{"id":26732,"date":"2010-10-19T05:02:00","date_gmt":"2010-10-19T05:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/10\/19\/ci-vuole-lealta-verso-se-stessi-per-riconoscere-i-propri-veri-sentimenti\/"},"modified":"2010-10-19T05:02:00","modified_gmt":"2010-10-19T05:02:00","slug":"ci-vuole-lealta-verso-se-stessi-per-riconoscere-i-propri-veri-sentimenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/10\/19\/ci-vuole-lealta-verso-se-stessi-per-riconoscere-i-propri-veri-sentimenti\/","title":{"rendered":"Ci vuole lealt\u00e0 verso se stessi per riconoscere i propri veri sentimenti"},"content":{"rendered":"<p>Non si pu\u00f2 essere leali verso l&#8217;altro, se prima non ci si \u00e8 abituati, per lunga e costante disciplina, all&#8217;onest\u00e0 nei confronti di se stessi.<\/p>\n<p>Essere onesti con se stessi, vuol dire essere capaci di riconoscere onestamente i moti del proprio animo, indipendentemente dall&#8217;uso che, poi, mediante l&#8217;esercizio della volont\u00e0, si decider\u00e0 di farne o, eventualmente, di non farne.<\/p>\n<p>Chi non sa riconoscere quello che prova, o \u00e8 un analfabeta di se stesso, o, cosa pi\u00f9 frequente, un disonesto: un individuo da nulla, che si nasconde dietro le proprie menzogne di cartapesta e che non merita di essere considerato veramente uomo o veramente donna.<\/p>\n<p>Chi \u00e8 leale verso se stesso, lo \u00e8 necessariamente anche verso l&#8217;altro: perch\u00e9 mentire a se stessi \u00e8 pi\u00f9 difficile che mentire agli altri; e, una volta che si sia trovato il coraggio della propria verit\u00e0 interiore, sar\u00e0 sempre una fatica minore &#8211; ammesso che la si debba considerare una fatica &#8211; quella di giocare a carte scoperte con il prossimo.<\/p>\n<p>La nostra anima \u00e8 un tempio che noi abbiamo il dovere di non profanare; ogni menzogna che raccontiamo a noi stessi, \u00e8 una profanazione di quel sacro tempio. E il tradimento della fiducia altrui non \u00e8 che la logica conseguenza di una simile profanazione.<\/p>\n<p>Vi sono delle persone abiette, le quali, dopo aver sollecitato l&#8217;altro ad aprirsi verso di loro, dopo averlo incoraggiato a rivelarsi e a mettersi a nudo, poi bruscamente si tirano indietro, per la sola ed unica ragione che non hanno sufficiente lealt\u00e0 per guardarsi dentro e riconoscere quel che realmente provano; la malattia di cui soffrono \u00e8 la mancanza di dirittura morale.<\/p>\n<p>Le si potrebbe anche compatire, se non prevalesse lo sdegno per l&#8217;ipocrisia di cui si ammantano e per il male che, nella loro vilt\u00e0, sono capaci di provocare al prossimo. I loro scrupoli, i loro rimorsi, non sono mai diretti a coloro che hanno ingannato, ma alla facciata di rispettabilit\u00e0 borghese di cui si ammantano e che sono ben decise a difendere a qualsiasi costo, con determinazione feroce ed implacabile.<\/p>\n<p>Vi sono persone abiette, le quali &#8211; non richieste &#8211; se ne vanno in giro dicendo agli amici: \u00abA me, una cosa del genere non potrebbe succedere mai\u00bb, intendendo dire che sono assolutamente certe di avere il perfetto controllo di s\u00e9, dei propri impulsi e sentimenti; e, invece, mentono nella maniera pi\u00f9 spregevole, perch\u00e9 quella tale cosa \u00e8 gi\u00e0 accaduta loro; non solo: sta accadendo di nuovo, e si illudono di esorcizzarla dicendosi del tutto refrattarie alle tentazioni.<\/p>\n<p>Certo, tutti possiamo provare smarrimento, perfino paura, davanti alla scoperta che gli impulsi del nostro essere pi\u00f9 profondo non vanno d&#8217;accordo con i princip\u00ee che, in teoria, abbiamo adottato per farci da guida sulle strade delle vita. Ma solo una persona che moralmente non vale nulla giunge a permettere a quella paura di cancellare la verit\u00e0, come l&#8217;assassino cerca di nascondere le tracce del suo delitto; e di giocare impunemente con i sentimenti del prossimo.<\/p>\n<p>Non sono cose che accadono per caso.<\/p>\n<p>Ci si arriva dopo una lunga preparazione di piccole insincerit\u00e0 con se stessi, di piccoli sotterfugi con se stessi, di piccole menzogne e di mezze verit\u00e0: quanto basta per tenere in piedi l&#8217;immagine rassicurante di noi stessi cui ci si \u00e8 affezionati e alla quale non si \u00e8 disposti a rinunciare mai, costi quello che costi.<\/p>\n<p>La persona che vive lealmente con se stessa, invece, si dimostra tale nelle piccole cose, cos\u00ec come nelle medie e in quelle grandi.<\/p>\n<p>Un esempio classico di tale lealt\u00e0 e trasparenza verso se stessi, che poi \u00e8 tipico dell&#8217;adolescenza, \u00e8 narrato magistralmente da Carlo Cassola nel suo romanzo breve \u00abTempi memorabili\u00bb (Torino, Einaudi, 1966, pp. 74-6):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;amore: gli era antipatica anche la parola. E cos&#8217;erano tutte quelle storie, far la corte a una signorina, fingere di provare chiss\u00e0 che cosa per lei, dirle ogni sorta di stupidaggini. Al cinema, scene del genere non mancavano mai di annoiarlo e di infastidirlo. Come lo infastidiva, nei &quot;Mis\u00e9rables&quot;, l&#8217;infatuazione di Marius per Cosette: non per nulla s&#8217;era arenato nella lettura.<\/p>\n<p>E le poesie, lo stesso: c&#8217;era niente di pi\u00f9 insulso delle svenevolezze dei poeti innamorati? Quando tiravano in ballo la luna, le stelle e tutto il resto.<\/p>\n<p>Aveva ragione Giacomo a disprezzare le donne. Erano delle sciocche. Per esempio Vittorina&#8230; e anche Gabriella. E Bice e quella sua amica, Lina&#8230; ricordava le loro chiacchiere, le loro risatine quando canzonavano Enrico. Anna, certo, non era cos\u00ec. Anna aveva una vice profonda, rauca addirittura: Fausto on s&#8217;era mai chiesto che et\u00e0 potesse avere, ma non avrebbe mai immaginato che fosse cos\u00ec giovane.<\/p>\n<p>S\u00ec, Anna era diversa dalle altre. Non soltanto perch\u00e9 aveva la voce rauca; non soltanto perch\u00e9 aveva gli occhi verdi&#8230; Era diversa in tutto, in quello che diceva, nel modo come lo diceva. C&#8217;era una naturalezza in lei che le altre non avevano.<\/p>\n<p>Anna: che bel nome. S\u00ec, era bello anche il nome; era il nome pi\u00f9 bello. E gli sembrava di averlo sempre saputo, che Anna era il pi\u00f9 bello de nomi femminili. Anna Cavorzio: anche il cognome gli sembr\u00f2 bello. Non c&#8217;era la minima imperfezione in lei, nemmeno nel nome, nemmeno nel cognome!<\/p>\n<p>Era la prima volta che pensava queste cose: ma gli sembrava di averle intuite subito, fin dalla prima mattina cin cui aveva visto Anna Ricordava nei pi\u00f9 piccoli particolari gli avvenimenti di quella mattina. Anna era insieme con la sorella e con l&#8217;amica, parlavano con Enrico vicino alle cabine; poi s&#8217;erano lanciate per il pendio ed erano entrate in acqua. Lui s&#8217;era messo a seguire il loro bagno; in realt\u00e0 seguiva solo il SUO bagno. Ricordava anche di aver pensato: &quot;Come nuotano bene&#8230; la pi\u00f9 brava, per\u00f2, \u00e8 quella con la frangetta&quot;. Era stato un modo quanto mai impreciso che s&#8217;era fato subito di Anna. La pi\u00f9 brava; quando semmai avrebbe dovuto dire: la pi\u00f9 bella&#8230;<\/p>\n<p>Com&#8217;era possibile che gli altri non se ne accorgessero? Enrico per la verit\u00e0 se n&#8217;era accorto: dal momento che ne era innamorato. &quot;Ecco, che uno si innamori di Anna lo posso anche capire, &#8211; pens\u00f2 Fausto. &#8211; Al posto di Enrico, me ne sarei innamorato anch&#8217;io&quot;. E prov\u00f2 invidia per l&#8217;amico, che era di Marina, faceva il bagnino, e poteva innamorarsi di una ragazza che abitava in piazza della chiesa e faceva la sarta.<\/p>\n<p>&quot;Ma perch\u00e9, io non me ne potrei innamorare? Anche se sto a Roma, anche se sono uno studente? Me ne potrei innamorare certo&#8230;&quot; A un tratto pens\u00f2: &quot;Ma ne sono gi\u00e0 innamorato!&quot; Me ne sono innamorato subito, fin dal primo momento in cui l&#8217;ho vista&#8230;&quot;<\/p>\n<p>La rivelazione era giunta improvvisa, e Fausto balz\u00f2 in piedi. Sui mise a camminare in fretta verso la caserma. Le barche ostruivano il passo, ed egli entr\u00f2 nell&#8217;acqua bassa della rada. Sui ferm\u00f2: vedeva la propria immagine, appena scomposta dal tremolio. &quot;Io amo Anna&quot;, disse a se stesso. Barcoll\u00f2 quasi: la felicit\u00e0 gli era montata alla testa, dandogli le vertigini.\u00bb<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che bambini e adolescenti comincino a dismettere l&#8217;abitudine della lealt\u00e0 e della trasparenza verso se stessi allorch\u00e9 si incamminano sulle strade dell&#8217;et\u00e0 adulta, perch\u00e9 \u00e8 propria dell&#8217;adulto la capacit\u00e0 di dissimulare quasi illimitatamente.<\/p>\n<p>E questo non perch\u00e9 l&#8217;infanzia sia &quot;innocente&quot; e l&#8217;et\u00e0 adulta sia brutta e cattiva; ma perch\u00e9, mano a mano che l&#8217;esperienza di vita ci ferisce e ci insegna, a nostre spese, che la perfetta trasparenza non \u00e8 cosa che paghi n\u00e9 che riesca gradita al prossimo, gradualmente ci abituiamo a dissimulare, a nascondere i nostri sentimenti, a mostrarci per quel che non siamo: in breve, ad adottare una maschera, o magari tutta una serie di maschere. Maschere volontarie, peraltro: che nessuno ci impone, se non la nostra pusillanimit\u00e0 e la nostra vigliaccheria.<\/p>\n<p>\u00c8 ora di smetterla di dare sempre tutte le colpe alla societ\u00e0; come se la societ\u00e0 non fosse il prodotto delle cose in cui crediamo e del modo in cui ci crediamo.<\/p>\n<p>Pirandello ed altri hanno troppo insistito sulla &quot;violenza&quot; che il corpo sociale esercita sull&#8217;individuo, obbligandolo, secondo loro, a mettersi delle maschere che ne rendono la vita qualcosa di inautentico; \u00e8 tempo di riprenderci le nostre responsabilit\u00e0 e di riconoscere, con \u00c9tienne de La Bo\u00ebtie (ma anche con Erich Fromm), che la servit\u00f9 dell&#8217;uomo \u00e8, il pi\u00f9 delle volte, di tipo pienamente volontario.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, come far capire a chi vive nella menzogna, che noi non siamo mai soli; che, anche se crediamo che nessuno ci abbia visto mentre ingannavamo gli altri e cercavamo di ingannare perfino noi stessi, un muto testimonio era sempre l\u00ec presente, la Verit\u00e0; e che, al suo cospetto, noi siamo stati pesati e trovati scarsi?<\/p>\n<p>Come spiegare, a chi \u00e8 abituato a pensare che l&#8217;astuzia, il nascondimento e la dissimulazione siano armi vincenti nella lotta della vita, che nessuna astuzia resta impunita, che nessun nascondimento e nessuna dissimulazione valgono a sottrarci alle conseguenze negative delle nostre male azioni, della nostra mancanza di lealt\u00e0 e trasparenza?<\/p>\n<p>\u00c8 incredibile come vi siano persone, le quali &#8211; magari &#8211; conoscono un sacco di cose in materia di greco e di latino, di astronomia e di matematica; ma sono cos\u00ec radicalmente, cos\u00ec inescusabilmente ignoranti e bugiarde riguardo alla propria verit\u00e0 interiore, fino al punto di fare quasi una virt\u00f9 della propria ignoranza e un vanto della propria menzogna.<\/p>\n<p>Esse non sanno che vi \u00e8 un diamante in fondo a ciascuna anima: un diamante bellissimo e splendente, mirabilmente sfaccettato e di valore incomparabile. E ignorano che quel diamante \u00e8 precisamente la verit\u00e0 interiore dell&#8217;anima stessa: il mistero della sua chiamata ed il senso della sua venuta al mondo.<\/p>\n<p>Colui che vive nell&#8217;inautenticit\u00e0 e nel mascheramento di se medesimo, sporca incessantemente quel gioiello meraviglioso e lo seppellisce, giorno dopo giorno, sotto una montagna di detriti e di scorie, fino ad occultarlo o a renderlo completamente irriconoscibile: sinch\u00e9 la sua luce stupenda si offusca e si spegne, a volte in maniera definitiva.<\/p>\n<p>Le vediamo, poi, quelle persone, aggirarsi per le strade della vita, simili a spettri: persone, forse, fisicamente attraenti e giovanili, ma, in realt\u00e0, intimamente prosciugate e consunte dalla loro menzogna fondamentale, dal rinnegamento della loro luce interiore. Persone che fanno quasi paura, come farebbe paura incontrare un morto vivente: ed esse pure, in un certo senso, non sono altro che dei morti viventi, che forse ignorano di esserlo.<\/p>\n<p>Il morto vivente non ha pace; ed esse se ne vanno attorno senza pace, come bruciate da un fuoco nascosto e inestinguibile, che non concede loro mai tregua.<\/p>\n<p>Colui, viceversa, che vive con lealt\u00e0 ed onest\u00e0 la propria verit\u00e0 interiore, potr\u00e0 soffrire molto nella vita, ma non sar\u00e0 tormentato da quel fuoco implacabile, non somiglier\u00e0 mai ad un morto vivente. Le rughe potranno accumularsi sul suo viso, ma il suo sguardo non perder\u00e0 mai la forza e la vivacit\u00e0 di chi ha saputo rimanere fedele alla parte migliore di se stesso.<\/p>\n<p>La nostra parte migliore \u00e8 la verit\u00e0 che noi tutti, ciascuno per la sua parte, ci portiamo dentro e che ci accompagna nel nostro cammino esistenziale.<\/p>\n<p>Nemmeno nei momenti pi\u00f9 oscuri, nemmeno nell&#8217;ora pi\u00f9 angosciosa, la persona che sia rimasta fedele alla propria parte migliore giunger\u00e0 mai a rimpiangere le proprie scelte o a maledire la propria lealt\u00e0 e la propria trasparenza.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 una giustizia, che sta al di sopra di noi.<\/p>\n<p>Lo aveva intuito anche Catullo, per altri aspetti cos\u00ec esibizionista e immaturo, in quei versi famosi (\u00abCarmina\u00bb, 76, 17-20):<\/p>\n<p>\u00abO di, si vestrum est misereri, aut si quibus umquam<\/p>\n<p>extremo, iam ipsa in morte, tulistis opem,<\/p>\n<p>me miserum aspicite et, si vitam puriter egi,<\/p>\n<p>eripite hanc pestem perniciemque mihi!\u00bb<\/p>\n<p>Che, nella traduzione di Tiziana Rizzo (Catullo, \u00abLe poesie\u00bb, Roma, Newton Compton, 1977, pp. 138-39), suonano cos\u00ec:<\/p>\n<p>\u00abD\u00e8i! Se da voi \u00e8 piet\u00e0, o se a qualcuno mai<\/p>\n<p>Porgeste aiuto quando estremo affronta l&#8217;abisso,<\/p>\n<p>guardate a quest&#8217;infelice, e, se ho vissuto onesto,<\/p>\n<p>sgravatemi di tanta peste, tanta sventura&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>S\u00ec, vi \u00e8 una Giustizia che regna al di sopra di noi e che si serve delle nostre stesse azioni, assegnando a ciascuno, attraverso le loro conseguenze &#8211; a volte anche molto lontane e indirette &#8211; il premio e il castigo che si \u00e8 meritato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si pu\u00f2 essere leali verso l&#8217;altro, se prima non ci si \u00e8 abituati, per lunga e costante disciplina, all&#8217;onest\u00e0 nei confronti di se stessi. Essere<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-26732","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26732","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26732"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26732\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26732"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26732"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26732"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}