{"id":26713,"date":"2022-12-21T11:19:00","date_gmt":"2022-12-21T11:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/12\/21\/le-quattro-relazioni-da-ricostruire-per-restare-umani\/"},"modified":"2022-12-21T11:19:00","modified_gmt":"2022-12-21T11:19:00","slug":"le-quattro-relazioni-da-ricostruire-per-restare-umani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/12\/21\/le-quattro-relazioni-da-ricostruire-per-restare-umani\/","title":{"rendered":"Le quattro relazioni da ricostruire per restare umani"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo visto e discusso pi\u00f9 volte, sulle orme di Aristotele di san Tommaso d&#8217;Aquino, che la vita \u00e8 essenzialmente movimento, cio\u00e8 attivit\u00e0. Solo le cose morte non si muovono, perch\u00e9 non agiscono.<\/p>\n<p>Abbiamo anche visto che tale attivit\u00e0 \u00e8 determinata dall&#8217;esistenza di un fine. Se non vi fosse alcun fine da raggiungere, le cose potrebbero risparmiarsi la fatica di agire e di muoversi.<\/p>\n<p>Ora, il fine \u00e8 sempre proporzionato e adeguato alla natura di quella determinata cosa. Pertanto il fine \u00e8 vegetativo, ossia di pur riproduzione e conservazione, negli esseri dotati di anima vegetativa, \u00e8 sensitivo, e dunque parzialmente intenzionale, oltre che istintivo, negli esseri dotati di anima sensitiva; \u00e8 libero e razionale negli uomini, che sono dotati di ragione e volont\u00e0. A rigore, tutto si muove, anche le montagne, le stelle e i pianeti; ma, essendo cose priva di vita, i loro movimenti, pur essendo sostanzialmente ordinati, perch\u00e9 soggetti alle leggi della natura, che sono ordinate per definizione, sono per\u00f2 del tutto ciechi e inconsapevoli e il fine cui tendono non \u00e8 connesso direttamente al benessere degli enti, ma soltanto al ciclo naturale di cui sono parte.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, se tendere a un fine equivale a muoversi (perch\u00e9 chi sta sempre fermo non tende ad alcunch\u00e9), e se il fine naturale dell&#8217;uomo \u00e8 realizzare la propria natura razione, appagandosi del vero, \u00e8 chiaro che i movimenti che contraddistinguono l&#8217;attivit\u00e0 umana sono fatti di relazioni. Muoversi \u00e8 la stessa cosa che entrare in relazione; tanto pi\u00f9 che l&#8217;uomo essendo un animale socievole, se venisse privato di ogni relazione, smarrirebbe se stesso. Se Robinson Crusoe fosse stato liberato dalla sua isola non dopo quattro ani, ma dopo quaranta, probabilmente sarebbe impazzito: e infatti una delle pi\u00f9 raffinate torture in uso presso certi istituti di detenzione consiste proprio nell&#8217;isolare il detenuto, magari al buio e in uno spazio ristretto, in modo che non oda alcun rumore e non possa percepire lo scorrere del tempo, n\u00e9 intuire l&#8217;esistenza del normale svolgimento della vita di ogni giorno, all&#8217;esterno.<\/p>\n<p>Le relazioni fondamentali che costituiscono e corroborano la nostra umanit\u00e0 sono quattro: con Dio, con l&#8217;altro, con il mondo e con se stessi. Tutte insieme, se sanamente impostate e ben orientate, vale a dire non soffocate dall&#8217;egoismo dell&#8217;opportunismo, fanno di noi ci\u00f2 che siamo, cio\u00e8 degli esseri umani completi, sia pure con tutto il nostro bagaglio di pregi e difetti, pi\u00f9 o meno tenaci, pi\u00f9 o meno radicati; senza una sola di esse la nostra umanit\u00e0 si pu\u00f2 definire incompleta, e pertanto insoddisfacente, ossia non atta a dare una risposta adeguata i nostri bisogni fondamentali, sia di natura materiale sia, soprattutto, di natura spirituale. Se venissero a mancare tutte e quattro, o se venissero gravemente compromesse nella loro normale esplicazione e nel soddisfacimento dei nostri bisogni necessari, noi non saremmo pi\u00f9 esseri umani nel senso pi\u00f9 pieno della parola. Avremmo ancora, naturalmente, l&#8217;aspetto di uomini e taluni modi di fare caratteristici della nostra specie; per\u00f2, in buona sostanza, saremmo gi\u00e0 membri di un&#8217;altra specie vivente, da taluni temuta e aborrita e da altri, invece, auspicata ed attesa con gioia. la specie trans-umana.<\/p>\n<p>Ora queste quattro relazioni le stiamo perdendo tutte pressoch\u00e9 contemporaneamente (anche perch\u00e9 sono strettamente legate l&#8217;una con l&#8217;altra, O, quanto meno, stiamo assistendo ad un loro pauroso, progressivo e in apparenza inarrestabile indebolimento, ma ad una lenta erosione, che \u00e8 pi\u00f9 facile osservare, nella sua nuda evidenza, nello sviluppo dei bambini.<\/p>\n<p>Partiamo dalla prima. La relazione dell&#8217;uomo a Dio non \u00e8 un di pi\u00f9, qualcosa che pu\u00f2 esserci o non esserci; \u00e8 costitutiva del suo statuto ontologico di creatura razionale. Nessuna relazione a Dio, niente essere umano propriamente detto. Ma come \u00e8 possibile che l&#8217;uomo, menomandosi, rinunci e recida via da s\u00e9 una parte fondamentale del proprio essere? Lo pu\u00f2 fare per via del potere che gli \u00e8 stato Dato, precisamente da Dio. Dio lo ha creato simile a s\u00e9 e gli ha dato l&#8217;autorizzazione, se non il comando, in quanto creatura razionale, di governare il mondo, cio\u00e8 l&#8217;insieme delle cose inanimate e degli esseri irragionevoli. Tale potere gli ha conferito quasi automaticamente la facolt\u00e0 di farne uso nel modo sbagliato, ossia con la pretesa di rendersi simili al Creatore o addirittura di rivaleggiare con Lui. Da l\u00ec in poi il passo \u00e8 stato breve. L&#8217;uomo moderno si \u00e8 costantemente sforzato di allontanare a s\u00e9 l&#8217;immagine di Dio, onde dover pi\u00f9 nemmeno ricordare che c&#8217;\u00e8 Qualcuno che viene prima di lui e che \u00e8 al di sopra di lui, e al quale dovrebbe corrispondere amore e gratitudine infiniti. \u00c8 quello che gli psicanalisti freudiani chiamano l&#8217;uccisione del padre: per il solo fatto di esistere, per il solo fatto di aver dato la vita ai suoi figli, il Padre assume i connotati di una figura odiosa, tirannica: meglio se non esistesse pi\u00f9, se non gli facesse ombra con la sua presenza. Si veda la patetica e piagnucolosa lettera di Franz Kafka al proprio padre, puerile atto di accusa contro mille presunte prevaricazioni, riconducibili in fondo a questa sola: il padre c&#8217;\u00e8, \u00e8 un uomo solido e che ha le idee ben chiare sulla vita e sul proprio posto nel mondo; il figlio no, si sente un nulla, uno zero, un eterno insicuro e un incapace totale, e in sostanza ne d\u00e0 la colpa a suo padre, cos\u00ec, senz&#8217;altro motivo che una sorda, irragionevole invidia infantile e un banale bisogno di cercare un capro espiatorio sul quale riversare la responsabilit\u00e0 del proprio fallimento, del proprio radicale senso d&#8217;inadeguatezza. Se almeno anche il padre fosse un debole e un timido come il figlio! E Invece no, \u00e8 grande e forte, anche fisicamente: e questo \u00e8 un oltraggio, \u00e8 una provocazione, come se egli volesse irridere la debolezza di quel figlio che non sa crescere, che non sa o non vuol trovare la sua strada nella vita&#8230;<\/p>\n<p>Cos\u00ec, dei figli sempre pi\u00f9 nani hanno coltivato un odio sempre pi\u00f9 smisurato verso i loro padri: fenomeno divenuto clamorosamente visibile e generalizzato nel Sessantotto. Si noti che il Concilio Vaticano II precede di pochissimi anni il Sessantotto: \u00e8 stato il, infatti, il Sessantotto dei cattolici e dei preti, la meschina ribellione dei figli rammolliti e ingrati contro quei padri, quei vescovi, quei teologi, quei papi, che erano stati, al loro confronto, dei veri e propri giganti. Ma i giganti, si sa, vivono in un mondo troppo grande: la loro morale punta troppo in alto; la loro coerenza punge a sangue i sensi di colpa si chi non la sa imitare nemmeno in piccola parte. E allora via tutto: abbassiamo la morale, togliamo la coerenza, proclamiamo che d&#8217;ora in poi si cambia musica, non ci sono pi\u00f9 peccati n\u00e9 tentazioni, soprattutto non ci sono pi\u00f9 nemici, sono diventati di colpo tutti belli, bravi e bene intenzionati, insomma c&#8217;era stato un grosso equivoco: i preti, chiusi in un loro mondo oscurantista, avevano voluto vedere il male dappertutto, anche dove non c&#8217;era. I massoni, i comunisti, gli ebrei, i protestanti, i seguaci delle false religioni, gli atei militanti: tutti ottimamente intenzionati, seguaci di credenze pi\u00f9 che rispettabili. Rimasto padrone del campo, l&#8217;uomo ha messo in fuga i fantasmi del male, i diavoli e le streghe, e finalmente pu\u00f2 costruire liberamente, cio\u00e8 soggettivamente, il proprio destino di fraternit\u00e0 e solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>La relazione con l&#8217;altro \u00e8 strettamente in relazione con Dio. Se Dio non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, se Dio \u00e8 morto, e i figli gelosi della madre lo hanno assassinato, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nemmeno il fratello. Perch\u00e9 mai bisognerebbe vedere un fratello nel primo straccione che passa per la strada? O Nel collega che cerca di scalzarmi dal mio posto perch\u00e9 ambisce alla mia scrivania? O nel vicino di casa dalle abitudini fastidiose, che mi fa venire l&#8217;orticaria non appena accende la radio per ascoltare le sue antipatiche canzoni? La storia di Caino e Abele \u00e8 esemplare, come lo \u00e8 quella di Giuseppe venduto ai mercanti dai suoi stessi fratelli: se viene meno l&#8217;autorit\u00e0 paterna, si disintegra il senso della famiglia: non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 fratello, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 sorella, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 alcun affetto umano che possa definirsi &quot;sacro&quot;. L&#8217;altro non \u00e8 pi\u00f9 che un mezzo per realizzare i miei fini o un ostacolo da eliminare: null&#8217;altro. <em>Sono io forse il suo custode di mio fratello?<\/em> (<em>Gn<\/em>. 4,9). No di certo: ciascuno deve imparare a badare a se stesso. Di pi\u00f9. Gli altri, gi\u00e0 per il solo fatto di esserci e si starci fra i piedi, sono una maledizione. Come dice Jean-Paul Sartre con brutale, disarmante franchezza, <em>gli altri sono l&#8217;inferno.<\/em><\/p>\n<p>Sia detto fra parentesi, \u00e8 nostra opinione anche il fatto che l&#8217;enorme diffusione dell&#8217;omosessualit\u00e0 e degli stili di vita omosessuali abbiano a che fare proprio con questa interruzione della relazione vitale con l&#8217;altro. Da quando, con l&#8217;evento della societ\u00e0 di massa, l&#8217;altro \u00e8 divenuto un estraneo, che potenzialmente fa paura perch\u00e9 contrasta la nostra linea d&#8217;azione e fa concorrenza ai nostri obiettivi umani e professionali, ripiegare &#8212; anche sessualmente &#8212; su chi \u00e8 pi\u00f9 simile a noi, e del quale ben conosciamo, perch\u00e9 sono i nostri, i meccanismi fisiologici che procurano piacere, pu\u00f2 apparire a molti una scelta meno rischiosa rispetto al &quot;salto nel buio&quot; costituito dalla relazione con l&#8217;uomo o con la donna. La donna, infatti, \u00e8 un mistero per l&#8217;uomo, come l&#8217;uomo \u00e8 un mistero per la donna: stabilire una forte relazione reciproca implica una certa energia, una certa disponibilit\u00e0 al rischio esistenziale, e quindi l&#8217;accettazione che una vita normale \u00e8 fatta anche di rischi quotidiani, grandi o piccoli che siano. La relazione con il mondo \u00e8 il frutto di mille e mille relazioni con gli altri, profonde o fuggevoli, e anche con gli enti inanimati, ma carichi si significati: le stagioni, le albe, i tramonti, i paesaggi montani o marittimi, la vastit\u00e0 delle pianure immerse nella nebbia, lo scrosciare delle cascate, i fulmini di un temporale estivo, lo spettacolo indescrivibile delle stelle cadenti o di un&#8217;aurora polare.<\/p>\n<p>Il fatto che ormai, nella maggioranza dei casi, noi non sappiamo pi\u00f9 cogliere il linguaggio sconvolgente della bellezza nelle manifestazioni della natura, siano esse ordinarie o straordinarie, mostra fino a che punto ci siamo inariditi nella nostra attuale <em>forma mentis<\/em> utilitarista e materialista, e non siamo pi\u00f9 in grado di riconoscere in esse altrettante manifestazioni della Parola di Dio, che <em>sempre<\/em> si serve anche del linguaggio della bellezza, come quello a noi pi\u00f9 spontaneo e pi\u00f9 connaturato.<\/p>\n<p>La quarta relazione che stiamo perdendo \u00e8, paradossalmente, quella con noi stessi. In realt\u00e0 esiste una perfetta logica in questo, perch\u00e9 allentare, rifiutare o recidere la relazione con Dio fa automaticamente dell&#8217;uomo uno spaesato, uno spostato, uno stralunato, un alieno, che vaga senza scopo n\u00e9 meta nei deserti dell&#8217;esistenza. Ma c&#8217;\u00e8 qualcosa di ancor peggiore che rescindere e ripudiare il legame filiale don Dio Padre, ed \u00e8 il voler ergere l&#8217;uomo a dio di se stesso. In questo senso l&#8217;uomo non arriva a negare propriamente l&#8217;esistenza di Dio, riconosce anzi, implicitamente, la necessit\u00e0 e la bont\u00e0 di un principio ordinatore, per\u00f2 intende rivendicare quel ruolo a se stesso, in virt\u00f9 del fatto che egli esercita gi\u00e0, di fatto, un dominio sul mondo, e, per quanto imperfetto (come mostrano le catastrofi naturali, le epidemie, ecc.) ne ha ricevuto l&#8217;investitura da Dio medesimo (<em>Gen<\/em>. 1, 26):<\/p>\n<p><em>E Dio disse: \u00abFacciamo l&#8217;uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Di una cosa per\u00f2 si \u00e8 scordato, o meglio non ha ancora saputo meditare a sufficienza e trarre la conclusione necessaria della terribile lezione del Peccato originale: per esercitare un <em>legittimo<\/em> dominio sul mondo non \u00e8 sufficiente essere fatti a immagine di Dio e neppure disporre della forza necessaria a piegare a s\u00e9 le forze della natura. Manca ancora la cosa pi\u00f9 importante: l&#8217;umilt\u00e0 di spirito con la quale la creatura si riconosce simile, ma non uguale al suo Creatore; e quello spirito di servizio che, solo, consente di accostarsi alle cose e agli esseri viventi con padronanza, s\u00ec, ma anche con amore, senso del limite e spirito di responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>In altre parole, non ci si pu\u00f2 mettere al posto di Dio, senza essere Dio; si potranno scimmiottare alcuni movimenti, si potranno compiere degli atti di forza e quindi nelle vere e proprie forzature sui processi della natura (clonazione, fecondazione eterologa, cambio di sesso), ma non si sar\u00e0 mai e poi mai in grado di agire con misura, con sapienza, con delicatezza, e con l&#8217;occhio rivolto al bene intrinseco e complessivo di tutte le creature, e non di alcune o, in particolare, della propria specie. Questo farebbe dell&#8217;uomo non il signore, ma il tiranno del mondo creato; e, inevitabilmente, ne farebbe anche lo spietato tiranno di se stesso.<\/p>\n<p>Ecco dunque da dove dobbiamo ripartire per ricostruire la nostra umanit\u00e0 minacciata: dalle quattro relazioni fondamentali. E poich\u00e9 la pi\u00f9 importante \u00e8 la prima, quella con Dio, poich\u00e9 da essa dipendono anche le altre, incominciamo proprio da l\u00ec: gettiamoci a terra come il figlio prodigo, e supplichiamolo (<em>Lc<\/em> 15,21):<\/p>\n<p><em>Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono pi\u00f9 degno di essere chiamato tuo figlio&#8230;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo visto e discusso pi\u00f9 volte, sulle orme di Aristotele di san Tommaso d&#8217;Aquino, che la vita \u00e8 essenzialmente movimento, cio\u00e8 attivit\u00e0. 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