{"id":26706,"date":"2010-01-23T07:59:00","date_gmt":"2010-01-23T07:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/01\/23\/le-notti-antartiche-2-alphard\/"},"modified":"2010-01-23T07:59:00","modified_gmt":"2010-01-23T07:59:00","slug":"le-notti-antartiche-2-alphard","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/01\/23\/le-notti-antartiche-2-alphard\/","title":{"rendered":"Le notti antartiche 2 &#8211; Alphard"},"content":{"rendered":"<p><em>Questo dialogo \u00e8 il secondo del trittico delle &quot;Notti antartiche&quot;; il primo si intitola &quot;Fomalhaut. Riflessioni su finalismo e casualit\u00e0&quot;, il terzo &quot;Achernar. Riflessioni su amore e morte&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Una versione semplificata e ridotta di questi dialoghi \u00e8 stata pubblicata sui &quot;Quaderni&quot; dell&#8217;Associazione Eco-Filosofica (gi\u00e0 Associazione Filosofica Trevigiana) fra il 2003 e il 2006, con il titolo complessivo di &quot;Conversazioni Filosofiche&quot;.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E quella stella laggi\u00f9, un po&#8217; isolata, ma brillante &#8211; come si chiama?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Quella \u00e8 Alphard, la stella alfa della costellazione dell&#8217;Idra femmina: <em>Hydra.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00e8 molto bella. Che cosa significa Alpahrd?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Vuol dire: &quot;la Solitaria&quot;.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ah, un nome appropriato. Ma&#8230; gli Arabi riuscivano a vedere anche queste stelle del cielo meridionale?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Certo. Alphard si vede bene anche dall&#8217;Italia, figurati dalla latitudine del Cairo, di Medina, di Aden o, addirittura, di Zanzibar.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Anche dall&#8217;Italia?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Fino alla latitudine di quaranta gradi sud, si vedono agevolmente tutte le costellazioni del cielo australe, in diversi periodi dell&#8217;anno. Poi, naturalmente, vi \u00e8 una differenza tra le Alpi e la Sicilia. Praticamente, ci restano invisibili solo le stelle poste al di l\u00e0 del 45\u00b0 parallelo celeste meridionale.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E di Alpahard, &quot;la Solitaria&quot;, che cosa mi sai dire?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Che \u00e8 di magnitudine 1,98 e dista 95 anni-luce. Appartiene alla classe delle giganti arancione e brilla come 110 Soli.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Allora, propongo di dedicare a lei questa notte cos\u00ec quieta e luminosa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Una &quot;notte di mezza estate&quot; che ha qualcosa di shakespearianamente misterioso: come se, da un momento all&#8217;altro, Oberon e Titania dovessero sbucare da qualche angolino remoto della Via Lattea.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: C&#8217;\u00e8 qualcosa di frizzante nell&#8217;aria, lo senti anche tu? Qualcosa di diverso&#8230; che cosa pu\u00f2 essere?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Bisognerebbe chiederlo a qualche vecchio lupo di mare. Io mi limiterei a fare una considerazione pratica: la terra non dovrebbe essere molto lontana, laggi\u00f9 sulla sinistra.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: La costa dell&#8217;Australia, vero?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0. E allora, forse questa strana impressione di novit\u00e0 sarebbe semplicemente l&#8217;odore della cara, vecchia terra.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Un saluto a distanza di antiche foreste&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: &#8230; popolate di pappagalli e uccelli-lira.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma davvero il vento pu\u00f2 portarcene gli odori?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Chiss\u00e0&#8230; forse. Hai nostalgia di casa?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, no. Sto fuggendo, non ricordi? <em>&#8230;Mi nasconda la notte e il dolce vento.<\/em><\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sandro Penna?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Lui.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Fuggire, ma verso l&#8217;avventura: un modo creativo di fuggire. Trasformare la sconfitta in una ripresa, come sosteneva Kierkegaard&#8230; Cio\u00e8, un procedere ricordando.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Mutare il destino in un atto di libert\u00e0&#8230; Magari si potesse. Ma almeno uno ci prova.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Del resto, a che scopo fuggire? Tanto, da noi stessi non potremo mai evadere: ed \u00e8 questo che conta.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Allora siamo in trappola?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Semplicemente, penso che non abbia senso trasportare in giro per il mondo i nostri problemi. Perch\u00e9 tanto loro ci vengono dietro, sempre.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E allora, che fare?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Accettare.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Accettare cosa?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Tutto. E noi stessi per primi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Accettare <em>tutto<\/em>?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Tutto. Dire di s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dire s\u00ec alla vita? Anche quando non se ne abbia voglia?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Alla vita e alla morte; al sole e alla pioggia; al giorno e alla notte&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Alla notte lo preferisco&#8230; mi \u00e8 pi\u00f9 facile.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9 sei una creatura lunare.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Gi\u00e0. Ma tu mi capisci: non \u00e8 meraviglioso starsene qui alla brezza marina, davanti allo spettacolo incantevole di una notte carica di selle?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 un privilegio unico. Inconcepibile che si possa preferire di starsene inebetiti davanti alla televisione o cose del genere.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Se poi sei in perfetta sintonia con qualcuno che &quot;sente&quot; come te, non manca pi\u00f9 nulla.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sono lieto di sentirti parlare cos\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non so, avevo quasi l&#8217;impressione che tu cercassi di evitarmi, negli ultimi giorni.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E forse era vero.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non avevi pi\u00f9 fiducia in me?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Devi capire; non \u00e8 stato facile raccontarti di me, l&#8217;altra notte. Dopo ogni confessione, si prova una certa vergogna.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Comunque, da parte mia nulla \u00e8 cambiato.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, lo vedo. Naturalmente, ho avuto torto a dubitare. Tu sei diverso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma no, sono uno come tanti.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Se \u00e8 cos\u00ec, avrei voluto conoscerli prima, questi &quot;tanti&quot;.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9 stai ridacchiando?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Cos\u00ec, pensavo. Sai come ci chiamano a bordo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Chi, gli altri?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Marzia, per esempio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non lo so, come ci chiamano?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: <em>I fidanzatini.<\/em><\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ah, s\u00ec? Be&#8217;, contenti loro.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Del resto, bisogna capire.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Capire cosa?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma non ti sei mai accorto che Marzia ti gira attorno?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Va l\u00e0. No, mai.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Quest&#8217;uomo, per certe cose, \u00e8 cieco come un talpa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sentiamo, quand&#8217;\u00e8 cos\u00ec. Tu da che cosa l&#8217;avresti dedotto?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Semplicissimo: da come mi guarda.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Da come guarda <em>te<\/em>?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Voglio dire, gonfia di gelosia.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Mmm&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: La cosa non t&#8217;interessa?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Marzia \u00e8 una ragazza simpatica e intelligente, ma non credo che le cose stiano come dici tu. E del resto, se anche fosse, ci\u00f2 non m&#8217;interessa. E tu sai bene il perch\u00e9.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9 m&#8217;interessi tu.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma io ti ho detto&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec, lo so, lo so. Va bene. Non ti chiedo nulla, non mi aspetto nulla. Sono solo il tuo grande amico.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>. E allora&#8230;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Niente. Ma se sei innamorato di qualcuno, non \u00e8 possibile che tu pensi contemporaneamente a un&#8217;altra persona.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Mi dispiace che sia cos\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 soffrirai.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma no, guarda: le cose stanno cos\u00ec. Anche dopo quello che tu mi hai detto, io non posso semplicemente smettere di provare quel che provavo prima, cos\u00ec, da un momento all&#8217;altro. Altrimenti non sarebbe stato un sentimento vero. Ma poich\u00e9 ti voglio bene, ti accetto e voglio rimanerti amico. Certo, questo non sarebbe stato possibile se tu mi avessi detto di preferire un altro&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, ti dissi &#8211; e lo ripeto &#8211; che se potessi amare un uomo, quello saresti tu.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E ci\u00f2 mi basta.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ti basta?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per\u00f2, sei strano.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Davvero?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sei sicuro che non ti manchi qualche rotella?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sicuro.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Eh, accidenti, che sfortuna!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Che cosa?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non poter amare uno come te. Chiss\u00e0; forse, se ti avessi incontrato dieci anni fa, la mia vita sarebbe stata diversa. Ma a che serve pensare a queste cose?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: A niente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Appunto. Perci\u00f2, parliamo d&#8217;altro.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Come vuoi. Di che cosa?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ti \u00e8 mai capitato di aver fame, non di questa o quella pietanza; di aver fame e basta? Io sono affamata di parlare con te. Quel discorso che facevi poco fa, per esempio&#8230; sul fatto di accettare l&#8217;esistenza. Mi ha incuriosita, e credo che potrebbe fornirci una traccia. Ma vorrei che la discussione rimanesse aperta, che non le fissassimo dei limiti troppo rigidi e precisi.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Bene. Sono d&#8217;accordo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dunque, accettare. Accettare e <em>accettarsi.<\/em> Perch\u00e9 l&#8217;angoscia nasce proprio dal non accettare, quando invece sarebbe l&#8217;unica cosa da fare. Non credi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec. L&#8217;angoscia esistenziale, non di una certa cosa, ma della vita in quanto tale: la prima tappa verso la &quot;malattia mortale&quot; della disperazione. Kierkegaard, per\u00f2, era convinto che l&#8217;angoscia pu\u00f2 essere riferita sempre al solo presente; che il passato &#8211; se \u00e8 veramente passato &#8211; non ci pu\u00f2 pi\u00f9 generare angoscia.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che vuol dire: &quot;se \u00e8 veramente passato&quot;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Confesso che questo punto fondamentale del suo pensiero non mi \u00e8 del tutto chiaro.. Credo che volesse dire che quando una colpa, per esempio, \u00e8 passata, pu\u00f2 generare rimorso o pentimento, ma non angoscia. Per lui, l&#8217;angoscia pu\u00f2 essere solo angoscia del presente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E per te?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Io non me la sentirei di fare una distinzione cos\u00ec netta e categorica fra passato e presente. Tanto pi\u00f9 che il presente, come osservava giustamente sant&#8217;Agostino, a rigor di termini \u00e8 un punto fra ci\u00f2 che non \u00e8 pi\u00f9 e ci\u00f2 che non \u00e8 ancora: dunque non ha estensione. \u00c8 una convenzione, non una realt\u00e0. Per me, anche il passato pu\u00f2 generare angoscia; poco importa se ci\u00f2 avviene perch\u00e9 non \u00e8 passato &quot;veramente&quot;. Come pu\u00f2 tramontare del tutto?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Pure, ho letto da qualche parte che tutte le cellule di cui \u00e8 costituito il nostro organismo si rinnovano totalmente ogni sette anni circa. Vuol dire che il mio corpo, il mio cervello non sono pi\u00f9 quelli della Sabina di sette anni fa; vuol dire che, da quando sono nata, \u00e8 come se le mie sembianze fossero state assunte gi\u00e0 quattro volte da altrettante persone diverse&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma \u00e8 il ricordo, che ci tiene legati al passato; e fa s\u00ec che Sabina sia sempre la stessa e unica persona; cambiano le cellule ma lei no, \u00e8 sempre proprio quella.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ti credevo un materialista.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E lo sono.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma allora, come puoi sostenere che una cosa sono le cellule di Sabina e altra cosa \u00e8 Sabina come persona?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Materialista, non razionalista cartesiano.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Cio\u00e8?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Cartesio postulava due sostanze radicalmente diverse, la <em>res cogitans<\/em>, il cui attributo fondamentale \u00e8 il pensiero; e la <em>res extensa<\/em>, il cui attributo fondamentale \u00e8 l&#8217;estensione. Tutto ci\u00f2 che non \u00e8 pensiero, \u00e8 estensione, ossia materia.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E i cani, i cavalli, i delfini?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Tutta <em>res extensa.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Gli animali, <em>res extensa<\/em>?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0. Al punto che schiere di anatomisti di tendenza cartesiana hanno praticato la pi\u00f9 massiccia e crudele ondata di vivisezione ai danni degli animali, portando alcune specie canine a un passo dall&#8217;estinzione.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 allucinante.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Se gli animali sono solo materia, non possono <em>veramente<\/em> soffrire. Cos\u00ec, almeno, la pensava Cartesio. Il razionalismo cartesiano ha introdotto la pazzia sistematica nella cultura occidentale.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9 la radicale distinzione tra pensiero e materia ha avuto l&#8217;effetto di avallare la politica dell&#8217;aggressione e del dominio da parte dell&#8217;uomo contro il mondo intero.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Pure, \u00e8 evidente che &#8211; nell&#8217;uomo &#8211; <em>res cogitans<\/em> e <em>res extensa<\/em> coesistono.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 vero. Ma l&#8217;aberrazione cartesiana era proprio quella di ammetterlo solo per l&#8217;uomo. Animali, piante e, naturalmente, mondo minerale ne erano esclusi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E nell&#8217;uomo, come spiegare la loro interazione? Perch\u00e9 se il mio pensiero &quot;decide&quot; che io debba alzare la mano destra, come va che la mano destra si alza in quel momento? Le due sostanze non dovrebbero essere del tutto separate, date le premesse?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Date le premesse, s\u00ec. E Cartesio si \u00e8 affaticato per tutta la vita a cercare quel punto di connessione.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Con quale risultato?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Pens\u00f2 di averlo trovato, almeno in via d&#8217;ipotesi, nella &quot;ghiandola pineale&quot; del cervello.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>. Perch\u00e9 proprio quella?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Semplicemente perch\u00e9 era l&#8217;unica parte del cervello apparentemente isolata, cio\u00e8 che non rispettava la simmetria bilaterale. Dunque &quot;doveva&quot; essere qualcosa di speciale, di unico.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Questo modo di ragionare mi ricorda un po&#8217;, se non vado errata, il metodo deduttivo di Platone.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 vero, con Cartesio vi fu un ritorno al deduzionismo di tipo platonico: ogni concetto poteva e doveva essere &quot;dedotto&quot; a partire dalle <em>idee chiare e distinte<\/em>, prima fra tutte quella di identit\u00e0 fra materia e spazio. Tutto ci\u00f2 che \u00e8 materia, deve avere un&#8217;estensione.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ed \u00e8 vero?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Naturalmente no. Se cos\u00ec fosse, il vuoto non potrebbe esistere. Tutto l&#8217;universo sarebbe &quot;pieno&quot; di materia, dappertutto. Una specie di <em>horror vacui<\/em>, orrore del vuoto. Ma allora non potrebbe esistere neppure il movimento. Infatti, per poter &quot;spiegare&quot; il fatto che il movimento, dopotutto, \u00e8 una realt\u00e0, Cartesio fu costretto a &quot;inventare&quot; nientemeno che tre diversi tipi di materia, sempre pi\u00f9 sottile, al punto che quella pi\u00f9 rarefatta \u00e8 penetrabile da quella pi\u00f9 compatta.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Questo, Cartesio. Ma tornando al nostro discorso, Alessio: come &quot;spiegare&quot; il permanere degli enti, pur cambiando continuamente la materia di cui sono costituiti?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Oh, se non c&#8217;\u00e8 riuscito un genio come Cartesio&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non pensare di cavartela cos\u00ec a buon mercato.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, eh?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E va bene. Tenter\u00f2 di darti una risposta. Ma, se non sar\u00e0 di tuo gradimento, o se non ti convincer\u00e0 affatto, tu poi non prendertela con me, perch\u00e9 ti avevo avvertito.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Su, poche storie.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ecco, io la vedo cos\u00ec &#8211; ma certo potrei anche sbagliarmi. \u00c8 un fatto che le cellule che compongono il nostro corpo &#8211; questo sacco gonfio d&#8217;acqua per il novanta per cento, questa specie di spugna permanentemente inzuppata &#8211; si rinnovano ogni pochi anni, tutte, dalla prima all&#8217;ultima: dalle unghie dei piedi fino al midollo spinale e al cervello. Ma qui, giunti a un punto di tale importanza, lascia che invochi la mia divinit\u00e0 protettrice, la mia Musa benevola, colei alla cui tutela ci siamo affidati in questa impareggiabile notte antartica: la fulgida stella Alphard. Perch\u00e9 ridacchi?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Questa tirata, proprio non me l&#8217;aspettavo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Davvero? Ma non sai che, secondo il pensiero magico e astrologico, le stelle sono esseri viventi, dotati di pensiero e sensazione, perfetti e benevoli come divinit\u00e0?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>. Ma tu non sei un seguace dell&#8217;astrologia e tanto meno della magia!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ebbene no, sono un volgare materialista. Pure, qualche volta mi chiedo se Giordano Bruno non avesse almeno un po&#8217; di ragione; se la vita non sia presente &#8211; infinita &#8211; in tutto l&#8217;universo. Del resto, Schopenhauer non era su posizioni poi tanto diverse quando affermava che la volont\u00e0 di vivere \u00e8 presente in tutto l&#8217;universo, e si manifesta nell&#8217;incoercibile impulso riproduttivo: dai cristalli al magnetismo, su su fino agli esseri pi\u00f9 evoluti e all&#8217;uomo, nel quale assume anche le forme superiori della creazione artistica.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Va bene, ma ora lasciamo stare Schopenhauer e anche, se non ti dispiace, Giordano Bruno, col suo animismo e col suo panteismo; e torniamo a noi, con l&#8217;aiuto della benefica Alpahard.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E sia. In breve, secondo me si tratta di questo: le cellule cerebrali, come quelle di tutto il corpo, si rinnovano in maniera graduale, in modo che le nuove sostituiscono le vecchie poco alla volta. Il numero totale delle cellule cerebrali \u00e8 di 13 miliardi. Come il cervello immagazzini i ricordi, non \u00e8 ancora chiaro; ma \u00e8 certo che pu\u00f2 accumularne un numero molto superiore. Pare che all&#8217;et\u00e0 di settant&#8217;anni, il cervello umano possa contenere qualcosa come quindici trilioni di singole cognizioni. Ciascuna cognizione \u00e8 un &quot;ricordo&quot;; e questa marea innumerevole di ricordi, simile ai granelli di sabbia d&#8217;una spiaggia in riva al mare, ci tiene uniti al passato, alla catena degli eventi. Perci\u00f2 Sabina \u00e8 sempre Sabina. O, se preferisci, Sabina \u00e8 la sorella gemella della Sabina di un tempo, clonata molecola dopo molecola e perfettamente riprodotta.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Peccato che le molecole invecchino, dopotutto. E che noi viviamo morendo ogni giorno.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0, siamo essere-per-la-morte, come diceva Heidegger.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma perch\u00e9? Le cellule sono potenzialmente immortali.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Lo chiedi a me? Sei tu la biologa.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Nessuno lo sa. Ma lasciamo stare la biologia e torniamo alla filosofia, me ne hai fatto un po&#8217; innamorare. Accettare l&#8217;esistenza, come dicevi prima, non vuol dire rinunciare alla lotta?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. La lotta va bene: ci mette in pace con la nostra coscienza. Ma quanto ad avere una reale efficacia sulla realt\u00e0, questo \u00e8 un altro discorso.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ah gi\u00e0, ricordo le cose che dicevi l&#8217;altra notte. Tutto procede secondo una logica necessaria, per una causalit\u00e0 determinata dalle leggi fisiche della materia. Anche le nostre ribellioni, quindi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Anche quelle: la libert\u00e0 \u00e8 solo apparente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Pure, le possibilit\u00e0 sono infinite.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 vero: sono infinite, in quanto possibilit\u00e0. Ma nel passaggio dalla possibilit\u00e0 alla effettualit\u00e0, da infinite che erano non ne resta che una: quella che si realizza.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non ti seguo bene. Certo che ne resta una sola: l&#8217;evento \u00e8 il realizzarsi di una di quelle infinite possibilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 come se ti dicessi: chiudi gli occhi, ho qui, in questo sacco, infiniti gioielli. Ma tu puoi riceverne uno solo, a occhi chiusi, e non ti \u00e8 concesso vedere gli altri. Devi solo credere che ci sono. Ma per quel che ne sai tu, nel sacco potrebbe anche essercene uno solo &#8211; e il resto del volume, cartaccia. E allora, tu hai ricevuto quello non perch\u00e9 lo hai scelto, ma perch\u00e9 io ho scelto per te; ho scelto di darti quell&#8217;unico gioiello che avevo messo nel sacco.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Vuoi dire che il concetto di possibilit\u00e0, e quindi di libert\u00e0, \u00e8 un semplice paradosso?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec. \u00c8 come quel negozio che espone il cartello: &quot;Oggi non si fa credito, domani s\u00ec. Colui che vorrebbe acquistare a credito, ritorna l&#8217;indomani: ma il cartello \u00e8 ancora l\u00ec. Aspetta un altro giorno e poi torna, ma sempre legge scritto: &quot;Oggi non si fa credito, domani s\u00ec&quot;.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Quindi, io non posso &quot;scegliere&quot; fra vivere del passato e vivere del futuro?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Secondo me, tu &#8211; come tutti- puoi solo accettare l&#8217;insieme del tempo: passato, presente e futuro. Certo, in teoria puoi scegliere: ma cosa scegli, in realt\u00e0? Scegli la possibilit\u00e0 che ti ha scelto. Credi di aver agito liberamente, ma hai solo compiuto un movimento necessario.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E tutto \u00e8 un&#8217;illusione?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Prendiamo il caso di Kierkegaard, il filosofo che pi\u00f9 di ogni altro ha insistito sui concetti di libert\u00e0 e di scelta. La vita, per lui, ci pone di fronte a dei radicali <em>aut-aut<\/em>: bisogna scegliere o questo o quello. Pure, proprio la sua vita dimostra l&#8217;illusoriet\u00e0 della scelta. Proprio per non dover scegliere una concreta e determinata possibilit\u00e0, ha rifiutato sistematicamente l&#8217;atto della scelta. Ha rifiutato di fare il pastore luterano, pur avendo studiato teologia per accontentare il desiderio di suo padre morente. Ha rifiutato il matrimonio con Regina Olsen e ha rotto il fidanzamento, pur essendo sempre innamoratissimo di lei. Ha rifiutato di essere uno scrittore, pur avendo dedicato tutta la sua vita a scrivere: ma si \u00e8 nascosto dietro una lunga serie di misteriosi pseudonimi. Insomma, lui per primo si \u00e8 reso conto che, per essere liberi, bisogna non scegliere. Scegliere \u00e8 sempre scegliere una sola possibilit\u00e0, quindi tornare a chiudersi nella catena della necessit\u00e0, che \u00e8 la negazione stessa della libert\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Quindi, si pu\u00f2 dire che l&#8217;uomo \u00e8 libero nella misura in cui non sceglie effettivamente, e quindi non agisce?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Direi meglio: crede di essere libero.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non \u00e8 un po&#8217; paradossale?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Oh, lo \u00e8 certamente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E allora&#8230;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Niente. Il paradosso non risiede nel ragionamento che lo individua, ma nella condizione umana. Immaginati un uomo poverissimo, che se ne vada in giro dicendo, tutto tronfio d&#8217;orgoglio: &quot;Io sono ricco!&quot;; al che tu gli fai: &quot;Dimostramelo&quot;; e lui: &quot;Non posso: se ti mostrassi la mia ricchezza, in quel preciso istante la perderei!&quot;. Tu cosa penseresti?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che quell&#8217;uomo \u00e8 un bel cialtrone.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 si vanta di possedere una cosa che non gli appartiene.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Giusto. Ebbene. Tale \u00e8 la posizione di chi afferma: &quot;L&#8217;uomo \u00e8 libero di fare infinite cose!&quot;, ma, quando gli si chiede di mostrarle, risponde: &quot;Non posso! Se lo facessi, perderei le mie infinite possibilit\u00e0 e non me ne resterebbe che una.&quot;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Carina come similitudine. Pure, non sono interamente convinta: c&#8217;\u00e8 qualcosa che non mi torna.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Allora, propongo di riesaminare la questione.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Va bene. Immaginiamo di giungere a un incrocio sconosciuto: davanti a noi ci sono quattro strade praticabili. Non sappiamo quale sia quella giusta, perci\u00f2 ci soffermiamo a riflettere a lungo. Alla fine, dopo aver valutato il pro e il contro, decidiamo di imboccarne una: per esempio quella che va a sinistra. D&#8217;accordo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec, ti sto seguendo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ecco, ora io mi domando: come si fa a dire, dopo che ho fatto la mia scelta, che in realt\u00e0 non ero libera di farla, perch\u00e9 averne scelta una annulla, di fatto, le altre possibilit\u00e0, cancellando cos\u00ec l&#8217;idea stessa di libert\u00e0? Infatti, prima che io scegliessi, le mie brave quattro possibilit\u00e0 erano tutte l\u00ec, stese davanti a me: tanto \u00e8 vero che avrei potuto benissimo scegliere di andare non a sinistra, ma a destra, oppure avanti o indietro. Non \u00e8 cos\u00ec?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Hai reso perfettamente l&#8217;idea.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E cosa risponderesti?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Primo, che tu <em>credevi<\/em> di essere libera di andare a sinistra o a destra o avanti o indietro. Invece sei andata a sinistra perch\u00e9, in favore di quella strada, c&#8217;era un peso schiacciante di probabilit\u00e0 favorevoli. Secondo, che proprio l&#8217;<em>aut-aut<\/em> radicale esclude che di vera libert\u00e0 si tratti. Libert\u00e0 \u00e8 scelta fra possibilit\u00e0 diverse: ma come posso conoscerle, come posso sapere che sono realmente diverse, se non posso sperimentarne che una sola, e perci\u00f2 <em>dopo<\/em> aver fatto la mia &quot;scelta&quot;?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Come sarebbe? Io so che cos&#8217;\u00e8 la sinistra: \u00e8 la direzione che, trasferita su un atlante geografico, indica l&#8217;ovest, cio\u00e8 il punto cardinale ove il Sole tramonta. E so cos&#8217;\u00e8 la destra e che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;est: \u00e8 il punto cardinale ove il Sole sorge. Dunque, se scelgo la strada a sinistra so quello che scelgo; e se non scelgo la strada a destra, so anche quello che ho scartato.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ne sei proprio sicura?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec. Credo di s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E se cos\u00ec non fosse?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sarebbe a dire&#8230;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sarebbe a dire che, forse, la strada dell&#8217;est non ti porter\u00e0 verso il Sole che sorge, ma verso il Sole che tramonta. Mentre se tu avessi imboccato la strada dell&#8217;ovest, forse saresti arrivata dove il Sole sorge e non dove tramonta.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Parli di una geometria non euclidea?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: O di un banalissimo errore di valutazione. Forse, giunti al tuo crocicchio, le quattro strade sembrano partire ciascuna in linea retta formando angoli di novanta gradi l&#8217;una con l&#8217;altra; e, invece, finivano per descrivere delle linee curve, tornando ciascuna verso la direzione opposta. Guarda, te lo disegno su questo <em>bloc-notes<\/em>. Vedi? Tu credevi che l&#8217;incrocio fosse come una classica rosa dei venti, formata da quattro angoli retti, cos\u00ec: \u256c, e invece, se il nostro ipotetico viandante avesse potuto osservare quel luogo a volo d&#8217;uccello, come le cosiddette &quot;piste&quot; di Nazca nel Per\u00f9 &#8211; che si possono vedere solo da un aereo &#8211; gli si sarebbe offerto pi\u00f9 o meno questo spettacolo: una specie di spirale doppia.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ogni scelta implica un certo rischio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non rischio, ma inganno. Quando la realt\u00e0 \u00e8 tutto l&#8217;opposto di quel che ci saremmo aspettati&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma nessuno ci aveva garantito la certezza <em>a priori.<\/em><\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dunque, la nostra non era stata una vera scelta, ma una parodia di scelta, una farsa.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Certo, ci sono dei ragionamenti.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Chi oserebbe definire regolare una partita ai dadi, sapendo che essi sono truccati?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dio \u00e8 un baro?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Battute a parte, c&#8217;\u00e8 una sostanziale differenza. Noi sappiamo che i dadi sono truccati, dunque sappiamo che la partita \u00e8 un gioco d&#8217;azzardo. Lo sappiamo, eppure blateriamo che tutto \u00e8 a posto, che tutto \u00e8 regolare. Siamo vittime di un inganno che non viene tanto dall&#8217;esterno, quanto da noi stessi. Preferiamo dare la colpa alla sfortuna, piuttosto che riconoscere la nostra ignoranza e la nostra impotenza. Cos\u00ec, se a dispetto dei dadi truccati la partita ci va bene, il merito sar\u00e0 tutto nostro; se perdiamo e ci va male, la colpa sar\u00e0 di Dio, del caso, del destino, e chi pi\u00f9 ne ha, pi\u00f9 ne metta.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, per ora mi hai convinto. Ma mi riservo di pensarci su e di tornare sull&#8217;argomento, eventualmente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Poi c&#8217;\u00e8 un altro fatto importante, di cui \u00e8 necessario tener conto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Quale?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Scegliere implica un <em>atto<\/em> della volont\u00e0, ma anche un <em>modo<\/em> della conoscenza. Si sceglie quel che si conosce, a rigore: si <em>crede<\/em> di scegliere quel che si <em>crede<\/em> di conoscere. Ma la conoscenza non \u00e8 solo un&#8217;operazione dell&#8217;intelletto, come credeva Cartesio.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Quando parlava delle idee &quot;chiare e distinte&quot;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Anche. Pi\u00f9 in generale, per Cartesio la mente \u00e8 in grado di osservare la materia, la <em>res extensa<\/em>, con assoluto distacco scientifico.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che \u00e8, poi, la posizione della scienza moderna.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Appunto, figlia di Cartesio; almeno nel senso di una spietata, radicale &quot;despiritualizzazione&quot; della materia. Quel che resta \u00e8 una materia bruta, inerte, assolutamente passiva e totalmente separata dalla mente. E la conoscenza \u00e8 un cristallino fra il soggetto e l&#8217;oggetto: conoscere il mondo \u00e8 osservare, con il pi\u00f9 completo distacco, la pura estensione della materia.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E invece&#8230;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E invece, come sosteneva Giordano Bruno, conoscere \u00e8 uno slancio dell&#8217;anima verso le cose: sapienza e amore. \u00c8 la sua teoria degli <em>heroici furori<\/em>. La mente, pervasa da un sublime slancio di amore per la bellezza, si accende al fuoco del desiderio e s&#8217;innalza al di l\u00e0 delle sue facolt\u00e0 ordinarie: \u00e8 presa da un rapimento mistico che la rende simile a Dio.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Questo mi ricorda un po&#8217; Platone.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 vero, e precisamente la teoria dell&#8217;identit\u00e0 di bellezza, amore e sapienza, cos\u00ec com&#8217;\u00e8 esposta nel <em>Simposio<\/em>, e che fu una vera e propria <em>Bibbia<\/em> per i filosofi del Rinascimento.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Cio\u00e8, conoscere \u00e8 partecipare della realt\u00e0 delle cose?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Certo. \u00c8 immergervisi, fondersi con essa.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: L&#8217;avevo avuto, l&#8217;altra notte, il sospetto che in te si celasse una nostalgia dello spirito magico.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Nel senso che la magia postula una <em>simpatia<\/em> universale fra tutte le cose?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec. Per la visione magica, tutto agisce su tutto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma io mi sento di sottoscrivere una tale affermazione. Solo che la magia la interpreta nel senso pi\u00f9 grossolano e materiale, come fa &#8211; ad esempio &#8211; l&#8217;astrologia. Eh, tutte sciocchezze!<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Invece&#8230;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Certo che tutto ha influenza su tutto. Ma non \u00e8 un&#8217;influenza soprannaturale, \u00e8 naturale, naturalissima. E poi, chiss\u00e0 perch\u00e9 i maghi pensano che certe cose ci influenzino e altre no: si contraddicono da s\u00e9 stessi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per esempio?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Per esempio l&#8217;astrologia. Gli astrologi affermano che la nostra vita \u00e8 influenzata dalle dodici costellazioni dello Zodiaco: quelle, cio\u00e8, che giacciono a cavallo dell&#8217;Eclittica, la linea formata dal movimento apparente del Sole fra le stelle. Ma perch\u00e9 proprio da quelle dodici, e non dalle altre? O dal Sole, o dalla Luna? Oltretutto, le costellazioni sono una pura illusione prospettica. Ci appaiono tali dal nostro particolare punto di osservazione nell&#8217;universo, cio\u00e8 il pianeta Terra. Ma due stelle di una medesima costellazione possono essere, fra loro, infinitamente pi\u00f9 lontane di due stelle di costellazioni fra loro lontanissime, o meglio, che ci sembrano lontanissime. Se poi, a bordo di un&#8217;astronave, uscissimo dalla nostra galassia, vedremmo ancora le stesse stelle, ma collocate in posizioni totalmente diverse. Non ci capiremmo pi\u00f9 nulla, per il semplice fatto che le cosiddette &quot;costellazioni&quot;, in realt\u00e0, non esistono.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Bene, ora per\u00f2 torniamo al problema della conoscenza. Mi sembra di aver colto una contraddizione nel tuo pensiero, o forse sono io che non ho capito bene. Prima avevi affermato che noi crediamo soltanto di conoscere le cose, che ci autoinganniamo deliberatamente, per stupidit\u00e0 e per orgoglio. Non \u00e8 cos\u00ec?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ora, per\u00f2, hai detto che la conoscenza \u00e8 uno slancio di amore verso le cose, un atto di partecipazione ad esse. Dunque, dopo tutto, \u00e8 un qualche cosa di possibile?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, certo; noi non conosciamo un bel niente. Per\u00f2 sono convinto di una cosa: che se la conoscenza come atto distaccato e puramente razionale \u00e8 il pi\u00f9 improbabile degli eventi che possano verificarsi, qualche infinitesima probabilit\u00e0 in pi\u00f9 l&#8217;abbiamo cercando di conoscere mediante lo slancio dell&#8217;anima, cio\u00e8 con un atto di amore.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Anche prima, se non erro, hai usato la parola &quot;anima&quot;. Ma allora, che razza di materialista sei?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Un cattivo materialista, uno spiritualista non ancora intimamente persuaso. Come un triste prete spretato.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Povero padre Alessio! Dello spretato hai anche il furore anticlericale, mi correggo, l&#8217;&quot;eroico furore&quot;.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec, \u00e8 una vita ben grama quella di noi spretati. Ci accompagna e ci perseguita, come un&#8217;ombra fedele, qualcosa di malinconico e di patetico. Il nostro odio, probabilmente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che \u00e8 l&#8217;altra faccia della vostra nostalgia.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Oh, s\u00ec. Se il nostro orgoglio ce lo permettesse, ci getteremmo piangendo ai piedi della Chiesa, gonfi di pentimento e di acre volutt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ho sempre pensato che in ogni figliuol prodigo vi fosse, essenzialmente, un sensuale.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ah, divina sensualit\u00e0 del pentimento! Sentirsi scorrere le lagrime gi\u00f9 per il viso, sprofondare in un&#8217;estasi di umiliazione. Ah, beatitudine suprema della vergogna!<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ora basta, padre Alessio! Lei si sta avvicinando pericolosamente all&#8217;orgasmo intellettuale. Il suo pentimento altro non \u00e8 che un&#8217;indegna commedia, un cavallo di Troia per la sua diabolica sensualit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non mi resta che questo misero surrogato di piacere, da quando un destino crudele mi ha spezzato il cuore.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che dice mai?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sabina, Sabina, tu lo sai bene cosa voglio dire&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Questo \u00e8 uno dei tuoi colpi bassi.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0. Lo hai notato? Quando si \u00e8 disperati, si tende a diventare anche cattivi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non \u00e8 cattiveria; \u00e8 sofferenza. E non sai quanto mi rattristi esserne la causa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Via, al bando i sensi di colpa. Ferri vecchi di un cristianesimo rancido e andato a male.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, certo, alla malora i sensi di colpa. Per\u00f2 vedo un&#8217;ombra profilarsi sulla nostra amicizia.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 solo un falso allarme. Ti chiedo di darmi un po&#8217; di tempo, di avere pazienza. La mente pu\u00f2 accettare la realt\u00e0 pi\u00f9 in fretta del cuore. \u00c8 il cuore che fa le bizze&#8230; Ma presto anche lui si calmer\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ti chiedo molto, lo so. Chiedere amicizia alla persona che ci ama \u00e8 il massimo dell&#8217;impertinenza.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. O della fiducia. Io l&#8217;ho presa in questo secondo senso.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E io te ne sono grata, molto pi\u00f9 di quanto tu possa immaginare.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Bene, non parliamone pi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sai, in fondo io sono sempre stata sola. Non parlo della semplice solitudine materiale, naturalmente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Guarda&#8230;! Un&#8217;altra stella cadente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: A proposito. Non me lo vuoi dire, adesso, quale desiderio avevi pensato l&#8217;altra notte? Ricordi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ah, s\u00ec, ricordo. Bene, te lo dir\u00f2 a patto che anche tu mi dica quello che avevi pensato tu.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Va bene.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Avevo pensato quanto sarebbe stato bello avere delle altre notti come quella, qui affacciato sotto l&#8217;immenso cielo del Sud, insieme a te. E sono stato fortunato, perch\u00e9 quel desiderio si sta avverando.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Io avevo pensato che vorrei realmente far tesoro di questa esperienza in Antartide. Ma non solo e non tanto dal punto di vista scientifico, ma per me stessa, per la mia vita. Di poter vedere pi\u00f9 chiaro in me stessa; di poter tornare a casa, fra sette mesi circa, con qualche certezza in pi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sabina la confusa, Sabina la perplessa. Certo che non lo dimostri affatto, nel tuo modo abituale di porti. Sembri non solo disinvolta, ma anche serena e perfino allegra.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, ma non recito, sono spontanea anche in mezzo ai dubbi. Non so come spiegarti, \u00e8 come se vivessi contemporaneamente su due binari.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Posso chiederti se c&#8217;\u00e8 qualcuno nella tua vita sentimentale, in questo momento?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Il mio migliore amico pu\u00f2 chiedermi quello che vuole. No, adesso non pi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9 mi hai detto, prima, che se mi avessi conosciuto dieci anni fa, la tua vita avrebbe potuto essere diversa?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 \u00e8 faticoso, essere come sono io. E anche perch\u00e9 mi sarebbe piaciuto condividere con te l&#8217;esperienza dell&#8217;amore.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Comunque, noi ci vogliamo bene lo stesso.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, tanto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Allora, bando alle malinconie. <em>Hominem cognosces dignum, qui a te diligatur<\/em>: Cicerone.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Traduci: &quot;Conoscerai un uomo&#8230;&quot;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: &quot;Conoscerai un uomo, degno di essere amato da te.&quot; Oh, cavolo, la mia solita <em>gaffe.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Intendevi dire: &quot;Conoscerai una donna&quot;. Bene, ho capito e apprezzo ugualmente l&#8217;intenzione. Ma visto che siamo in vena di citazioni classiche, cosa ti ispira questa notte senza luna? Non il solito Virgilio, se \u00e8 possibile, con tutto il rispetto per lui.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Mi fa venire in mente il celebre <em>Notturno<\/em> di Alcmane:<\/p>\n<p><em>&quot;Dormono le grandi cime<\/em><\/p>\n<p><em>dei monti,<\/em><\/p>\n<p><em>e i dirupi e le balze,<\/em><\/p>\n<p><em>e i noti letti dei torrenti;<\/em><\/p>\n<p><em>dormono tutti gli animali che strisciano<\/em><\/p>\n<p><em>sopra la terra nera,<\/em><\/p>\n<p><em>e le belve dei monti, e il popolo<\/em><\/p>\n<p><em>delle api;<\/em><\/p>\n<p><em>dormono i mostri gi\u00f9 nel fondo<\/em><\/p>\n<p><em>del buio mare inquieto;<\/em><\/p>\n<p><em>dormono gli uccelli<\/em><\/p>\n<p><em>dalle lunghe ali distese.&quot;<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non ho parole, questi versi sono troppo belli. Quando furono scritti?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Di Alcmane sappiamo poco o niente, se non che visse a Sparta nella seconda met\u00e0 del VII secolo avanti Cristo. Anche della sua opera poetica ci restano appena pochi frammenti: ma hanno lo splendore dei lampi fra le nubi di un cielo tempestoso.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: <em>&quot;&#8230;dormono i mostri gi\u00f9 nel fondo<\/em><\/p>\n<p><em>Del buio mare inquieto&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 una traduzione cos\u00ec cos\u00ec. Il testo originale recita:<\/p>\n<p><em>&quot;\u03ba\u03b1\u03af \u03ba\u03bd\u03c9\u03b4\u03b1\u03bb&#8217; \u03ad\u03bd \u03b2\u03ad\u03bd\u03b8\u03ad\u03c3\u03c3\u03af \u03c0\u03bf\u03c1\u03c6\u03c5\u03b2\u03ad\u03ac\u03c2 \u03b1\u03bb\u03cc\u03c2&quot;.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Pensare che furono scritti 2.600 anni fa. No, l&#8217;uomo oggi conosce certo pi\u00f9 cose, ma non ha imparato a esprimerle meglio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non \u00e8 neanche detto che noi conosciamo <em>pi\u00f9<\/em> cose. Forse, quello che tu chiami &quot;esprimerle meglio&quot; significa, in realt\u00e0, &quot;esprimere anche ci\u00f2 che sta in penombra, suggerire l&#8217;inesprimibile, ma avendone conoscenza intuitiva e simbolica, non esclusivamente razionale&quot;. Pensa: forse, in questo preciso momento, i mostri del mare dormono veramente sotto la chiglia della nostra nave. E intanto il mare a noi sembra cos\u00ec quieto, cos\u00ec rasserenante&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sai qual \u00e8 la profondit\u00e0, nel punto ove ci troviamo noi adesso?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Piuttosto notevole. Siamo nel mezzo del Bacino Australiano Meridionale. Credo che il fondo sia a pi\u00f9 di cinquemila metri.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Cinquemila metri! Un abisso spalancato: ci metteremmo parecchi minuti prima di toccare il fondo, se la nave per qualche motivo dovesse affondare.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Pensieri da brivido. Ma, a volte, \u00e8 piacevole anche il brivido della paura, se si \u00e8 alla distanza sufficiente per osservare il pericolo da lontano&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Gi\u00e0, ricordo un brano di Lucrezio. Sai, dove dice come sia rassicurante guardare il naufragio di una nave, dal sicuro rifugio della riva:<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Credo che dica pi\u00f9 o meno cos\u00ec:<\/p>\n<p><em>&quot;Suave, mare magno turbantibus aequora ventis,<\/em><\/p>\n<p><em>e terra magnum alterius spectare laborem;<\/em><\/p>\n<p><em>non quia vexari quemquamst iucunda voluptas,<\/em><\/p>\n<p><em>sed quibus ipse malis careas quia cernere suave est&quot;.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Vediamo un po&#8217;&#8230; &quot;\u00c8 bello guardare dalla riva, mentre il vasto mare \u00e8 sconvolto dai venti, le gravi difficolt\u00e0 altrui&#8230;&quot;. Vado bene fin qui?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perfettamente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Finisci tu di tradurre.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: &quot;&#8230;non perch\u00e9 sia fonte di gioia il fatto che qualcuno soffra, ma perch\u00e9 \u00e8 cosa dolce vedere i mali da cui siamo liberi.&quot;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sai, io ti ammiro. Tu sei riuscito a trovare uno scopo nella vita: la cultura, il sapere. \u00c8 molto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: La cultura \u00e8 il mezzo; il sapere, il fine. Diciamo che sono riuscito a individuare alcuni mezzi &#8211; senza escludere che ve ne siano degli altri, magari pi\u00f9 efficaci. Quanto al fine, ne sono lontanissimo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Come Socrate, che diceva di non sapere niente? Anzi, per essere precisi, che affermava di sapere che non sapeva nulla?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, Socrate era un po&#8217; cialtrone quando affermava questo &#8211; un pochino solo, ma lo era. Voglio dire che lo diceva, ma non lo pensava affatto. Io, invece, lo penso davvero.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 un fatto che le persone pi\u00f9 colte che ho conosciuto nella mia vita &#8211; ma quelle veramente colte &#8211; dicono tutte di essere molto lontane dal possesso della sapienza.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Comunque, mi sopravvaluti. Ma tu, piuttosto, perch\u00e9 dici che io sono fortunato ad aver trovato uno scopo nella vita? Tu, invece, pensi di non averlo trovato?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Mettiamola cos\u00ec: tu l&#8217;hai trovato, ma non l&#8217;hai raggiunto. Io non l&#8217;ho raggiunto per il semplice fatto che non l&#8217;ho nemmeno trovato.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non che trovarlo sia cosa da poco.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Anzi, da molto. \u00c8 per questo che ti ammiro, e lo penso sinceramente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Propongo di dare questo indirizzo alla conversazione di stanotte: quale sia lo scopo pi\u00f9 degno per la vita umana.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Proposta approvata all&#8217;unanimit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Da dove partiamo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non dal fatto che la vita \u00e8 priva di scopo, per favore. Ne abbiamo gi\u00e0 parlato la notte di Fomalhaut.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non ne avevo alcuna intenzione.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Anche se fosse come tu dici, bisogna pur cercare di dargliene uno. Altrimenti la vita sarebbe intollerabile.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sono perfettamente d&#8217;accordo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Molto bene.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Per te, qual \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante nella vita?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Essere felici, credo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E credi bene. Chiunque desse una risposta diversa, non sarebbe che un ipocrita o un masochista.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Tutti gli esseri tendono alla felicit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Per\u00f2, l&#8217;altra notte avevamo riflettuto che la vita non \u00e8 un valore in se stessa, <em>a priori.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E io avevo sostenuto che una forza cieca ci tiene tuttavia attaccati alla vita; e che la fonte da cui pi\u00f9 generosamente si alimenta questo cieco attaccamento, \u00e8 l&#8217;odio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec, l&#8217;odio che ci tiene veramente aggrappati alla vita. Questo avevi detto; e poi avevamo citato qualche frase di Cioran.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: O, come surrogato all&#8217;impotenza dell&#8217;odio, il sesso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dunque, prima ancora che alla felicit\u00e0, tutti gli uomini tendono a vivere. Cos\u00ec, ciecamente, anche senza uno scopo, anche senza felicit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma non senza la <em>speranza<\/em> della felicit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, senza la speranza, mai. Ottimo, vedo che ricordi perfettamente tutte le cose che avevamo detto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: A questo punto, mi pare che si possa fare un&#8217;ipotesi. Questo cieco attaccamento alla vita, non sar\u00e0 il principale ostacolo al fine cui tutti gli uomini tendono, la ricerca della felicit\u00e0?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: In che senso?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Nel senso che il desiderio di essere felici tende ad innalzarci, mentre l&#8217;attaccamento irragionevole alla vita tende a farci ricadere verso il baso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 un&#8217;immagine poetica e molto bella, ma cosa intendi per &quot;innalzare&quot; ed &quot;abbassare&quot;?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Voglio dire che l&#8217;istinto della felicit\u00e0 \u00e8 leggerezza, fantasia, coraggio. Mentre l&#8217;istinto della cieca sopravvivenza \u00e8 pesantezza, assoluta mancanza di libert\u00e0, paura.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Ma esiste, poi, codesta felicit\u00e0, o \u00e8 come l&#8217;araba Fenice,<\/p>\n<p><em>&quot;che vi sia ciascun lo dice,<\/em><\/p>\n<p><em>dove sia nessun lo sa&quot;<\/em>?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, non esiste. I Romani, che erano gente pratica, non avevano neanche la parola corrispondente, vero?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non proprio; la parola <em>felicitas<\/em> esisteva, ma indicava piuttosto la buona fortuna: <em>felicitas rerum gestarum<\/em> designava l&#8217;esito fortunato delle imprese. Oppure <em>felicitas<\/em> indicava la fecondit\u00e0, la fertilit\u00e0, specialmente della terra coltivata &#8211; erano un popolo di contadini, dopotutto. Molto pi\u00f9 raramente indicava la &quot;felicit\u00e0&quot; come la intendiamo noi. Nel latino tardo della Chiesa, poi, pass\u00f2 a designare la beatitudine celeste, ultraterrena.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E i Greci?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Stesso discorso che per i Romani. In greco antico &quot;felicit\u00e0&quot; si rende con &quot;\u03b5\u03c5\u03b4\u03b1\u03b9\u03bc\u03bf\u03bd\u03af\u03b1&quot;, ma indica soprattutto uno stato di benessere, di agiatezza.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Comunque, non \u00e8 questo il punto. Tutti gli uomini tendono verso la felicit\u00e0. E, quando si dice che vi tendono, \u00e8 sottinteso che la felicit\u00e0 non pu\u00f2 mai essere veramente posseduta, che sempre sfugge come la sabbia tra le dita. Ma che importa?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: D&#8217;accordo. Scusa, prosegui pure il tuo ragionamento.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: In ogni caso, la speranza della felicit\u00e0 ci sorregge: come ha descritto magistralmente Leopardi nel <em>Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere.<\/em> E la vita felice non \u00e8 mai questa, che abbiamo ora; ma quella che verr\u00e0, quella del futuro. Tale speranza ci d\u00e0 la forza di compiere le imprese pi\u00f9 faticose, pi\u00f9 sovrumane, di sottoporci a sacrifici durissimi: di trascendere, quasi, i nostri stessi limiti.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec, nessuno si sobbarcherebbe a tali imprese, se non lo sostenesse una qualche speranza di felicit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>. Ma l&#8217;istinto dell&#8217;attaccamento alla vita \u00e8 ancora pi\u00f9 forte. Esso viene prima di qualunque ragionamento, ha la forza stessa dell&#8217;irragionevolezza. Ci incatena alla terra, non ci permette di guardare in alto. Ne consegue che \u00e8 impossibile, per chi sia ciecamente attaccato alla propria vita, essere felice o anche solo innalzarsi di un poco verso la felicit\u00e0. Io chiamo felice colui che \u00e8 pronto a rinunciare alla vita in qualunque momento, ma in vista di un fine pi\u00f9 alto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Per dirla con Kierkegaard: solo chi \u00e8 pronto a rinunciare serenamente a tutto, \u00e8 degno di ritrovare ogni cosa.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec. Pu\u00f2 sembrare un paradosso, e forse lo \u00e8; ma la vita, in fondo, \u00e8 fatta di paradossi.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma io vedo anche un altro paradosso nel tuo ragionamento.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Quale?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ci chiedevamo quale scopo meriti il vivere, ma poi hai affermato che solo chi vive senza attaccamento, solo chi \u00e8 pronto a rinunciare a tutto &#8211; anche alla vita &#8211; pu\u00f2 avvicinarsi alla felicit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E dov&#8217;\u00e8 il paradosso?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Nel fatto che la felicit\u00e0 \u00e8 il fine cui tutti tendono, e sia pure illusoriamente; ma non pu\u00f2 essere lo scopo della vita. Lo scopo della vita \u00e8 liberarsi dal cieco attaccamento, senza di che la vita stessa cessa di essere un valore. Cio\u00e8, la felicit\u00e0 &#8211; o meglio, il tendere verso di essa &#8211; \u00e8 una conseguenza del saper rinunciare a tutto, anche alla vita, se occorre: \u00e8 una conseguenza di un certo modo di vivere, non uno scopo da prefiggersi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, \u00e8 vero. Voler essere felici \u00e8 una dichiarazione d&#8217;intenti, non uno scopo, la felicit\u00e0 ti \u00e8 data per premio, se sei cos\u00ec coraggioso da essere disposto a perderla. \u00c8 come una bella donna che fugge sempre, quando cerchi di afferrarla, e ti lascia solo il velo ra le mani; ma se sarai forte e andrai per la tua strada, forse sar\u00e0 lei a venirti a cercare.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E allora, torniamo a porci la domanda: quale deve essere lo scopo della vita?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: La conoscenza, credo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: La conoscenza di che cosa?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: La conoscenza. Di tutto. Conoscere.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Oltre le colonne d&#8217;Ercole?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec. E per prima cosa, oltre la superficie di se stessi. La maggior parte degli uomini vive senza compiere questa navigazione decisiva. Non conoscono se stessi, quindi non sanno niente di niente. Non hanno abbastanza fegato per togliersi la maschera. Nascondono la loro vigliaccheria dietro una quantit\u00e0 di viaggi e studi e parole, parole. Non sanno niente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Io mi metterei fra costoro.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, non direi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Pure, sono ben lontano dal conoscermi. Dunque, al mio sapere manca sempre l&#8217;essenziale.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: L&#8217;essenziale non \u00e8 conoscersi: \u00e8 cercarsi. Sapere che la verit\u00e0 non \u00e8 quella con cui riusciamo cos\u00ec bene a darla a intendere agli altri. Sapere che possiamo bluffare con chiunque, tranne che con noi stessi.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Va bene. Ma perch\u00e9 la conoscenza \u00e8 il bene supremo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 ci mette in armonia col mondo, ci restituisce il senso dell&#8217;equilibrio e dell&#8217;appartenenza. E quindi ci d\u00e0 uno scopo: essere parte di un tutto, riconquistare la perduta unit\u00e0 con le cose. Senza una tale consapevolezza, noi non siamo altro che rami secchi, fiori recisi. Nient&#8217;altro che esseri alienati e stralunati, senza senso e senza scopo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Questo punto di vista presuppone una logica di apertura, di positivit\u00e0, di accoglienza: tutto l&#8217;opposto della logica del dominio, della negativit\u00e0, della chiusura oggi dominanti.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, tutto nasce dall&#8217;arroganza dell&#8217;ospite che si trasforma in padrone, che vuol soggiogare e appiattire la variet\u00e0 e la molteplicit\u00e0 del reale, invece di riconoscersi parte di esso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma tutto ci\u00f2, come si concilia con l&#8217;elogio dell&#8217;odio che tu hai fatto l&#8217;altra notte, anzi all&#8217;elevazione dell&#8217;odio alla dignit\u00e0 di massima terapia universale al male di vivere?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ti ho proprio colpito, eh? Ma l&#8217;odio pu\u00f2 essere, semplicemente, una necessit\u00e0 fisiologica, un tonico salutare che non potr\u00e0 mai far tanto danno quanto il dominio organizzato, la gerarchia istituzionale camuffata da moralit\u00e0, legalit\u00e0, benessere e progresso. Ma quale progresso?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sabina, mi sei sempre pi\u00f9 simpatica. Ora scopro che sei addirittura un&#8217;anarchica!<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E perch\u00e9 no? La logica del dominio, che trova la sua massima espressione nello Stato, nel capitale, nell&#8217;apparato tecno-scientifico mi fa molta pi\u00f9 paura di qualsiasi anarchismo. Non \u00e8 l&#8217;irrequietezza del singolo che dobbiamo temere, ma il mostruoso e brutale appiattimento praticato dai poteri forti: dai governi, dalle chiese, dalle <em>lobbies<\/em> della finanza internazionale.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma questi poteri forti hanno bisogno di mantenere gli individui in uno stato di isolamento, di alienazione, di disumanizzazione. L&#8217;individuo alienato non pensa, non cerca, non sa niente. Non sa quel che gli manca, non sa come potremmo vivere se rifiutassimo la logica del dominio e della gerarchia. Cerca di stordirsi accumulando e consumando beni inutili, senza fermarsi mai.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ecco, questa per me \u00e8 la scienza: una palestra per il pensiero. Un modo per riappropriarsi della propria mente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Noi, comunque, facciamo parte di uno di quei poteri forti: \u00e8 l&#8217;apparato tecno-scientifico che ci finanzia, che ci manda in Antartide.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Giordano Bruno e Tommaso Campanella, coloro che hanno aperto la battaglia per la libert\u00e0 del pensiero, erano frati domenicani. Cio\u00e8, stavano dentro uno dei massimi poteri forti della loro epoca: la Chiesa cattolica.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Erano ex frati.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Voglio dire che proprio all&#8217;interno dei poteri forti si formano i <em>virus<\/em> che li metteranno in crisi.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Senza contare che c&#8217;\u00e8 compromesso e compromesso.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Appunto. Noi non stiamo collaborando alla costruzione della bomba atomica.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: D&#8217;accordo. Del resto, avremo occasione di riparlarne se e quando verremo messi alla prova.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Nel frattempo, bisogna affilare la mente come una lama di coltello. Sforzarsi di capire, per essere pronti ad agire in qualunque momento.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sabina la guerrigliera.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No. Mi accontento di potermi guardare allo specchio, la mattina, senza che mi venga voglia di sputarmi in faccia. In fondo, Alessio, non chiedo molto, non ti sembra?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Certo, non \u00e8 molto. \u00c8 un minimo cui tutti dovrebbero aspirare. E forse vivremmo in un ambiente un po&#8217; pi\u00f9 ecologico, un po&#8217; meno sgradevole, in tutti i sensi. Per\u00f2, forse sei un po&#8217; troppo socratica, un po&#8217; troppo ottimista se pensi davvero che dalla conoscenza scaturisca automaticamente un uomo migliore, e quindi una scelta pi\u00f9 giusta.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, pu\u00f2 darsi. Sarebbe bello se dall&#8217;etica si potessero trarre delle leggi rigorose, come quelle della matematica. Sai, questa \u00e8 una cosa che mi ha sempre affascinato.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Che cosa?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: La certezza assoluta della matematica, la sua perfezione; soprattutto della geometria. Le teorie scientifiche sono incerte, soltanto probabili: ma, prima o poi, vengono sempre rimesse in discussione. Invece il teorema di Pitagora \u00e8 sempre l\u00ec, fermo come una roccia che sfida i secoli e i millenni; che dico, sfida tutta l&#8217;eternit\u00e0. Sempre, finch\u00e8 vi saranno il cielo e la Terra, in un triangolo rettangolo (costruito su una superficie piana) il quadrato costruito sull&#8217;ipotenusa sar\u00e0 uguale alla somma dei quadrati costruiti sui cateti. E non per questo o quel triangolo rettangolo, non per dieci o cento o mille triangoli rettangoli, ma per tutti gl&#8217;innumerevoli, anzi per tutti gl&#8217;infiniti triangoli rettangoli che si possono costruire o anche soltanto immaginare, e questo rimarr\u00e0 <em>in saecula saeculorum.<\/em><\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: <em>Amen.<\/em> E tu speri che un tale grado di certezza si possa raggiungere anche nella sfera morale?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, naturalmente; \u00e8 solo un sogno a occhi aperti.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Alcuni filosofi ci hanno provato, comunque.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Davvero? Quali?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Spinoza, per esempio. E Leibniz. Anche Bertrand Russell, in tempi a noi vicini.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Immagino che non siano arrivati a dimostrare un gran che.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, infatti. Anche se l<em>&#8216;Etica more geometrico demonstrata<\/em> di Baruch Spinoza \u00e8 molto elegante. In senso matematico, voglio dire.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E Leibniz?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Leibniz non ha saputo far di meglio che affermare che noi viviamo nel migliore dei mondi possibili; e dunque, tutto sommato, si dovrebbe concludere che potremmo accontentarci.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Con quale ragionamento ha fatto quell&#8217;affermazione?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Col principio di non-conraddizione. Dio \u00e8 l&#8217;essere prefettissimo; il mondo \u00e8 stato creato da Dio; dunque il mondo \u00e8 stato creato nella forma pi\u00f9 perfetta possibile.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Tutto ci\u00f2 non \u00e8 molto matematico.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, non lo \u00e8.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per prima cosa, bisognerebbe dimostrare che Dio esiste e non semplicemente affermarlo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E per seconda, il ragionamento di Leibniz mi sembra negare la libert\u00e0 di Dio. Questo mi sembra un curioso paradosso. L&#8217;essere perfettissimo non possiede il bene della libert\u00e0? La libert\u00e0 sarebbe, dunque, un privilegio degli esseri finiti e imperfetti? Detto questo, mi sento per\u00f2 di spezzare una lancia in favore di Leibniz. Che noi viviamo nel migliore dei mondi possibili, non significa che viviamo in una specie di paradiso terrestre: &quot;migliore&quot; \u00e8 comparativo di maggioranza e non ha valore di superlativo assoluto. In fondo, vuol dire soltanto che viviamo nel mondo meno peggiore; il che, oltretutto, per un credente \u00e8 perfettamente logico. Che da ci\u00f2 noi si possa dormire tra due guanciali, \u00e8 una conclusione indebita, non contenuta nella premessa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Hai ragione, la tua osservazione \u00e8 pertinente e mi induce a guardare per la prima volta Leibniz sotto una luce nuova, pi\u00f9 simpatica e interessante. Ma tornando a Dio, tu come lo vedresti?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Secondo me, l&#8217;idea di Dio dovrebbe andare oltre le coppie di opposti buono-cattivo, bello-brutto, giusto-ingiusto. Questo \u00e8 un modo di ragionare antropomorficamente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma l&#8217;uomo pu\u00f2 pensare in altro modo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, per definizione.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E allora?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E allora Dio \u00e8 un&#8217;invenzione dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: O qualcosa di totalmente inconoscibile.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Gi\u00e0. Mi sembra che qualcuno abbia detto che, se i cavalli potessero pensare l&#8217;idea di Dio, lo concepirebbero come un essere equino.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non c&#8217;\u00e8 dubbio.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Resta un&#8217;altra possibilit\u00e0: che a Dio non si arrivi mediante un&#8217;<em>idea<\/em>, ma attraverso una <em>esperienza<\/em>. Una esperienza interiore, ovviamente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Questa \u00e8 la via del misticismo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Io non la disprezzerei. Uomini insigni l&#8217;hanno percorsa; e, del resto, scartata la via razionale, non ve ne sono altre.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dopo Sabina la rivoluzionaria, \u00e8 il turno di Sabina la mistica. No, scherzi a parte, hai ragione. Vi sono cose che la ragione, da sola, non pu\u00f2 attingere. Un&#8217;altra \u00e8 la poesia.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Il poeta, infatti, \u00e8 un <em>veggente<\/em>: uno che vede. Che cosa? Non \u00e8 certo un caso che le antiche tradizioni rappresentassero Omero come cieco. Non si tratta di vedere le cose materiali, le cose di questo mondo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Anche i bambini sono dei veggenti. Anche loro, si dice, vedono cose che agli altri non \u00e8 dato di vedere, con tutta la loro ragione calcolante.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, questo lo credo anch&#8217;io. I bambini hanno dei poteri. Solo i bambini piccoli, per\u00f2; quando si avvicinano all&#8217;adolescenza, perdono i loro poteri.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: I bambini: cio\u00e8 noi stessi, prima che la ragione si affermasse in noi come l&#8217;<em>unico<\/em> approccio alla realt\u00e0. O, almeno, come l&#8217;unico approccio serio.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Quindi noi tutti abbiamo avuto quei poteri straordinari. Poi, non soltanto li abbiamo perduti: li abbiamo perfino dimenticati.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sai, pensando a queste cose, sempre pi\u00f9 mi vengono dei grossi dubbi sul fatto che la storia umana abbia un andamento <em>evolutivo<\/em>, cio\u00e8 che progredisca da ci\u00f2 che \u00e8 meno perfetto verso il pi\u00f9 perfetto. Che \u00e8 un assioma-cardine della scienza moderna.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Gi\u00e0. Forse non si tratta di una <em>evoluzione,<\/em> ma di una <em>involuzione.<\/em> Ci stiamo allontanando sempre pi\u00f9 da una condizione originaria che, forse, non era afatto primitiva e scimmiesca, come vorrebbero i darwinisti, ma &#8211; al contrario &#8211; molto pi\u00f9 armoniosa e pi\u00f9 felice dell&#8217;attuale.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Questi, come direbbe Kierkegaard, sono pensieri che feriscono alle spalle. Cio\u00e8, che ti colpiscono proprio l\u00e0 dove ti sentivi pi\u00f9 sicuro e pi\u00f9 orgoglioso della tua forza.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per\u00f2, sono salutari. Voglio dire, ti suggeriscono un po&#8217; di umilt\u00e0, un po&#8217; di spirito critico rispetto al paradigma dominante.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E noi siamo qui per ritrovare un po&#8217; di spirito critico, sotto il benevolo influsso della stella Achernar, mentre tutti a bordo dormono sui morbidi cuscini delle loro riposanti e inossidabili certezze. Ma ora vediamo di riprendere il filo del discorso, e torniamo al concetto di Dio<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Prima hai citato anche Bertrand Russell. Lui, che cosa ne pensava?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Oh, come tutti i neo-positivisti, lui pensava che trovare dei teoremi etici, delle leggi etiche evidenti di per s\u00e9, fosse solo una questione di tempo e di logica. Ma che, piano piano, si sarebbe pur trovato il modo, anche se lui proprio non sapeva dire quale.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Bella roba! Io non sono intelligente come Bertrand Russell, ma non mi faccio davvero simili illusioni.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E fai bene.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per\u00f2 la nostalgia di un sapere certo, e quindi di una morale sicura, mi rimane dentro.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Scusa, cosa intendi per &quot;certo&quot;?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Valido universalmente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Nel campo dell&#8217;etica? Lo sai bene che \u00e8 impossibile. Ci\u00f2 che \u00e8 buono qui e ora, \u00e8 cattivo laggi\u00f9, era cattivo ieri o lo sar\u00e0 domani. E ci\u00f2 che \u00e8 buono per me, pu\u00f2 essere cattivo per te. Hai sentito di quel padre pachistano, immigrato in Italia con tutta la sua famiglia, che ha ucciso sua figlia perch\u00e9 &quot;non si comportava bene&quot;, cio\u00e8 non rispettava le tradizioni e rifiutava di sposare il cugino che lui le aveva destinato come marito?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: L&#8217;ho sentito. E ammetto che le tue osservazioni sono basate sulla realt\u00e0 dei fatti. Le conseguenze, per\u00f2, sono terribili; e la storia di quella famiglia pachistana ne \u00e8 una testimonianza.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E tu credi che, se avessimo una legge morale certa, le cose andrebbero meglio?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Forse, chiss\u00e0.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, ti illudi. Il problema non \u00e8 tanto la mancanza, anzi l&#8217;impossibilit\u00e0 di una legge morale certa. Il problema \u00e8 che la morale sar\u00e0 sempre carta straccia per gli esseri umani: buona da usare quando si tratta di far valere diritti, ma da gettare nel cestino non appena comporta dei doveri. Dammi retta: il pi\u00f9 delle volte noi uomini sappiamo bene quel che andrebbe fatto; e non lo facciamo sempliemente perch\u00e9 non corrisponde ai nostri interessi. Tutto qui. Non ci sono ragioni metafisiche: \u00e8 una cosa molto semplice, addirittura banale.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sempre radicalmente pessimista, vero?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO:<\/strong> Forse soltanto realista.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E sia. Anche tu, dunque, postuli una imperfezione originaria dell&#8217;animo umano; una tara, una debolezza connaturata? Ci\u00f2 sarebbe in contrasto con quel che abbiamo prima ipotizzato, sul fatto che gli esseri umani &#8211; forse &#8211; anticamente erano assai pi\u00f9 felici ed equilibrati di ora.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Nessuna imperfezione. Vi sarebbe una imperfezione, se in natura esistesse il concetto di perfezione. Ma non c&#8217;\u00e8. Ogni cosa reale \u00e8 imperfetta. Solo i numeri e gli enti matematici sono, a loro modo, perfetti, come dicevi tu prima e come sosteneva, duemilacinquecento anni fa, Pitagora. Ma, a differenza di quanto credeva Pitagora &#8211; che li aveva addirittura divinizzati &#8211; i numeri sono perfetti proprio perch\u00e9 nascono da una astrazione; una sublime astrazione. Tutta la matematica \u00e8 una geniale e sublime astrazione. Per questo ho sempre pensato che \u00e8 cos\u00ec poetica, cos\u00ec pura, cos\u00ec meravigliosamente armoniosa.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma se dici che ogni cosa reale \u00e8 imperfetta, reintroduci dalla finestra quel che avevi cacciato dalla porta.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Certo, hai ragione. Naturalmente, volevo dire &quot;imperfetta&quot; rispetto a quel modello ideale che noi abbiamo in mente, astratto, puramente teorico, come lo \u00e8 appunto il concetto di numero.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma perch\u00e9 affermi che quello di numero \u00e8 un concetto astratto?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9 nella realt\u00e0 non esistono l&#8217;Uno, il Due, il Tre, il Mille, il Centomila&#8230; Nella realt\u00e0 esiste un sassolino, o una mela, o una formica; esistono due formiche, tre formiche, eccetera.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E qual \u00e8 la differenza?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Il numero come concetto matematico \u00e8 un&#8217;idea, la quantit\u00e0 della materia \u00e8 un fatto oggettivo, che sta fuori della mente. Il numero \u00e8 una realt\u00e0 infinita, le cose sono pur sempre finite.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma non vedi che i fisici continuano a scoprire sempre nuove quantit\u00e0, e quindi sempre nuovi numeri, nella materia? Dopo l&#8217;atomo, l&#8217;elettrone; dopo l&#8217;elettrone, il pione e il muone; dopo il pione e il muone, l&#8217;antimateria; dopo l&#8217;antimateria, il quanto; e cos\u00ec via.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sar\u00e0 sempre una quantit\u00e0 finita. Mentre i numeri sono infiniti, proprio perch\u00e9 non sono cose, ma idee.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E se l&#8217;universo fosse infinito? Se fosse infinito, e quindi composto da infinite particelle atomiche e infinite stelle e galassie?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 un&#8217;ipotesi, certo.. ma il numero \u00e8 un&#8217;idea anche per un&#8217;altra ragione: perch\u00e9 risponde a leggi matematiche, cio\u00e8 a leggi assolute. Il 6 \u00e8 e sar\u00e0 sempre un numero perfetto, perch\u00e9 i suoi divisori, 1, 2 e 3, addizionati, daranno sempre e solo 6. Mentre in natura non esistono leggi matematiche, ma solo leggi scientifiche, cio\u00e8 possibili, probabili o molto probabili. Ma non assolute, non sempre e comunque universalmente valide.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ne sei certo? O non \u00e8 vero, piuttosto, che soltanto &quot;probabili&quot; sono le conoscenze umane sulla natura; ma che la natura, per se stessa, potrebbe anche essere soggetta a leggi assolute? Per esempio: l&#8217;orbita dei pianeti non risponde a leggi matematiche?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec. Tanto \u00e8 vero che il pianeta Plutone venne &quot;scoperto&quot; a tavolino, prima ancora di essere visto col telescopio, soltanto studiando matematicamente le irregolatit\u00e0 dell&#8217;orbita di Nettuno.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Lo vedi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora che mi ci fai pensare, le tre leggi di Keplero &#8211; su cui si basa la nostra concezione del Sistema Solare &#8211; hanno questo carattere di assoluta certezza.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E la sezione aurea di una conchiglia di <em>Nautilus<\/em>? E le leggi di accrescimento dei cristalli? E la propagazione delle onde luminose? E le leggi acustiche dell&#8217;armonia musicale? Non si basano anch&#8217;esse su un grado di certezza assoluto e immodificabile, come le leggi della matematica e quelle della geometria, euclidea e non?<\/p>../../../../n_3Cp><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec, hai ragione. Mi hai convinto. Forse le leggi assolute, i teoremi, esistono non solo nella mente, ma anche in natura; e siamo noi uomini che non sappiamo decifrarli in maniera adeguata.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Gi\u00e0. Per\u00f2 questo reintroduce un altro problema.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Vuoi dire, l&#8217;idea di Dio?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Se l&#8217;universo \u00e8 governato da leggi matematiche, sembra difficile negare che in esso vi sia un ordine; e, dato che l&#8217;ordine, di per s\u00e9, <em>non<\/em> fa parte dei normali processi naturali, non \u00e8 affatto escluso che vi sia anche un artefice.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Forse, per\u00f2, tutto dipende &#8211; come dicevamo prima &#8211; dal nostro modo di pensare antropomorfico, dal nostro linguaggio. Quando noi diciamo una frase del tipo: &quot;l&#8217;universo \u00e8 governato da leggi matematiche&quot;, commettiamo parecchi arbitrii sul piano logico.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Quali?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Primo, che l&#8217;universo sia &quot;governato&quot;. &quot;Governato&quot; \u00e8 un participio passato che presuppone l&#8217;azione del &quot;governare&quot;. Ora, se c&#8217;\u00e8 l&#8217;azione del governare, c&#8217;\u00e8 sicuramente qualcuno o qualcosa che \u00e8 governato, ma anche qualcuno o qualcosa che governa. E questo \u00e8 assolutamente arbitrario. Cio\u00e8, il nostro linguaggio ci suggerisce delle conclusioni che non erano contenute nelle premesse.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Come dobbiamo dire, allora? Che \u00e8 &quot;regolato&quot; da leggi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong> No, nemmeno &quot;regolato&quot; va bene. Pu\u00f2 sembrare un&#8217;espressione meno forte, per cos\u00ec dire; ma, in effetti, &quot;regolare&quot; sottintende comunque l&#8217;esistenza di un &quot;regolatore&quot;.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E allora?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non dovremmo dire che l&#8217;universo \u00e8 governato o regolato da leggi, ma piuttosto che l&#8217;intelligenza umana vi scopre dei princ\u00ecpi, delle regolarit\u00e0 e dei rapporti costanti, e che ad essi ha dato il nome di leggi. \u00c8 lui, l&#8217;essere umano, che le ha chiamate cos\u00ec: ma non sono &quot;leggi&quot; nel senso comune della parola. Sono rapporti fisici di natura costante, tutto qui. Noi, per la necessit\u00e0 di comprenderci e per comodit\u00e0 didattica, li chiamiamo leggi. Ma \u00e8 solo una convenzione. Nessuna mente li ha prodotti, li ha &quot;pensati&quot;. Il secondo arbitrio che ci permettiamo dicendo che l&#8217;universo \u00e8 governato da leggi matematiche, \u00e8 proprio quello di usare la parola &quot;leggi&quot;. Se poi diciamo &quot;leggi matematiche&quot;, c&#8217;\u00e8 un terzo arbitrio: poich\u00e9 la matematica \u00e8 una creazione della mente, ci\u00f2 significa postulare l&#8217;esistenza di una Mente capace di progettare in termini matematici.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: D&#8217;accordo. Ma allora questa regolarit\u00e0, questa armonia nei movimenti della materia, sarebbero solo frutto del caso?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Per esempio?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per esempio, il fatto che noi possiamo prevedere al minuto secondo il passaggio della Cometa di Halley.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Niente. Siamo bravi a fare calcoli.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sta di fatto, per\u00f2, che i calcoli denunciano l&#8217;esistenza di una realt\u00e0 ordinata, precisa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Se io getto una pietra in uno stagno, i cerchi nell&#8217;acqua si formano a caso?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Da che cosa dipenderanno?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dal peso del sasso; dalla forza del lancio, e quindi dalla velocit\u00e0 di caduta; dalla densit\u00e0 dell&#8217;acqua, eccetera.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Molto bene. E allora, c&#8217;\u00e8 bisogno di presupporre una mente che ha prodotto quei cerchi nello stagno?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, ma di una mano che ha lanciato il sasso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E se il sasso fosse caduto dal fianco della montagna? Se si fosse semplicemente staccato da solo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Be&#8217;, ora mi hai ridotta al silenzio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Vedi qualche trucco nel nostro ragionamento?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong> No, non mi pare. A parte il fatto che il sasso non \u00e8 caduto proprio &quot;da solo&quot;, ma pur sempre per qualche causa precisa. La pioggia, ad esempio; e, naturalmente, la forza di gravit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Bene. Ma son tutte cause naturali, che non presuppongono una mente, e tanto meno un Grande Matematico.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Concesso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, per questa via non \u00e8 possibile in alcun modo &quot;provare&quot; l&#8217;esistenza di una mente cosmica.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Neppure negarla, per\u00f2.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Io non sono d&#8217;accordo con questo modo di ragionare. Sono coloro i quali sostengono l&#8217;esistenza di una Mente che devono provarla, non gli &quot;altri&quot; a doverla smentire.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9 sono i sostenitori di una teoria scientifica che devono sforzarsi di dimostrarla.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ostinata, eh?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dicono.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Senti. Questa mattina ho visto un disco volante.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dici sul serio?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Si \u00e8 posato sull&#8217;acqua, e ne sono usciti degli omini verdi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Al diavolo! E io che quasi quasi ti credevo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Avevano delle lunghe antenne sulla testa, e&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Piantala.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, mia cara. Sei tu che devi provarmi che sto mentendo. Se non lo fai, io continuo la mia storia. Hanno messo in mare una specie di motoscafo-sommergibile, e poi&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Basta, mi arrendo! Va bene.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Va bene cosa?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ho capito quel che vuoi dire.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E sei d&#8217;accordo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non lo so&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Allora, intanto che ci pensi, io vado avanti. Il sommergibile si \u00e8 inabissato ed \u00e8 sceso dritto dritto sino al fondo&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Invece di affliggermi con la tua storia degli omini verdi, sii cos\u00ec gentile da spiegarmi perch\u00e9 devi essere tu a portarmi delle prove convincenti. Parlando seriamente, intuisco che \u00e8 cos\u00ec, ma non mi viene in mente una spiegazione logica per questo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9, se cos\u00ec non fosse, tutti potrebbero affermare tutto di tutto, e anche il suo contrario.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non perch\u00e9 \u00e8 un evento improbabile?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, perch\u00e9 improbabile non vuol dire impossibile. Ma perch\u00e9 \u00e8 un evento mai verificato prima. Ho detto &quot;verificato&quot; e non &quot;affermato&quot;, perch\u00e9 vi sono migliaia di persone che dicono di aver visto gli omini verdi. Il nuovo va accolto con un minimo di cautela, non ti pare?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: D&#8217;accordo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Ora, torniamo al punto in discussione. Ci chiedevamo se l&#8217;esistenza di movimenti regolari, in natura, possa interpretarsi come indizio di un odine o, addirittura, di un Ordinatore.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec. Abbiamo osservato, per\u00f2 &#8211; stanotte, ma anche l&#8217;altra notte &#8211; che l&#8217;ordine in quanto tale non rientra nei processi naturali, poich\u00e9 ogni processo naturale implica necessariamente un aumento graduale di entropia, ossia il passaggio da un grado minore di disordine a uno maggiore.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Tuttavia \u00e8 lecito chiedersi se, dietro il disordine pi\u00f9 o meno accentuato dei <em>singoli<\/em> processi fisici, non possa darsi un disegno complessivo in effetti ordinato, che noi non riusciamo a scorgere a causa della nostra piccolezza, della brevit\u00e0 della nostra vita e della inadeguatezza dei nostri strumenti, a cominciare dallo strumento che chiamiamo &quot;mente&quot;.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Questo s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Bene. Ora, per caso ti ricordi le tre leggi di Keplero? Per favore, potresti enunciarmele?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non \u00e8 poco quello che chiedi. Va bene, ci prover\u00f2. Prima legge: <em>le orbite dei pianeti sono ellissi, in cui il Sole occupa uno dei fuochi.<\/em><\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Brava. E la seconda?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Poi mi spiegherai, comunque. Seconda legge: <em>la velocit\u00e0 dei pianeti non \u00e8 costante, ma segue una legge secondo la quale&#8230;<\/em> secondo la quale&#8230;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: &#8230;<em>secondo la quale il segmento che congiunge il Sole al pianeta descrive, durante il moto orbitale, aree uguali in tempi uguali.<\/em> E la terza?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, non me la ricordo. Sono solo una povera biologa, non un&#8217;astronoma come te. L&#8217;unica cosa che ricordo \u00e8 che era maledettamente complicata, faticavo ad impararla anche al liceo, figurati.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: <em>Detta R la distanza media Sole-pianeta, il cubo di tale distanza \u00e8 proporzionale al quadrato del periodo T di rivoluzione. Cio\u00e8: R alla terza= K T alla seconda, dove K \u00e8 una costante che ha lo stesso valore per tutti i pianeti.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Bene. E allora?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Tu dirai che tutto questo presuppone molta regolarit\u00e0, dunque molto ordine, e magari una Mente che governa.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Almeno sembra.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0. Infatti, Keplero &#8211; proprio lui! &#8211; nel <em>Prodromus dissertationum<\/em> scriveva, pi\u00f9 o meno: &quot;Mi sono proposto di dimostrare con questa operetta, o lettore, che Dio Ottimo Massimo, nella costruzione del Mondo e nella disposizione dei cieli, guard\u00f2 ai cinque corpi solidi regolari che tanto sono stati celebrati fino dal tempo di Pitagora e di Platone, e che dispose numeri, proporzioni e movimenti delle cose celesti secondo le propriet\u00e0 di quei corpi.&quot;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma davvero Keplero ha scritto quella roba?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Se \u00e8 per questo, ti dir\u00f2 che \u00e8 andato anche oltre. Ha scritto, infatti, press&#8217;a poco testualmente. &quot;La mirabile armonia delle cose immobili &#8211; il Sole, le stelle fisse e lo spazio &#8211; che corrispondono alla trint\u00e0 di Dio Padre, Dio Figlio e Spirito Santo&quot;&#8230;; devo continuare?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, credo che basti. Come dire che Dio ha seguito dapprima un bel corso di geometria&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: &#8230;rigorosamente euclidea, per\u00f2&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: &#8230; un bel corso di geometria euclidea; e poi, per rendere omaggio a Pitagora e Platone, ha creato il mondo sulla base dei suoi bravi calcoli: tanto era eccellente la geometria dei Greci.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra cosa da osservare.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Quale?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: I numeri irrazionali.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che cosa vuoi dire?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Che l&#8217;esistenza dei numeri irrazionali smentisce l&#8217;idea di una matematica perfettamente ordinata, dopotutto. I numeri irrazionali, dal punto di vista dell&#8217;armonia dell&#8217;insieme, sono un&#8217;autentica mostruosit\u00e0: al punto che non si possono nemmeno scrivere. Perch\u00e9 i loro decimali proseguono all&#8217;infinito, senza alcuno schema regolare. \u03c0, per esempio, che a scuola si abbrevia scrivendolo come 3,14. Oppure radice quadrata di 2. In entrambi i casi, scriverli \u00e8 impossibile: si andrebbe avanti all&#8217;infinito coi decimali, senza alcun&#8217;ombra di regolarit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Effettivamente, il concetto di numero irrazionale fa a pugni con l&#8217;idea di una verit\u00e0 matematica perfettamente ordinata e armoniosa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Al punto che, secondo una tradizione, Pitagora stesso avrebbe fatto uccidere un suo allievo che ne aveva scoperto e divulgato l&#8217;esistenza. Ma fu un delitto inutile, perch\u00e9 due secoli dopo Euclide li rivel\u00f2 al mondo nel decimo volume degli <em>Elementi.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non conoscevo questa storia.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Chiss\u00e0, forse \u00e8 solo una leggenda. Ma, forse, rende bene l&#8217;idea della mentalit\u00e0 che regnava nella scuola pitagorica. Avendo basato tutta la sua speculazione filosofica sull&#8217;idea di un mondo dei numeri ideale e perfetto &#8211; al punto di farne, sembra, delle divinit\u00e0 &#8211; mai essa avrebbe potuto accettare in essi l&#8217;esistenza di una evidente disarmonia.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E, come abbiamo detto l&#8217;altra notte, quando un filosofo vede minacciato il suo &quot;sistema&quot;, farebbe qualsiasi cosa per difendere la propria fatica, tranne la pi\u00f9 ovvia: rimetterlo totalmente in discussione.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dunque, permettimi di riprendere in esame la tua affermazione che esistono, in natura, delle leggi matematiche perfette.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>. Sapevo che lo avresti fatto. Cio\u00e8, sapevo di non averti convinto interamente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Che cosa vuoi fare, anch&#8217;io ho la sindrome di san Tommaso. Come ce l&#8217;hai tu, del resto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, io qualche volta mi accontento di credere. Sono pi\u00f9 passionale, pi\u00f9 istintiva di te. Ma non ti d\u00f2 torto. In questioni di logica, \u00e8 pi\u00f9 giusto sottoporre al vaglio ogni cosa, come fai tu.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Va bene. Allora, il fatto \u00e8 questo: se esistono i numeri irrazionali &#8211; ed esistono &#8211; vuol dire che nemmeno la matematica \u00e8 perfetta e, soprattutto, che non \u00e8 necessariamente il regno della proporzione e dell&#8217;armonia.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Cos\u00ec pare.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora, siamo certi che in natura si trovino quella perfetta armonia, quella perfetta proporzione che non si trovano nemmeno nella scienza dei numeri e delle figure geometriche?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Tu, da dove partiresti?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Comincerei col mettere in dubbio che la matematica sia uno strumento perfetto di descrizione della natura. Infatti, le possibilit\u00e0 sono due: o essa offre un modello solo imperfetto &#8211; come nel caso dei numeri irrazionali -; oppue l&#8217;imperfezione, la disarmonia sono nella natura stessa. E se ci\u00f2 fosse in qualche misura dimostrato, sarebbe un forte argomento contro il finalismo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che credevamo, a torto, di aver fatto fuori l&#8217;altra notte.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Eh, io non mi ero illuso, \u00e8 un osso troppo duro a morire. Senza contare che risponde a un bisogno profondo dello spirito umano.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Mi viene in mente un romanzo di Thornton Wilder, <em>Il ponte di San Luis Rey.<\/em> Un ponte di liane sospeso vertiginosamente su un fiume del Per\u00f9, che faceva il suo dovere da chiss\u00e0 quanto tempo, crolla improvvisamente, facendo precipitare nel vuoto cinque viaggiatori. Perch\u00e9 proprio quei cinque?, si chiede un frate. Perch\u00e9 proprio quei cinque, e non altri? Perch\u00e9 loro?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Certo, \u00e8 una domanda legittima.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 una domanda istintiva.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Giusta precisazione. \u00c8 quel nucleo di finalismo che ciascuno di noi si porta dentro. Ma \u00e8 un istinto infantile. Noi uomini abbiamo sempre bisogno di pensare che tutto tende a uno scopo, altrimenti ci sentiremmo persi. Piccoli, inutili, abbandonati. Ma se io penso che Dio mi ha fatto l&#8217;onore di scomodarsi di persona per farmi precipitare gi\u00f9 nel fiume da un ponte secolare di liane, allora anche la mia morte acquista importanza e significato. D&#8217;accordo, bisogna che muoia sfracellandomi qualche centinaio di metri pi\u00f9 in basso: ma la mia morte non sar\u00e0 stata vana, dimostra che qualcuno o qualcosa ci pensa costantemente, magari per farci precipitare nel vuoto. Il che non \u00e8 poco.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Gi\u00e0. Ma torniamo al tuo ragionamento di prima. Ora dovresti mostrarmi che la logica matematica \u00e8 imperfetta come chiave d&#8217;interpretazione dell&#8217;universo, oppure che imperfetto \u00e8 l&#8217;universo stesso. Be&#8217;, almeno provaci. Certo non possiamo fare miracoli.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Va bene, adesso ci prover\u00f2; anche perch\u00e9, modestamente, sono un superuomo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ti ascolto, Zarathustra.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: In realt\u00e0, esiste una terza possibilit\u00e0. Cio\u00e8 che vi sia uno stato d&#8217;imperfezione e disarmonia sia nella matematica, sia nella natura. Comunque, se risulta che la matematica \u00e8 una scienza imperfetta, come si fa a decidere se l&#8217;eventuale imperfezione della natura dipende dallo strumento che adoperiamo per interpretarla, cio\u00e8 la matematica, oppure dalla realt\u00e0 stessa della materia, di cui la natura \u00e8 fatta?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 praticamente impossibile.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Appunto. Perch\u00e9 se io, fin dalla nascita, sono stato costretto a guardare il mondo attraverso un paio di lenti verdi, non sapr\u00f2 mai se il mondo mi appare tutto verde a causa delle lenti, oppure perch\u00e9 magari \u00e8 proprio verde lui, in se stesso.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Come se ne esce?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non se ne esce.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ah, bene!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Comunque, mi pare evidente che la matematica non sia n\u00e9 possa essere uno strumento &quot;perfetto&quot; di conoscenza. Infatti, \u00e8 uno strumento creato dalla mente umana, la quale certo non pu\u00f2 dirsi perfetta. Ora, da una cosa imperfetta non pu\u00f2 nascere una cosa perfetta.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Resta da vedere se il concetto di &quot;perfezione&quot; si adatti alla natura dell&#8217;universo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Ma innanzitutto, tu come definiresti la perfezione?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: &quot;Perfetta&quot; si dice una cosa priva di lacune, errori o difetti.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Infatti, &quot;perfetto&quot; viene dal latino <em>perfectum<\/em>, participio passato di <em>perf\u01d0cere<\/em>, che significa &quot;compiere&quot;: dunque vuol dire &quot;perfetto&quot; nel senso di &quot;condotto a compimento&quot;. E, per conseguenza, che risulta completo in ogni suo elemento.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E tu pensi che la natura si possa definire &quot;perfetta&quot;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Un momento, procediamo con ordine. Chiediamoci piuttosto: la natura si pu\u00f2 definire &quot;compiuta&quot;?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: &quot;Compiuta&quot; rispetto a che cosa?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Appunto. Vedi che il verbo &quot;compiere&quot; presuppone l&#8217;esistenza di qualcuno o qualcosa che compie?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Gi\u00e0. Il solito pensiero antropomorfico.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong> Non si pu\u00f2 dire che una cosa sia compiuta, se non avendo riguardo a un&#8217;azione diretta verso un certo fine. Sei d&#8217;accordo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Credo di s\u00ec. Ma fammi un esempio, per favore.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora mi accendo la pipa; cos\u00ec. Va bene? Ecco, adesso \u00e8 accesa ed io posso fumare. L&#8217;azione di accendere la pipa \u00e8 stata compiuta, dunque \u00e8 &quot;completa&quot;.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Vedo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E posso dire che \u00e8 &quot;perfetta&quot;, perch\u00e9 ha raggiunto lo scopo senza lacune, errori o difetti, come dicevi tu prima. Non ho acceso la pipa in maniera precaria, non corro il rischio che mi si spenga da un momento all&#8217;altro. Perci\u00f2 si pu\u00f2 dire che l&#8217;ho accesa perfettamente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dunque, noi diciamo che \u00e8 compiuta e perfetta, perch\u00e9 ha pienamente realizzato il suo scopo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Esatto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma noi non sappiamo se la natura abbia uno scopo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Esatto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Questo dovrebbero provarlo i finalisti.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Infatti.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: <em>Ergo,<\/em> non si pu\u00f2 affermare che la natura sia compiuta, cio\u00e8 che sia perfetta.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, non si pu\u00f2.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E in tutti i casi, noi non disporremmo degli strumenti adeguati per verificarlo. Dal momento che non lo \u00e8 neppure la matematica, ossia quanto di pi\u00f9 oggettivo e razionale, quanto di pi\u00f9 &quot;perfetto&quot; ha saputo creare la mente dell&#8217;uomo per penetrare il mistero delle cose.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Precisamente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Mah&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Tuttavia, ti vedo ancora pensierosa. Intuisco qualche cosa che non ti convince, nel nostro ragionamento.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non lo so. Stavo ancora pensando all&#8217;esempio del sasso lanciato nello stagno e ai cerchi che si formano sulla superficie dell&#8217;acqua. Se non erro, tu li hai implicitamente paragonati alle orbite dei pianeti del Sistema Solare; infatti, poi, hai voluto che enunciassimo le tre leggi di Keplero. Tu volevi dimostrarmi che l\u00e0 dove &quot;sembra&quot; di vedere un ordine, una regolarit\u00e0, un&#8217;armonia, non vi sono in realt\u00e0 che movimenti meccanici della materia e delle radiazioni elettromagnetiche.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec. Siamo noi, esseri umani, a &quot;vedervi&quot; una particolare armonia. Tanto \u00e8 vero che i credenti ne inferiscono l&#8217;esistenza di un creatore; anzi, di un creatore che ha &#8211; in fatto di armonia, regolarit\u00e0 e ordine, guarda caso! &#8211; le nostre stesse idee e i nostri stessi gusti.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Scusa, ma tu come fai ad essere certo del contrario?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Per lo stesso motivo per cui &quot;so&quot; che il profumo dei fiori non \u00e8 stato &quot;inventato&quot; dalla natura per deliziare il nostro olfatto, n\u00e9 i loro colori per gratificare il nostro senso estetico, ma semplicemente per attirare gli insetti che devono impollinare quei fiori.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, ricordo che ne abbiamo parlato l&#8217;altra notte.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Allora, ricorderai che l&#8217;uomo ha avuto semplicemente la fortuna di avere gli stessi gusti degli insetti, in fatto di profumi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Lo ricordo. E tuttavia mi domando: come possono i fiori avere &quot;inventato&quot; il profumo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Stai certa che ho adoperato il verbo &quot;inventare&quot; in senso volutamente ironico. Proprio perch\u00e9 abbiamo assodato che l&#8217;uomo non pu\u00f2 fare a meno di pensare, e quindi di esprimersi, in termini antropomorfici.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Gi\u00e0. Ma allora&#8230;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Niente. La natura continuamente &quot;inventa&quot; nuovi meccanismi, sempre pi\u00f9 perfezionati, il cui scopo \u00e8 uno solo: assicurare sempre meglio le possibilit\u00e0 riproduttive delle specie. Anche la parola &quot;meccanismo&quot; \u00e8 inadeguata, del resto, anzi \u00e8 fuorviante, perch\u00e9 il meccanismo presuppone un meccanico che agisce in maniera intenzionale.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E nella visione di una natura tutta presa dall&#8217;unico scopo di auto-riprodursi, non vi \u00e8 del finalismo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Forse, ma di tipo immanentistico. Cio\u00e8, intrinseco ai processi naturali medesimi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Questo, comunque, mi sembra un terreno minato. Credo che non riusciremmo a venirne fuori, anche se rimanessimo qui a parlarne per una decina d&#8217;anni.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 probabile. Ma prima di metterlo da parte, voglio almeno provare a farti un altro esempio.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Va bene.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Voglio parlarti del nostro amico, del grande Signore del Sud, &quot;che ci aspetta laggi\u00f9 nel buio, da qualche parte&quot;.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: L&#8217;Antartide?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec. E intanto, permettimi di farti una domanda: prima della scoperta da parte degli occidentali, l&#8217;Antartide era disabitata?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Certo. Ma, sinceramente, non ricordo chi fu a scoprirla per primo. Qualche cacciatore di foche o di balene, mi sembra. Tu lo ricordi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Fu Charles Wilkes. Prima di lui, il grande James Cook la circumnavig\u00f2, ma senza vederla; scopr\u00ec peraltro la Georgia Australe, nel 1775 (che forse era gi\u00e0 stata vista da un navigatore iberico, molto tempo prima). Poi, nel 1819-21, il russo Fabian von Bellingshausen avvist\u00f2 le prime isole poste a sud del Circolo Polare Antartico: Pietro I e Alessandro I. Ma solo nel 1838-39 lo statunitense Charles Wilkes vide, e costeggi\u00f2 per un buon tratto, il continente di ghiaccio. Tuttavia, non riusc\u00ec a effettuarvi alcuno sbarco.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma perch\u00e9 mi parli di queste cose, ora?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Solo un po&#8217; di pazienza, ci sto arrivando. Nel 1893 un capitano norvegese, C. A. Larsen, trov\u00f2 nell&#8217;isola Seymour una cinquantina di palline di sabbia e &quot;cemento&quot; poste su colonnine dello stesso materiale.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dei manufatti?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Larsen scrisse testualmente che quegli oggetti &quot;sembravano fatti da una mano umana&quot;.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ecco un mistero davvero affascinante. Dove hai detto che li aveva scoperti?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Nell&#8217;isola Seymour, al largo della costa orientale della Penisola di Palmer. Molto, ma molto pi\u00f9 a sud di qualsiasi altra localit\u00e0, a noi nota, ove siano stati rinvenuti oggetti primitivi lavorati.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Accidenti, che bel mistero! Io vado pazza per i misteri.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Einstein, nel suo libro <em>Come io vedo il mondo<\/em>, scrive che il senso del mistero &quot;\u00e8 la pi\u00f9 bella e profonda emozione che possiamo provare&quot;, e che in esso &quot;sta il seme di ogni arte, di ogni vera scienza&quot;.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E questo Larsen, come li descrisse, esattamente?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non molto particolareggiatamente. Disse che quegli oggetti &quot;avevano tutta l&#8217;apparenza di essere stati fatti da mani umane&quot;, e basta.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non furono esaminati da qualche esperto?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No. Pare che Larsen ne fosse piuttosto geloso; e infatti, dopo averle prelevate, le fece trasportare nella sua casa di Grytviken, nella Georgia Australe. Allora quella localit\u00e0 della Georgia Australe era divenuta la capitale mondiale della caccia alla balena; il porto rigurgitava di navi, e Grytviken era diventata una vera cittadina. Ma poi le balene cominciarono a diminuire, e le zone di caccia si spostarono pi\u00f9 a sud. Oggi gli stabilimenti per la lavorazione della carne e dell&#8217;olio di balena sono caduti in rovina, e Grytviken \u00e8 divenuta una caratteristica citt\u00e0-fantasma, come quelle rimaste in Australia dopo la fine della corsa all&#8217;oro.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E le cinquanta colonnine di Larsen?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Andarono distrutte nell&#8217;incendio della sua casa.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ah!&#8230; Di che cosa hai detto che erano fatte?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: <em>Sembravano<\/em> fatte di argilla.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Una roccia sedimentaria&#8230; Un materiale &quot;naturale&quot;, voglio dire; non fabbricato dall&#8217;uomo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dunque, l&#8217;unico indizio che si trattasse di manufatti consisteva nella loro forma insolita, che faceva pensare a un&#8217;opera umana.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Nelle forma e nella simmetria. Cinquanta &quot;colonnine&quot; di argilla, sormontate da altrettante &quot;palline&quot; dello stesso materiale.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per\u00f2 le parole &quot;colonnina&quot; e &quot;palla&quot; suggeriscono di per s\u00e9 che si trattasse di manufatti, mentre la cosa non \u00e8 dimostrata. Hai presente certi basalti colonnari, per esempio nella famosa Grotta di Fingal, in Scozia?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec. Mendelssohn ne ha ricavato un&#8217;opera sinfonica.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Be&#8217;, se vedi una fotografia, resti quasi in dubbio se siano davvero opera della natura. Tuttavia, non c&#8217;\u00e8 alcun dubbio che lo sono.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Purtroppo, non sapremo mai se ci\u00f2 era vero anche per le colonnine di Larsen.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma perch\u00e9 mi hai raccontato questa storia? Solo perch\u00e9 sai che adoro i misteri?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, naturalmente; ora te lo spiego. Ma prima, dimmi un&#8217;altra cosa: tu come definiresti il concetto di mistero?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per me, un mistero \u00e8 un evento naturale non ancora chiarito dalla ricerca scientifica.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Pensi allora che la scienza finir\u00e0 per chiarire tutto?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No. Ma prendo atto del fatto che la scienza ha definitivamente chiarito molte cose che un tempo erano considerate &quot;misteri&quot;, nel senso di realt\u00e0 soprannaturali.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Capisco. Per\u00f2, il fatto che alcuni misteri siano stati svelati e altri no, non implica &#8211; a rigore &#8211; che tutti i misteri abbiano un&#8217;origine naturale. Questo, possiamo dirlo solo per quei &quot;misteri&quot; che furono tali nel passato, e non lo sono pi\u00f9 oggi, dopo che li abbiamo compresi e spiegati.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non mi dirai che proprio tu credi a una realt\u00e0 soprannaturale.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Io no, personalmente. Ma \u00e8 solo un&#8217;opinione, non ho le prove per farne un teorema. Anche per una semplice ragione logica.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E cio\u00e8?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Che la mente umana, essendo una realt\u00e0 naturale, con i suoi strumenti &#8211; per quanto elaborati &#8211; non potrebbe mai attingere una realt\u00e0 soprannaturale.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Giusto. E le statuette di Larsen?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora sono diventate addirittura delle <em>statuette<\/em>! Vedi come corre la nostra facolt\u00e0 associativa, senz&#8217;avvedersene&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Insomma, qualunque cosa fossero.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Ricordi il paragone del sasso nello stagno? E, precisamente, ricordi l&#8217;ipotesi che il sasso fosse caduto in acqua da solo, o comunque per cause naturali e senza alcun intervento umano?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, me ne rammento bene.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Be&#8217;, il mistero delle &quot;colonnine&quot; rinvenute da Larsen \u00e8 dello stesso genere. I cerchi prodotti sull&#8217;acqua sono figure geometriche perfette, ma di qui ad affermare che essi testimoniano l&#8217;esistenza di una mente matematica alle spalle del sasso, ce ne corre. Cos\u00ec, anche le &quot;colonnine&quot; di Larsen potrebbero essere state solo uno &quot;scherzo della natura&quot;. In fondo, ce ne sono tanti. Le famose sfere di roccia del Costa Rica, per esempio: cos\u00ec belle rotonde, che hanno tratto in inganno parecchi studiosi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Potrebbero, ma non ne siamo certi.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E dimmi, collega biologa: quando la scienza \u00e8 in dubbio circa l&#8217;interpretazione di un fatto, cio\u00e8 intorno a una teoria, come si comporta?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sceglie, almeno provvisoriamente, la teoria che meglio si accorda con le altre teorie gi\u00e0 accettate; anzi, quella che contrasta con il minor numero possibile delle altre teorie.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Ora, \u00e8 pi\u00f9 facile pensare che l&#8217;uomo abitasse l&#8217;Antartide prima dell&#8217;\u00e8ra moderna, o che quelle &quot;statuette&quot; (come le hai chiamate tu) fossero un&#8217;opera, per quanto bizzarra, della natura? Quale delle due interpretazioni contraddice il minor numero possibile di teorie gi\u00e0 affermate e universalmente avallate dal consenso degli studiosi?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: La seconda, senza dubbio. Ammettere che quelle &quot;cose&quot; trovate da Larsen fossero state fabbricate da mani umane, significherebbe andare contro tutte le nostre attuali conoscenze in fatto di climatologia, geologia, glaciologia, antropologia e storia.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Pure, c&#8217;\u00e8 sempre qualcuno che preferisce contraddire cento teorie universalmente ammesse, piuttosto che mettere da parte una sola ipotesi, se essa \u00e8 particolarmente affascinante. E sai perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 ognuno di noi, in fondo, ama il mistero.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec; \u00e8 quasi un bisogno fisiologico della nostra psiche. Ricordo un libro che lessi da ragazzo, <em>Les pays l\u00e9gendaires<\/em> di Ren\u00e9 Th\u00e9venin. C&#8217;era una frase che suonava pi\u00f9 o meno cos\u00ec, e che ho sempre tenuto a mente. &quot;I paesi leggendari&#8230; Come possiamo credere che non dureranno tanto quanto l&#8217;uomo, poich\u00e9 \u00e8 in noi stessi che vivono?&quot;.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Come l&#8217;Atlantide di Platone, non \u00e8 vero?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0. E come l&#8217;Eldorado o la mitica &quot;Citt\u00e0 dei Cesari&quot;, laggi\u00f9 nelle terre magellaniche, in qualche piega dimenticata delle Ande Patagoniche. O come la leggendaria Shangri-La, o la mistica Agarthi, nel cuore dell&#8217;Asia centrale. Come tante &quot;isole fantasma&quot;, mai pi\u00f9 ritrovate; anche intorno all&#8217;Antartide. L&#8217;isola Emerald, per esempio, o l&#8217;isola Nimrod, nell&#8217;estremo Pacifico meridionale.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>. O come il Giardino delle Esperidi, vero? Ricordo qualcosa di questo mito greco, ma vagamente&#8230; Che cos&#8217;era?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Il Giardino delle Esperidi era un luogo misterioso dell&#8217;estremo Occidente; infatti, in greco &quot;occidente&quot; si dice &quot;\u03ad\u03c3\u03c0\u03b5\u03c1\u03bf\u03c2&quot;. Vi crescevano alberi dai frutti meravigliosi e apparteneva alle tre sorelle Esperidi. Lo custodiva un drago fornito di cento teste: ma Ercole, durante una delle sue dodici fatiche, riusc\u00ec a rubare le mele d&#8217;oro.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Anche i dischi volanti rientrano nella categoria delle cose misteriose che tanto fascino esercitano sull&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Certamente. E anche i miracoli religiosi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E per le &quot;statuette&quot; di Larsen, c&#8217;\u00e8 stato nessuno che abbia affermato esser quelle le prove di un antichissimo insediamento umano nell&#8217;Antartide, abbastanza civile da fabbricare manufatti non di uso quotidiano?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E come poteva essere diversamente? Del resto, esiste anche la famosa &quot;carta di Piri Reis&quot;, un ammiraglio turco, che riproduce le coste dell&#8217;Antartide, sgombre di ghiacci e frequentate da navi. Una carta che risale al 1513: pi\u00f9 di tre secoli prima, secondo le nostre cognizioni, che il grande Signore del Sud vedesse comparire all&#8217;orizzonte la vela di una qualche imbarcazione!<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ed esiste ancora, questa carta?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Questa s\u00ec. \u00c8 conservata a Istanbul, in Turchia.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sicch\u00e9, tornando a noi, come hanno &quot;spiegato&quot; le colonnine d&#8217;argilla dell&#8217;isola Seymour?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Con l&#8217;Atlantide di Platone.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ti dico di s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: L&#8217;Atlantide, nel continente di ghiaccio?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, prima che il ghiaccio lo ricoprisse.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Questo non collima con quanto afferma la geologia, vero? E nemmeno con la climatologia storica.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Infatti, si pensa che l&#8217;Antartide giaccia sotto un mantello di ghiaccio spesso fino a tremila metri, e che deve essersi formato dopo il Miocene, quindi nel Pliocene. Al pi\u00f9 tardi, al principio del Quaternario.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Ma se alcune zone costiere dell&#8217;Antartide fossero rimaste libere dai ghiacci fino a tempi recentissimi? Se dieci o dodicimila anni fa le isole Shetland Australi , per esempio, fossero state ancora libere dai ghiacci, e anzi ricoperte da fitte foreste?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: So che nell&#8217;Antartide, e specialmente nelle isole presso la Penisola di Palmer, sono stati trovati dei tronchi fossili; e che la posizione del Polo Sud era, un tempo, molto diversa da quella attuale. So che tali foreste esistevano, ma non in tempi cos\u00ec recenti&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Nel 1976 una spedizione italiana guidata da Renato Cepparo ha scoperto sull&#8217;isola King George &#8211; a 62\u00b0 di latitudine sud! &#8211; dei tronchi semi-fossilizzati che pare non abbiano pi\u00f9 di 12.000 anni, e che facevano parte di una foresta lunga due chilometri e larga duecento metri. Mentre oggi, in quei luoghi, non vi sono che ghiaccio, neve e, d&#8217;estate, pochi muschi e licheni.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Va bene. Ma di qui ad affermare che il continente antartico \u00e8 l&#8217;Atlantide di Platone&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Eppure un altro italiano, Flavio Barbiero &#8211; una persona seria, un ammiraglio &#8211; ha sostenuto in un suo libro proprio questo. Barbiero aveva partecipato alla spedizione del 1976 all&#8217;isola King George, ma gi\u00e0 due anni prima aveva divulgato le sue tesi, che offrivano una nuova teoria sull&#8217;origine delle glaciazioni. Non star\u00f2 a riassumerti tutti i particolari, ma solo la sua tesi centrale: da una lettura puntuale del testo di Platone &#8211; sia del <em>Timeo<\/em> che del <em>Crizia<\/em> &#8211; si giunge, secondo lui, a localizzare l&#8217;Atlantide nel mare di Weddell. Pi\u00f9 precisamente, il tempio di Poseidone avrebbe dovuto sorgere nell&#8217;isola Berkner, in piena Antartide.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non ne sapevo niente; anche se, da qualche anno a questa parte, si vedono pullulare teorie pi\u00f9 o meno bizzarre tendenti a localizzare luoghi famosi &quot;smarriti&quot; dall&#8217;archeologia ufficiale, o addirittura luoghi di natura leggendaria. So addirittura di una teoria che vorrebbe che i Templari avessero scoperto l&#8217;America, e un&#8217;altra che li avrebbe portati fino in Nuova Zelanda, per nascondervi i loro tesori all&#8217;epoca della persecuzione di Filippo il Bello. Ma tornando alle fonti classiche, ora che mi ci fai pensare, ricordo di aver sfogliato il libro di un autore francese, un certo Gilbert Pillot, il quale sostiene che l&#8217;<em>Odissea<\/em> descrive una navigazione non nel Mare Mediterraneo, ma in pieno Atlantico settentrionale. Il paese dei Lestrigoni, per esempio, sarebbe la Norvegia; e via di questo passo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Be&#8217;, ti confesso che una cosa del genere l&#8217;ho pensata anch&#8217;io, e fin dalla prima volta che ho letto Omero. La descrizione della costa del paese dei Lestrigoni \u00e8 molto precisa e fa subito venire in mente un fiordo norvegese. Mentre l&#8217;interpretazione tradizionale dei filologi classici, che si tratti cio\u00e8 della Sardegna, non mi ha mai convinto molto. Senza contare la descrizione, anch&#8217;essa inequivocabile, della durata del d\u00ec e della notte alle alte latitudini&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Il che dimostra che, dopo tutto, qualche volta bisogna anche avere il coraggio di mettere in discussione le teorie consolidate.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Senza dubbio; altrimenti non vi sarebbe progresso.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sai, tu mi hai parlato delle &quot;colonnine&quot; di Larsen, da geografo (e astronomo) quale sei. Io invece, se permetti, vorrei raccontarti una piccola storia da biologa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Mi piacciono le storie della biologia.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Vorrei parlarti di un insetto, e pi\u00f9 precisamente di una cicala.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Un apologo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, un mistero. Dunque, esiste una cicala periodica, la <em>Magicicada septemdecim<\/em>, che vive per diciassette anni &#8211; come dice il suo nome &#8211; , allo stato di ninfa, sottoterra.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E che cosa fa sottoterra, per diciassette anni?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Niente. Succhia la linfa dalle radici degli alberi. Poi, all&#8217;et\u00e0 di diciassette anni, esce all&#8217;aperto, si riproduce, depone le uova &#8211; e muore. Tutto in poche settimane. \u00c8 evidente che esiste una misteriosa e inquietante sproporzione nel suo ciclo vitale, che \u00e8 &#8211; sia detto tra parentesi &#8211; il pi\u00f9 lungo nel regno degli insetti. Lo stadio di &quot;ninfa&quot;, infatti, in entomologia segue quello di &quot;neanide&quot; ed \u00e8 rappresentato da forme d&#8217;insetti provviste di un semplice abbozzo di ali. Non \u00e8 possibile non porsi la domanda: a che serve una &quot;preparazione&quot; sotterranea e quasi larvale di diciassette anni, per poi vivere, come individuo adulto e sviluppato, poco pi\u00f9 di una semplice manciata di giorni?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Infatti, a che serve?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Nessuno lo sa. Ma certo a qualcosa deve servire. Tra le altre, \u00e8 stata fatta un&#8217;ipotesi che mi sembra particolarmente interessante.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E che ha a che fare col finalismo, ci scommetto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Pu\u00f2 darsi. La vuoi sentire?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E come no? Anch&#8217;io vado pazzo per il finalismo. Ho con esso un rapporto di odio-amore che \u00e8 sicuramente di origine freudiana.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Bene, allora ascolta. E prima di tutto, vorresti darmi la definizione di numero primo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Un numero primo \u00e8 quello che non \u00e8 multiplo di alcun numero intero, tranne l&#8217;uno e s\u00e9 stesso, naturalmente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Un esempio?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Il numero tre.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Bene. Ora ascolta: diciassette \u00e8 un numero primo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Vediamo&#8230;, fammi pensare. S\u00ec, \u00e8 un numero primo. Infatti non \u00e8 divisibile per nessun altro numero intero.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E allora, che ne diresti se quella specie di cicala avesse &quot;scelto&quot; di allungare il suo ciclo vitale fino a diciassette anni, allo scopo di raggiungere un numero primo abbastanza alto? Poich\u00e9 anche il cinque, il sette, l&#8217;undici e il tredici sono numeri primi, oltre al tre.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non ti seguo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Secondo te, quale sar\u00e0 il peggior nemico della cicala? A parte l&#8217;uomo, si capisce; ma quello \u00e8 nemico di tutte le altre forme viventi.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Il suo predatore specifico.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Oppure?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Mah, il suo specifico parassita, suppongo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ora, poich\u00e9 diciassette non \u00e8 divisibile per alcun numero intero tranne uno e s\u00e9 stesso, ne consegue che qualunque sia il ciclo vitale del suo parassita, essa potr\u00e0 evitare di incontrarlo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Come sarebbe?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma \u00e8 semplice. Mettiamo che il suo parassita abbia un ciclo vitale della durata di due anni. Che cosa succeder\u00e0?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dunque, diciassette non \u00e8 divisibile per due. Perci\u00f2&#8230;, accadr\u00e0 che il parassita aver\u00e0 l&#8217;occasione di attaccarsi alla cicala solo ogni trentaquattro anni, cio\u00e8 ogni due cicli vitali della cicala. Trentaquattro, infatti, \u00e8 divisibile per due.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ora, un&#8217;altra domanda. Che cosa manger\u00e0 quel parassita, durante la bellezza di trentaquattro anni?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Niente. E perci\u00f2 morir\u00e0. Ma&#8230; un momento. Anche il parassita della cicala potr\u00e0 tentare di allungare il proprio ciclo vitale, esattamente come ha fatto la sua preda.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: A stomaco vuoto? Comunque, ammettiamolo. Ammettiamo che ci sia quasi riuscito, che abbia allungato il proprio ciclo vitale fino al limite di sedici anni. Che ne dici, ha quasi raggiunto la sua vittima, no?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Parrebbe di s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E invece, un ciclo di sedici anni si &quot;incrocia&quot; con uno di diciassette ogni 272 anni. Duecentosettantadue, capisci cosa vuol dire?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Che il parassita dovrebbe aspettare per duecentosettantadue anni a stomaco vuoto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E in quelle condizioni, quante probabilit\u00e0 avrebbe di riuscire a compiere l&#8217;ultimo sforzo e di raggiungere anch&#8217;esso i diciassette anni di ciclo vitale, facendolo coincidere, cos\u00ec, con quello dell&#8217;agognata cicala?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Zero virgola zero.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dici bene. Come potrebbe sopravvivere per quasi trecento ani, senza cicale alle quali attaccarsi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: In nessun modo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Bene. La vuoi sapere un&#8217;altra cosa? Quel benedetto parassita, nessuno l&#8217;hai mai trovato.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non esiste?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: O forse esisteva, chiss\u00e0 quanti milioni d&#8217;anni fa. Ma la cicala \u00e8 riuscita a scrollarselo di dosso, con la strategia vincente dei numeri primi.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora ho capito dove volevi arrivare. Ma non per questo diremo che la natura ha studiato la matematica n\u00e9, meno ancora, che alle spalle di tutto ci\u00f2 vi \u00e8 un Grande Matematico.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>. Certo, non lo diremo. La natura fa semplicemente il suo mestiere. E non lo fa seguendo delle &quot;leggi&quot; matematiche&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: &#8230; ma soltanto seguendo delle strategie che, poi, l&#8217;uomo individua, dando loro il nome di leggi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sta di fatto che rivelano molta ingegnosit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Quella che <em>noi uomini<\/em> chiamiamo ingegnosit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Allora, diciamo che sono delle strategie complesse.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Questo s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E armoniose.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Questo, invece, \u00e8 gi\u00e0 opinabile.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: La matematica non \u00e8 armoniosa?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dipende: Non sempre.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per esempio?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Avrai sentito parlare dei numeri immaginari.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Credo, ma non ricordo bene. Cosa sono?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Leibniz li defin\u00ec degli anfibi tra l&#8217;essere e il non-essere.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Fammi un esempio di numero immaginario.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Qual \u00e8 la radice quadrata di uno? Cio\u00e8: qual \u00e8 quel numero che, moltiplicato per s\u00e9 stesso, d\u00e0 come risultato uno?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Uno. Perch\u00e9 uno per uno fa sempre uno.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Giusto. Per\u00f2, certo ricorderai che un numero negativo, moltiplicato per un altro numero negativo, d\u00e0 come risultato un numero positivo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora: cosa d\u00e0 meno uno, moltiplicato per meno uno?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Pi\u00f9 uno.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Allora ne deriva che la radice quadrata di uno \u00e8 sia pi\u00f9 uno, sia meno uno.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Cos\u00ec sembra&#8230; Per\u00f2, non me lo sarei aspettato! Com&#8217;\u00e8 possibile?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Aspetta, non \u00e8 ancora finita. Anzi, il bello deve arrivare proprio adesso. Pensa bene e poi cerca di rispondermi: qual \u00e8 la radice quadrata di meno uno?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Oh, vedo che hai deciso di farmi impazzire. Vediamo: non pu\u00f2 essere ancora meno uno, perch\u00e9 il quadrato di meno uno \u00e8 pi\u00f9 uno. Potrebbe, allora, essere pi\u00f9 uno?&#8230; No, neanche. A parte l&#8217;assurdit\u00e0 di ordine logico, abbiamo gi\u00e0 visto che la radice quadrata di uno \u00e8 sia meno uno, sia pi\u00f9 uno. Quindi, il quadrato di pi\u00f9 uno \u00e8 ancora e sempre uno. E allora?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E allora sono stati inventati i numeri immaginari, cio\u00e8 le radici quadrate dei numeri negativi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E come si scrivono?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Semplicemente &quot;i&quot;. Comunque, ammetterai che siamo entrati in un campo assai complesso, questo s\u00ec, ma non troppo armonioso.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per\u00f2 ingegnoso!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ah, questo \u00e8 uno dei tuoi colpi basi. &quot;Ingegnosi&quot; saranno i matematici, non i numeri.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Va bene, va bene, stavo solo scherzando. Del resto, non sono poi del tutto persuasa che siano un esempio di disarmonia.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Delle cose che stanno fra l&#8217;essere e il non-essere, anzi che sono contemporaneamente l&#8217;uno e l&#8217;altro!<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Mi fanno venire in mente l&#8217;anti-materia.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: D&#8217;accordo, mi rendo conto che anche il concetto di armonia \u00e8 troppo soggettivo. Per l&#8217;essere umano, le note musicali formano un&#8217;armonia; ma \u00e8 probabile che non tutti gli animali la pensino cos\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Bene, direi che siamo ritornati al punto di partenza. Non \u00e8 possibile dire se alla natura sia applicabile o meno la categoria della perfezione; dunque, non possiamo affermarlo neppure per la natura morale dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0, cos\u00ec pare.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Resta da spiegare come mai la mente umana possegga il concetto di perfezione.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ci\u00f2 non significa che esistano degli enti perfetti&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No. Ma allora da dove proviene l&#8217;idea della perfezione, se non esiste alcun ente perfetto?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Capisco. Tu pensi: non esisterebbe l&#8217;idea della sete, se non fosse data la possibilit\u00e0 di bere.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Pi\u00f9 o meno.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Allo steso modo, non esisterebbe l&#8217;idea della perfezione se non ci fosse, nella realt\u00e0, qualche cosa di perfetto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Confesso che, se cos\u00ec non fosse, non saprei pi\u00f9 nemmeno io che cosa pensare.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E se vi fosse un difetto nel ragionamento? Per esempio: la sete non \u00e8 un&#8217;idea, \u00e8 un fatto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Una sensazione; ma anche le sensazioni, tu dirai, si possono classificare tra i &quot;fatti&quot;. E il desiderio della perfezione? Anche i desideri sono solo dei fatti? E, se s\u00ec, da dove hanno origine?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Per quel che ne sappiamo, il desiderio della perfezione \u00e8 un&#8217;aspirazione, in altri termini, un sogno. Cos\u00ec come si pu\u00f2 sognare un uomo volante, o un pesce parlante, o un albero che cammina.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma esiste la realt\u00e0 dell&#8217;albero ed esiste la realt\u00e0 del camminare. Tu hai solamente congiunto due eventi incompatibili, per mezzo dell&#8217;immaginazione.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sia pure, ma da che cosa nasce l&#8217;idea della perfezione? Dalla constatazione che vi sono cose imperfette. Qui non si tratta di due eventi diversi, come l&#8217;esservi un albero e il fatto che esso cammini. Perfezione e imperfezione sono due concetti attinenti allo stesso ordine di realt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Appunto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma proprio qui sospetto che si trovi annidato il sofisma. Noi, per ogni cosa esistente possiamo immaginare un diverso grado o stato di realt\u00e0; anzi, possiamo immaginare il suo contrario concettuale: come fa la matematica con l&#8217;introduzione dei numeri negativi. Per esempio, meno uno \u00e8 un numero negativo che non trova il suo corrispondente nella realt\u00e0. Zero meno uno, in natura, dar\u00e0 sempre e soltanto zero. Diciamo meglio, in natura zero meno uno \u00e8 un concetto privo di significato.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Vuoi dire, allora&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Immagina una penna.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Fatto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora, immaginane due. Puoi?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Certo.<\/p>\n<p><strong>ALESIO<\/strong>: E dieci milioni di penne?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Posso immaginare una quantit\u00e0 grandissima di penne. Se siano proprio dieci milioni, per\u00f2, non saprei.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Va bene, non ti chiedo di contarle. Adesso, puoi immaginare infinite penne?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Infinite?&#8230; No. Per quante ne pensi, ce n&#8217;\u00e8 sempre una prima. Dunque non sono infinite.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: La cosa \u00e8 discutibile. Anche i numeri sono infiniti, ma alla base di tutti c&#8217;\u00e8 sempre il numero uno. Per\u00f2 \u00e8 vero che pensare infiniti oggetti <em>reali<\/em> \u00e8 impossibile: gli oggetti occupano uno spazio, dunque ci sar\u00e0 sempre uno spazio esterno, non occupato da loro; e perci\u00f2 non saranno infiniti. Comunque, cerca di immaginare infinite penne &#8211; anche se, in pratica, noi sappiamo che infinite non possono essere. Fatto? E ora immaginati infinite penne, meno una.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non so se ci riesco&#8230; Ci sto provando. Infinite penne meno una? No, non posso; perch\u00e9, se ne tolgo una, non saranno pi\u00f9 infinite&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sicura?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec&#8230;, credo di s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma nel campo degli enti <em>mentali<\/em>, le cose non sono davvero cos\u00ec semplici. Pensa a tutti i numeri pari, ad esempio. Sono infiniti?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Certo. Anzi, no. Se sono solo quelli pari, saranno finiti&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Eppure, \u00e8 possibile contarli all&#8217;infinito. Due, quattro, sei, otto, dieci, dodici, quattordici&#8230;, e avanti all&#8217;infinito.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 vero. Non ci avevo mai pensato.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Cosa ne concludiamo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che la met\u00e0 di una quantit\u00e0 infinita, \u00e8 ancora qualcosa di infinito.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dunque, l&#8217;intuizione matematica \u00e8 una cosa, e la realt\u00e0 <em>pensabile<\/em> un&#8217;altra, vero?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Spiegati meglio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: L&#8217;intuizione, un attimo fa, ti aveva suggerito che la met\u00e0 di una quantit\u00e0 infinita, fosse finita. Non \u00e8 cos\u00ec?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 vero.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dunque, non possiamo fidarci dell&#8217;intuizione, per questo genere di cose. E sai perch\u00e9? Perch\u00e9 la nostra mente pensa sempre per immagini: immagini di cose reali. Ecco perch\u00e9 non si possono pensare <em>veramente<\/em> infinite penne: perch\u00e9 le penne, essendo oggetti fisici, saranno sempre una quantit\u00e0 finita. Possiamo invece pensare ai numeri come infiniti: ma per il semplice fatto che non li <em>pensiamo<\/em> veramente. I numeri non sono oggetti fisici, sono concetti della mente; quando diciamo che i numeri sono infiniti, facciamo una affermazione puramente verbale, di cui per\u00f2 non possiamo <em>pensare<\/em> l&#8217;equivalente in termini immaginativi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Vedo dove mi vuoi portare. Se non possiamo fidarci dell&#8217;intuizione per quanto riguarda i concetti della mente, non possiamo farlo nemmeno per quel particolare concetto che \u00e8 l&#8217;idea di perfezione.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0. Noi abbiamo un tale concetto, ma questo non vuol dire che corrisponda a un ente reale che ha la caratteristica d&#8217;essere perfetto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Pare.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E ancora. Torniamo all&#8217;esempio di prima, quello delle penne. Puoi pensare infinite penne blu?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec&#8230; Oh, non lo so pi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 evidente che, dalla tua immagine mentale, dovranno restare escluse tutte le penne rosse e nere e cos\u00ec via. Giusto?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E allora, come potranno essere infinite?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma saranno infinite solo quelle blu.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma non saranno tutte le penne. Saranno solo una parte.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Be&#8217;, come nell&#8217;esempio dei numeri pari o dispari, diciamo che una parte dell&#8217;infinito \u00e8 ancor essa infinita.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Molto bene. Allora su questo punto siamo d&#8217;accordo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec. Per quel che ci capisco&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Stai tranquilla, nemmeno io ci capisco molto. La mente umana \u00e8, per definizione, finita; e allora come fa a pensare <em>veramente<\/em> l&#8217;infinito?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 chiaro che non pu\u00f2.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0: come diceva sant&#8217;Agostino. Comunque, noi ci proviamo lo stesso. D&#8217;accordo? Faremo quel che potremo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Va bene.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora vorrei che tu ti concentrassi, e pensassi una non-penna.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 uno scherzo, questo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Allora devo dire che <em>Alice nel paese delle meraviglie<\/em> ti ha dato al cervello, con tutte quelle storie del non-compleanno del Cappellaio Matto e del coniglio&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, ma \u00e8 un fatto che Lewis Carroll era un illustre matematico.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E i matematici sono pazzi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non lo so, perch\u00e9 fortunatamente non lo sono.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Pazzo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Matematico.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ah, bene. Perch\u00e9 i pazzi, di solito, non sanno di esserlo. Come il povero Don Chisciotte della Mancia.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Allora, torniamo a noi. Hai pensato questa non-penna?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma devo provarci davvero?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec, per favore.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Va bene&#8230; ci provo. No, non riesco.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Eppure, non \u00e8 difficile.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Mi prendi in giro?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No. Avresti potuto pensare un gatto, per esempio.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9 un gatto non \u00e8 una penna.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Mi chiedo dove vuoi arrivare stavolta.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Soltanto a ribadire l&#8217;idea di prima. Noi possiamo pensare delle cose che non esistono. Oppure delle cose che vanno contro la logica e contro l&#8217;esperienza verificabile razionalmente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, credo di s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Dunque, possiamo anche pensare la perfezione e credere che esista come ente reale, da qualche parte.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 ne abbiamo il desiderio&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Di&#8217; meglio<em>: perch\u00e9 ne abbiamo l&#8217;intuizione.<\/em> Ma abbiamo visto che l&#8217;intuizione pu\u00f2 essere ingannevole. Si possono intuire delle cose impossibili[,** inesistenti.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Mi hai quasi convinta.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Quasi?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non lo so, c&#8217;\u00e8 qualcosa in me che fa resistenza&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Far\u00f2 un altro tentativo, prima di gettarmi in mare. E ti avverto che non sono un gran nuotatore.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ti lancerei un salvagente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Allora, concentrati e pensa dei triangoli.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>. Fatto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora pensa dei triangoli equilateri.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Quanti?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Quanti vuoi, per adesso.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Allora ne penso uno. Fatto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora pensa a un triangolo rettangolo formato dalla met\u00e0 della base del precedente, e con l&#8217; altezza del precedente come uno dei cateti.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Cio\u00e8, la met\u00e0 esatta del triangolo equilatero.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: L&#8217;ho pensato. Anzi, li sto pensando contemporaneamente, uno dentro l&#8217;altro. Va bene?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec. Ora cerca di pensare infiniti triangoli equilateri come quello.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Fatto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E anche infiniti triangoli rettangoli che siano identici al primo che hai pensato.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ci sto provando. S\u00ec, mi pare di riuscirci. Per modo di dire, si capisce. Non sono per davvero infiniti, quelli che penso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0. E non lo potrebbero.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9 abbiamo detto che i triangoli rettangoli sono grandi la met\u00e0 di quelli equilateri.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E allora?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E allora, infiniti triangoli equilateri dovrebbero occupare uno spazio infinito.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: &#8230;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma in tal caso, come pu\u00f2 restare il &quot;posto&quot; per i triangoli rettangoli?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non lo so.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E ancora. I triangoli rettangoli sono estesi la met\u00e0 di quelli equilateri. Come possono essere infiniti, e occupare cos\u00ec uno spazio infinito, se occupano effettivamente una superficie che \u00e8 la met\u00e0 di quella occupata dagli infiniti triangoli equilateri, cio\u00e8 met\u00e0 dello spazio infinito?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma prima abbiamo detto che la met\u00e0 dell&#8217;infinito, \u00e8 ancora infinito. Per esempio, la serie dei numeri pari \u00e8 infinita, pur essendo la met\u00e0 della serie numerica completa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 vero. Ma io ti avevo chiesto di <em>pensare<\/em> quei triangoli, non di fare un ragionamento su di essi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Infatti, non sono riuscita a pensarli.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Allo stesso modo, tu pensi l&#8217;idea di perfezione. Ma l&#8217;idea di perfezione non \u00e8 pensabile.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 non esiste o perch\u00e9 non la si pu\u00f2 pensare?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non la si pu\u00f2 pensare, e basta. Io posso sempre pensare qualcosa di pi\u00f9 perfetto, rispetto a un&#8217;altra cosa che sembrava perfetta.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma perch\u00e9 la perfezione non esiste?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Voglio dirti che se una cosa non \u00e8 pensabile, il concetto di esistenza diviene, per essa, privo di significato.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sta oltre la nostra capacit\u00e0 di pensiero?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Precisamente. E, se sta oltre, lasciamolo l\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Lasciamo perdere se la perfezione esiste oppure no?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non la perfezione, ma l&#8217;idea di perfezone. \u00c8 un&#8217;idea, anzi, un&#8217;intuizione. A cui potrebbe anche non corrispondere alcun ente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E tu, personalmente, cosa pensi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Io non penso. Nessuno pu\u00f2 pensare qualcosa, al riguardo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E allora?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Allora, \u00e8 un vicolo cieco. Peggio, un falso problema. Non c&#8217;\u00e8 la soluzione perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 alcun problema che sia pensabile, circa il concetto di perfezione.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E va bene. Questa volta mi hai convinta.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dunque, rinunci a definire la natura come &quot;imperfetta&quot;?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E anche la natura morale dell&#8217;uomo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec; almeno per adesso. Devo pensarci ancora, ma non adesso. Ti risparmio un salto nell&#8217;acqua gelida.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Grazie. Ora che abbiamo sgombrato dal campo dell&#8217;etica l&#8217;idea platonica di Sommo Bene &#8211; cio\u00e8 di perfezione morale &#8211; possiamo riprendere e concludere i nostri ragionamenti precedenti.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Stavamo discutendo circa lo scopo della vita umana.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E tu affermavi che, per trovarlo, bisogna costruire sulle fondamenta di un sapere certo, e quindi anche di una morale certa. E tendevi a identificare il sapere certo con il bene certo, se non sbaglio.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, \u00e8 vero. Dicevo che conoscere e sapere come agire sono, in realt\u00e0, un&#8217;unica cosa, perch\u00e9 tutti gli uomini tendono naturalmente alla perfezione.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma ora abbiamo spazzato via il concetto di perfezione.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dir\u00f2 allora, semplicemente, che tendono a migliorarsi, nella misura in cui conoscono.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Ma, migliorarsi rispetto a che cosa?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Al loro essere morale&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: D&#8217;accordo. Ma rispetto a quale idea? Perch\u00e9 non rispondi? Forse perch\u00e9 dovresti dire: &quot;rispetto all&#8217;idea di perfezione&quot;?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, credo di s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Ma noi non possediamo una tale idea.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Nemmeno Cristoforo Colombo possedeva l&#8217;idea di &quot;America&quot;, per\u00f2 ha trovato l&#8217;ente corrispondente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Vedo che vuoi rimettere tutto in discussione. E sia.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, ti prego.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Certo, andando a casaccio si pu\u00f2 anche trovare qualcosa&#8230; resta da vedere se sar\u00e0 quella giusta, quella che si cercava. Colombo non voleva trovare l&#8217;America, ma la costa orientale dell&#8217;Asia. E mor\u00ec, dopo quattro viaggi, convinto di averla trovata. Non credo tu voglia dire che l&#8217;idea di una perfezione inesistente possa guidarci nella vita morale, meglio di quanto l&#8217;idea di una m\u00e8ta inesistente possa guidare un navigatore su mari sconosciuti.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No. No, \u00e8 vero. Non si pu\u00f2 procedere a caso, in queste cose. O si sa o non si sa; e credere di sapere senza sapere, \u00e8 peggio di sapere di non sapere.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sono d&#8217;accordo con te, questa volta.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E cos\u00ec, anche stanotte abbiamo quasi fatto l&#8217;alba.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sei stanca?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Un po&#8217;, ma piacevolmente. Queste notti antartiche sono cos\u00ec incantevoli. Non ci sono parole per descriverne tutto il fascino. Per nulla al mondo scenderei in cabina, prima di aver visto Alpahard tramontare. A proposito, di quale Idra si tratta?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dell&#8217;Idra di Lerna, naturalmente. Quella che Ercole dovette affrontare per ordine del solito Euristeo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: La fantasia dei Greci era meravigliosa. E geniale l&#8217;idea di riportare i miti nei &quot;disegni&quot; delle costellazioni.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Le costellazioni, per\u00f2, sono molto pi\u00f9 antiche dei Greci.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Come \u00e8 possibile?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Esiste tutta una serie di indizi, che fa pensare che i Greci si siano semplicemente &quot;appropriati&quot; di un sapere astronomico molto pi\u00f9 antico di loro. Ma \u00e8 una storia lunga e complicata.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: C&#8217;entrano anche i Caldei, vero?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Certo, i Babilonesi, ma non solo. Anche gli antichi Egizi, i Fenici e i Minoici. I Greci hanno &quot;battezzato&quot; con i loro miti delle costellazioni preesistenti, antichissime.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Quanto antiche?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Di almeno quattromilacinquecento anni fa.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Molto prima dei famosi astronomi alessandrini.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec. Pare che le attuali costellazioni siano state &quot;disegnate&quot; 2.500 o 2.600 anni prima di Cristo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Come si pu\u00f2 affermarlo con tanta sicurezza?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9 un&#8217;analisi accurata del poema di Arato di Soli, <em>Fenomeni e pronostici<\/em>, scritto nel III secolo avanti Cristo, rivela che le informazioni astronomiche in esso contenute risultano esatte se riferite non al III secolo, ma al 2.600 avanti Cristo, a causa del moto di precessione terrestre.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Senti, vorrei che concludessimo le riflessioni di questa notte, tornando al nostro assunto iniziale. Mi sento un po&#8217; confusa e vorrei ritrovare, se possibile, qualche punto fermo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Qualcosa in cui credere, e per cui valga la pena di vivere.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Esatto; e non fare dell&#8217;ironia. Tutti ne abbiamo bisogno.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Certo, \u00e8 una cosa seria. L&#8217;ironia non era rivolta alla questione in s\u00e9, ma aveva il solo scopo di sdrammatizzare certe eccessive pretese che, di solito, l&#8217;accompagnano.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per esempio?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Quella di capire tutto e una volta per sempre.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Su questo hai ragione. Ci vuole molta umilt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Preferirei chiamarla &quot;ragionevolezza&quot;.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dopotutto, noi umani siamo esseri piccoli e imperfetti, vero?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ti odio; ma non raccoglier\u00f2 la provocazione.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Allora, da dove incominciamo? Sei tu il nocchiero.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Grazie per la fiducia, ma non vorrei che fosse mal riposta. Non sono affatto sicuro di trovare la via. Quando Magellano arriv\u00f2 all&#8217;imboccatura dello Stretto che ancor oggi porta il suo nome, cercava disperatamente una via verso l&#8217;Oceano Pacifico, ma non sapeva se l&#8217;avrebbe trovata. Inoltrandosi in quel dedalo di isole e di canali tra la Patagonia e la Terra del Fuoco, poteva soltanto sperare. Sperare che non sarebbe stata una nuova delusione, dopo le tante che l&#8217;avevano preceduta; che quella non fosse una rotta senza uscita.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E gli and\u00f2 bene.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec, quella volta gli and\u00f2 bene.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Allora, speriamo anche noi&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Speriamo. Dunque, alla domanda: esiste, in generale, uno scopo della vita umana?, la risposta \u00e8: no. La vita, probabilmente, \u00e8 un prodotto casuale e non &quot;previsto&quot; dalla natura. Noi, quindi, esistiamo per caso. Non tendiamo ad alcun fine. Ciascuna specie si sforza di sopravvivere, anche a prezzo della vita dei singoli individui. I lemming, quando sono troppo numerosi e non trovano pi\u00f9 nutrimento, si suicidano in massa, gettandosi in mare dall&#8217;alto dei fiordi norvegesi. Gli individui periscono, ma la specie sopravvive. Questo \u00e8 l&#8217;istinto di ciascun essere vivente, e lo \u00e8 anche dell&#8217;uomo. L&#8217;uomo desidera avere dei figli per conquistare una qualche forma di sopravvivenza, cio\u00e8 d&#8217;immortalit\u00e0. In questo modo, l&#8217;istinto della riproduzione serve la sopravvivenza della specie.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: La vita \u00e8 senza scopo, per\u00f2 ciascuna specie si sforza rabbiosamente di assicurare la propria continuit\u00e0. Non \u00e8 un paradosso?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, perch\u00e9? &quot;Paradosso&quot; da punto di vista dei finalisti. E, invece, \u00e8 semplicemente la legge della vita, che cerca in se stessa il proprio scopo, che \u00e8 ragione sufficiente a se stessa. Del resto, ci\u00f2 vale anche per la psicologia dei singoli individui. Il bambino non chiede di venire al mondo: ci si trova scaraventato, letteralmente, fuori dal tepore del grembo materno. Dopo di che, lotta per sopravvivere: perfino il suo primo respiro \u00e8 una lotta: una lotta contro l&#8217;asfissia. Nessuno sa perch\u00e9, \u00e8 difficile spiegarlo con argomenti razionali. \u00c8 difficile spiegare l&#8217;istinto: in questo caso, l&#8217;istinto di conservazione. Voi biologi lo sapete bene, &quot;istinto&quot; \u00e8 la parola-<em>passepartout<\/em> che si tira fuori quando non si sa un accidente di niente. Le migrazioni degli uccelli, per esempio. Volano di notte, instancabilmente: come fanno a orientarsi? Con le stelle, si dice; ma essi volano anche col cielo coperto, anche nella nebbia. E allora? Col magnetismo terrestre, dice un altro. Sar\u00e0, ma ne sappiamo quanto prima. Gli albatri urlatori volano perfino dormendo: dormono, e continuano a volare, <em>seguendo la giusta rotta<\/em>! Di un po&#8217;, non c&#8217;\u00e8 da diventare matti? L&#8217;istinto, l&#8217;istinto: che vuol dire? \u00c8 solo una parola; dovremmo dire, onestamente: non lo sappiamo. E cos\u00ec \u00e8 per l&#8217;istinto della vita: esiste, lo vediamo all&#8217;opera in mille e mille forme, ma non sappiamo cosa sia n\u00e9 in che modo agisca attraverso gli individui; possiamo solo vederne le manifestazioni.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma tu, che cosa ne pensi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Penso che sia la mente ad aver bisogno di ragioni, sia per l&#8217;agire che per il puro e semplice esistere. Ma la mente \u00e8 un caso particolare del fenomeno vita &#8211; un caso particolare e non &quot;previsto&quot;; cos\u00ec come la vita \u00e8 un caso particolare e non &quot;previsto&quot; del fenomeno chiamato &quot;materia&quot;. La vita, quando esiste concretamente &#8211; non la Vita come idea, ma le singole vite dei singoli individui &#8211; non necessita di alcuna &quot;ragione&quot;: basta a se stessa. \u00c8 un fatto, un evento: e i fatti sono auto-sufficienti.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per\u00f2, vanno interpretati.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec, in questo senso anche Nietzsche diceva &#8211; pensando soprattutto ai fatti della storia &#8211; che i fatti sono &quot;stupidi&quot;. Vale a dire, non ci rivelano nulla se non nella misura in cui devono essere interpretati. Per\u00f2 questo bisogno di &quot;interpretare&quot;, cio\u00e8 di razionalizzare, di creare un ordine &#8211; per esempio un ordine causale &#8211; \u00e8 un qualcosa di tipico della mente umana; qualcosa che in natura non esiste.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Certo, gli animali hanno l&#8217;istinto per interpretare le cose. Anche se l&#8217;istinto, sono d&#8217;accordo con te, \u00e8 qualcosa di difficilmente spiegabile.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0. Comunque, vi sono dei fatti che non si possono interpretare con il solo istinto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per esempio?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Un cane che abbaia alla luna. Che cosa significa, secondo te?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non saprei. Potrebbe significare che anche gli animali hanno i loro bravi fantasmi.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E cosa sono i fantasmi?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Un mistero.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E che cos&#8217;\u00e8 un mistero?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Lo abbiamo visto prima: un evento naturale che non \u00e8 stato ancora spiegato.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Un fatto non interpretato?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Pare di s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dunque, perch\u00e9 un cane abbaia alla luna?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 non &quot;sa&quot; come interpretare quel fatto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E ci\u00f2 lo inquieta?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Evidentemente. Ma&#8230;non dicevi proprio ora che il bisogno di interpretare i fatti \u00e8 tipico della mente umana?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Tipico, ma forse non esclusivo. Forse esso esiste gi\u00e0, in embrione, nell&#8217;istinto degli animali. Del resto, la mente umana non \u00e8 che un istinto animale un poco pi\u00f9 evoluto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Va bene. Questo per il punto primo: la vita non ha scopo e non ha neppure bisogno di uno scopo. Punto secondo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Punto secondo: chiediamoci se la mente umana, che \u00e8 un meccanismo evoluto e quindi complesso, possa fare a meno di uno scopo, come ne fanno a meno gli altri viventi. Se essa si possa rassegnare alla mancanza, anzi, all&#8217;impossibilit\u00e0 di uno scopo. Quanto a me, non lo credo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Credo di no.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E allora?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E allora, bisogna pur cercarlo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma se \u00e8 impossibile trovarlo! Lo abbiamo appena detto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Tanto peggio per l&#8217;impossibilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sarebbe a dire&#8230;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Io ho affermato che gli esseri umani fanno bene a cercarlo &#8211; ammesso che lo cerchino. Non che riusciranno mai a trovarlo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Cos\u00ec, secondo te, fanno bene a cercare un qualcosa che non potranno trovare mai?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E che importa se non lo troveranno? Quel che importa \u00e8 che hanno <em>bisogno<\/em> di cercare.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Per dare uno scopo alla loro vita.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Anche se lo scopo non c&#8217;\u00e8?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Glielo daranno loro.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Come?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Cercandolo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E dove lo dovrebbero cercare?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: In se stessi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E quale sarebbe, questo scopo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dillo tu.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non lo so.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: D\u00e0i. Provaci, almeno.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non lo so, padre Alessio. Il Cielo m&#8217;\u00e8 testimonio che non lo so. Che posso fare? Sono soltanto una povera donna inquieta e confusa. Non mi maledica, padre, la prego!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Infame donnaccia, come osi parlare del Cielo!<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perdono! Perdono!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Nessun perdono, cagna.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ahim\u00e9, padre, non mi respinga. Sono pentita, sono disperata!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non ci credo. Dammi una prova della tua sincerit\u00e0, oppure vattene gi\u00f9 all&#8217;Inferno.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Padre, lei \u00e8 ben crudele! Perch\u00e9 respinge una pecorella smarrita?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Via, via, via! <em>Vade retro, Satana<\/em>!<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ohim\u00e8! Sono perduta.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dimmi qual \u00e8 il tuo scopo nella vita, lurida peccatrice. \u00c8 l&#8217;ultima occasione che ti offro.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Il mio scopo?&#8230; Il mio scopo?&#8230; Il mio scopo \u00e8&#8230; amare.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ah, finalmente! E perch\u00e9 proprio amare?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Mah, non lo so&#8230; come tutti, del resto; amare ed essere amati. Forse perch\u00e9 \u00e8 un mezzo che ci conduce verso la felicit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0&#8230; probabilmente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sono assolta, padre? Non mi maledice pi\u00f9?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: La maledizione \u00e8 sospesa solo temporaneamente. Ma ti pende sempre sul capo: perci\u00f2, bada.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che cosa devo fare per non essere dannata?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Parlami ancora di questo bisogno d&#8217;amore.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che cosa devo dire?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Quello che vuoi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma cosa? Mi dia un indizio, un suggerimento.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non ti d\u00f2 nulla. Di&#8217; la prima cosa che ti viene in mente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Come sul lettino dello psicanalista?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: O come in confessionale.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Eh, padre, mi sa che lei \u00e8 un dritto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Che dici mai, figliola! Io sono un ministro di Dio&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Mi sa che lei \u00e8 un tantino lussurioso&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non bestemmiare!<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E lei non creda di &quot;farsi&quot; la pecorella smarrita.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma \u00e8 inaudito!<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Strilli, strilli pure. Io l&#8217;ho bell&#8217;e capito dove vuole arrivare, sporcaccione.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 religione. <em>O tempora, o mores<\/em>!<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E lasci stare il suo <em>latinorum<\/em>, vecchio satiro.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: A questo punto, al buon frate viene un infarto secco. Stramazza, rantola, gorgoglia. E tu ce l&#8217;hai sulla coscienza.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Be&#8217;, <em>requiescat in pace, amen.<\/em><\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma non provi nemmeno un po&#8217; di rimorso?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Chi, io? Fossi matta.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non ce l&#8217;hai la coscienza?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non lo so. A pensarci bene, credo di no.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Donna perfida e crudele. <em>Instrumentum diaboli.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: &quot;Maschi, tremate, le streghe son tornate!&quot;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Basta, mi arrendo. Il padre \u00e8 a terra che farfuglia e agonizza. Insomma, non me lo vuoi dire perch\u00e9 l&#8217;amore? Te lo chiedo supplichevole.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Bene, se me lo chiedi cos\u00ec: forse.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dunque?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: La prima cosa che mi viene in mente, vero?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma devo avvisarti che la cosa potrebbe essere piuttosto scabrosa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Hai paura di scandalizzare il vecchio padre?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non vorrei dargli il colpo di grazia.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non importa, piccina. <em>Omnia munda mundis.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Alessio, guarda che dico sul serio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Va bene, correr\u00f2 il rischio. Cosa vedi?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dei corpi.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ah! Oh!<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dei corpi quasi nudi, abbronzati.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dove?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sulla spiaggia. Estate, vacanze, eccetera.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Che cosa provi, guardandoli?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sono turbata. Dalla loro bellezza, dal loro splendore meraviglioso. Sono come spicchi di sole sulla terra e illuminano il mio cuore. Lo stanno facendo battere furiosamente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Corpi femminili, vero?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec. Gli altri, non li vedo nemmeno.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E poi?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ho dodici anni, e non capisco bene quel che mi sta succedendo. O meglio, lo intuisco fin troppo bene. Ma non riesco a sentirmi veramente in colpa. Mi pare che anche questo sia amore: ed \u00e8 un impulso poderoso, sconvolgente &#8211; ma bello, a me pare, ed esaltante. Come il soffio del vento di marzo. Ti fa sentire tutta nuova, purificata.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dunque, amare \u00e8 desiderare?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non lo so. Tirale tu, le conclusioni filosofiche. Io sono sempre distesa sul lettino dello psicanalista, su tua richiesta. Ricordi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 vero, scusa. Ma continua, per favore.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 come un senso di fame che ti prende alla bocca dello stomaco. Il desiderio&#8230; s\u00ec, non so spiegarlo meglio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ti sei spiegata benissimo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 tutto&#8230;, almeno credo. Vuoi sapere altro?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Tu, per\u00f2, sei una ragazza sensibile.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E con questo, cosa vorresti dire?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Che sicuramente le altre persone, per te, non sono semplicemente dei corpi. Non credo che anche tu voglia partecipare alla despiritualizzazione della materia, sull&#8217;esempio del buon vecchio Cartesio.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, \u00e8 vero. Per me, le qualit\u00e0 dell&#8217;anima sono infinitamente pi\u00f9 preziose.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Per\u00f2&#8230;?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per\u00f2, il desiderio \u00e8 un&#8217;altra cosa. Non c&#8217;entra con l&#8217;anima e nemmeno con l&#8217;intelligenza o con la volont\u00e0. Arde per conto suo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E allora?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Niente. Sarebbe bello se il desiderio fisico coincidesse con l&#8217;attrazione spirituale. Invece questo accade raramente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Un retaggio del dualismo cattolico?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Forse; ma non solo. Una realt\u00e0, piuttosto. Cattolicesimo o non cattolicesimo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E cos&#8217;\u00e8 il desiderio fisico?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>. Volutt\u00e0. Cio\u00e8, desiderio di annientamento.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Eros e Thanatos?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, penso di s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E l&#8217;attrazione spirituale?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 un desiderio anch&#8217;esso, ma svincolato dai sensi. Desiderio di armonia, di bellezza, di pace.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: La Venere celeste contrapposta alla Venere terrestre. Anche i Greci e i Romani avevano questo tipo di dualismo, ora che ci penso.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Abbiamo finito, dottore?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec, cara. Pu\u00f2 alzarsi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E rivestirmi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Diavolo, mica le avevo detto di spogliarsi&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma non lo sa, dottore, che in ogni donna c&#8217;\u00e8 una esibizionista? Ci piace essere ammirate, sedurre, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: La prego, sono uno stimato psicanalista. Non posso giocarmi la carriera per un momento di debolezza con una paziente. Mi radierebbero dall&#8217;albo professionale.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Le farei provare il brivido del desiderio. Fatti, caro dottore, fatti; altro che le sue chiacchiere, mi scusi, da impotente!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: La supplico, signorina, non lo faccia. Sono un uomo sposato&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma s\u00ec, non ne vale la pena, con un ipocrita benpensante del suo stampo. Buffone!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: <em>Stop<\/em>! Fine del primo atto. Un quarto d&#8217;ora di riposo per gli attori e per il personale tecnico.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Grazie a Dio. Non fumi la tua pipa, vecchio mio?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, basta. Sigaretta?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, grazie. Ho recitato bene la mia parte?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Da grande attrice.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Oggi ti vuoi sprecare con i complimenti. Guarda, Alphard \u00e8 ormai bassa sull&#8217;orizzonte.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0. Sempre decisa ad aspettare l&#8217;alba?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Certo. Non manca molto, ormai. Pi\u00f9 tardi, Marzia mi incenerir\u00e0 con lo sguardo. Chiss\u00e0 cosa penser\u00e0: scommetto che sta cercando di ascoltare quando rientriamo in cabina.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Per non parlare di queste borse sotto gli occhi dovute al sonno, ma che fanno subito venire in mente un&#8217;altra cosa&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Eh, lo dicevo che a quel vecchio satiro di padre Alessio non sfuggono certi particolari. Allora, cambiando discorso, non mi offri una filosofica conclusione su cui meditare quando andr\u00f2 a letto, prima di addormentarmi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Conclusioni? No, non ne ho.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Come! E allora, a che serve la filosofia?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: A cercare, non a trovare.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Anch&#8217;essa appartiene alla malinconica categoria dei cercatori-che-non-troveranno-mai?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec. Ma almeno, a differenza della scienza e della stessa matematica, \u00e8 abbastanza onesta da non promettere quello che non sarebbe, poi, in grado di mantenere.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 gi\u00e0 qualcosa, lo riconosco. Dunque, nessuna conclusione?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Nessuna. Si cerca, si impara, si disimpara. E avanti cos\u00ec, sempre. Si ricorda, si dimentica. Per tutta la vita.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dopo di che?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Basta. <em>Finis.<\/em> Il grande nulla.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Comincio ad aver freddo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Vuoi rientrare?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, te l&#8217;ho detto. Aspetto l&#8217;alba.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: D&#8217;accordo. L&#8217;aspetteremo insieme.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E dove il filosofo Alessio tace, l&#8217;uomo Alessio non ha nulla da dirmi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Molte cose.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dimmene una.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sul senso della vita?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Il senso della vita \u00e8&#8230; amare. Sono d&#8217;accordo con te.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Amare cosa?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: I giovani corpi abbronzati.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ah, cos\u00ec. Quindi mi assolvi, dopo tutto. E poi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: La delicata bellezza di un&#8217;anima.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E poi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: La notte, le stelle. Alpahard, la Solitaria.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E l&#8217;umanit\u00e0?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Quella, al massimo pu\u00f2 farci pena.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Provar pena per qualcuno non \u00e8 forse una forma di amore?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora che mi ci fai pensare, forse s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E se stessi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Quello, prima di tutto il resto. Altrimenti non \u00e8 possibile amare gli altri.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E la filosofia?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Certo. E anche l&#8217;arte, la scienza, perfino la matematica.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perfino Dio?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9 no? Se lo fai con onest\u00e0 intellettuale.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Cio\u00e8?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Senza rimbambirti con favolette edificanti. E a patto di litigare con Lui almeno tre volte al giorno.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E i nemici?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: I nemici, cosa?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non possiamo amare anche quelli?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Adesso \u00e8 molto quello che chiedi, Sabina. No, non \u00e8 possibile. Perch\u00e9, per poterli amare, bisognerebbe prima perdonarli; e il rancore represso ci ucciderebbe &#8211; come dice, giustamente, il tuo Cioran.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Solo per questo non li si pu\u00f2 amare?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, anche perch\u00e9 sono odiosi. Il nemico \u00e8 <em>l&#8217;odioso<\/em> per definizione.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E colui che ci \u00e8 odioso, non merita anche, per ci\u00f2 stesso, la nostra compassione?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: La nostra compassione? Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>. Perch\u00e9 lo collochiamo fra i cattivi irrecuperabili.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma s\u00ec. La nostra pena, la nostra compassione, <em>s&#8217;il vous pla\u00eet.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E provare pena per qualcuno, non \u00e8 forse una forma di amore? Poc&#8217;anzi, parlando dell&#8217;umanit\u00e0 in generale, ne hai convenuto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Infatti, mi pareva di averla gi\u00e0 sentita.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dimmi: non \u00e8 forse una forma di amore?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. S\u00ec, di amore. Non possono negarlo; hai ragione. Ma allora, in nome del Cielo o meglio dell&#8217;Inferno, si pu\u00f2 sapere chi ci resta da odiare? A forza di ammettere che si pu\u00f2 amare questo e quell&#8217;altro, abbiamo estirpato fin l&#8217;ultima, preziosissima pianticella dell&#8217;odio.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>. E tu aspetta che torni a crescere. Tanto, non ci vorr\u00e0 molto: non te ne preoccupare. So che non vi rinunceresti per tutto l&#8217;oro al mondo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Proprio cos\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Con te, non si capisce mai quando scherzi e quando parli sul serio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Lo dici perch\u00e9 sei un&#8217;esperta in materia.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Vuol dire che ci siamo scambiati le parti, questa notte. Seccato?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, figurati. \u00c8 bello imparare sempre qualcosa di nuovo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, \u00e8 bello.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ecco l&#8217;aurora.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Un&#8217;altra notte \u00e8 passata.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Con te vicino, mi \u00e8 sembrata breve.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Anche per me \u00e8 stato cos\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Allora, a domani. Cio\u00e8, volevo dire: a pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, Alessio. A pi\u00f9 tardi. Riposa bene.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Anche tu.<\/p>\n<p><strong>FINE<\/strong><\/p>\n<p><em>Questo secondo dialogo del trittico &quot;Le notti antartiche&quot; \u00e8 preceduto da &quot;Fomalhaut: riflessioni su finalismo e casualit\u00e0&quot;, e seguito da &quot;Achernar: riflessioni su amore e morte&quot;.<\/em><\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo dialogo \u00e8 il secondo del trittico delle &quot;Notti antartiche&quot;; il primo si intitola &quot;Fomalhaut. Riflessioni su finalismo e casualit\u00e0&quot;, il terzo &quot;Achernar. 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