{"id":26735,"date":"2008-06-11T01:36:00","date_gmt":"2008-06-11T01:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/06\/11\/critica-e-trasformazione-della-vita-quotidiana-nei-possibili-di-henri-lefebvre\/"},"modified":"2008-06-11T01:36:00","modified_gmt":"2008-06-11T01:36:00","slug":"critica-e-trasformazione-della-vita-quotidiana-nei-possibili-di-henri-lefebvre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/06\/11\/critica-e-trasformazione-della-vita-quotidiana-nei-possibili-di-henri-lefebvre\/","title":{"rendered":"Critica e trasformazione della vita quotidiana nei \u00abpossibili\u00bb di Henri Lefebvre"},"content":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 interessante come pensatore e pi\u00f9 significativo per una critica dei miti borghesi dello sviluppo e del progresso \u00e8, rispetto a Louis Althusser di cui ci siamo recentemente occupati (cfr. F. Lamendola, <em>L&#8217;ideologia, per Luois Althusser, interpella gli individui in quanto soggetti<\/em>, consultabile sul sito di Arianna Editrice) \u00e8, a nostro parere, Henri Lefebvre, straordinario esploratore delle deviazioni, e dei possibili rimedi, delle forme della vita quotidiana.<\/p>\n<p>Nato a Hegetmau, in Guascogna, nel 1901 e morto a Pau, nei Pirenei, nel 1991, Lefebvre aveva aderito al Partito Comunista francese nel 1928, dopo aver subito, da giovane, il fascino dell&#8217;anarchismo, ancora relativamente forte nella Francia meridionale; e dopo aver intrattenuto profucui e intensi rapporti con alcuni esponenti del movimento surrealista. La sua militanza nelle file comuniste era durata quasi un trentennio, concludendosi nel 1956, allorch\u00e9 venne espulso per aver protestato contro l&#8217;invasione sovietica dell&#8217;Ungheria.<\/p>\n<p>Fu una vicenda, quella della sua espulsione, penosa e, per alcuni aspetti, anche paradossale. In realt\u00e0, gi\u00e0 da qualche tempo Lefebvre, che aveva particolarmente messo in rilievo il ruolo dell&#8217;alienazione nei <em>Manoscritti<\/em> marxiani, era sospettato di tendenze revisionistiche dai vertici del Partito. La vicenda ungherese fu l&#8217;occasione per un chiarimento definitivo: ma \u00e8 alquanto significativo il fatto che proprio Roger Garaudy, uno dei suoi massimi accusatori e dei pi\u00f9 convinti sostenitori dell&#8217;adesione incondizionata al materialismo dialettico, cos\u00ec come era interpretato dai filosofi del PCUS (e del PCF), dopo il XX Congresso del PCUS &#8211; in cui Krusciov denuncer\u00e0 i crimini dello stalinismo &#8211; si sarebbe fatto interprete dell&#8217;esigenza di un profondo rinnovamento del marxismo, a partire da libri come <em>Dio \u00e8 morto<\/em>, del 1962, e <em>Karl Marx<\/em>, del 1965. Ma tutto questo \u00e8 accaduto pi\u00f9 volte, nella storia dei vari &quot;revisionismi&quot; del marxismo: ogni volta i primi sono stato &quot;scomunicati&quot; dai successivi, e cos\u00ec di seguito.<\/p>\n<p>Tra le opere pi\u00f9 significative di Henri Lefebvre ricordiamo: <em>La coscienza mistificata<\/em> (1936); <em>Il materialismo dialettico<\/em> (1939); <em>L&#8217;esistenzialismo<\/em> (1946); <em>Logica formale e logica dialettica<\/em> (1947), primo volume di un&#8217;esegesi completa del pensiero di Marx; <em>Critica della vita quotidiana<\/em> (1947); <em>Il marxismo<\/em> (1948); <em>Contributo all&#8217;estetica<\/em> (1953); <em>Problemi attuali del marxismo<\/em> (1958); <em>La somma e il resto<\/em> (1959); <em>Il diritto alla citt\u00e0<\/em> (1968); <em>La sociologia di Marx<\/em> (1969); <em>La fine della storia<\/em> (1970).<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che i suoi studi sugli scritti economico-filosofici di Marx, che lo portarono ad interpretare il pensiero di questi rivalutandone quelle componenti giovanili &#8211; e, dunque, in una direzione diametralmente opposta a quella di Althusser, che, come abbiamo visto, parlava di una netta frattura fra il &quot;primo&quot; Marx, ancora ideologico, ed il secondo, ormai decisamente scientifico &#8211; , egli merita di essere ricordato per la sua proposta di una antropologia alternativa. Essa avrebbe dovuto fare leva su un aspetto della societ\u00e0 che era stato piuttosto trascurato &#8211; e non solo nell&#8217;ambito della cultura marxista -, ossia le forme della vita quotidiana. Secondo Henri Lefebvre, \u00e8 l\u00ec che si giocher\u00e0 la partita decisiva fra la vecchia societ\u00e0 e la nuova, quella socialista. In regime capitalista, la vita quotidiana svolge la sola funzione di riprodurre i meccanismi del dominio della classe borghese, inaridendosi e privandosi delle sue infinite potenzialit\u00e0 creative e libertarie.<\/p>\n<p>Fino a questo momento, la classe dominante ha potuto improntare di s\u00e9 le forme della vita collettiva servendosi di una potente alleata: l&#8217;abitudine, caratterizzata da una temporalit\u00e0 inautentica, perch\u00e9 astorica (da un punto di vista marxista: da un altro punto di vista, ad es. religioso, la dimensione astorica \u00e8 quella del sacro e, quindi, non sono non \u00e8 inautentica, ma \u00e8 la sola veramente autentica, di l\u00e0 dall&#8217;effimera mutevolezza del mondo). Come \u00e8 magistralmente esposto in alcune pagine della <em>critica della vita quotidiana<\/em>, ad es. nel capitolo quinto, intitolato <em>Note scritte una domenica nella campagna francese<\/em> &#8211; che, sia detto per inciso, mostrano in Henri Lefebvre anche delle doti di scrittura non indifferenti -, le convenzioni e le menzogne del potere finiscono per alimentare e per sedimentare una sorta di opaco deposito chiamato quotidianit\u00e0, che soffoca e inibisce le potenzialit\u00e0 inventive degli individui e delle comunit\u00e0, i quali cercano invano di trovare la via per affermare in maniera autonoma le loro esigenze.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 nasce l&#8217;interesse di Lefebvre per i problemi dell&#8217;estetica che, anche alla luce della sua frequentazione degli ambienti surrealisti, evidenzia la ricerca di un punto d&#8217;appoggio per scardinare le vuote consuetudini e la grigia abitudinariet\u00e0 della vita quotidiana, cos\u00ec come si \u00e8 cristallizzata in regime borghese, per manifestare liberamente e gioiosamente la carica liberatrice che cova nel profondo degli esseri umani. L&#8217;arte, dunque, non interessa tanto a Lefebvre in quanto manifestazione autonoma della vita sociale o della creativit\u00e0 individuale, ma in quanto strumento privilegiato per una possibile liberazione dell&#8217;uomo, a partire dalla denuncia della sua condizione di alienazione e di rassegnazione.<\/p>\n<p>Coerentemente con questa impostazione, Lefebvre, negli ultimi anni della sua vita, davanti alla rapida trasformazione e degradazione del paesaggio naturale da parte della civilt\u00e0 della tecnica, si \u00e8 particolarmente interessato ai problemi urbanistici e del territorio. Da buon provinciale che conosce a fondo la vita di provincia (quel Sud occitanico del <em>Tartarino<\/em> di Daudet e della <em>Mirella<\/em> di Mistral), egli non crede che la riscossa all&#8217;alienazione della vita quotidiana e alla brutale manomissione del paesaggio possa venire dalla campagna, bens\u00ec dalla citt\u00e0, vista come la fucina dei processi rivoluzionari e come il centro propulsore sia della contestazione delle forme arretrate e inautentiche, sia della elaborazione di forme nuove e vitali.<\/p>\n<p>Scrive Lefebvre in <em>Critica della vita quotidiana<\/em> (titolo originale: <em>Critique de la vie quotidienne<\/em>; L&#8217;Arche Editeur, Paris, 1958, traduzione italiana di Vincenzo Bonazza, Dedalo Libri, Bari, 1977, 2 voll.; vol. 1, p. 262):<\/p>\n<p><em>&#8230;Sappiamo (&#8230;) che il marxismo vuole trasformare il \u00abmondo\u00bb (non pi\u00f9 interpretarlo).per\u00f2 bisogna ben comprendere questa parola, il \u00abmondo\u00bb. Non si tratta soltanto d&#8217;intensificare la produzione, di coltivare nuovi terreni, d&#8217;industrializzare l&#8217;agricoltura, di costruire fabbriche giganti, di cambiare lo Stato e poi di finirla con questi \u00abmostri freddi tra i mostri freddi\u00bb. Questi sono dei mezzi.<\/em><\/p>\n<p><em>Qual \u00e8 il fine? \u00c8 la trasformazione della vita sin nel dettaglio, sin nella quotidianit\u00e0. Il mondo \u00e8 l&#8217;avvenire dell&#8217;uomo perch\u00e9 l&#8217;uomo \u00e8 il creatore di questo \u00abmondo\u00bb. Ed il problema non \u00e8 soltanto di cambiare l&#8217;idea dell&#8217;uomo, di fondare e di porre al vertice della cultura l&#8217;idea dell&#8217;uomo<\/em> totale<em>, natura e coscienza, istinto e lucidit\u00e0, potenza sulle cose e sui suoi propri prodotti. Il problema non \u00e8 solo quello di raggiungere l&#8217;unit\u00e0 dialettica delle conoscenze, di riunire in un insieme dialettico ordinato e razionale i risultati di tutte le scienze. Non \u00e8 soltanto di formare un nuovo tipo d&#8217;uomini o di stabilire nuovi rapporti generali tra gli uomini.<\/em><\/p>\n<p><em>Questi non sono ancora che dei mezzi. Il fine, lo scopo, \u00e8 di fare intervenire il pensiero, la potenza dell&#8217;uomo, la partecipazione a questa potenza e la coscienza di questa potenza, nell&#8217;umile dettaglio della vita. Lo scopo, pi\u00f9 ambizioso, pi\u00f9 difficile, pi\u00f9 lontano che i mezzi, \u00e8 quello di cambiare la vita, di ricreare lucidamente la vita quotidiana.<\/em><\/p>\n<p><em>La critica della vita quotidiana, facendo apparire il suo duplice aspetto, negativo e positivo, contribuir\u00e0 a porre e a risolvere il problema della vita. La cultura e la coscienza umane<\/em> integrano <em>tutte le acquisizioni della storia di tutti i momenti superati. Per contro la religione<\/em> accumula <em>tutte le impotenze dell&#8217;uomo. Contiene una critica della vita: una critica reazionaria e distruttiva. Il marxismo, coscienza dell&#8217;uomo nuovo e nuova coscienza del mondo, arreca una critica efficace, costruttiva della vita. Ed esso soltanto!&#8230;<\/em><\/p>\n<p>A parte la dichiarazione di fede soteriologica nelle esclusive propriet\u00e0 rigeneratrici del marxismo, qui vissuto pi\u00f9 con trasporto religioso che con attitudine di critica speculativa (cfr. il nostro precedente saggio, <em>Il marxismo e il suo esito fallimentare: quale la sua eredit\u00e0 nell&#8217;epoca della tecnologia?<\/em>, sul sito dell&#8217;Associazione Eco-Filosofica), emerge qui un dato interessante. Per Lefebvre, la religione &#8211; e, segnatamente, la religione cristiana &#8211; effettua una critica distruttiva della vita, accumulando le umane impotenze e sedimentandole in un deposito di rassegnazione, fatalismo e rinuncia. Compito di una critica costruttiva della vita, al contrario, \u00e8 quella di \u00abintegrare tutte le acquisizioni della storia di tutti i momenti superati\u00bb, secondo il metodo dialettico marxista (ed hegeliano): tesi pi\u00f9 antitesi, uguale sintesi.<\/p>\n<p>Lefebvre ne trae la conclusione che il marxismo &#8211; ed esso soltanto &#8211; \u00e8 in condizioni di condurre una simile critica costruttiva della vita, perch\u00e9 \u00e8 rivolto in avanti e guarda al futuro, ma con i piedi ben piantati sulla terra, nel qui-e-ora. Mentre le concezioni spiritualistiche voltano le spalle alla storia umana e, mentre sono prive di ogni illusine circa la capacit\u00e0 dell&#8217;uomo di prendere in mano la direzione della propria storia, producono alienazione additando un altrove impossibile e inesistente, immagine speculare di questo mondo terreno ridotto a &quot;valle di lacrime&quot; e luogo dell&#8217;umana impotenza e sofferenza.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 negare che tale critica dell&#8217;atteggiamento religioso abbia un qualche fondamento nella maniera pessimistica in cui esso, talvolta, si pone davanti alle sfide della societ\u00e0 e della storia; e, pi\u00f9 ancora, in una compromissione della cultura religiosa con le politiche grettamente egoistiche delle classi, volta a volta, dominanti. Ma \u00e8 altrettanto vero che queste accuse fanno uno strano effetto, in bocca a una ideologia che rivendicava a s\u00e9 il monopolio della emancipazione del genere umano, e che nel breve volgere di alcuni decenni ha cos\u00ec clamorosamente tradito la propria &quot;missione&quot;, lasciandosi alle spalle immense miserie e rovine materiali e spirituali.<\/p>\n<p>Tuttavia, quando Lefebvre scriveva le sue opere, la cultura marxista era ancora in ascesa in tutto l&#8217;Occidente; il suo potere di fascinazione delle masse era rimasto quasi intatto, nonostante alcuni sinistri scricchiolii; e la costruzione di una societ\u00e0 mondiale interamente rinnovata, libera dallo sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo, sembrava un sogno non solamente realizzabile, ma ormai quasi a portata di mano&#8230;<\/p>\n<p>Eccoci arrivati, dunque, nel luogo pi\u00f9 suggestivo del pensiero di filosofi come Lefebvre: ovvero il mondo dei &quot;possibili&quot;, delle forme inespresse che stanno per venire prepotentemente alla luce, dell&#8217;utopia che sta per tradursi in realt\u00e0.<\/p>\n<p>Scrive, sempre in <em>Critica della vita quotidiana<\/em> (ed. cit., pp. 263-67; 268-69), Henri Lefebvre, nel capitolo successivo a quello test\u00e9 citato:<\/p>\n<p><em>La vita quotidiana sarebbe per sempre immutabile sotto il sole che illumina un mondo sempre nuovo, immutabile nella noia, il grigiore, la ripetizione degli stessi gesti? Molti tra coloro che disperano dell&#8217;umano e s&#8217;inteneriscono ipocritamente di quei \u00abgesti eterni\u00bb dei contadini, delle madri, delle casalinghe, lo credono&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>La vita quotidiana non \u00e8 immutabile; pu\u00f2 degenerare, dunque cambia. E i soli veri cambiamenti umani profondi sono quelli che mordono su questa sostanza e vi si inscrivono. Il decadimento \u00e8 molto facile mostrarlo con un esempio privilegiato e semplice, la vita delle campagne, poich\u00e9 le tracce di un&#8217;\u00abaltra vita\u00bb, quella della comunit\u00e0, persistono molto pi\u00f9 numerose e in modo molto pi\u00f9 sensibile che altrove. Non ci rimane, nel seguito di questi studio, che descrivere lo scadimento della vita quotidiana nelle citt\u00e0 industriali, nell&#8217;attivit\u00e0 quotidiana cosiddetta &quot;moderna&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma qui un altro avvenimento viene a complicare l&#8217;esame. Contemporaneamente ad uno scadimento spinto sino alle estreme conseguenze, appaiono pi\u00f9 sensibilmente e pi\u00f9 immediatamente che altrove<\/em> le possibilit\u00e0. <em>La vita umana pu\u00f2 degenerare e pu\u00f2 progredire. Sinora ha seguito questo duplice movimento: scadimento da un lato e per un certo verso, progresso in un altro senso.<\/em><\/p>\n<p><em>La vita \u00e8 &quot;migliorata&quot; e non si pu\u00f2 dare interamente torto a quegli ottimisti che pretendono ostinatamente che il genere umano, favorito da non si sa quale Provvidenza teologica o metafisica, proceda con passo tranquillo, in truppa ben ordinata, su una strada tracciata a priori, dalla barbarie alla civilt\u00e0. Non hanno interamente torto; e la teoria della &quot;decadenza&quot; che si oppone all&#8217;ottimismo dei partigiani del progresso \u00e8 anch&#8217;essa metafisica, e molto sospetta; l&#8217;idea astratta della &quot;decadenza&quot; in generale dissimula una decadenza precisa, attuale, ma momentanea: quella della borghesia.<\/em><\/p>\n<p><em>Tuttavia, l&#8217;idea ottimista di &quot;progresso&quot; manca di flessibilit\u00e0, di comprensione dialettica, non coglie i differenti aspetti del divenire umano. Il progresso ha comportato<\/em> sino adesso<em>, ha recato con s\u00e9, alcuni elementi di regressione. Spontaneo, oggettivo, come un processo della natura, questo &quot;progresso&quot; non \u00e8 stato diretto da una Ragione. Il pensiero non l&#8217;ha che tardivamente compreso, ed \u00e8 solo adesso che la ragione efficiente si sforza di penetrarlo attivamente, di comprenderne le leggi e di trasformarlo in un progresso razionale e senza contropartita negativa. La vita umana ha progredito: progresso materiale, progresso &quot;morale&quot;, ma questa non \u00e8 che una parte della verit\u00e0. La spoliazione, l&#8217;alienazione della vita ne \u00e8 l&#8217;altro aspetto.<\/em><\/p>\n<p><em>Contro gli ingenui teorici del progresso continuo e completo, bisogna mostrare lo scadimento della vita quotidiana dalla antica comunit\u00e0 in poi, e la crescente alienazione dell&#8217;uomo. Contro gli spregiatori del presente, contro i teorici del \u00abbuon tempo antico\u00bb, gli idillici e i robinsoniani, bisogna fermamente mostrare il progresso compiuto: in conoscenza e in coscienza, in potenza sulla natura. Bisogna soprattutto mostrare l&#8217;ampiezza, la magnificenza delle<\/em> possibilit\u00e0 <em>che s&#8217;aprono davanti all&#8217;uomo; e che sono cos\u00ec realmente possibili, cos\u00ec prossime, cos\u00ec razionalmente realizzabili (una volta distrutti gli ostacoli<\/em> politici<em>) che questa prossimit\u00e0 del possibile pu\u00f2 passare per<\/em> uno dei significati <em>(penosamente e terribilmente inconscio) della famosa \u00abinquietudine moderna\u00bb, dell&#8217;angoscia davanti all&#8217;\u00abesistenza\u00bb, quale essa \u00e8 ancora!&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Dei fatti molto semplici, molto banali, mostrano come si \u00e8 operato il &quot;progresso&quot; economico e tecnico. Un&#8217;industria di livello mondiale che si proponeva di allargare il mercato e di mandare a picco l&#8217;industria rivale, qualche ano fa, fece distribuire gratuitamente ai contadini cinesi delle lampade a petrolio. I concorrenti, meno \u00abgenerosi\u00bb o meno avvertiti, vendevano le lampade. Ed ora, in qualche milione di miserabili case cinesi, la luce artificiale (progresso immenso) rischiara il suolo fangoso e i putridi codini, dal momento che i contadini, che non potevano comprare le lampade, possono comprare il petrolio&#8230;Il &quot;progresso&quot; apportato dal capitalismo, come pure la sua \u00abgenerosit\u00e0\u00bb, non \u00e8 che un mezzo per un fine: il profitto.<\/em><\/p>\n<p><em>Senza andare a cercare cos\u00ec lontano gli esempi: in Francia nei Pirenei, a qualche passo dalle dighe e dalle potenti centrali ultramoderne, numerosi casolari, migliaia di casolari dove i contadini conducono una vita quasi altrettanto &quot;primitiva&quot; dei cinesi, non hanno ancora la luce elettrica. Altrove, un po&#8217; dappertutto, nelle campagne come nelle citt\u00e0 la luce elettrica rischiara il gesso lebbroso dei tuguri o i sordidi muri delle catapecchie (vi sono ancora nella stessa Parigi, case e appartamenti senza illuminazione moderna).<\/em><\/p>\n<p><em>Questi fatti senza alcun interesse letterario, banali, presi d&#8217;altronde tra le centinaia di fatti allo stesso modo significativi, mostrano come il &quot;progresso&quot;, sino ad oggi, s&#8217;insinua nelle realt\u00e0 sociali esistenti, modificandole tanto poco quanto \u00e8 possibile, e seguendo le strette necessit\u00e0 del rendimento capitalistico. Ci\u00f2 che interessa p che gli esseri umani \u00abrendano\u00bb, e non che la loro vita sia cambiata. Il capitalismo rispetta, fino a quanto \u00e8 possibile, i contorni e le forme preesistenti. \u00c8 di malavoglia, per cos\u00ec dire, che vi apporta un cambiamento. La critica del capitalismo, in quanto \u00abmodo di produzione\u00bbcontraddittorio, agonizzante a causa delle sue contraddizioni, si rafforza con una critica del capitalismo come distributore della ricchezza e del &quot;progresso&quot; che ha prodotti.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec abbiamo sotto gli occhi, ad ogni istante, questo fatto banale, e per ci\u00f2 stesso inavvertito, che invece in avvenire sar\u00e0 considerato come un tratto caratteristico e scandaloso della nostra epoca, quella della borghesia decadente:<\/em> il ritardo della vita sulle sue possibilit\u00e0 <em>,la sua arretratezza.. Ritardo incredibile, distanza che aumenta incessantemente, adesso stesso, e che corrisponde allo scarto crescente tra il sapere del fisico contemporaneo e quello dell&#8217;uomo \u00abmedio\u00bb, ovvero allo scarto tra il sapere del sociologo marxista e quello del politico borghese. Una volta segnalato, quel contrasto diviene schiacciante, cieco; lo si ritrova dappertutto; meraviglia, scoppia da tutte le parti.<\/em><\/p>\n<p><em>Paragonate una casa \u00abmedia\u00bb, in una delle nostre citt\u00e0, non a un palazzo pomposo e derisorio o a una delle abitazioni cos\u00ec spesso ridicole della borghesia, ma a una installazione industriale \u00abmoderna\u00bb, a una centrale elettrica, per esempio. Qui, la tecnica minuziosit\u00e0, la luminosit\u00e0, la pulizia splendente; una potenza ordinata, condensata in apparecchiature dai contorni definiti. Queste macchine sono talmente stupefacenti di forza dissimulata nella loro apparente immobilit\u00e0, che pi\u00f9 di uno scrittore ha tentato di risuscitare al loro proposito il sentimento del sacro, dello spavento davanti a tanti feticci &quot;potenti&quot; e immobili. Per contro, qui, in questa casa dove si svolge la vita quotidiana della brava gente \u00abmedia\u00bb, la meschinit\u00e0, la disorganizzazione, angoli e recessi polverosi, mobili pretenziosi e meschini,<\/em> bric-\u00e0-brac <em>piccolo borghese; l&#8217;inutile assurdo e nello stesso tempo la mancanza dell&#8217;utile e il culto dell&#8217;utile: stanze oscure, piumini, scope, tappeti che si scuotono dalla finestra&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>E che dire delle abitazioni operaie e delle case dei contadini dove il liquame della stalla imputridisce davanti alla porta! La potenza conquistata con la tecnica e il pensiero resta al di fuori della vita, al di sopra, lontano. E tra coloro che sono chiamati in questione, pochissimi sanno vedere questi fatti banali, cercarne la ragione e le conseguenze.<\/em><\/p>\n<p><em>Paragonate una strada qualsiasi, coi suoi negozi, le sue file di finestre cos\u00ec tristi quanto le tombe d&#8217;un cimitero, ad un qualsiasi monumento, espressione di potenza e d&#8217;orgoglio&#8230; (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La potenza e la ricchezza fondano ogni grandezza, ogni splendore. Su di esse si fonda la bellezza. \u00c8 per questo che il ribelle, l&#8217;anarchico che protesta contro tutta la storia e contro tutte le opere dei secoli trascorsi non vedendovi altro che l&#8217;arte e la minaccia del dominio, ha torto. Non coglie la grandezza che traspare dalle sue forme alienate. Il ribelle va solo in fondo alla sua coscienza &quot;privata&quot;, che erge contro tutto l&#8217;umano, confondendo gli oppressori e le masse oppresse che furono la base e il senso della storia e delle opere passate. Castelli, palazzi, cattedrali, fortezze dicono a modo la grandezza e la forza del popolo che li ha costruiti e contro il quale furono costruiti. Questa grandezza reale traspare attraverso la grandezza illusoria dei Signori e conferisce a quelle &quot;opere&quot; una bellezza durevole. Solo la borghesia non ha dato alle sue costruzioni che un senso troppo chiaro, troppo povero, troppo privato di realt\u00e0: la ricchezza astratta, il dominio brutale; ed \u00e8 perci\u00f2 che ha prodotto la laidezza e la volgarit\u00e0 perfette. Lo spregiatore del passato, quasi sempre spregiatore del presente e del possibile, non comprende questa dialettica dell&#8217;arte, questo duplice carattere delle opere e della storia. Non la presentisce neanche. L&#8217;anarchico, individualista chiuso nella coscienza \u00abprivata\u00bb, essa stessa prodotto dell&#8217;epoca borghese, ergendosi contro la stupidit\u00e0 e l&#8217;oppressione borghesi, cessa di comprendere la potenza umana e la comunit\u00e0, fondamento di quella potenza. Le forme storiche di questa comunit\u00e0, dal villaggio alla nazione, gli sfuggono. Non \u00e8, non vuole essere che un atomo umano (nel senso scientificamente invecchiato quando questa parola &quot;atomo&quot; designava una realt\u00e0 ultima e isolabile). Giunge sino in fondo all&#8217;alienazione e fa il gioco della borghesia. Quest&#8217;anarchismo, larvale o cosciente, \u00e8 molto diffuso. Una certa rivolta, una certa critica della vita, implica e provoca l&#8217;accettazione di questa vita<\/em> come la sola possibile. <em>Questa attitudine viete di conseguenza la comprensione del<\/em> possibile umano.<\/p>\n<p>Ci piacerebbe ora, brevemente, mettere in luce quello che &#8211; a nostro parere &#8211; \u00e8 ancora vivo e quello che, invece, \u00e8 morto nella critica di Lefebvre della vita quotidiana, e particolarmente nella riflessione sui \u00abpossibili\u00bb che vengono sacrificati, a tutti i livelli &#8211; compreso quello estetico e creativo &#8211; dal modo di produzione capitalistico e dalla sua specifica ideologia, quella borghese fondata sull&#8217;utile, sul profitto.<\/p>\n<p>\u00c8 viva, anzitutto, la critica allo spreco di risorse, materiali e spirituali, che \u00e8 propria dell&#8217;economia capitalista. In questo senso, Lefebvre ha visto giusto &#8211; e il suo discorso \u00e8 estremamente attuale &#8211; quando ha parlato della sconcertante <em>arretratezza<\/em> che caratterizza l&#8217;impiego dei beni e dei servizi nella societ\u00e0 borghese. Non solo: egli centra perfettamente il bersaglio anche quando mette in evidenza il contrasto stridente e intollerabile che esiste fra la razionalit\u00e0, la perfezione, l&#8217;opulenza dei macchinarti destinati a realizzare il profitto, da una parte, e il disordine, la miseria, lo squallore dei luoghi effettivi della vita quotidiana, delle abitazioni ove trascorre l&#8217;esistenza reale degli individui, dall&#8217;altra.<\/p>\n<p>Centra il bersaglio, ovviamente, anche quando sottolinea il gretto utilitarismo del modo di produzione capitalistico e contesta la sua \u00abvocazione\u00bb al progresso, osservando giustamente che il capitalismo tende a conservare, fin dove gli \u00e8 possibile, le forme di vita preesistenti, e si adatta di malavoglia, e solo per necessit\u00e0 di realizzare e aumentare il profitto, a quegli elementi di novit\u00e0 che si rivelano assolutamente indispensabili alla sua logica interna. Implicitamente, questa \u00e8 anche una critica dell&#8217;ipocrisia che \u00e8 tipica della societ\u00e0 capitalista, poich\u00e9 la classe dominante &#8211; la borghesia &#8211; a parole si dice favorevole al progresso in ogni sua forma, mentre, nei fatti, \u00e8 disposta a venire a patti con ogni arcaismo e perfino ad imprimere una regressione delle forme di vita, purch\u00e9 ci\u00f2 rientri nei suoi meschini e limitati interessi.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 bisogno di ricordare, ad esempio, che le nazioni occidentali moderne abolirono la tratta dei negri, Gran Bretagna in testa, solo dopo che gli sviluppi della Rivoluzione industriale avevano reso pi\u00f9 conveniente puntare sullo sfruttamento di un proletariato di fabbrica, giuridicamente libero, piuttosto che su una massa di schiavi al lavoro nelle piantagioni di cotone, di caff\u00e8 e di canna da zucchero?<\/p>\n<p>Infine, ci sembra che la critica di Lefebvre sia pertinente, l\u00e0 dove si appunta contro \u00abgli ingenui teorici del progresso continuo e completo\u00bb, tanto da anticipare, sia pure incidentalmente, taluni aspetti della odierna critica alle filosofie dello sviluppo e della crescita illimitata, che distruggono irrimediabilmente gli equilibri fisici del pianeta e non realizzano affatto un miglioramento della qualit\u00e0 della vita, neppure nelle societ\u00e0 opulente e privilegiate.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, passiamo agli aspetti dell&#8217;analisi lefebvriana che destano elementi di perplessit\u00e0 o che ci trovano, francamente, discordi.<\/p>\n<p>Punto primo: non \u00e8 vero che &quot;il dominio sulla natura&quot; (usiamo la sua espressione) sia un bene in s\u00e9, e che basti dirigere il &quot;progresso&quot; in un senso favorevole alla vita quotidiana, invece che al vantaggio di una minoranza d&#8217;individui, per rimettere le cose a posto. La tecnica non \u00e8 uno strumento &quot;neutro&quot;, e una filosofia dello sviluppo di segno socialista non \u00e8 intrinsecamente migliore di una filosofia dello sviluppo di segno borghese. Abbiamo visto anche troppo bene quali disastri e quali forme di distruzione e di alienazione abbia prodotto la filosofia dello sviluppo e della tecnica indiscriminata nei sistemi politici ispirati al marxismo, che, secondo Lefebvre, \u00e8 l&#8217;unica forza capace di portare una critica efficace e costruttiva delle storture sociali e dell&#8217;effetto di alienazione che esse producono sulle comunit\u00e0 e sugli individui (cfr., ad esempio, il nostro precedente articolo: <em>Come si uccide un mare interno in nome dello sviluppismo<\/em>, dedicato alla catastrofe ecologica del Lago d&#8217;Aral, sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Punto secondo: il \u00abritardo della vita rispetto alle sue possibilit\u00e0\u00bb \u00e8 certamente un effetto del modello economico capitalistico, ma non \u00e8 solo questo. Si tratta di un problema filosofico ed esistenziale molto pi\u00f9 sfumato e complesso di quanto Lefebvre non mostri di credere. Magari bastasse eliminare i cattivi capitalisti per vedere la vita espandersi in tutto il suo splendore, la sua ricchezza e le sue possibilit\u00e0 pi\u00f9 elevate. La concezione del Nostro \u00e8 fondata su un ingenuo ottimismo antropologico, secondo il quale basterebbe eliminare un modo di produzione egoistico e irrazionale per vedere, automaticamente, liberate le migliori potenzialit\u00e0 umane.<\/p>\n<p>Gli sfugge completamente che quel \u00abritardo della vita\u00bb rispetto a se stessa rimanda alla condizione ontologica dell&#8217;essere umano, indipendentemente dalle sue modalit\u00e0 di organizzazione produttiva e dal sistema economico o politico nel quale si trova a vivere. Essa ha a che fare con una lacerazione, con uno scarto di potenziale che appartiene alla natura umana e che, al tempo stesso, fonda la necessit\u00e0 della trascendenza, perch\u00e9 solo proiettandosi oltre se stesso, l&#8217;essere umano pu\u00f2 sperare di essere reintegrato nella sua pienezza ontologica. Ma, per fare ci\u00f2, egli deve riconoscere il proprio limite, la propria piccolezza, il proprio stato di indigenza &#8211; non in senso materiale, ma spirituale: tutte cose che Lefebvre, come qualunque pensatore marxista, bolla come forme evidenti della alienazione metafisica.<\/p>\n<p>Punto terzo (e qui ci fermiamo, anche se vi sarebbero tante altre cose da dire). \u00c8 vero che la borghesia, come classe dominante, si segnala, nel corso della storia, per il carattere pi\u00f9 smaccatamente squallido e volgare delle forme dell&#8217;esistenza da essa create, rispetto alle forme elaborate dalle classi dominanti di altre epoche &#8211; ad es., le ville, i giardini, le chiese, le opere d&#8217;arte commissionate dall&#8217;aristocrazia dell&#8217;<em>ancien r\u00e9gime<\/em>. Ma non \u00e8 vero che \u00abogni splendore e ogni grandezza sono fondati dalla ricchezza e dalla potenza\u00bb. Ricchezza e potenza, tratti qualificanti di ogni classe dominante, non garantiscono <em>di per s\u00e9<\/em> lo splendore e la grandezza; a meno che non si voglia intendere la cosa in senso puramente materialistico e quantitativo. Dietro questa affermazione, che vuole \u00abgiustificare\u00bb agli occhi di una critica anarchica (residui della giovanile militanza anarchica dello stesso Lefebvre?) non solo i castelli, i palazzi, le cattedrali, ecc., ma anche, implicitamente, quelle moderne cattedrali che sono le fabbriche, i supermercati, le centrali elettriche (oggi, nucleari), non \u00e8 altro che una manifestazione del culto per la forza, tipica di tutte quelle filosofie &#8211; hegelismo e marxismo compresi, anzi, in prima fila &#8211; che vedono nella storia una marcia incessante, anche se inconsapevole, verso <em>le magnifiche sorti e progressive<\/em>: lo Spirito Assoluto, la societ\u00e0 senza classi, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>No, non siamo d&#8217;accordo. L&#8217;arte monumentale e celebrativa \u00e8, puramente e semplicemente, brutta, cio\u00e8 non arte; cos\u00ec come lo stupro del paesaggio naturale ad opera di un industrialismo esasperato e di una tecnologia senza limiti e senza misura, non \u00e8 che un oltraggio a quello spirito di comunit\u00e0 tanto lodato, a parole, dal Lefebvre. Perch\u00e9 possa esservi comunit\u00e0, infatti, deve esservi anche coesistenza armoniosa e responsabile fra essere umano e ambiente naturale. Altrimenti si ricade, inevitabilmente, nel culto della forza, del dominio sulla natura, di una politica del territorio incontinente e immorale, che distrugge comunit\u00e0 nello stesso tempo in cui distrugge la bellezza del paesaggio, la ricchezza della biodiversit\u00e0, la relazione necessaria fra le parti e il tutto.<\/p>\n<p>In conclusione, molte delle critiche che Lefebvre fa agli effetti alienanti della vita quotidiana in una societ\u00e0 capitalista sono ampiamente condivisibili, anche se non sempre sono particolarmente originali. William Morris, per esempio, aveva detto pi\u00f9 o meno le stesse cose, prima di lui e meglio di lui, circa il fatto che potremmo vivere molto pi\u00f9 felicemente di come in realt\u00e0 viviamo, se dessimo il primato alle vere esigenze dell&#8217;umano e non a quelle della produzione, del consumo e del profitto (cfr. F. Lamendola, <em>William Morris fra utopia libertaria e nostalgia preindustriale<\/em>, sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Ma il limite di fondo del pensiero di Lefebvre \u00e8, a nostro parere, il limite di fondo del marxismo stesso. Esso s&#8217;illude di portare un elemento di radicale rottura con l&#8217;ideologia, ma il suo armamentario concettuale \u00e8 vecchissimo e, quindi, estremamente ideologico (nel senso negativo del termine). L&#8217;adorazione della Ragione astratta; la convinzione che basterebbe mettere la Ragione alla guida della societ\u00e0 e dell&#8217;economia, per ottenere subito giustizia e felicit\u00e0 fra gli uomini; l&#8217;ingenuo e pericoloso dogmatismo, per cui esso solo possiede le chiavi del regno dei cieli, mentre tutte le altre vie non sono che strumenti del diavolo (come l&#8217;anarchismo che diviene, nei fatti, funzionale alla logica del dominio borghese); la sua presunzione concettuale, la sua intolleranza, il suo moralismo da riforma religiosa, il suo estremo settarismo: tutti questi aspetti non sono che un concentrato dei peggiori vizi e delle pi\u00f9 ottuse superstizioni di altre ideologie, politiche, sociali, religiose, culturali&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 interessante come pensatore e pi\u00f9 significativo per una critica dei miti borghesi dello sviluppo e del progresso \u00e8, rispetto a Louis Althusser di cui ci<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[111,185],"class_list":["post-26735","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-comunismo","tag-karl-marx"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26735","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26735"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26735\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26735"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26735"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26735"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}