{"id":26760,"date":"2015-11-20T01:41:00","date_gmt":"2015-11-20T01:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/20\/come-leone-xiii-fu-ingannato-circa-il-conflitto-fra-stati-uniti-e-spagna-del-1898\/"},"modified":"2015-11-20T01:41:00","modified_gmt":"2015-11-20T01:41:00","slug":"come-leone-xiii-fu-ingannato-circa-il-conflitto-fra-stati-uniti-e-spagna-del-1898","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/20\/come-leone-xiii-fu-ingannato-circa-il-conflitto-fra-stati-uniti-e-spagna-del-1898\/","title":{"rendered":"Come Leone XIII fu ingannato circa il conflitto fra Stati Uniti e Spagna del 1898"},"content":{"rendered":"<p>La guerra ispano-americana del 1898 segna l&#8217;uscita di scena della Spagna dal novero delle potenze coloniali (le rimasero solo le Canarie, una piccola porzione del Marocco settentrionale, Sidi Ifni, un tratto di costa del Sahara denominata Rio de Oro, il Rio Muni e l&#8217;isola di Fernando Poo) e, contemporaneamente, l&#8217;ingresso sulla scena mondiale di una nuova potenza imperiale: gli Stati Uniti d&#8217;America, che imposero una specie di protettorato su Cuba, ottennero la base di Guantanamo, la cessione di Porto Rico, delle Filippine e dell&#8217;isola di Guam, e in altro scenario, ma sempre nel 1898, l&#8217;annessione delle isole Hawaii.<\/p>\n<p>Il passaggio degli Stati Uniti da una posizione di non interferenza negli affari internazionali a una posizione decisamente imperialista fu, insieme all&#8217;ascesa quasi contemporanea del Giappone al rango di potenza imperiale (sanzionata poi dalla guerra russo-giapponese del 1904-05), il maggiore avvenimento politico di quegli anni, che cambi\u00f2 radicalmente gli assetti internazionali, anche se le potenze europee non se ne avvidero e se, fino al 1914, continuarono a condurre la loro strategia, e anche le loro guerre, come se il baricentro della geopolitica mondiale fosse rimasto nel Vecchio Continente, ov&#8217;era fin da quando esse, con i loro viaggi di scoperta, i loro commerci a largo raggio, le loro conquiste coloniali e, infine, con la loro rivoluzione industriale, avevano creato il sistema-mondo, a partire dal XVI secolo.<\/p>\n<p>Dal punto di vista della diplomazia pontificia, che tentava di rimettersi dal colpo della perdita del potere temporale, la guerra ispano-americana fu una pagina negativa, poich\u00e9 Leone XIII si impegn\u00f2 personalmente per scongiurarla e profuse nel tentativo notevoli energie e gran parte del prestigio di cui la Chiesa godeva ancora, bene o male, in quanto istituzione sovranazionale disponibile a svolgere compiti di mediazione nei conflitti internazionali, in un&#8217;epoca in cui non esistevano ancora n\u00e9 la Societ\u00e0 delle Nazioni, n\u00e9, tanto meno, le Nazioni Unite o altri organismi similari, ma in cui, nel clima di generale ottimismo prodotto dal Positivismo e dai rapidi progressi della scienza e della tecnica, l&#8217;opinione pubblica dei vari Paesi cominciava a indirizzarsi verso l&#8217;idea che le guerre fossero cosa del passato e che l&#8217;evoluzione della civilt\u00e0 avrebbe dovuto creare gli strumenti per scongiurarle e per rendere possibile la soluzione pacifica dei contrasti.<\/p>\n<p>Costretta sulla difensiva non solo dalla perdita di Roma nel 1870, ma, pi\u00f9 in generale, dal progressivo sgretolamento della sua autorit\u00e0 morale nel mondo, e pefino nelle stesse nazioni cattoliche, ove agivano ancora potenti forze anti-cattoliche di matrice illuminista, laicista e deista, come la Massoneria, la Chiesa desiderava rompere il proprio isolamento internazionale e, nello stesso tempo, sollecitare una presenza pi\u00f9 attiva dei cattolici nell&#8217;ambito delle rispettive societ\u00e0, in modo da non lasciare interamente campo libero alla conquista delle masse da parte dei partiti socialisti e delle organizzazioni sindacali da essi ispirate, politica che sarebbe sfociata nella definizione di una vera e propria dottrina sociale cattolica, nonch\u00e9 nella promulgazione della solenne enciclica &quot;Rerum Novarum&quot; (15 maggio 1891), che apr\u00ec la strada e incoraggi\u00f2 ufficialmente proprio l&#8217;ingresso dei cattolici nelle attivit\u00e0 sociali connesse alla questione operaia e, pi\u00f9 in generale, alla rapida modifica degli equilibri sociali dovuta alla Seconda rivoluzione industriale, alla formazione dell&#8217;economia-mondo, all&#8217;urbanizzazione diffusa e alla nascita della societ\u00e0 di massa, che introduceva la maggior parte delle popolazioni d&#8217;Europa e d&#8217;America nel circuito dell&#8217;economia di mercato, con tutti i contraccolpi che ci\u00f2 comportava anche a livello culturale, spirituale e religioso.<\/p>\n<p>Quando, nei primi mesi del 1898, le relazioni fra Stati Uniti e Spagna entrarono in una fase critica per la questione cubana, specialmente dopo l&#8217;esplosione della corazzata \u00abMaine\u00bb, in visita amichevole a L&#8217;Avana, il 15 febbraio, con la perdita di 266 vite umane, il servizio d&#8217;informazioni pontificio, talvolta denominato l&#8217;Entit\u00e0 (ma il suo vero nome era Santa Alleanza, e venne creato da papa Pio V nel 1566, nel calor bianco delle lotte fra cattolici e protestanti) cerc\u00f2 di attivarsi per scongiurare la prospettiva di un conflitto e per ritagliare alla Chiesa uno spazio di visibilit\u00e0 e di autorevolezza a livello internazionale.<\/p>\n<p>Pare tuttavia che Leone XIII, invece di servirsi dei suoi servizi segreti, abbia privilegiato la diplomazia &quot;ufficiale&quot;, puntando tutte le sue carte per addivenire a una fattiva opera di mediazione fra i governi di Washington e Madrid, su un personaggio assai noto e, invero, piuttosto discusso: l&#8217;arcivescovo di Saint Paul, nel Minnesota, monsignor John Ireland, uomo potente, mondano e ambizioso, ma in fama d&#8217;intrigante, nazionalista e legatissimo ai vertici del Partito Repubblicano, il quale desiderava che la componente cattolica della societ\u00e0 americana svolgesse un ruolo pi\u00f9 attivo, come del resto il cardinale Edward Gibbons, arcivescovo di Baltimora. A ci\u00f2 si univano, probabilmente, le sue ambizioni personali (aspirava anch&#8217;egli alla porpora cardinalizia), nonch\u00e9 delle confuse e piuttosto rizze velleit\u00e0 di &quot;modernizzazione&quot; del cattolicesimo, il quale avrebbe dovuto, in pratica, assumere i tratti di una vera e propria &quot;americanizzazione&quot;.<\/p>\n<p>Fu appunto dalle idee e dalle proposte di Gibbons e di Ireland che nacque il movimento noto agli storici come &quot;americanismo&quot;, che venne ufficialmente condannato da Leone XIII nel 1899 e che anticipava, ma in una cornice culturale di tipo prettamente statunitense, se non apertamente nazionalista, alcuni tratti di quello che sarebbe stato conosciuto come modernismo, e che verr\u00e0 solennemente condannato da Pio X con l&#8217;enciclica &quot;Pascendi Dominici gregis&quot; del 1907. Senza entrare nei particolari, non essendo questa la sede, ricorderemo soltanto che l&#8217;americanismo, oltre a minimizzare la dottrina cattolica, l&#8217;obbedienza alla Santa Sede e il valore degli ordini religiosi, si faceva portatore proprio di quell&#8217;atteggiamento laicista che si trovava all&#8217;opposto del pensiero sociale di Leone XIII, il quale infatti, nel 1898, denunci\u00f2 la separazione e il &quot;divorzio&quot; fra lo Stato e la Chiesa, auspicando, invece, una pi\u00f9 stretta collaborazione fra essi. La condanna dell&#8217;americanismo come vera e propria eresia, ma non dei singoli prelati coinvolti o sospettati di averlo favorito, giunse con la lettera apostolica &quot;Testem benevolentiae nostrae&quot; del 22 gennaio 1899, e diretta al cardinale Gibbons. In particolare, si condannava una interpretazione della figura e dell&#8217;opera di padre Isaac Thomas Hecker che al papa era sembrata intrisa di pelagianesimo, poich\u00e9 aveva sottolineato con troppa enfasi le possibilit\u00e0 umane di riscatto dal peccato.<\/p>\n<p>Comunque, al principio del 1898 l&#8217;orientamento americanista di monsignor Ireland non si era ancora manifestato apertamente (egli, peraltro, l&#8217;avrebbe negato anche in seguito, senza per\u00f2 abbandonare le sue precedenti posizioni, ma solo facendosi pi\u00f9 cauto) e la fiducia di Leone XIII nei suoi confronti era intatta, tanto che il papa decise di farne la sua pedina principale nel gioco diplomatico mirante ad aprire delle trattative fra Stati Uniti e Spagna per scongiurare il pericolo di una guerra. Oltre alle gi\u00e0 ricordate motivazioni di politica generale e di prestigio, la Curia pontificia non poteva certo guardare con indifferenza alla prospettiva di una guerra che avrebbe indebolito, e forse umiliato, una potenza cattolica di antica tradizione, come la Spagna; anche se erano in molti, allora, specialmente in Europa, a mettere in dubbio che gli Stati Uniti sarebbero stati in grado di vincere facilmente un confronto militare.<\/p>\n<p>Uno statista del calibro di Bismarck, ad esempio, era convinto che la Spagna avrebbe saputo tenere testa validamente all&#8217;arroganza <em>yankee<\/em>; davanti all&#8217;esito rapidissimo e disastroso della guerra per le armi spagnole, il suo commento fu che \u00abesiste un angelo custode che vigila sui pazzi, gli ubriachi e gli Stati Uniti d&#8217;America\u00bb: come dire che gli Americani erano stati quanto meno imprudenti a cacciarsi in quel conflitto, e che si doveva a delle circostanze particolarmente fortunate se ne erano usciti in poco pi\u00f9 di due mesi, riportando una vittoria schiacciante. In effetti, anche se la malandata economia spagnola aveva imposto dei drastici tagli alle spese militari, sicch\u00e9 l&#8217;armamento dell&#8217;esercito spagnolo e la potenza di fuoco delle sue navi erano nettamente inferiori a quelli statunitensi, questi ultimi, da parte loro, non potevano disporre che di un esercito molto piccolo e quanto mai disorganizzato; nemmeno la loro flotta, pur superiore a quella avversaria, era poi molto forte, visto che solo pochi anni prima, al tempo della crisi diplomatica con l&#8217;Italia per i massacri di New Orleans del 1891, gli esperti di cose navali avevano stimato la flotta italiana come assai superiore a quella statunitense e avevano ventilato la possibilit\u00e0, peraltro molto aleatoria, di una sua incursione fin sulle coste orientali degli Stati Uniti d&#8217;America.<\/p>\n<p>L&#8217;esercito spagnolo di stanza a Cuba, bench\u00e9 fortemente impegnato nelle operazioni contro i ribelli, costituiva una forza tutt&#8217;altro che trascurabile, poich\u00e9 esso era in grado, se interamente mobilitato, di concentrare a un dato momento qualcosa come 300.000 combattenti. Se gli Americani avessero dovuto piegare la resistenza di una simile forza armata, la guerra sarebbe stata durissima, di durata prolungata e di esito incerto: nessuno metteva in dubbio il valore del soldato spagnolo, anche se esistevano fondate ragioni per dubitare della reale efficienza dell&#8217;esercito spagnolo come moderno strumento bellico. Di fatto, quel che accadde al momento dello sbarco americano nella zona di Santiago fu che gli Spagnoli si trovarono impegnati in condizioni di netta inferiorit\u00e0 numerica e quindi, paradossalmente, un esercito molto pi\u00f9 piccolo, come quello d&#8217;invasione, oltretutto afflitto da gravi problemi di trasporto, da lacune logistiche di tutti i generi, e flagellato dalle malattie tropicali, riusc\u00ec ad affrontare e a battere un esercito enormemente superiore, che, per\u00f2, nei luoghi ove il breve confronto ai svolse, non pot\u00e9 mettere in campo se non forze scarse e male armate, con poca artiglieria, complessivamente inadeguate.<\/p>\n<p>Al governo di Praxedes Mateo Sagasta non rest\u00f2 altro che negoziare la pace, essendo rimasta la Spagna letteralmente priva di navi con cui continuare la guerra e alimentare i due teatri principali di operazioni, Cuba e le Filippine, trasportandovi uomini e materiali. Tuttavia si possono ben capire la rabbia e il senso di frustrazione dei soldati spagnoli e dei loro comandanti, quando la pace di Parigi sanzion\u00f2 una sconfitta tanto repentina e catastrofica, quanto apparentemente assurda, che essi sentivano di non aver meritato. A ci\u00f2 si aggiunse anche la sfortuna, elemento imprevedibile (ma forse non del tutto, perch\u00e9, avrebbe detto Machiavelli, essendo la Fortuna femmina, essa si concede di preferenza agli audaci piuttosto che agli esitanti): se il comandante spagnolo nelle Filippine avesse saputo che si stava per firmare l&#8217;armistizio, avrebbe ritardato la resa della baia di Manila davanti allo sbarco dei <em>marines<\/em> americani; in pratica, la Spagna perse il suo principale possedimento nel Pacifico per una vera beffa, cio\u00e8 per una questione di ventiquattro ore. Dopotutto, forse non aveva tutti torti il vecchio Bismarck, allorch\u00e9 giudicava che un destino capriccioso avesse &quot;graziato&quot; gli impreparati e incoscienti americani.<\/p>\n<p>La diplomazia della Chiesa aveva fallito, e ci\u00f2 per aver puntato sul cavallo sbagliato, l&#8217;arcivescovo Ireland, ma anche, probabilmente, per non aver compreso la reale natura del conflitto imminente: e, in particolare, per non essersi resa conto che, specialmente dopo la campagna scandalistica dei giornali del gruppo Hearst, che puntava ad enfatizzare al massimo le &quot;atrocit\u00e0&quot; spagnole a Cuba e soprattutto il drammatico incidente del \u00abMaine\u00bb (per il quale la responsabilit\u00e0 spagnola non \u00e8 mai stata provata), il governo di Washington era deciso alla guerra fin dall&#8217;inizio &#8212; o, al massimo, a ottenere il consenso per l&#8217;acquisto dell&#8217;isola dietro il pagamento di una cospicua somma di denaro: pratica ben collaudata dalla diplomazia americana, sia per la Louisiana francese, sia per alcuni territori messicani e per l&#8217;Alaska russa &#8212; ragion per cui gli spazi di manovra per una mediazione erano pressoch\u00e9 nulli.<\/p>\n<p>Cos\u00ec ha ricostruito quella vicenda il giornalista peruviano Eric Frattini, nel suo documentato, ma discusso saggio \u00abL&#8217;Entit\u00e0\u00bb (titolo originale: \u00abLa Santa Alianza. Cinco Siglos de Espionaje Vaticano\u00bb, 2004; traduzione dallo spagnolo di Simona Noce, Roma, Fazi Editore, 2008, pp. 192-195):<\/p>\n<p><em>\u00ab&#8230;Il sommo pontefice e Rampolla [il Segretario di Stato] avevano gi\u00e0 fatto da mediatori, con successo, in un contenzioso tra Germania e Spagna su alcune isole del Pacifico e credevano di poter negoziare tra Madrid e Washington per la questione di Cuba. Ma il vaticano non aveva relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti e questo aiutava ben poco alla soluzione del conflitto.<\/em><\/p>\n<p><em>Il papa ordin\u00f2 alla Entit\u00e0 di contattare John Ireland, arcivescovo di Saint Paul, nel Minnesota. Il delegato apostolico doveva cercare di mediare a Washington, mentre Ireland doveva utilizzare altre vie per arrivare al presidente McKinley. L&#8217;esperienza dell&#8217;arcivescovo Ireland mise in luce i pericoli derivanti dall&#8217;uso di agenti locali. Infatti, egli non era un uomo dell&#8217;Entit\u00e0 e non agiva disinteressatamente per la soluzione della crisi. Per capirlo, sarebbe stato sufficiente che papa Leone XIII e Rampolla leggessero il rapporto trasmesso dall&#8217;Entit\u00e0 sul discutibile arcivescovo Ireland.<\/em><\/p>\n<p><em>Il religioso era notoriamente schierato con il Partito repubblicano, al potere a Washington. Pochi ani prima, nel 1896, si era impegnato a tal punto nella campagna elettorale di McKinley da scandalizzare i settori cattolici del paese. Il rapporto del servizio di spionaggio papale riferiva che il l&#8217;arcivescovo John Ireland aveva chiesto ai fedeli durante la messa di votare il Partito Repubblicano.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;arcivescovo sperava di ottenere la porpora cardinalizia, grazie all&#8217;incarico affidatogli dal papa e all&#8217;appoggio di importanti personalit\u00e0 della politica americana. Monsignor John Ireland era evidentemente un nazionalista, favorevole alla democrazia, alla tolleranza religiosa e alla vitalit\u00e0 economica; ma soprattutto credeva che gli Stati Uniti fossero destinati a occupare la leadership mondiale sostituendosi ad altre potenze tradizionali come la Spagna o il Vaticano.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 difficile determinare quali furono i legami tra John Ireland e l&#8217;amministrazione McKinley e come il suo nazionalismo influenz\u00f2 i rapporti che invi\u00f2 all&#8217;Entit\u00e0 a Roma. L&#8217;arcivescovo era diviso tra la passione nazionalista che lo legava al presidente degli Stati Uniti e l&#8217;obbedienza al sommo pontefice. Gli analisti dello spionaggio vaticano fecero sapere al papa che John Ireland voleva contribuire a mettere fine alla guerra di Cuba, ma teneva che l&#8217;amministrazione McKinley o i protestanti americani avrebbero giudicato lui o i loro concittadini cattolici poco patriottici o addirittura filospagnoli.<\/em><\/p>\n<p><em>Senza dubbio Ireland lavorava per raggiungere la pace, come gli aveva chiesto il papa, ma doveva convincere il vaticano affinch\u00e9 facesse pressioni su Madrid, prima ancora che sull&#8217;amministrazione McKinleym, per dichiarare una tregua immediata a Cuba, facendo cos\u00ec il primo passo verso la soluzione della crisi. Gli agenti dell&#8217;Entit\u00e0 informarono il Segretario di Stato Rampolla che John Ireland, secondo i servizi segreti vaticani,desiderava ingraziarsi entrambe le parti senza dichiararsi a favore dell&#8217;una o dell&#8217;altra.<\/em><\/p>\n<p><em>Ireland invi\u00f2 allora un messaggio cifrato a Rampolla e a Leone XIII indicando i punti che credeva necessari per raggiungere la pace: una dichiarazione di Madrid che stabilisse da subito una tregua in tutto il territorio di Cuba; l&#8217;inizio di trattative tra la Spagna e Cuba per fermare quanto prima i gruppi di insorti; e l&#8217;accettazione di un arbitro designato dagli Stati Uniti per le negoziazioni di pace. Con questa proposta, Washington imponeva una soluzione a Madrid ed esigeva delle concessioni. Gli agenti dell&#8217;Entit\u00e0 nella capitale statunitense informarono Roma che le proposte avanzate dall&#8217;arcivescovo John Ireland erano state redatte dal Dipartimento di Stato e non dal religioso, e che se fossero state accettate dal papa o da Madrid la Spagna avrebbe dovuto abbandonare immediatamente l&#8217;isola.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma il vaticano prendeva n considerazione solo le informazioni inviate da Ireland e non quelle degli agenti dell&#8217;Entit\u00e0 o del delegato papale a Washington. Rampolla e la sua Segreteria di Stato leggevano solo i rapporti dell&#8217;arcivescovo di Saint Paul e prestavano attenzione alle dichiarazioni di Ireland, che affermava che il presidente McKinley &quot;desiderava disperatamente trovare una soluzione pacifica al conflitto&quot; e che solo se la Spagna assecondava i suoi desiderosi sarebbero placati gli animi bellicosi del Congresso e dell&#8217;opinione pubblica. In realt\u00e0, gli Stati Uniti volevano Cuba soprattutto per la posizione strategica in cui si trovava, di fronte al Golfo del Messico. McKinley era disposto a comprarla o a combattere per averla.<\/em><\/p>\n<p><em>Mentre il vaticano in un certo senso ingannato dai rapporti di Ireland, cercava una soluzione con Madrid, l&#8217;11 aprile 1898 McKinley chiese al parlamento che gli venissero concessi poteri speciali per dichiarare guerra alla Spagna. Quello stesso giorno Cuba fu dichiarata libera e indipendente e se la Spagna on rinunciava alla sovranit\u00e0 sull&#8217;isola, il presidente degli Stati Uniti era autorizzato a utilizzare ogni mezzo per rendere effettivo quanto stabilito. Il 21 aprile le relazioni diplomatiche fra Madrid e Washington si interruppero e il 25 gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Spagna dando inizio anche all&#8217;embargo contro l&#8217;isola. Il resto \u00e8 ormai storia.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Nonostante l&#8217;enfasi anti-cattolica di Eric Frattini, non diremmo, comunque, che la vicenda torni a disdoro della Santa Sede, n\u00e9 di Leone XIII, n\u00e9 della Chiesa in quanto tale. \u00c8 pi\u00f9 che logico che quest&#8217;ultima desiderasse scongiurare una guerra che avrebbe coinvolto due grandi nazioni occidentali, una delle quali cattolica, l&#8217;altra protestante, ma con una grossa minoranza cattolica; ed \u00e8 motivo di apprezzamento, semmai, che essa abbia mobilitato le proprie risorse perch\u00e9 si potesse addivenire a una composizione pacifica del contrasto. Che poi la Santa Sede (e non il <em>Vaticano<\/em>, come scrive abitualmente Frattini: dimenticando che lo Stato del Vaticano nasce solo l&#8217;11 febbraio del 1929, e non prima) disponesse di canali d&#8217;informazione segreti, e paralleli alla propria diplomazia ufficiale, cos\u00ec come ne disponevano tutti gli altri stati, non ci sembra che sia, neppure questo, di per s\u00e9, motivo di scandalo, tanto pi\u00f9 che essa era stata, fino a pochissimi decenni prima, detentrice del potere temporale.<\/p>\n<p>Come abbiamo detto, il fallimento si deve non solo all&#8217;avere scelto l&#8217;uomo sbagliato (e i cui secondi fini furono prontamente denunciati a Leone XIII, anche se con poco successo, da monsignor Donato Sbarretti, un prelato esperto di questioni statunitensi, come ricorda lo stesso Frattini), ma anche e soprattutto dal non aver compreso la reale natura del conflitto e, pi\u00f9 ancora, della vera posta in gioco: che era, da un lato, il controllo del mercato dello zucchero cubano (la cui insostenibile concorrenza danneggiava i piantatori americani), dall&#8217;altro il nascente sentimento imperialistico del governo americano e della stessa societ\u00e0 civile, che si erano enormemente allontanati dalla loro intransigente tradizione democratica originaria e che si stavano allineando, di fatto anche se negandolo a parole, all&#8217;imperialismo delle grandi potenze europee, da alcuni decenni impegnate in una accanita competizione di tutti contro tutti per la spartizione del mondo, delle materie prime e dei mercati per l&#8217;esportazione dei propri prodotti. Frattini insinua che l&#8217;esito della guerra apr\u00ec la strada ad un riavvicinamento fra la Curia e il governo americano, i quali sino ad allora non avevano relazioni diplomatiche; ma si tratta di una malignit\u00e0 gratuita. \u00c8 tutto da dimostrare che Leone XIII avesse desiderato una soluzione della crisi completamente favorevole agli Stati Uniti, oltretutto allo scopo di favorire l&#8217;instaurazione di migliori relazioni con essi. Un tale machiavellismo non appare in linea con la personalit\u00e0, n\u00e9 con la politica complessiva del papa.<\/p>\n<p>Del resto, la mediazione della Curia ebbe miglior fortuna in altre importanti controversie internazionali: quella fra la Germania e la Spagna per alcuni arcipelaghi del Pacifico (le isole Caroline, nel 1884, per il momento confermate alla Spagna, ma poi cedute alla Germania nel 1899) e quella fra Argentina e Cile per la divisione della Patagonia e della Terra del Fuoco. Nel secondo caso, fu scongiurato un reale pericolo di guerra: dopo una prima controversia, iniziatasi verso il 1888 e culminata nel 1904, risoltasi con la spartizione provvisoria delle isole del Canale Beagle, segu\u00ec una seconda nel 1977-78, quando la mediazione della regina Elisabetta d&#8217;Inghilterra risult\u00f2 insufficiente e fu il Vaticano a scongiurare il confronto armato fra i due governi latinoamericani, retti entrambi da giunte militari fortemente nazionaliste.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La guerra ispano-americana del 1898 segna l&#8217;uscita di scena della Spagna dal novero delle potenze coloniali (le rimasero solo le Canarie, una piccola porzione del Marocco<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[109,254,256],"class_list":["post-26760","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-chiesa-cattolica","tag-spagna","tag-stati-uniti-damerica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26760","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26760"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26760\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26760"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26760"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26760"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}