{"id":26752,"date":"2010-04-13T10:04:00","date_gmt":"2010-04-13T10:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/04\/13\/lenin-fu-portato-al-potere-non-da-una-forza-ma-dalla-liquefazione-della-societa-russa\/"},"modified":"2010-04-13T10:04:00","modified_gmt":"2010-04-13T10:04:00","slug":"lenin-fu-portato-al-potere-non-da-una-forza-ma-dalla-liquefazione-della-societa-russa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/04\/13\/lenin-fu-portato-al-potere-non-da-una-forza-ma-dalla-liquefazione-della-societa-russa\/","title":{"rendered":"Lenin fu portato al potere non da una forza, ma dalla liquefazione della societ\u00e0 russa"},"content":{"rendered":"<p>Gli Stati, dice Machiavelli ne \u00abIl Principe\u00bb, possono essere essenzialmente di due specie: nuovi o ereditari: quindi, ereditaria fu la Russia imperiale di Nicola II Romanov; nuova, nel senso di conquistata con la forza, l&#8217;Unione Sovietica di Lenin.<\/p>\n<p>Lenin conquist\u00f2 lo Stato russo e vi insedi\u00f2 la dittatura bolscevica sull&#8217;onda di una forza autentica, popolare; o piuttosto per l&#8217;inerzia e la dissoluzione della societ\u00e0 nell&#8217;estate e nell&#8217;autunno del 1917, e soprattutto per la totale insipienza della leadership socialdemocratica, che, pur godendo di un vastissimo seguito popolare, non seppe trasformarsi in classe politica dirigente nei tempi rapidi che sarebbero stati necessari?<\/p>\n<p>Ci eravamo gi\u00e0 posti, in pi\u00f9 occasioni questo interrogativo, e specialmente in \u00abLa Rivoluzione d&#8217;Ottobre era inevitabile? Ma, soprattutto, fu una rivoluzione?\u00bb (consultabile sul sito di Arianna Editrice e su quello di Arsmilitaris); ed eravamo giunti alla conclusione che l&#8217;abilit\u00e0 di Lenin &#8211; non diremo dei quadri dirigenti bolscevichi, poich\u00e9 egli si trov\u00f2 quasi solo a sostenere la propria linea &#8211; fu quella di saper cogliere al volo la straordinaria possibilit\u00e0 offertagli da un vuoto di potere che si era venuto a creare da quando il governo Kerenskij non era riuscito a realizzare una sinergia con la forza poderosa, ma disordinata, dei Soviet e ad assicurarsene la fiducia e la fedelt\u00e0, specialmente a causa della sue esitazioni circa la riforma agraria e la fatale decisione di proseguire la guerra contro la Germania e l&#8217;Austria-Ungheria, al fianco dell&#8217;Intesa.<\/p>\n<p>Ci si potrebbe chiedere, a questo punto, non solo se la Rivoluzione d&#8217;Ottobre fu una rivoluzione o un colpo di Stato, ma se anche la Rivoluzione di Febbraio fu una rivoluzione: strana rivoluzione, infatti, \u00e8 quella di chi, ereditato il potere da un sistema politico ferito a morte dai propri stessi errori, primo fra tutti la guerra contro gli Imperi Centrali in una situazione di estrema fragilit\u00e0 economica, politica e sociale, non sa fare di meglio che raccoglierne la bandiera e, con qualche lieve modifica nelle parole d&#8217;ordine, prosegue nel solco della medesima politica suicida che ha gi\u00e0 condotto al tracollo l&#8217;assolutismo zarista.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 dimostra che in Russia non esisteva, nel 1917 &#8211; n\u00e9 nel Febbraio, n\u00e9 nell&#8217;Ottobre &#8211; neppure l&#8217;embrione di una classe dirigente capace di accollarsi la guida del Paese; e che, inoltre, la &quot;morte della Patria&quot; (in tutto paragonabile a quella che si sarebbe verificato in Italia l&#8217;8 settembre del 1943) si era spinta cos\u00ec lontano, che solo un tribuno parolaio e velleitario sembrava ancora capace di tenere unito, in qualche modo, il poco che restava della vacillante societ\u00e0 russa, sia civile sia militare.<\/p>\n<p>Kerenskij come Mussolini, allora? Il paragone pu\u00f2 sembrare azzardato, ma non \u00e8 del tutto privo di una sua logica perfettamente plausibile. Mussolini, il fondatore del fascismo, veniva (anzi, verr\u00e0, dato che stiamo parlando del 1917) dall&#8217;estrema sinistra del Partito Socialista italiano, mentre Kerenskij veniva dall&#8217;estrema destra del Partito Socialista Rivoluzionario russo; ma, a parte questo, entrambi facevano appello a un miscuglio di nazionalismo, arditismo, populismo, spirito antiborghese e pura e semplice demagogia.<\/p>\n<p>Entrambi, assai abili con le parole, si ersero a tribuni e salvatori della Patria in pericolo; ma, mentre Mussolini ben vide che il nucleo della sua base politica andava reclutato nella piccola borghesia impoverita e frustrata dalla guerra, rivolgendosi contro gli ex compagni socialisti, imbelli e parolai, Kerenskij, pi\u00f9 sentimentale o semplicemente pi\u00f9 dilettantesco, non seppe recidere il cordone ombelicale con il socialismo, che, dopo averlo sbalzato al potere, minacciava ormai di travolgerlo; e, dopo essersi ridotto a puntare tutte le sue carte su di un generale cosacco reazionario, Krasnov, per riprendere il controllo del Palazzo d&#8217;Inverno, alla fine non vide altra via d&#8217;uscita che la fuga all&#8217;estero, mentre nei socialdemocratici, che lo avevano sostanzialmente ripudiato, si accentuava il processo di disgregazione interna che sarebbe culminato nello scioglimento dell&#8217;Assemblea Costituente &#8211; ove erano largamente maggioritari &#8211; da parte dei bolscevichi, con la minaccia della forza, il 7 gennaio 1918.<\/p>\n<p>Ha scritto Enzo Bettiza nella sua pregevole monografia \u00abIl mistero di Lenin. Per un&#8217;antropologia dell&#8217;homo bolscevicus\u00bb (Milano, Rizzoli, 1982, 1988, pp. 269-73):<\/p>\n<p>\u00abIl travaglio antropologico che vedr\u00e0 alla fine l&#8217;homo bolscevicus trasformarsi in spettro, ha per matrice il caso, per ostetrico Leni, per sfondo il vuoto. Quanto accade in Russia dopo il febbraio 1917, osserva Besan\u00e7on, non riproduce che in apparenza &quot;la d\u00e9rive des Girondins vers les Jacobins&quot;: Certamente si assiste anche a Pietrogrado, per qualche mese, alla riproduzione accelerata e contratta di quella classica deriva verso sinistra che gi\u00e0 aveva caratterizzato le rivoluzioni occidentali. Ma il fatto centrale, nello sconvolgimento russo, non \u00e8 tanto la sua veloce radicalizzazione politica a sinistra. \u00c8, soprattutto, la liquidazione completa della societ\u00e0 civile. I contadini che regrediscono al&#8217;economia naturale, l&#8217;inflazione che inghiotte il rublo, la produzione che s&#8217;arresta, la classe operaia che torna a imbarbarirsi alla campagna, la nobilt\u00e0 terriera che sparisce, i soldati che disertano, la borghesia imprenditoriale che precipita nella rovina e nella disoccupazione, le etnie periferiche che si separano dal corpo smembrato dell&#8217;impero: \u00e8 questo vuoto che condiziona il corso anomalo della rivoluzione russa ed \u00e8 attraverso di esso che l&#8217;homo bolscevicus entra nello stadio adulto della sua metamorfosi genetica.<\/p>\n<p>Il processo di dissoluzione sociale che lo circonda, e che per contrasto sembra conferirgli una consistenza fisica superiore a quella che in realt\u00e0 possiede, , non solo \u00e8 inarrestabile e continuo. \u00c8 anche, in rapporto alla sua volont\u00e0 politica, casuale. La Russia s&#8217;inabissa da s\u00e9 nel vuoto, spintavi da una sorta di collasso biologico che si compie all&#8217;esterno di qualsiasi premeditazione rivoluzionaria.\u00bb Incominciato dopo il duplice fallimento liberale e conservatore con la grande guerra, accelerato col febbraio 1917, quello straordinario suicidio sociale in massa non s&#8217;arresta neanche col putsch d&#8217;ottobre. Cesser\u00e0 appena nella seconda met\u00e0 del 1918 e negli anni seguenti. Soltanto a partire dal settembre del 1918 potr\u00e0 realizzarsi nella pratica il modello leninista, il partito monolitico e burocratico, lo stesso che vediamo ancora oggi al vertice della piramide totalitaria sovietica [nel 1982]. [&#8230;]<\/p>\n<p>Insomma, neppure il colpo di mano leninista riesce a tracciare uno spartiacque netto nello sfacelo che s&#8217;era iniziato prima dell&#8217;ottobre e che continuer\u00e0 dopo l&#8217;ottobre. Lo schema convenzionale, secondo cui si sarebbero verificate in Russia due rivoluzioni consecutive, quella &quot;borghese&quot; di febbraio e quella &quot;proletaria&quot; d&#8217;ottobre, \u00e8 sostanzialmente fittizio. La bella immagine delle due rivoluzioni che entrano l&#8217;una dopo l&#8217;altra nell&#8217;orbita della storia, &quot;come un missile a due stadi&quot;, \u00e8 troppo armoniosa per essere vera.<\/p>\n<p>La rivoluzione detta &quot;borghese&quot; non fu che un gioco di fantasmi. Nel momento in cui la monarchia cede il potere alla societ\u00e0 civile, questa non \u00e8 nemmeno in grado di raccattarlo. Non \u00e8 capace di muovere un dito, anche se s&#8217;illude di agitare ambedue le braccia I liberali di febbraio, ottimisti nonostante le mille difficolt\u00e0 che consiglierebbero almeno qualche serio dubbio, credono che la rivoluzione sia finita prima d&#8217;incominciare. Agiscono come se compito precipuo del governo provvisorio emerso dalla dissoluzione della monarchia, sia quello di sia quello di vincere la guerra e persino di collezionare qualche conquista territoriale. Non meno ciechi appaiono i socialisti moderati, che succederanno ai liberali nella guida del governo; pensano che la rivoluzione debba completarsi nella democrazia diretta dei soviet, coinvolgendo le masse, dopo di che la Russia potr\u00e0 trionfalmente riprendere la marcia interrotta nel 1913 verso il socialismo e la libert\u00e0. Non avvertono che quel &quot;maledetto anno quattordici&quot; \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 d&#8217;un incidente. Non misurano la profondit\u00e0 della scissura, non percepiscono la svolta senza ritorno, non vedono la deviazione fatale, che essi stessi hanno imboccato, dal corso di una normale rivoluzione democratica.<\/p>\n<p>La cecit\u00e0 combinata a tratti con la pi\u00f9 spensierata euforia, era generale. Nessuno riusciva a comprendere ci\u00f2 che realmente accadeva. [&#8230;]<\/p>\n<p>In quelle circostanze bloccate, forse la sola soluzione possibile sarebbe potuta essere la maturazione d&#8217;un processo di &quot;fascistizzazione&quot; , del resto incipiente, anche se inconsapevole, all&#8217;interno del partito socialrivoluzionario. Si trattava di un partito acefalo, magmatico, disorganizzato, ma maggioritario sul piano nazionale, che arruolava nelle sue file nomi di grande prestigio popolare come \u010cernov, Savinkov, Avksent&#8217;ev, Kamkov, Ekaterina Bre\u0161ko-Bre\u0161kovskaja, Marija Spiridonova. [&#8230;]<\/p>\n<p>Andrea caffi, che aveva conosciuto davvicino il composito universo socialrivoluzionario, osservava che &quot;come idee, come composizione, come tattica, era veramente il partito pi\u00f9 amorfo che mai si sia veduto. Si era ingigantito per semplice inflazione: si trov\u00f2 subito impotente dinanzi ai compiti precisi della politica governativa, incapace di disciplinarsi, di stabilire un accordo fattivo nelle proprie file. La sua scomposizione procedete quindi rapida e inesorabile&quot;. Scritte nel 1918, queste acute parole sembravano preannunciare un fenomeno che, incompiuto in Russia, fra qualche anno avrebbe dati vita alla sequela dei partiti fascisti o parafascisiti in Italia, in Polonia, in Germania. Unico appoggio di simili organismi popolari e abnormi, ammoniva caffi, \u00e8 il beneplacito di moltitudini fideistiche che sciolte da ogni legame drastico e serio con l&#8217;organizzazione, &quot;si accontentano di acclamarne all&#8217;ingrosso le idee e gli uomini rappresentativi&quot;. Tale contagioso consenso di massa, fluttuante come la febbre, stimolato con le &quot;eccitazioni crescenti&quot; della demagogia, diventa &quot;l&#8217;alimento quotidiano la catena da forzato , l&#8217;unica ragion d&#8217;essere del partito&quot;. Il tribuno, l&#8217;agitatore da palcoscenico alla Lamartine, ne \u00e8 il capo naturale. Per mantenersi a galla, egli dovr\u00e0 con tutte le sue forze aggrapparsi al favore della piazza, rincarando gli &quot;eccitanti&quot; ogni giorno di pi\u00f9, &quot;finch\u00e9 un supremo delirio non si risolver\u00e0 in catastrofe&quot;. Attraverso il ritratto do codesto nuovo esemplare di capopopolo esagitato e carismatico sembra d&#8217;intravedere in filigrana, al di l\u00e0 del socialista Kerenskij, anche i contorni di qualche altro socialista, o ex socialista, destinato a lasciare un solco nella storia dell&#8217;Europa contemporanea [&#8230;]<\/p>\n<p>La &quot;fascistizzazione&quot; della Russia che era nel novero delle ipotesi, non s&#8217;avvera comunque per una serie di motivi. Lo stato di decomposizione della societ\u00e0 \u00e8 cos\u00ec avanzato che nemmeno l&#8217;avvento, non del tutto impossibile, di una semidittatura nazionalista e sinistreggiante favorita dagli impulsi plateali di Kerenskij, riesce ad attecchire fra il 1917 e il 1918.\u00bb<\/p>\n<p>Si capisce che agli storici di tendenza marxista, hegeliani di stretta osservanza, sia sempre piaciuto presentare la Rivoluzione d&#8217;Ottobre come un esempio classico di &quot;necessit\u00e0 storica&quot;, secondo il vecchio motto idealista: \u00abtutto ci\u00f2 che \u00e8 razionale \u00e8 reale, tutto ci\u00f2 che \u00e8 reale \u00e8 razionale\u00bb; un po&#8217; meno si capisce come mai gran parte degli storici di diversa formazione culturale abbiano supinamente accettato o avallato questa ricostruzione tendenziosa dei fatti.<\/p>\n<p>O forse non \u00e8 nemmeno tanto strano: fino agli anni Settanta e perfino agli anni Ottanta, con Gorbaciov, sembrava che il Progresso avesse un nome soltanto: marxismo; e che fosse cosa logica e saggia abituarsi all&#8217;idea che, prima o poi, il Verbo marxista si sarebbe incarnato ovunque, mettendo fuori dalla storia (\u00abnell&#8217;immondezzaio della storia\u00bb, per usare la gentile espressione di Trotzkij) quanti non fossero stati sufficientemente svelti a riconoscerne l&#8217;incontrovertibile verit\u00e0 e l&#8217;immancabile vittoria finale.<\/p>\n<p>Con ci\u00f2 non vogliamo dire che tutti o quasi tutti gli storici non marxisti fossero servilmente preoccupati di prenotarsi una nicchia di sopravvivenza nella futura societ\u00e0 comunista, compiendo verso di essa un atto di omaggio formale, sin che erano in tempo; ma che essi abbiano subito il ricatto e, perch\u00e9 no, anche il fascino, di una ideologia che sembrava diversa da tutte le altre, perch\u00e9 l&#8217;unica destinata inverarsi, mostrando la falsit\u00e0 e la caducit\u00e0 di ciascuna. A nessun intellettuale piace l&#8217;idea di trovarsi del tutto isolato a difendere l&#8217;ultima trincea di un paradigma morente; il fascino dell&#8217;idea di progresso, almeno a partire dalla Rivoluzione scientifica del XVII secolo, esercita un richiamo potente, con la sua apparente autoevidenza.<\/p>\n<p>A nessuno piace l&#8217;idea di restare indietro, in un mondo che si muove sempre pi\u00f9 in fretta; a nessuno piace l&#8217;idea di passare per un ottuso aristotelico, quando tutti gli astronomi sono diventati copernicani. Lo storico non fa eccezione alla regola; anzi, egli appartiene ad una categoria d&#8217;intellettuali particolarmente sensibile all&#8217;idea di progresso come valore evidente in se stesso, quasi quanto lo \u00e8 lo scienziato.<\/p>\n<p>E poi, si sa, quando un paradigma vince, avviene esattamente ci\u00f2 che avviene quando uno Stato, o una coalizione di Stati, vince un conflitto militare: tutte le colpe vengono addossate alla parte sconfitta, tutti i meriti vengono rivendicati da quella vittoriosa. Chi si ricorda, ad esempio, che, nella astiosa disputa sulla natura delle comete, portata avanti da Galilei con \u00abIl Saggiatore\u00bb contro la \u00abLibra\u00bb del gesuita Orazio Grassi, era quest&#8217;ultimo ad avere ragione, mentre il campione della scienza moderna aveva torto marcio? Nel mondo della storiografia succede esattamente la stessa cosa. Tutti ricordano, e giustamente, la morte di cinque o sei milioni Ebrei nei lager tedeschi durante la seconda guerra mondiale; ma quanti ricordano la morte per fame di nove milioni di Tedeschi, fra militari e civili, voluta e pianificata dai governi alleati dopo la fine del conflitto, giungendo a proibire la spedizione in Germania dei pacchi della Croce Rossa internazionale e di altre organizzazioni umanitarie?<\/p>\n<p>Ma torniamo a Bettiza e alla Rivoluzione d&#8217;Ottobre.<\/p>\n<p>S\u00ec: l&#8217;homo bolscevicus \u00e8 stato veramente un nuovo tipo antropologico: l&#8217;ultimo, per fortuna, almeno in Occidente, che abbia preteso di portare il Paradiso in Terra agli uomini, volenti o nolenti, con dei metodi che nemmeno lo zarismo pi\u00f9 reazionario avrebbe mai osato immaginare, non che tentare di attuarli.<\/p>\n<p>Se il suo folle progetto ha potuto realizzarsi in un grande Paese come la Russia, e svolgere la funzione di richiamo ideologico per i lavoratori di mezzo mondo, nel corso di oltre mezzo secolo, ci\u00f2 \u00e8 stato reso possibile non dalla forza delle sue idee, ma, al contrario, dalla loro estrema rozzezza e povert\u00e0: un Vangelo per teste desiderose di non pensare, per occhi desiderosi di non vedere, per orecchi desiderosi di non udire; in beve: una grande, collettiva, gigantesca fuga dalla libert\u00e0 (come avrebbe detto Erich Fromm).<\/p>\n<p>E anche perch\u00e9 la societ\u00e0 russa, in quel momento, era talmente esausta e liquefatta, che il potere era a portata di mano di qualunque avventuriero avesse avuto l&#8217;audacia di allungare la mano per afferrarlo; non fu cosa da avventuriero il rientro di Lenin in Russia su di un treno tedesco, con denaro tedesco, per provocare la sconfitta e la resa della sua nazione? Ah, certo, stavamo dimenticando: i &quot;veri&quot; comunisti non hanno nazione, non hanno patria.<\/p>\n<p>Anche il mondo della tarda modernit\u00e0 ha conosciuto un processo di destrutturazione spirituale e di liquefazione dei valori fondanti: solo cos\u00ec si spiega il fascino sinistro, al limite dell&#8217;incantamento, esercitato dal marxismo, gi\u00e0 vistosamente fallimentare in Unione Sovietica, su centinaia di milioni di Cinesi, Indonesiani, Indocinesi, Europei, Africani e Latino-americani; solo cos\u00ec si spiega l&#8217;assurdo mito di Marx, Lenin, Stalin, Mao, visti addirittura come simboli di libert\u00e0 ed emancipazione: proprio loro, i teorici e i realizzatori dei gulag, delle purghe, delle &quot;rivoluzioni culturali&quot; che sono costate milioni di morti, dei genocidi sistematici (come nel caso dei Khmer rossi in Cambogia).<\/p>\n<p>Di quel processo di destrutturazione, la responsabilit\u00e0 maggiore ricade sulla classe borghese, che, da quando ha fatto la sua comparsa in Europa &#8211; nella persona dei mercanti e dei banchieri dei comuni italiani e fiamminghi, nel basso Medioevo &#8211; non ha fatto altro che distruggere il bisogno di trascendenza, proprio dell&#8217;uomo, per sostituirlo con la smania del guadagno, del denaro, delle cose. Lo spirito del capitalismo ha trionfato, ma ha generato, per reazione, orribili mostri; ed altri ne sorgeranno, fino a quando non si torner\u00e0 ad una concezione pi\u00f9 umana dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Una concezione che non veda in lui soltanto l&#8217;animale da preda, il rapace pronto a piombare sull&#8217;altro uomo, su tutti i viventi, sulle risorse della terra, come un nemico e un padrone assoluto (concezione che capitalismo e marxismo condividono in pieno); ma che sappia inserirsi umilmente, armoniosamente, amorevolmente, nella complessa trama del reale, riconoscendo in se stesso l&#8217;autenticit\u00e0 della propria vocazione alla pace e allo splendore dell&#8217;Essere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli Stati, dice Machiavelli ne \u00abIl Principe\u00bb, possono essere essenzialmente di due specie: nuovi o ereditari: quindi, ereditaria fu la Russia imperiale di Nicola II Romanov;<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[102,111,235,269],"class_list":["post-26752","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-benito-mussolini","tag-comunismo","tag-russia","tag-vladimir-ilyich-lenin"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26752","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26752"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26752\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26752"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26752"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26752"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}