{"id":26780,"date":"2009-10-13T08:57:00","date_gmt":"2009-10-13T08:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/10\/13\/dobbiamo-liberarci-dallinganno-dellio-centro-illusorio-della-nostra-persona\/"},"modified":"2009-10-13T08:57:00","modified_gmt":"2009-10-13T08:57:00","slug":"dobbiamo-liberarci-dallinganno-dellio-centro-illusorio-della-nostra-persona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/10\/13\/dobbiamo-liberarci-dallinganno-dellio-centro-illusorio-della-nostra-persona\/","title":{"rendered":"Dobbiamo liberarci dall&#8217;inganno dell&#8217;io, centro illusorio della nostra persona"},"content":{"rendered":"<p>Nel precedente articolo \u00abLo spirito non s&#8217;identifica con l&#8217;io, ma \u00e8 un ente sostanzialmente diverso da esso\u00bb (sempre consultabile sul sito di Arianna Editrice) abbiamo sostenuto che lo spirito tende a identificarsi con l&#8217;io a causa del corpo, ma che si tratta di una identificazione soggettiva e arbitraria, comunque limitata nel tempo; perch\u00e9, se \u00e8 vero che non possiamo immaginare un io senza corpo, possiamo per\u00f2 immaginare benissimo uno spirito senza corpo e, dunque, senza io.<\/p>\n<p>Riprendiamo, brevissimamente, alcuni concetti gi\u00e0 espressi in quella sede.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 affermare che lo spirito sia il contrario dell&#8217;io; non \u00e8 pi\u00f9 grande, n\u00e9 pi\u00f9 piccolo; non \u00e8 pi\u00f9 vicino, n\u00e9 pi\u00f9 lontano: esso \u00e8, semplicemente, un&#8217;altra cosa. Lo spirito \u00e8 diverso dall&#8217;io: \u00e8 un ente a s\u00e9 stante; il quale, fino a quando si trova congiunto ad un corpo, cade nell&#8217;illusione di chiamarsi \u00abio\u00bb, identificandosi con la sua parte transitoria e non essenziale.<\/p>\n<p>E proprio questo \u00e8 stato il fraintendimento in cui sono caduti le filosofie idealiste e, in parte, anche quelle spiritualiste: aver posto lo spirito come sinonimo dell&#8217;io, come una cosa sola con l&#8217;io. Invece lo spirito \u00e8 un ente ontologicamente completo e perfetto, mentre l&#8217;io \u00e8 un ente anfibio e, in ultima analisi, psicologico: \u00e8 la coscienza che si pone come soggetto, ma soggetto di che cosa? Non di se stessa, perch\u00e9 anch&#8217;essa sta fra lo spirito e il corpo, \u00e8 di natura ambigua: senza l&#8217;unione temporanea di corpo e spirito, non vi sarebbe coscienza, quindi non vi sarebbe io. Di che cosa \u00e8 allora soggetto la coscienza, di che cosa \u00e8 soggetto l&#8217;io? \u00c8 soggetto nei confronti del mondo esterno, nei confronti del tu.<\/p>\n<p>E tuttavia, si tratta di una distinzione reale, di una distinzione ontologica, o non piuttosto di una distinzione puramente apparente? Perch\u00e9 se l&#8217;io \u00e8 un ente transitorio, mentre lo spirito \u00e8 un ente permanente, allora si pu\u00f2 parlare, per l&#8217;io, di un dentro e un fuori, ma non lo si pu\u00f2 fare per lo spirito.<\/p>\n<p>Lo spirito, in ultima analisi, \u00e8 uno; anzi, gi\u00e0 questa \u00e8 una definizione ingannevole, perch\u00e9 nasce da una contrapposizione psicologica fra esso e l&#8217;io; mentre, come si \u00e8 visto, lo spirito non \u00e8 il contrario, dell&#8217;io, bens\u00ec, puramente e semplicemente, un&#8217;altra cosa. Pertanto, non diremo che lo spirito \u00e8 uno, ma diremo piuttosto che lo spirito non \u00e8 contrapposizione, dunque non \u00e8 dualit\u00e0. La filosofia indiana del Vedanta ha trovato la migliore definizione: esso \u00e8 \u00abad-vaita\u00bb, \u00abnon due\u00bb; perch\u00e9, se dicessimo: \u00abuno\u00bb, gi\u00e0 avremmo detto troppo.<\/p>\n<p>Queste, alcune delle nostre considerazioni precedenti.<\/p>\n<p>Ora \u00e8 arrivato il tempo di riprendere quelle riflessioni e di svilupparle ulteriormente, spingendo il nostro precedente ragionamento fino alle sue ultime, logiche conseguenze.<\/p>\n<p>Nel precedente articolo avevamo focalizzato la nostra attenzione intorno al problema dello spirito, alla sua natura, alla sua essenza non duale; adesso, invece, desideriamo concentrare il nostro interesse sull&#8217;altro versante della questione, ovvero sull&#8217;io.<\/p>\n<p>Innanzitutto, domandiamoci: che cos&#8217;\u00e8 l&#8221;io?<\/p>\n<p>L&#8217;io \u00e8, sostanzialmente, atto coscienziale, presenza del soggetto a se medesimo. Un albero, un leone, un grillo, non hanno un io, perch\u00e9 &#8211; almeno stando alle nostre attuali conoscenze &#8211; essi non hanno coscienza di se medesimi, ma solo coscienza della realt\u00e0 in cui sono immersi e della quale sono parte. In altre parole, non possiedono lo sdoppiamento coscienziale di soggetto e oggetto; non c&#8217;\u00e8, in essi, una parte capace di dire: \u00abio\u00bb ed un&#8217;altra che sappia dire: \u00abtu\u00bb.<\/p>\n<p>Nell&#8217;essere umano, tale sdoppiamento coscienziale avviene; ed \u00e8 su di esso, sia detto fra parentesi, che, in genere, egli fonda le proprie pretese di superiorit\u00e0 su tutti gli altri esseri viventi; perch\u00e9, pur ammettendo che esso \u00e8 fonte di notevoli sofferenze e di una sorta di estraniamento dal mondo naturale in cui vive, si vorrebbe tuttavia vedervi un elemento di consapevolezza che sarebbe, al tempo stesso, segno e conferma della eccellenza della creatura umana, ci\u00f2 che le conferirebbe il diritto di disporre a proprio piacere di tutte le altre creature.<\/p>\n<p>Ma di questo, un&#8217;altra volta.<\/p>\n<p>La domanda che intendiamo porre adesso \u00e8 un&#8217;altra, e cio\u00e8: un tale sdoppiamento della coscienza \u00e8 giustificato, sul piano ontologico? Che cosa \u00e8, in ultima analisi, la coscienza stessa? Si dice che essa \u00e8 consapevolezza del proprio io: ma se l&#8217;io \u00e8 sdoppiamento, allora esso \u00e8 il prodotto di un atto secondario, non \u00e8 un dato originario dell&#8217;essere.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un punto di capitale importanza. Ci\u00f2 che \u00e8 secondario, non ha struttura ontologica, ma derivata; non \u00e8 l&#8217;essere, ma una attivit\u00e0 o una modificazione dell&#8217;essere. Dunque, l&#8217;io non \u00e8 una struttura permanente dell&#8217;essere, al contrario, \u00e8 un ente transitorio e cangiante, come si pu\u00f2 bene osservare, solo che lo si tenga sotto osservazione per un certo lasso, anche beve, di tempo. Il mio io di stamane, non \u00e8 il mio io del pomeriggio e meno ancora quello della notte inoltrata; il mio io di dieci, venti o trenta anni fa, non \u00e8 pi\u00f9 quello di oggi.<\/p>\n<p>E non parliamo delle cosiddette personalit\u00e0 multiple: ossia di quelle personalit\u00e0 che esprimono, contemporaneamente (!), diversi e contrastanti piani di coscienza, diversi e contrastanti piani dell&#8217;io, ove solo per una sorta di convenzione si riesce a distinguere una personalit\u00e0 primaria da quelle secondarie.<\/p>\n<p>\u00c8, ancora, una abitudine mentale degli psicologi, quella che li porta a generalizzare ci\u00f2 che stabiliscono, per ragioni operative, sul piano empirico e quantitativo. Essi dicono: questa personalit\u00e0 \u00e8 emersa dopo, e si manifesta per un tempo pi\u00f9 breve (il che non \u00e8 sempre vero: vi sono casi di personalit\u00e0 secondarie che sono divenute primarie e stabili); dunque, non \u00e8 quella \u00abvera\u00bb, ma una posticcia. Ma chi ce ne assicura? L&#8217;atteggiamento degli psicologi \u00e8 legittimo, ma solo nel campo pratico: a livello ontologico, nulla e nessuno consentono di dire quale sia la personalit\u00e0 primaria e quale la secondaria. La durata non \u00e8 un elemento decisivo; forse che non sappiamo tutti come un uomo possa trovare il coraggio di essere veramente se stesso magari per un attimo solo, magari proprio nell&#8217;attimo conclusivo della propria vita?<\/p>\n<p>Perci\u00f2, quando lo psicologo stabilisce ci\u00f2 che \u00e8 primario e permanente, e ci\u00f2 che \u00e8 secondario e transitorio, il filosofo ha tutto il diritto di domandargli: \u00abAmico, in base a quali elementi essenziali, e non puramente esteriori, tu affermi questo? Non \u00e8 forse vero che quanto si trova sul piano dell&#8217;essere, ossia delle realt\u00e0 permanenti, di ci\u00f2 che \u00e8 realmente primario, pu\u00f2 tuttavia manifestarsi come secondario nel piano della vita quotidiana, ossia del contingente e del relativo? Non \u00e8 forse vero che, quando si parla di ci\u00f2 che \u00e8 originario, non ci si pu\u00f2 basare su quello che si manifesta esteriormente, perch\u00e9 sarebbe capace di indossare mille maschere e mille travestimenti per sembrare altro da ci\u00f2 che realmente \u00e8?\u00bb.<\/p>\n<p>Ma facciamo ancora un passo avanti e domandiamoci: esiste veramente, l&#8217;io? Se esso corrisponde a uno sdoppiamento della coscienza, tale sdoppiamento \u00e8 reale, o apparente? Quali prove abbiamo del fatto che si tratti di un movimento reale, e non puramente illusorio?<\/p>\n<p>Ebbene, riflettendo a lungo sulla questione, ci sembra sia difficile arrivare a una conclusione diversa dalla seguente: non esiste nessuna prova, nessuna garanzia circa l&#8217;esistenza di un io reale, oggettivo, permanente; tutto quel che possiamo osservare, in noi stessi e negli altri, \u00e8 un flusso continuo di dati della coscienza, di percezioni, pensieri, ricordi, immaginazioni, e cos\u00ec via. Niente, assolutamente niente che autorizzi a parlare di un io permanente; niente, assolutamente niente che consenta di riconoscere una struttura stabile, primaria, ontologica.<\/p>\n<p>L&#8217;io, in definitiva, non \u00e8 un dato dell&#8217;essere, ma una sua proiezione illusoria, un suo ingannevole prolungamento.<\/p>\n<p>Come afferma il buddhsimo Theravada, ci sembra quanto meno una ragionevole ipotesi di lavoro quella che l&#8217;essere umano non possieda un io, ma un complesso di operazioni mentali sempre cangianti e mutevoli; complesso di operazioni mentali alle quali, per abitudine e per comodit\u00e0, abbiamo attribuito il nome di \u00abio\u00bb.<\/p>\n<p>Ma, se l&#8217;io non esiste, chi \u00e8 allora che vuole, spera, desidera, teme; chi \u00e8 che ci porta di qua e di l\u00e0, ora allietati da cieli sereni, ora terrorizzati da paurose lune nere; chi \u00e8 che esprime giudizi, che formula ipotesi, che dubita di tutto, anche di se stesso (il cogito cartesiano!), che s&#8217;interroga e lotta per aprirsi una via verso la verit\u00e0, verso la luce? Non \u00e8 forse la coscienza? Ma se la coscienza \u00e8 un altro nome che diamo all&#8217;io, allora nemmeno essa esiste?<\/p>\n<p>Probabilmente no; nemmeno essa esiste. E di dove provengono, allora, il timore, il desiderio, il dubbio e tutto quello che abbiamo detto? Da una illusione: illusorio \u00e8 il mondo materiale, ed illusorio \u00e8 il centro permanente dell&#8217;io. Ma chi \u00e8, dunque, il soggetto di una tale illusione?<br \/>\nPerch\u00e9 ogni operazione mentale vuole il proprio soggetto: questo, almeno, in base alle nostre categorie di pensiero.<\/p>\n<p>Ebbene: il soggetto dell&#8217;illusione coscienziale non \u00e8 altri che lo spirito, il quale, come abbiamo precedentemente visto, non s&#8217;identifica affatto con l&#8217;io, e che \u00e8, esso s\u00ec, stabile e permanente. Ma, in ultima analisi, lo spirito individuale non \u00e8 che illusione anch&#8217;esso: perch\u00e9, a rigor di termini, non esiste e non pu\u00f2 esistere che un solo ed unico Spirito: l&#8217;Essere, fonte di ogni realt\u00e0, manifestata e potenziale, transitoria e permanente, stabile ed illusoria.<\/p>\n<p>Nel precedente articolo, avevamo sostenuto che quando lo spirito si separa dal corpo, non si dovrebbe dire &#8211; se non in senso puramente figurato &#8211; che esso ritorna all&#8217;unit\u00e0 e che si fonde con tutti gli altri spiriti; perch\u00e9 gli spiriti non sono veramente distinti l&#8217;uno dall&#8217;altro, se non quando si trovano legati ad un corpo e ad un io; ma, quando si sciolgono da essi, la distinzione cade.<\/p>\n<p>Ebbene, non esiste una vera distinzione tra gli spiriti individuali, per il semplice fatto che essi non sono realmente separati dall&#8217;Essere, ma solo immersi nell&#8217;Essere, sono parte dell&#8217;Essere, una sua emanazione; e, allorch\u00e9 divengono consapevoli della loro reale natura, cade la loro illusione e cessano di porsi in una sfera di realt\u00e0 circoscritta ed autonoma, per fondersi pienamente nella luce dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Ha scritto il sacerdote francescano Ignacio Larra\u00f1aga nel suo volume: \u00abDalla sofferenza alla pace. Verso una liberazione interiore\u00bb (titolo originale: \u00abDel sufrimiento a la paz. Hacia una liberaci\u00f3n interior\u00bb, Ediciones Cefepal, Santiago de Chile, 1985; traduzione italiana di Ada Jachia Feliciani, Cinisello Balsamo, Milano, Edizioni Paoline, 1986, 1987, pp. 138):<\/p>\n<p>\u00abUna cosa \u00e8 la persona e un&#8217;altra l&#8217;io. Ripeter\u00f2 qui alcuni concetti estrapolati dal mio libro &quot;Sali con me&quot;.<\/p>\n<p>La persona \u00e8 una realt\u00e0 composta e un composito di realt\u00e0. Possiede una costituzione fisiologica, una capacit\u00e0 intellettuale, una struttura temperamentale, un corredo di istinti.. Tale insieme \u00e8 presieduto e compenetrato da una coscienza che, da padrona, fonde le varie parti. Tutto quest&#8217;insieme integrato \u00e8 l&#8217;individuo.<\/p>\n<p>Ebbene, la coscienza proietta per se stessa un&#8217;immagine dell&#8217;intera persona. Naturalmente una cosa \u00e8 CI\u00d2 CHE la persona \u00c8 &#8211; e a questo daremo il nome di realt\u00e0 &#8211; e un&#8217;altra l&#8217;immagine che mi formo di tale realt\u00e0. Se la realt\u00e0 e l&#8217;immagine s&#8217;identificano, siamo nella saggezza od oggettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Normalmente, per\u00f2, succede quanto segue: la saggezza comincia ad allontanarsi dalla valutazione oggettiva di se stessa in un duplice giuoco: dapprima non accetta, anzi rifiuta la sua realt\u00e0; successivamente nasce in lei il COMPLESSO DI ONNIPOTENZA: desidera e sogna un&#8217;immagine &quot;onnipotente&quot;, per cos\u00ec dire. Dall&#8217;aspirare ad essere quale si raffigura nell&#8217;immagine, passa insensibilmente a credere di esserlo: un&#8217;immagine illusoria ed enfiata che nel presente studio chiameremo &quot;io&quot;.<\/p>\n<p>Si finisce, quindi, col confondere ed identificare CI\u00d2 CHE SONO CON CI\u00d2 CHE VORREI ESSERE (o immagino di essere). Nel processo generale di falsificazione, a questo punto, l&#8217;uomo aderisce emotivamente, avvolte morbosamente, a tale raffigurazione aureolata e illusoria di se stesso, in una completa simbiosi mentale tra la persona e l&#8217;immagine.<\/p>\n<p>Come chiaramente appare, non stiamo parlando del vero IO, che \u00e8 la coscienza oggettiva della propria identit\u00e0, ma della sua falsificazione o illusione, ed \u00e8 quest&#8217;ultima che, generalmente, prevale nell&#8217;essere umano,. Ed \u00e8 per tale motivo che lo porremmo tra virgolette (&quot;io&quot;).<\/p>\n<p>In definitiva l&#8217;&quot;io&quot; \u00e8 un&#8217;illusione. \u00c8 una rete concentrica intessuta di desideri, timori, ansiet\u00e0, ossessioni. \u00c8 un centro immaginario a cui adattiamo, attribuiamo o riferiamo tutte le esperienze di vita, siano esse sensazioni o impressioni, ricordi o progetti.<\/p>\n<p>Il centro immaginario nasce e cresce e si alimenta di desideri e, a sua volta, li genera, come l&#8217;olio mantiene viva la fiamma della lampada. Consumato l&#8217;olio, la fiamma su spegne; annullato l&#8217;&quot;io&quot;, cessano i desideri, e, viceversa, spenti i desideri, si estingue l&#8217;&quot;io&quot;. \u00c8 la liberazione assoluta.<\/p>\n<p>L&#8217;&quot;io&quot; non esiste come entit\u00e0 permanente, come sostanza durevole. Ha mille volti, cambia come le nubi, si alza e si abbassa come le onde, \u00e8 mutevole come la luna: di mattina ha il volto gioioso; a mezzogiorno un&#8217;ombra vela i suoi occhi; all&#8217;imbrunire ci appare spiritoso; alcune ore pi\u00f9 tardi un&#8217;oscura preoccupazione lo rende accigliato.<\/p>\n<p>L&#8217;&quot;io&quot; consta di una serie di io che si rinnovano incessantemente e si susseguono gli uni agli altri. \u00c8 solo un processo mentale che costantemente si distrugge e si ricostruisce. L&#8217;&quot;io&quot; non esiste. \u00c8 un&#8217;illusione immaginaria. \u00c8 un&#8217;apparenza che ci seduce e ci obbliga a piegare le ginocchia e stendere le braccia per aderire ad essa con tutti i nostri desideri. \u00c8 come abbracciare un&#8217;ombra. Non \u00e8 un&#8217;essenza, ma una passione, accesa dai desideri, dai timori e dalle ansiet\u00e0. \u00c8 una menzogna.<\/p>\n<p>E quella menzogna \u00e8 la madre feconda di ogni male.<\/p>\n<p>Esercita sulle persone una tirannide ossessiva. Esse sono tristi perch\u00e9 sentono che la loro immagine ha perduto smalto. Notte e giorno sognano e si affannano per aggiungere un po&#8217; pi\u00f9 di risalto alla loro figura. Vanno di sussulto in sussulto, danzando allucinate attorno a questo fuoco fatuo. E nel ballo generale, al ritmo e al viavai di quel fuoco, sono amareggiati dai ricordi, intristiti dalle ombre, turbati dalle ansiet\u00e0 e feriti dalle inquietudini. E cos\u00ec l&#8217;&quot;io&quot; ruba loro la pace del cuore e la gioia di vivere.<\/p>\n<p>L&#8217;&quot;io&quot; \u00e8 inoltre un Caino fratricida. Innalza mura insormontabili tra fratelli e fratelli. Il suo motto \u00e8: tutto per me, nulla per te. Attacca, ferisce e uccide chiunque brilli pi\u00f9 di lui. Su tutte le lotte fraterne sventola sempre la bandiera e l&#8217;immagine dell&#8217;&quot;io&quot;. In un parto notturno d\u00e0 incessantemente alla luce gli amari frutti delle invidie, delle vendete, dei dissapori e delle divisioni che assassinano l&#8217;amore e seminano dovunque la morte.<\/p>\n<p>L&#8217;amor proprio non vuole perdonare; preferisce la soddisfazione della vendetta: una pazzia, perch\u00e9 \u00e8 solo lui a bruciare.<\/p>\n<p>Alle persone importa meno il possedere che l&#8217;apparire: solo quanto fa risaltare la vana menzogna della loro figura sociale sveglia in esse interesse. Per questo smaniano per i vestiti, le automobili, le case, le brillanti feste eleganti, l&#8217;apparire nelle colonne mondane dei giornali pi\u00f9 importanti; per tutto ci\u00f2, insomma, che \u00e8 apparenza. In un mondo artificiale che gira e gira intorno a questa vana e seducente farfalla.<\/p>\n<p>In sostanza l&#8217;&quot;io&quot; \u00e8 una pazza chimera, un fuoco fatuo, un&#8217;etichetta e un abito, una vibrazione inutile che perseguita e ossessiona. \u00c8 un flusso continuo e mutevole di sensazioni e impressioni, legate a un centro immaginario.\u00bb<\/p>\n<p>Come si vede, Larra\u00f1aga opera una distinzione tra l&#8217;io in senso psicologico, che egli considera illusorio (nella maggioranza dei casi!), perch\u00e9 basato su una erronea identificazione tra ci\u00f2 che si \u00e8 e ci\u00f2 che si vorrebbe essere; e l&#8217;io in senso filosofico, ovvero la struttura permanente, che costituirebbe il soggetto di tale falsa identificazione.<\/p>\n<p>Ma, suggerisce questo Autore, se la persona fosse capace di identificarsi correttamente con la propria essenza, ovvero di far coincidere il proprio s\u00e9 con l&#8217;immagine di esso, allora ogni problema sarebbe risolto e l&#8217;io non sarebbe illusorio e dannoso, ma veridico e benefico; e, di fatto, secondo lui taluni esseri umani sarebbero capaci di tanto.<\/p>\n<p>Eppure, ci sembra che il suo ragionamento contenga un difetto di coerenza. Di fatto, tutto ci\u00f2 che egli dice a proposito del falso io, lo si potrebbe dire, tranquillamente, dell&#8217;io in quanto tale.<\/p>\n<p>Oppure c&#8217;\u00e8 qualche cosa che si possa dire dell&#8217;io psicologico, che non calzi perfettamente anche al concetto filosofico dell&#8217;io? No, non c&#8217;\u00e8: e da questo si vede che essi sono una sola e medesima cosa; che non c&#8217;\u00e8 un io percepito ed un io in se e per s\u00e9, ma solo e unicamente una illusione del&#8217;io, tanto che essa venga percepita in modo \u00abrealistico\u00bb, quanto che venga percepita in modo erroneo, soggettivo, narcisistico e deformante.<\/p>\n<p>Ci permettiamo di riprendere un passaggio chiave del discorso di Larra\u00f1aga::<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;&quot;io&quot; non esiste come entit\u00e0 permanente, come sostanza durevole. Ha mille volti, cambia come le nubi, si alza e si abbassa come le onde, \u00e8 mutevole come la luna: di mattina ha il volto gioioso; a mezzogiorno un&#8217;ombra vela i suoi occhi; all&#8217;imbrunire ci appare spiritoso; alcune ore pi\u00f9 tardi un&#8217;oscura preoccupazione lo rende accigliato.<\/p>\n<p>L&#8217;&quot;io&quot; consta di una serie di io che si rinnovano incessantemente e si susseguono gli uni agli altri. \u00c8 solo un processo mentale che costantemente si distrugge e si ricostruisce. L&#8217;&quot;io&quot; non esiste. \u00c8 un&#8217;illusione immaginaria. \u00c8 un&#8217;apparenza che ci seduce e ci obbliga a piegare le ginocchia e stendere le braccia per aderire ad essa con tutti i nostri desideri. \u00c8 come abbracciare un&#8217;ombra. Non \u00e8 un&#8217;essenza, ma una passione, accesa dai desideri, dai timori e dalle ansiet\u00e0. \u00c8 una menzogna.\u00bb<\/p>\n<p>Se l&#8217;io \u00e8 una menzogna, allora che cosa ci garantisce che vi sia una maniera giusta di percepirlo, ed una maniera erronea e fuorviante?<\/p>\n<p>Chi stabilisce la distinzione tra un io vero ed un io falso?<\/p>\n<p>Non \u00e8, anche questa, una operazione inevitabilmente soggettiva, dato che a compierla \u00e8 pur sempre un io giudicante, ossia un io fallibile e tendenzialmente menzognero, perch\u00e9 puerilmente innamorato di se stesso?<\/p>\n<p>Dobbiamo liberarci dall&#8217;io, dunque; perch\u00e9 esso \u00e8 sempre ingannevole; e perch\u00e9, in esso, quello che siamo e quello che crediamo di essere, sono SEMPRE due cose diverse.<\/p>\n<p>Data l&#8217;importanza e la complessit\u00e0 della questione, ci riproponiamo di ritornarvi sopra in ulteriori occasioni; siamo perfettamente consapevoli che sarebbe ingenuo pensare di aver deciso in poche righe una questione filosofica ed esistenziale di tale portata.<\/p>\n<p>Lo faremo con pazienza, un poco alla volta, esaminando altri aspetti del problema ed anche le conseguenze che ne derivano, sia sul piano speculativo, sia su quello della vita pratica.<\/p>\n<p>Per adesso, ci fermiamo qui; sperando di aver fornito qualche utile stimolo alla personale riflessione di chi ci abbia seguiti in questo e in altri, precedenti lavori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel precedente articolo \u00abLo spirito non s&#8217;identifica con l&#8217;io, ma \u00e8 un ente sostanzialmente diverso da esso\u00bb (sempre consultabile sul sito di Arianna Editrice) abbiamo sostenuto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-26780","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26780","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26780"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26780\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26780"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26780"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26780"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}