{"id":26727,"date":"2021-10-29T09:00:00","date_gmt":"2021-10-29T09:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/10\/29\/le-tappe-la-meta\/"},"modified":"2021-10-29T09:00:00","modified_gmt":"2021-10-29T09:00:00","slug":"le-tappe-la-meta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/10\/29\/le-tappe-la-meta\/","title":{"rendered":"Le tappe, la meta"},"content":{"rendered":"<p>Il mondo \u00e8 un luogo bellissimo. \u00c8 impossibile enumerare tutte le sue affascinanti bellezze: l&#8217;arcobaleno dopo la pioggia, la galaverna sui tronchi degli alberi, il fiume e la cascata che d&#8217;inverno diventano ghiaccio, le aurore polari, il frangersi delle onde e la schiuma che si forma sullo sfondo del mare blu cobalto presso una barriera corallina. Ma anche, semplicemente, il giallo di un campo di colza che fa contrasto con le nuvole basse e grigie d&#8217;un temporale primaverile, l&#8217;immensit\u00e0 del cielo azzurro, lo scintillio del cielo notturno in una notte limpida, lo splendore dei monti illuminati dal sole, le infinte sfumature di verde di un bosco estivo e quelle ancor pi\u00f9 innumerevoli di un bosco di aceri in autunno, dal verde, al giallo, al marrone, al rosso vivo. E non la bellezza soltanto, ma la bellezza ordinata, armoniosa, perfetta: la meraviglia d&#8217;un cristallo di rocca, di&#8217;n fiocco di neve visto al microscopio, d&#8217;una tela di ragno, dello sviluppo dei rami di un albero secondo una linea ascendente sinusoidale, nel rispetto geometrico della proporzione aurea. Tutto esprime non solo bellezza, ma sapienza, genialit\u00e0, ordine, proporzione, efficienza, cio\u00e8 bellezza portata al suo pi\u00f9 alto grado.<\/p>\n<p>Accanto alla bellezza che il mondo offre spontaneamente a tutte le creature, c&#8217;\u00e8 poi la bellezza speciale immaginata, creata, realizzata e goduta dalla solo creatura che dispone di ragione, fantasia, sentimento, sviluppati nelle funzioni superiori. C&#8217;\u00e8 la bellezza della fiaba raccontata dal pap\u00e0 a sua figlia, la sera, prima del bacio della buonanotte: un mondo parallelo e incomparabilmente pi\u00f9 ricco, pi\u00f9 sorprendente, imprevedibile, nel quale si pu\u00f2 volare sopra un tappeto magico, veder uscire un genio dalla lampada, o la principessa addormentata risvegliarsi al contatto del bacio del principe azzurro. Oppure, soltanto, una bacchetta da fata di plastica che, impugnata dalla bimba, diviene una bacchetta incantata, mediante la quale si possono trasformare tutte le cose; un paio di soldatini che fanno sognare il bambino e lo trasportano in una realt\u00e0 avventurosa ed emozionante, lo coinvolgono in marce e battaglie, fra mille pericoli e insperate vittorie. E non \u00e8 neppure necessario <em>averli<\/em>, quei giocattoli che introducono nella dimensione magica del mondo: anche solo <em>vederli<\/em> dietro la vetrina del negozio e poi sognarli la notte. Anche la contemplazione della bellezza, anche il desiderio e l&#8217;anticipazione fantastica delle cose \u00e8 fatta di bellezza, sia pure di un genere diverso. Ammirare un dipinto, ascoltare un concerto di musica classica, lasciarsi trasportare dalla musica dei versi un una poesia, anche questa \u00e8 bellezza allo stato puro, disinteressata, goduta senza ombra di secondo fine, e quindi capace di scendere fino al cuore e far vibrare con immensa dolcezza le corde pi\u00f9 profonde e nascoste dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>E tuttavia, c&#8217;\u00e8 il rovescio della medaglia. La bellezza del mondo \u00e8 letteralmente intrecciata con il grande mistero della sofferenza. Il falco piomba sul nido e porta via i pulcini, lasciando la madre desolata a ripetere il suo richiamo al vento. L&#8217;antilope stremata dalla sete si accosta al bordo dello stagno per bere, ed ecco la mandibola del coccodrillo le stringe il muso in una corsa implacabile, per trascinarla a fondo e divorarla. Non esiste piet\u00e0 nella lotta per la vita, n\u00e9 un attimo di tregua o remissione: e inoltre, come direbbe il Leopardi delle <em>Operette morali<\/em>, chi soccombe, soffre, e chi prevale non gode, ma riesce soltanto a trascinare la propria sopravvivenza per lo spazio di un altro giorno. Tutto questo immenso ed incessante spettacolo di sofferenza universale, che sembra dar ragione a Leopardi e Montale, costituisce una sfida terribile all&#8217;impressione di ordine e bellezza che il mondo pu\u00f2 dare nei suoi aspetti migliori. Come \u00e8 possibile che un mondo cos\u00ec bello e ordinato sia anche cos\u00ec inestricabilmente intessuto di sofferenza e morte? Non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 dolce, di pi\u00f9 rassicurante dell&#8217;amore di una madre: ma ecco che la morte si porta via quella madre, e le sue figlie restano orfane, arriva una matrigna dura e insensibile, che dapprima fa sparire ogni traccia della presenza di lei, poi mette al mondo dei figli propri con l&#8217;ex vedovo, e spinge letteralmente le figliastre fuori del nido, senza neanche un tetto sopra la testa (nessuna esagerazione romantica; noi conosciamo personalmente situazioni di questo genere). E allora come pu\u00f2 essere bello, come pu\u00f2 essere ordinato, un mondo nel quale le cose pi\u00f9 dolci, gli affetti pi\u00f9 puri possono essere travolti e spazzati via da un giorno all&#8217;altro da una forza imprevedibile e tremenda, che ci lascia non solo nudi e tramortiti, ma pieni di vana nostalgia per ci\u00f2 che era e adesso non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, \u00e8 scomparso chiss\u00e0 dove? Poi ci sono le amicizie tradite, la fiducia ingannata, le promesse infrante, gli amori delusi, i cuori sanguinanti, le disgrazie improvvise. E sorge inevitabile la domanda: che razza di posto \u00e8 il mondo: il paradiso o l&#8217;inferno?<\/p>\n<p>Per rispondere a questa domanda, bisogna prima averne affrontata un&#8217;altra: <em>che cos&#8217;\u00e8, il mondo?<\/em> \u00c8 la meta del nostro viaggio oppure solo una tappa? Perch\u00e9 se fosse la meta, ossia se non vi fosse nulla all&#8217;infuori di esso, allora sarebbe difficile negare che il mondo sia un posto orribile, il quale cela ogni sorta d&#8217;insidia, sofferenza, delusione, dietro una scenografia di magnifiche apparenze, al solo scopo d&#8217;illuderci e poi colpirci con forza raddoppiata e sospingerci, delusione dopo delusione, sofferenza dopo sofferenza, verso il nulla della morte. Tale \u00e8 appunto la prospettiva dei materialisti: la quale, una volta accettate le premesse, che il mondo viene dal caso e vaga nel vuoto senza scopo, n\u00e9 meta, deve necessariamente condurre alle estreme conseguenza della tristezza, dell&#8217;angoscia e della disperazione; oppure a una sorta d&#8217;indifferenza e di sovrano disprezzo, tanto ostentato quanto poco sentito; oppure ancora a un&#8217;incessante, inutile battaglia di retroguardia per mettere in salvo quel po&#8217; di piacere che si pu\u00f2 strappare con sicurezza e battere in ritirata, ma sempre inutilmente, ogni volta che la sofferenza protende minacciosa i suoi tentacoli. Perch\u00e9 alla fine \u00e8 lei, la sofferenza, accompagnata dalla morte, che viene a presentare il conto, e nessuno \u00e8 abbastanza agile e veloce per sfuggirle. <em>Verr\u00e0 la morte e avr\u00e0 i tuoi occhi<\/em>, dice Pavese: se la partita si giuoca sulla misura del tempo, \u00e8 chiaro che vince la morte. E prima di morire bisogna anche soffrire per la morte delle persone care, assistere allo sbiadire dei ricordi pi\u00f9 belli, trovarsi a vivere in un mondo che non \u00e8 pi\u00f9 il proprio, in mezzo a persone che nulla sanno di noi, e a cose estranee che non somigliano affatto quelle che abbiamo amato nei giorni felici.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;errore, forse, \u00e8 proprio questo: scambiare il mondo, e la vita terrena insieme ad esso, per il fine. Perch\u00e9 se il mondo non \u00e8 un fine, ma una tappa, e la vita terrena non \u00e8 neppure essa un fine, ma solo un mezzo per giungere al fine, allora tutto appare sotto una luce diversa, e molte cose che parevano strane, inquietanti, incomprensibili o addirittura beffarde crudeli, acquistano un significato nuovo. L&#8217;automobile, il treno, l&#8217;aereo, la nave, sono mezzi di trasporto: non hanno un valore assoluto ma relativo. Infatti se uno di essi si rivela pi\u00f9 veloce, o pi\u00f9 comodo, o pi\u00f9 economico, ecco che lasciamo il mezzo sul quale stavamo viaggiando e ci portiamo sull&#8217;altro: perch\u00e9 non c&#8217;interessava restare a bordo di quel mezzo, ma solo arrivare alla meta. Il dato primario, in ogni cosa, non \u00e8 il mezzo, ma il fine: il mezzo \u00e8 subordinato al fine, mentre il fine non \u00e8 subordinato a nulla, perch\u00e9 costituisce un dato assoluto. Ora, qual \u00e8 il dato assoluto del mondo in cu viviamo, e della vita terrena con la quale lo attraversiamo? Paradossalmente, non \u00e8 nulla che si trovi in essi: n\u00e9 il mondo, n\u00e9 la vita terrena sono realt\u00e0 assolute. Lo abbiamo visto: nel mondo tutto scorre, tutto cambia, e inoltre tutto cela un lato oscuro e crudele; e nella vita terrena vale la stessa legge: chi si aggrappa alle cose \u00e8 perduto, la vita procede come un fiume e porta con s\u00e9 tutto quanto; alla fine si giunge nudi al termine del viaggio, senza potersi afferrare a nulla di permanente che si trovi in essa. Ma se n\u00e9 il mondo, n\u00e9 la vita terrena, sono dei valori assoluti, o hanno in s\u00e9 la dimensione dell&#8217;assoluto, hanno dunque ragione i materialisti, e noi siamo solo dei poveri illusi che non sono disposti a guardare in faccia la realt\u00e0? No: perch\u00e9 anche se il mondo e la vita non sono degli assoluti, sono per\u00f2 atti a farci intravedere l&#8217;assoluto, ossia lo scopo ultimo sia del mondo, sia della vita. Poniamo che la nostra meta sia un&#8217;isola che si pu\u00f2 vedere dal promontorio; ma che, dopo aver attraversato molti paesi coi pi\u00f9 vari mezzi, alla fine giungiamo sulla riva e ci rendiamo conto che non vi sono barche in porto che ci possano condurre alla meta ultima. In tal caso non diremo che i mezzi dei quali ci siamo serviti per arrivare all&#8217;estremit\u00e0 del promontorio sono stati inutili: sono serviti a farci vedere la meta, a darci la certezza che la meta esiste, anche se non disponiamo di ulteriori mezzi materiali per arrivarci. Cos\u00ec \u00e8 il mondo: non \u00e8 l&#8217;assoluto, ma un&#8217;immagine o un riflesso dell&#8217;assoluto, cio\u00e8 del mondo vero, quello permanente, quello dove la delusione non punge il cuore e la tristezza non prevale sulla gioia. E cos\u00ec \u00e8 anche la vita terrena: non \u00e8 la meta, ma serve per farci capire che la meta esiste ma \u00e8 fuori da questa dimensione fisica, e che noi dobbiamo preparaci all&#8217;ultima e pi\u00f9 importante parte del nostro viaggio esistenziale per giungere ad essa. Come? Partendo proprio dalle cose di quaggi\u00f9, dai sentimenti di quaggi\u00f9, dalle azioni di quaggi\u00f9: perch\u00e9 il mondo \u00e8 lo stagno nel quale si riflette il cielo, e la vita terrena \u00e8 l&#8217;ombra che si protende a terra in presenza della luce, ed \u00e8 anche il passaggio necessario verso la vita vera. Non si giunge alla meta senza essere stati nel modo e senza aver vissuto la vita terrena: sono passaggi necessari, ma sono solo tappe, che non vanno confuse cin la meta stessa. Chi confonde il modo con l&#8217;assoluto \u00e8 simile a colui che scambia lo stagno con il cielo che si riflette sulla superficie dello stagno; e chi confonde la vita terrena per la vita in quanto tale somiglia a chi scambia il palcoscenico e le quinte di un teatro per la realt\u00e0 vera, e gli attori che recitano la loro commedia per delle persone del mondo reale, le quali sono realmente ci\u00f2 che dicono di essere. E come lo sappiamo, tutto questo? Perch\u00e9 ogni cosa, ogni atto, ogni volto, ogni impulso, ogni frammento di esistenza sono altrettanti indizi della presenza di una realt\u00e0 ulteriore, assoluta: i nostri antenati lo sapevano, e lo sapevano anche i nostri nonni, col loro diploma di quinta elementare o pi\u00f9 raramente di terza media; siamo noi, colti e raffinati cittadini della piena modernit\u00e0, che ce ne siamo scordati e abbiamo perso la capacit\u00e0 di riconoscere con naturalezza tali indizi nell&#8217;ordito della vita d&#8217;ogni giorno. Difetto nostro, della nostra vista e del nostro intelletto; non delle cose.<\/p>\n<p>Ora possiamo rispondere alla domanda: che razza di posto \u00e8 il modo? \u00c8 un anticipo del paradiso, per chi ha compreso che conduce alla vita eterna; \u00e8 l&#8217;anticamera dell&#8217;infermo, per chi non lo comprende e si ostina a cercare in esso l&#8217;assoluto e la permanenza, cio\u00e8 cose che non gli appartengono e che non ci pu\u00f2 dare in alcun caso. La vedova inconsolabile che si consuma di lacrime sulla tomba del marito, \u00e8 il simbolo di questa non accettazione della realt\u00e0 del mondo: perch\u00e9 tutto ci che appartiene al mondo \u00e8 transeunte, passa e va; e chi si vuole aggrappare per sempre alle cose del mondo, anche alle pi\u00f9 nobili e pure, commette lo stesso errore di chi si vuole afferrare alle ombre. Questo non significa che tali cose non abbiano valore, n\u00e9 che non le si debba amare: \u00e8 giusto amarle, anzi, ma di un amore saggio e maturo, cosciente del fatto che esse, in ultima analisi, non ci appartengono, e che quando ci saranno tolte, non potremo fare nulla per <em>riaverle nella stessa forma in cu le avevamo prima<\/em>. L&#8217;amore saggio e maturo sa che bisogna lasciar andare le cose, quando una forza superiore le chiana a s\u00e9 e ce le sottrae: sarebbe da bambini volerle trattenere, perch\u00e9 esse in sono mai state nostre, abbiamo solo potuto goderne Noi le possiamo conservare nel cuore trarre da esse la forza per guardare il domani: ma chiudersi nel dolore tetro e sterile conserve a nulla e dimostra una profonda ignoranza della vita, Forse quella vedova ha dei figli, che dopo la morte del padre avrebbero pi\u00f9 che mai bisogno del suo affetto: quel suo trattenersi ore ed ore presso la tomba, ogni giorno, lasciandoli soli e poi portando a casa la propria sconsolata tristezza, \u00e8 un tradimento verso la vita ed \u00e8 l&#8217;indice d&#8217;una totale ignoranza di come le cose belle di quaggi\u00f9 devono essere amate, vale a dire <em>non come negli assoluti<\/em>. Dato che nel mondo nulla \u00e8 assoluto, non si deve amare nulla come un assoluto; al contrario, si devono amare le cose pi\u00f9 dolci e meritevoli come se fossero dei ponti esse stesse verso l&#8217;assoluto. Cos\u00ec, chi ha amato veramente il proprio marito, o la propria moglie, sa che la morte fisica ha portato via solamente un involucro, non la parte essenziale; e sa anche che quell&#8217;amore non finisce affatto davanti alla tomba, ma continua, spostandosi per\u00f2 su un piano pi\u00f9 alto e luminoso. Ora costui o costei sono morti: ci\u00f2 non significa che bisogna dimenticarli, ma al contrario bisogna amari nella loro essenza, cio\u00e8 per la loro anima. L&#8217;amore umano, dopo l&#8217;esperienza della morte, prosegue, anzi incomincia a vivere, su di un piano totalmente spirituale, cosa che gi\u00e0 nel corso della vita terrena bisognerebbe imparare, ma che \u00e8 divenuta rara, per il prevalere nella cultura odierna degli aspetti carnali ed estrinseci dell&#8217;amore stesso. La verit\u00e0 \u00e8 che un amore vero e profondo pu\u00f2 anche vivere sulla sola dimensione spirituale, mentre non vivr\u00e0 mai nella sola dimensione carnale, ma finir\u00e0 per esaurirsi, saziato e quasi nauseato di se stesso.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un solo assoluto che merita tutta la nostra dedizione e il nostro amore <em>in quanto assoluto<\/em>: Dio. Egli non passa, non \u00e8 un mezzo, non \u00e8 estrinseco, ma \u00e8 la parte essenziale del mondo e di noi stessi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mondo \u00e8 un luogo bellissimo. \u00c8 impossibile enumerare tutte le sue affascinanti bellezze: l&#8217;arcobaleno dopo la pioggia, la galaverna sui tronchi degli alberi, il fiume<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[159],"class_list":["post-26727","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-giacomo-leopardi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26727","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26727"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26727\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26727"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26727"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26727"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}