{"id":26791,"date":"2011-03-20T11:36:00","date_gmt":"2011-03-20T11:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/03\/20\/la-realpolitik-in-libia-e-una-cosa-seria-ma-per-favore-basta-con-lipocrisia-umanitaria\/"},"modified":"2011-03-20T11:36:00","modified_gmt":"2011-03-20T11:36:00","slug":"la-realpolitik-in-libia-e-una-cosa-seria-ma-per-favore-basta-con-lipocrisia-umanitaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/03\/20\/la-realpolitik-in-libia-e-una-cosa-seria-ma-per-favore-basta-con-lipocrisia-umanitaria\/","title":{"rendered":"La Realpolitik in Libia \u00e8 una cosa seria: ma, per favore, basta con l\u2019ipocrisia umanitaria"},"content":{"rendered":"<p>Vi sono dei momenti nei quali la politica internazionale deve scostarsi in maniera pi\u00f9 o meno evidente dai grandi valori ideali che, di solito, essa ama sventolare, specialmente quando a proclamarli sono gli Stati a regime liberaldemocratico.<\/p>\n<p>Sarebbe bello che cos\u00ec non fosse; ma, perch\u00e9 sia possibile una politica internazionale fatta solo di nobili sentimenti e buone intenzioni, bisognerebbe che il mondo fosse tutt&#8217;altra cosa da quello che \u00e8; e, se l&#8217;eccessivo pragmatismo porta di solito i politici a scivolare verso il cinismo, l&#8217;eccessivo idealismo sicuramente li conduce verso il baratro.<\/p>\n<p>In un mondo che \u00e8 pur sempre, dietro le parole altisonanti dei sacri diritti dei popoli e degli individui, dominato dalla legge dei rapporti di forza, chi non ne trae le naturali conseguenze \u00e8 destinato a finire come il classico vaso di coccio in mezzo ai vasi d ferro: questo insegna la storia, con spietata evidenza, se pure ha mai insegnato qualcosa a qualcuno.<\/p>\n<p>\u00c8 inevitabile, pertanto, bench\u00e9 il moralista possa giudicare triste la cosa, che le relazioni internazionali si basino largamente sul principio della Realpolitik, ossia del realismo disincantato e della spregiudicata valutazione del rapporto tra mezzi e fini: adottando, ove possibile, la linea del male minore, visto che il bene in se stesso risulta il pi\u00f9 delle volte, per una serie di ragioni che non si possono sradicare da un giorno all&#8217;altro, impossibile da perseguire.<\/p>\n<p>Sarebbe cosa di buon gusto, per\u00f2, che non si pretenda di verniciare la Realpolitik con le creme e i belletti della insulsa propaganda ideologica; o, almeno, che non lo facciano i governi di stampo democratico, ma lo lascino fare, piuttosto, a quelli di tipo dittatoriale o totalitario, i quali, basando il rapporto con i propri cittadini su tutt&#8217;altre premesse che la verit\u00e0 e la libert\u00e0, non hanno nulla da perdere, moralmente parlando, allorch\u00e9 mentono nel modo pi\u00f9 spudorato.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 premesso, passiamo a sviluppare qualche breve riflessione su quel che sta accadendo nello scenario geopolitico mediterraneo, con particolare riferimento al ruolo che l&#8217;Italia vi sta svolgendo, o non vi sta svolgendo, o, piuttosto, che avrebbe dovuto svolgervi, sin dall&#8217;inizio della crisi libica e, se possibile, ancor prima di essa.<\/p>\n<p>Dopo la disfatta dell&#8217;8 settembre 1943, con gli Angloamericani padroni della Sicilia e futuri padroni dei destini dell&#8217;intero Paese, l&#8217;Italia non solo ha cessato di essere una potenza coloniale, ma ha abdicato anche ad essere uno Stato indipendente. Da allora, non solo una politica estera da grande potenza (appunto nel 1943 Goebbels aveva scritto, nel suo diario, che \u00abgli Italiani non vogliono essere una grande potenza\u00bb), ma una politica estera qualsiasi, le \u00e8 stata di fatto preclusa dalla sua condizione di Stato a sovranit\u00e0 limitata, con decine di basi americane presenti sul suo territorio, nelle quali essa non sa neppure &#8211; come \u00e8 il caso di Aviano &#8211; se e quante testate nucleari vi siano effettivamente.<\/p>\n<p>Si poteva sperare che, dopo la fine della guerra fredda, l&#8217;Italia recuperasse finalmente margini di autonomia nei confronti della superpotenza americana e anche degli altri maggiori Stati della N.A.T.O., ma cos\u00ec non \u00e8 stato, perch\u00e9 la N.A.T.O., invece di considerare chiuso il proprio ciclo, si \u00e8 riposizionata fronte a Sud invece che fronte ad Est, e l&#8217;Italia \u00e8 diventata la pedina centrale di questo nuovo schieramento politico-militare: una lunga portaerei naturale, dalla quale tenere sotto controllo i Balcani, il Vicino e Medio Oriente e tutto il Nord Africa.<\/p>\n<p>Che l&#8217;Italia non fosse in grado, o non volesse, svolgere nei confronti delle proprie ex colonie un ruolo paragonabile a quello svolto dalla Francia o dalla Gran Bretagna verso le nazioni africane ed asiatiche che facevano parte dei loro imperi, lo si era visto da tempo, e precisamente da quando era scaduto il mandato fiduciario dell&#8217;O.N.U. sulla Somalia, nel 1960.<\/p>\n<p>Quando, nel 1969, Gheddafi, che aveva cacciato re Idris, espulse i coloni italiani dalla Libia e confisc\u00f2 i loro beni come un qualunque predone beduino, il traballante governo italiano guidato da Mariano Rumor non fece assolutamente nulla; o meglio, si adoper\u00f2 per tutelare gli interessi della F.I.A.T. e dell&#8217;E.N.I. e abbandon\u00f2 al loro destino i nostri sfortunati connazionali.<\/p>\n<p>Da quella vergognosa abdicazione fino all&#8217;altrettanto vergognoso baciamano di Berlusconi a Gheddafi, sanzionato da un enorme &quot;risarcimento&quot; per i danni infitti dal colonialismo italiano alla Libia (un concetto giuridico e morale che nessun&#8217;altra ex potenza coloniale avrebbe mai sottoscritto), ma che era, in realt\u00e0, il paravento per quel Trattato di amicizia del 2008, che doveva delegare a Gheddafi la prevenzione della emigrazione clandestina dall&#8217;Africa verso la Sicilia, la nostra politica estera non \u00e8 mai pi\u00f9 risalita.<\/p>\n<p>E stiamo parlando dell&#8217;unica area strategica, sull&#8217;intero pianeta, nella quale siano realmente coinvolti gli interessi vitali del nostro Paese: non dell&#8217;Afghanistan, non dell&#8217;Iraq e nemmeno del Corno d&#8217;Africa, ma del Mare Mediterraneo, di quel Mare Nostrum che, se non \u00e8 pi\u00f9 nostro in senso politico, continua ad essere nostro in senso geografico, dal momento che esso definisce il quadro della nostra collocazione geopolitica nel mondo; tanto pi\u00f9 che, in direzione dell&#8217;Europa centrale, non abbiamo contenziosi aperti, a parte quello con la Slovenia e la Croazia per le nostre minoranze presenti in quelle Repubbliche e per il mancato risarcimento dei nostri profughi, e a parte quello con l&#8217;Austria per la minoranza tedesca presente nell&#8217;Alto Adige\/Sud Tirolo.<\/p>\n<p>Se, dunque, il Mediterraneo rappresenta il nostro &quot;spazio vitale&quot;, nel senso pi\u00f9 naturale e legittimo dell&#8217;espressione; e se, come \u00e8 noto, la Libia rappresenta uno dei nostri maggiori fornitori di petrolio, cos\u00ec come la Tunisia e l&#8217;Egitto rappresentano due dei nostri maggiori partner commerciali, allora \u00e8 chiaro che nulla di quanto vi accade pu\u00f2 lasciarci indifferenti, specialmente se rischia di mettere in forse i nostri interessi nazionali: economici, politici e strategici.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 all&#8217;epoca del collasso del regime comunista albanese, della crisi del Kosovo e della guerra contro la Serbia (anch&#8217;esse regioni storicamente legate alla nostra politica estera) si vide nel modo pi\u00f9 chiaro ed evidente l&#8217;assoluta incapacit\u00e0 dell&#8217;Italia di svolgere un ruolo da protagonista, quale che fosse, in un&#8217;area strategica che la riguarda direttamente: anche allora vi fu l&#8217;assalto dei profughi albanesi alle coste italiane e, poco dopo, l&#8217;assalto della malavita montenegrina all&#8217;appetitoso &quot;mercato&quot; rappresentato per essa dall&#8217;Italia.<\/p>\n<p>Poi, quando i regimi dittatoriali di Ben Al\u00ec e di Mubarak sono caduti ingloriosamente, sotto l&#8217;impeto delle folle tunisine ed egiziane, l&#8217;Italia \u00e8 stata colta alla sprovvista come le altre potenze occidentali: con l&#8217;aggravante che, se si pu\u00f2 comprendere, in parte, la scarsa efficienza dei servizi segreti inglesi o americani in un teatro geopolitico cos\u00ec lontano dai loro Paesi, altrettanto non si pu\u00f2 certo dire per i servizi segreti italiani, che possono anche fare fiasco nella raccolta di informazioni preventive sulle faccende dell&#8217;Indonesia o del Mozambico, ma dovrebbero raccogliere qualche straccio di notizia utile allorch\u00e9 si tratta del mare di casa nostra: il Mediterraneo, appunto.<\/p>\n<p>Quando la rivolta popolare si \u00e8 estesa alla Libia, tutti hanno dato per certo che Gheddafi avrebbe fatto rapidamente la stessa fine dei presidenti della Tunisia e dell&#8217;Egitto. Non si \u00e8 pensato che una dittatura brutale non cade con la stessa facilit\u00e0 di un regime autocratico: perch\u00e9, nelle dittature, l&#8217;esercito spara sulla folla, \u00e8 pagato e addestrato per quello, non per restare neutrale o addirittura per unirsi ai rivoltosi.<\/p>\n<p>Non ci si \u00e8 nemmeno presi il disturbo di cercar di capir quale radicamento avesse l&#8217;opposizione anti-Gheddafi e, soprattutto, quale fosse il quadro tribale di quella creazione artificiale che \u00e8 la Libia, artificiale quanto e pi\u00f9 della ex Jugoslavia: e tutti sanno che cosa \u00e8 successo quando il collante della dittatura jugoslava \u00e8 venuto meno per la morte del maresciallo Tito. A questo, almeno, qualcuno avrebbe dovuto pensare, dalle parti della Farnesina; e non scambiare le trib\u00f9 ostili al colonnello, e in rivolta contro di lui sulla base di antiche rivalit\u00e0 etniche e geografiche (la Cirenaica contro la Tripolitania), per delle folle democratiche in senso occidentale, ansiose di diritti civili e libert\u00e0 di parola.<\/p>\n<p>E chi avrebbe dovuto sapere qualcosa in merito, se non l&#8217;Italia, che \u00e8 stata la potenza coloniale presente in Libia dal 1911 al 1943, ossia per pi\u00f9 di trent&#8217;anni? Gli Americani saranno bene informati delle cose del Guatemala o dell&#8217;Honduras, posti nel loro \u00abgiardino di casa\u00bb; ma, delle cose di Libia e di Tunisia, gli esperti avremmo dovuto essere noi.<\/p>\n<p>Ora si \u00e8 mossa la Francia, giusto un paio di giorni prima che Gheddafi liquidasse le ultime resistenze intorno a Bengasi; e si \u00e8 trascinata dietro la coalizione della N.A.T.O. che, con la solita risoluzione &quot;umanitaria&quot; delle Nazioni Unite, invero mal digerita da Russia, Cina e India, sta cercando di riguadagnare un poco del terreno perduto in Africa, a favore degli Americani, durante gli ultimi decenni.<\/p>\n<p>Ne sta venendo fuori un pasticcio colossale, dalle conseguenze imprevedibili: gli Stati Uniti, per principio, non sono disposti a svolgere un ruolo di secondo piano; se la Germania si tira indietro, la Gran Bretagna, come al solito, non \u00e8 disposta a stare a guardare; l&#8217;Italia \u00e8 brillantemente indecisa a tutto, a parte l&#8217;uso delle basi militari che essa gi\u00e0 ospita sul proprio territorio; ma nessuno ha la minima intenzione di far sbarcare un solo soldato, tutti pretendono di fare la guerra non solo senza averla dichiarata e, anzi, senza averla chiamata col suo vero nome, ma anche senza correre il minimo rischio sul terreno, affidando la distruzione del nemico ai soli attacchi aerei. Insomma una \u00absplendid, little war\u00bb ove a morire siano solo gli altri, cio\u00e8 i &quot;cattivi&quot;, come nei migliori film western.<\/p>\n<p>Da parte sua, la Lega Araba protesta, perch\u00e9 fa osservare, giustamente, che una cosa \u00e8 decidere la \u00abno fly zone\u00bb per proteggere dai massacri la popolazione civile, e una cosa ben diversa \u00e8 lanciare attacchi su attacchi contro le posizioni militari tenute dalle truppe di Gheddafi, ossia agire come se la coalizione fosse in stato di guerra contro la Libia. E, anche se sono attesi da un momento all&#8217;altro i quattro cacciabombardieri del volonteroso Qatar, ci\u00f2 non basta di certo a fornire una copertura &quot;islamista&quot; ad una azione militare che appare tutta e solo di marca N.A.T.O.<\/p>\n<p>Frattanto il re dell&#8217;Arabia Saudita trema, perch\u00e9 &#8211; se pure \u00e8 riuscito ad arginare l&#8217;effetto domino nel vicino Bahrein &#8211; questo impresentabile alleato strategico degli Stati Uniti non ha certo le carte in regola pi\u00f9 di Gheddafi, sia verso il suo popolo che verso il modo esterno, quanto a patenti di democrazia e di rispetto dei diritti umani; senza contare che i suoi enormi giacimenti di petrolio fanno gola a tanti, forse a troppi.<\/p>\n<p>N\u00e9 i sonni di Israele sono molto pi\u00f9 tranquilli, come se non bastassero le sue preoccupazioni per il nucleare dell&#8217;Iran o per la capillare diffusione della rete di Al Qaida in tutto il mondo arabo, dalla Mauritania allo Yemen: specialmente dopo la caduta di Mubarak, risorge lo spettro di un fronte arabo unito contro il sionismo, e Dio sa quali altri sconvolgimenti potrebbero ancora prodursi fra quel miliardo e mezzo di fedeli musulmani sparsi dalle rive dell&#8217;Atlantico fino all&#8217;arcipelago indonesiano, ora che la frana si \u00e8 messa in movimento.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 che le ragioni dichiarate dell&#8217;intervento militare &#8211; difesa delle popolazioni e, magari, instaurazione di un regime democratico &#8211; non hanno nulla a che fare con le ragioni reali: che sono in primo luogo il petrolio e, in secondo luogo, la necessit\u00e0 di assicurarsi un rapporto privilegiato con il governo libico che succeder\u00e0 a Gheddafi. Il Rais, infatti, \u00e8 ormai politicamente morto: tutto sta a vedere chi prender\u00e0 il suo posto e se la Libia, come Stato unitario, continuer\u00e0 ad esistere. La storia recente ci insegna, con la secessione del Kosovo dalla Serbia e con quella, &quot;de facto&quot;, del Kurdistan dall&#8217;Iraq, che guerre del genere, innescate o complicate da pesanti conflittualit\u00e0 interne, difficilmente lasciano integro un Paese.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia, in verit\u00e0, \u00e8 l&#8217;unico Stato, fra tutti quelli dell&#8217;Unione europea e fra tutti quelli della N.A.T.O., che avrebbe avuto delle vere ragioni di Realpolitik per intervenire a sostegno dei ribelli della Cirenaica e per adoperarsi affinch\u00e9 il colonnello Gheddafi venisse rovesciato: e non ci si scandalizzi per questa franchezza, dato che l&#8217;Italia, insieme alla Francia, ha gi\u00e0 svolto un ruolo determinante nel colpo di Stato tunisino che defenestr\u00f2 il presidente Bourguiba e port\u00f2 al potere Ben Al\u00ec, nel 1987. Lo ha ammesso candidamente Fulvio Martini, ex capo del servizio segreto militare italiano, nel 1999, ad una commissione parlamentare.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia aveva almeno due buone ragioni per muoversi risolutamente: quella di tutelare le proprie forniture di petrolio libico e quella di prevenire ad ogni costo una invasione apocalittica di profughi nordafricani, a paragone della quale l&#8217;assalto a Lampedusa da parte dei Tunisini rischia di apparire un gioco da ragazzi.<\/p>\n<p>Le ragioni di tutti gli altri Stati, diciamo la verit\u00e0, oltre che poco nobili, sono decisamente sporche: gli Stati Uniti non hanno dimenticato il fallito attacco del 1986 e vogliono vendicarsi, cos\u00ec come vogliono vendicarsi gli Inglesi, che non hanno mai dimenticato l&#8217;attacco terroristico di Lockerbie del 1988; i Francesi, poi, non hanno digerito la progressiva erosione della loro sfera d&#8217;influenza in Africa e quindi la loro azione, paradossalmente, \u00e8 diretta quasi pi\u00f9 contro America e Gran Bretagna (a costo di giocarsi l&#8217;alleanza privilegiata con la Germania) che contro la Libia di Gheddafi, oltre che motivata dai meschini calcoli elettorali di Sarkozy, in caduta libera nel &quot;gradimento&quot; dei suoi concittadini.<\/p>\n<p>Se non nobili, dunque, le ragioni dell&#8217;Italia sarebbero le uniche scaturenti da vitali interessi strategici ed economici; per non parlare del rapporto storico &quot;privilegiato&quot; esistente con la Libia (cos\u00ec come con l&#8217;Albania, con l&#8217;Eritrea, con la Somalia e con l&#8217;Etiopia).<\/p>\n<p>Ma come trovare l&#8217;autorevolezza per agire in tal senso, dopo il vergognoso baciamano di Berlusconi al Rais di Tripoli?<\/p>\n<p>Come passare dalle pagliacciate che il governo italiano ha permesso a Gheddafi durante la visita a Roma, nel peggiore stile Disneyland, alla politica della mediazione attiva fra le parti libiche in lotta, della pressione diplomatica, economica e militare sul Rais e, da ultimo, se assolutamente necessario, a quella dell&#8217;intervento militare?<\/p>\n<p>Come passare dal berlusconiano \u00abNon telefono a Gheddafi per non disturbarlo\u00bb, mentre gi\u00e0 il dittatore libico stava facendo sparare a volont\u00e0 sui propri concittadini, a tanta improvvisa sollecitudine per l&#8217;incolumit\u00e0 degli abitanti di Bengasi o, addirittura, per la rinascita della democrazia nel Paese nordafricano?<\/p>\n<p>Un discorso a parte meriterebbe l&#8217;atteggiamento della Lega, contraria all&#8217;intervento militare per ragioni analoghe a quelle manifestate dal governo Merkel: dimenticando che la Germania \u00e8 uno Stato, mentre la Lega \u00e8 un partito; e un partito che, guarda caso, sta al governo e non all&#8217;opposizione.<\/p>\n<p>Qui il discorso si farebbe veramente lungo e ci riserviamo di farlo un&#8217;altra volta.<\/p>\n<p>In questa sede, ci limiteremo ad una sola osservazione: che la linea della Lega sulla questione libica rispecchia in pieno la furberia sempre mostrata dai dirigenti di quel partito, da quando sono andati al governo: furberia consistente nel fare finta di essere all&#8217;opposizione, ogni volta che sottoscrivono un impegno di governo con il Popolo delle Libert\u00e0.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 le consente di seguitare a pescare voti anche tra gli scontenti della propria base elettorale, giocando, volta a volta, da partito di governo e da partito di opposizione: sistema assai comodo e, appunto, molto furbesco.<\/p>\n<p>Peccato che non sia assolutamente una cosa seria&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi sono dei momenti nei quali la politica internazionale deve scostarsi in maniera pi\u00f9 o meno evidente dai grandi valori ideali che, di solito, essa ama<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[178,251],"class_list":["post-26791","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-italia","tag-silvio-berlusconi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26791","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26791"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26791\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26791"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26791"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26791"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}