{"id":26785,"date":"2015-12-08T05:18:00","date_gmt":"2015-12-08T05:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/08\/e-la-fede-nella-creazione-che-da-alluomo-una-nuova-liberta-davanti-al-mondo\/"},"modified":"2015-12-08T05:18:00","modified_gmt":"2015-12-08T05:18:00","slug":"e-la-fede-nella-creazione-che-da-alluomo-una-nuova-liberta-davanti-al-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/08\/e-la-fede-nella-creazione-che-da-alluomo-una-nuova-liberta-davanti-al-mondo\/","title":{"rendered":"\u00c8 la fede nella creazione che d\u00e0 all\u2019uomo una nuova libert\u00e0 davanti al mondo"},"content":{"rendered":"<p>A partire dal Rinascimento, ma soprattutto dall&#8217;Illuminismo, l&#8217;immagine del Medioevo \u00e8 stata consegnata ad uno stereotipo tanto piatto e banale, quanto fuorviante, che ne ha fatto l&#8217;et\u00e0 dell&#8217;ignoranza e della superstizione per antonomasia, e, soprattutto, l&#8217;et\u00e0 della mortificazione dell&#8217;uomo, in nome di un fanatismo teocratico architettato dalla mente diabolica di un clero avido, intrigante, colluso con il potere politico, il cui unico scopo era quello di perpetuare la sottomissione dell&#8217;intera societ\u00e0 al doppio giogo del feudalesimo e della Chiesa cattolica. I romantici e alcuni loro tardi epigoni, viceversa, sono caduti nell&#8217;eccesso opposto: nel loro storicismo assoluto, ideologico, pregiudiziale, hanno voluto adornare la civilt\u00e0 medievale di tutte le qualit\u00e0 possibili e anche, a dire il vero, di alcune decisamente impossibili: come se mai prima di allora, e mai dopo di allora, la civilt\u00e0 umana avesse toccato il vertice assoluto, non pi\u00f9 replicabile, della perfezione spirituale, politica, sociale, culturale; quasi che, nel Medioevo, gli uomini si fossero smaterializzati e fossero diventati angeli, per un colpo di bacchetta magica. Fra questi due estremi si colloca la valutazione di uno dei massimi filosofi e teologi del XX secolo: Romano Guardini (nato a Verona nel 1885 e spentosi a Monaco di Baviera nel 1968), un italiano trapiantato in Germania quando aveva appena un anno, e divenuto uno dei pi\u00f9 insigni esponenti del pensiero cattolico tedesco, autore di una produzione filosofica e letteraria di primissimo ordine, che, nel suo Paese di adozione, \u00e8 tuttora tenuta nel massimo conto, mentre nel suo Paese di origine \u00e8 conosciuta poco e male, e che oggi rischia di esse addirittura dimenticata.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questa la sede per rievocare questa grande figura di uomo, di studioso e di sacerdote (lo abbiamo gi\u00e0 fatto, del resto, in alcuni precedenti articoli: cfr. \u00abLa riflessione sul potere nel pensiero di Romano Guardini\u00bb e \u00abSatana, il nemico, nel pensiero di Romano Guardini\u00bb, pubblicati sul sito di Arianna Editrice, rispettivamente il 20\/06\/2007 e il 21\/01\/2008, e ripubblicati entrambi, pi\u00f9 recentemente, su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb). Pertanto limiteremo la nostra riflessione al tema che ci stavamo ponendo: l&#8217;analisi e il giudizio storico sulla civilt\u00e0 medievale. Romano Guardini ha avuto il grande merito di porre la questione nei suoi termini esatti: termini non solo storiografici, ma filosofici (da vero filosofo, qual era); vale a dire, facendo astrazione &#8212; per quanto possibile &#8212; da singoli aspetti della civilt\u00e0 medievale, nei quali il giudizio pu\u00f2 essere discorde, e andando al cuore del problema, che non riguarda &#8212; poi &#8211; solo la civilt\u00e0 medievale, ma qualsiasi civilt\u00e0 umana. E il cuore del problema \u00e8 questo: una civilt\u00e0 pu\u00f2 dirsi tanto pi\u00f9 &quot;riuscita&quot;, armoniosa, felice, quanto pi\u00f9 si avvicina all&#8217;obiettivo di sviluppare la vita umana in tutta la sua pienezza; e questo, ovviamente, non in base a categorie scientificamente misurabili e quantificabili, n\u00e9, tanto meno, in base alla disponibilit\u00e0 di beni e servizi, ai ritmi della produzione, ai dati sulla occupazione o sulla scolarizzazione, sul prodotto nazionale lordo, sull&#8217;inquinamento atmosferico, sulla durata della vita media, e cos\u00ec via, ma tenendo conto delle sue reali possibilit\u00e0, materiali e spirituali, e accettandole per quello che sono state, senza pretendere di istruire un assurdo e antistorico processo al passato, in base a ci\u00f2 che noi riteniamo giusto e buono in assoluto, vale a dire in maniera perfettamente ideologica.<\/p>\n<p>Questo, naturalmente, presuppone che si abbia gi\u00e0 un&#8217;idea di che cosa significa \u00absviluppare la vita umana in tutta la sua pienezza\u00bb. Sbaglierebbe, tuttavia, chi supponesse che tale idea debba essere per forza di segno ideologico o confessionale, cio\u00e8 precostituita in senso socio-politico, religioso, filosofico, eccetera; al contrario, la pienezza di vita non \u00e8 una categoria ideologica, ma corrisponde, puramente e semplicemente, a ci\u00f2 che qualunque osservatore imparziale (o che tenti, almeno, di essere tale) potrebbe vedere e giudicare a proposito del livello complessivo e delle specifiche condizioni della vita umana, non in base a delle categorie predefinite, ma in base, appunto, a ci\u00f2 che quella data civilt\u00e0, in quelle date condizioni di sviluppo &#8212; e non altre &#8212; \u00e8 suscettibile di assicurare ai suoi membri, o al maggior numero possibile di essi. Perch\u00e9 una cosa \u00e8 certa: nessuna civilt\u00e0 umana potr\u00e0 mai assicurare il massimo della libert\u00e0 e della pienezza a tutti indistintamente i suoi membri: credere una cosa del genere, significa cadere nell&#8217;utopia di Rousseau &#8211; una utopia solo apparentemente innocente e benevola, ma foriera, in realt\u00e0, di germi totalitari, e suscettibile di introdurre e diffondere dei mali sociali assai peggiori di quelli che, in teoria, si era prefissa di combattere ed eliminare.<\/p>\n<p>Ed ecco cosa scriveva Romano Guardini nel saggio \u00abLa fine dell&#8217;epoca moderna\u00bb (titolo originale: \u00abDas Ende der Neuzeit. Ein Versuch zur Orientierung\u00bb, Basel, Hess Verlag, 1950; traduzione italiana di Marisetta Paronetto Valier, Brescia, Morcelliana, 1954, 1984, pp. 16-18, 28-29):<\/p>\n<p><em>\u00ab&#8230; Nel Medio Evo la condotta dell&#8217;uomo e la rappresentazione del mondo si trasformano radicalmente. L&#8217;uomo crede nella rivelazione biblica. Questa lo rende certo di una realt\u00e0 divina esteriore e superiore al mondo. Senza dubbio Dio \u00e8 anche entro il mondo, poich\u00e9 da Lui il mondo \u00e8 creato, mantenuto, portato a compimento; ma Dio non appartiene al mondo e sta come sovrano di fronte ad esso. Questa indipendenza \u00e8 radicata nella autenticit\u00e0 della sua assolutezza e nella purezza della sua personalit\u00e0. Il Dio assolutamente personale non pu\u00f2 essere contenuto da alcun mondo, ma esiste in s\u00e9, signore di se stesso. Ama il mondo, ma non ne dipende. Le divinit\u00e0 mitiche si reggono e crollano assieme al mondo che \u00e8 il loro regno; gli esseri assoluti della filosofia sono intimamente legati alla totalit\u00e0 dell&#8217;universo; ma Dio non ha bisogno del mondo per nessuna ragione. Egli esiste in s\u00e9, sufficiente a se stesso.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa sovranit\u00e0 si manifesta in modo fondamentale attraverso la creazione. Solo alla luce della Bibbia si ritrova l&#8217;autentico concetto della creazione, che nella libert\u00e0 dell&#8217;onnipotenza, senza alcuna necessit\u00e0 interiore e senza nessun dato esterno, per la sovranit\u00e0 del Verbo, dal nulla, pone il mondo nella sua essenza e nella sua realt\u00e0. In ogni altro caso l&#8217;immagine della formazione del mondo ha carattere mitico: si tratta della divinit\u00e0 primitiva che si sviluppa diventando mondo, ovvero di una divina potenza creatrice, che plasma un caos anch&#8217;esso divino. Secondo la rivelazione biblica invece, il mondo \u00e8 creato da Dio che, dal canto suo, non ha in alcun modo bisogno del mondo o di elementi del mondo per esistere o per creare.<\/em><\/p>\n<p><em>Credere significa dunque avere fiducia in questa rivelazione che Dio fa di s\u00e9 ed obbedire, accogliere quel suo appello per cui si costituisce la persona finita e riferire a Lui la propria vita.<\/em><\/p>\n<p><em>Si stabilisce cos\u00ec una nuova fase dell&#8217;esistenza, che non \u00e8 deducibile n\u00e9 dall&#8217;elemento mitico, n\u00e9 dal pensiero filosofico. Si spezza il legame mitico dell&#8217;uomo con il mondo e si manifesta una nova libert\u00e0. Una nuova distanza dal mondo rende possibile quella visione e quella posizione che sono indipendenti dai doni personali e dalla situazione culturale ed erano negati all&#8217;uomo dei tempi antichi. e insieme diviene possibile una costruzione totale dell&#8217;esistenza alla quale non si sarebbe potuto pensare nel passato. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Per farsi una idea esatta della natura del Medio Evo, bisogna liberarsi da tutte le valutazioni polemiche che risalgono al Rinascimento e all&#8217;Illuminismo e che ancor oggi ne deturpano l&#8217;immagine, ma anche da tutte le glorificazioni del Romanticismo, che attribuiscono al Medio Evo un carattere addirittura canonico e hanno impedito a pi\u00f9 d&#8217;uno di entrare in contatto col presente senza pregiudizi.<\/em><\/p>\n<p><em>Giudicato col sentimento moderno del mondo, il Medio Evo appare facilmente come una mescolanza di primitivo e di fantastico, di costrizione e di dipendenza: ma questa immagine non ha nulla a che vedere con la conoscenza storica. La sola misura con cui si possa validamente giudicare un&#8217;epoca \u00e8 il sapere fino a che punto l&#8217;esistenza umana vi si \u00e8 sviluppata nella sua pienezza, giungendo, secondo le proprie particolarit\u00e0 e possibilit\u00e0, al suo vero significato. E ci\u00f2 \u00e8 avvenuto nel Medio Evo in misura tale da porlo fra le epoche pi\u00f9 alte della storia.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>La civilt\u00e0 medievale, dunque, riusc\u00ec ad assicurare una notevole pienezza di vita &#8212; non una pienezza assoluta, si badi &#8212; ai suoi membri, proprio perch\u00e9 tenne lo sguardo costantemente rivolto al misero della creazione: mistero nel quale la libert\u00e0 e l&#8217;onnipotenza di Dio si fondono meravigliosamente, senza che l&#8217;intelletto umano sia capace di stabilire i rispettivi confini dell&#8217;una e dell&#8217;altra; perch\u00e9, come avrebbe detto Dante: (\u00abPurgatorio\u00bb, III, 37-39): \u00abState contenti, umana gente, al quia \/ ch\u00e9, se potuto aveste veder tutto, \/ mestier non era paturir Maria\u00bb. L&#8217;uomo \u00e8 creatura, e sa di esserlo, e sia pure la creatura pi\u00f9 perfetta; non pu\u00f2 comprendere tutto, perch\u00e9, se lo potesse, non sarebbe pi\u00f9 creatura, ma Creatore; invece tutto quel che egli pu\u00f2 fare \u00e8 di affidarsi alla infinita saggezza divina. Eppure egli gode di una libert\u00e0 nuova davanti al mondo, sconosciuta all&#8217;uomo greco e romano.<\/p>\n<p>In fondo, si tratta di una chiara e non equivoca percezione del <em>senso del mistero<\/em> e del <em>senso del limite<\/em>: la duplice consapevolezza che racchiude l&#8217;alfa e l&#8217;omega dello spirito medievale, e che caratterizza in maniera cos\u00ec nitida quella civilt\u00e0, nel medesimo tempo in cui la differenza dalla nostra, ossia dalla cosiddetta civilt\u00e0 moderna. La civilt\u00e0 moderna, infatti, ha smarrito sia il senso del mistero, sia il senso del limite; ne \u00e8 derivata una assoluta confusione di ruoli fra creatura e Creatore, anzi, per dir meglio, una pretesa luciferina della creatura di ergersi a Creatore, di contraffare le attribuzioni del Creatore (si veda, a titolo di esempio, la manipolazione genetica, in forme sempre pi\u00f9 raffinate, o, secondo i punti di vista, sempre pi\u00f9 inquietanti e persino diaboliche), e di un sovvertimento radicale nell&#8217;ordine e nella gerarchia dei valori.<\/p>\n<p>Qui sta il punto: i valori sui quali si basa la civilt\u00e0 medievale sono fissi e chiaramente riconoscibili, perch\u00e9 garantiti da Dio stesso, l&#8217;Essere, il valore supremo, l&#8217;intelligenza suprema e l&#8217;amore supremo; mentre i valori della civilt\u00e0 moderna sono quanto di pi\u00f9 confuso, aggrovigliato, caotico e contraddittorio si possa immaginare, perch\u00e9 non sono garantiti da nessuno: e l&#8217;uomo, che vorrebbe farsene garante, oltre a non possedere, per il proprio statuto ontologico creaturale, la necessaria autorevolezza, si fa un punto d&#8217;onore nel negare che dei valori assoluti e permanenti esistano e siano riconoscibili, al di sopra della incessante mutevolezza del divenire storico (relativismo etico). Da qui all&#8217;indifferentismo religioso, filosofico, esistenziale, non vi \u00e8 che un passo: e quel passo l&#8217;uomo contemporaneo viene continuamente sollecitato a compierlo; anzi, gli viene perfino raccomandato di compierlo dalla cultura dominante, perch\u00e9, se egli non lo compie, siffatta cultura lo accusa di intolleranza, di fondamentalismo, di mancanza di umilt\u00e0 e di consapevolezza della pluralit\u00e0 delle prospettive culturali.<\/p>\n<p>Non possiamo, a questo punto, non formulare un giudizio sulla civilt\u00e0 moderna, rispetto al parametro centrale che avevamo individuato all&#8217;inizio, e domandarci: <em>\u00e8 essa capace di promuovere l&#8217;esistenza umana nella sua pienezza, guidandola e orientandola verso il suo autentico significato?<\/em> Se il significato dell&#8217;esistenza umana fosse quello di accumulare beni, di allungare la durata della vita, di moltiplicare le occasioni e le possibilit\u00e0 di godimento fisico, saremmo portati a conclude che la civilt\u00e0 moderna \u00e8 quella che maggiormente si \u00e8 avvicinata al traguardo, fra tutte quelle che la storia passata ci ha dato modo di conoscere. Ma se, al contrario, il significato dell&#8217;esistenza \u00e8 un altro; se esso ha a che fare con la scoperta e il riconoscimento dei veri fini, che altro non sono se non il ritorno all&#8217;Essere, da cui tutto ha avuto principio, e in cui tutto avr\u00e0 fine, e da cui traggono alimento tutti i fermenti di bene, di verit\u00e0, di giustizia, di bellezza, e trovano ostacolo tutte le occasioni di male, di falsit\u00e0, d&#8217;ingiustizia e di bruttezza, allora il nostro giudizio sar\u00e0 praticamente opposto, e dovremo ammettere che poche volte, nella storia, gli uomini si sono allontanati cos\u00ec tanto, e in maniera cos\u00ec scandalosamente compiaciuta, dal vero significato dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Il vero male, infatti, il male che grida vendetta al Cielo, non \u00e8 il semplice errore, ma l&#8217;indurimento nell&#8217;errore, la sua ostinazione nel tempo e la sua pretesa di sostituire il bene, contraffacendolo: il Male veramente diabolico \u00e8 quello che pretende di sostituirsi al Bene, dopo averlo orribilmente scimmiottato e adulterato, stravolto e reso irriconoscibile, impedendo il cammino di quanti lo cercano con cuore sincero, ritardandolo e ostacolandolo in ogni modo. Ora, se la civilt\u00e0 moderna sia moralmente riformabile o no, \u00e8 questione di giudizio personale; ma questione che c&#8217;interpella tutti, perch\u00e9 dal giudizio sul significato dell&#8217;esistenza dipende il concreto orientamento della nostra vita&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A partire dal Rinascimento, ma soprattutto dall&#8217;Illuminismo, l&#8217;immagine del Medioevo \u00e8 stata consegnata ad uno stereotipo tanto piatto e banale, quanto fuorviante, che ne ha fatto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[110,198],"class_list":["post-26785","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-civilta","tag-medioevo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26785","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26785"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26785\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26785"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26785"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26785"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}