{"id":26717,"date":"2022-02-04T01:14:00","date_gmt":"2022-02-04T01:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/02\/04\/le-radici-ideologiche-della-persecuzione-di-padre-pio\/"},"modified":"2022-02-04T01:14:00","modified_gmt":"2022-02-04T01:14:00","slug":"le-radici-ideologiche-della-persecuzione-di-padre-pio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/02\/04\/le-radici-ideologiche-della-persecuzione-di-padre-pio\/","title":{"rendered":"Le radici ideologiche della persecuzione di Padre Pio"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;ultima fase, la pi\u00f9 crudele, della persecuzione contro san Pio da Pietrelcina \u00e8 scattata nel 1960, con un Giovanni XXIII pienamente infornato e sicuramente consenziente, se non peggio; uno spietato esecutore materiale nella persona del visitatore apostolico monsignor Carlo Maccari; e un regista occulto, implacabile, in quella del vescovo di Padova, Girolamo Bartolomeo Bortignon, cappuccino, infuriato contro il santo frate del Gargano e contro i suoi devoti, laici e consacrati, perch\u00e9 non voleva mettere a disposizione dell&#8217;Ordine il denaro delle offerte per la Casa Sollievo della Sofferenza, quando su di esso incombeva lo spettro della voragine debitoria creata dallo scandalo del losco finanziere Giuffr\u00e9.<\/p>\n<p>Ma se questi, ormai la storia lo ha accertato in maniera definitiva e inoppugnabile, sono stati i persecutori del santo frate all&#8217;interno della Chiesa, amareggiando i suoi ultimi anni di vita terrena e sottoponendolo a vessazioni infami e inaudite, come lo spionaggio all&#8217;interno del suo confessionale, bisogna avere ben chiare le ragioni pi\u00f9 profonde per le quali la Chiesa degli anni &#8217;60, la Chiesa del Concilio, del &quot;papa buono&quot;, la Chiesa che voleva abbracciare il modo e dialogare con tutti, si mostr\u00f2 cos\u00ec dura, severa, implacabile, contro un mite religioso la cui colpa era quella di essere troppo santo e troppo amato dalla gente. E le ragioni profonde sono appunto queste: che nel momento in cui la Chiesa, caduta in potere della massoneria dopo la morte di Pio XII, si apprestava al gran passo del tradimento dissimulato, ossia di condurre i fedeli verso l&#8217;apostasia senza che ne accorgessero, cominciando dalla cosiddetta riforma liturgica chiaramente ispirata all&#8217;ideologia massonica, come massoni erano i suoi protagonisti, Annibale Bugnini e Paolo VI, la figura di padre Pio, il santo con le stigmate, il santo che combatteva fisicamente contro il diavolo e che denunciava, fra le altre cose, e sia pure non nelle prefiche della santa Messa, ma parlando agli intimi, le mene della massoneria all&#8217;interno della Chiesa, e indicava in esse il pericolo mortale per la fede e la sopravvivenza della Chiesa stessa, diventava imbarazzante, sgradita, insopportabile. Vi era una oggettiva incompatibilit\u00e0 fra la Chiesa di don Milani, di padre Turoldo, di Teilhard de Chardin, di Karl Rahner (tutti preti d&#8217;assalto e veri o pretesi intellettuali, ma nessun santo) e l&#8217;umile frate di Pietrelcina che in vita sua non aveva mai viaggiato, che non era quasi mai uscito dalle mura del convento, ma che con la sua fede potente e il suo sguardo amorevole sapeva abbracciare l&#8217;Italia e il mondo intero, e aveva il torto di ricordare ai fedeli che la morale cattolica non \u00e8 negoziabile, che non \u00e8 in svendita, che non la si pi\u00f9 modificare a piacere, solo per venire incontro allo &quot;spirito dei tempi&quot;. Come avrebbero potuto passare i referendum sul divorzio e sull&#8217;aborto, se padre Pio fosse stato ancora in vita? E anche quand&#8217;era in vita, nei suoi ultimi anni, quanto era molesta e fastidiosa la sua presenza, cos\u00ec arcaica, cos\u00ec &quot;medievale&quot;, e per giunta circondata da una devozione dei fedeli che appariva, ai cattolici &quot;adulti&quot; ed &quot;emancipati&quot;, qualcosa di brutto, di superstizioso, di popolare nel senso peggiore del termine.<\/p>\n<p>Un buon esempio del fastidio, dell&#8217;insofferenza, del livore mascherato da illuministica degnazione di chi sa nei confronti di chi \u00e8 sprofondato nell&#8217;ignoranza e nella superstizione, \u00e8 offerto dal libro di Sergio Luzzatto <em>Padre Pio. Miracoli e politica nell&#8217;Italia del Novecento<\/em>, dal quale riportaimo la seguente pagina, esemplare in tal senso (Torino, Einaudi, 2007, pp. 381-383):<\/p>\n<p><em>La costruzione del personaggio di Padre Pio come eroe dell&#8217;et\u00e0 di Giovanni XXIII era incominciata ben prima del &#8217;60, sarebbe continuata ben dopo, e va ascritta al merito di alcuni giornalisti di second&#8217;ordine.<\/em><\/p>\n<p><em>Mino Caudana sul quotidiano &quot;Il Tempo&quot; di Roma, Luciano Cirri sul settimanale &quot;Il Borghese&quot;, Francobaldo Chiocci ancora sul &quot;Tempo&quot; condussero interminabili campagne in favore del santo vivo del Gargano, denunciando i suoi detrattori come nemici della era Chiesa. Largamente fondati sul materiale sia miracolistico, sia scandalistico raccolto per decenni da Emanuele Brunatto, i loro servizi valsero da repertorio di &quot;exempla&quot; per la vulgata da rotocalco, prima di trasformarsi in libri fondativi del nuovo canone agiografico. A loro volta, tali libri avrebbero offerto la base documentaria (se cos\u00ec si pu\u00f2 dire) a un&#8217;altra generazioni di reporter, abbastanza giovani per convertire le articolesse pubblicate su &quot;Oggi&quot; e su &quot;Gente&quot; negli anni settanta e ottanta in volumoni Mondadori o Piemme degli anni novanta e del Duemila: quando le opere di un Renzo Allegri o di un Enrico Malatesta, presentate alla credulit\u00e0 popolare come biografie &quot;definitive&quot; del &quot;santo dei miracoli&quot;, avrebbero trionfalmente asceso le classifiche nazionali dei bestseller.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 tipico del genere agiografico fondarsi sulla ripresa dei testi originari, le &quot;Vite&quot; o le &quot;Passioni&quot; di un santo che la generazione dei contemporanei trasmette all&#8217;attenzione dei posteri: i quali ultimi si limitano spesso a riscrivere i primi testi, spacciando per storia della santit\u00e0 quella che nei fatti \u00e8 la sua memoria. Non vi \u00e8 dunque motivo di stupirsi, se le cosiddette biografie di padre Pio da Pietrelcina sono semplicemente centoni della testimonianza sul santo vivo e i suoi miracoli che la devozione garganica ha prodotto dal 1918 in avanti. Piuttosto, merita di rilevare il terreno di coltura delle sedicenti inchieste su padre Pio che sfociarono nel canone agiografico degli anni sessanta: la &quot;redazione del &quot;Tempo&quot; di Renat Angiolillo, l&#8217;interprete giornalisticamente pi\u00f9 sottile di un vento del Sud che fin dalla Liberazione aveva soffiato contro il vento del Nord antifascista e resistenziale; la redazione del &quot;Borghese&quot; che Mario Tedeschi (un ex della &quot;Decima Mas&quot;) aveva ereditato dalla protesta antidemocratica di Leo Longanesi. Riuniti, tali ambienti corrispondevano all&#8217;epicentro culturale di una destra veramente papalina, monarchica, neofascista, che provava a riaggiornare sotto la mal sopportata Repubblica italiana il patrimonio spirituale del clerico-fascismo.<\/em><\/p>\n<p><em>Quanto alle figure di giornalisti che pi\u00f9 tenacemente si dedicarono all&#8217;opera di canonizzazione mediatica di padre Pio, erano gli stessi che confezionavamo allora il nostalgico feuilleton di Mussolini buonanima, della povera Claretta, dell&#8217;indomita Rachele. Oltrech\u00e9 incensando il cappuccino con le stigmate, Mino Caudana faceva colpo sui lettori del &quot;Tempo&quot; attraverso racconti a puntate come &quot;Il figlio del fabbro&quot;, evangelica narrazione della vita, della morte e dei miracoli del Redentore di Predappio. Gi\u00e0 militante del Movimento sociale italiano, Francobaldo Chiocci raccoglieva con zelo la paccottiglia aneddotica che avrebbe finito col fare di lui &#8212; oltrech\u00e9 l&#8217;ammirato biografo di Brunatto &#8212; l&#8217;autore di uno zuccheroso &quot;Donna Rachele&quot;. Luciano Cirri fondava a Roma il Bagaglino: qualcosa di pi\u00f9 che un mitico cabaret, il ritrovo serale di una destra anarchica e satirica, sboccata e popolare. Padrepiologo di complemento era Giorgio Pisan\u00f2, il giornalista e militante missino che pi\u00f9 di chiunque altro avrebbe contribuito alla battaglia per il riconoscimento della legittimit\u00e0 politica e morale della Repubblica di Sal\u00f2. E sul quotidiano del MSI, &quot;Il Secolo d&#8217;Italia&quot;, capitava di leggere in calce ai servizi su padre Pio la fira di Guorgio Berlutti: l&#8217;ex tipografo viterbese che era sembrato eclissarsi alla soglia degli anni trenta, travolto dai libri contabili della fallita sua Libreria del Littorio, ma che durante la seconda guerra mondiale era tornato a manifestarsi alternano titolo quali &quot;Noi crediamo nel Duce&quot; e &quot;Ritorno all&#8217;amore sulle orme di Ges\u00f9&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Non deve sorprendere la coesistenza del duce e del santo, di Mussolini e di padre Pio, nel discorso reazionario degli anni sessanta. Contribuiscono a spiegarla, per l&#8217;appunto, motivi ideologici e itinerari personali: l&#8217;eredit\u00e0 politica trasmessa dal clerico-fascismo del Ventennio al postfascismo della Repubblica, l&#8217;identit\u00e0 biografica di uomini che prima di sfondare come giornalisti avevano vivacchiato come neofascisti. Tuttavia, la coesistenza del duce e del santo va spiegata guardando non solo al versante dell&#8217;offerta culturale, ma a quello della domanda sociale. L&#8217;Italia degli anni sessanta conosceva un processo parallelo di secolarizzazione della societ\u00e0 e di sacralizzazione del mondano, rispetto al quale la nostalgia per Mussolini poteva integrarsi perfettamente con la passione per padre Pio. Nella vertigine di un paese sospeso tra arcaismo e modernit\u00e0, due divi del Novecento &#8212; il duce morto e il santo vivo &#8212; rispondevano a una richiesta ancora forte di crismi e di carismi. Sopratutto, corrispondevano a un bisogno non spento di miracoli.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 sommamente sgradevole leggere pagine come questa, il cui autore ha letteralmente intinto la penna nella malevolenza, nell&#8217;antipatia e nel rancore, non solo per mettere nella luce peggiore possibile l&#8217;oggetto del suo studio, ma anche per sminuire, banalizzare e possibilmente demolire le figure e i lavori di quanti si sono adoperati per farlo conoscere al grande pubblico, negli anni in cui la gerarchia ecclesiastica lo stava perseguitando e sottoponendo a inumane vessazioni quotidiane. Si tratta, a suo dire, di giornalisti di second&#8217;ordine e di autori di libri destinati offrire una visione falsamente ingenua e superstiziosa del &quot;santo dei miracoli&quot;, adombrando anche una grossa operazione commerciale sponsorizzata da alcune grandi case editrici italiane (mentre la casa editrice che pubblica il libro del nostro \u00e8 notoriamente al di sopra di queste basse operazioni sottoculturali e si rivolge unicamente alla <em>cr\u00eame<\/em> dell&#8217;intellighenzia nostrana, ovviamente di sinistra e pi\u00f9 precisamente della sinistra al caviale). Per gli autori e i lettori di opere come <em>Padre Pio. Miracoli e politica nell&#8217;Italia del Novecento<\/em> (il cui titolo \u00e8 gi\u00e0 tutto un programma di faziosit\u00e0 e fegatosa spacciata per analisti storico-sociologica, e quindi scientifica), che da sempre si librano nell&#8217;olimpo dell&#8217;antifascismo pi\u00f9 puro ed ineffabile, giornalisti come Mino Caudana, Renzo Allegri ed Enrico Malatesta sono funzionali a un blocco culturale che ha cercato di contrabbandare elementi arcaici, sorpassati, miracolistici, superstiziosi, e, naturalmente cripto-fascisti all&#8217;interno di una narrazione magica del nuovo grande santo del Meridione e della &quot;devozione garganica&quot; (come la chiama, con evidente spregio, l&#8217;autore) che \u00e8 servito, insieme a tante altre cose, ad assorbire e neutralizzare i benefici effetti del &quot;vento del Nord&quot; di resistenziale memoria.<\/p>\n<p>Il livore incontenibile e tenace dell&#8217;autore, ancorch\u00e9 impreziosito da uno stile ironico e scintillante, capace d&#8217;infilare due o tre fuochi d&#8217;artificio linguistici all&#8217;interno di un solo periodo, non esita a servirsi di espressioni come <em>padrepiologo di complemento<\/em> (per Giorgio Pisan\u00f2, che invece \u00e8 stato uno storico coraggioso e di valore), oppure <em>evangelica narrazione della vita, della morte e dei miracoli del Redentore di Predappio<\/em> (riferita ovviamente a Mussolini), dove il dileggio per il Due defunto si unisce a un dileggio indiretto, ma evidente, verso il culto dei santi in generale, per tacere di molte altre, non appartengono al vocabolario di uno storico, ma a quello del polemista di dubbio gusto, uso a mescolare il sacro e il profano nello sberleffo ai suoi nemici, non tanto per denunciarne l&#8217;innaturale commistione, ma per una sua incurabile forma di allergia, che \u00e8 in se stessa antistorica e antiscientifica, a considerare col minimo sforzo di equanimit\u00e0 sia l&#8217;apporto culturale del fascismo (quale che sia stato, ma cui \u00e8 arduo negare qualunque dignit\u00e0, viste le opere imponenti che ha realizzato in ogni campo) sia quello del cattolicesimo. Anche se il dito accusatore \u00e8 puntato contro quelli che a lui sembrano fenomeni da baraccone, come la &quot;devozione garganica,&quot; in effetti la fortissima acredine verbale tradisce un intimo disprezzo rivolto al cattolicesimo e alla Chiesa in quanto tali: salvo forse la nuova fede e la nuova &quot;chiesa&quot; emerse dal Concilio Vaticano II, le quali, a loro volta, rivendicano con fierezza una certa eredit\u00e0 culturale prettamente di sinistra, e quindi possono essere tollerate dagli esponenti della cultura dominante della <em>radical-chic<\/em>, quando non apertamente lodate per meglio strumentalizzarle.<\/p>\n<p>\u00c8 utile, nondimeno, leggere libri come questo, oppure come <em>Il manganello e l&#8217;aspersorio<\/em> di Ernesto Rossi (un ex filo-fascista divenuto bilioso antifascista), che si pone sullo stesso versante ideologico e che mostra una simile assenza totale di obiettivit\u00e0 e di serenit\u00e0 nel giudicare uomini e fatti, per avere ben chiaro quale insondabile serbatoio di livore ideologico alimenti ancora oggi la cultura progressista dominante, e il spremo disprezzo da essa riservato a tutto ci\u00f2 che affonda le radici in un sentimento autenticamente popolare. Per codesti signori usciti dal mantello dell&#8217;illuminismo, niente di ci\u00f2 che \u00e8 accaduto nel mondo durante gli ultimi tre secoli li ha mai portati a dubitare un solo istante che l\u00ec, nella &quot;filosofia dei lumi&quot; ci sia la bussola per orientarsi nella giusta direzione, sempre e comunque. E per riconoscere un fascista o un cattolico reazionario di primo acchito, per quanto ben dissimulato fra pagine di un&#8217;insospettabile rivista settimanale o di un libro agiografico rivolto a un vasto pubblico e destinato a far conoscere la vita di uno dei i grandi santi della modernit\u00e0. La modernit\u00e0, appunto: \u00e8 questo il problema. Padre Pio amava il matrimonio (fra uomo e donna), la famiglia e la fede semplice dei padri: perci\u00f2 non era moderno, era anti-moderno: questa era la sua colpa. Infatti per l&#8217;<em>intellighenzia<\/em> o si \u00e8 moderni o si \u00e8 clerico-fascisti: cio\u00e8 nemici da trattare come tali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ultima fase, la pi\u00f9 crudele, della persecuzione contro san Pio da Pietrelcina \u00e8 scattata nel 1960, con un Giovanni XXIII pienamente infornato e sicuramente consenziente, se<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30136,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[74],"tags":[109,216,236,245],"class_list":["post-26717","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-agiografia","tag-chiesa-cattolica","tag-papi","tag-sacerdozio","tag-santi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-agiografia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26717","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26717"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26717\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30136"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26717"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26717"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26717"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}