{"id":26773,"date":"2016-05-26T08:26:00","date_gmt":"2016-05-26T08:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/05\/26\/lettere-dal-lago-di-como\/"},"modified":"2016-05-26T08:26:00","modified_gmt":"2016-05-26T08:26:00","slug":"lettere-dal-lago-di-como","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/05\/26\/lettere-dal-lago-di-como\/","title":{"rendered":"Lettere dal lago di Como"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;avanzata impetuosa, travolgente, per certi aspetti spietata, della tecnica e dell&#8217;industria, sta letteralmente spazzando via la tradizione, stravolgendo la natura, cancellando la memoria millenaria degli uomini, per sostituirla con miti recentissimi, tuttora in fase di collaudo e allo stesso tempo, paradossalmente, gi\u00e0 usurati, obsoleti, inservibili: il mito del progresso; il mito del potere; il mito della macchina; il mito dell&#8217;uomo prometeico, capace di strappare il fuoco agli d\u00e8i e di prendere in mano, pienamente e senza residui n\u00e9 rimpianti, il proprio destino.<\/p>\n<p>\u00c8 stato un processo che, sebbene si sia messo in moto, visibilmente, da almeno quattro secoli, quasi di colpo ha assunto un ritmo vertiginoso, \u00e8 entrato con violenza inaudita nelle nostre vite, ha colpito come un fulmine le nostre certezze; ha capovolto il senso del bello, del giusto, del vero; ha praticamente estromesso il senso del sacro e del divino dalla societ\u00e0 e dalla cultura; ha imposto ovunque, volenti o nolenti, nuove tavole di valori, basate sulle categorie dell&#8217;utile, del profitto, del massimo rendimento, dell&#8217;efficienza e della produttivit\u00e0.<\/p>\n<p>Che cosa si deve fare, che cosa si pu\u00f2 fare, di fronte alla sfida integrale che la civilt\u00e0 moderna porta all&#8217;uomo, cos\u00ec come lo conosciamo, come lo abbiamo sempre conosciuto, come pensiamo che egli non possa rinunciare ad essere, senza rinunciare al proprio statuto ontologico, cio\u00e8 senza scivolare verso una condizione regressiva e sub-umana? Che cosa si deve fare, ovviamente, se non ci si vuol limitare a rimpiangere la societ\u00e0 d&#8217;un tempo, <em>il mondo di ieri<\/em> (per dirla con Stefan Zweig) che, secondo ogni ragionevole previsione, non torner\u00e0 mai pi\u00f9 ad abitare le nostre esistenze, e del quale siamo rimasti irrevocabilmente orfani?<\/p>\n<p>Rimestare fra le ceneri d&#8217;un fuoco spento \u00e8 un atteggiamento che pu\u00f2 apparire non privo di una certa nobilt\u00e0, per quel suo non volersi arrendere davanti alla brutale evidenza della <em>verit\u00e0 effettuale<\/em> della cosa, come la chiamava Machiavelli; per\u00f2, a ben considerare, \u00e8 soprattutto patetico, come lo sarebbero un uomo, o una donna, i quali vivessero soltanto di ricordi e di rimpianti, sfogliando malinconicamente i vecchi album di fotografie ingiallite. No, non \u00e8 cos\u00ec che si deve vivere la vita, bens\u00ec affrontando il presente. Ma \u00e8 ancora possibile <em>affrontare<\/em> il presente, o si tratta piuttosto di rassegnarsi a <em>subirlo<\/em>, senza poter minimamente incidere sulla sua direzione di marcia?<\/p>\n<p>Se lo \u00e8 chiesto, fra gli altri, ma prima di molti altri, quello che \u00e8 stato, a nostro parere, uno dei pi\u00f9 grandi pensatori degli ultimi cento anni: Romano Guardini (al quale abbiamo dedicato diversi articoli, come <em>Satana, il Nemico, nel pensiero di Romano Guardini<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 21\/01\/2008, oltre a un saggio piuttosto ampio, <em>La riflessione sul potere nel pensiero di Romano Guardini<\/em>, in data 20\/06\/2007; adesso ripubblicati su <em>Il Corriere delle Regioni<\/em>). Se lo \u00e8 chiesto fin dagli anni &#8217;20 del XX secolo, poco dopo che il suo connazionale Oswald Spengler aveva proclamato, con accenti neitzschiani, <em>Il tramonto dell&#8217;Occidente<\/em> (1918-22), e che un grande poeta francese, Paul Val\u00e9ry, nel suo saggio <em>La crise de l&#8217;Esprit<\/em> (<em>La crisi del pensiero<\/em>, 1919) aveva lanciato un famosissimo aforisma: <em>Noi, le civilt\u00e0, ora sappiano che siamo mortali<\/em>. Concetto sconvolgente: fino alla vigilia della Prima guerra mondiale, infatti, la civilt\u00e0 occidentale moderna si era illusa d&#8217;essere immortale, di possedere risorse illimitate.<\/p>\n<p>Raffaele Vacca, un giornalista e saggista dell&#8217;isola di Capri, fondatore, nel 1984, del Premio letterario Capri-San Michele, che vanta ormai una trentina di edizioni, e autore di alcuni libri pregevoli, fra i quali segnaliamo <em>Il finito nella luce dell&#8217;infinito. Percorsi di lettura attualizzata<\/em> (Roma, Edizioni Ares, 2013), ha ricordato brevemente, ma in maniera incisiva, quel momento cruciale nella riflessione filosofica di Romano Guardini, in un articolo intitolato <em>La letteratura della crisi<\/em> (apparso sulla rivista dei Padri dehoniani <em>Presenza cristiana<\/em>, Andria, Barletta, n. 2 del marzo\/aprile 2012, p. 37):<\/p>\n<p><em>Tra il 1923 e il 1925 Romano Guardini, italiano di nascita, tedesco d&#8217;elezione e formazione, pubblic\u00f2 in rivista le nove lettere, poi raccolte nel 1927 nel volumetto Lettere dal lago di Como.<\/em><\/p>\n<p><em>In esse descrive come, sotto l&#8217;impulso dell&#8217;industria, che si avvale delle scoperte della scienza e delle applicazioni della tecnica, l&#8217;uomo si sia allontanato dalla natura, con la quale aveva sempre convissuto. Penetrando in luoghi che avevano avuto una loro millenaria cultura, la macchina ha disintegrato una vita di infinita bellezza, non solo esteriore, ma anche interiore. Era una vita di altissimo valore, che poteva sussistere solo in una natura &quot;umanamente&quot; abitata.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella nona lettera, sforzandosi di superare la tristezza e la profonda malinconia che ha sentito e sente nel veder scomparire quella vita in armonia con la natura, alla quale apparteneva, si sforza di dir s\u00ec al proprio tempo, e di ritenere che ormai non si possa pi\u00f9 tornare indietro, n\u00e9 ci possano essere capovolgimenti o differimenti, cambiamenti o miglioramenti, ma si deve trovare una nuova soluzione, cercandola molto in profondit\u00e0, tale che possa formare una umanit\u00e0 nuova, libera e forte, capace di reggere alle forze sfrenate che spadroneggiano nel mondo.<\/em><\/p>\n<p>Secondo Romano Guardini, dunque, il futuro della civilt\u00e0, e quello dell&#8217;uomo stesso, dipendono dalla nascita e dallo sviluppo d&#8217;un nuovo tipo di atteggiamento intellettuale e, pi\u00f9 ancora, spirituale: un atteggiamento nel quale, oltre a una necessaria familiarit\u00e0 con le nuove condizioni di vita e di lavoro imposte dalla tecnica, trovi spazio una rinnovata consapevolezza del nucleo portante della dignit\u00e0 umana; perch\u00e9 egli era profondamente convinto che solo sulla dignit\u00e0 della persona possa e debba fondarsi un progetto sociale, qualche che sia. In altre parole, il suo ambizioso obiettivo era quello di umanizzare la tecnica. La tecnica, infatti, a suo parere, non pu\u00f2 essere frenata; quel che si pu\u00f2, e si deve fare, \u00e8 di fornire una rinnovata consapevolezza, basata sulla speranza cristiana e su un ragionevole ottimismo esistenziale, agli uomini che si servono di essa, per evitare che ne siano completamente assorbiti, travolti e sottomessi.<\/p>\n<p>Certo, l&#8217;essenza del problema \u00e8 tutta qui: e Guardini, mente lucidissima e coraggiosa, lo aveva compreso con estrema chiarezza e aveva impostato la possibile soluzione gi\u00e0 novant&#8217;anni fa; mentre ancor oggi regna una incredibile confusione e la maggior parte dei cosiddetti filosofi brancolano disordinatamente intorno al punto centrale, senza riuscire a individuarlo lucidamente o senza mostrarsi capaci di afferrarne, a pieno, tutte le logiche e necessarie conseguenze. Ne parlano come se si trattasse ancora di una questione accademica, mentre Guardini aveva visto perfettamente, quasi un secolo fa, che si tratta di una questione pratica, oltre che teorica, estremamente urgente: una questione di vita o di morte, dalla quale dipendono il nostro immediato futuro e la nostra stessa sopravvivenza, e che richiede una risposta quanto mai tempestiva.<\/p>\n<p>L&#8217;idea centrale di Guardini \u00e8 che il progresso, in se stesso, non deve essere considerato affatto un male; il male, secondo lui, deriva dal mancato sviluppo di una dimensione spirituale capace di affiancarlo, dirigerlo, progettarlo, umanizzarlo. Insomma, non si tratta di porre dei limiti alla tecnica, ma di portare lo sviluppo spirituale allo stesso livello e alla stessa velocit\u00e0, per cos\u00ec dire, con cui procede quella. Ma \u00e8 proprio su questa analisi che non ci troviamo d&#8217;accordo. Il progresso \u00e8 una categoria troppo vasta, troppo indefinita: pu\u00f2 entrarci dentro quasi qualunque contenuto possibile. Ora, noi non abbiamo a che fare con un progresso qualsiasi, ma con <em>questo<\/em> progresso, figlio di <em>questa<\/em> civilt\u00e0, di <em>queste<\/em> idee, di <em>questa<\/em> intenzionalit\u00e0. Si tratta di una civilt\u00e0 faustiana, antropocentrica, deliberatamente anticristiana: quella nata fra la Rivoluzione scientifica del XVII secolo, tendenzialmente materialista e ateista, e la nascita del moderno capitalismo su base finanziaria (fondazione della Banca d&#8217;Inghilterra, 1694), la cui <em>longa manus<\/em> era &#8212; ed \u00e8, teniamolo ben presente! &#8212; un potere occulto mirante a spazzar via tutte le vecchie credenze morali e religiose, per instaurare una nuova religione universalistica, centrata sul culto dell&#8217;Uomo divinizzato (Massoneria e fondazione della prima Gran Loggia, sempre a Londra: 1717).<\/p>\n<p>Stando cos\u00ec le cose, noi non abbiamo a che fare con una idea e con una prassi progressiste &quot;neutrali&quot;: il Progresso, auto-glorificato, si pone, specialmente dall&#8217;Illuminismo in poi, come fine a se stesso, oltre che come mezzo, in un circolo vizioso che chiude la strada a ogni possibile spiritualit\u00e0. In tali condizioni, come si pu\u00f2 pensare ad una rinascita spirituale dell&#8217;umanit\u00e0? Se i meccanismi, le strategie, gli obiettivi, del progresso tecnologico sono stati pensati e messi in opera con il fine deliberato di distruggere lo spirito (perch\u00e9 la spiritualit\u00e0 gnostico-massonica che vi \u00e8 sottesa costituisce una contraddizione in termini; a meno che sia solo il paravento per la brutale dittatura di una <em>\u00e9lite<\/em> &quot;illuminata&quot; sull&#8217;intero genere umano, come noi riteniamo probabile), come si pu\u00f2 sperare di coniugare tecnica e spirito, umanit\u00e0 e progresso? In altri termini, la civilt\u00e0 moderna \u00e8 figlia del Diavolo: ed \u00e8 strano che un pensatore profondo, oltre che intimamente religioso, come Romano Guardini, che pure si \u00e8 occupato seriamente della presenza diabolica nel mondo, non abbia colto <em>questo<\/em> problema in tutta la sua sconvolgente portata.<\/p>\n<p>Secondo il filosofo tedesco, noi dobbiamo spiritualizzare la tecnica, in modo da renderla capace di servire i fini dell&#8217;uomo. Per\u00f2, a nostro giudizio, la tecnica ha gi\u00e0 preso il controllo dell&#8217;uomo, e non perch\u00e9 la tecnica sia, in se stessa, diabolica, ma perch\u00e9 diaboliche erano, e fin dal principio, le intenzioni con le quali l&#8217;uomo moderno l&#8217;ha pensata, l&#8217;ha voluta, l&#8217;ha realizzata. Diabolica in senso letterale, cio\u00e8 in senso biblico: \u00e8 sempre l&#8217;antica tentazione del serpente nel Giardino dell&#8217;Eden, ai danni di Adamo ed Eva: <em>Mangiate di questo frutto, che Dio vi ha proibito, e non morirete affatto, anzi, diverrete come Lui<\/em>. Siamo ancora l\u00ec, siamo sempre l\u00ec: alla volont\u00e0 dell&#8217;uomo di non morire mai, di rendersi immortale da se stesso; e, in tal modo, di divenire simile a Dio, pari a Dio, il suo creatore. Pertanto, la tecnica con cui abbiamo a che fare, pur non essendo diabolica in se stessa, lo \u00e8 per il modo in cui \u00e8 stata concepita; e basta leggere le pagine della <em>Nuova Atlantide<\/em> di Francis Bacon (scritta nel 1624!) per rendersene conto: i suoi esperimenti sugli animali ricordano l&#8217;orribile <em>Isola del dottor Moreau<\/em> di Herbert George Wells.<\/p>\n<p>Alla domanda, posta lucidamente da Romano Guardini, se sia ancora possibile realizzare un mondo imperniato sull&#8217;uomo e sulla natura dell&#8217;uomo, partendo dalla accettazione di quanto la tecnica sta facendo e di ci\u00f2 che il culto del progresso ha predicato, ci sembra, purtroppo, che si debba rispondere negativamente. I diabolici esprimenti e le pratiche di clonazione e di manipolazione del Dna, l&#8217;inseminazione artificiale, la creazione di esseri ibridi, mescolando il codice genetico di specie diverse, tutto questo indica che l&#8217;uomo ha completamente perduto il controllo della situazione e che, ormai, la tecnica, insignoritasi della sua anima e divenuta fine e celebrazione di se stessa, dei suoi apparenti e deliranti &quot;trionfi&quot;, lo sta trascinando a grandi passi verso l&#8217;orlo dell&#8217;abisso. Prima ancora che una guerra atomica o uno sconvolgimento climatico minaccino la nostra sopravvivenza, la tecnica si \u00e8 gi\u00e0 impadronita della nostra natura, la sta modificando, la sta stravolgendo sotto i nostri occhi. Essa sta creando delle creature post-umane e noi non possiamo farci niente, perch\u00e9 quei pochi che lanciano delle grida d&#8217;allarme vengono immediatamente redarguiti e zittiti, seppure non ci si limita ad ignorarli o, tutt&#8217;al pi\u00f9, a distruggerli con l&#8217;arma del ridicolo, presentandoli come folli paranoici, i quali vedono complotti e pericoli dove non ve ne sono, anzi, dove splende radiosa l&#8217;alba di un giorno nuovo, che ci porter\u00e0 tutti i tesori delle <em>magnifiche sorti e progressive<\/em>.<\/p>\n<p>E allora? Se le cose stanno cos\u00ec, che cosa possiamo fare? Se ogni speranza umana \u00e8 tramontata &#8211; e la ragione ce lo conferma con la massima, inesorabile evidenza &#8211; che cosa ci resta da fare? Di nuovo: \u00e8 strano che Romano Guardini, che era anche, e soprattutto, un cristiano e un sacerdote, non lo abbia visto, o non l&#8217;abbia visto in tutta la sua portata: <em>non ci resta che pregare<\/em>. Pregare, per il cristiano, non \u00e8 una soluzione di ripiego: \u00e8 lo strumento principe dell&#8217;agire e del vivere umanamente. Una vita senza preghiera, infatti, non \u00e8 una vita umana, ma bestiale, animalesca. Pregare vuol dire rimanere in contatto con il divino; vuol dire chiedere aiuto a Dio, agli angeli, ai santi, alla Madonna, perch\u00e9 <em>quel che \u00e8 impossibile agli uomini, \u00e8 possibile a Dio<\/em>. Il Maestro ce lo ha insegnato, allorch\u00e9 ha detto: <em>Se voi aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: sradicati e vai a gettati nel mare; ed esso vi obbedirebbe<\/em> (<em>Luc<\/em>a, 17, 6). Umanamente parlando, siamo spacciati. Il tempo \u00e8 scaduto, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nulla da fare. Abbiamo avuto la nostra grande occasione: coniugare progresso, umanit\u00e0 e amore di Dio; ma l&#8217;abbiamo sprecata, inseguendo le mete pi\u00f9 facili, le mode pi\u00f9 corrive, i miti pi\u00f9 banali. Ci siamo avviliti per mezzo della nostra stessa intelligenza. Ora, quanto alle nostre possibilit\u00e0, siamo perduti. <em>Ma nulla \u00e8 impossibile a Dio<\/em>, se noi crediamo in Lui&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;avanzata impetuosa, travolgente, per certi aspetti spietata, della tecnica e dell&#8217;industria, sta letteralmente spazzando via la tradizione, stravolgendo la natura, cancellando la memoria millenaria degli uomini,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[110,259],"class_list":["post-26773","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-civilta","tag-tradizione"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26773","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26773"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26773\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26773"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26773"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26773"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}