{"id":26794,"date":"2008-04-24T11:29:00","date_gmt":"2008-04-24T11:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/04\/24\/il-malefico-libro-di-dzyan-e-la-storia-proibita-dellumanita-prima-parte\/"},"modified":"2008-04-24T11:29:00","modified_gmt":"2008-04-24T11:29:00","slug":"il-malefico-libro-di-dzyan-e-la-storia-proibita-dellumanita-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/04\/24\/il-malefico-libro-di-dzyan-e-la-storia-proibita-dellumanita-prima-parte\/","title":{"rendered":"Il malefico \u00abLibro di Dzyan\u00bb e la storia proibita dell&#8217;umanit\u00e0 (prima parte)"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo visto che la cosmologia e l&#8217;antropologia descritte nel misterioso <em>Libro di Dzyan<\/em> presentano aspetti affascinanti ed inquietati al tempo stesso; ed \u00e8, forse, per tale ragione che esso &#8211; se esiste, \u00e8 d&#8217;uopo precisare &#8211; \u00e8 sempre stato circondato da un&#8217;atmosfera, pi\u00f9 che di sospetto, di vera e propria esecrazione, tanto da essere considerato un &quot;libro maledetto&quot; (anche per gli influissi malefici che sarebbe in grado di esercitare sui &quot;profani&quot; che lo avvicinassero senza il doveroso atteggiamento spirituale).<\/p>\n<p>Aggiungiamo ora che, appunto, uno degli aspetti pi\u00f9 affascinanti ed inquietanti della cosmologia in esso contenuta \u00e8 la straordinaria analogia con una teoria scientifica recentissima,: quella che i fisici odierni hanno battezzato Super-Spin. La cosa \u00e8 stata notata, fra l&#8217;altro, da uno studioso del calibro di Corrado Malanga, da sempre interessato al tentativo di &quot;spiegare&quot; la fenomenologia ufologica &#8211; e, in modo particolare, i bruschi movimenti delle astronavi, effettuati ad altissima velocit\u00e0, che contrastano con le leggi a noi note della fisica &#8211; in termini di aggiornamento del nostro paradigma scientifico e di profonda revisione dei concetti correnti della fisica classica; e alle sue ricerche in proposito rimandiamo il lettore. (1)<\/p>\n<p>Rinunciando completamente, in questa sede, ad approfondire l&#8217;aspetto propriamente scientifico dell&#8217;ipotesi Super Spin, ci limiteremo a dire che, in essa, vengono rispettate le leggi della rotazione (Spin), ammettendo per\u00f2 che la natura della nostra percezione dei fenomeni fisici sia tale da poter deformare <em>apparentemente<\/em> le leggi dello spazio-tempo e i rapporti reciproci fra massa ed energia. In altri termini &#8211; come \u00e8 stato osservato, appunto, da Malanga &#8211; l&#8217;ipotesi Super Spin (non accettata da tutta la comunit\u00e0 scientifica internazionale) sarebbe deterministica sul piano ontologico e indeterministica sul piano epistemologico: ossia, si basa sull&#8217;assunto che <em>esiste un Universo oggettivo<\/em>, ma che la struttura dei nostri processi conoscitivi ci porta inevitabilmente ad averne una percezione di tipo indeterministico (si pensi solo al principio d&#8217;indeterminazione di Werner Heisenberg e al paradosso del gatto di Schr\u00f6dinger, che pu\u00f2 essere contemporaneamente vivo e morto: vero e proprio caso-limite della visione indeterministica del reale).<\/p>\n<p>Resta il fatto che, se nelle prima parte delle <em>Stanze di Dzyan<\/em> di Helena Petrovna Blavatskij (dalla prima alla settima stanza) viene esposta, come cosmogonia dell&#8217;Universo, una realt\u00e0 che &#8211; indipendentemente dal suo grado di attendibilit\u00e0 &#8211; contiene una precisa descrizione di quella che i fisici odierni hanno definito SSH (ovvero <em>Super Spin Hypothesis<\/em>), bisogna ammettere che il libro <em>La dottrina segreta<\/em> non pu\u00f2 essere sbrigativamente liquidato come un&#8217;opera del tutto fantastica o delirante. Difficile, infatti, pensare che Madame Blavatskij, se era puramente e semplicemente una astuta mistificatrice, come i suoi detrattori sostengono, abbia potuto precorrere con tale lucidit\u00e0 una teoria fisica altamente sofisticata, la quale, nel contesto culturale e scientifico della seconda met\u00e0 del XIX secolo, era addirittura inimmaginabile.<\/p>\n<p>Torniamo, quindi, inevitabilmente, alla necessit\u00e0 di guardare all&#8217;opera originale cui la teosofa russa avrebbe attinto, ossia il misterioso testo tibetano <em>Il Libro di Dzyan<\/em>, con una certa qual dose di rispetto, nonostante il fatto &#8211; indubbiamente imbarazzante, per la mentalit\u00e0 scientifica oggi dominante &#8211; che non esistano prove sicure della sua esistenza, quanto meno nei termini in cui ci \u00e8 stato da lei descritto.<\/p>\n<p>In altre parole, al di l\u00e0 della circostanza se Helena Blavatskij abbia materialmente avuto accesso, oppure no, al <em>Libro di Dzyan<\/em>, resta da spiegare come ella possa avere avuto conoscenza di eventi (o teorie, secondo i punti di vista) che, ripetiamo, indipendentemente dal loro statuto di verit\u00e0 fattuali, restano pur sempre sbalorditivi dal punto di vista speculativo. I fatti esposti nelle <em>Stanze<\/em>, in effetti, potrebbero anche non essere mai accaduti; ma il solo fatto che qualcuno abbia potuto <em>pensarli<\/em> nel 1800, questo \u00e8 qualcosa di per s\u00e9 terribilmente affascinante.<\/p>\n<p>Nella precedente parte di questo lavoro avevamo seguito, con il saggista francese Yves Naud, le prime vicende relative alla divulgazione, presso il pubblico occidentale, del <em>Libro di Dzyan<\/em>, da quando Jean Sylvain Bailly e Louis Jacolliot, per primi, lo menzionarono, fino a quando in esso si imbatt\u00e9 la giovane Helena Blavatskij. Questa era fuggita dalla Russia in compagnia di un&#8217;amica, lasciandosi un ricco e anziano marito alle spalle &#8211; che la famiglia le aveva quasi imposto &#8211; per recarsi, via Costantinopoli, in Egitto, ansiosa di abbeverarsi alla dottrina esoterica che, nella Valle del Nilo, affonda le sue pi\u00f9 antiche origini.<\/p>\n<p>Qui era entrata in stretti rapporti con uno strano personaggio di religione cristiano-copta, un mago o sedicente tale, il quale, per la prima volta, le aveva parlato di un misterioso libro dai poteri malefici e dalla dottrina segreta; e le aveva anche dato un prezioso consiglio su come evitare di subirne l&#8217;influsso nefasto.<\/p>\n<p>Scrive dunque Yves Naud, nel suo ampio lavoro <em>Enigmi degli U. F. O. e degli extraterrestri,<\/em> da noi gi\u00e0 citato anche nella prima parte del presente articolo (2):<\/p>\n<p><em>Al Cairo Elena vive con un mago di origine copta che le rivela l&#8217;esistenza di un libro maledetto, dai poteri nefasti. Per evitare di incorrere nella maledizione del<\/em> Libro di Dzyan<em>, basta leggerlo \u00abper chiaroveggenza\u00bb. Secondo il mago, il manoscritto rivelerebbe i segreti degli altri pianeti e l&#8217;arrivo sulla terra di \u00abdei dello spazio\u00bb parecchi milioni di anni fa. Gli \u00abdei\u00bb sarebbero stati originari di Venere, definito dal manoscritto \u00abpianeta reale del sistema solare\u00bb. Poco tempo dopo l&#8217;arrivo sulla Terra, le divinit\u00e0 venusiane avrebbero fondato vari regni iniziatici come l&#8217;Atlantide o la Monarchia di Mu, nell&#8217;area occupata oggi dall&#8217;Oceano Pacifico&#8230;<\/em>(3) (&#8230;)<\/p>\n<p><em>A quelle rivelazioni, l&#8217;immaginazione della signora Blavatskij si infiamma immediatamente. Essa afferma di aver letto, per chiaroveggenza, il<\/em> Libro di Dzyan<em>, il che non appare impossibile se si tien conto dei suoi doni eccezionali.<\/em> (4)<\/p>\n<p><em>Ma \u00e8 proprio il<\/em> Libro di Dzyan <em>che ha letto? Taluni sostengono sia stato Apollonio di Tiana a rivelare all&#8217;Occidente l&#8217;esistenza di quel libro. Infatti, secondo il biografo di Apollonio, Filostrato, il filosofo greco, a quanto pare, fu accolto con ogni onore dai saggi ind\u00f9, che l&#8217;avrebbero iniziato ai loro pi\u00f9 occulti segreti e, in particolare, gli avrebbero dato il<\/em> Libro di Dzyan<em>, di cui forse Apollonio avrebbe riprodotto una parte.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa teoria sembra corroborata da alcuni passi di Apollonio. Il filosofo afferma infatti che nelle Indie esistono dei manoscritti vecchi di parecchi millenni. Quei libri sarebbero portatori di un&#8217;antica sapienza e testimonierebbero l&#8217;esistenza di civilt\u00e0 scomparse in un remotissimo passato. Alcuni di quei testi sacri sarebbero stati portati in Egitto da Apollonio e affidati a societ\u00e0 segrete religiose. Il mago copto, che pare fosse membro di una di quelle societ\u00e0, avrebbe permesso alla signora Blavatskij di consultare il<\/em> Libro di Dzyan. <em>(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Dopo aver convissuto per qualche tempo col mago, la signora Blavatskij lascia il Cairo e va a Parigi dove vive grazie agli aiuti fornitigli dal padre. In seguito si reca a Londra e in America dove avvicina i Mormoni e viene iniziata al Vudu.<\/em><\/p>\n<p><em>Tornata a Londra, pare che abbia fatto conoscenza con un certo Kout Houmi Lal Sing, a proposito del quale i pareri sono discordi. Secondo gli uni, non \u00e8 esistito che nell&#8217;immaginazione della signora Blavatskij. Secondo altri, sarebbe esistito solo come \u00abproiezione delle forze mentali\u00bb di iniziati ind\u00f9 che in tal modo mantenevano il contatto con Elena. Secondo altri ancora, era un agente di una setta segreta ind\u00f9 che avrebbe fatto della signora Blavatskij lo strumento dell&#8217;indipendenza dell&#8217;India. Ultima ipotesi: Kout Houmi sarebbe stato un agente dell&#8217;Intelligence Service.<\/em><\/p>\n<p><em>In realt\u00e0, nessuno sa esattamente chi sia stato quel misterioso personaggio.<\/em><\/p>\n<p><em>Una cosa sola \u00e8 certa: tra Kout Houmi e la signora Blavatskij si stabil\u00ec una corrispondenza. Tutti i temi vi vengono affrontati: la religione, la fisica nucleare (cento anni fa!), la linguistica, ecc. Elena, che era totalmente incolta, diviene d&#8217;un tratto uno dei personaggi pi\u00f9 colti del secolo! Le sue conoscenze vanno dalla semantica alla chimica spaziando per tutte le scienze antiche, presenti e future.<\/em><\/p>\n<p><em>Qui sta il mistero. Come faceva, ad esempio, la signora Blavatskij a conoscere alla sua epoca gli effetti devastanti della&#8230; bomba atomica? Nessuno lo sa.<\/em><\/p>\n<p><em>Le malelingue suggeriscono che sia stato Robert Stow Mead, il suo segretario, che possedeva una vasta cultura, ad aiutare la signora Blavatskij a dar prova di genio! Ma \u00e8 opportuno ristabilire la verit\u00e0: Mead conobbe Elena solo nel 1889, cio\u00e8 tre anni prima della sua morte, mentre i libri scritti dalla signora Blavatskij,<\/em> La dottrina segreta, Il simbolismo arcaico delle religioni <em>e<\/em> Iside svelata, <em>sono di parecchio anteriori a quella data. Inoltre, anche un brillante allievo di Cambridge come Mead non poteva aver scoperto la fissione dell&#8217;atomo prima di Curie e di Einstein! (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Nel 1855 la signora Blavatskij riceve ripetuti avvertimenti:<\/em> <em>se non restituisce immediatamente l&#8217;esemplare del<\/em> Libro di Dzyan <em>che sostiene di possedere, la sventura si abbatter\u00e0 su di lei.<\/em><\/p>\n<p><em>A partire da quel momento, la vita di Elena diviene un vero e proprio incubo: nel 1860 si ammala e, per tre anni, percorre tutta l&#8217;Europa come braccata da una forza invisibile.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel 1870, mentre torna per mare dall&#8217;Oriente, la nave esplode. La maggior parte dei viaggiatori sono ridotti in polvere. Non si tratta di un modo di dire: nessun cadavere viene ritrovato, i corpi sono letteralmente polverizzati. Come? Taluni avanzano l&#8217;idea di una bomba atomica tattica. La signora Blavatskij rimane incolume per miracolo.<\/em><\/p>\n<p><em>Arrivata a Londra, organizza una conferenza stampa ma un folle tenta di ucciderla. Arrestato, l&#8217;uomo sostiene di essere stato teleguidato e di non essere stato padrone dei suoi atti,. Ancora una volta la signora Blavatskij sfugge a un attentato.<\/em><\/p>\n<p><em>Per scongiurare la maledizione del<\/em> Libro di Dzyan <em>Elena organizza una conferenza stampa per presentare il manoscritto. Ma il libro scompare misteriosamente dalla cassaforte dove era stato accuratamente riposto.<\/em><\/p>\n<p><em>Orami la signora Blavatskij \u00e8 convinta che una potenza occulta minacci la sua vita. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Alla fine del 1874, la signora Blavatskij si reca negli Stati Uniti, dove incontra il colonnello Henry Steel Olcott, un uomo d&#8217;affari appassionato di occultismo. Insieme fondano la Societ\u00e0 teosofica, l8 settembre 1875.<\/em><\/p>\n<p><em>A partire da allora, lo strano diviene parte integrante della vita di Elena. Quando il barone de Palm, un membro della Societ\u00e0, muore, la signora Blavatskij chiede al governo degli U.S.A. l&#8217;autorizzazione a cremarlo. Quando il corpo viene deposto nel crematorio, il braccio destro del barone si solleva. Nello stesso momento, un incendio scoppia a Brooklyn: un teatro brucia e duecento persone periscono nell&#8217;incendio.<\/em><\/p>\n<p><em>Qualche tempo dopo il colonnello Olcott e la signora Blavatskij si apprestano a partire per l&#8217;Asia per incontrarsi con i Grandi Maestri della Loggia Bianca. Il presidente degli Stati Uniti, vivamente interessato a quella missione, li considera suoi inviati speciali e concede loro passaporti diplomatici.<\/em><\/p>\n<p><em>Il 16 febbraio 1879, la missione arriva alle Indie dove viene ricevuta dal pandit Schiamij Krishnavarma. Ma gli avvenimenti prendono una piega estremamente spiacevole: la polizia inglese perseguita letteralmente gli sventurati teosofi. Il colonnello Olcott protesta vigorosamente:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abIl governo dell&#8217;India ha ricevuto falsi rapporti a nostro riguardo, basati sull&#8217;ignoranza o sulla malizia, e siamo stati posti sotto sorveglianza in modo cos\u00ec maldestro da richiamare l&#8217;attenzione di tutto il paese e si \u00e8 dato a credere agli indigeni che il fatto di essere nostri amici avrebbe attirato su di loro le ire degli alti funzionari e avrebbe potuto nuocere ai loro interessi personali. Gli intenti lodevoli e benefici della societ\u00e0 sono stati pertanto gravemente intralciati e siamo stati vittime di indegnit\u00e0 assolutamente immeritate a seguito della decisione del governo, ingannato da false voci\u00bb. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Se le persecuzioni poliziesche diminuiscono, le minacce degli ignoti persistono e si fanno ancora pi\u00f9 serie di fronte all&#8217;ostinazione della signora Blavatskij nel voler parlare del<\/em> Libro di Dzyan<em>. La teosofa si spinge perfino a tradurlo in inglese, traduzione pubblicata dalla Hermetic Publishing Company di san Diego negli Stati Uniti.<\/em><\/p>\n<p><em>Davanti alla sua caparbiet\u00e0, gli ignoti reagiscono e la colpiscono in ci\u00f2 che le sta pi\u00f9 a cuore: l&#8217;occultismo. La Societ\u00e0 di ricerche psichiche, un&#8217;associazione inglese, pubblica un rapporto sulla signora Blavatskij accusandola di ciarlataneria.<\/em><\/p>\n<p><em>La pubblicazione del rapporto distrugge moralmente Elena che, da allora,, appare ridotta a uno straccio. Strani fenomeni continuano a prodursi attorno a lei, ma apparentemente Elena non \u00e8 pi\u00f9 in grado di controllarli.<\/em><\/p>\n<p><em>Un suo compatriota, V. S. Solv&#8217;ev, accompagna la signora Blavatskij in uno dei suoi ultimi viaggi, a Eberfeld, in Germania. Una notte, nella sua stanza all&#8217;albergo Victoria, Solo&#8217;ev riceve una strana visita provocata, egli pensa, dalla signora Blavatskij.<\/em><\/p>\n<p><em>Ecco il racconto di quell&#8217;apparizione, pubblicato sul<\/em> Messaggero della Russia<em>:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abD&#8217;improvviso mi destai. Ero stato svegliati da un soffio caldo.. Al mio fianco, nell&#8217;oscurit\u00e0, si ergeva una figura umana di alta statura vestita di bianco. Udii una voce, non saprei dire in che lingua, ordinarmi di accendere la candela. Accesa la candela, vidi che erano le due del mattino e che un uomo vivo stava accanto a me. L&#8217;uomo somigliava al ritratto del mahatma Morya che avevo visto. Mi parl\u00f2 in una lingua che non conoscevo ma che cionondimeno capivo. Mi disse che avevo grandi poteri personali e che avevo il dovere di usarli. Poi svan\u00ec. Ma subito riapparve, sorrise, e, sempre nella stessa lingua sconosciuta ma intelligibile, disse: &#8216;Stia pur certo che non sono un&#8217;allucinazione e che lei non sta uscendo di senno&#8217;. Poi scomparve di nuovo. A quel punto erano le 3. La porta era ancora chiusa a chiave\u00bb. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Doveva essere uno degli ultimi &#8216;miracoli&#8217; della signora Blavatskij, che si ritira a Parigi dove talvolta la si vede in Notre-Dame-des-Champs. Poco tempo dopo andr\u00e0 a Londra, dove muore nel 1891.<\/em><\/p>\n<p><em>Dopo la morte, numerosi discepoli ne prendono le difese. Gli Ind\u00f9 soprattutto e, in particolare, E. S. Dutt, che critica violentemente il rapporto della Societ\u00e0 di ricerche psichiche.<\/em><\/p>\n<p><em>Le idee della signora Blavatskij trionfano. Pare che la Societ\u00e0 teosofica abbia svolto un ruolo primario nell&#8217;indipendenza dell&#8217;India. Mohandas Karamchand Gandhi, il liberatore dell&#8217;India, sostiene di dovere molto a Elena Petrovna Blavatskij.<\/em><\/p>\n<p><em>Ultimo strascico della vicenda: poco tempo dopo la scomparsa della signora Blavatskij, i suoi difensori rivelano pubblicamente che essa fu vittima di un complotto in cui si ritrovano il governo inglese, la polizia del vicer\u00e9 dell&#8217;India e alcune persone non meglio identificate, ma che sembra appartenessero a una potente societ\u00e0 segreta. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Ma perch\u00e9 si voleva ad ogni costo far scomparire il<\/em> Libro di Dzyan<em>? Quali terribili segreti nasconde? Dai frammenti di cui disponiamo, sembra che il<\/em>Libro di Dzyan _3Cem>rimetta in discussione i fondamenti stessi della scienza e della religione.<\/em><\/p>\n<p><em>Quelli che seguono sono alcuni passi, piuttosto oscuri, bisogna riconoscerlo, tratti dal libro maledetto:<\/em><\/p>\n<p><em>Strofe I<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNon c&#8217;era il tempo, che riposava nel seno infinito della durata&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8230;E la vita batt\u00e9 inconsciamente nell&#8217;universo.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8230; I sette nobili signori e le sette verit\u00e0 avevano cessato di essere&#8230;\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Strofe II<\/em><\/p>\n<p><em>\u00ab&#8230;Dove erano i costruttori, i figli luminosi&#8230; quelli che estrassero la forma dall&#8217;informe, la radice del mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8230; L&#8217;ora non era ancora scoccata; il raggio non aveva ancora attraversato il germe&#8230;\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Strofe III:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00ab&#8230; L&#8217;ultima vibrazione della settima eternit\u00e0 penetra l&#8217;infinit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>La vibrazione si propaga, con la sua ala viva essa tocca l&#8217;universo intero e il germe che abita nell&#8217;oscurit\u00e0, che respira sotto l&#8217;acqua dormiente della vita&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>La radice della vita era contenuta in ogni goccia dell&#8217;oceano dell&#8217;immortalit\u00e0 e l&#8217;oceano era di luce raggiante e la luce era fuoco, calore e moto. L&#8217;oscurit\u00e0 scomparve, non esisteva pi\u00f9&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Guardate lo spazio chiaro che \u00e8 figlio dello spazio oscuro&#8230; da ora in poi, brilla come il sole; \u00e8 il divino drago fiammeggiante della saggezza.<\/em><\/p>\n<p><em>Dove era il germe, dove era l&#8217;oscurit\u00e0?&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8230; Il germe \u00e8 l&#8217;azione e l&#8217;azione \u00e8 la luce, figlia raggiante e bianca del padre oscuro e ascoso\u00bb. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Strofe IV:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00ab&#8230; Figli della Terra, ascoltate i vostri maestri, i figli del fuoco&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8230; Ascoltate ci\u00f2 che a noi, discendenti dei Sette originari, che siamo nati dalla fiamma originaria, ascoltate ci\u00f2 che a noi hanno insegnato i nostri padri<\/em><\/p>\n<p><em>Dallo splendore della luce, che raggiava nella notte eterna, scaturirono nello spazio le energie risvegliate&#8230; E degli uomini-dei emanarono le forme, le scintille, gli animali santi e i messaggeri dei padri santi\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Strofe V:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00ab&#8230; A loro volta, i sette primi soffi del drago della saggezza crearono il vento di fuoco che turbina grazie al soffio santo volteggiante.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8230; L&#8217;agile figlio dei figli divini&#8230; descrive cerchi e compie la sua missione&#8230; Attraversa le nubi fiammeggianti come il lampo&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8230; Egli \u00e8 lo spirito che li conduce e li guida. Per iniziare la sua opera, invia da ogni parte le scintille del regno inferiore che planano, tremanti di gioia, nelle loro dimore raggianti&#8230;\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Strofe VI:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00ab&#8230; Il Rapido e il raggiante&#8230; pone l&#8217;universo sulle pietre eterne&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Egli le conforma a modello delle antichissime ruote e le fossa al centro con elementi imperituri.<\/em><\/p>\n<p><em>Come sono state conformate da Fohat? Egli raccoglie la polvere del fuoco. Fa delle palle di fuoco, le attraversa, gira loro attorno e d\u00e0 loro la vita, poi le mette in movimento&#8230; Esse sono fredde, egli le riscalda. Esse sono secche, egli le inumidisce. Esse illuminano, egli le ventila e le placa. Tale \u00e8 il lavoro di Fohat da un crepuscolo all&#8217;altro, nelle sette eternit\u00e0&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8230; Il seme materno riempiva il tutto. Lotte ebbero luogo tra le creature e i distruttori, lotte ebbero luogo per lo spazio\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Strofe VII:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00ab&#8230; Guardate l&#8217;inizio della vita sensibile che non ha forma. A tutta prima il Divino, lo spirito materno che \u00e8 uno&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8230; Quel raggio unico moltiplica i pi\u00f9 piccoli raggi&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8230; Poi i costruttori, che hanno indossato di nuovo la loro prima veste, scendono verso la terra raggiante e regnano sugli uomini &#8211; e anche loro lo sono&#8230;\u00bb. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Pare che il<\/em> Libro di Dzyan <em>racconti la storia dell&#8217;evoluzione del mondo. Diciotto milioni di anni fa, esseri senza ossa e senza intelligenza avrebbero popolato la terra. In seguito, sarebbe nata una razza pacifica: parallelamente, si sarebbe sviluppata una razza di giganti mostruosi, pi\u00f9 vicini all&#8217;animale che all&#8217;uomo.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel 9564 a. C. alcune terre sarebbero state inghiottite dall&#8217;oceano. Taluni affermano trattarsi dell&#8217;Atlantide. Chi lo sapr\u00e0 mai? (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Ancor oggi il<\/em> Libro di Dzyan <em>\u00e8 al centro di vivaci polemiche.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel suo libro<\/em> Argumente f\u00fcr das Unm\u00f6gliche <em>(<\/em>Argomenti per l&#8217;impossibile<em>), pubblicato a Vienna nel 1969, edito dalle edizioni Econ, lo scrittore tedesco Erich von D\u00e4niken, che ha svolto un&#8217;indagine approfondita sul libro misterioso, sostiene che l&#8217;originale \u00e8 stato conservato per millenni nelle cripte del Tibet.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNessuno al mondo\u00bb scrive von D\u00e4niken, \u00abne conosce la vera et\u00e0. Si dice che l&#8217;originale sia pi\u00f9 antico della Terra. Si dice anche che sia stato cos\u00ec magnetizzato che i &#8216;privilegiati&#8217; che lo prendevano in mano vedevano svolgersi davanti ai loro occhi gli avvenimenti descritti e al tempo stesso potevano comprendere nella propria lingua i testi misteriosi grazie a impulsi ritmici, in relazione alla ricchezza del vocabolario della loro lingua.<\/em><\/p>\n<p><em>Quella dottrina segreta fu conservata per millenni nelle cripte tibetane.<\/em> Top secret. <em>Si dice che essa potesse costituire un enorme pericolo nelle mani di un &#8216;ignorante&#8217;. Il testo originale &#8211; che non sappiamo se esiste ancora &#8211; fu ricopiato testualmente di generazione in generazione e arricchito di nuovi apporti dagli iniziati. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Il<\/em> Libro di Dzyan <em>sarebbe nato dall&#8217;altra parte dell&#8217;Himalaya. Per vie ignote, le sue dottrine penetrarono fino in Giappone, in India e in Cina, e ritroviamo la sua influenza filosofica perfino in certe tradizioni sudamericane. Comunit\u00e0 segrete che si celavano nelle gole sperdute del massiccio del Kun-lun o tra i profondi burroni del massiccio di Altin Tagh &#8211; tutti e due situati nella parte occidentale dell&#8217;attuale Cina rossa &#8211; vegliavano su raccolte di libri di ricchezza inestimabile. Le comunit\u00e0 abitavano in templi miserabili. Gallerie e sotterranei racchiudevano i loro tesori letterari. In quei sotterranei era conservato anche il<\/em> Libro di Dzyan<em>. I primi padri della Chiesa si adoperarono in origini modo per scacciare quella dottrina dalla memoria di coloro che ne erano venuti a conoscenza, ma tutti i loro sforzi furono vani e i testi si tramandarono oralmente di generazione in generazione.<\/em><\/p>\n<p><em>All&#8217;estero, mi hanno spesso parlato di quella dottrina, ma non ho mai incontrato qualcuno che abbia visto una copia &#8216;autentica&#8217; del testo. In tutto il mondo, i passi del<\/em> Dzyan <em>conservati o, pi\u00f9 esattamente, conosciuti, abbondano di testi tradotti dal sanscrito. Sulla scorta delle attuali conoscenze, questa straordinaria dottrina conterrebbe l&#8217;antica parola originaria la formula della creazione e narrerebbe l&#8217;evoluzione dell&#8217;umanit\u00e0 che abbraccia milioni di anni\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Il carattere &quot;eretico&quot;, se non addirittura blasfemo, del <em>Libro di Dzyan<\/em> consisterebbe, dunque, nel fatto che l&#8217;idea di una razza umana &#8211; anzi, di una serie di razze umane &#8211; create e distrutte dai &quot;costruttori cosmici&quot; adombra un intervento di creature extraterrestri, in realt\u00e0 per nulla &quot;divine&quot;; e che gli dei delle varie religioni antiche altro non sarebbero, quindi, che la rielaborazione mitica di quel primo contatto fra gli umani e gli alieni. Inoltre, non sembra esservi posto, in questa concezione delle origini della vita, n\u00e9 per l&#8217;evoluzionismo biologico n\u00e9 per la provvidenzialit\u00e0 divina; a meno di pensare che quest&#8217;ultima abbia agito, nei confronti degli abitanti della Terra, servendosi di siffatti &quot;costruttori&quot; alieni.<\/p>\n<p>Ma cominciamo dal nome del libro misterioso.<\/p>\n<p>La parola Dzyan deriverebbe, secondo alcuni teosofi, dal tibetano <em>dhyan<\/em> (&quot;saggezza&quot;) o <em>dzin<\/em> (&quot;sapienza&quot;), mentre altri esponenti di questa corrente religiosa pensano che essa derivi dal nome di un supposto discepolo di Lao Tse, un certo Li-tsin o Ly-tzyn, al quale sarebbe comparso, mentre era immerso in meditazione, lo spirito dell&#8217;imperatore Huang-ti. Questi gli avrebbe consegnato un libro intitolato <em>Yu-Fu-King<\/em>, ossia \u00ablibro delle corrispondenze esoteriche\u00bb.<\/p>\n<p>Questi tentativi di interpretazione etimologica sono riportati dal saggista tedesco Ulrich Dopatka, che, essendo un &#8216;discepolo&#8217; del controverso Erich von D\u00e4niken, non gode di alcuna considerazione presso gli ambienti scientifici accademici; atteggiamento, questo, che non ci sentiamo di condividere perch\u00e9, come tutti gli atteggiamenti pregiudiziali, ha il torto di scartare in partenza delle ipotesi di lavoro che potrebbero rivelarsi interessanti e feconde di sviluppi, solo perch\u00e9 contrastano con molte delle nostre &quot;certezze&quot; acquisite o &#8211; motivo ancor pi\u00f9 banale &#8211; perch\u00e9 non sono corredate e autenticate dai debiti dall&#8217;<em>imprimatur<\/em> di qualche lobby universitaria.<\/p>\n<p>A Dopatka si deve anche un altro riferimento assai intrigante, relativo a uno studioso italiano del XIX secolo. Infatti, sembra che gi\u00e0 nel 1878 l&#8217;orientalista Carlo Puini abbia pubblicato, nel nostro Paese, una sintesi delle dottrine contenute nel <em>Libro di Dzyan<\/em>, precedendo, in effetti, di ben dieci anni <em>La dottrina segreta<\/em> di Helena Blavatskij. Ma Puini era uno studioso isolato, mentre Madame Blavatskij era la fondatrice &#8211; per quanto assai discussa &#8211; di una istituzione che stava acquistando respiro mondiale, quale la Societ\u00e0 Teosofica; perci\u00f2 l&#8217;opera del primo rimase confinata all&#8217;ambito di pochi specialisti, mentre il libro della seconda raggiunse rapidamente una larghissima diffusione internazionale, a dispetto delle critiche e delle feroci stroncature del mondo scientifico che potremmo definire &quot;ufficiale&quot;.<\/p>\n<p>Un altro problema relativo al <em>Libro di Dzyan<\/em> \u00e8 quello riguardante le fonti originali sulle quali esso si basa, o sulle quali si basa la letteratura esoterica che ad esso si ispira e che, come si \u00e8 visto, era diffusa in buona parte dell&#8217;Asia &#8211; ad oriente fino al Giappone e ad Occidente fino all&#8217;Egitto &#8211; assai prima che Helena Blavatskij ne sentisse parlare, per la prima volta, da un mago copto nella citt\u00e0 del Cairo; e anche prima che ne sentissero parlare, in Francia, il celebre astronomo Bailly e l&#8217;occultista Jacolliot.<\/p>\n<p>Ma cediamo la parola direttamente a Dopatka (5):<\/p>\n<p><em>A quanto risulta queste dottrine furono pubblicate gi\u00e0 nel 1878 dall&#8217;orientalista italiano Carlo Puini. Nessuno \u00e8 riuscito a interpretare scientificamente il contenuto dell&#8217;antico testo e Coleman, un teosofo che aveva promesso di presentare le fonti originali, afferm\u00f2 di averle perdute per colpa del terremoto che nel 1906 devast\u00f2 San Francisco. Quindi le sue origini , in parte interessanti,, continuano a essere ignote. Lo storico dell&#8217;esoterismo K. Frick lo definisce un risultato delle fusioni eclettiche (selettivamente confluenti) del pi\u00f9 arcaico patrimonio intellettuale mitico dell&#8217;umanit\u00e0 con le corrispondenze della natura (Camp,<\/em> Verunckene Kontinente, <em>pp. 65, 68; Frick,<\/em> Licht und Finsternis, <em>2. parte, p. 280). Pu\u00f2 darsi che nelle pagine del libro in questione si celino effettivamente dottrine esoteriche indiane ch&#8217;erano state custodite per secoli nei monasteri dei monti K&#8217;un lun e in quelli fra le gole dell&#8217;Altyn-tag.<\/em><\/p>\n<p>Un altro elemento interessante della vicenda relativa alla diffusione del <em>Libro di Dzyan<\/em> \u00e8 ppoi, come ha ricordato Yves Naud, una sua possibile conoscenza diretta da pare di Apollonio di Tiana, al quale lo avrebbero fatto vedere &#8211; o, comunque, glie ne avrebbero parlato &#8211; alcuni sacerdoti indiani; fatti di cui \u00e8 rimasta memoria nella biografia di Filostrato, della quale abbiamo avuto gi\u00e0 occasione di parlare, in altra sede. (6)<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, abbiamo gi\u00e0 sostenuto, in un recente articolo, che esistono numerosi indizi i quali fanno pensare che il genere umano sia molto pi\u00f9 antico di quanto la scienza evoluzionista continua a sostenere, preferendo evitare di confrontarsi con i fatti piuttosto che vedersi costretta a dar torto alle proprie teorie. (7)<\/p>\n<p>In quella sede, fra le altre cose, abbiamo ricordato l&#8217;eccezionale rinvenimento, in una roccia del Nevada antica di 5 milioni di anni, di una impronta di piede umano; anzi, per la precisione, di una impronta di mocassino, con tanto di cuciture ancora visibili sulla tomaia. Il fatto ebbe luogo nel 1922 e ne parl\u00f2 l&#8217;American <em>Weekly<\/em>, inserto del <em>New York Sunday American<\/em>.<\/p>\n<p>Oppure abbiamo ricordato l&#8217;evidenza delle tracce lasciate dall&#8217;acqua piovana lungo la roccia che \u00e8 stata usata per edificare la Sfinge, presso le piramidi di Giza, in Egitto: acqua piovana che <em>deve<\/em> necessariamente risalire, quanto meno, all&#8217;ultimo periodo post-glaciale, ossia a qualcosa come 10 o 12.000 anni fa.<\/p>\n<p>E l&#8217;elenco delle incongruenze archeologiche (che non sono, ovviamente tali, ma piuttosto la prova delle incongruenze del paradigma ufficiale della storia antica), potrebbe continuare a lungo; ma preferiamo fermarci qui.<\/p>\n<p>Helena Blavatskij era fermamente convinta della grandissima antichit\u00e0 della specie umana e, in un&#8217;epoca di darwinismo aggressivo e trionfante (si ricordi la celebre disputa fra Huxley e il vescovo Wilberforce), andando contro corrente, osava capovolgere l&#8217;idea di una umanit\u00e0 emersa solo di recente da una condizione animalesca.<\/p>\n<p>Nel suo libro <em>Iside svelata<\/em>, ella a un certo punto afferma (8):<\/p>\n<p><em>&quot;Le scoperte della scienza moderna non sono affatto in disaccordo con le pi\u00f9 antiche tradizioni che affermano l&#8217;incredibile antichit\u00e0 della nostra razza. Negli ultimi anni la geologia, la quale una volta ammetteva che l&#8217;uomo poteva essere rintracciato fino all&#8217;era terziaria, ha trovato prove irrefutabili che l&#8217;esistenza dell&#8217;uomo risale ad un&#8217;era anteriore al primo periodo glaciale dell&#8217;Europa e cio\u00e8 ad oltre 250.000 anni addietro. \u00c8 un argomento duro questo per la teologia patristica, ma costituisce un fatto accettato dagli antichi filosofi.<\/em><\/p>\n<p><em>Inoltre utensili fossili sono stati trovati assieme ai resti umani e ci\u00f2 dimostra che l&#8217;uomo cacciava a quei tempi e sapeva accendere il fuoco. Ma un passo successivo non \u00e8 stato ancora fatto in questa ricerca dell&#8217;origine della razza, la scienza si trova ad un punto morto ed attende prove future. Sfortunatamente l&#8217;antropologia e la psicologia non hanno un Cuvier e neppure i geologi e archeologi sono capaci di ricostruire con i frammenti finora scoperti lo scheletro perfetto triplice dell&#8217;uomo- fisico, intellettuale e spirituale. Il fato che gli utensili fossili dell&#8217;uomo sono pi\u00f9 rozzi e meno rifiniti quanto pi\u00f9 l&#8217;indagine geologica penetra nelle viscere della terra, sembra fornire una prova per la scienza, secondo la quale pi\u00f9 veniamo in contatto con le origini dell&#8217;uomo, pi\u00f9 selvaggio e bruto questo appare. Strana logica: dimostrano forse le scoperte della caverna di Devon che non vi erano razze contemporanee pi\u00f9 civili? Quando l&#8217;attuale popolazione della terra sar\u00e0 scomparsa e qualche archeologo appartenente alle razze dell&#8217;avvenire nel lontano futuro scaver\u00e0 utensili domestici delle attuali trib\u00f9 indiane o delle isole Andamane avr\u00e0 forse ragione di concludere che l&#8217;umanit\u00e0 del diciannovesimo secolo era proprio \u00abin procinto di emergere appena dall&#8217;et\u00e0 della pietra\u00bb?<\/em><\/p>\n<p><em>Era di moda parlare \u00abdelle concezioni irraggiungibili di un passato incolto\u00bb; come se fosse possibile nascondere dietro un epigramma la cava intellettuale dalla quale \u00e8 stata estratta la fama di tanti filosofi moderni. Proprio come Tyndall, il quale \u00e8 sempre pronto a non tenere in nessun conto gli antichi filosofi &#8211; le cui idee rivestite servirono a procacciare fama e creduto a pi\u00f9 di uno scienziato, cos\u00ec pure i geologi sembrano sempre pi\u00f9 inclini a ritenere per certo che tutte le antiche razze si trovavano contemporaneamente in uno stato di densa barbarie, Non tutte le nostre migliori autorit\u00e0 sono d&#8217;accordo su questo punto. Alcuni dei pi\u00f9 eminenti scienziati sostengono esattamente il contrario. Max M\u00fcller, per esempio, sostiene che: \u00abMolte cose ci sono ancora inintelligibili e il linguaggio geroglifico dell&#8217;antichit\u00e0 registra soltanto la met\u00e0 delle intenzioni inconsce della mente. Pure l&#8217;immagine dell&#8217;uomo in qualunque clima la incontriamo, sorge davanti a noi nobile e pura sin da principio e persino impariamo a conoscere i suoi errori e interpretare i suoi sogni. Fino a dove possiamo rintracciare le impronte dell&#8217;uomo, anche nei pi\u00f9 bassi strati della storia, constatiamo sempre il dono divino di un intelletto sobrio e sano che gli appartiene sin dai primordi. L&#8217;idea dell&#8217;umanit\u00e0 emergente con lentezza dalle profondit\u00e0 della brutalit\u00e0 animale, non pu\u00f2 essere in alcun modo sostenuta\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Si pretende che sia antifilosofico indagare sulle cause prime, perch\u00e9 gli scienziati ora si occupano degli effetti fisici Il campo dell&#8217;indagine scientifica \u00e8 sempre limitato alla natura fisica. Quando i suoi limiti sono raggiunti, l&#8217;indagine deve arrestarsi e l&#8217;opera ricominciare. Con tutto il dovuto rispetto per i nostri scienziati, essi sono come lo scoiattolo su una ruota in movimento, perch\u00e9 a loro sembra di rivoltare la materia sempre a nuovo. La scienza costituisce una sconfinata potenza e noi, pigmei, non possiamo indagarla. Pure gli &#8216;scienziati&#8217; non sono la scienza incarnata pi\u00f9 di quanto gli uomini del nostro pianeta no siano il pianeta steso. Noi non abbiamo il diritto di chiedere n\u00e9 il potere di costringere i nostri &#8216;filosofi moderni&#8217; ad accettare senza sfida una descrizione geografica del lato oscuro della luna. Ma nel caso avvenisse un cataclisma lunare e qualcuno dei suoi abitanti precipitasse nell&#8217;attrazione della nostra atmosfera e quindi scendesse sano e salvo nei pressi della porta di casa del dottor Carpenter , questi sarebbe accusabile di falso professionale se mancasse di sciogliere il problema fisico che gli si presenta.<\/em><\/p>\n<p><em>Se un uomo di scienza rifiuta l&#8217;opportunit\u00e0 di investigare qualsiasi fenomeno nuovo, sia che gli si presenti sotto forma di un uomo della una, sia come uno spirito delle fattorie Eddy, in entrambi i casi \u00e8 altrettanto responsabile.<\/em><\/p>\n<p><em>Sia che perveniamo con il metodo di Aristotele o con quello di Platone, non dobbiamo arrestarci nell&#8217;indagine, ma resta il fatto che tanto la natura interiore quanto quella esteriore dell&#8217;uomo si pretende sia stata esaurientemente compresa dagli antichi andrologi. Malgrado le ipotesi superficiali dei geologi cominciamo ad avere quasi prove giornaliere in appoggio alle asserzioni di questi filosofi.<\/em><\/p>\n<p><em>Essi suddivisero gli interminabili periodi dell&#8217;esistenza umana su questo pianeta in tanti cicli, nel corso dei quali l&#8217;umanit\u00e0 gradualmente ha raggiunto il punto della pi\u00f9 elevata civilt\u00e0 e quindi gradualmente ritorn\u00f2 alla barbarie pi\u00f9 abbietta.<\/em><\/p>\n<p><em>A quale grado di perfezione sia arrivata gi\u00e0 parecchie volte la razza umana nel suo progresso, si pu\u00f2 immaginare osservando i meravigliosi monumenti dell&#8217;antichit\u00e0, tuttora visibili e leggendo la descrizione che ci d\u00e0 Erodoto delle altre meraviglie di cui non ci rimane pi\u00f9 traccia. Persino gi\u00e0 ai suoi tempi le costruzioni gigantesche delle molte piramidi e templi famosi in tutto il mondo erano cumuli di rovine, sparse dalla mano implacabile del tempo, e descritte da padre della storia come \u00abvenerabili testimoni della gloria passata degli antenati dipartiti&#8230;\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Nonostante le implicazioni critiche nei confronti delle religioni storiche (oltre che dello scientismo allora in auge, non meno di oggi), Helena Blavatskij era uno spirito religioso che cercava di conciliare le esigenze della spiritualit\u00e0 con quelle della conoscenza, sicch\u00e9 potremmo considerare la teosofia, pi\u00f9 che una forma di sincretismo religioso fra dottrine orientali e occidentali, una sorta di gnosi dell&#8217;et\u00e0 moderna.<\/p>\n<p>E questo pu\u00f2 valere anche come chiave di lettura del <em>Libro di Dzyan<\/em> o, quanto meno, di quella traduzione di esso, pi\u00f9 o meno fedele, che \u00e8 contenuta ne <em>La dottrina segreta.<\/em><\/p>\n<p>Ci piace concludere questo saggio riportando il giudizio complessivo di Paola Giovetti sulla figura e sul pensiero dell&#8217;autrice di quel vasto, complesso, impressionante libro (9):<\/p>\n<p><em>Madame Blavatskij sostenne sempre che teosofia \u00e8 &#8216;conoscenza&#8217;, non fede, e che l&#8217;ideale morale pi\u00f9 elevato da coltivare \u00e8 il superamento dell&#8217;egoismo e il lavoro incessante per gli altri. Bisogna vivere, diceva, facendo s\u00ec che il S\u00e9 divino che alberga in ognuno di noi guidi ogni pensiero e ogni azione, in ogni momento dell&#8217;esistenza; ovviamente ci\u00f2 non \u00e8 facile (e lei stessa non era esente da difetti umani) ma l&#8217;importante \u00e8 fare il possibile per migliorare il proprio modo di agire ispirandosi a quell&#8217;alto ideale.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;anima umana, ella afferm\u00f2, proviene dall&#8217;Anima Universale alla quale ritorner\u00e0 dopo la morte; nascite e morti sono regolati dalla grande legge del<\/em> karma<em>, la legge di causa ed effetto che fa s\u00ec che nulla resti senza risultato e restituisce ad ognuno la piena responsabilit\u00e0 delle proprie azioni, prima e dopo la vita. La teosofia traccia un cammino infinito per l&#8217;anima, che opera per il proprio perfezionamento; e in questo cammino \u00e8 aiutata dai Maestri il cui compito \u00e8 imprimere una spinta evolutiva all&#8217;umanit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Una concezione morale di alto livello, dunque.<\/p>\n<p>Se il <em>Libro di Dzyan<\/em> fosse un libro nefasto, non avrebbe potuto contribuire &#8211; crediamo &#8211; alla formazione di una tale visione del mondo, della vita, del destino finale dell&#8217;anima umana.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1)  Cfr. Corrado Malanga, <em>Oltre la fisica di Star Trek (L&#8217;ipotesi di Super Spin)<\/em>, una serie di articoli, spec. il 12.5 <em>Le Stanze di Dzyan<\/em>, sul sito dio Edicolaweb.<\/p>\n<p>2)  <em>Les Extra Terrestres et les O. V. N. I. dans l&#8217;histoire<\/em>, traduzione di Gian Luigi Vallotta, Edizioni Ferni, Ginevra, 1977, 3 voll., vol. 1, pp. 162-1174.<\/p>\n<p>3)  In realt\u00e0 &#8211; come si \u00e8 visto nella Prima Parte di questo saggio, la fondazione degli imperi di Atlantide e Mu risalirebbe non a &quot;poco tempo dopo&quot; l&#8217;arrivo di questi visitatori spaziali, bens\u00ec all&#8217;epoca della creazione della cosiddetta Quarta Razza, immediatamente prima della umanit\u00e0 attuale, che costituirebbe la Quinta Razza.<\/p>\n<p>4)  Helena Blavatskij, per\u00f2, sostenne di aver preso visione diretta del manoscritto, e lo descrive scritto \u00absu foglie di palma, ma rese inalterabili al fuoco, all&#8217;acqua e all&#8217;aria mediante qualche ignoto processo specifico\u00bb (in <em>la dottrina segreta<\/em>, vol. I, p. 63).<\/p>\n<p>5)  Ulrich Dopatka, <em>Dizionario Ufo. Glossario di preastronautica<\/em> (titolo originale: <em>Lexikonder Pr\u00e4-Astronautik<\/em>, Wien-D\u00fcsseldorf, Econ Verlag, 1979; traduzione italiana di Lucia Mengotti, Milano, Sperling &amp; Kupfer Editori, 1980, p.133).<\/p>\n<p>6)  Cfr. Francesco Lamendola, <em>Apollonio di Tiana e il vampiro,<\/em> sul sito di Edicolaweb; e <em>Mostri, fantasmi e vampiri nel mondo antico<\/em>, negli <em>Atti<\/em> della Societ\u00e0 Dante Alighieri di Treviso (a cura di A. Brunello), vol. 6, 2008.<\/p>\n<p>7)  Cfr. Francesco Lamendola, <em>Scricchiola il paradigma degli storici sulle origini recenti della civilt\u00e0<\/em>, sul sito di Arianna Editrice.<\/p>\n<p>8)  Helena Petrovna Blavatskij, <em>Iside svelata. Parte prima: la Scienza<\/em>; traduzione dall&#8217;originale di E. B., Trieste, Editrice Libraria Sirio s. d., vol. 1, pp. 66-68.<\/p>\n<p>9)  Paola Giovetti, <em>I grandi iniziati del nostro tempo<\/em>, Milano, Rizzoli, 1993, p. 104.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo visto che la cosmologia e l&#8217;antropologia descritte nel misterioso Libro di Dzyan presentano aspetti affascinanti ed inquietati al tempo stesso; ed \u00e8, forse, per tale<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30152,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[67],"tags":[92],"class_list":["post-26794","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-esoterismo-e-occultismo","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-esoterismo-e-occultismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26794","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26794"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26794\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30152"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26794"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26794"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26794"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}