{"id":26739,"date":"2016-06-17T03:07:00","date_gmt":"2016-06-17T03:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/17\/inquietante-attualita-duna-leggenda-piemontese-il-camoscio-diavolo\/"},"modified":"2016-06-17T03:07:00","modified_gmt":"2016-06-17T03:07:00","slug":"inquietante-attualita-duna-leggenda-piemontese-il-camoscio-diavolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/17\/inquietante-attualita-duna-leggenda-piemontese-il-camoscio-diavolo\/","title":{"rendered":"Inquietante attualit\u00e0 d\u2019una leggenda piemontese: il camoscio-diavolo"},"content":{"rendered":"<p>Le leggende popolari, si sa, non nascono dalla fantasia, pi\u00f9 o meno sbrigliata, e comunque <em>gratuita<\/em>, di qualche mente individuale: nascono dalla saggezza radicata nella coscienza morale di una comunit\u00e0; dove la parola &quot;comunit\u00e0&quot; va intesa nel senso forte, non come accostamento disordinato di soggetti diversi e reciprocamente indifferenti, ma come gruppo coeso, legato da profonde radici, da valori condivisi e profondamente sentiti, nonch\u00e9 dal senso di un destino collettivo, che il singolo individuo condivide sin dalla nascita.<\/p>\n<p>Ora, se \u00e8 cos\u00ec, ci\u00f2 significa che le leggende popolari contengono un nucleo di verit\u00e0 che scavalca le contingenze storiche, determinate dal tempo e dall&#8217;ambiente, il quale assume le forme di una meditazione, sia pure immediata e intuitiva, e non logico-analitica (ma non per questo irrazionale) sulle verit\u00e0 ultime della vita, del mondo, della condizione umana; e sono, pertanto, delle autentiche miniere di spunti di riflessione e perle di saggezza umili e nascoste, che l&#8217;intellettuale professionista \u00e8 solito guardare dall&#8217;alto in basso, con un certo disdegno, ma solo perch\u00e9 egli ha del tutto obliato le radici comuni con la vita del popolo, nel senso migliore e non demagogico dell&#8217;espressione: un popolo che non va idealizzato e mitizzato, ma neppure ignorato o guardato alla stregua di un puro e semplice bacino di preferenze elettorali, o, in generale, di &quot;utenti&quot; da manipolare e da fingere di ascoltare solo quando si tratta di far promesse demagogiche e irrealizzabili.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una leggenda piemontese, in particolare, che ci ha colpito fin da bambini, allorch\u00e9 la udimmo per la prima volta, e che contiene un nucleo di verit\u00e0 &quot;filosofica&quot; che presenta una straordinaria attualit\u00e0, se letta in chiave di critica alla tendenza faustiana, luciferina, che caratterizza la civilt\u00e0 moderna e che, attualmente, trova nel mito e nell&#8217;abuso della tecnica la sua punta pi\u00f9 avanzata e devastante: \u00e8 la leggenda del camoscio-diavolo, nata forse nel XVIII secolo, che ha per protagonista un famoso cacciatore di Balme (B\u00e0rmes in dialetto franco-provenzale), un borgo posto a oltre 1.400 metri nella Val d&#8217;Ala (la valle centrale delle tre Vali di Lanzo, nelle Alpi Graie), tale Battista Bogiatti, e illustrata in un affresco da lui fatto dipingere sulla facciata della chiesa parrocchiale, dedicata alla Santissima Trinit\u00e0, come ex-voto a San Giorgio, che lo aveva salvato da un pericolo mortale.<\/p>\n<p>Vale la pena di riportarla nella versione datale da una scrittrice oggi ingiustamente dimenticata, Maria Tibaldi Chiesa (che per\u00f2 la colloca, erroneamente, in Val di Stura, facendo forse confusione fra la Valle Stura di Demonte, che \u00e8 situata molto pi\u00f9 a Sud, fra le Alpi Marittime e le Cozie, ed Ala di Stura, di cui Balme era un tempo frazione) e stupendamente illustrata da un grandissimo pittore e disegnatore per l&#8217;infanzia, il padovano Luigi Baldo (in arte Gino Baldo), anch&#8217;egli ormai scordato da una cultura che corre talmente in fretta, da non avere neppure il tempo per ricordare i maestri di ieri e per far tesoro della loro lezione (da: Maria Tibaldi Chiesa, <em>Leggende italiane<\/em>, in: <em>Il Tesoro del ragazzo italiano<\/em>, enciclopedia diretta dal germanista Vincenzo Errante e dallo scrittore Fernando Palazzi, Torino, U.T.E.T., seconda edizione, 1948-1957, vol. VII, pp. 7-8):<\/p>\n<p><em>C&#8217;era una volta in Val di Stura un famoso cacciatore di camosci, certo Battista Bogiatti.<\/em><\/p>\n<p><em>Una sera, scendendo dall&#8217;Alpe di Solero al Pian della Mussa, scorse un magnifico camoscio, a un tiro di schioppo. Ma per l&#8217;appunto quella sera Battista non aveva con s\u00e9 lo schioppo. Figuratevi la sua rabbia! Il camoscio si sofferm\u00f2 un attimo, e sembr\u00f2 guardarlo con aria di scherno e di sfida&#8230; Per il dispetto, il cacciatore gli scagli\u00f2 un sasso&#8230; Ma gi\u00e0 il camoscio, con un balzo agilissimo, era scomparso.<\/em><\/p>\n<p><em>Ricomparve per\u00f2 dinanzi a lui la mattina seguente all&#8217;alba, quando il cacciatore era nuovamente uscito sul sentiero dell&#8217;Alpe Solero, per tentare appunto di rintracciare l&#8217;ambita preda. Stavolta aveva il fucile con s\u00e9: in un baleno lo punt\u00f2 contro l&#8217;animale selvatico e gli spar\u00f2 contro. Ma quello, d&#8217;un balzo, si era spostato su una roccia pi\u00f9 alta, poco lontano.<\/em><\/p>\n<p><em>Furibondo, il cacciatore mand\u00f2 un&#8217;esclamazione di rabbia: aveva tirato in ottime condizioni e non gli era mai capitato di fallire il colpo a quel modo&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Insegu\u00ec&#8217; il camoscio, che lo fissava dal picco dirupato, immobile, con la sua aria di sfida e di scherno. Mir\u00f2 e spar\u00f2 ancora una volta, e ancora una volta l&#8217;animale, agilissimo, gli sfugg\u00ec.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;inseguimento vano dur\u00f2 per ore e ore: il cacciatore s&#8217;era incaponito e a ogni costo aveva giurato a se stesso di uccidere il camoscio.<\/em><\/p>\n<p><em>Vi riusc\u00ec solo verso sera, quando quello si ferm\u00f2 un attimo, sull&#8217;orlo di un ghiacciaio, con sgomento. Battista approfitt\u00f2 del momento propizio e lo stese morto al suolo.<\/em><\/p>\n<p><em>Poi se lo caric\u00f2 sulle spalle e si avvi\u00f2 per tornare a casa. Ma ben presto si accorse che il camoscio pesava terribilmente: pesava in modo strano, inspiegabile, assolutamente inaudito, date le dimensioni dell&#8217;animale.<\/em><\/p>\n<p><em>Al Pian della Mussa il cacciatore, esausto, lo lasci\u00f2 cadere a terra, gridando:<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Pesi come il diavolo!<\/em><\/p>\n<p><em>Prodigio!&#8230; A quelle parole il camoscio si mosse e orn\u00f2 in vita: i suoi occhi si spalancarono, strizzando scintille, le sue corna ricurve fiammeggiarono, e dalle sue fauci spalancate su di una gola di bragia uscirono queste parole:<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Certo che peso come il diavolo! SONO il diavolo! Guardami! Tu mi hai portato fin qui, ma io ora porter\u00f2 te all&#8217;Inferno!<\/em><\/p>\n<p><em>Atterrito, il cacciatore cadde in ginocchio, raccomandandosi al santo cui era devoto, San Giorgio vincitore del drago.<\/em><\/p>\n<p><em>E san Giorgio dovette venirgli in aiuto, perch\u00e9 il camoscio-diavolo spar\u00ec in una nube di fumo dall&#8217;acre odore di zolfo.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec Battista pot\u00e9 tornare a Balme. E col\u00e0 compi\u00e9 il voto che aveva formulato nel cuore mentre pregava: sulla facciata della vetusta chiesa della Trinit\u00e0 fece dipingere un San Giorgio che vince il drago, mentre in lontananza si vede un cacciatore che spara contro un camoscio.<\/em><\/p>\n<p>In questa versione, tuttavia, \u00e8 assente un elemento piuttosto importante per la piena comprensione del significato morale della storia: il fatto che la prima apparizione del misterioso camoscio, quando il cacciatore era disarmato, ebbe luogo di sabato; e che Battista Bogiatti, levandosi all&#8217;alba del giorno dopo per dargli la caccia, violava il terzo Comandamento (<em>Ricordati di santificare le feste<\/em>); tanto pi\u00f9 che, tutto preso dalla smania di uccidere la bestia, che continuava a sfuggirgli, beffandolo, si dimentic\u00f2 del tutto del dovere di partecipare alla santa Messa. Se si aggiunge questo particolare, il senso della leggenda appare chiaro: \u00e8 un apologo sulla dimenticanza di Dio da parte dell&#8217;uomo, allorch\u00e9 questi si mette ad inseguire il miraggio delle cose materiali e di una felicit\u00e0 privata del senso della trascendenza, solo terrena e immanente.<\/p>\n<p>Ogni volta che gli uomini si sono scordati dell&#8217;amore e del timor di Dio; ogni volta che hanno pensato di non aver bisogno dell&#8217;aiuto e della Redenzione di Dio; ogni volta che si sono lasciati prendere dalla febbre di far da s\u00e9, di cercare affannosamente, qui e ora, il compimento della loro sete di felicit\u00e0, di pienezza, di successo, si sono consegnati, pi\u00f9 o meno consapevolmente, nelle mani del loro peggior Nemico: di colui che spia attentamente ogni loro mossa, pronto a sfruttare tali momenti di &quot;distrazione&quot;, per trascinarli sulle sue strade rovinose. L&#8217;Inferno, una parola oggi quasi dimenticata e pressoch\u00e9 impronunciabile perfino dentro la Chiesa, a causa della saccenteria progressista di tanti sedicenti teologi e di tanti indegni vescovi e sacerdoti &#8212; i quali, evidentemente, non sanno leggere il Vangelo, o pretendono d&#8217;interpretarlo ciascuno a suo modo, alla maniera protestante &#8212; \u00e8 questo: il regno del Diavolo, delle cose materiali.<\/p>\n<p>Le cose materiali non sono cattive in se stesse; la vita terrena non \u00e8 un male in se stessa. Le cose sono dei mezzi, e la vita terrena \u00e8, essa stessa, un mezzo, non un fine: tutto qui. Un mezzo per che cosa? Per l&#8217;unico fine vero, il fine di ogni azione, di ogni discorso, di ogni pensiero della vita buona: tornare a Dio e conquistare, con ci\u00f2, la pace dell&#8217;anima e la vita vera, che non \u00e8 quella terrena, ma la vita eterna, cui si accede per la porta stretta dell&#8217;amore, della sofferenza, del sacrificio e del dono di s\u00e9, e &#8212; infine &#8211; della morte fisica.<\/p>\n<p>Il cacciatore di Barme credeva di aver catturato la sua preda e si stava avviando verso casa, fiero di essere riuscito nel suo intento, ma, intanto, dimentico delle cose di Dio; e invece quella preda che portava sulle spalle, per quanto robuste, era tutt&#8217;altro che inerte e inoffensiva: era qualcosa che gi\u00e0 lo aveva catturato e lo teneva in pugno, ancor prima di rivelarsi nella sua vera sembianza, fin da quando, viva, lo aveva sedotto, lo aveva attirato a s\u00e9, lo aveva allontanato dai suoi doveri, e aveva rinfocolato in lui i sentimenti umani, troppo umani, che inquinano la vita dell&#8217;anima e tendono a soffocarla e a spegnerla: l&#8217;ambizione, l&#8217;ira, l&#8217;orgoglio, la vanit\u00e0. Secondo un&#8217;altra versione della leggenda, Battista aveva promesso alla sua fidanzata di portarle le spoglie di quel bellissimo camoscio; in ogni caso, la sua fama di grande cacciatore, e il dispetto di non aver potuto far suo, al primo incontro, il magnifico animale, hanno aperto nel suo cuore la pericolosa braccia della vanit\u00e0, del desiderio di essere ammirato e invidiato dagli altri. Il Diavolo si \u00e8 gi\u00e0 insinuato, non visto n\u00e9 riconosciuto, nell&#8217;anima dell&#8217;uomo, fin da quando, per il dispetto di non avere il fucile con s\u00e9, ha scagliato quel sasso contro il camoscio: un gesto d&#8217;inutile violenza e di scarsa padronanza di s\u00e9, da cui traspare la facilit\u00e0 all&#8217;ira e alla frustrazione. Battista ancora non lo sa, ma egli \u00e8 gi\u00e0 caduto sotto il sinistro fascino del Diavolo, ben prima che questi gli appaia, spaventosamente, nello sguardo infuocato del camoscio resuscitato, annunciandogli che adesso sar\u00e0 lui a portarselo via: quella inconsapevole esclamazione di dispetto, <em>pesi come il Diavolo!<\/em>, \u00e8 pi\u00f9 vera di quel che l&#8217;uomo possa immaginare, ma la sua &quot;cattura&quot; da parte del Maligno risale a ben prima.<\/p>\n<p>Il senso dell&#8217;apologo \u00e8 che gli uomini credono di catturare le cose di cui vanno in cerca, e di cui vorrebbero ornare, come altrettanto trofei, la loro vita, mente invece ne rimangono catturati a loro volta, ne divengono prigionieri, e ci\u00f2 senza rendersene conto, o rendendosene conto quando ormai \u00e8, forse, troppo tardi. La tecnologia non \u00e8 che l&#8217;ultimo idolo, l&#8217;ultimo feticcio eretto dall&#8217;uomo alle proprie voglie, al proprio smodato miraggio di successo e di potenza: la tecnica non \u00e8 certo un male in se stessa &#8212; lo aveva ben notato anche Romano Guardini &#8212; ma lo diventa, e, di fatto, lo \u00e8 gi\u00e0 diventata, se vissuta nella dimenticanza che essa \u00e8 solamente un mezzo, e se finisce per prendere il posto del fine. Il fine dell&#8217;uomo non \u00e8 la tecnica, e neppure ci\u00f2 che la tecnica promette e consente di fare: rendere la vita sempre pi\u00f9 comoda, e le nostre azioni, sia materiali che mentali, sempre pi\u00f9 facili, rapide ed efficienti. L&#8217;uomo moderno si sente gratificato da questa facilit\u00e0; e, inebriato dalla propria intelligenza, dimentica di fare buon uso dei mezzi e li trasforma inconsapevolmente in altrettanti fini. Nella civilt\u00e0 moderna, non \u00e8 la tecnica che sta servendo alla volont\u00e0 e ai bisogni reali dell&#8217;uomo, ma \u00e8 l&#8217;uomo che sta servendo la tecnica, della quale si \u00e8 fatto schiavo. Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto perch\u00e9 egli si \u00e8 lasciato sedurre da una quantit\u00e0 di falsi bisogni, sfornati a ritmo incessante dai poteri economici e finanziari che gestiscono il gran <em>business<\/em> della tecnica: e cos\u00ec, insensibilmente, l&#8217;uomo ha cessato di dirigere il gioco, ed \u00e8 scaduto al rango di una misera pedina. Il gioco si \u00e8 fatto molto pi\u00f9 grande di lui: egli credeva di esserne padrone, e di condurlo a suo piacere nelle direzioni desiderate; invece si sta accorgendo, con un certo raccapriccio &#8212; ma solo nei rari momenti di lucidit\u00e0 &#8212; che qualcosa, una forza inspiegabile e malefica, lo sta trascinando l\u00e0 dove egli non avrebbe voluto andare, l\u00e0 dove si rende conto di non <em>dover<\/em> andare.<\/p>\n<p>Chi o che cosa lo salver\u00e0, prima che il camoscio-diavolo se lo prenda e se lo porti via, cos\u00ec come lui credeva di portarsi via la sua magnifica preda? Anche su questo punto, la bella leggenda piemontese offre una risposta animata dalla virt\u00f9 teologale della Speranza: non \u00e8 mai troppo tardi per rivolgersi a Dio e per chiedere il suo soccorso, nonch\u00e9 quello dei Santi e della Madonna. Certo, quando si \u00e8 spinto il gioco troppo avanti, quando ormai si \u00e8 giunti sull&#8217;orlo del precipizio, vi sono comunque delle conseguenze da scontare: questo \u00e8 inevitabile. Forse la nostra civilt\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 condannata; forse \u00e8 troppo tardi per rimetterla sulla retta via: eppure, non \u00e8 mai troppo tardi per la salvezza dell&#8217;anima&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le leggende popolari, si sa, non nascono dalla fantasia, pi\u00f9 o meno sbrigliata, e comunque gratuita, di qualche mente individuale: nascono dalla saggezza radicata nella coscienza<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-26739","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26739","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26739"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26739\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26739"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26739"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26739"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}