{"id":26784,"date":"2009-09-23T07:51:00","date_gmt":"2009-09-23T07:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/09\/23\/liberarsi-dalla-paura\/"},"modified":"2009-09-23T07:51:00","modified_gmt":"2009-09-23T07:51:00","slug":"liberarsi-dalla-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/09\/23\/liberarsi-dalla-paura\/","title":{"rendered":"Liberarsi dalla paura"},"content":{"rendered":"<p>Gli esseri umani hanno paura.<\/p>\n<p>Ne hanno sempre avuta: paura delle malattie, del dolore, della morte.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 qualcosa di nuovo, tuttavia, e di terribile, nella paura che attanaglia l&#8217;uomo moderno, e a paragone della quale tutti i terrori del Medioevo impallidiscono e sembrano qualcosa di blando e relativamente innocuo.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno sa che la sua vita \u00e8 appesa ad un filo; che la sua civilt\u00e0 \u00e8 appesa ad un filo; che la sopravvivenza di tutte le specie, viventi sul pianeta in cui abita, \u00e8 appesa ad un filo. E sa che reggere o spezzare quel filo, in massima parte, non dipende da lui, ma da forze impersonali e terribili, che egli ha evocato, ma delle quali ormai gli \u00e8 sfuggito il controllo.<\/p>\n<p>Specialmente dopo il 1945, dopo il fungo atomico di Hiroshima e Nagasaki, gli esseri umani sanno di aver raggiunto e superato un limite: il limite estremo in cui la hybris si trasforma in smania di autodistruzione; sa che l&#8217;intera apparato tecnoscientifico, di cui va tanto orgoglioso, gli si sta ritorcendo contro, gradualmente ma inarrestabilmente.<\/p>\n<p>Per questo egli vive nell&#8217;angoscia, nella depressione e in quella condizione di vuoto esistenziale venato di nausea, cos\u00ec ben descritta da Sartre, in cui ogni cosa gli si presenta nella luce del disincanto; talch\u00e9 egli non si attende pi\u00f9 che notizie di sciagure inaudite e irreparabili.<\/p>\n<p>E che altro significa questo continuo gettarsi sulle ultime notizie dei giornali e dei telegiornali, pi\u00f9 e pi\u00f9 volte al giorno, se non la presenza di un cupo presentimento di morte e di annientamento, che ha spento in lui la gioia di vivere, e ha trasformato il suo peregrinare in terra in un vagare nella foresta buia dello smarrimento morale e dell&#8217;angoscia senza fine, come mirabilmente l&#8217;aveva gi\u00e0 descritta Dante Alighieri, l&#8217;uomo vissuto alle soglie della modernit\u00e0 e capace, mediante il suo genio poetico, di presentirne tutti gli orrori e tutte le degenerazioni?<\/p>\n<p>Eppure, noi sentiamo che lo strapotere della tecnica, l&#8217;inquinamento planetario e la stessa minaccia di distruzione atomica, non spiegano interamente la profonda angoscia dell&#8217;uomo moderno, il suo disperato senso di una immane tragedia incombente su di lui e su tutto il suo mondo; sentiamo, o intuiamo, che la causa del male \u00e8 assai pi\u00f9 profonda, e che essa ha a che fare con la perdita delle radici, ossia con la perdita del Mito e della Tradizione.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno, che ha eretto il metodo scientifico a criterio unico di verifica della realt\u00e0, e l&#8217;efficienza produttiva a valore supremo, sente &#8211; o piuttosto intuisce &#8211; che, da quando egli ha reciso il proprio legame con il Mito, giungendo al punto di ridicolizzare quest&#8217;ultimo, ha perduto anche il contatto con la propria parte pi\u00f9 vera e profonda, con la propria parte migliore: quella da cui infinite generazioni hanno attinto la forza per realizzare le opere, materiali e spirituali, la cui grandezza continua a sfidare i secoli e i millenni.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno \u00e8 disperato, perch\u00e9 la distruzione del Mito, da lui operata, si \u00e8 risolta in una immedicabile auto-mutilazione, in una decapitazione delle sue energie migliori e della sua capacit\u00e0 di mettersi in sintonia con le forze presenti nel creato; e ci\u00f2, in cambio del proverbiale piatto di lenticchie, rappresentato da una serie complicata e costosa di gingilli tecnologici i quali, in teoria, dovrebbero rendere pi\u00f9 forte la sua presa sulle cose e la sua capacit\u00e0 di manipolarle a paicere, e, al tempo stesso, pi\u00f9 facile e comoda la sua stessa esistenza.<\/p>\n<p>Scrive Ernst J\u00fcnger nel \u00abTrattato del ribelle\u00bb (titolo originale: \u00abDer Waldgang\u00bb, Stuttgart, 1980; traduzione italiana d F. Bovoli, Milano, Adelphi, 1990, capp. 13 e 17, pp. 44-48 e 57-63):<\/p>\n<p>\u00abLa paura \u00e8 uno de sintomi del nostro tempo. Tanto pi\u00f9 essa suscita costernazione in quanto \u00e8 succeduta a un&#8217;epoca di grande libert\u00e0 individuale, in cui la stessa miseria, per esempio quella descritta da Dickens, era ormai quassi dimenticata.<\/p>\n<p>In che modo \u00e8 avvenuto questo passaggio? Se volessimo scegliere una data fatidica, nessuna sarebbe pi\u00f9 appropriata del giorno n cui affond\u00f2 il &quot;Titanic&quot;. Qui luce e ombra entrano bruscamente in collisione: l&#8217;hybris del progresso si scontra con il panico, il massimo comfort con la distruzione, l&#8217;automatismo con la catastrofe che prende l&#8217;aspetto di un incidente stradale.<\/p>\n<p>\u00c8 un fatto che i rapporti tra i progressi dell&#8217;automatismo e quelli della paura sono molto stretti: pur di ottenere agevolazioni tecniche, l&#8217;uomo \u00e8 infatti disposto a limitare il proprio potere di decisione. Conquister\u00e0 cos\u00ec ogni sorta di vantaggi che sar\u00e0 costretto a pagare con una perdita di libert\u00e0 sempre maggiore. Il singolo non occupa pi\u00f9 nella societ\u00e0 il posto che l&#8217;albero occupa nel bosco: egli ricorda invece il passeggero di una veloce imbarcazione che potrebbe chiamarsi &quot;Titanic&quot; o anche &quot;Leviatano&quot;. Fintanto che il tempo si mantiene sereno e il panorama \u00e8 piacevole, il passeggero quasi non si accorge di trovarsi in una situazione minore libert\u00e0: manifesta anzi una sorta di ottimismo, un senso d potenza dovuto alla velocit\u00e0. Ma non appena si profilano all&#8217;orizzonte iceberg e isole dalle bocche di fuoco, le cose cambiano radicalmente. Da quel momento non soltanto la tecnica abbandona il campo del comfort a favore di altri settori, ma la stessa mancanza di libert\u00e0 si fa evidente: sia che trionfino le forze elementari, sia che taluni individui, i quali hanno conservato la loro forza, esercitino un&#8217;autorit\u00e0 assoluta. [&#8230;]<\/p>\n<p>L&#8217;uomo si chiede in che modo gli sia possibile sottrarsi all&#8217;annientamento. In questi anni, in qualsiasi parete d&#8217;Europa ci si trovi a conversare, vuoi con amici vuoi con gente che non si conosce, il discorso si volge ben presto a temi generali e lascia trasparire un profondo avvilimento. Appare subito evidente che tutti, uomini e donne, sono in preda a un panico che dalle nostre parti non si era pi\u00f9 visto dagli inizi del Medioevo. In una sorta di cieco invasamento, li vediamo tuffarsi nel loro terrore, di cui esibiscono i sintomi senza pudore alcuno., Assistiamo a una gara di spiriti che discutono animatamente se sia pi\u00f9 opportuno fuggire, nascondersi o ricorrere al suicidio, e che, pur godendo ancora della completa libert\u00e0, gi\u00e0 congetturano con quali mezzi e astuzie sar\u00e0 possibile accaparrarsi il favore della plebaglia non appena questa si sar\u00e0 impadronita del potere. Con raccapriccio ci accorgiamo che a nessuna bassezza costoro non darebbero il loro assenso se gli venisse richiesta. Eppure non mancano tra loro uomini sani e vigorosi, con una bella corporatura di atleti. Viene da chiedersi a che giovi tanto sport.<\/p>\n<p>Ebbene, questi uomini, oltre che pavidi, sono anche temibili.. L&#8217;umore balza in essi dalla paura all&#8217;odio dichiarato non appena si accorgono che le stesse persone che poco prima incutevano timore mostrano ora qualche segno di debolezza. Siffatte congreghe non s&#8217;incontrano soltanto in Europa. Dove l&#8217;automatismo guadagna terreno e si avvicina alla perfezione, il panico si fa anche pi\u00f9 tangibile: in America, ad esempio, esso trova il terreno che gli \u00e8 pi\u00f9 propizio, e si diffonde lungo reti pi\u00f9 veloci del fulmine. Gi\u00e0 \u00e8 un indice di angoscia il bisogno di sentire le notizie pi\u00f9 volte al giorno: la notizia si dilata e, girando sempre pi\u00f9 vorticosamente su se stessa, finisce per paralizzarsi. Tutte quelle antenne su citt\u00e0 gigantesche fanno pensare a capelli che si drizzano sul capo, sembrano evocare contatti demoniaci. [&#8230;]<\/p>\n<p>Nell&#8217;epoca del nichilismo, la nostra epoca, si \u00e8 diffusa l&#8217;illusione ottica per cui il movimento sembra acquistare importanza a spese dell&#8217;immobilit\u00e0. In realt\u00e0 tutto il potere tecnico dispiegato oggi altro non \u00e8 che un effimero bagliore dei tesori dell&#8217;essere. L&#8217;uomo che riesce a penetrare nelle segrete dell&#8217;essere, anche solo per un fuggevole istante, acquister\u00e0 sicurezza: l&#8217;ordine temporale non soltanto perder\u00e0 il suo aspetto minaccioso, ma gli apparir\u00e0 dotato di senso.<\/p>\n<p>Chiamiamo questa svolta PASSAGGIO AL BOSCO e l&#8217;uomo che la compie RIBELLE. [&#8230;]<\/p>\n<p>Il passaggio al bosco non va inteso come una forma di anarchismo rivolto contro il mondo delle macchine, sebbene questa tentazione sia forte, soprattutto quando si tende altres\u00ec a ritrovare il legame con il mito. [&#8230;] Non si ritorna indietro verso il mito, il mito lo si incontra di nuovo quando il tempo vacilla sin dalle fondamenta, sotto l&#8217;incubo di un pericolo estremo. [&#8230;]<\/p>\n<p>Sia con la sua opera sia con la sua vita, il poeta manifesta l&#8217;enorme superiorit\u00e0 del regno delle Muse su quello della tecnica., e aiuta l&#8217;uomo a ritrovare se stesso: il poeta \u00c8 Ribelle. [&#8230;]<\/p>\n<p>La sovranit\u00e0 oggi non si riscontra pi\u00f9 nelle grandi risoluzioni, ma esclusivamente nell&#8217;uomo singolo che ha abiurato in s\u00e9 la paura. Le incredibili procedure ideaste soltanto contro di lui sono destinate, in ultima istanza, al suo stesso trionfo. Quando l&#8217;uomo capisce questo, \u00e8 libero. E le dittature crollano miseramente. Ritroviamo qui le riserve ancora pressoch\u00e9 intatte del nostro tempo, e non soltanto del nostro. Questa libert\u00e0 costituisce il tema della storia in genere, nonch\u00e9 il suo limite: da un lato rispetto al regno dei demoni, dall&#8217;altro rispetto al puro accadere zoologico. Era gi\u00e0 tutto contenuto nel mito e nelle religioni, modelli che si ripetono senza osa: Giganti e Titani si ripresentano di continuo, e sempre con lo stesso immenso potere. L&#8217;uomo libero li abbatte; non necessariamente deve essere un principe o Eracle in persona. \u00c8 gi\u00e0 successo che bastasse la pietra scagliata dalla fionda di un pastore, il vessillo innalzato da una vergine, il lancio di una balestra.\u00bb<\/p>\n<p>Oggi, dunque, i Giganti e i Titani, questi mostri e questi demoni, che troviamo in tutti i racconti mitici d&#8217;Oriente e d&#8217;Occidente, lanciati all&#8217;assalto del Kosmos, ossia del mondo ordinato secondo legge e secondo giustizia, non sono tanto le macchine, quanto lo spirito luciferino di cui la tecnologia, cos\u00ec come si \u00e8 configurata nella modernit\u00e0, \u00e8 l&#8217;ultima manifestazione.<\/p>\n<p>Per \u00abspirito luciferino\u00bb intendiamo l&#8217;esplicita volont\u00e0, da parte dell&#8217;uomo moderno, di sostituirsi a Dio e di insignorirsi del creato, facendosi valore assoluto e negando valore e autonoma dignit\u00e0 a tutti gli altri esseri viventi, visti unicamente come strumenti da sfruttare senza limite e, poi, da gettare via, quando non ne abbia pi\u00f9 bisogno.<\/p>\n<p>Per \u00abspirito luciferino\u00bb intendiamo, inoltre, lo spirito di negazione e di contraddizione, che spinge l&#8217;uomo moderno a porre se stesso come il deliberato avversario dei disegni della Provvidenza, in nome della propria folle pretesa di farsi lui stesso supremo architetto, giudice e giustiziere del creato, negando protervamente ogni legame di dipendenza con l&#8217;Essere da cui proviene.<\/p>\n<p>L&#8217;odierna tecnica onnipervasiva \u00e8, in ordine di tempo, solo l&#8217;ultima manifestazione di tale spirito di ribellione de di autodivinizzazione, e, fino a questo momento, la pi\u00f9 spettacolare, almeno sul piano materiale.<\/p>\n<p>Ma la degenerazione parte da molto pi\u00f9 lontano: ne troviamo traccia in tutti i Miti dell&#8217;umanit\u00e0, da quello della Torre di Babele, a quello del Diluvio universale, a quello platonico della fine di Atlantide: e sempre, press&#8217;a poco, secondo il medesimo schema concettuale.<\/p>\n<p>Giungiamo, cos\u00ec, alla conclusione che l&#8217;unico mezzo per sconfiggere la paura gelida, angosciosa, paralizzante, che attanaglia la mente ed il cuore dell&#8217;uomo moderno, \u00e8 quello di ripristinare il nostro rapporto con il Mito e con la Tradizione, riportando la tecnica nell&#8217;ambito che le compete, e non oltre; e riappropriandoci della nostra parte essenziale: vale a dire, riscoprendo il nostro legame originario, ontologico con l&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Quando noi saremo in grado di riconoscere il transitorio come transitorio, il contingente come contingente, l&#8217;effimero come effimero; quando capiremo che nessuna quantit\u00e0 pu\u00f2 sostituire la qualit\u00e0, che nessun avere pu\u00f2 surrogare l&#8217;essere, che nessuna velocit\u00e0 pu\u00f2 considerarsi preferibile al radicamento: allora ritroveremo la via che conduce all&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 la strada maestra da seguire: non esistono scorciatoie, n\u00e9 astuzie o furberie, che ci possano avvicinare alla meta senza fatica e senza un serio esame di coscienza. Infatti, per incamminarci con il piede giusto, dobbiamo riconoscere francamente di esserci attardati su strade sbagliate, che non conducono da nessuna parte.<\/p>\n<p>Solo fondandosi nell&#8217;Essere, l&#8217;uomo ritrova la propria essenza, e ci\u00f2 fa s\u00ec che le sue forze vengano centuplicate. L&#8217;uomo che fonda le proprie certezze nell&#8217;Essere, se ne sta saldo, come una torre capace di sfidare anche i venti pi\u00f9 impetuosi; l&#8217;uomo che si fonda sul transitorio, sul contingente, sull&#8217;effimero (tecnica compresa), verr\u00e0 spazzato via anche da una debole brezza, come una logora ragnatela che non resiste alla minima sollecitazione dell&#8217;aria.<\/p>\n<p>Ce ne sono, di venti impetuosi, che ci attendono e che soffieranno possenti, nella nostra vita e in quella delle prossime generazioni!<\/p>\n<p>Dobbiamo stare pronti: le membra gigantesche dei Titani gi\u00e0 si stagliano all&#8217;orizzonte, pronte ormai a dare la scalata all&#8217;Olimpo del nostro mondo bene ordinato.<\/p>\n<p>Per resistere loro e ricacciarne l&#8217;assalto, non abbiamo bisogno di altre macchine, ma di un cuore saldo e puro e di una piena, incondizionata fiducia nell&#8217;Essere che ci sostiene, ci giustifica, ci ama di un amore infinito e incondizionato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli esseri umani hanno paura. 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