{"id":26733,"date":"2014-06-30T11:21:00","date_gmt":"2014-06-30T11:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/06\/30\/lealta-amicizia-perfetta-confidenza-eternati-sul-marmo-della-colonna-traiana\/"},"modified":"2014-06-30T11:21:00","modified_gmt":"2014-06-30T11:21:00","slug":"lealta-amicizia-perfetta-confidenza-eternati-sul-marmo-della-colonna-traiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/06\/30\/lealta-amicizia-perfetta-confidenza-eternati-sul-marmo-della-colonna-traiana\/","title":{"rendered":"Lealt\u00e0, amicizia, perfetta confidenza eternati sul marmo della Colonna traiana"},"content":{"rendered":"<p>Molto \u00e8 stato detto e molto \u00e8 stato scritto sulla straordinaria vivacit\u00e0, sulla freschezza e sul sapiente realismo psicologico che caratterizzano le scene scolpite sulla Colonna traiana in Roma; ma se ne \u00e8 discusso soprattutto dal punto di vista artistico, come esempio del gusto della media et\u00e0 imperiale, o dal punto di vista storico, come valida testimonianza della campagna condotta da Traiano contro la Dacia nel 101-102 e 105-07, e terminata con la conquista e la sottomissione di quella vasta regione e con la morte per suicidio del re Decebalo.<\/p>\n<p>Qui vorremmo spendere qualche parola da un altro punto di vista, e cio\u00e8 come riflesso di una nuova sensibilit\u00e0 psicologica, morale ed umana, testimoniata da alcune scene, specialmente fra quelle che non rappresentano episodi bellici, ma squarci di vita nell&#8217;accampamento romano, o durante le marce, o sotto le tende. Una, fra le tantissime altre &#8212; si tratta d&#8217;una composizione straordinariamente estesa: la colonna \u00e8 alta 40 metri, senza contare la statua che la sormonta, ma la lunghezza totale del fregio arriva ai 200 metri &#8212; si segnala per la sua eccezionale potenza espressiva ed incisivit\u00e0 spirituale: quella del colloquio fra Traiano ed un suo generale.<\/p>\n<p>Si tratta, dal punto di vista compositivo, di una delle scene pi\u00f9 semplici: due figure umane strettamente accostate e, in parte, lievemente sovrapposte: il &quot;princeps&quot; e il giovane collaboratore intenti a scambiarsi pareri circa la linea da tenere o i provvedimenti da adottare. Si intuisce che il frangente deve essere estremamente serio, forse drammatico, anche se il viso e la postura di entrambi non tradiscono alcun senso di panico o di sovreccitazione: sono calmi, pacati, sicuri, ma, nello stesso tempo, carichi di tensione trattenuta: sanno che dalle loro decisioni dipende la sicurezza dell&#8217;esercito e, forse, l&#8217;esito della campagna.<\/p>\n<p>Il rilievo non \u00e8 molto alto, per\u00f2 le due figure emergono con forza dallo sfondo piatto e privo di particolari che potrebbero distrarre l&#8217;attenzione dell&#8217;osservatore, e risulta ulteriormente accentuato dai contorni scavati per mezzo del trapano; le ombre sono nette, la luce cade limpida sui due volti e sul gesto delle mani dell&#8217;imperatore, che sembra accompagnare l&#8217;andamento conciso e assertivo del dialogo. Ma la cosa pi\u00f9 straordinaria della scena, il vero protagonista di essa, \u00e8 il gioco degli sguardi che s&#8217;incrociano alla medesima altezza: sono due paia d&#8217;occhi franchi, leali, assuefatti a una lunga e sperimentata amicizia; di pi\u00f9, a una leale, indefettibile comunanza d&#8217;intenti, non solo tra due militari che collaborano per il felice esito dell&#8217;impresa in cui sono impegnati, ma di due intimi amici che si conoscono, si stimano, nutrono una assoluta fiducia reciproca, e che mirano a individuare i mezzi pi\u00f9 idonei per raggiungere il fine, nell&#8217;interesse comune, ossia con il minor spreco possibile di vite umane e di sofferenze.<\/p>\n<p>Non si percepisce alcuna soggezione, alcuna sudditanza dell&#8217;inferiore verso il superiore, ma, semmai, solo rispetto e totale confidenza: il pi\u00f9 giovane ascolta, il pi\u00f9 anziano espone il suo piano, e fra loro si instaura una corrente di perfetta sintonia, non solamente tecnica, ma umana: sono due menti che concorrono alla realizzazione di un unico piano; ciascuno \u00e8 e rimane se stesso: eppure, nello stesso tempo, \u00e8 come se, in quel momento, essi formassero un unico corpo, un&#8217;unica mente, in cui ogni pensiero si esterna con assoluta trasparenza, e, forse, appare chiaro e terso anche ci\u00f2 che non viene detto, ma rimane sottinteso.<\/p>\n<p>Vengono in mente le famose parole di Aristotele, a proposito dell&#8217;amicizia, affidate all&#8217;\u00abEtica Nicomachea\u00bb, in IX, 12 (edizione a cura di A. Plebe, Bari, Laterza, 1965):<\/p>\n<p>\u00abE dunque, come per gli innamorati il vedersi \u00e8 la cosa pi\u00f9 cara e soprattutto preferiamo questa sensazione alle altre, in quanto l&#8217;amore consiste soprattutto in essa e sorge da essa, anche per gli amici la cosa pi\u00f9 desiderabile non \u00e8 forse il vivere insieme? Infatti l&#8217;amicizia \u00e8 comunanza. Infatti come una persona si comporta verso se stessa, cos\u00ec si comporta anche verso &#8216;amico: rispetto a noi \u00e8 desiderabile la sensazione che si esiste, e cos\u00ec dunque anche rispetto all&#8217;amico; ma l&#8217;attivit\u00e0 in atto di questa sensazione si manifesta nel convivere, cos\u00ec naturalmente si aspira ad esso. E per ciascuno ci\u00f2 che vale per lui come esistenza o ci\u00f2 in vista di cui egli sceglie di vivere, questo egli vuole che sia in comune nel convivere con gli amici; perci\u00f2 alcuni si riuniscono per bere, altri per giocare ai dadi, altri per far ginnastica, o per cacciare, o per filosofare, ciascuno trascorrendo le giornate in quel modo che soprattutto ama nella vita; infatti,m volendo convivere con gli amici si danno a ci\u00f2 e accomunano ci\u00f2, con cui intendono passare il tempo con gli amici. Perci\u00f2 l&#8217;amicizia delle persone cattive diviene perversa (essi infatti accomunano cose cattive, essendo incostanti, e diventando perverse, diventando simili l&#8217;una all&#8217;altra), invece l&#8217;amicizia delle persone convenienti \u00e8 conveniente e si perfeziona col loro frequentarsi. Esse sembrano anzi migliorarsi, esercitando la loro attivit\u00e0 e correggendosi a vicenda; esse infatti scremano, per cos\u00ec dire, l&#8217;una dall&#8217;altra ci\u00f2 che a loro piace; da cui il detto: dai nobili apprendi nobili cose.\u00bb<\/p>\n<p>Comunanza: ecco la parola chiave di questo genere di amicizia; che indica non tanto e non solo una prossimit\u00e0 fisica &#8212; la quale, come gi\u00e0 aveva osservato Cicerone (e tutto il suo epistolario ne \u00e8 la riprova), pu\u00f2 anche non esservi &#8211;, quanto una vicinanza intima, spirituale, quale \u00e8 quella che si instaura, dopo una lunga consuetudine, fra due esseri umani che si conoscono ormai cos\u00ec bene, e ripongono una tale confidenza l&#8217;uno nell&#8217;altro, da poter intuire i reciproci pensieri senza quasi bisogno che essi vengano espressi a parole. Questo accade anche agli amanti, almeno quando si trovano ad un certo livello di consapevolezza spirituale; tuttavia, fra gli amanti l&#8217;elemento sensuale finisce per intorbidare, prima o poi, la trasparenza di quel flusso di energie interiori e di intima, disinteressata simpatia che abbiamo chiamato &quot;comunanza&quot;: perch\u00e9 l&#8217;amore, anche il pi\u00f9 sublime, non \u00e8 mai del tutto disinteressato, mentre l&#8217;amicizia pu\u00f2 esserlo, anzi, la vera amicizia deve esserlo e non potrebbe non esserlo.<\/p>\n<p>Ci si \u00e8 domandati chi sia il giovane personaggio che affianca Traiano e che, con lui, campeggia come protagonista nella celebre scena del colloquio. Gli storici pensano di essere riusciti a identificarlo: si tratterebbe di un carissimo amico e collaboratore di Traiano, Lucio Licinio Sura, spagnolo come lui, essendo nato a Barcellona nel 40, e dunque pi\u00f9 giovane di quello di tredici anni (l&#8217;imperatore era nato a Italica, nella Baetica, corrispondente all&#8217;odierna Andalusia, il 18 settembre del 53). Dopo aver ricoperto la carica di governatore della Germania Inferiore nel biennio dal 98 al 99, ricopr\u00ec il consolato per ben tre volte &#8212; nel 97, nel 102 e nel 107 &#8212; e fu accanto al &quot;princeps&quot; in entrambe le campagne daciche, segnalandosi come uno dei suoi pi\u00f9 stretti consiglieri militari e forse il pi\u00f9 intimo amico, fornendogli la preziosa assistenza dei suoi consigli e della sua perizia militare, congiunta a una forte dose di moderazione e di realismo. Era cos\u00ec ascoltato da Traiano che fu lui a suggerirgli di trasmettere la successione al futuro imperatore Adriano: scelta cos\u00ec felice che bene attesta la ponderatezza e la preveggenza di Sura.<\/p>\n<p>Si narra che all&#8217;orecchio di Traiano, un giorno, giunse una &quot;soffiata&quot; relativa a una congiura che sarebbe maturata contro di lui proprio da parte dell&#8217;amico fidatissimo. Egli, allora, per mostrare che non teneva in alcun conto simili insinuazioni, si rec\u00f2 a banchetto in casa di Sura, dal quale era stato invitato, assaggiando tutti i cibi delle diverse portate e, da ultimo, arrivando a offrire il collo al barbiere, per farsi radere la barba: e anche questo aneddoto, se vero, attesta quanto fosse salda e al tempo stesso ben riposta la fiducia che Traiano poneva nel suo amico. Non possono non venire alla mente le parole di Aristotele circa l&#8217;amicizia come comunanza fra buoni, portatrice di buoni frutti, mentre l&#8217;amicizia i fra malvagi, ammesso che sia realmente possibile &#8212; perch\u00e9 basata essenzialmente sull&#8217;interesse &#8212; non potr\u00e0 mai dare altro che pessimi frutti, essendo la somma di due, o pi\u00f9, cattive disposizioni individuali. Del resto, l&#8217;affetto e la stima di Traiano verso l&#8217;amico, che lo conosceva da prima della sua salita al trono, lo spinsero a fargli erigere diverse statue nel Foro.<\/p>\n<p>E che, nel colloquio fra Traiano e Sura (se di Sura si tratta), vi sia siano la lealt\u00e0 e la confidenza di due amici che operano con retta coscienza, come \u00e8 proprio dell&#8217;amicizia fra buoni, lo testimoniano i loro volti, i loro sguardi, i loro gesti: nulla di torbido o di ambiguo si potrebbe scorgere in essi, ma solo la franca, concreta, volitiva ricerca del bene: cio\u00e8, nel caso specifico, della saggia e prudente conduzione delle vite che sono loro affidate.<\/p>\n<p>Hanno osservato Piero Adorno e Adriana Mastrangelo (in: \u00abL&#8217;arte degli artisti. Vol. 1: Dalla preistoria all&#8217;et\u00e0 gotica\u00bb, Firenze, Casa Editrice G. D&#8217;Anna, 2002, p. 141):<\/p>\n<p>\u00abIl racconto scolpito sulla colonna contiene tutti i registri di una vera e propria narrazione: alla concitazione della guerra, all&#8217;eroismo dei soldati, alla morte, alla disperazione si alternano episodi assai pi\u00f9 pacati, raccolti, piccole scene di quotidianit\u00e0 che contribuiscono a rendere tanto pi\u00f9 umana una vicenda per altri versi &quot;epica&quot;.<\/p>\n<p>Si noti ad esempio come lo scultore rende la riservatezza, l&#8217;importanza del colloquio fra Traiano e uno dei suoi, la reciproca lealt\u00e0 dei due personaggi. Le loro teste sono isolate contro lo sfondo lisci; il giovane guarda l&#8217;imperatore negli occhi, e questi ricambia lo sguardo. In questo legame cos\u00ec diretto e intimo, sottolineato dalla medesima statura delle due figure e dalla posizione del braccio destro di Traiano, passa una corrente di reciproca fiducia, la consapevolezza della gravit\u00e0 del momento ma anche la sicurezza di poter contare sull&#8217;appoggio di altri che condividono responsabilit\u00e0 e preoccupazioni.<\/p>\n<p>Qui, come nel resto della grande fascia narrativa, il rilievo \u00e8 basso, pittorico e intensamente chiaroscurato, pur raggiungendo effetti di vivido plasticismo. Inoltre \u00e8 contornato da un solco eseguito con il trapano, una linea di contorno che, come il disegno, individua l&#8217;oggetto ritratto e che ha probabilmente origine nella pittura greca ed ellenistica.\u00bb<\/p>\n<p>Tutto vero. Quello che va sottolineato, oltre a ci\u00f2, \u00e8 il fatto che, se l&#8217;amicizia esisteva certamente, come sentimento naturale, da tempo immemorabile, non solo nel mondo greco e romano, ma in tutto il mondo antico, quella che traspare dai rilievi della Colonna traiana \u00e8 una maniera particolare e, per certi aspetti, nuova di rappresentarla: pi\u00f9 intensa, pi\u00f9 fiduciosa, pi\u00f9 solidale di quanto non lo fosse mai stata prima; segno di una sensibilit\u00e0 nuova, che si andava affermando nelle coscienze in quegli ultimi secoli della civilt\u00e0 antica, forse anche per l&#8217;azione concomitante del cristianesimo, che di questo genere di amicizia, totalmente disinteressata e spinta fino al sacrificio di s\u00e9, aveva fatto il pi\u00f9 alto valore umano (\u00abnessuno ha un amore pi\u00f9 grande di questo: morire per i propri amici\u00bb, Vangelo di Giovanni, 15, 13).<\/p>\n<p>Nei primi due secoli dell&#8217;Impero si vennero elaborando una nuova concezione del mondo e una nuova etica, non pi\u00f9 legate all&#8217;ormai tramontato paganesimo greco-romano, ma influenzate, semmai, da altri culti e da altre filosofie, di provenienza orientale, fra i quali c&#8217;era anche il cristianesimo. Espressione della nuova sensibilit\u00e0 sono, ad esempio, sia il disgusto per i sanguinosi spettacoli circensi, espresso da un filosofo come Seneca, sia la piet\u00e0 manifestata verso gli sconfitti, cos\u00ec caratteristica di un poeta come Virgilio. Quest&#8217;ultimo sentimento \u00e8 rappresentato anche sul marmo della Colonna traiana, particolarmente nell&#8217;episodio della morte di Decebalo, il valoroso re nemico che preferisce darsi la morte, piuttosto che cadere nelle mani degli inseguitori; ma anche in quello, sublime e tragico, dei Daci che si avvelenano in massa, sempre per evitare l&#8217;onta della schiavit\u00f9. Pi\u00f9 in generale, lungo tutti i 200 metri della raffigurazione campeggia un sentimento di rispetto per il nemico: sentimento affatto nuovo, sia nell&#8217;arte che nella poesia, se \u00e8 vero che ancora nelle pagine del \u00abDe Bello Gallico\u00bb di Cesare invano vi si cercherebbe qualche cosa di simile, qualche cosa che assomiglia alla piet\u00e0 o alla commiserazione per le sofferenze di un nemico che aveva pur lottato con valore per difendere la propria libert\u00e0.<\/p>\n<p>E cos\u00ec il nuovo tipo di amicizia che scaturisce dallo sguardo intenso scambiato fra Traiano e il suo generale: uno sguardo che attesta una sensibilit\u00e0 nuova, una maniera nuova d&#8217;intendere l&#8217;amicizia, quale non si trova in altre opere o in altre pagine della letteratura antica.<\/p>\n<p>Il vecchio mondo \u00e8 finito, con la sua ipertrofica celebrazione dell&#8217;io e, in particolare, delle imprese guerriere individuali, sulla &quot;aret\u00e9&quot; (latino: &quot;virtus&quot;) intesa essenzialmente come virt\u00f9 guerresca, come smania di far rifulgere la propria eccellenza a discapito degli altri, sminuendoli, mettendoli in ombra. Una smania cos\u00ec furiosa che perfino i giochi funebri in onore di Patroclo manca poco che si trasformino in un pretesto per trasformarsi in uno scontro all&#8217;ultimo sangue fra i compagni dell&#8217;estinto. \u00c8 un mondo greve, quello pre-cristiano: senza compassione, senza misericordia; un mondo che ha ridotto in schiavit\u00f9 milioni di persone e che si diletta sadicamente delle sofferenze altrui, come nel caso delle gigantesche mattanze nei ludi gladiator\u00ee.<\/p>\n<p>Al suo posto, lentamente, sta nascendo un mondo nuovo, il mondo fondato sul &quot;tu&quot;, nel quale l&#8217;io avverte di non poter stare bene, di non poter trovare la pace, se non in accordo e in armonia con l&#8217;altro, visto non pi\u00f9 come un potenziale nemico o, quanto meno, come un concorrente dal quale bisogna guardarsi, ma come un membro della stessa famiglia umana: e, dunque, come un figlio del medesimo Padre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molto \u00e8 stato detto e molto \u00e8 stato scritto sulla straordinaria vivacit\u00e0, sulla freschezza e sul sapiente realismo psicologico che caratterizzano le scene scolpite sulla Colonna<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30183,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[63],"tags":[97],"class_list":["post-26733","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-antica","tag-aristotele"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-antica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26733","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26733"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26733\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30183"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26733"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26733"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26733"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}