{"id":26764,"date":"2008-10-15T10:37:00","date_gmt":"2008-10-15T10:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/15\/leopardi-cantore-di-arimane-e-il-campione-di-un-satanismo-disperato-ma-lucido-e-coerente\/"},"modified":"2008-10-15T10:37:00","modified_gmt":"2008-10-15T10:37:00","slug":"leopardi-cantore-di-arimane-e-il-campione-di-un-satanismo-disperato-ma-lucido-e-coerente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/15\/leopardi-cantore-di-arimane-e-il-campione-di-un-satanismo-disperato-ma-lucido-e-coerente\/","title":{"rendered":"Leopardi cantore di Arimane \u00e8 il campione di un satanismo disperato, ma lucido e coerente"},"content":{"rendered":"<p>Fra le carte napoletane di Giacomo Leopardi, dopo la morte del grande poeta, venne trovato anche un testo autografo, l&#8217;inno <em>Ad Arimane<\/em> (Ahriman o Angra Mainyu era, nel dualismo zoroastriano, la divinit\u00e0 persiana delle Tenebre; mentre Ormuzd o Ahura Mazda era quella della Luce, impegnati entrambi in una lotta cosmica, che sarebbe terminata col trionfo del secondo).<\/p>\n<p>Fu scritto, forse, a Firenze, nella primavera del 1933 e subito prima del trasferimento a Napoli; appartiene, pertanto, all&#8217;ultimo periodo della vita di Leopardi (spentosi nella citt\u00e0 partenopea il 14 giugno 1837). Il pubblico lo pot\u00e9 conoscere, per la prima volta, mediante il saggio di Giosu\u00e9 Carducci <em>Degli spiriti e delle forme nella poesia di Giacomo Leopardi<\/em>, pubblicato a Bologna nel 1898.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 non rappresenti una novit\u00e0 assoluta nel pensiero del poeta recanatese, in quanto riprende e sviluppa motivi comuni agli ultimi <em>Canti<\/em> (e specialmente il concetto della intrinseca malvagit\u00e0 di una forza arcana che sta oltre la natura e che domina sul destino dei viventi: cfr. <em>A se stesso<\/em>, vv, 14-15), indubbiamente questo abbozzo di poesia \u00e8 impressionante, in quanto vi compare la celebrazione blasfema di una vera e propria religione del Male, dominata da un principio satanico.<\/p>\n<p>Vale la pena di riportare il testo leopardiano nella sua interezza, tanto pi\u00f9 che \u00e8 abbastanza breve (da: Leopardi, <em>Canti<\/em>, a cura di Lucio Felici, Newton Compton Editori, Roma, 1974, 1976, pp. 387-88):<\/p>\n<p><em>AD ARIMANE<\/em><\/p>\n<p><em>Re delle cose, autor del mondo, arcana<\/em><\/p>\n<p><em>malvagit\u00e0, sommo potere e somma<\/em><\/p>\n<p><em>intelligenza, eterno<\/em><\/p>\n<p><em>dator de&#8217; mali e reggitor del moto,<\/em><\/p>\n<p><em>io non so se questo ti faccia felice, ma mira e godi ec. contemplando eternam. ec.<\/em><\/p>\n<p><em>Produzione e distruzione ec. per uccidere partorisce ec. sistema del mondo, tutto patimen. Natura \u00e8 come un bambino che disfa subito il fatto. Vecchiezza. Noia o passioni piene di dolore e disperazioni: amore.<\/em><\/p>\n<p><em>I selvaggi e le trib\u00f9 primitive, sotto diverse forme, non riconoscono che te. Ma i popoli civili ec. te con diversi nomi il volgo appella fato, natura e Dio. Ma tu sei Arimane, tu quello che ec.<\/em><\/p>\n<p><em>E il mondo civile t&#8217;invoca.<\/em><\/p>\n<p><em>taccio le tempeste, le pesti, ec. tuoi doni, che altro non sai donare. Tu dai gli ardori e i ghiacci.<\/em><\/p>\n<p><em>E il mondo delira cercando nuovi ordini e leggi e spera perfezione. Ma l&#8217;opra tua rimane immutabile, perch\u00e9 p. natura dell&#8217;uomo sempre regneranno. L&#8217;ardimento e l&#8217;inganno, e la sincerit\u00e0 e la modestia resteranno indietro, e la fortuna sar\u00e0 nemica al valore, e il merito non sar\u00e0 buono a farsi largo, e il giusto e il debole sar\u00e0 oppresso ec. ec.<\/em><\/p>\n<p><em>Vivi, Arimane e trionfi, e sempre trionferai.<\/em><\/p>\n<p><em>Invidia dagli antichi attribuita agli d\u00e8i verso gli uomini.<\/em><\/p>\n<p><em>Animali destinati in cibo. Serpente Boa. Nume pietoso ec.<\/em><\/p>\n<p><em>Perch\u00e9, dio del male, hai tu posto nella vita qualche apparenza di piacere? L&#8217;amore? Per travagliarci col desiderio, col confronto degli altri e del tempo nostro passato ec.?<\/em><\/p>\n<p><em>Io non so se tu ami le lodi o le bestemmie ec. Tua lode sar\u00e0 il pianto, testimonio del nostro patire. Pianto da me per certo Tu non avrai: ben mille volte dal mio labbro il tuo nome maledetto sar\u00e0 ec.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma io non mi rassegner\u00f2 ec.<\/em><\/p>\n<p><em>Se mai grazia fu chiesta ad Arimane ec. concedimi ch&#8217;io non passi il 7\u00b0 lustro. Io sono stato, vivendo, il tuo maggior predicatore ec. L&#8217;apostolo della tua religione. Ricompensami. Non ti chiedo nessuno di quelli che il mondo chiama beni: ti chiedo quello che \u00e8 creduto il massimo de&#8217; mali, la morte (non ti chiedo ricchezze ec. non amore, sola causa degna di vivere ec.). Non posso, non posso pi\u00f9 della vita.<\/em><\/p>\n<p>I concetti di fondo, dicevamo, non sono nuovi nella poesia di Leopardi, e se ne trovano tracce anche nelle sue poesie pi\u00f9 famose; anzi, si pu\u00f2 dire che sono sottesi all&#8217;intera sua produzione poetica e all&#8217;intera sua visione della realt\u00e0.<\/p>\n<p>Quello che, qui, colpisce particolarmente, \u00e8 che Leopardi, sia pure con sarcasmo e con tono di sfida (con un titanismo, si direbbe, alla rovescia, tanto che lo vediamo scagliare maledizioni contro Arimane), si fa tuttavia banditore e rivendica il ruolo di essere stato il massimo apostolo di una religione del Male.<\/p>\n<p>Egli, cio\u00e8, va molto oltre la \u00absemplice\u00bb constatazione\u00bb che tutto \u00e8 male e che nulla di bene esiste al mondo (principio, peraltro, ontologicamente insostenibile, come fa notare, e a ragione, Giovanni Papini), gi\u00e0 avanzata nello <em>Zibaldone<\/em> (a cura di F. Flora; Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1953, vol. II, p. 1.004):<\/p>\n<p><em>Tutto \u00e8 male. Cio\u00e8 tutto quello che \u00e8, \u00e8 male; che ciascuna cosa esista, \u00e8 un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l&#8217;esistenza \u00e8 un male e ordinata al male; il fine dell&#8217;universo \u00e8 il male; l&#8217;ordine e lo stato, le leggi, l&#8217;andamento naturale dell&#8217;universo non sono altro che male, n\u00e9 diretti ad altro che al male. Non vi \u00e8 altro bene che il non essere: non v&#8217;ha altro di buono che quel che non \u00e8; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive&#8230;<\/em><\/p>\n<p>A ciascun essere umano dotato di intelligenza e sensibilit\u00e0 deve essersi affacciato alla mente, crediamo, prima o dopo, un pensiero di questo genere. Leopardi ne ha fatto il termine fisso di tutta la sua filosofia e l&#8217;argomento privilegiato dalla sua poesia.<\/p>\n<p>Nell&#8217;inno <em>Ad Arimane<\/em> egli si \u00e8 spinto ancora pi\u00f9 in l\u00e0, e ha compiuto l&#8217;ultimo passo che ancora lo separava dall&#8217;approdo a una vera e propria religione del Male, di cui egli si riconosce massimo sacerdote, e sia pure fremente e recalcitrante; tanto da domandare ad Arimane la grazia suprema della morte, dal momento che non riesce pi\u00f9 a sopportare la vita.<\/p>\n<p>Nessun pensatore del suo tempo &#8211; per quanto pessimista, come Schopenhauer &#8211; si era mai spinto cos\u00ec lontano su quella medesima strada; e, in verit\u00e0, pochi &#8211; con l&#8217;eccezione di Eduard von Hartmann &#8211; lo hanno fatto, anche in seguito.<\/p>\n<p>Per trovare una figura d&#8217;intellettuale che sia giunto alle stesse conclusioni, bisogna uscire dall&#8217;ambito della filosofia e passare in quello della letteratura \u00abgotica\u00bb e fantastica: bisogna arrivare fino all&#8217;americano Herbert Phillips Lovecraft (del quale ci siamo gi\u00e0 specificamente occupati: cfr. il nostro saggio <em>Gli d\u00e8i mostruosi venuti dallo spazio: letture e riflessioni sull&#8217;opera di H. P. Lovecraft<\/em>, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice); e, specialmente, del suo <em>ciclo di Cthulhu<\/em>, un insieme di romanzi e racconti dedicato a delle divinit\u00e0 demoniache che dominarono la Terra in tempi antichissimi e cercano di ritornarvi, attraverso una finestra spazio-temporale aperta, mediante riti blasfemi e innominabili, dai loro occulti adoratori umani.<\/p>\n<p>Quella delineata nell&#8217;inno <em>Ad Arimane<\/em>, si badi, non \u00e8 semplicemente una forma di adorazione del Diavolo: \u00e8 la proclamazione che solo il Diavolo esiste, e che la creazione \u00e8 totalmente e interamente malvagia. Non si tratta n\u00e9 di nichilismo, n\u00e9 di satanismo contrapposto al teismo, ma di un monoteismo diabolico, che esclude qualunque idea di bene dalla faccia del mondo.<\/p>\n<p>Pure, \u00e8 necessario osservare due cose, prima di trarre conclusioni affrettate.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 che Leopardi riconosce che, in realt\u00e0, esiste qualcosa che, se non \u00e8 il bene, \u00e8 &#8211; per lo meno &#8211; una aspirazione verso di esso, l\u00e0 dove domanda allo stesso Arimane: <em>\u00abPerch\u00e9, dio del male, hai tu posto nella vita qualche apparenza di piacere?\u00bb.<\/em> Ma certo si potrebbe rispondere che quelle apparenze di bene sono state poste da Lui al solo scopo di poter meglio illudere e, quindi, tormentare le creature viventi.<\/p>\n<p>Resta per\u00f2 il fatto che Leopardi soffre, e soffre al punto da invocare la morte; e da dove gli verrebbe quella consapevolezza del proprio soffrire, quel desiderio di aver pace e riposo (e sia pure nella morte), se gli uomini non possedessero una sia pur vaga e indistinta aspirazione alla felicit\u00e0, cio\u00e8 al bene? Per riconoscere che una cosa \u00e8 cattiva, bisogna avere la nozione, per quanto imperfetta, del bene. Questo non \u00e8 un concetto cristiano, ma platonico; ed \u00e8 difficile confutarlo.<\/p>\n<p>La seconda cosa su cui \u00e8 giusto fermarsi a riflettere \u00e8 che Leopardi, nell&#8217;inno <em>Ad Arimane,<\/em> oltre a escludere totalmente l&#8217;esistenza di qualunque forma di bene, fa un passo ulteriore e nega, nel modo pi\u00f9 radicale, il nucleo della religione cristiana (e, in verit\u00e0, di qualunque religioni teistica), ossia la possibilit\u00e0 di una redenzione.<\/p>\n<p>La redenzione \u00e8 il concetto base del cristianesimo.<\/p>\n<p>San Paolo lo ha sostenuto nel modo pi\u00f9 esplicito, l\u00e0 dove ha affermato (nella <em>Prima Lettera ai Corinzi<\/em>,15, 12-29):<\/p>\n<p><em>Noi dunque predichiamo che Cristo \u00e8 resuscitato dai morti. Allora come mai alcuni tra voi dicono che non vi \u00e8 risurrezione dei morti? ma se non c&#8217;\u00e8 resurrezione dai morti, neppure Cristo \u00e8 resuscitato! E se Cristo non \u00e8 resuscitato, la nostra predicazione \u00e8 senza fondamento e la vostra fede \u00e8 senza valore. Anzi, finiamo per essere falsi testimoni di Dio, perch\u00e9, contro Dio, abbiamo affermato che Egli ha resuscitato Cristo. Ma se \u00e8 vero che i morti non resuscitano, Dio non lo ha resuscitato affatto. Infatti, se i morti non resuscitano, allora neppure Cristo \u00e8 resuscitato. E se Cristo non \u00e8 resuscitato, la vostra fede \u00e8 un&#8217;illusione, e voi siete ancora nei vostri peccati. E anche i credenti in Cristo che sono morti sono perduti&#8230;<\/em><\/p>\n<p>E, oltre che del cristianesimo, il concetto di redenzione sta alla base di tutte le religioni di salvezza(cfr. il nostro precedente saggio <em>Il concetto cristiano della redenzione tra riparazione della colpa e divinizzazione dell&#8217;uomo<\/em>, sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Come ha scritto Bernhard Hartmann, nella sua monumentale <em>Teologia dogmatica<\/em> (titolo originale: <em>Lehrbuch Der Dogmatik<\/em>, Freiburg, 1932; traduzione italiana a cura di Natale Bussi, Edizioni Paoline, Alba, 1957, vol. 2, p. 9:<\/p>\n<p><em>Ogni religione \u00e8 religione di redenzione, poich\u00e9 si prefigge di liberare l&#8217;umanit\u00e0 dal male e dalla sofferenza da esso generata. Ora c&#8217;\u00e8 chi fa derivare il male dal capriccio di spiriti maligni, chi dalla materia, chi da un&#8217;occulta disposizione divina, chi da un&#8217;azione libera colpevole&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Viceversa, avere affermato che nulla mai potr\u00e0 mutare nell&#8217;ordinamento (malvagio) del mondo, significa negare nel modo pi\u00f9 assoluto la possibilit\u00e0 di una redenzione: significa affermare che il mondo \u00e8 l&#8217;Inferno, e che tale rimarr\u00e0 nei secoli dei secoli.<\/p>\n<p>Non \u00e8 possibile concepire una dottrina pi\u00f9 spaventosa di questa; e non fa certo meraviglia che Leopardi, in quello stesso testo, chieda al suo Signore (con commovente ma significativa contraddizione) il privilegio di poter morire presto, entro i trentacinque anni. Ricordando il primo canto dell&#8217;<em>Inferno<\/em> di Dante, viene quasi da pensare che Leopardi abbia accarezzato l&#8217;idea di scrivere l&#8217;anti-<em>Divina Commedia<\/em> (un po&#8217; come, facendo naufragare la barca dei Malavoglia chiamata <em>Provvidenza<\/em>, sembra che Verga abbia voluto scrivere l&#8217;anti-<em>Promessi Sposi<\/em>; ambizione &#8211; se tale \u00e8 stata &#8211; ripresa ai nostri tempi da Sebastiano Vassalli, con <em>La Chimera<\/em>).<\/p>\n<p>Concezione, dicevamo, spaventosa.<\/p>\n<p>Perfino gli d\u00e8i mostruosi di Lovecraft, al confronto, sembrano temo temibili; esistono, infatti, delle tecniche di magia per tenerli a bada, almeno provvisoriamente; per impedir loro di irrompere in mezzo a noi: ma chi mai potr\u00e0 salvarci dal Male assoluto predicato da Leopardi, se ogni cosa \u00e8 destinata a permanere eternamente nel proprio stato, senza alcuna sia pur esile speranza di mutamento o di alleggerimento della propria pena?<\/p>\n<p>Nel suo saggio <em>Il Diavolo<\/em>. <em>Appunti per una futura diabologia<\/em> (Vallecchi Editore, Firenze, 1953, pp. 237-41), Giovanni Papini osservava in proposito:<\/p>\n<p><em>Il vero \u00abcantore di Satana\u00bb non \u00e8, in Italia, il Carducci, il quale vede in Satana, sotto l&#8217;influenza di Michelet, il simbolo della libert\u00e0, della scienza, del progresso, cio\u00e8 un nume benefico, contrapposto al \u00abGeova dei sacerdoti\u00bb, insomma redentore, divinit\u00e0 buona, propizia, provvida e simpatica. Quello di Carducci non ha nulla a che fare, dunque, col vero Lucifero della tradizione e della teologia cristiana.<\/em><\/p>\n<p><em>Il vero \u00abcantore di Satana\u00bb, inteso come principio e sovranit\u00e0 del Male, \u00e8 invece Giacomo Leopardi. In una sua poesia famosa aveva accennato al<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abbrutto poter<\/em><\/p>\n<p><em>che ascoso a comun danno impera\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>ma senza avere il coraggio di chiamarlo col suo nome.. Si capiva, per\u00f2, che quel \u00abbrutto poter\u00bbera il Diavolo e ch&#8217;egli solo regnava, non come antagonista di Dio ma nel posto di unico Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>Quasi alla fine della vita, il Leopardi &#8211; che alcuni anni prima aveva steso le tracce di alcuni inni cristiani &#8211; abbozz\u00f2 un inno a Satana ma neppur questa volta &#8211; forse per un estremo scrupolo verbale &#8211; os\u00f2 chiamarlo col suo nome ebraico e cristiano e ricorse alla teologia di Zarathustra: lo chiam\u00f2 Arimane.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo compendio della religione satanica del Leopardi non fu mai compiuto e rimase inedito fino al 1898, quando fu pubblicato, insieme ad altri scritti, a cura di una commissione presieduta dal \u00abcantore di Satana\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;inno ad Arimane, nell&#8217;abbozzo che ci \u00e8 rimasto, non \u00e8 lungo ma contiene tutti gli elementi del disperato pensiero del Leopardi.<\/em><\/p>\n<p><em>(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>I concetti son chiari, anche troppo chiari, e si riducono a una succinta e frettolosa esposizione del pessimismo leopardiano: il male trionfa e trionfer\u00e0 sempre, l&#8217;autore e reggitore di un mondo cos\u00ec tetro e infelice non pu\u00f2 essere altro che il Dio stesso de Male, cio\u00e8, per dirlo alla persiana, Arimane.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Leopardi non mutua dallo zoroastrismo che la divinit\u00e0 maligna; non accenna neppure a Ormuzd (o Ahura Mazda), principio luminoso del Bene, e tanto meno al suo finale trionfo, quale appare nell&#8217;<\/em>Avesta.<\/p>\n<p><em>Il Leopardi fu, a momenti, grandissimo poeta ma fu mediocre e non originale pensatore, come dimostra anche questo suo inno ad Arimane. A kui non viene in mente neppure il problema stesso della resistenza e sopravvivenza del mondo: se tutto fosse ispirato e dominato dal Male, ch&#8217;\u00e8 distruzione e suicidio, come potrebbe esistere ancora la vita? E come potrebbero gli uyomini immaginare e definire e desiderare il bene se tutto l&#8217;universo e tutta l&#8217;umanit\u00e0 non fossero altro che forme e leggi e azioni del Maligno? Se l&#8217;uomo si ribella al male e si lamenta e cerca, quando pu\u00f2, di superarlo e di sconfiggerlo, \u00e8 segno certo che v&#8217;\u00e8 in lui un&#8217;idea, un germe, un seme, un istintoi del Bene. Lo stesso leopardi inneggia al suo Arimane con profonda amarezza e con dolente sarcasmo: vuol dire che il suo animo non aderisce a quel Male che sarebbe la totale sostanza, il vero dominatore del mondo e degli uomini. L&#8217;inno ad Arimane del leopardi \u00e8 fanciullesco e contraddittorio, come tanti altri suoi tentativi filosofici, ma era necessario ricordarlo perch\u00e9 rappresenta, nella letteratura italiana, l&#8217;unica testimonianza d&#8217;una teoria teologica del Male assoluto, cio\u00e8 del Diavolo.<\/em><\/p>\n<p>Naturalmente l&#8217;interpretazione della filosofia di Leopardi da parte di Emanuele Severino \u00e8 diversa, e si basa sul concetto che le cose sono nulla perch\u00e9 escono dal nulla e al nulla ritornano (cfr. E. Severino, <em>Cosa arcana e stupenda. L&#8217;Occidente e Leopardi<\/em>, Rizzoli Editore, Milano, 1997, 2006, p.97).<\/p>\n<p>Quanto al passo dello <em>Zibaldone<\/em> sopra citato, Severino fa presente (p. 403 sgg.) che lo stesso Leopardi non afferma che l&#8217;universo \u00e8 \u00abil peggiore dei mondi possibili\u00bb, non vuol essere, cio\u00e8, l&#8217;anti-Leibniz; ma dichiara che, non essendo umanamente conoscibile il limite del possibile, nessuno pu\u00f2 dire se esso sia il migliore o il peggiore.<\/p>\n<p>Ma per Severino, Leopardi \u00e8 \u00abil pi\u00f9 radicale\u00bb dei pensatori dell&#8217;Occidente, in quanto ha portato all&#8217;estremo la convinzione che le cose vengano dal nulla e tornino al nulla: ossia il concetto del divenire.<\/p>\n<p>Nell&#8217;inno <em>Ad Arimane<\/em>, invece, abbiamo visto che Leopardi nega il divenire nel modo pi\u00f9 risoluto, sostenendo l&#8217;immutabilit\u00e0 del tutto e il permanere immodificabile del male nel mondo.<\/p>\n<p>E allora?<\/p>\n<p>Forse, Severino ha avuto troppa fretta di \u00abarruolare\u00bb Leopardi fra i pensatori del divenire; e, ammesso &#8211; e non concesso &#8211; che l&#8217;idea del divenire sia l&#8217;essenza del pensiero occidentale, di promuoverlo a supremo cantore del nichilismo.<\/p>\n<p>Leopardi non \u00e8 stato un cantore del nulla, ma del Male, e del Male con la M maiuscola; del Male immutabile e irredimibile; del Male che pesa, eterno, su tutte le cose.<\/p>\n<p>Appunto, un cantore del Diavolo.<\/p>\n<p>Un grandissimo, infelicissimo, ma lucido e coerente cantore del Diavolo; e sia pure di una coerenza che non percepisce l&#8217;intima contraddittoriet\u00e0 di porre un mondo totalmente dominato dal Male: che, se esistesse, si distruggerebbe da se stesso in un istante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra le carte napoletane di Giacomo Leopardi, dopo la morte del grande poeta, venne trovato anche un testo autografo, l&#8217;inno Ad Arimane (Ahriman o Angra Mainyu<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[117,159,224],"class_list":["post-26764","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-dio","tag-giacomo-leopardi","tag-poesia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26764","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26764"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26764\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26764"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26764"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26764"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}