{"id":26792,"date":"2012-11-14T11:27:00","date_gmt":"2012-11-14T11:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/11\/14\/libri-cari-compagni-dun-tempo\/"},"modified":"2012-11-14T11:27:00","modified_gmt":"2012-11-14T11:27:00","slug":"libri-cari-compagni-dun-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/11\/14\/libri-cari-compagni-dun-tempo\/","title":{"rendered":"Libri, cari compagni d&#8217;un tempo"},"content":{"rendered":"<p>Difficile dire se il libro, come oggetto materiale, fatto di carta e di cartoncino, sopravviver\u00e0 alla civilt\u00e0 tecnologica avanzata.<\/p>\n<p>Il primo assalto dell&#8217;informatica non \u00e8 riuscito a distruggerlo, nonostante il dilagare dei libri informatici e dei periodici on line, perch\u00e9 i lettori si sono dimostrati pi\u00f9 affezionati del previsto a quell&#8217;oggetto obsoleto, che riempie tanto spazio e che \u00e8 tanto scomodo da potarsi dietro, specie per uno studente che ne ha cinque o sei nella borsa; si son mostrati pi\u00f9 tradizionalisti, dal punto di vista dei cantori delle \u00abmagnifiche sorti e progressive\u00bb.<\/p>\n<p>Per adesso, dunque, il libro cartaceo ha resistito abbastanza bene e ha superato la prima bufera, riportando meno danni del previsto; per\u00f2 non \u00e8 detto come andr\u00e0 a finire. Gli effetti della tecnologia non sempre si misurano sul breve periodo, come \u00e8 stato per il telefonino cellulare, che ha quasi fatto sparire i telefoni fissi e specialmente le cabine pubbliche; nessuno pu\u00f2 dire se, alla lunga, la concorrenza del computer non spazzer\u00e0 via anche gli ultimi sostenitori del buon vecchio libro d&#8217;un tempo, specie quando sar\u00e0 il turno delle nuove generazioni, che non sono cresciute con quei ricordi, con quelle abitudini, con quel bagaglio affettivo.<\/p>\n<p>Il libro cartaceo \u00e8 un oggetto verso il quale si provava del rispetto: perfino maltrattare un libro vecchissimo e non pi\u00f9 utilizzabile, per esempio per ritagliare le fotografie e incollarle sul quaderno delle ricerche, era un&#8217;azione che si compiva con un certo qual senso di colpa, con una segreta inquietudine, quasi come una profanazione. Raramente si vendevano i libri, compresi i libri di scuola: il vantaggio economico non era tale da compensare la perdita di una biblioteca minima ch&#8217;era divenuta patrimonio familiare, oltre che personale, con Dante, la Bibbia e Manzoni a far mostra di s\u00e9 sopra qualche scaffale, sia pure impolverato.<\/p>\n<p>Non era un oggetto usa e getta, ma un bene solo in parte materiale: aveva un nome, una storia, un proprietario, e soprattutto un significato che andava oltre l&#8217;apparenza, talvolta modesta, talaltra malconcia per via degli anni: la \u00abDivina Commedia\u00bb del pap\u00e0, il Vangelo della mamma, e, perch\u00e9 no, il \u00abPinocchio\u00bb del fratellino, o magari il \u00abSandokan alla riscossa\u00bb del fratello maggiore; e \u00abLe piccole donne\u00bb della sorella, dove le mettiamo?<\/p>\n<p>Quando era troppo vecchio, troppo logorato dall&#8217;uso, lo si portava a rilegare: e cos\u00ec tornava a casa come nuovo, con la copertina pi\u00f9 robusta, con i fogli ben bene rilegati, e con il titolo e l&#8217;autore incisi in caratteri dorati sul dorso: una piacere a vedersi. Cos\u00ec come erano un piacere a vedersi i libri che si portavano in legatoria perch\u00e9 realizzati mettendo insieme le dispense settimanali che si acquistavano in edicola: quante famiglie hanno potuto cos\u00ec abbellire il salotto, negli anni Sessanta del secolo scorso, con l&#8217;edizione rilegata e sfarzosa delle opere complete di Dante, con la Bibbia illustrata, coi capolavori della letteratura straniera: \u00abDon Chisciotte\u00bb di Cervantes, \u00abHuckleberry Finn\u00bb di Mark Twain, \u00abL&#8217;ultimo dei Mohicani\u00bb di Fenimore Cooper, \u00abTarass Bul&#8217;ba\u00bb di Gogol, \u00abIl conte di Montecristo\u00bb di Dumas padre.<\/p>\n<p>Ma per i lettori appassionati, per fortuna, c&#8217;erano le case editrici popolari, che mettevano in vendita le grandi opere di poesia, di narrativa, di teatro e di saggistica in edizioni economiche, forse non molto curate nella traduzione, senza alcun apparato di note critiche o di commento; ma, in compenso, con delle belle copertine colorate e, soprattutto, ad un prezzo veramente accessibile, grazie alla carta di qualit\u00e0 non proprio eccellente, ai minuti caratteri di stampa e alla modesta rilegatura in brossura. A partire da un certo punto, diciamo all&#8217;inizio degli anni Settanta, i tascabili apparvero anche nelle edicole del giornalaio: e quello \u00e8 stato il grande momento della editoria popolare, che ha permesso a milioni di persone di leggere i maggiori autori italiani e stranieri, di aprire i propri orizzonti culturali con pochissima spesa, di far entrare nelle chiuse stanze un fresco vento carico d&#8217;aria nuova.<\/p>\n<p>Il lettore appassionato ama i tascabili perch\u00e9 sono comodi da portar via: si possono leggere ovunque, stanno nella tasca della giacca; sono i compagni inseparabili di tante ore serene, sul treno, in corriera, durante una passeggiata, nelle pause del lavoro e perfino in caserma, alla sera, dopo cena, nella promiscuit\u00e0 della camerata.<\/p>\n<p>Spesso il lettore appassionato, ma disordinato, \u00e8 un giovane: ha grandi sogni, \u00e8 un formidabile onnivoro, vorrebbe conoscere tutto, esplorare tutto; impaziente, divorato dalla curiosit\u00e0 intellettuale, inesperto, mastica, tritura e digerisce tutto: il romanzo d&#8217;appendice e quello classico; le poesie e le storie poliziesche; la saggistica storica e filosofica, cos\u00ec come la fantascienza e la narrativa di viaggi o delle imprese alpinistiche.<\/p>\n<p>Ama il libro in maniera viscerale, quasi fisica: come il personaggio d&#8217;un romanzo di Elias Canetti, se lo tiene in tasca, lo accarezza, gode a sentirne la forma, la consistenza, attraverso il tessuto della giacca; fantastica su quale libro vorrebbe avere con s\u00e9 nel caso di una catastrofe improvvisa che gli precludesse il ritorno a casa; rimugina su quali opere dovrebbero formare la biblioteca ideale di dieci volumi, di cinque volumi, da portarsi sempre dietro, a bordo di un veliero durante il giro del mondo in solitario, oppure nella baita in montagna ove trascorrere un lungo periodo di isolamento volontario e di meditazione, come Thoreau sulle rive del lago Walden, sprofondato in mezzo all&#8217;arcana magia della natura selvaggia.<\/p>\n<p>E poi, perch\u00e9 non dirlo, c&#8217;erano anche i tascabili un po&#8217; audaci, magari pi\u00f9 nel titolo o nella illustrazione di copertina, che nella sostanza: romanzi gialli, per lo pi\u00f9, ma quasi sempre con una bella ragazza dai capelli al vento; libri che avevano uno speciale alone di proibito, un delizioso profumo di trasgressione, ma senza alcun cattivo gusto; niente a che vedere con certa pornografia, a fumetti specialmente, che dilagava nelle edicole come un virus alieno e inarrestabile.<\/p>\n<p>Quanti ricordi, sfogliando uno di quei cari, vecchi tascabili dell&#8217;adolescenza, un po&#8217; ingiallito dal tempo, che costavano appena trecentocinquanta lire e ti facevano sentire ricco, ricco e appagato, ricco e felice, quando entravi dal giornalaio a sceglierli con cura, e poi venivi fuori col tuo minuscolo tesoro in mano, stracciando il cellophane per poterlo finalmente annusare, per dare un&#8217;occhiata alla presentazione o all&#8217;indice, cos\u00ec, lungo il marciapiede, senza nemmeno attendere di essere arrivato a casa.<\/p>\n<p>Un pomeriggio di settembre, con una spesa doppia di settecento lire &#8211; ma sempre conveniente -, perch\u00e9 i volumi erano due, \u00e8 rimasto impresso nella mia memoria per l&#8217;acquisto di \u00abCos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra\u00bb di Nietzsche, il pensatore tedesco appena scoperto a scuola, dove per\u00f2 era stato trattato in maniera estremamente sbrigativa; due bei volumi azzurri, con il busto del filosofo sulla copertina del primo e, su quella del secondo, un giovane Dioniso con il flauto in mano, seduto ai piedi d&#8217;un gran faggio dalla chioma che si staglia contro la luce del tramonto: una meraviglia.<\/p>\n<p>Mio fratello, pi\u00f9 grande, me l&#8217;aveva consigliato: ed ora camminavamo insieme lungo la strada che portava in campagna, nella sera gi\u00e0 tendente al rosso, con gli alberi e le siepi ancora pregni del recente splendore estivo e le ultime case della citt\u00e0, case coloniche, con le stalle e i fienili accanto, basse, circondate dagli orti e dai frutteti; camminavamo e scherzavamo, e intanto parlavamo di quello strano autore; e l&#8217;autunno imminente pareva pi\u00f9 caldo e accogliente, anche su quelle strade lontane dalla nostra amata citt\u00e0 natale, nel profumo del fieno e nello splendore dei grappoli d&#8217;uva.<\/p>\n<p>Che strani baffoni adornavano il viso del filosofo: talmente lunghi e cespugliosi che &#8212; osservammo &#8212; per mangiare doveva di sicuro adoperare un pettine, o un cucchiaio, per tirarli su ed evitare di sporcarseli ad ogni boccone; e che aspetto serio, intransigente, da vero ufficiale prussiano. Il suo modo di fare filosofia, fatto di aforismi sibillini e di una prosa poetica dal sapore vagamente biblico, era estremamente affascinante: niente a che vedere con la fredda, noiosa, insopportabile pedanteria professorale di Kant o di Hegel, accidenti a loro! Finalmente un filosofo che non si nasconde dietro le sue formule, che non gioca a fare lo scienziato&#8230;<\/p>\n<p>E che strani discorsi, che strane riflessioni, che strane immagini, scaturivano da quel libro dove tutto era inconsueto ed esotico, a cominciare dal titolo; dove tutto era diverso da come ci si aspetterebbe in un libro di filosofia; dove tutto era nuovo e profumava di ribellione contro l&#8217;ipocrisia borghese, contro la saccenteria degli eruditi, contro il conformismo degli spiriti pigri.<\/p>\n<p>Certo non ci avevo capito molto; diciamo meglio: non ci avevo capito praticamente nulla. Avevo capito solo che quel Nietzsche mi stava simpatico: quel suo fare filosofia con scintillanti immagini poetiche, e poi, d&#8217;un tratto, quel suo sentenziare a colpi di martello: che meraviglia! Faceva sentire un po&#8217; speciale anche il suo giovanissimo lettore, come se un frammento di quella geniale ribellione aristocratica si riflettesse anche sui suoi lontani seguaci e ammiratori. Eppure, si diceva, erano le parole di un pazzo: ebbene, tanti peggio per i savi!<\/p>\n<p>Non conoscevo il tedesco, ma che importa? La bellissima versione italiana di Liliana Scalero aveva una freschezza, una potenza di suggestione, che pareva far vedere quei paesaggi, quel mare azzurro, quei cieli sconfinati, quei boschi mediterranei, quelle rocce a strapiombo, quei sentieri di montagna che di colpo s&#8217;innalzavano verso le vette: e sentivi mescolarsi l&#8217;aroma caldo del Sud con il profumo delle vallate alpine, con lo spettacolo delle grandi montagne che si stagliano altissime, i fianchi rosseggianti di rododendri e costellati di pini mughi.<\/p>\n<p>Silenzio, vastit\u00e0 sconfinate; e, in quella solitudine incombente, spessa, quasi disumana, ecco l&#8217;anziano Zarathustra alzarsi e dirigersi verso il sole al tramonto, con passo tranquillo e sicuro, ad annunciare agli uomini la grande notizia: che il vecchio mondo \u00e8 finito e il nuovo sta nascendo, e bisogna costruirlo adesso; e che, nello stesso tempo, bisogna prendere anche l&#8217;uomo e rifarlo, rifarlo da capo a piedi, perch\u00e9 l&#8217;uomo che abbiamo sinora conosciuto \u00e8 solo una povera creatura incerta e tremebonda, una triste caricatura di se stesso.<\/p>\n<p>Quanti malintesi, in quella lettura disordinata da autodidatta, senza la guida di un insegnante; quanti anni mi ci sarebbero voluti per cominciare a capire, per sviluppare un atteggiamento critico, per cogliere le debolezze, le assurdit\u00e0 di molti passaggi: per\u00f2 restando intatto il fascino della poesia, quello strano fascino di un mondo crepuscolare pieno di sorprese, pieno di magia, con quel vecchio profeta che si rivolge agli uomini ed anche agli animali, che cerca di strappare un serpente dalla gola di un pastore addormentato e che infine, impotente a liberare la vittima, le grida di mordere, di mordere la testa del serpente, di morderla e sputarla via.<\/p>\n<p>Quella scorpacciata adolescenziale mi ha fatto pi\u00f9 male che bene, come a tanti altri giovani, suppongo; ma che importa? L&#8217;importante non \u00e8 questo: c&#8217;\u00e8 tempo per crescere, per riflettere, per cominciare a capire; l&#8217;importante \u00e8 avere incominciato, aver preso l&#8217;iniziativa, essere andati fuori dal seminato, fuori dall&#8217;orticello delle letture consigliate a scuola; aver fatto una scoperta personale; essersi misurati, per la prima volta, con una lettura veramente adulta e, per certi aspetti, sconvolgente, palpitante d&#8217;una bellezza da mozzare il fiato.<\/p>\n<p>Anche adesso, che son passati tanti anni, quel ricordo \u00e8 rimasto intatto: il ricordo di quella magia, di quella scoperta, di quell&#8217;innamoramento. Tante persone care non ci sono pi\u00f9; non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nemmeno quella strada che andava verso la campagna, risucchiata dal cemento, come la via Gluck della canzone di Adriano Celentano. O meglio, c&#8217;\u00e8 ancora: ma quanto cambiata, divenuta irriconoscibile. Dove prima c&#8217;erano le case rurali, con la stalla e il fienile, ora ci sono le villette a schiera; il fosso con la siepe \u00e8 scomparso, insieme al profumo del fieno, sostituito da un moderno marciapiede; e il fondo in terra battuta \u00e8 ora asfaltato e percorso da automobili che corrono veloci.<\/p>\n<p>Sono successe tante cose; tutto il mondo \u00e8 cambiato. Indiani, marocchini, albanesi si muovono qua e l\u00e0, escono dai portoni: si stenta a credere che, fino a una trentina d&#8217;anni fa, anche meno, queste strade e questi borghi non avevano mai visto uno straniero, se non casualmente, di tanto in tanto; n\u00e9 mai nell&#8217;aria si era diffuso questo odore di aglio fritto; n\u00e9 sui tetti delle case si sarebbe mai immaginata una simile foresta di antenne paraboliche. Si andava in banca a metter gi\u00f9 i risparmi, sapendoli al sicuro; e non ci si sentiva proporre l&#8217;acquisto di cedole o titoli dai nomi mai sentiti prima, per non vederseli divorati dall&#8217;inflazione.<\/p>\n<p>Le cose erano pi\u00f9 semplici. Anche le letture erano pi\u00f9 semplici: pi\u00f9 ingenue, probabilmente, ma con una loro chiarezza elementare, con una loro aspra franchezza; prendere o lasciare, bando alle chiacchiere e agli arzigogoli che servono solo ai professori per scaldare le sedie universitarie.<\/p>\n<p>Oggi bisogna fare pi\u00f9 fatica per capire: manca il retroterra, i giovani avanzano in una terra di nessuno ed esempi, dagli adulti, ne hanno pochi; non parliamo poi di coerenza o di chiarezza.<\/p>\n<p>Eppure quel pomeriggio di settembre, quella strada con il libro in mano, sono ancora qui, ben vivi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Difficile dire se il libro, come oggetto materiale, fatto di carta e di cartoncino, sopravviver\u00e0 alla civilt\u00e0 tecnologica avanzata. 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