{"id":26715,"date":"2018-05-04T07:15:00","date_gmt":"2018-05-04T07:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/04\/le-radici-dellintimo-squilibrio-delluomo-moderno\/"},"modified":"2018-05-04T07:15:00","modified_gmt":"2018-05-04T07:15:00","slug":"le-radici-dellintimo-squilibrio-delluomo-moderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/04\/le-radici-dellintimo-squilibrio-delluomo-moderno\/","title":{"rendered":"Le radici dell&#8217;intimo squilibrio dell&#8217;uomo moderno"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo moderno si caratterizza, rispetto agli uomini delle epoche precedenti, come colui che ha perso il proprio equilibrio interiore e che vive, pertanto, sente, pensa e agisce, sotto l&#8217;influenza di un intimo dissidio, di uno squilibrio, di una disarmonia e quasi di una vera e propria lacerazione, che, nei casi pi\u00f9 gravi, fa pensare a una sorta di sdoppiamento della sua natura, di frammentazione e dispersione del suo io pi\u00f9 profondo. <em>Quel doppio uomo che \u00e8 in me<\/em>, dice Petrarca, nella lettera in cui descrive l&#8217;ascensione al Monte Ventoso; <em>perennemente in lotta con se stesso<\/em>, si pu\u00f2 dire di Saul, l&#8217;eroe alfieriano, ma lo si pu\u00f2 dire anche del suo autore; <em>uno, nessuno e centomila<\/em>, \u00e8 il titolo di un romanzo di Pirandello, che riassume tutta la concezione antropologica del suo autore. A molti uomini d&#8217;oggi si potrebbe diagnosticare un disturbo narcisistico della personalit\u00e0: la scena penosa, grottesca, di Berlusconi che non sa rassegnarsi ad esser secondo, e che, dopo aver lasciato parlare Salvini, ma facendo mille gesti e smorfie per dare a intende che il capo \u00e8 sempre lui, alla fine, mentre l&#8217;altro se ne va, s&#8217;impossessa del microfono e vuol dire a ogni costo l&#8217;ultima battuta, mettere il sigillo finale sulla scena, ne \u00e8 un tipico esempio. Anche nei comportamenti del signor Bergoglio affiora continuamente un bisogno incontenibile di popolarit\u00e0 e di approvazione, una tensione esasperata verso il centro della scena, una assoluta impossibilit\u00e0 di tacere quando sarebbe l&#8217;ora di farlo, di riflettere quando sarebbe il momento di pensare, di ascoltare la voce dell&#8217;altro, soprattutto, ma non in funzione del suo ego, bens\u00ec per porsi delle domande e mettersi, eventualmente, in discussione: in altre parole, una personalit\u00e0 disarmonica, disturbata, malata di protagonismo, radicalmente incapace di occupare il secondo o il terzo posto, fosse pure rispetto a Dio e a Ges\u00f9 Cristo, come \u00e8 il suo caso. Ma il narcisismo patologico \u00e8 solo una delle maschere che tende ad assumere il disturbo che caratterizza l&#8217;uomo contemporaneo, nel suo sentire e nel suo pensare, prima ancora che nel suo agire; disturbo che abbiano identificato senz&#8217;altro come uno squilibrio. Ma squilibrio di quali elementi, e rispetto a quali altri? In che cosa e perch\u00e9 l&#8217;uomo moderno ha smarrito l&#8217;equilibrio che possedevano i suoi padri?<\/p>\n<p>Secondo l&#8217;insigne storico tedesco Friedrich Meinecke, quel che \u00e8 andato in crisi \u00e8 l&#8217;equilibrio fra gli elementi costitutivi della societ\u00e0 liberale: spirito e potenza, a causa dello sviluppo unilaterale delle facolt\u00e0 tecniche richieste all&#8217;uomo moderno dal tipo di sviluppo complessivo della societ\u00e0 in cui vive. Tale ipertrofia dell&#8217;<em>homo faber<\/em> rispetto all&#8217;<em>homo sapiens<\/em> reca la conseguenza che le facolt\u00e0 spirituali o si inaridiscono, oppure, per reazione, riemergono con prepotenza, magari in forme altamente emotive e irrazionali, anche se, in teoria, al servizio di un ideale &quot;razionale&quot;, ma nel quale &#8212; osserviamo noi &#8211; si riconosce, s\u00ec, la razionalit\u00e0 dei mezzi, non per\u00f2 quella dei fini, come \u00e8 tipico, del resto, della tecnologia quando si erge, impropriamente, a ideologia sociale. Egli vede questo fattore in opera nella genesi del nazismo e, in generale, nella partecipazione emozionale e compulsiva ad attivit\u00e0 &quot;sociali&quot; di qualsiasi tipo, dalla riforma agraria alle scienze occulte; parla di una <em>esigenza metafisica repressa<\/em>, che pu\u00f2 trovare sfogo all&#8217;improvviso, nella persona pi\u00f9 tranquilla, nel &quot;tecnico&quot; che ha studiato e lavorato per tre, quattro, cinque lustri, con perfetta monotonia, senza mai dare segni apparenti d&#8217;impazienza, ma che poi, d&#8217;un tratto, viene afferrato come da una febbre incontenibile, da una smania di gettarsi a capofitto in una &quot;causa&quot;, quale che sia, anche solo per sentirsi nuovamente uomo fra gli uomini, con i tutti i suoi caldi sensi, e non pi\u00f9 solamente un tecnico fra questioni aridamente tecniche (o addirittura fra le macchine).<\/p>\n<p>Ecco come lo stesso Meinecke formula la sua interpretazione (da: F. Meinecke, <em>La catastrofe della Germania<\/em>; titolo originale: <em>Die deutsche Katastrophe<\/em>, Wiesbaden, 1946; traduzione dal tedesco, Firenze, La Nuova Italia, 1948; cit. in: Renzo De Felice, <em>Il Fascismo, le interpretazioni dei contemporanei e degli storici<\/em>, Bari, Laterza &amp; Figli, 1970, 1998, pp. 407-410):<\/p>\n<p><em>I principi del liberalismo classico (spirito, potenza, ecc.) avevano avuto il loro fondamento in una suddivisione assai precisa delle forze razionali e irrazionali, in una delicatissima combinazione individuale e molteplice delle une con le altre.\u00a0Ma le influenze, sempre maggiormente affermantisi, della civilt\u00e0 moderna non favorirono il mantenimento di tali condizioni di equilibrio. Specialmente la configurazione della vita professionale moderna ag\u00ec nel senso di imprimere alla vita un carattere meccanico, normalizzandone gli scopi e riducendo l&#8217;intima spontaneit\u00e0 della vita psichica. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Avviene spesso [&#8230;] che giovani tecnici, ingegneri, ecc. i quali avevano avuto un&#8217;eccellente preparazione professionale nei loro corsi universitari, si consacrassero col massimo zelo per dieci, o quindici anni alla loro professione senza guardare n\u00e9 a destra, n\u00e9 a sinistra, desiderando di essere solamente dei buoni professionisti. Ma a un certo puto, alla met\u00e0 o alla fine del loro quarto decennio di vita, si desta in essi qualche cosa che prima era stato ignoto e di cui nel corso della loro formazione mai avevano avuto occasione di interessarsi; qualche cosa che si potrebbe definire: un&#8217;esigenza metafisica repressa. Ed eccoli a precipitarsi impetuosamente vero qualche occupazione speciale d&#8217;ordine ideale, dedicarsi a qualche argomento di moda, tale da apparir loro di particolar importanza per il bene della nazione o dei singoli, si tratti di anti-alcoolismo o di riforma agraria, di eugenetica o di scienze occulte. Quello che era stato un serio professionista si trasforma cos\u00ec in una specie di profeta, in un entusiasta, fors&#8217;anche in un fanatico e in un monomane. Cos\u00ec sorge il tipo di &quot;colui che salver\u00e0 il mondo&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Da ci\u00f2 si vede come l&#8217;indirizzare l&#8217;intelletto in senso unilaterale, come spesso fa la tecnica della divisione del lavoro, possa portare a una violenta reazione degli irrazionali negletti; non per\u00f2 a una vera armonia creatrice, sebbene a un nuovo unilateralismo, che si agita selvaggiamente e senza senso della misura. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Una mentalit\u00e0 fortemente concentrata e mirante all&#8217;utili e a fini di immediata utilizzazione assurse al entro della vita dello spirito. Molto essa produsse, consentendo di ottenne meravigliosi progressi della civilt\u00e0. E le altre forze psichiche insite nell&#8217;uomo, respinte che furono, se ne vendicarono o con quelle selvagge reazioni di cui abbiamo fatto parola, oppure provocando un generale intorpidimento e rilassamento. Allo spirito e alla fantasia rimase in certo modo la scelta tra l&#8217;inselvatichirsi e l&#8217;inaridirsi. Per lo pi\u00f9 accadde il secondo fatto.<\/em><\/p>\n<p><em>Il desiderio sensuale, indistruttibile come \u00e8 sempre stato \u00e8 e sar\u00e0 nell&#8217;anima umana, acquist\u00f2 in seguito ai progressi della tecnica una quantit\u00e0 di nuovi obiettivi ai quali mirare. La volont\u00e0, poi, ebbe un formidabile impulso dalle smisurate possibilit\u00e0 che l&#8217;intelligenza coi suoi progetti e con i suoi calcoli insegnava a realizzare nell&#8217;ambito della vita esteriore. Al XIX secolo, ai suoi tardi anni, e al secolo XX, fino ai giorni nostri, non sono davvero mancate forti energie. Un&#8217;intelligenza calcolatrice, rivolta piuttosto a fini pratici, congiunta a una concentrata forza di volont\u00e0, ostensibilmente lanciantesi da un formidabile compito all&#8217;altro, staccata &#8212; nei momenti di sosta &#8212; dai piaceri materiali: tale era l&#8217;aspetto che lo spirito del secolo a grandi linee offriva, tuttavia molto distanziandosi da quello della tarda antichit\u00e0, con la quale speso si \u00e8 voluto confrontare l&#8217;et\u00e0 nostra, quando cominci\u00f2 a rivelare segni di decadenza.<\/em><\/p>\n<p>Di questo ragionamento, quel che mettiamo in dubbio non \u00e8 la premessa, ossia il verificarsi di uno squilibrio interiore in luogo di una precedente armonia, ma la collocazione storica del fenomeno: dal nostro punto di vista, la societ\u00e0 liberale \u00e8 essa stessa l&#8217;emanazione diretta di tale squilibrio, perch\u00e9 in essa &quot;spirito&quot; e &quot;&#8217;potenza&quot; non sono affatto in equilibrio, bens\u00ec, come Francis Bacon aveva teorizzato fin dagli ultimi anni del XVI secolo, &quot;sapere \u00e8 potere&quot;, quindi lo &quot;spirito&quot; \u00e8 al servizio del &quot;potere&quot;, e questo \u00e8 gi\u00e0 un capovolgimento del giusto rapporto che deve esistere tra le due facolt\u00e0. Se lo spirito non comanda alla potenza, sar\u00e0 la potenza, che \u00e8 sempre pi\u00f9 la potenza tecnologica, a comandare allo spirito, con il risultato che l&#8217;uomo moderno \u00e8 divenuto schiavo del suo stesso tecnicismo, prigioniero del suo stesso progresso scientifico e materiale.<\/p>\n<p>A parte questo, l&#8217;analisi dell&#8217;uomo moderno, del &quot;tecnico&quot; convertito in &quot;salvatore dell&#8217;umanit\u00e0&quot;, ci sembra sostanzialmente giusta; potremmo anzi allargarla ulteriormente, prendendo la parola &quot;tecnico&quot; nel senso pi\u00f9 ampio, quello che le attribuisce Ernst J\u00fcnger, per esempio, tale da includere una bella fetta dell&#8217;umanit\u00e0 moderna, che sulla tecnica, intesa nel senso pi\u00f9 ampio, si regge. Non solo un tecnico informatico, per esempio, \u00e8 un &quot;tecnico&quot;, ma lo \u00e8 anche un consulente commerciale, anzi, lo \u00e8 perfino un contadino, nel momento in cui si serve di strumento tecnici, come le mungitrici o le seminatrici meccaniche, per svolgere il suo lavoro. Un &quot;tecnico&quot; \u00e8 perfino un bambino che si serve del <em>computer<\/em> o del telefonino, rispetto a suo nonno che non lo sa fare, o non lo sa fare se non per le funzioni pi\u00f9 semplici; per cui suo nonno dovr\u00e0 ricorrere alla sua assistenza per fare una certa cosa che richiede la conoscenza di funzioni pi\u00f9 complesse e non, come \u00e8 sempre stato finora, viceversa. E tutta questa umanit\u00e0 immersa nel tecnicismo, e per la quale la tecnologia \u00e8 divenuta una seconda natura, a un certo punto si sente alienata, inaridita, e, pur non rendendosi ben conto delle cause di ci\u00f2, anzi, non rendendosene conto affatto, impulsivamente abbraccia una causa di tipo &quot;spirituale&quot;, si fa seguace di <em>Scientology<\/em>, oppure di una campagna per la conquista di sempre nuovi diritti civili da parte della societ\u00e0, e parte, lancia in resta, al servizio d&#8217;una nobile causa. Tanto pi\u00f9 numerosi sono i &quot;tecnici&quot;, tanto maggiore \u00e8 il loro bisogno di distinguersi dagli altri, di emergere, di farsi notare come fautori di una concezione umanistica e, possibilmente, filantropica e umanitaria, oppure animalista, ecologista, ambientalista, eccetera. Che Dio ci scampi e liberi da tutti questi filantropi, umanitari, animalisti, ecologisti e ambientalisti, da tutti questi abortisti e vegani, sostenitori dell&#8217;eutanasia e dei matrimoni omofili, da tutti questi ossessi, da questi indemoniati, i quali, avendo completamente perduto il loro equilibrio interiore, ed essendosi prosciugati il cervello, posto che ne avessero uno, svolgendo funzioni puramente tecniche, a un certo puto hanno deciso di tornare ad essere uomini fra gli uomini, ma assai migliori e pi\u00f9 utili degli altri uomini, di essere i salvatori del mondo, i redentori dell&#8217;umanit\u00e0. Come nel caso delle donne isteriche, non esistono praticamente rimedi contro questa orda di barbari zelanti e scatenati: non resta che armarsi di rocciosa pazienza, d&#8217;impassibilit\u00e0 e di fermezza, e aspettare che l&#8217;ondata di pazzia collettiva sia passata &#8212; in attesa che si metta in movimento quella successiva.<\/p>\n<p>Il pericolo, come gi\u00e0 vedeva Meinecke, \u00e8 che questi tecnici, i quali hanno sviluppato una mentalit\u00e0 puramente efficientistica, finiscono inevitabilmente per riversarla nelle loro nuove crociate &quot;umanistiche&quot;, trasformando cos\u00ec anche le questioni sociali, politiche culturali, in questioni tecniche, nelle quali ci\u00f2 che conta non \u00e8 il vero, o il giusto, ma l&#8217;utile: e in questo, lo ripetiamo, il liberalismo \u00e8 stato fin dall&#8217;inizio cattivo maestro, essendo anzi l&#8217;ideologia che fa dell&#8217;utile la norma suprema di tutto. Insomma, anche se ci\u00f2 dispiace a Meinecke (e a Croce), i totalitarismi del XX secolo sono figli legittimi del liberalismo, e non si possono in alcun modo considerare delle schegge misteriosamente impazzite; e ci\u00f2 vale per il socialismo e il comunismo, prima ancora che per il fascismo o il nazismo. Oltre a ci\u00f2, ai nostri giorni, che non sono pi\u00f9 quelli di Meinecke, si \u00e8 aggiunto un ulteriore pericolo, giacch\u00e9 la tecnologia si \u00e8 spinta sino a delle frontiere che, sessanta o settant&#8217;anni fa, erano inimmaginabili. Fecondazione eterologa, clonazione, modifica genetica degli organismi, sono solo alcuni esempi di queste nuove frontiere, che hanno condotto l&#8217;umanit\u00e0 alle soglie di un territorio del quale non sappiamo nulla. Ci\u00f2 che si pu\u00f2 intravedere sin da ora, \u00e8 la nascita di una post-umanit\u00e0 tecnologizzata, quasi un &quot;ponte&quot; diabolico fra l&#8217;intelligenza artificiale dei calcolatori elettronici, spinta fino alla creazione di repliche &quot;umane&quot; delle macchine, come gli androidi, e l&#8217;intelligenza umana, per\u00f2 radicalmente modificata, per mezzo di strumenti e sussidi tecnologici, magari all&#8217;insaputa dell&#8217;uomo stesso, che funge, cos\u00ec, da cavia per sempre nuovi esperimenti (<em>microchip<\/em> nel cervello, tecniche di condizionamento mentale). E, a quel punto, cui siamo gi\u00e0 terribilmente vicini, sar\u00e0 ben difficile prevedere in che maniera in quali direzioni ci condurr\u00e0 lo &quot;squilibrio&quot; interiore dell&#8217;umanit\u00e0, divenuto la condizione permanente e, forse, definitiva dei discendenti di Adamo. D&#8217;altra parte, \u00e8 impossibile formulare una diagnosi dello squilibrio umano se non si ha chiaro chi \u00e8 l&#8217;uomo. Noi tendiamo a prendere come pietra del paragone l&#8217;uomo moderno, ma questo \u00e8 un grave errore, perch\u00e9 l&#8217;uomo moderno \u00e8 un tipo umano ammalato, gi\u00e0 degenerato rispetto al tipo umano sano e normale. E la sua malattia, la sua degenerazione hanno un nome e una causa: il rifiuto di Dio e la pretesa di sostituirsi a Lui. Il fatto che l&#8217;uomo moderno, avvertendo in s\u00e9 uno squilibrio, si ostini a cercare la salvezza in sempre nuove macchine, d\u00e0 la misura fino a che punto l&#8217;ossessione della tecnica lo possieda e lo stringa in pugno&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo moderno si caratterizza, rispetto agli uomini delle epoche precedenti, come colui che ha perso il proprio equilibrio interiore e che vive, pertanto, sente, pensa e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[192],"class_list":["post-26715","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-luigi-pirandello"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26715","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26715"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26715\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26715"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26715"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26715"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}