{"id":26725,"date":"2006-07-24T09:56:00","date_gmt":"2006-07-24T09:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/07\/24\/che-cosa-ci-possono-insegnare-le-societa-miti\/"},"modified":"2006-07-24T09:56:00","modified_gmt":"2006-07-24T09:56:00","slug":"che-cosa-ci-possono-insegnare-le-societa-miti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/07\/24\/che-cosa-ci-possono-insegnare-le-societa-miti\/","title":{"rendered":"Che cosa ci possono insegnare le societ\u00e0 &#8220;miti&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Questo articolo \u00e8 sato pubblicato sul numero del 5 marzo 1989 (anno 69), pag. 6, del giornale &quot;Umanit\u00e0 Nova&quot;, fondato da Errico Malatesta nel 1920, ed \u00e8 ora riproposto con lievissime modifiche.<\/em><\/p>\n<p><em>Prendendo lo spunto da un&#8217;intuizione del compianto geografo ed etnologo Silvio Zavatti, esploratore polare e grande conoscitore degli Eschimesi o Inuit, si prendono in considerazione le societ\u00e0 di alcuni &quot;popoli miti&quot;, cio\u00e8 che non conoscono la pratica della guerra (se non, ovviamente, per scopi difensivi). Sono tutti, guarda caso, popoli &quot;primitivi&quot;, cio\u00e8, secondo la terminologia in uso fra gli Occidentali &#8211; anche c\u00f2lti &#8211; sino a qualche anno fa, dei &quot;selvaggi&quot;. Non hanno scritto l&#8217;equivalente dell&#8217;&quot;Iliade&quot; o della &quot;Divina Commedia&quot; perch\u00e8 ignorano la scrittura; non hanno costruito le Piramidi o tagliato l&#8217;istmo di Panama, n\u00e9 scoperto la fisica dei quanti e tanto meno la pratica della clonazione e della manipolazione genetica. Sono talmente primitivi che a loro merito si pu\u00f2 inscrivere una sola cosa: sia nei rapporti sociali &quot;interni&quot;, sia nelle relazioni con gli altri popoli, mostrano di essere fondamentalmente pacifici&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Sovente gli anarchici sono accusati di utopismo perch\u00e9, nella loro proposta di una societ\u00e0 senza Stato, senza leggi e senza polizia, sembrano accordare eccessiva fiducia a una innata bont\u00e0 dell&#8217;uomo, riversando sulla societ\u00e0 gerarchizzata la responsabilit\u00e0 principale nell&#8217;insorgenza di attitudini violente da parte degli individui. Ora, \u00e8 ben certo che taluni anarchici hanno mitizzato la visione rousseiana di una &quot;naturale&quot; bont\u00e0 dell&#8217;uomo; tuttavia, resta di estrema attualit\u00e0 il loro richiamo alla funzione disgregatrice e anti-sociale esercitata sul singolo individuo dalle strutture autoritarie.<\/p>\n<p>Tutti coloro che invocano uno Stato sempre pi\u00f9 accentrato e poliziesco, cercano di giustificarlo con una pretesa incapacit\u00e0 dell&#8217;uomo a vivere in armonia coi propri simili; ma intanto nulla si tenta, neanche sul piano della pedagogia, per favorire lo sviluppo di una autonomia critica e di una reale emancipazione morale di esso; al contrario, lo si abitua sempre pi\u00f9 a una dipendenza psicologica dall&#8217;autorit\u00e0. Come stupirsi, poi, se effettivamente egli, talvolta, assume degli atteggiamenti antisociali? E tuttavia questi ultimi, ben lungi dal dimostrare una sua pretesa incapacit\u00e0 &quot;costituzionale&quot; alla vita sociale che sia basata su dei liberi accordi, dimostrano &#8211; al contrario &#8211; che seminare coercizione e dipendenza significa inevitabilmente raccogliere incivilt\u00e0 e disordine.<\/p>\n<p>Sul piano dell&#8217;indagine scientifica, tuttavia, non si pu\u00f2 dire che il pensiero libertario abbia fatto abbastanza per rintracciare dei supporti oggettivi alle proprie teorie, basate su una concezione anti-autoritaria della societ\u00e0 umana. Le opere di Kropotkin sul mutuo appoggio e sulla solidariet\u00e0, scaturite dalla sua esperienza autobiografica di ufficiale russo a contatto coi popoli e con la natura incontaminata dell&#8217;Estremo Oriente, appaiono oggi datate. Anche i suoi ammiratori pi\u00f9 convinti riconoscono che egli era troppo incline, per dirla col suo amico Malatesta, a cercare dei dati che suffragassero le sue profonde convinzioni, per essere un osservatore veramente obiettivo. Inoltre, il clima generale della cultura positivista di fine &#8216;800, traboccante di ingenua fiducia nelle &quot;magnifiche sorti e progressive&quot; dell&#8217;umanit\u00e0 (avviata, con lo strumento della scienza, a un completo dominio sulla natura), non gli consentiva quella pacatezza di giudizio che per noi, cittadini dell&#8217;\u00e8ra atomica, \u00e8 moralmente doverosa.<\/p>\n<p>Erich Fromm (<em>Anatomia della distruttivit\u00e0 umana<\/em>, Mondadori, 1979) ha analizzato trenta culture primitive dal punto di vista della loro natura aggressiva o pacifica. Il risultato \u00e8 stata una classificazione di esse in tre sistemi.<\/p>\n<p><strong>Nel sistema A<\/strong> si collocano le societ\u00e0 che esaltano la vita, nel senso che in esse ideali, usanze e istituzioni servono principalmente a preservare e incoraggiare la vita in tutte le sue forme. Ostilit\u00e0 e violenza sono ridotte al minimo; non vi sono pene severe n\u00e9, praticamente, delitti; la guerra \u00e8 pressoch\u00e9 sconosciuta, tranne che per difesa; i bambini sono cresciuti con la dolcezza; le donne godono degli stessi diritti degli uomini, o quasi; il sesso \u00e8 incoraggiato. Infine si osserva che invidia, avarizia e avidit\u00e0 sono quasi assenti o ridotti al minimo, a seconda dei parametri considerati. Tali sono le societ\u00e0 degli indiani Zu\u00f1i Pueblo, gli Arapesh di montagna e i Bathonga, gli Aranda, i Semang, i Toda, gli Eschimesi polari e i Mbutu. Si tratta cio\u00e8 di popoli la cui economia si basa sia sulla caccia e la raccolta, sia sull&#8217;allevamento e l&#8217;agricoltura.<\/p>\n<p>A questo gruppo noi aggiungeremmo, secondo le indicazioni di Silvio Zavati (in <em>L&#8217;Universo,<\/em> luglio-agosto 1966: <em>Esiste una geografia della mitezza?<\/em>), gli Eschimesi del Labrador, i Sami, i Piaroa, i Fueghini (estinti), i Balti, i Sakai. Ecco come i missionari descrivono i Piaroa delle foreste venezuelane:<\/p>\n<p><em>&quot;Non conoscono l&#8217;invidia, l&#8217;egoismo, la bugia n\u00e9 l&#8217;inganno. Mai bisticciano tra di loro, n\u00e9 hanno ricordi di aver fatto una sola guerra.&quot;<\/em> (dalla <em>Guida al Museo Etnologico d. Grossa,<\/em> Treviso, p. 105).<\/p>\n<p>E ancora, fra gli estinti, si potrebbero ricordare i Moriori delle Isole Chatham e i gruppi Arawak dell&#8217;isola di Haiti.<\/p>\n<p><strong>Nel sistema B<\/strong>, Erich Fromm colloca quelle societ\u00e0 che, pur non essendo distruttive, vivono l&#8217;aggressivit\u00e0 e la violenza come eventi normali. \u00c8, quindi, un sistema intermedio. Comprende gli Eschimesi della Groenlandia, i Bachiga, gli Oijbway, gli Ifugaos, i Manus, i Samoani, i Dakota, i Maori, i Tasmaniani (estinti), i Kazak, gli Ainu, i Crow, gli Inca e gli Ottentotti. Esse sono imbevute di individualismo e di aggressivit\u00e0 maschile, e vi sono presenti sia la competizione che la gerarchia. Riescono, per\u00f2, a contenere l&#8217;aggressivit\u00e0 entro la soglia della non-distruttivit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Il sistema C<\/strong> \u00e8 caratterizzato da una grande violenza interpersonale, distruttivit\u00e0, aggressione, crudelt\u00e0, sia all&#8217;interno che all&#8217;esterno. E inoltre da amore per la guerra, malignit\u00e0, tradimento, tensione, paura. La competitivit\u00e0 \u00e8 altissima, la propriet\u00e0 privata \u00e8 esaltata, la gerarchia rigida. Rientrano in esso i Dobu, i Kwakiutl, gli Haida, gli Aztechi (estinti), i Witoto, i Ganda.<\/p>\n<p>Questa classificazione pu\u00f2 essere sottoposta a critiche di vario tipo; resta comunque una chiave di lettura, a nostro avviso preziosa, quale avviamento a una antropologia comparata. Certo, avverte Ruth Benedict (<em>Modelli di cultura,<\/em> Feltrinelli, 1974, p. 223):<\/p>\n<p><em>&quot;I fini e i mezzi di una societ\u00e0 non possono essere giudicati nei termini adatti ai fini e ai mezzi di un&#8217;altra societ\u00e0, perch\u00e9 sono per essenza incommensurabili.&quot;<\/em><\/p>\n<p>E tuttavia, esistono delle costanti e delle analogie che consentono di stabilire dei parametri comuni per un confronto.<\/p>\n<p>Nella cultura eschimese (almeno in quella polare; meno in quella groenlandese), per esempio, guerra e violenza interpersonale sono assenti non solo nella pratica quotidiana, ma nella mitologia, nelle arti figurative, nel canto; non vengono, cio\u00e8, neppure rappresentate o nominate.<\/p>\n<p>Che dire, a questo punto, della societ\u00e0 capitalista, i cui idoli sono, fin dall&#8217;infanzia, i vari Rambo e Conan il Barbaro, e mostri pi\u00f9 o meno spaziali? Come meravigliarsi, se da una cos\u00ec massiccia pubblicit\u00e0 della violenza pi\u00f9 bestiale e pi\u00f9 gratuita, anche quei membri sociali che non vivono direttamente sulla propria pelle la violenza delle istituzioni, sono spesso fatalmente attratti dalla distruttivit\u00e0 interpersonale? (cfr. i fascistelli della Roma-bene tipo i sadici assassini dei Parioli [recentemente tornati agli onori della cronaca], le varie &quot;giovent\u00f9 dorate&quot; della ricca borghesia a caccia di stupro in gruppo, ecc.). (1)<\/p>\n<p>Un rilancio della proposta anarchica di una societ\u00e0 non gerarchizzata, dovrebbe prendere le mosse , su di un piano scientifico, da un esame comparativo delle societ\u00e0 a livello etnologico (cio\u00e8 quelle cosiddette &quot;primitive&quot;). In un secondo momento, si dovrebbe studiare come rendere possibile il ritorno a dei modelli sociali &quot;conviviali&quot; &#8211; come direbbe Ivan Illich &#8211; in societ\u00e0 popolose e altamente tecnologizzate, come la nostra. (2)<\/p>\n<p>In questa seconda fase, crediamo che una critica radicale al concetto stesso di megalopoli, sarebbe la premessa essenziale. Nessuna riumanizzazione, nessuna mitezza sar\u00e0 mai possibile in agglomerati urbani di milioni d&#8217;individui &#8211; il che, evidentemente, non significa dar ragione a Pol Pot, quando caccia, armi alla mano, gli abitanti delle citt\u00e0 per stabilirli nelle campagne. Ma di questo, torneremo a parlare a suo tempo. (3)<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa. Le societ\u00e0 miti esistono.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle favole illuministiche sul &quot;buon selvaggio&quot;, \u00e8 certo che un numero consistente di societ\u00e0 umane hanno saputo vivere, prima dell&#8217;avvento della civilt\u00e0 industriale, in un mirabile equilibrio fra libert\u00e0, solidariet\u00e0 ed eguaglianza. Si tratta di esperienze distrutte o in via di estinzione, che non sono ovviamente recuperabili <em>tout court<\/em> dall&#8217;esterno, tanto meno nelle condizioni economiche oggettivamente sfavorevoli della nostra realt\u00e0 d&#8217;oggi.<\/p>\n<p>Eppure, \u00e8 possibile che la tecnologia, che finora ci ha portato disastri ecologici e bellici, centralizzazione burocratica, militarizzazione sociale, non possa offrirci domani la chiave per riappropriarci di una dimensione di vita pi\u00f9 umana e pi\u00f9 giusta?(4) Una dimensione basata sul decentramento, sull&#8217;anti-autoritarismo, sulla orizzontalit\u00e0, sull&#8217;apertura, sulla tolleranza; e nella quale anche gli spazi fisici siano organizzati secondo un modello di integrazione citt\u00e0-campagna (la citt\u00e0 giardino, ad esempio), capace di assicurare il massimo di benessere e l&#8217;<em>optimum,<\/em> non il <em>maximum<\/em>, di efficienza produttiva, conciliando quest&#8217;ultima col minimo di impatto ecologico e sociale. (5)<\/p>\n<p><strong>NOTE.<\/strong><\/p>\n<p>1)  Cfr. F. LAMENDOLA, <em>Ogni epoca (di reazione) ha le sue &quot;giovent\u00f9 dorate&quot;,<\/em> in <em>Umanit\u00e0 Nova<\/em> del 26 giugno 1988, pag. 6.<\/p>\n<p>2)  I. ILLICH, <em>La convivialit\u00e0,<\/em> tr. it. Milano, Mondadori, 1974;<\/p>\n<p>3)  Cfr. F. LAMENDOLA, <em>Prospettive per il Duemila,<\/em> in <em>Quaderni dell&#8217;Associazione Filosofica Trevigiana,<\/em> n. 7 del 1998 e n. 1 del 1999.<\/p>\n<p>4)  Rispetto al 1988, ho abbandonato la speranza che la tecnologia, dopo averci condotti sull&#8217;orlo dell&#8217;abisso, ci possa poi salvare. Cfr. F. LAMENDOLA, <em>Raimon Panikkar e la Torre di Babele della cultura moderna,<\/em> in <em>Quaderni dell&#8217;Associazione Eco-Filosofica,<\/em> n. 2 del 2005.<\/p>\n<p>5)  Cfr. F. LAMENDOLA, <em>Oltre il paradigma sviluppista,<\/em> in <em>Quaderni dell&#8217;Associazione Eco-Filosofica,<\/em> n. 5 del 2006.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo \u00e8 sato pubblicato sul numero del 5 marzo 1989 (anno 69), pag. 6, del giornale &quot;Umanit\u00e0 Nova&quot;, fondato da Errico Malatesta nel 1920, ed<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30137,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[60],"tags":[92],"class_list":["post-26725","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-antropologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-antropologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26725","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26725"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26725\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30137"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26725"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26725"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26725"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}