{"id":26737,"date":"2010-12-17T05:17:00","date_gmt":"2010-12-17T05:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/12\/17\/senza-il-legame-con-i-morti-la-nostra-vita-non-e-che-unassurda-corsa-nel-vuoto\/"},"modified":"2010-12-17T05:17:00","modified_gmt":"2010-12-17T05:17:00","slug":"senza-il-legame-con-i-morti-la-nostra-vita-non-e-che-unassurda-corsa-nel-vuoto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/12\/17\/senza-il-legame-con-i-morti-la-nostra-vita-non-e-che-unassurda-corsa-nel-vuoto\/","title":{"rendered":"Senza il legame con i morti la nostra vita non \u00e8 che un\u2019assurda corsa nel vuoto"},"content":{"rendered":"<p>Chi siamo o cosa siamo noi, se viene a cadere il legame che ci tiene uniti ai nostri morti, a coloro che ci hanno preceduto sulle strade della vita?<\/p>\n<p>Non \u00e8 affatto una domanda oziosa o superflua: \u00e8 una domanda centrale; \u00e8 LA domanda, dalla cui risposta tutto il resto dipende.<\/p>\n<p>Tanto per cominciare, l&#8217;espressione &quot;i morti&quot; \u00e8 estremamente impropria e fuorviante: come se noi, che siamo vivi, ci trovassimo nella dimensione &quot;vera&quot; dell&#8217;esistenza, perch\u00e9 attuale, tangibile, dimostrabile; mentre loro, essendo stati vivi un tempo, ma non essendolo pi\u00f9, godessero ora di uno statuto ontologico di serie B rispetto al nostro.<\/p>\n<p>\u00c8 vero, semmai, il contrario.<\/p>\n<p>Chi \u00e8 vivo, lo \u00e8 per una manciata di anni; chi ha gi\u00e0 terminato la propria vita, appartiene all&#8217;eternit\u00e0 &#8211; come vi apparteneva, del resto, prima di nascere, anzi, prima di venir concepito &#8211; e perci\u00f2 \u00e8 lo statuto ontologico dei vivi ad essere friabile, fuggevole, illusorio.<\/p>\n<p>Noi passiamo, loro rimangono: questa \u00e8 la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Noi siamo qui, adesso; ma questo &quot;adesso&quot; si consuma rapidamente; e, quando non ne rester\u00e0 pi\u00f9 nulla, spariremo da questa dimensione, cos\u00ec silenziosamente come vi siamo entrati: inquilini temporanei di un mondo che non \u00e8 nostro, che ci ospita solamente.<\/p>\n<p>Soltanto un materialismo tanto rozzo quanto poco intelligente potrebbe sopravvalutare la nostra condizione rispetto alla loro.<\/p>\n<p>Un poco alla volta, chi prima e chi dopo, tutti scivoliamo in quell&#8217;altra condizione, entrando nel numero di quelli che &quot;furono&quot;: perci\u00f2, mentre questi ultimi crescono senza posa, noi, senza posa, ci andiamo assottigliando.<\/p>\n<p>Finch\u00e9 siamo bambini, finch\u00e9 siamo giovani, vediamo tutto intorno delle persone che se ne andranno ben prima di noi; poi, mano a mano che cresciamo, cominciano ad andarsene anche quelli che erano bambini e ragazzi quando noi eravamo appena nati, o piccolissimi; da ultimo, divenuti anziani, ci guarderemo intorno e vedremo, forse con raccapriccio, che, intorno a noi, non \u00e8 rimasto nessuno di quanti hanno accompagnato la nostra vita, ma sono subentrate solamente facce nuove, persone pi\u00f9 giovani. Anche queste ultime destinate a finire come gli altri, ma un poco pi\u00f9 tardi e, quindi, come se appartenessero ad un altro mondo: saranno ancora vive, infatti, quando noi chiuderemo gli occhi per sempre.<\/p>\n<p>Noi siamo come i fiumi che corrono verso il mare: non possiamo pretendere di essere noi soli la &quot;vera&quot; acqua; il nostro destino, il nostro scopo, la nostra ragion d&#8217;essere sono quelli di raggiungere il mare, a paragone del quale siamo ben piccola cosa.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa che siamo fatti per la morte, se con quest&#8217;ultima espressione si vuole intendere il contrario della vita, la privazione radicale dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>La morte non \u00e8 il contrario della vita, nemmeno sul piano strettamente logico: la morte \u00e8 uno stato dell&#8217;essere, il modo in cui l&#8217;essere si spegne; la vita, invece, \u00e8 un processo. Si tratta di due cose differenti, non di due cose opposte: la morte non \u00e8 la negazione della vita, ma il suo naturale compimento.<\/p>\n<p>La negazione e il contrario della vita, semmai, consistono nella non vita, ossia nel rifiuto dell&#8217;apertura verso la vita, nel &quot;no&quot; al suo incessante rinnovarsi.<\/p>\n<p>La morte, inoltre, non \u00e8 la &quot;nemica&quot; della vita, ma il suo atto conclusivo e disvelatore: grazie ad essa, la vita acquista la pienezza del proprio significato; senza di essa, la vita diventerebbe una assurda, monotona ripetizione, senza scopo e senza significato.<\/p>\n<p>E tuttavia, noi siamo fatti per la vita.<\/p>\n<p>Siamo fatti per la vita, per la gioia, per l&#8217;amore: altrimenti non saremmo qui, non esisteremmo; perch\u00e9 la vita nasce dall&#8217;amore, da un atto di amore.<\/p>\n<p>Si tratta, perci\u00f2, di guardare pi\u00f9 da vicino la misteriosa soglia che chiamiamo &quot;morte&quot;, cosa da cui la cultura moderna si ritrae con un fremito di spavento e che aborrisce con tutta se stessa.<\/p>\n<p>La cultura moderna \u00e8 basata sull&#8217;idea del Progresso, del continuo, incessante andare avanti: non \u00e8 strano che la morte le appaia come lo scacco supremo, perch\u00e9 sembra arrestare la marcia degli uomini verso la &quot;felicit\u00e0&quot;.<\/p>\n<p>La cultura moderna odia la morte, &quot;per fatto personale&quot;, come si usa dire: per essa, la morte \u00e8 la beffa suprema, la negazione di tutto il suo credo.<\/p>\n<p>Non la pensava cos\u00ec il mondo pre-moderno , per il quale la morte non era n\u00e9 una beffa n\u00e9 una negazione, ma una porta spalancata sull&#8217;infinito e, quindi, la via di accesso alla piena realizzazione del nostro vero essere.<\/p>\n<p>Come dice San Francesco nel \u00abCantico delle creature\u00bb:<\/p>\n<p>\u00abLaudato si&#8217; mi Signore, per sora nostra morte corporale,<\/p>\n<p>da la quale nullu homo vivente po&#8217; skappare:<\/p>\n<p>gauai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;<\/p>\n<p>beati quelli ke trovar\u00e0 ne le Tue sanctissime voluntati,<\/p>\n<p>ka la morte secunda no &#8216;l farr\u00e0 male.\u00bb<\/p>\n<p>Dunque, per l&#8217;uomo medievale il problema non \u00e8 la morte, ma lo stato dell&#8217;anima allorch\u00e9 la morte viene; non \u00e8 la morte che deve far paura, ma la prospettiva di essere da lei sorpresi in uno stato di lontananza da Dio, cio\u00e8 dalla sua legge e dal suo progetto nei nostri confronti.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo medievale, come in genere l&#8217;uomo pre-moderno, sapeva perch\u00e9 si vive e sapeva perch\u00e9 si muore: si vive per rispondere alla chiamata divina, per armonizzare la propria volont\u00e0 con quella del Creatore; si muore per entrare nella dimensione del permanente e per ricevere gli effetti delle proprie azioni e delle proprie scelte.<\/p>\n<p>Non vi \u00e8 posto per il caso, ma solo per un disegno armonioso e necessario, cui gli uomini sono chiamati a partecipare in piena libert\u00e0.<\/p>\n<p>In questo senso, per la persona di fede, la morte non \u00e8 la &quot;fine&quot;, ma il &quot;compimento&quot; della vita: e il defunto, lungi dall&#8217;essere divenuto una entit\u00e0 umbratile ed evanescente, \u00e8, propriamente parlando, colui che \u00e8 divenuto &quot;perfetto&quot;, ossia che ha raggiunto il traguardo supremo e lo scopo ultimo per il quale \u00e8 stato chiamato all&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Una grande mistica francese, Marthe Robin, della quale altra volta abbiamo parlato (cfr. il nostro articolo \u00abChe cos&#8217;\u00e8 la natura umana quando viene ridotta all&#8217;essenziale\u00bb, consultabile sul sito di Edicolaweb) soleva dire, di una persona morta (e possiamo immaginare il sorriso dolcissimo con il quale accompagnava le proprie parole), che \u00aballora essa \u00e8 compiuta\u00bb.<\/p>\n<p>Dovremmo smetterla, pertanto, di parlare dei &quot;nostri poveri morti&quot;, come se la loro condizione fosse da compiangere, rispetto alla nostra; come se loro avessero perduto un bene che noi, al contrario, possediamo e teniamo ben stretto fra le mani.<\/p>\n<p>Essi non sono da compiangere o da commiserare; lo siamo noi, semmai, per le miserie e le debolezze che segnano tutto il nostro cammino terreno e che possono ridurre in condizioni pietose, fisicamente o spiritualmente, anche il pi\u00f9 grande dei mortali.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 chiarito, torniamo alla nostra domanda iniziale e proviamo a risponderle: chi siamo o cosa siamo noi, se viene a cadere il legame che ci tiene uniti ai nostri morti, a coloro che ci hanno preceduto sulle strade della vita?<\/p>\n<p>La domanda sorge spontanea davanti allo spettacolo del rifiuto della morte che caratterizza le nostre esistenze e davanti al pregiudizio, cui abbiamo test\u00e9 accennato, che la nostra condizione presente sia invidiabile, mentre sarebbe da compiangere quella dei defunti.<\/p>\n<p>Di tutto ci piace parlare, tranne della morte: a differenza di San Francesco, consideriamo poco educato parlarne troppo apertamente, quasi fosse un argomento di per s\u00e9 biasimevole, se non proprio sconveniente.<\/p>\n<p>L&#8217;atteggiamento delle odierne generazioni verso i defunti \u00e8 un aspetto del loro generale atteggiamento verso il passato e verso la tradizione: un misto di distrazione, di ignoranza e di vera e propria insofferenza.<\/p>\n<p>\u00abIn Africa &#8211; diceva il poeta L\u00e9opold S\u00e9dar Senghor &#8211; non esistono confini, nemmeno tra la vita e la morte\u00bb; e la stessa cosa pu\u00f2 dirsi per tutte le societ\u00e0 tradizionali, nelle quali il legame tra il mondo dei viventi e quello degli antenati \u00e8 talmente forte e vivo, da costituire l&#8217;ossatura fondamentale dell&#8217;intera struttura socioculturale.<\/p>\n<p>Come \u00e8 possibile, infatti, procedere sul cammino della vita, senza sentirsi parte di un processo che parte da lontano; senza sentirsi come i prosecutori dell&#8217;opera di quanti ci precedettero e come coloro i quali, al momento di andarsene, passeranno la fiaccola del domani nelle mani delle nuove generazioni?<\/p>\n<p>La mancanza di memoria \u00e8 anche assenza di gratitudine e, in definitiva, ignoranza del proprio posto nel mondo: perch\u00e9 noi non veniamo dal nulla, cos\u00ec come non stiamo andando verso il nulla, checch\u00e9 ne dicano, con funereo compiacimento, quelli che &#8211; parafrasando Henry de Montherlant &#8211; potremmo chiamare i lugubri cantori del Caos e della Notte.<\/p>\n<p>Noi veniamo dal generoso \u00abs\u00ec\u00bb alla vita dato a suo tempo dai nostri genitori, dai nostri nonni, bisnonni e trisavoli; e andiamo verso il compimento della nostra missione, che consiste nel preparare la via a coloro che ci seguiranno, nel rimuovere le erbacce dal terreno e nel lasciare ad essi in usufrutto un mondo che non sia peggiore, ma, se possibile, migliore di quello che, a nostra volta, abbiamo ricevuto.<\/p>\n<p>Tutto nasce dalla consapevolezza di non essere i padroni e i signori del mondo, ma solamente degli ospiti: e il dovere degli ospiti \u00e8, oltre a quello della riconoscenza verso colui che li ha accolti, nutriti e protetti, quello di lasciare la dimora in condizioni abitabili e accoglienti per altri ospiti, che giungeranno a loro volta.<\/p>\n<p>Siamo parte di un grande fiume cosmico, che va dall&#8217;umile filo d&#8217;erba alla galassia pi\u00f9 lontana, la quale brilla negli spazi celesti a distanze inimmaginabili: tutto \u00e8 in noi e noi siamo in tutto, senza che si possano tracciare dei veri confini tra noi e le cose e nemmeno, come affermava il grande poeta africano, tra la vita e la morte.<\/p>\n<p>Gli amanti lo sanno: non si pu\u00f2 dire dove finisce la loro anima e dove incominci quella dell&#8217;altro; cos\u00ec come, nei momenti dell&#8217;estasi, essi non potrebbero dire dove finisca il corpo dell&#8217;uno e dove incominci quello dell&#8217;altra.<\/p>\n<p>Ebbene, per la grande vita cosmica di cui siamo parte, \u00e8 esattamente la stessa cosa: noi siamo nel filo d&#8217;erba e nella galassia, cos\u00ec come il filo d&#8217;erba e la galassia sono in noi, sono parte di noi, sono tutt&#8217;uno con noi, anima e corpo.<\/p>\n<p>Un soffio divino anima noi, cos\u00ec come pervade il filo d&#8217;erba e la lontana galassia; e quel soffio divino ci affratella a tutto ci\u00f2 che esiste, a tutto ci\u00f2 che \u00e8 esistito in passato e a tutto ci\u00f2 che esister\u00e0 nel futuro.<\/p>\n<p>Del resto, che cos&#8217;\u00e8 il passato, che cos&#8217;\u00e8 il futuro? Non esistono in se stessi, ma soltanto nel difetto della nostra vista: sono un nostro errore di prospettiva.<\/p>\n<p>L&#8217;unico tempo che esiste in s\u00e9 stesso, \u00e8 il presente, perch\u00e9 tutto \u00e8 presente agli occhi dell&#8217;eternit\u00e0: e non vi \u00e8 differenza tra quanti hanno vissuto prima di noi e quanti vivranno dopo.<\/p>\n<p>Siamo un&#8217;unica famiglia e siamo fatti per la vita, non per la morte.<\/p>\n<p>La morte \u00e8 solo un passaggio, non una condizione durevole dell&#8217;essere; \u00e8 una crisi, nel significato greco della parola, ossia un cambiamento.<\/p>\n<p>Verso che cosa avverr\u00e0 tale cambiamento, ci\u00f2 dipende &#8211; appunto &#8211; dal modo in cui si \u00e8 vissuti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi siamo o cosa siamo noi, se viene a cadere il legame che ci tiene uniti ai nostri morti, a coloro che ci hanno preceduto sulle<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-26737","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26737","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26737"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26737\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26737"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26737"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26737"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}