni considerazione scientifica e tecnica sull&#8217;opportunit\u00e0 e probabilit\u00e0 di successo di una sua reintroduzione, in Italia, rimane il fatto incontrovertibile che la lince \u00e8 un animale esteticamente stupendo, che un tempo ornava con la sua presenza i boschi del nostro Paese, da cui l&#8217;assurda caccia esercitata contro di essa l&#8217;ha pian piano eliminata, depauperando il patrimonio faunistico italiano di una delle entit\u00e0 di maggiore valore<\/p>\n<p>L&#8217;ipotesi di un suo ritorno non pu\u00f2 dunque che meritare la pi\u00f9 seria ae attenta considerazione.\u00bb<\/p>\n<p>Riassumendo.<\/p>\n<p>Il genere \u00abLynx\u00bb si suddivide in quattro specie: la lince europea, chiamata anche cerviero o lupo cerviere (\u00abLynx lynx\u00bb, diffusa in tutta Europa, ad eccezione delle regioni pi\u00f9 meridionali, e nella maggior parte dell&#8217;Asia); la lincea spagnola o pardina (\u00abLynx pardinus\u00bb); la lince rossa americana, chiamata anche &quot;bobcat&quot; (\u00abLynx rufus\u00bb) e la lince canadese \u00abLynx candensis\u00bb). Ad esse si pu\u00f2 aggiungere il caracal (\u00abCaracal caracal\u00bb), pi\u00f9 piccola, diffusa dall&#8217;Asia occidentale all&#8217;Africa, sia a nord che a sud del Sahara; bench\u00e9 questo felino, un tempo considerato come una specie di lince, sia oggi ritenuto piuttosto l&#8217;esponente di un genere a s\u00e9 stante.<\/p>\n<p>La sottospecie alpina (\u00abLynx lynx alpina\u00bb) \u00e8 oggi, probabilmente, estinta. In compenso, attualmente esiste una piccola ma relativamente stabile popolazione di linci in Friuli, nelle vallate delle Prealpi Giulie &#8211; del Natisone, del Torre, di Resia e nella Valcanale -, provenienti dalle foreste della vicina Slovenia e, pi\u00f9 oltre, dai Balcani.<\/p>\n<p>La lince europea, sottospecie carpatica, \u00e8 presente anche nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, in seguito a un progetto di ripopolamento che, per\u00f2, ha dato finora risultati molto modesti. La lince appenninica, invece, appartenente alla sottospecie &quot;pardina&quot;, non si sa se esista ancora; forse una popolazione relitta di piccolissime dimensioni \u00e8 sopravvissuta nei boschi pi\u00f9 isolati dell&#8217;Appennino Centrale, ove pare fosse ancora presente verso gli anni &#8217;30 del Novecento e dove, recentemente, si sono insediante alcune coppie di lupi stanziali; ma la cosa non \u00e8 certa. A parte ci\u00f2, la lince europea \u00e8 presente nel Parco Nazionale D&#8217;Abruzzo, dove \u00e8 stata introdotta dall&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Per finire, si pu\u00f2 dire che la controversia sulla lince della Sardegna si sia conclusa con il riconoscimento che questo felino, nella grande isola mediterranea, non c&#8217;\u00e8 mai stato, nonostante la segnalazione di Mola del 1908 &#8211; che avrebbe voluto farne una sottospecie a s\u00e9 stante -, dato che non se ne sono trovati neppure i resti fossili. Pertanto, i suoi presunti avvistamenti si riferivano, quasi certamente, a qualche grosso esemplare di gatto selvatico (\u00abFelis lybica sarda\u00bb), introdotta nell&#8217;isola dall&#8217;Africa settentrionale in tempi storici, e precisamente per opera dei coloni fenici della non lontana Cartagine.<\/p>\n<p>Che altro dire?<\/p>\n<p>Fino a quando non emergeranno fatti nuovi, come ritrovamenti di resti fossili o, addirittura, di esemplari vivi, non siamo in grado di precisare quale forma di lince fosse quella che abitava i boschi dell&#8217;Appennino in epoca storica, se la specie europea o quella iberica.<\/p>\n<p>La caccia indiscriminata, anche a mezzo di trappole ed esche avvelenate, e la progressiva distruzione dell&#8217;habitat di questo suggestivo felino &#8211; che deriva il suo nome dal mitologico Linceo e che ha ispirato il nome dell&#8217;Accademia dei Lincei, fondata nel 1603 da un gruppo di giovani entusiasti delle scienze naturali &#8211; ne ha messo gravemente in pericolo la sopravvivenza nel nostro Paese, dove la natura ed i suoi abitanti non sono, purtroppo, particolarmente amati.<\/p>\n<p>Sarebbe un gesto di civilt\u00e0 reintrodurlo, per quanto possibile, in alcune aree boschive delle Alpi e degli Appennini, in modo da far s\u00ec che il nostro massimo poeta, se potesse tornare a visitare i luoghi da lui cantati con la loro flora e fauna, non avesse un ulteriore motivo di rattristarsi per la scomparsa definitiva del felino con le orecchie sormontate dai caratteristici ciuffi di peli, che gli conferiscono un aspetto cos\u00ec nobile e strano.<\/p>\n<p>Ci piace pensare che, incontrandolo nei boschi del Casentino, da lui cantati nei versi dell&#8217;immortale poema, al gran padre Dante si aprirebbe il viso in un sorriso di compiacimento: proprio a lui, che, invece, cos\u00ec spesso piegava le labbra in una smorfia di sdegno o di amarezza per il triste spettacolo degli incorreggibili vizi umani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abEd ecco, quasi al cominciar de l&#8217;erta, una lonza leggiera e presta molto, che di pel maculato era coperta; e non mi si part\u00eca d&#8217;inanzi al<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[114],"class_list":["post-26800","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-dante-alighieri"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26800","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26800"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26800\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26800"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26800"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26800"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}