{"id":26770,"date":"2010-08-27T07:51:00","date_gmt":"2010-08-27T07:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/08\/27\/la-cultura-italiana-e-autolesionista\/"},"modified":"2010-08-27T07:51:00","modified_gmt":"2010-08-27T07:51:00","slug":"la-cultura-italiana-e-autolesionista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/08\/27\/la-cultura-italiana-e-autolesionista\/","title":{"rendered":"La cultura italiana \u00e8 autolesionista?"},"content":{"rendered":"<p>La letteratura italiana del XIX secolo vanta almeno tre capolavori popolari nel miglior senso del termine; tre libri, cio\u00e8, che, molto amati da un pubblico semplice, conservano quasi tutta la loro freschezza e della loro fragranza anche alla lettura puntigliosa di un critico esigente e culturalmente sofisticato, purch\u00e9 la sua mente non sia avvelenata da preconcetti ideologici o da una qualche irrimediabile forma di snobismo intellettuale.<\/p>\n<p>Questi tre capolavori, a torto definiti &quot;minori&quot; dalla cultura di matrice accademica e ufficiale, sono: \u00abLe mie prigioni\u00bb di Silvio Pellico, Saluzzo, 1789 &#8211; Torino, 1854), pubblicato nel 1832; \u00abLe avventure di Pinocchio. Storia di un burattino\u00bb di Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini (Firenze, 1826 &#8211; 1890), apparso su \u00abIl giornale dei bambini\u00bb nel 1880 e in volume nel 1883; e \u00abCuore\u00bb di Edmondo De Amicis (Oneglia, 1846 &#8211; Bordighera, 1908), del 1886.<\/p>\n<p>Conosciutissimi e amati anche all&#8217;estero (\u00e8 noto il commento del cancelliere Metternich alla pubblicazione de \u00abLe mie prigioni\u00bb: \u00abQuesto libro \u00e8 coster\u00e0 all&#8217;Austria pi\u00f9 di una battaglia perduta\u00bb), dove sono stati tradotti in numerose lingue, si sino imposti come i rappresentanti genuini della nostra letteratura ottocentesca, insieme a \u00abI promessi sposi\u00bb di Alessandro Manzoni (del quale \u00abLe avventure di Pinocchio\u00bb, specialmente, ha sfiorato il record delle traduzioni e della diffusione ed emulato la celebrit\u00e0).<\/p>\n<p>A questo proposito, una riflessione pertinente e, crediamo, condivisibilissima, \u00e8 stata fatta dallo scrittore Paolo Arcari (1879-1955), un altro degno esponente della nostra letteratura sul quale \u00e8 da tempo calata, ingiustamente, la cortina del silenzio (mentre si parla fin troppo di scribacchini commerciali che hanno l&#8217;unico punto di forza di godere del sostegno massiccio di possenti gruppi editoriali.<\/p>\n<p>Paolo Arcari (nato nel 1879 e morto nel 1955, nel silenzio pi\u00f9 assordante dei menestrelli nazionali della cultura) fu docente di letteratura italiana presso diverse universit\u00e0 della Svizzera, ricoprendo anche l&#8217;incarico di Rettore e preside di facolt\u00e0 in quella di Friburgo. Politicamente egli fu un accesi interventista nel primo conflitto mondiale e un esponente del nazionalismo italiano, collocandosi nella sua tendenza democratica e liberale (mentre i nostri storici attuali sono cos\u00ec ignoranti o cos\u00ec prevenuti da fare di tutta l&#8217;erba un fascio e da non essere disposti ad ammettere che, nel nostro movimento nazionalista, vi fossero altro che energumeni con poco cervello, esagitati e guerrafondai a oltranza).<\/p>\n<p>Nel suo libro \u00abLa letteratura italiana e i disfattisti suoi\u00bb (Milano, Vincenzo Colonnello Editore, 1937, pp. 20-29, Arcari parla giustamente di \u00absacro orrore\u00bb della critica blasonata nei confronti dei nostri scrittori, specialmente se di successo (magari internazionale pi\u00f9 che nostrano); e osserva, con sapida irriverenza:<\/p>\n<p>\u00abUn altro disfattismo \u00e8p prodotto dalle permalosit\u00e0 di salotto, di accademia, di conventicola, , dalla mentalit\u00e0 ermetica di iniziati, dall&#8217;orrore sacro di quanto abbia la jattura d&#8217;essere capito e gustato all&#8217;aria aperta, dal prossimo pi\u00f9 numeroso.<\/p>\n<p>In Corso Garibaldi a Milano, parlavo un giorno, con uno scrittore del gran mondo, di un nostro romanziere realista, Gerolamo Rovetta. Corso Garibaldi \u00e8, davvero, per buona parte ancora, una strada di metropoli ottocentesca, di alveari cittadini. E quello mi ribatt\u00e9, con una smorfia di ripugnanza.<\/p>\n<p>&quot;Ecco, il tuo Rovetta non lo posso leggere; mi par fatto e tagliato per la gente che abita in queste case&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Bada .- gli risposi &#8211; che i tre quarti dei nostri contemporanei non possono alloggiare che in queste case, con quattro vani, con cucina e contatore del gas. I tuoi inglesi scrivono per i tre quarti degli inglesi!&quot;.<\/p>\n<p>Niente mi valse.<\/p>\n<p>E non c&#8217;\u00e8 niente da fare! Se un libro rischia di tornare accetto ai tre quarti dei nostri connazionali,, addio, che non se ne parli pi\u00f9. \u00c8 finita per chi l&#8217;ha scritto e per chi perde il tempo a leggerlo!<\/p>\n<p>Cos\u00ec, libri conosciuti in larga sfera ce ne sarebbero anche in Italia, se i baccalari ne volessero dare il permesso. Ma ci sono individualisti di una razza tanto arrabbiata che se non possono ammirare da soli, a porte chiuse, o almeno in comitato segreto, fanno la pi\u00f9 solenne rinunzia ad ammirare. I libri buoni per tutti non li considerano medici dell&#8217;animo, ma appena appena veterninari&quot;!<\/p>\n<p>Nell&#8217;ultimo secolo nacquero tre opere che, per diffusione in Europa, arrivarono a raggiungere lem opere delle lingue padrone, se non furono vicine a superarle: stampate, ristampate, tradotte, illustrate, imitate, forse anche invidiate&#8230;<\/p>\n<p>Di un piemontese l&#8217;una; di un ligure-piemontese l&#8217;altra, di un toscano la terza.<\/p>\n<p>L&#8217;una da circostanze di dolore, anzi di martirio, di severit\u00e0, anzi di crudelt\u00e0, suscita per ingenuo prodigio un mondo di anime nobili, di simpatie costanti, di comprensioni sincere e pudiche, di affetti delicati, di aspirazioni gentili; sulla monotonia dei giorni, dalla pedanteria metodica delle quotidiane privazioni svolge, per inventiva gratitudine, una variet\u00e0 impensata, inaudita di casi dove si avvicendano vecchi e bambini, giovinette in isboccio ed avventurieri al tramonto, di casi che riconducono il sorriso perduto, che palpitano di un interesse sempre nuovo, che portano con s\u00e9 gli odori della terra felice e gli echi della pi\u00f9 vasta vita; materia di tragedia, ne conserva tutta la dignit\u00e0 ma on ne prende mai il cipiglio; la spoglia d&#8217;ogni paludamento, la fa pi\u00f9 intensa ad un tempo pi\u00f9 vera e pi\u00f9 affabile aprendo sui tetti della sventura l&#8217;ampiezza serena di un cielo benedetto. L&#8217;una \u00e8 la storia di Pietro e di Schiller, della gamba e del ragno, della Zanze e del cameriere di Brescia, del mutolino e di Luigi XVII, dei bambini di Venezia, dei Piombi, ella salma di Oroboni e dell&#8217;avvicinarsi dell&#8217;imperatore nei giardini di Sch\u00f6nbrunn: &quot;Le mie prigioni&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;altra, ha l&#8217;espansione nel titolo, la giocondit\u00e0 nell&#8217;argomento, l&#8217;innocenza nei personaggi e supera tutto quanto promette perch\u00e9 l&#8217;espansione della natura forte e diritta si rinnova incessantemente come polla sorgiva, perch\u00e9 l&#8217;argomento si amplia nel ritmo delle settimane e delle stagioni a contenere la vita di una famiglia, di una citt\u00e0, di una nazione. Leggendola, ritorniamo tutti fra i banchi della scuola, siamo tutti Enrico, ci sussulta un po&#8217; il cuore a tutti, anche senza vedere, a trovar subito la forma, il corsivo delle lettere del pap\u00e0, della mamma, della sorella. Nella infanzia di Enrico c&#8217;\u00e8 la nostra, c&#8217;\u00e8 l&#8217;odore dell&#8217;ieri dileguato e c&#8217;\u00e8 il profumo delle teste dei nostri figliuoli; c&#8217;\u00e8 l&#8217;ostinazione pia di essere un po&#8217; pi\u00f9 buoni, un po&#8217; pi\u00f9 coraggiosi, un po&#8217; pi\u00f9 ilari e nuovi in queste ore del nostro pomeriggio umano.<\/p>\n<p>\u00c8 la storia di cento storie e di tanti bei racconti mensili; \u00e8 la classe dove entra il piccolo calabrese, dove il leoncello piange perch\u00e9 gli \u00e8 morta la mamma, dove il muratorino, Votini, Derossi&#8230;<\/p>\n<p>Siamo nel mondo dove Umberto significa Villafranca e il Quadrato, dove si regalano i giocattoli, anche costosi, dove la casa dei signori, l&#8217;ospedale, la prigione, il circo, la baracca, sono visti dalla scuola, colla baldanza della scuola che vorrebbe imbiancare a nuovo la vita per un domani pi\u00f9 festante. \u00c8 il &quot;Cuore&quot;.<\/p>\n<p>Nella terza l&#8217;invenzione \u00e8 di una ricchezza sfondo lata, di una insolenza leggiadra, fluida, trasparente ma succosa con la saggezza di molti inverni sulle foglioline luccicanti della sua primavera.<\/p>\n<p>Come nello stomachino del protagonista c&#8217;\u00e8 sempre dell&#8217;altro appetuito, cos\u00ec nell&#8217;autore, quando par che ce ne abbia mezzo intontiti c&#8217;\u00e8 sempre &#8211; scrive felicemente Paolo Harzard &#8211; dell&#8217;altro ingegno in dispensa. La terza \u00e8 la storia elastica e rimbalzante dove corono per le strade, con portiere di meringhe, cocchi di panna montata da leccarsi le dita, dove quattro coniglietti delle pompe funebri portano feretri su misura, dove dal Campo dei Miracoli al Paese dei Balocchi siamo ingoiati da meraviglie voraci come il ventre della balena, dentro la quale per\u00f2, una candeletta \u00e8 accesa per vederci giusto.<\/p>\n<p>La terza \u00e8 &quot;Pinocchio&quot;, piallato dal legno ma nato con la camicia, perch\u00e9 quel mariolo di suo padre Geppetto-Collodi ebbe la malizia di dire: &quot;scrivo per i pi\u00f9 piccoli. Sicch\u00e9 per criticarlo i grandi dovessero confessare di averlo letto.<\/p>\n<p>Rispetto, dunque, a &quot;Pinocchio&quot;.<\/p>\n<p>Ma non si \u00e8 avuto pace, in Italia, finch\u00e9 non si fossero vilipesi &quot;Le mie prigioni&quot; e &quot;Cuore&quot;; c&#8217;era met\u00e0 Italia verde che l&#8217;altra met\u00e0 non diventasse rossa dalla vergogna di cos\u00ec scipite letture. E in quanti ci si sono messi, contro queste candide rinomanze Ci ha sudato anche quel buontempone di Olindo Guerrini, benemerito precursore del ciclismo, celebratore imparziale delle sogliole fritte, dei tordi, del vino di Conegliano e della freschissima e tedeschissima birra. Hanno relegato Pellico in seminario col pericolo che vi andasse a finire in soffitta e, quanto a Edmondo De Amicis, coloro che non capivano Carducci si servirono di lui e delle sue frecciate ai &quot;languori del capitan cortese&quot;!<\/p>\n<p>Aveva il De Amicis diritti sacrosanti a essere considerato un precursore &#8211; a suo modo &#8211; del patriottismo sociale, della riconciliazione fra patria e proletariato, lui l&#8217;uomo delle frontiere e dei transatlantici stivati di emigranti, lui ufficiale e scrittore, lui che aveva il senso della scuola e dell&#8217;officina, ma la superstizione della parola &quot;lacrimogeno&quot; a momenti a momenti lo privava dei suoi diritti civili verso l&#8217;Italia del Littorio.<\/p>\n<p>Lasciate pure che piangano gli uomini! Di sudori, di sangue e di pianto \u00e8 fatta la pi\u00f9 autentica virilit\u00e0 degli onesti.<\/p>\n<p>Ma che maledizione \u00e8 questa che abbiamo addosso?<\/p>\n<p>Ogni volta che ce lo domandiamo ci si d\u00e0 una nuova risposta. Nell&#8217;insopportazione cronica della fama effettiva e vivente che morbo di annida e si rivela?<\/p>\n<p>Si annida il sordo malanimo che prende i lettori dei giornali davanti alle colonne sul vincitore della lotteria? Avete visto per il premio Nobel!&#8230; Quando lo diedero al Carducci, pazienza!: glielo dovettero portare a casa come l&#8217;olio santo; era cos\u00ec conciato, malandato; non stava in piedi e non riusciva a dire due parole. La cronaca di quella solennit\u00e0 aveva tutta l&#8217;aria di un bollettino medico se non proprio di un mortorio e, in grazia dell&#8217;aria di mortorio, la somma del premio Nobel non ingelosiva.<\/p>\n<p>Ma quando, benti anni dopo, si tratt\u00f2 della Deledda1 Che musi, che enti stretti, che felicitazioni acetose!<\/p>\n<p>Che sia municipalismo, una gretta scontrosit\u00e0, una zotica paura che il rande scrittore metta in piazza gli affari privati dei suoi coinquilini, dei terrazzani? Guardate i siciliani come li mandano gi\u00f9 male, li Verga, il Pirandello, il Mignosi!<\/p>\n<p>Che in questa insofferenza italiana del successo, anche del successo di gente che non si porter\u00e0 pi\u00f9 candidata, che non brigher\u00e0 per nessun seggio, ci sia il giacobinismo teoretico, il settarismo ideologico? Che ci sia la volont\u00e0 di bruciare tutto come il pasci\u00e0 maomettano bruci\u00f2 tutta la biblioteca di Alessandria, per lasciare sussistere una dottrina sola, un sistema solo, un Hegel solo?\u00bb<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La letteratura italiana del XIX secolo vanta almeno tre capolavori popolari nel miglior senso del termine; tre libri, cio\u00e8, che, molto amati da un pubblico semplice,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[200],"class_list":["post-26770","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-milano"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26770","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26770"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26770\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26770"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26770"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26770"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}