{"id":26758,"date":"2022-02-06T10:31:00","date_gmt":"2022-02-06T10:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/02\/06\/leonardo-e-stato-nei-monti-del-tauro-e-sulleufrate\/"},"modified":"2022-02-06T10:31:00","modified_gmt":"2022-02-06T10:31:00","slug":"leonardo-e-stato-nei-monti-del-tauro-e-sulleufrate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/02\/06\/leonardo-e-stato-nei-monti-del-tauro-e-sulleufrate\/","title":{"rendered":"Leonardo \u00e8 stato nei monti del Tauro e sull&#8217;Eufrate?"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un testo alquanto misterioso di Leonardo da Vinci, la <em>Lettera al Diodario di Soria<\/em>, cio\u00e8 di Siria, nella quale egli descrive un soggiorno nella regione dei monti del Tauro e presso le rive del fiume Eufrate, e perfino un terremoto che l&#8217;avrebbe devastata, con tale precisione e verosimiglianza, da far nascere il dubbio se si tratti del resoconto di un&#8217;esperienza reale oppure un semplice gioco della fantasia, genere d&#8217;esercizio letterario a lui non nuovo. Gli studiosi e i biografi del grande artista-scienziato, ovviamente, se lo son chiesto; e anche se la maggioranza di essi propende per la seconda soluzione, cos\u00ec come tutto l&#8217;ambiente accademico odierno, pure c&#8217;\u00e8 stato qualche studioso serio, tutt&#8217;altro che facile a inseguire lucciole per lanterne, che ha ritenuto troppo realistiche e precise quelle descrizioni per essere un puro gioco della fantasia, e ha concluso per la prima ipotesi. Sta di fatto che quest&#8217;ultima interpretazione di quell&#8217;episodio della vita di Leonardo, con un&#8217;impostazione che potremmo definire &#8216;scientifica&#8217;, \u00e8 stata avanzata dall&#8217;archeologo e storico dell&#8217;arte tedesco Jean Paul Richter (1857-1947) in <em>The Literary Works of Leonardo da Vinci<\/em> nel 1883; mentre l&#8217;altra, pi\u00f9 propriamente &#8216;letteraria&#8217;, \u00e8 stata elaborata dal giornalista, romanziere e biografo inglese Robert Payne (1911-1983) nel romanzo <em>The Deluge<\/em> (<em>Il diluvio<\/em>) nel 1954. Paradossalmente, dunque, l&#8217;interpretazione pi\u00f9 audace \u00e8 stata formulata da uno studioso con la <em>forma mentis<\/em> dello scienziato, mentre quella pi\u00f9 facile e tradizionale \u00e8 stata riproposta da un romanziere, privo di preoccupazioni filologiche.<\/p>\n<p>Fra questi due estremi, assoluta verit\u00e0 e assoluta finzione, si collocano gli studiosi &quot;possibilisti&quot;, i quali non negano a priori la possibilit\u00e0 di un soggiorno reale di Leonardo in quelle regioni del Medio Oriente, tanto pi\u00f9 che sappiamo aver egli carezzato l&#8217;idea di stabilirsi a Costantinopoli per proporre al Gran Turco, fra le altre opere, la costruzione di un ponte che unisse le due sponde del Bosforo, Pera e Costantinopoli (e possediamo copia della lettera tradotta in turco, datata il 3 luglio 1503 e rivenuta negli archivi di Istanbul), ma che rimangono prudenti, in assenza di prove decisive a sostegno di ci\u00f2. Fra questi autori possibilisti ricordiamo il nostro Clemente Fusero (Caramagna, Cuneo, 1913-Cherasco, Cuneo, 1975), uomo di lettere assai colto e ben noto a suo tempo, oggi invece pressoch\u00e9 dimenticato, autore di fortunate biografie storiche di Raffaello, Mozart, Stendhal, Modigliani, Garcia Lorca, Eleonora Duse, Cesare Borgia, Hitler, Gandhi. Nella sua biografia di Leonardo anch&#8217;egli ha adombrato la possibilit\u00e0 di tale soggiorno in Oriente, nel brano che qui riportiamo perch\u00e9 il lettore se ne faccia una propria idea (<em>Leonardo<\/em>, Corbaccio, 1943, pp. 112-118):<\/p>\n<p><em>Comp\u00ec egli veramente, tra il 1473 e il 1477 (periodo della vita di Leonardo, intorno al quale mancano ragguagli certi), quel viaggio in Oriente, su cui s&#8217;\u00e8 tanto tormentata la curiosit\u00e0 dei biografi dal Richter in poi? Vi fu veramente chiamato, in qualit\u00e0 di ingegnere, dal Diodario di Siria (&quot;devadar&quot; o &quot;pervada&quot;: specie di ministro), luogotenente del Sultano di babilonia Kait Bai?<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ipotesi ha, per una parte, pi\u00f9 di un documento a sostegno: ma la questione sta nel valore dimostrativo che si vuole attribuire a questi indizi e, soprattutto, nel modo di interpretarli.<\/em><\/p>\n<p><em>Nelle sue carte, fu trovato un progetto di ponte, accanto al quale \u00e8 scritto: \u00abPonte da Pera a Costantinopoli, largo quaranta braccia, alto dall&#8217;acqua braccia settanta, lungo braccia seicento, cio\u00e8 quattrocento sopra del mare e duecento posa in terra, facendo di s\u00e9 spalle a s\u00e9 medesimo\u00bb. In un frammento della Biblioteca di Windsor, \u00e8 descritta l&#8217;isola di Cipro. Una specie di parabola leonardesca sul divieto di ber vino mostra quanta conoscenza avesse dei costumi maomettani. Diversi disegni suoi si riferiscono a cose d&#8217;Oriente.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma il documento che pi\u00f9 validamente sorregge la supposizione d&#8217;un viaggio in Oriente, consiste nelle famose lettere al Diodario di Siria, che contengono la descrizione del Monte Tauro e del fiume Eufrate. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Stupenda descrizione. Non mai solitudine di giogaia fu resa con un pi\u00f9 grandioso senso del paesaggio che in questa prosa lenta e solenne, gonfia di silenzi eterni. La deserta natura incute, nella sua quiete, uno sgomento profondo: e il Vinci, che vi s&#8217;aggira, ne \u00e8 preso in tutte le fibre dell&#8217;esser suo.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma ecco che le forze dormienti si risvegliano, gli elementi si scatenano, le solitudini violate urlano, ruinano, scagliano venti e tempeste. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Questi, i brani leonardeschi che han suggerito l&#8217;ipotesi d&#8217;un viaggio in Oriente. Descrizioni di paesaggio e narrazioni &#8212; frammentarie &#8212; di avventure strane e grandiose. Impressioni, che, tanta \u00e8 la loro forza di rappresentazione e di evocazione, paiono colte dal vero. O Leonardo era un descrittore efficace come nessun altro, o aveva realmente percorso la regione caucasica. Nel primo entusiasmo con cui fu accolta l&#8217;ipotesi del viaggio in Oriente, vi fu chi cerc\u00f2 prove storiche atte a sostenerla. Risult\u00f2 cos\u00ec che il sultano Kait Bai, per conto del quale Leonardo avrebbe intrapreso viaggi d&#8217;esplorazione e lavori di ingegneria, nel 1477 aveva percorso le valli del Tigri e dell&#8217;Eufrate, per ispezionare quelle fortezze che quarant&#8217;anni dopo sarebbero ricadute nelle mani dei Turchi. Inoppugnabili documenti arabi facevan fede di questo avvenimento, Per di pi\u00f9, nel 1483 s&#8217;era scatenato veramente in Siria quello spaventoso terremoto, a cui parrebbe alludere la descrizione di Leonardo e i disegni che l&#8217;accompagnano. Molti, quindi, aderirono alla convinzione del Richter.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma poco tempo dopo, venuta meno la seduzione di questa ipotesi in seguito a raffronti eseguiti e ad analogie scoperte tra le Lettere al Diodario&quot; e altri manoscritti vinciani, numerosissimi argomenti furono messi in campo per demolirla, Alcuni fecero osservare come Leonardo manifestamente si compiacesse di raffigurazioni immaginarie e di descrizioni di cose mai vedute (non descrisse forse, per filo e per segno, il Diluvio?); altri fecero di Leonardo, press&#8217;a poco e salva la dignit\u00e0 dei termini, un manipolatore di opere altrui, oppure videro nelle Lettere al Diodario&quot; una amplificazione letteraria di informazioni raccolte da viaggiatori provenienti dall&#8217;Oriente, Si suppose per dare maggiore autorit\u00e0 alla congettura (strano metodo dimostrativo, quello di convalidare una supposizione con un&#8217;altra!) che attingesse i suoi ragguagli da un giovane membro della famiglia Gondi che aveva soggiornato a Costantinopoli verso il 1480, o dai suoi amici lombardi, i quali avevano avuto rapporti con l&#8217;ambasciatore del Sultano d&#8217;Egitto, passato a Milano nel 1476, o da quel Benedetto Dei, reduce d&#8217;Oriente e direttore, dal 1480 in poi, della succursale milanese della banca Portinari, a cui Leonardo indirizz\u00f2 le favolose &quot;Lettere sul Gigante&quot;. Vi fu poi chi individu\u00f2 la fonte delle descrizioni caucasiche in carte e piante acquistate da cartolari del tempo, n\u00e9 manc\u00f2 chi vedesse nelle &quot;Lettere&quot; una trasposizione allegorica di questioni allora attuali. I critici pi\u00f9 recenti usano ricollegarle con tante altre pagine leonardesche di fisica terrestre, di meteorologia e di geologia, in cui il Vinci tenta ardite ricostruzioni di epoche preistoriche, e particolarmente ad un suo brano sul piano pontico e sarmatico e sulla connessione del Mar Nero col Mediterraneo (in questa sua pagina, gi\u00e0 \u00e8 questione del monte Tauro), per concludere che si tratti di una specie di romanzo geologico, la cui azione si svolge in una remotissima epoca. Naturalmente, Leonardo non fin\u00ec mai quest&#8217;opera: ma da una &quot;divisione del libro&quot; che ce ne rimane, si possono &#8212; parzialmente e a gradi linee &#8212; ricostruire le sue intenzioni. Tutti questi argomenti &#8212; o meglio, queste congetture &#8212; per\u00f2, non distruggono n infirmano la possibilit\u00e0 d&#8217;un viaggio di Leonardo in Oriente che, oltre a riempire una lacuna della sua vita e a spiegare la scarsit\u00e0 delle opere prodotte in tale periodo di tempo, giustificherebbe quel gusto del fasto e del mistero, che da un certo momento lo domin\u00f2: elemento psicologico tipicamente orientale.<\/em><\/p>\n<p>Da parte sua, la professoressa Marina Della Putta Johnston, docente presso l&#8217;Universit\u00e0 della Pennsylvania, in un dotto saggio intitolato <em>Leonardo da Vinci: scriversi come uomo di scienza<\/em>, giunge alla conclusione che il resoconto del viaggio al Diodario di Siria \u00e8 \u00abuna finzione letteraria scientificamente plausibile\u00bb. Citiamo alcuni passaggi della sua elaborata e scrupolosa ricerca (fonte: <em>Mnemosyne<\/em>, n.7 del 2014, pp. 37-42):<\/p>\n<p><em>Nel frammento principale, sopra il disegno di un lago circondato da montagne, Leonardo assume il ruolo di inviato del \u00abDiodario di Soria, locotenente del sacro Soldano di Babilonia\u00bb, al quale scrive da una non identificabile citt\u00e0 di \u00ab Calindra \u00bb ai piedi del monte Tauro, in Armenia. Gli manda notizia di un \u00abnuovo accidente accaduto in queste nostre parti settentrionali\u00bb, che proceder\u00e0 a descrivere in dettaglio, e si scusa per il ritardo con cui lo fa data la difficolt\u00e0 della materia. (&#8230;) Nel secondo frammento &#8212; in Atl. 573vv &#8211;, apparentemente continuando la lettera della nota precedente, Leonardo descrive una serie di devastanti catastrofi naturali da lui osservate: un&#8217;improvvisa alluvione seguita da frane, valanghe e un incendio. Non \u00e8 chiaro per\u00f2 a chi Leonardo s&#8217;indirizzi dato il tono pi\u00f9 colloquiale e familiare di questo frammento, n\u00e9 si conosce l&#8217;ordine cronologico delle due note che sono per\u00f2 generalmente antologizzate in questa sequenza suggerendone gi\u00e0 un&#8217;interpretazione. \u00c8 cos\u00ec che le riproduce Jean Paul Richter come primo documento della sezione della sua antologia leonardiana che raccoglie \u00abLetters. Personal Records. Dated notes\u00bb, dedicando loro gran parte dell&#8217;introduzione a questo capitolo.<\/em><\/p>\n<p><em>Richter difende l&#8217;autenticit\u00e0 documentaria di queste note come prova di un viaggio di Leonardo in medio oriente e Armenia, dove sarebbe realmente stato al servizio del sultano egiziano o di uno dei suoi governatori locali, il \u00abDiodario\u00bb intestatario della lettera. Fondamentali a tale argomento sono per\u00f2 da un lato proprio la mancanza, nel momento in cui Richter raccoglie le sue note, di documenti sulle attivit\u00e0 di Leonardo tra 1482-1486 e dall&#8217;altro il potere documentario del disegno, in realt\u00e0 problematico come vedremo. Richter respinge l&#8217;opinione espressa dal leonardista italiano Gilberto Govi, secondo cui Leonardo doveva aver ricavato notizia del monte Tauro da testi geografici a sua disposizione o dalla testimonianza di qualche viaggiatore contemporaneo e avrebbe inteso scrivere una sorta di romanzo epistolare ambientato nell&#8217;Asia Minore (&#8230;). Richter \u00e8 convinto che questa sia una vera lettera scritta tra 1484-1486, ben prima della datazione di questi frammenti che ora vengono comunemente assegnati ai primi anni del 1500 o addirittura al 1508. Le prove che adduce sono in realt\u00e0 solo indizi circostanziali, come la notizia di un terremoto avvenuto ad Aleppo nel 1484, secondo una lista di terremoti dello studioso egiziano Jalal al-Din al-Suyuti (1445-1505), e che sarebbe stato l&#8217;ovvia causa della \u00abRuina del monte\u00bb elencata nell&#8217;indice a margine del primo frammento di lettera. In realt\u00e0, il termine &#8216;ruina&#8217; indica un crollo o frana senza causa specifica e, nel contesto della \u00abDivisione del libro\u00bb, si potrebbe anche intendere causata dalla &#8216;subita inondazione&#8217; menzionata poco prima.<\/em><\/p>\n<p><em>Altri elementi addotti da Richter a prova della sua interpretazione sono i disegni di montagne che affiancano la nota su entrambe le facce del foglio e che ritiene tracciati dal vero, tanto che lamenta di non averli conosciuti all&#8217;epoca di una spedizione archeologica in Armenia nel 1876 quando avrebbe potuto constatarne l&#8217;autenticit\u00e0. Ci\u00f2 che pi\u00f9 convince Richter della sua ipotesi \u00e8 sopratutto il fatto che uno dei disegni sul retro della lettera include i nomi di tre picchi ed \u00e8 affiancato da una mappa della regione circostante. In realt\u00e0, gi\u00e0 nel 1872 Gustavo Uzielli aveva indicato che i nomi inclusi da Leonardo non sono quelli comunemente usati dai suoi contemporanei, ma derivano almeno in parte dalla \u00ab\u00bbGeographia o \u00abCosmographia\u00bb di Tolomeo, che ora sappiamo presente nella biblioteca di Leonardo. La forma epistolare di queste note e l&#8217;accostamento di un disegno tecnico (la mappa) agli schizzi naturalistici di montagne ripetutamente disegnate con dettagli simili &#8212; tutti elementi retorici della pro-biografia di Leonardo, investigatore di una realt\u00e0 visiva di cui trasmette visivamente la conoscenza &#8212; in un&#8217;era di positivismo hanno convinto Richter dell&#8217;assoluta autenticit\u00e0 di un Leonardo precorritore della scienza moderna, e di note strettamente derivate dall&#8217;esperienza diretta. In posizione diametralmente opposta troviamo invece il breve romanzo di Robert Payne, \u00abThe Deluge\u00bb (\u00abIl diluvio\u00bb), non un lavoro accademico ma esemplare di una certa interpretazione di Leonardo non inaudita negli scritti di alcuni suoi studiosi e ancora dominante nella cultura popolare del Da Vinci Code di Dan Brown. Diversamente da Richter, Payne sembra essere stato diretto nella sua interpretazione della \u00abLettera al Diodario\u00bb e del personaggio di Leonardo principalmente dalla marginale \u00abDivisione del libro\u00bb, che diventa l&#8217;indice del suo romanzo. (&#8230;) Pi\u00fa che sulle informazioni scientifiche presenti nella lettera, ha diretto la propria attenzione alle \u00abProfetie\u00bb scritte nell&#8217;altra faccia del foglio, accanto alla mappa che aveva tanto valore obiettivo per Richter, e presumibilmente messe l\u00ec da Leonardo per semplice associazione con il profeta dell&#8217;indice. Inoltre, Payne ha attinto anche dalle note di Leonardo su come dipingere alluvioni e tempeste e dai Viaggi di Sir John Mandeville (presenti nella biblioteca dello scienziato). Il risultato \u00e8 un romanzo fantasy-scientifico, pubblicizzato nel risvolto di copertina con notevole sensazionalismo (&#8230;). La storia raccontata da Payne non \u00e8 in realt\u00e0 tanto violenta e sentimentale e, alla fine, si rivela nient&#8217;altro che un brutto sogno di Leonardo. In conclusione, queste due diverse interpretazioni delle note raccolte in \u00abLettera al Diodario\u00bb ben mostrano quanto sia difficile navigare i quaderni di Leonardo e quanto sia facile, per la loro natura frammentaria e la pratica editoriale, trarne un&#8217;immagine arbitraria dell&#8217;autore. Ma qual \u00e8 allora il significato di questa lettera nel contesto della pro-biografia di Leonardo? \u00c8 reale o finzione letteraria? Alla luce dei documenti esistenti, si pu\u00f2 dire che Leonardo non visit\u00f2 mai il Medio Oriente e questa lettera deve essere quindi riconosciuta come finzione letteraria. Nel corso di oltre un secolo di studi, da quello gi\u00e0 menzionato di Gilberto Govi fino al recente articolo di Carlo Vecce su Leonardo e l&#8217;India, le fonti di Leonardo per le informazioni sul Mediterraneo orientale e l&#8217;Asia sono state identificate con libri che possedeva o a cui aveva facile accesso. Per quanto riguarda specificamente la lettera al Diodario, Francesco Di Teodoro ha osservato come la curiosit\u00e0 scientifica porti Leonardo a introdurre dettagli eruditi in un racconto immaginario per renderlo pi\u00f9 spettacolare e ricco. Io credo per\u00f2 che la lettera non documenti solo l&#8217;interesse di Leonardo per la geografia asiatica e la meteorologia ad ornamento di un&#8217;invenzione letteraria presentata come verosimile. Leggo piuttosto questi frammenti nel contesto della sua polemica contro un sapere meramente libresco e la superstizione religiosa, come esempio dell&#8217;uso anche della scrittura creativa per promuovere una scienza basata sull&#8217;osservazione e la sperimentazione, reale o immaginata tramite disegni che rendono la finzione scientificamente plausibile e fanno di un \u00abomo sanza lettere\u00bb un vero scrittore.<\/em><\/p>\n<p>In altre parole, Leonardo con la lettera al Diodario (alcuni dicono &quot;le lettere&quot;, al plurale, perch\u00e9 si tratta di tre distinti frammenti) avrebbe voluto, s\u00ec, concedesi una specie di <em>divertissement<\/em>, uno scherzo, un gioco della fantasia (<em>homo ludens<\/em>, direbbe Huizinga), come era nel suo animo ironico e come gi\u00e0 aveva fatto in altre occasioni; ma avrebbe voluto anche dimostrare che \u00e8 possibile, restandosene presso il caminetto di casa propria, stendere un resoconto &quot;di viaggio&quot; che ha tutte le caratteristiche della precisione e della verosimiglianza, semplicemente utilizzando il materiale documentario ed epistolografico esistente, ossia che si pu\u00f2 fare &quot;scienza&quot; osservando e sperimentando in maniera tale che a nessun osservatore esterno sia possibile distinguere fra ci\u00f2 che \u00e8 immaginazione e ci\u00f2 che invece appartiene alla realt\u00e0. E tuttavia, anche in questo caso, risorge l&#8217;inevitabile interrogativo: perch\u00e9 mai lo avrebbe fatto? L&#8217;autrice sopra citata risponde: per <em>polemica contro un sapere meramente libresco e la superstizione religiosa<\/em>. Possiamo convenirne? S\u00ec, la cosa \u00e8 possibile; ma francamente non ci sembra che ella, pur con tutta la sua encomiabile acribia filologica, abbia portato a sostegno della propria tesi elementi tali da farli risultare assolutamente decisivi. Ci ha convinti, ma solo a met\u00e0. E perch\u00e9? Perch\u00e9 il testo leonardesco si presta, effettivamente, ad una simile interpretazione; ma si presta anche ad altre interpretazioni. A quella pi\u00f9 tradizionale, del semplice scherzo o gioco della fantasia, come Giovanni Battista Piranesi si divertir\u00e0 a mettere in scena, con le sue incisioni, dei paesaggi architettonici estremamente complessi ed elaborati, sovente raffigurati in rovina, ma come semplice esercitazione fantastica, sia pure descritta con l&#8217;esattezza impeccabile dello scienziato. O a quella che ha intravisto il Richter, di un resoconto di viaggio autentico, effettuato da Leonardo nella cornice temporale dei quattro &quot;anni mancanti&quot;. Della sua biografia. Ipotesi dalla quale eravamo partiti, e con la quale ritorniamo al punto di partenza.<\/p>\n<p>Leonardo sa custodire bene i suoi segreti. E chi crede di averglieli strappati, a forza di l&#8217;erudizione e di accuratezza filologica, rischia di andare incontro a delle brutte sorprese: a stringere in mano un pugno di mosche, mentre era certo di aver conquistato un ricco bottino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un testo alquanto misterioso di Leonardo da Vinci, la Lettera al Diodario di Soria, cio\u00e8 di Siria, nella quale egli descrive un soggiorno nella regione<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30186,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[187],"class_list":["post-26758","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-moderna","tag-leonardo-da-vinci"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-moderna.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26758","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26758"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26758\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30186"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26758"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26758"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26758"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}