{"id":26705,"date":"2010-01-23T08:33:00","date_gmt":"2010-01-23T08:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/01\/23\/le-notti-antartiche-1-fomalhaut\/"},"modified":"2010-01-23T08:33:00","modified_gmt":"2010-01-23T08:33:00","slug":"le-notti-antartiche-1-fomalhaut","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/01\/23\/le-notti-antartiche-1-fomalhaut\/","title":{"rendered":"Le notti antartiche 1 &#8211; Fomalhaut"},"content":{"rendered":"<p><em>Questo dialogo \u00e8 il primo di un trittico che comprende una seconda parte, &quot;Alphard. Riflessioni sul significato della vita&quot;, e una terza parte, &quot;Achernar. Riflessioni su amore e morte&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Una versione semplificata e ridotta di questi tre dialoghi \u00e8 stata pubblicata sui &quot;Quaderni&quot; dell&#8217;Associazione Eco-Filosofica (gi\u00e0 Associazione Filosofica Trevigiana), fra il 2003 e il 2006, col titolo di &quot;Conversazioni Filosofiche&quot;.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che notte meravigliosa! Non ho mai visto brillare tante stelle, sembrano milioni.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: A queste latitudini il cielo \u00e8 straordinariamente terso. E poi siamo in mezzo all&#8217;oceano, lontanissimi dai centri abitati, e l&#8217;atmosfera \u00e8 perfettamente limpida.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Credo che rester\u00f2 qui tutta la notte. Non \u00e8 troppo freddo. Questo profumo di salsedine sul viso mi d\u00e0 un senso indicibile di benessere: mi par quasi di essere sul punto di toccare il cielo con un dito, la felicit\u00e0 stessa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Pure, questa immensit\u00e0 genera una specie di sgomento. \u00c8&#8230; troppo. Forse, l&#8217;animo umano \u00e8 fatto solo per le piccole cose.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sgomento? Non so, ma \u00e8 dolce, terribilmente piacevole.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: &#8230;<em>e naufragar m&#8217;\u00e8 dolce in questo mare.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Certo, guardando il cielo e perdendosi in quel pulviscolo di sogno, ti dimentichi del mare, della nave, di tutto. Sembra di volare nello spazio. Perfino le parole ti escono con imbarazzo, innaturali. Naturale \u00e8 tacere; contemplare e tacere.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: La felicit\u00e0 \u00e8 inesprimibile.<\/p>\n<p><strong>SABINA:<\/strong> E tu&#8230; sei felice? Oh, guarda: una stella cadente! Presto, esprimi un desiderio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO:<\/strong> Fatto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Anch&#8217;io. Che fai con quella pipa?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Fumo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Peccato non conoscere il cielo australe. Be&#8217;, anche del nostro ne so pochino: giusto la Polare, e le due Orse. E Orione, anche, perch\u00e9 ha quella forma cos\u00ec caratteristica, ed \u00e8 tanto grande. Ma chi guarda il cielo, di notte? E poi, ci sono troppe luci artificiali.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 bella, l&#8217;astronomia.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Da bambina era diverso, vivevo in campagna. Ricordo bene certe notti di mezza estate, con il canto dei grilli e le danze delle lucciole. Quante lucciole! E l&#8217;odore intenso del fieno&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Hai avuto un&#8217;infanzia fortunata.<\/p>\n<p><strong>SABINA:<\/strong> Oh, s\u00ec. Come si chiama quella stella? Quella lass\u00f9, cos\u00ec splendente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Si chiama Fomalhaut.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che nome strano. In che lingua \u00e8?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: In arabo. Quasi tutte le stelle hanno nomi arabi.<\/p>\n<p><strong>SAINA<\/strong>: E sai anche che cosa vuol dire?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Vuol dire: &quot;la bocca del pesce&quot;.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9 \u00e8 la stella alfa della costellazione del Pesce Australe: <em>Piscis Austrinus.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Quante cose sai. E si vede anche dall&#8217;Italia?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec, in autunno, a sud dell&#8217;Acquario.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma come fai a sapere tutte queste cose?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Anche tu sai una quantit\u00e0 di cose, nel tuo campo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, le scienze naturali. Ma tu sei una persona veramente c\u00f2lta, perch\u00e9 sai di tutto. Come gli uomini del Rinascimento.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma no. Ti piace dunque tanto, che non ne stacchi lo sguardo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Fomalhaut? S\u00ec, \u00e8 incredibile. Brilla come una pietra preziosa, sembra pulsare&#8230; \u00c8 molto lontana?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Se ben ricordo, qualcosa come 23 anni-luce.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Vuol dire che la luce che noi vediamo ora \u00e8 partita, in realt\u00e0, circa ventitre anni fa?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Allora ci\u00f2 significa che noi vediamo il passato, non il presente. Teoricamente, quella stella potrebbe essere scomparsa nel frattempo. Ma come?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Esplodendo, sotto forma di <em>Supernova<\/em>, per poi spegnersi rapidamente. Diciamo un&#8217;esplosione atomica.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Quando tutto l&#8217;idrogeno si sar\u00e0 trasformato in elio?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Esatto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Questo cielo cos\u00ec vivido, cos\u00ec splendente mi fa venire delle idee strane. Mi sento come trasportata fuori di me, e sospesa sopra un abisso. Pare impossibile che la terra esista ancora, la terraferma voglio dire. E che domani il sole sorger\u00e0 ancora, e verr\u00e0 un giorno chiaro e luminoso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 vero, sembra strano anche a me.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma ci aspettano ancora quasi tre settimane di navigazione. L&#8217;arrivo in Antartide \u00e8 previsto per la fine di novembre. Tu non sei emozionato, all&#8217;idea?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Certo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non lo lasci vedere, per\u00f2. Hai un forte autocontrollo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sono semplicemente introverso.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Gi\u00e0. Ti confesso che, all&#8217;inizio, mi eri un po&#8217; antipatico. Pensavo: ecco il classico presuntuoso. Perch\u00e9 sorridi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Niente, continua.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Invece, conoscendoti, ho visto che non lo sei affatto. Anzi, sei una persona eccezionalmente schiva, modesta. Sembra quasi che tu voglia farti notare il meno possibile.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Mimetizzarmi, come il camaleonte.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per esempio, hai notato che non parliamo mai di te?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Come puoi dirlo? Marzia, ieri sera, m&#8217;ha fatto un vero e proprio terzo grado.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Gi\u00e0, ma tu adottavi la tecnica dell&#8217;impermeabile.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Cio\u00e8?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ti lasciavi scivolare addosso le sue domande. Sorridevi, scherzavi, e intanto sviavi ogni volta il discorso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Diciamo che non mi giudico un soggetto di conversazione particolarmente interessante.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Marzia non la pensava cos\u00ec, a quanto pare.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Marzia stava crepando di noia, come quasi tutti qui a bordo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Lo vedi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Che cosa?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che ti svaluti sempre.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Parliamo di te, invece.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Parliamo di Fomalhaut.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Anche tu fai l&#8217;impermeabile?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Stando con lo zoppo, s&#8217;impara a zoppicare.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Va bene. Ma perch\u00e9 ti affascina tanto?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 una stella che vedo per la prima volta, e che quasi certamente non rivedr\u00f2 mai pi\u00f9, dopo. Guardandola, mi sorgono mille domande.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Per esempio?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: L&#8217;universo \u00e8 ordine o disordine? Questa notte stellata cos\u00ec affascinante d\u00e0 un senso di pace suprema, di perfetta armonia. Ma la realt\u00e0 potrebbe essere un&#8217;altra. Le stelle &#8211; lo dicevamo poc&#8217;anzi &#8211; non sono altro che delle gigantesche bombe atomiche. Violenza, almeno dal nostro punto di vista. Ma forse, l&#8217;uomo non era previsto. Forse tutto questo non era destinato affatto a noi. Tu che ne pensi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Quanto a questo, ne sono addirittura certo. \u00c8 una delle mie poche certezze.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Cio\u00e8, siamo un prodotto del caso?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: In un certo senso. Dell&#8217;evoluzione; ma il passaggio dal non-vivente al vivente \u00e8 un evento altamente improbabile, come biologa lo sai meglio di me.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Appunto. Cos\u00ec improbabile, da far pensare che forse non \u00e8 un frutto del caso. Come tirare i dadi cento volte, e cento volte veder uscire il dodici. Possibile, ma estremamente improbabile.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E Fomalhaut, e le altre seimila stelle visibili a occhio nudo nel corso dell&#8217;anno, e i cento miliardi di stelle che formano la Via Lattea e tutte le altre dell&#8217;universo, non aspettavano che noi. Prima che noi le vedessimo, anzi, era come se non esistessero: <em>&quot;esse est percipi&quot;<\/em>, come diceva Berkeley.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per favore, niente filosofia.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma noi, ora, stiamo facendo filosofia.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Pu\u00f2 darsi. Io mi pongo, semplicemente, delle domande; e penso che tutti, prima o poi, lo facciano.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: D&#8217;accordo. E allora, procediamo con metodo. Stavamo gi\u00e0 andando fuori strada: tu chiedevi se l&#8217;Universo sia ordine o disordine. Altra cosa \u00e8 chiedersi se sia stato fatto per noi, oppure no.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Forse \u00e8 vero. Il nostro antropocentrismo pu\u00f2 condurci a confondere le duecose: &quot;se \u00e8 fatto per noi vuol dire che \u00e8 ordine, altrimenti no&quot;&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Quale delle due questioni desideri che esaminiamo per prima?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Tu pensi che siano collegate?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No. L&#8217;universo pu\u00f2 non essere stato fatto minimamente per noi, e tuttavia essere altamente ordinato.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Oppure pu\u00f2 essere estremamente disordinato, ma finalizzato alla comparsa dell&#8217;essere umano.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Credi? Ma se \u00e8 finalizzato a qualcosa, allora non \u00e8 pi\u00f9 disordinato. Il finalismo implica un ordine, una progressiva manifestazione di ordine&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Hai ragione.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dunque le possibilit\u00e0 sono tre. Prima possibilit\u00e0: che l&#8217;universo sia stato creato per l&#8217;uomo, e quindi che sia ordinato. Seconda possibilit\u00e0: che non sia stato creato per l&#8217;uomo, ma che sia ugualmente ordinato: cio\u00e8, diretto verso un qualche altro fine, che non sia l&#8217;uomo stesso. Infine, la terza possibilit\u00e0: che non sia stato creato per l&#8217;uomo e che sia disordinato, cio\u00e8 prodotto unicamente dal caso.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ti ascolto. Da dove partiamo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Guarda che esaminare una tale questione pu\u00f2 richiedere parecchio tempo. Non hai freddo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, sto bene. Ricordo come un incubo il passaggio dell&#8217;Equatore, soffrivo molto il caldo. Ma ora dove siamo, esattamente?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Giusto nel mezzo dell&#8217;Oceano Indiano, a egual distanza fra l&#8217;Africa e l&#8217;Australia. In una zona cos\u00ec lontana da qualsiasi terraferma che, di solito, i costruttori di mappamondi la utilizzano per stamparci sopra il nome della casa editrice, l&#8217;indicazione della scala di riduzione e la legenda.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 buffo.Vuol dire che stiamo navigando in una specie di zona perduta, di angolo morto. Fa venire in mente il &quot;Triangolo delle Bermude&quot; e quelle cose l\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Oppure <em>L&#8217;uomo senz&#8217;ombra<\/em> di Adelbert von Chamisso.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: <em>La nave morta<\/em> di Traven.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Il <em>Gordon Pym<\/em> di Poe.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Una metafora dell&#8217;alienazione dell&#8217;uomo moderno. Kafka, Musil, Joyce, Svevo. Magari Pirandello e Borg\u00e9s.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Colpo su colpo, vero? Mi arrendo, sei una lettrice troppo forte per me.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Eppure qualche terra ci deve essere, da qualche parte.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 vero, ci sono due piccolissime isole gettate in questa immensa distesa d&#8217;acqua: Saint-Paul e Nuova Amsterdam. Credo anzi che ci stiamo passando relativamente vicino. Ma sono fuori delle normali rotte di navigazione, non penso che le vedremo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Comunque, mi fa piacere sapere che esistono e che sono qua vicino, si fa per dire. Mi d\u00e0 un senso di sicurezza.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Allora, abbiamo tutta la notte per noi. Anzi, sai cosa ti dico? Mi piacerebbe veder sorgere il sole.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E dormire&#8230;?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Domani. \u00c8 noioso, di giorno, sull&#8217;oceano.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Sta bene. Comincio io?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sei tu il filosofo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Piantala.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Guarda che ho visto i tuoi libri, gi\u00f9 in cabina.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non sono di filosofia.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 la stessa cosa. Uno che va in Antartide al seguito di una missione scientifica, e che si porta dietro Omero, Virgilio, Dante e la Bibbia, non pu\u00f2 essere che un filosofo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO:<\/strong> Da che cosa lo deduci?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dalla scelta che hai saputo fare. Soltanto cinque libri (contando separatamente l&#8217;<em>Iliade<\/em> e l&#8217;<em>Odissea<\/em>, com&#8217;\u00e8 giusto), ma sono i migliori. I pi\u00f9 importanti della cultura occidentale: \u00e8 come se ti portassi dietro tutto quello che occorre. Per me, filosofo \u00e8 colui che sa andare dritto all&#8217;essenziale.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Capisco. Ma coi libri \u00e8 facile, difficile \u00e8 con la vita.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Qualcosa mi dice che, anche l\u00ec, hai saputo andare al sodo, magari per una strada solitaria e malagevole.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Anch&#8217;io lo penso di te, e forse con pi\u00f9 ragione.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dici? Eppure la mia vita \u00e8 piena di sbagli.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Vuol dire che ti sei mossa. Che hai tentato. Del resto, l&#8217;importante non \u00e8 cadere, ma rialzarsi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Lasciamo perdere. Allora, riprendiamo il nostro ragionamento. Ho bisogno di chiarirmi le idee.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ci eravamo domandati se fosse meglio partire dal problema dell&#8217;ordine, o da quello del principio antropico. Ed esaminando il rapporto logico tra le due questioni, avevamo riconosciuto che sono indipendenti l&#8217;una dall&#8217;altra. Ma che, volendo considerarle entrambe, potevamo ridurle a tre possibilit\u00e0. Ricordi?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perfettamente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Prima possibilit\u00e0. Un universo ordinato e, al tempo stesso, finalizzato in senso antropico. Seconda possibilit\u00e0: un universo ordinato, ma non finalizzato in senso antropico. Terza possibilit\u00e0: un universo disordinato e non finalistico. Va bene, Sabina?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Io comincio ad esaminarle; e tu fermami, quando ti sembra che non proceda con rigore logico.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Da quale possibilit\u00e0 incominciamo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Dalla prima. Mi si \u00e8 spenta la pipa. Hai del fuoco?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ecco, prendi.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Bene. Allora, separiamo i due elementi dell&#8217;ipotesi, e poi vedremo di ricongiungerli. Primo elemento: l&#8217;universo \u00e8 ordinato. Secondo elemento. Tale ordine tende al principio antropico. Come procediamo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dal primo elemento, ovviamente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E per prima cosa, diamo una definizione di ordine.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Una definizione di tipo scientifico, o di tipo filosofico?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Scientifico.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: All&#8217;inizio dobbiamo porre dei postulati, cio\u00e8 compiere alcune scelte <em>a priori.<\/em> \u00c8 inevitabile. Come per la geometria: se non si postula, ad esempio, che il punto geometrico non ha dimensioni, o che la retta \u00e8 illimitata nei due sensi, non si pu\u00f2 costruire nulla.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E tu, come motivi la tua scelta?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Con la convinzione che la filosofia non \u00e8 un qualcosa che sta fuori delle cose, ma dentro di esse. Non \u00e8 una forma di conoscenza diversa da quella scientifica, nel senso di alternativa ad essa. La scienza non \u00e8 altro che la tensione umana verso la conoscenza: essa procede per ipotesi. Che vengono via via verificate, smentite, confermate, riviste e modificate. Dunque la filosofia \u00e8 un ragionare all&#8217;interno della scienza, almeno fin dove ci\u00f2 \u00e8 possibile. Perch\u00e9 la scienza non potr\u00e0 mai spiegare tutta la realt\u00e0, anche se deve sempre procedere come se ci\u00f2 fosse un problema che non la riguarda.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Come, non la riguarda?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9 si occupa del concreto, dell&#8217;esperibile. Dunque prende in esame solo problemi parziali.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E la filosofia comincia solo l\u00e0 dove &quot;finisce&quot; la scienza?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Alcuni lo hanno creduto e lo credono tuttora; io no. Come ho detto, penso che la filosofia s&#8217;identifichi, in sostanza, con la scienza. Per\u00f2, precisando: primo, che la scienza \u00e8 ricerca continua, non dato acquisito una volta per tutte, secondo: che la filosofia mira a coordinare i diversi rami della scienza, si occupa di questioni metodologiche, e quindi tiene un occhio rivolto al particolare e l&#8217;altro al generale.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Prendo atto di questa tua scelta, di questo postulato. Del resto, la definizione di cosa sia scienza e di cosa sia filosofia ci porterebbe troppo lontano.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora, dammi tu la definizione di &quot;ordine&quot; in termini fisici.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: In base ai tre pinc\u00ecpi della termodinamica e al concetto di entropia, possiamo dire che esiste un certo ordine, quando un sistema \u00e8 configurato in modo coerente, ovvero secondo un principio logico.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Cio\u00e8?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Cio\u00e8 quando, in un determinato sistema, possiamo individuare una grandezza costante.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Va bene, mi hai detto quando possiamo affermare che esiste un ordine, ma non che cosa esso sia.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ci prover\u00f2. Chiamo ordine una disposizione razionale ed armonica di qualche cosa nello spazio e nel tempo. Questa, pi\u00f9 o meno, \u00e8 la definizione che ne danno i testi scolastici di fisica, anche universitari.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: &quot;Razionale&quot;ed &quot;armonica&quot;, alla luce di quale principio?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sia pratico che ideale, o secondo norme desumibili da una legge matematica. S\u00ec, ricordo che il mio libro del liceo, il Caforio-Ferilli, diceva press&#8217;a poco cos\u00ec&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Molto bene. E adesso, dimmi: in tutti i processi naturali conosciuti, la tendenza \u00e8 quella verso l&#8217;ordine o verso il disordine?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Verso il disordine.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. \u00c8 facile passare da una condizione fisica di ordine, ad una di disordine?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec. Anzi, \u00e8 la regola: tutti i sistemi tendono verso un aumento dell&#8217;entropia, cio\u00e8 della quantit\u00e0 di disordine.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E il processo inverso?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dal disordine all&#8217;ordine?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec. In natura, voglio dire.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non avviene mai, spontaneamente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Cio\u00e8, se io prendo un mazzo di carte nuove e le mescolo, il risultato sar\u00e0 la scomparsa di ogni traccia dell&#8217;ordine iniziale. Non saranno pi\u00f9 disposte secondo il valoree il colore, come lo erano prima.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Certo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E se mescolo e rimescolo all&#8217;infinito?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: &quot;Infinito&quot; non \u00e8 un concetto delicato, in fisica.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Giusto. Ma per un tempo lunghissimo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non torneranno spontaneamente nell&#8217;ordine originario, mai.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Anche &quot;mai&quot; \u00e8 un concetto delicato, implica l&#8217;infinito.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Allora diciamo: non torneranno nell&#8217;ordine iniziale, anche rimescolandole per anni e anni.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 impossibile che ci\u00f2 accada?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Impossibile magari no, per\u00f2 altamente improbabile. In fisica si usa questo linguaggio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Vero. E dimmi: l&#8217;esempio fatto per le carte, pu\u00f2 essere fatto per qualunque altra situazione analoga, avente per oggetto la materia?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E come no? L&#8217;irreversibilit\u00e0 di un evento significa che, in un dato sistema molecolare, il disordine tende sempre ad aumentare.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Quindi, il disordine \u00e8 il verso naturale degli eventi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec. Ma il disordine, pi\u00f9 che uno stato, \u00e8 un movimento. \u00c8 l&#8217;ordine che si trasforma in disordine.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma perch\u00e9 affermi che il disordine procede dall&#8217;ordine? Voglio dire: come fai a postulare uno stato originario di ordine?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 semplice. In base al principio dell&#8217;aumento di entropia, possiamo procedere mentalmente a ritroso nel tempo e affermare che l&#8217;universo, in origine, era molto pi\u00f9 ordinato di adesso. Il Big Bang eccetera, e tutto il resto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma i pinc\u00ecpi della termodinamica possono essere trasportati anche nel campo della materia vivente?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: In base alle nostre attuali conoscenze, s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Giusto. Infatti, potremmo definire la vita come un sistema in cui vi siano delle diminuzioni locali e temporanee di entropia, per mezzo del metabolismo dei tessuti. Ma \u00e8 chiaro che ogni diminuzione di entropia all&#8217;interno del sistema-vita, dovr\u00e0 essere compensato da un aumento di entropia in qualche zona dell&#8217;ambiente esterno con esso comunicante, cio\u00e8 del sistema molecolare non vivente. Mi segui fin qui?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora dimmi. Nel complesso dell&#8217;universo conosciuto, quale dei due sistemi \u00e8 prevalente?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Di quali sistemi parli?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: La vita e la non-vita.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 prevalente il secondo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Cio\u00e8, la non-vita?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec. Se anche vi fossero milioni e milioni di mondi abitati &#8211; il che, del resto, \u00e8 solo un&#8217;ipotesi statistica &#8211; le molecole inorganiche sarebbero sempre immensamente pi\u00f9 numerose di quelle organiche.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: A quanto pare, abbiamo appena riconosciuto che l&#8217;universo \u00e8 disordinato. Dunque, cade il principio antropico, che era il secondo elemento della prima ipotesi. Ma cade anche la seconda ipotesi e non resta che la terza. Un mondo disordinato e casuale, non finalistico.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>. Qui, per\u00f2, mi sorge un dubbio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Coraggio, tiralo fuori.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Prima abbiamo affermato che il disordine non \u00e8, propriamente parlando, un modo dell&#8217;essere, ma un divenire: &quot;il disordine \u00e8 un graduale passaggio dall&#8217;ordine al disordine&quot;. Te ne ricordi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Molto bene.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E abbiamo anche detto &#8211; l&#8217;ho detto io, ma tu eri d&#8217;accordo &#8211; che, in origine, l&#8217;universo doveva essere molto pi\u00f9 ordinato di oggi. \u00c8 cos\u00ec?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Me ne ricordo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E allora, un ordine originario c&#8217;era. E se c&#8217;era, questo significa che l&#8217;ordine \u00e8 all&#8217;origine dell&#8217;universo, non il disordine. Anzi, pi\u00f9 ci penso e pi\u00f9 sembra che questo possa perfino rimettere in gioco il principio antropico. Un universo nato ordinatamente, che tende alla creazione di una mente capace di contemplarlo e di specchiarvisi: l&#8217;uomo. S\u00ec, mi pare che questi siano fatti; cio\u00e8, che siano deduzioni rigorose e che tutta la questione vada pertanto riesaminata.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E noi la riesamineremo, serenamente e senza pregiudizi. Ma davvero non sei stanca?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, no.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E non hai freddo? Questo venticello non viene precisamente dai Tropici, direi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 un piccolo, piccolissimo assaggio del grande Signore del Sud, che ci aspetta fra tre settimane.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Chi \u00e8 il grande Signore del Sud?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Il continente di ghiaccio, laggi\u00f9 oltre l&#8217;orizzonte meridionale. Sua Maest\u00e0 l&#8217;Antartide. E noi dobbiamo cominciare ad abituare il corpo al suo respiro. Perci\u00f2, quest&#8217;arietta notturna non mi spaventa. Per\u00f2, fumerei volentieri una sigaretta.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Credevo che non fumassi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Oh, una ogni tanto. Cos\u00ec, nei momenti che so io. Andiamo pure avanti.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dunque, tu dici: &quot;l&#8217;aumento di entropia segna il passaggio da una condizione di ordine a una di disordine. Ergo, <em>ab initio<\/em> l&#8217;ordine c&#8217;era&quot;. Per\u00f2, la nostra domanda iniziale non era se l&#8217;universo, in passato, fosse stato ordinato, ma se lo sia <em>adesso.<\/em> Se noi &#8211; che viviamo qui e ora &#8211; possiamo giudicarlo ordinato, appunto qui e ora. Non \u00e8 cos\u00ec?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 cos\u00ec. Ma non potremmo ipotizzare che l&#8217;ordine originario fosse comunque finalizzato al principio antropico? Proprio come la stella che, spenta, continua a brillare <em>per noi,<\/em> anche dopo migliaia e milioni di anni? In questo modo, l&#8217;ipotesi che l&#8217;universo sia stato fatto in funzione di noi, esseri viventi, riprenderebbe quota; non puoi negarlo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: D&#8217;accordo, vediamo. Come credo saprai, gli astronomi considerano elemento decisivo, per stabilire un modello di origine dell&#8217;universo, quello della densit\u00e0 cosmica. Se essa \u00e8 minore di un certo valore critico, vuol dire che l&#8217;universo \u00e8 infinito e continuer\u00e0 ad espandersi per sempre. Se \u00e8 maggiore, l&#8217;universo \u00e8 finito e, ad un certo momento, la sua espansione comincer\u00e0 ad arrestarsi, per poi contrarsi fino a ridursi alle dimensioni di un punto. Il ciclo completo di espansione-contrazione dovrebbe durare qualche cosa come 120 miliardi di anni, stimando l&#8217;et\u00e0 attuale dell&#8217;universo in 10 miliardi di anni. Veramente c&#8217;\u00e8 anche una terza possibilit\u00e0, quella cio\u00e8 che la quantit\u00e0 di materia presente nell&#8217;universo sia esattamente sul limitare della massa critica. Ma in questo caso, il sistema tenderebbe a scivolare nello stato di energia minima, col risultato che, prima o poi, si ricadrebbe in una contrazione, cio\u00e8 nella seconda ipotesi che abbiamo fatto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, anche se non sono un&#8217;astronoma, ricordo qualcosa dei miei studi di fisica. Fin qui ti seguo abbastanza bene.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gli scienziati &#8211; temo anche in base ai loro particolari gusti in fatto di teologia &#8211; sono equamente divisi fra la prima e la seconda ipotesi. I creazionisti, e quindi i credenti, prediligono il modello dell&#8217;universo in continua espansione, e quindi infinito: il Big Bang e tutto il resto. Gli anti-creazionisti, e quindi i non credenti, preferiscono invece il modello oscillatorio: espansione, contrazione, e poi di nuovo daccapo, all&#8217;infinito. Questo secondo modello \u00e8 &quot;comodo&quot; filosoficamente, perch\u00e9 sposta all&#8217;indietro il problema dell&#8217;inizio, secondo le leggi del moto perpetuo: \u00e8 una <em>regressio ad infinitum.<\/em> Una successione incessante di espansioni e contrazioni, senza un principio e senza una fine. A questo proposito, per\u00f2, sorge un problema.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Quale?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 stato dimostrato che, ad ogni &quot;ciclo&quot; di espansione e contrazione, dovrebbe corrispondere un aumento dell&#8217;entropia per ogni particella nucleare.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Puoi spiegarti in termini pi\u00f9 semplici?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ad ogni ciclo dovrebbe corrispondere un aumento dei fotoni in rapporto alle particelle nucleari.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E dov&#8217;\u00e8 il problema?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Il problema risiede nel fatto che il rapporto dei fotoni alle particelle nucleari \u00e8 grande, ma non infinito. Ecco, vediamo se ci arrivi da sola.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Credo di s\u00ec. Vuoi dire che, se l&#8217;universo esiste da un tempo infinito, come vuole il modello oscillatorio, il rapporto dei fotoni alle particelle nucleari dovrebbe essere ugualmente infinito.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Brava: proprio cos\u00ec. Invece non \u00e8 infinito. \u00c8 grande, ma non infinito. Dunque l&#8217;universo ha un&#8217;et\u00e0, dopotutto. E possedere un&#8217;et\u00e0 vuol dire, per forza, avere anche un inizio.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E circa il problema della densit\u00e0 cosmica, a che punto sono le ricerche?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. La densit\u00e0 critica \u00e8 calcolata in circa tre protoni per metro cubo. La densit\u00e0 effettivamente osservata nell&#8217;universo \u00e8 oggi stimata in un valore circa cinquanta volte inferiore.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Allora l&#8217;universo sarebbe infinito!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Piano. Ci sono molti fatti che inducono a ipotizzare la presenza di una &quot;massa invisibile&quot;, e questo rimetterebbe tutto in discussione.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Quali fatti?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Per esempio, i cosiddetti &quot;buchi neri&quot;: luoghi di densit\u00e0 molecolare talmente elevata, che neppure la luce pu\u00f2 sfuggire alla loro forza di gravit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E poi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: I neutrini. Finora gli scienziati avevano supposto che queste particelle fossero praticamente prive di massa. Ma oggi non ne sono pi\u00f9 tanto sicuri. Se i neutrini avessero una massa, anche minima, diciamo intorno ai venti elletronvolt, ne seguirebbe che i neutrini, pur essendo pressoch\u00e9 impercettibili, formerebbero da soli il novanta per cento della massa dell&#8217;intero universo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E allora la massa critica sarebbe ampiamente superata!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Esatto. E l&#8217;universo sarebbe sicuramente finito.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Col che, torneremmo al modello oscillatorio: un universo senza un principio e senza una fine.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E avrebbero ragione gli anti-creazionisti. I materialisti, se cos\u00ec li vogliamo chiamare. La materia sarebbe certamente l&#8217;unico fondamento dell&#8217;universo, e sarebbe assolutamente indistruttibile, <em>in saecula saeculorum.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Mi torna in mente il <em>De rerum natura<\/em>, che ho letto al liceo<em>.<\/em><\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ti piaceva?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, molto. Mi affascinava. Trovavo che Lucrezio possedesse in tutto e per tutto una potenza drammatica paragonabile a quella di Dante. Pensa, \u00e8 uno dei pochi autori latini che ricordo con piacere. Ma adesso non arrabbiarti: lo so che tu adori Virgilio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Lucrezio, comunque, ha voluto essere semplicemente il divulgatore, a Roma, della filosofia di Epicuro.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ed Epicuro, se ben ricordo, ha preso molto della sua concezione filosofica da Democrito.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: <em>&#8230;che il mondo a caso pone<\/em>, come dice il padre Dante. <em>Inferno,<\/em> canto IV, verso 136.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 incredibile! Lo conosci a memoria!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ecco che siamo tornati al nostro assunto iniziale. Secondo il modello oscillatorio, , con l&#8217;aiuto dei buchi neri e ella massa dei neutrini, siamo giunti all&#8217;idea dell&#8217;universo come frutto del caso, dunque come disordine.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Caso e disordine sono inscindibili?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Teoricamente no, ma praticamente s\u00ec. Ricorda quanto dicemmo sui concetti di probabilit\u00e0 e di possibilit\u00e0, e ripensa all&#8217;esempio del mazzo di carte. \u00c8 possibile che, mescolandole a caso, me le trovi tutte in bell&#8217;ordine, secondo il colore e secondo il valore, come un mazzo nuovo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>. Possibile, in teoria; ma, in realt\u00e0, talmente improbabile da essere pressoch\u00e8 escluso. Anzi, sicuramente escluso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Appunto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per\u00f2, non hai dimostrato che il modello oscillatorio \u00e8 quello giusto. N\u00e9, a rigor di logica, che sia frutto del caso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Certamente, sul primo punto hai ragione. Bisogna aspettare che i fisici trovino il modo di &quot;pesare&quot; quei benedetti neutrini. Quanto al secondo punto, tu come definiresti il caso?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Fammi pensare&#8230; non so bene. Credo che prenderei un buon vocabolario.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E pi\u00f9 o meno, cosa ci troveresti scritto?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Pi\u00f9 o meno, vediamo&#8230; Qualcosa del genere: &quot;<em>caso<\/em>: causa misteriosa e remota degli avvenimenti umani&quot;. S\u00ec, penso che questa definizione potrebbe andare. Tu che ne pensi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Lo penso anch&#8217;io. Ma trovo che il problema sia solo spostato.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Gi\u00e0, \u00e8 evidente il punto debole di una tale definizione. Dire che il caso \u00e8 una causa misteriosa, \u00e8 una contraddizione in termini.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Una doppia contraddizione. Perch\u00e9 il concetto di caso \u00e8 opposto a quello di causa, e perch\u00e9 il concetto di mistero \u00e8 inconciliabile con quello di causa.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Vero. Dammela tu, allora, una definizione migliore.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ci prover\u00f2. Ma non essere troppo severa con me, non aspettarti troppo. Sono questioni ardue, e andiamo tutti un po&#8217; a tentoni.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: D&#8217;accordo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Allora, io definirei il caso come la possibilit\u00e0 di un evento, al di fuori di una qualunque volont\u00e0, di una qualunque intenzionalit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>. Un evento autoproducentesi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Certo, cos\u00ec eviti di invischiarti sia con il concetto di &quot;causa&quot; che con quello di &quot;mistero&quot;. Tuttavia, c&#8217;\u00e8 ancora qualcosa che non mi convince pienamente. Non so bene cosa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Credo di saperlo io: il fatto che un evento autoproducentesi, o anche la sua pura possibilit\u00e0, ricorda troppo il modello oscillatorio dell&#8217;universo: si sposta all&#8217;infinito il problema dell&#8217;inizio (e della fine), ma non lo si risolve. Anzi, non lo si affronta nemmeno.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Gi\u00e0, \u00e8 proprio questo. \u00c8 come dire che l&#8217;universo oscillatorio si \u00e8 prodotto da solo, che la materia si \u00e8 &quot;creata&quot; da s\u00e9 stessa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Il fatto \u00e8 che il pensiero &#8211; e il pensiero occidentale pi\u00f9 di quello orientale &#8211; non riesce assolutamente a prescindere dalla nozione di causa ed effetto. \u00c8 legato ad essa come Ulisse all&#8217;albero maestro della sua nave, mentre il canto delle Sirene lo faceva quasi impazzire dal desiderio.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma potremo mai spiegare qualcosa, se rinunciamo al principio di causalit\u00e0?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Forse. Ci ho pensato parecchio, e credo di s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E con che cosa lo sostituiremo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Con l&#8217;intuizione. Quando io intuisco qualcosa, \u00e8 abolita &#8211; per un attimo &#8211; la distinzione fra soggetto e oggetto, fra causa ed effetto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per esempio?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Per esempio, quando intuisco la soluzione di un problema di geometria: vedo la soluzione perch\u00e9 so risolvere il problema, o so risolvere il problema perch\u00e9 vedo la soluzione?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non ti seguo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Voglio dire che il principio di causa ed effetto si basa sulla distinzione fra il prima e il poi, cio\u00e8 un qualcosa di temporale. Ma se aboliamo il tempo, cade anche la soluzione del prima e del poi e non resta che la pura intuizione: unit\u00e0 indifferenziata e reciproca di causa ed effetto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E come si pu\u00f2 abolire il tempo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Il tempo \u00e8 qualcosa di relativo: dipende da una relazione della materia, ma non \u00e8 pensabile in assoluto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E cosa \u00e8 pensabile in assoluto?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Nient&#8217;altro che un eterno presente, senza principio e senza fine. E l&#8217;intuizione sta al tempo, come il punto sta allo spazio.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Vuoi dire che l&#8217;intuizione \u00e8 priva di durata, come il punto \u00e8 privo di estensione?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perfettamente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Va bene. Devo riflettere ancora su questa faccenda, ma intanto proseguiamo. Sii gentile, ripetimi la tua definizione di caso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: La possibilit\u00e0 di un evento, del tutto a-finalistica.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, ora ho ripreso il filo del ragionamento. Prosegui pure. Adesso dovevi spiegare perch\u00e9 il modello oscillatorio dell&#8217;universo sia un&#8217;ipotesi che implica il concetto di causalit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Da quanto abbiamo detto poc&#8217;anzi, dovrebbe risultare evidente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9, secondo te &#8211; vediamo se indovino &#8211; un universo oscillatorio non potrebbe essere il frutto di una volont\u00e0 o di una finalit\u00e0 poste al di fuori di esso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Esatto. \u00c8 un evento autoproducentesi; e, in questo senso, casuale.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Aspetta, ho bisogno di riflettere. Non vorrei concederti qualcosa in pi\u00f9 del giusto, cio\u00e8 del ragionevole.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Vedi qualche artificio nel nostro ragionamento?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No; non so. Forse&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dimmi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Forse, dire che un evento, il quale \u00e8 <em>causa sui<\/em>, \u00e8, per ci\u00f2 stesso, anche casuale, non mi pare sufficientemente dimostrato.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. \u00c8 vero, io avevo posto una definizione di caso, non avevo sviluppato un ragionamento completo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ecco, vorrei che riprendessimo in esame questo punto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Va bene. Ecco, guarda un&#8217;altra stella cadente!<\/p>\n<p><strong>SABINA:<\/strong> Un altro desiderio!&#8230; Fatto. E tu?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non sono stato abbastanza pronto. E poi&#8230; non ci credo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma si fa per gioco!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Lo so, volevo vedere se t&#8217;arrabbiavi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Prima, per\u00f2, ne avevi pensato uno.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non vuoi dirmelo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Forse, ma non oggi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Vuoi fare il misterioso? Va bene, tientelo pure. Nemmeno io ti dir\u00f2 il mio. Anzi, i miei.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: D&#8217;accordo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Riprendiamo il nostro ragionamento, allora.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Quand&#8217;\u00e8 che noi definiamo un evento &quot;casuale&quot;? Nella nostra esperienza quotidiana, voglio dire.<\/p>../../../../n_3Cp><strong>SABINA<\/strong>: Quando nessuno \u00e8 in grado di prevederlo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Vuoi farmi un esempio qualsiasi?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Lasciamici pensare un attimo. Vediamo&#8230; Ecco, ci sono. Noi stiamo navigando nella notte, ma un grande <em>iceberg<\/em> va alla deriva proprio in questo tratto di mare. Si \u00e8 staccato dalla bianca fronte del grande Signore del Sud, e scivola via sulle onde, verso la nostra rotta.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Un <em>iceberg<\/em> alla deriva non \u00e8 un fatto imprevedibile, in questa stagione. Nell&#8217;estate antartica, la banchisa si frantuma e i lastroni di ghiaccio vanno alla deriva.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma l&#8217;Oceano Indiano \u00e8 grande, e la nostra rotta lo attraversa tutto, da un capo all&#8217;altro. Che l&#8217;<em>iceberg<\/em> la incroci proprio nel momento preciso del nostro passaggio, \u00e8 un evento altamente improbabile.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Quindi, casuale?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec. Un evento improbabile \u00e8 frutto del caso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Va bene. Ma il caso non \u00e8 poi cos\u00ec improbabile, se ci pensi. Immagina di giocarti un milione alla <em>roulette,<\/em> puntando sul rosso. Quante probabilit\u00e0 hai di vincere?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Cio\u00e8, quante probabilit\u00e0 ci sono che esca il rosso e non il nero?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Cinquanta su cento. Una su due, se preferisci.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Quindi, vincere o perdere dipende dal caso, ma non \u00e8 un evento poi tanto improbabile. Ha lo stesso grado di probabilit\u00e0 di accadere, come di non accadere.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Bisognerebbe vedere quante volte \u00e8 gi\u00e0 uscito il rosso, prima della mia puntata. Se \u00e8 gi\u00e0 uscito una volta, le probabilit\u00e0 favorevoli dovrebbero essere una su quattro &#8211; credo. Ma il calcolo probabilistico non \u00e8 il mio forte.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Meglio fare l&#8217;esempio dei dadi, allora. Abbiamo due dadi e li lanciamo sul tavolo. Quante probabilit\u00e0 di fare &quot;due&quot;?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Fammi pensare a quante sono le combinazioni possibili. Sono trentasei, vero?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec. Cio\u00e8, sei numeri per ciascuna faccia del dado significa che il valore della somma delle due facce superiori dei due dadi va da un minimo di &quot;due&quot; a un massimo di &quot;dodici&quot;. Gli eventi possibili sono quindi sei per sei, cio\u00e8 trentasei.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Allora, c&#8217;\u00e8 una sola probabilit\u00e0 favorevole di fare &quot;due&quot; su un totale di trensai. E trentacinque probabilit\u00e0 sfavorevoli.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Bene. E quante probabilit\u00e0 abbiamo di fare &quot;tre&quot;?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per fare &quot;tre&quot; bisogna che esca &quot;due&quot; pi\u00f9 &quot;uno&quot;, o &quot;uno&quot; pi\u00f9 &quot;due&quot;. Cio\u00e8, due col primo dado e uno col secondo, o viceversa. Quindi, due possibilit\u00e0 favorevoli e trentaquattro sfavorevoli.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Come ottieni il calcolo di quelle sfavorevoli?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sottraendo sempre quelle favorevoli a trentasei, che \u00e8 il totale delle possibilit\u00e0 che possono verificarsi.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Giusto; andiamo avanti. Quante probabilit\u00e0 ci saranno per noi di fare &quot;quattro&quot;?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Con due dadi, le combinazioni possibili per fare &quot;quattro&quot; sono &#8211; vediamo un poco -:&quot;due&quot; pi\u00f9 &quot;due&quot;; &quot;tre&quot; pi\u00f9 &quot;uno&quot;; &quot;uno&quot; pi\u00f9 &quot;tre&quot;. Totale, tre probabilit\u00e0 a favore e trentasei meno tre, quindi trentatre probabilit\u00e0 contrarie.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Quante probabilit\u00e0 di fare cinque?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Aspetta che ci penso; devo concentrarmi. Per fare &quot;cinque&quot; con due dadi, si pu\u00f2 avere &quot;tre&quot; pi\u00f9 &quot;due&quot;, o &quot;due&quot; pi\u00f9 &quot;tre&quot;; oppure &quot;quattro&quot; pi\u00f9 &quot;uno&quot;, o &quot;uno&quot; pi\u00f9 &quot;quattro&quot;. E basta: perci\u00f2, quattro combinazioni possibili: quattro probabilit\u00e0 a favore, e trentadue contro.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO:<\/strong> Ora vediamo quante probabilit\u00e0 di fare &quot;sei&quot;.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Accidenti, mi hai scambiato per un elaboratore elettronico?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sono sicuro che puoi calcolarlo. Dopotutto, sei una scienziata, una mente superiore.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Va&#8217; al diavolo. Quante probabilit\u00e0 di fare &quot;sei&quot;, hai detto? Intanto, per fare &quot;sei&quot; si pu\u00f2 avere &quot;tre&quot; pi\u00f9 &quot;tre&quot;. Poi, &quot;quattro&quot; pi\u00f9 &quot;due&quot;, e &quot;due&quot; pi\u00f9 &quot;quattro&quot;. Poi&#8230; aspetta. Si pu\u00f2 avere anche &quot;cinque&quot; pi\u00f9 &quot;uno&quot;, e &quot;uno&quot; pi\u00f9 &quot;cinque&quot;. Totale; cinque eventi possibili a favore, e trentuno contrari.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Molto bene. E ora, il massimo della probabilit\u00e0: se esce il numero &quot;sette&quot;.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Basta, non ce la faccio pi\u00f9. Aiutami.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Intanto, &quot;sei&quot; pi\u00f9 &quot;uno&quot; e &quot;uno&quot; pi\u00f9 &quot;sei&quot;. Giusto?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Poi, &quot;due&quot; pi\u00f9 &quot;cinque&quot; e &quot;cinque&quot; pi\u00f9 &quot;due&quot;. E siamo a quattro probabilit\u00e0. Mi segui?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Certo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Infine, &quot;tre&quot; pi\u00f9 &quot;quattro&quot; e &quot;quattro&quot; pi\u00f9 &quot;tre&quot;. Totale, sei probabilit\u00e0 favorevoli e trenta sfavorevoli. \u00c8 la combinazione pi\u00f9 frequente: sei su trentasei \u00e8 come dire una su sei. Dunque, significa che \u00e8 quella che esce pi\u00f9 spesso.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: D&#8217;accordo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO:<\/strong> Ora, il pi\u00f9 \u00e8 fatto. Raggiunto, col totale di sei, il massimo delle combinazioni possibili (infatti, con due dadi non esiste la possibilit\u00e0 di fare &quot;uno&quot;), con le altre eventuali uscite le probabilit\u00e0 favorevoli non faranno che decrescere progressivamente, con la stessa proporzione con cui erano aumentate passando da &quot;due&quot; a &quot;tre&quot;, a &quot;quattro&quot;, a &quot;cinque&quot;, a &quot;sei&quot; e a &quot;sette&quot;. Cio\u00e8, il numero &quot;otto&quot; ha cinque probabilit\u00e0 a favore di uscire, come lo aveva il &quot;sei&quot;. Il numero &quot;nove&quot; ha quattro probabilit\u00e0 favorevoli, quante, cio\u00e8, ne aveva il &quot;cinque&quot;. Il numero &quot;dieci&quot; ha tre probabilit\u00e0 a favore, quante ne aveva il &quot;quattro&quot;. Il numero &quot;undici&quot; ne ha solo due, come ne aveva il &quot;tre&quot;. Finalmente, il &quot;dodici&quot; ha una sola probabilit\u00e0 di uscire su trentasei: che esca &quot;sei&quot; pi\u00f9 &quot;sei&quot;, cio\u00e8 che esca &quot;sei&quot; per entrambi i dadi. Come il &quot;due&quot;, che pu\u00f2 uscire solo con &quot;uno&quot; pi\u00f9 &quot;uno&quot;: cio\u00e8 &quot;uno&quot; con entrambi i dadi. Siamo d&#8217;accordo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ammiro sinceramente la tua agilit\u00e0 mentale e le tue capacit\u00e0 di pensiero astratto. Ora, spero che mi vorrai spiegare perch\u00e9 abbiamo esaminato, una per una, tutte queste trentasei probabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Era solo un esempio. Tu, come definiresti il concetto di probabilit\u00e0?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 un rapporto. Il rapporto che esiste fra il numero dei casi favorevoli e quello dei casi possibili. Ossia, fra gli eventi che <em>potrebbero<\/em> accadere e quelli che realmente accadono.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. E pensando ai nostri due dadi, come definiresti la probabilit\u00e0 che, lanciandoli sul tavolo, esca il sette?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Relativamente favorevole. Il che significa: la pi\u00f9 favorevole (o la meno sfavorevole, secondo i punti di vista) tra quelle possibili.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E che escano il &quot;due&quot; o il &quot;dodici&quot;?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Le meno favorevoli di tutte.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Il che vuol dire che se io, ora, gettassi due dadi sul tavolo, sarebbe estremamente improbabile che escano il &quot;due&quot; o il &quot;dodici&quot;?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Estremamente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Mentre sarebbe assai pi\u00f9 probabile che esca il &quot;sette&quot;? Pi\u00f9 probabile rispetto al &quot;due&quot; o al &quot;dodici&quot;.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Certamente. Molto pi\u00f9 probabile.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma potrebbe anche uscire &quot;due&quot;, oppure &quot;dodici&quot;, proprio al primo colpo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Diavolo! Vuoi dire che abbiamo fatto tutti questi calcoli mentali per nulla?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 vero o non \u00e8 vero che potrebbe uscire &quot;due&quot; o &quot;dodici&quot; al primo colpo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma, come disse qualcuno &#8211; Einstein, credo &#8211; Dio non gioca ai dadi.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Lascia stare Dio e rispondi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 vero. \u00c8 vero, che ti prenda il malanno.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ed \u00e8 vero o non \u00e8 vero che, anche dopo trecento lanci &#8211; ma che dico trecento, anche dopo tremila lanci &#8211; il &quot;sette&quot; potrebbe anche non essere uscito affatto?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 vero, che Dio ti perdoni.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Niente superstizioni!<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma che cosa vorresti concludere?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Che il calcolo probabilistico si avvicina agli eventi reali &#8211; e non solo a quelli meramente possibili &#8211; a condizione di venire applicato a un numero grandissimo di casi. Sui piccoli numeri &#8211; e anche tremila \u00e8 un piccolo numero &#8211; non vale un fico secco. Ancora un altro esempio. Un bivio nel bosco: a destra la strada sbagliata, a sinistra quella giusta. Ci sono cinquanta probabilit\u00e0 su cento che un viandante, pur non conoscendo la strada, imbocchi il sentiero giusto. Quindi, ogni due viandanti che, non conoscendo la strada, giungono a quel bivio, uno dovrebbe prendere quella giusta e uno quella sbagliata. Sei d&#8217;accordo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Invece, pu\u00f2 succedere benissimo che dieci viandanti infilino di seguito il sentiero sbagliato, e nessuno prenda quello giusto. Solo su un campione di centomila viandanti comincer\u00e0 ad essere probabile che la met\u00e0 di essi imbocchi la strada giusta. Ma bisogner\u00e0 arrivare a un miliardo di viandanti per poter affermare che sar\u00e0 quasi certamente cos\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Tuttavia, le molecole che compongono la materia dell&#8217;intero universo sono innumerevoli. Infinite, poi, se l&#8217;universo risultasse davvero infinito.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E questo cosa cambierebbe?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che, sulla scala dell&#8217;universo, la probabilit\u00e0 tende a coincidere con l&#8217;accadimento reale di un determinato evento.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Continua.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che il caso, in ultima analisi, non esiste.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E tutto avrebbe una causa ben precisa, come anticamente pensavano gli Stoici.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che ne pensi?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Niente. Vediamo piuttosto dove ci pu\u00f2 portare questa ipotesi. Verifichiamo se sia un vicolo cieco, o se ci possa condurre in qualche luogo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: A dire il vero, non lo so neppur io. \u00c8 un&#8217;idea che mi \u00e8 venuta alla mente cos\u00ec, quasi da sola.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Per caso?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ti odio. Be&#8217;, ora che ne facciamo di questa ipotesi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: La seguiamo, si capisce. Comincia tu.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Se il caso non esiste, l&#8217;universo deve avere una finalit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ed essere ordinato.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E avere una causa fuori di s\u00e9.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E, se ha una causa, ha avuto anche un inizio.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Anche.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dio.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Forse.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0, perch\u00e9 no?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 no?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dunque, rimetteremmo tutto in discussione.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Cos\u00ec pare.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Allora, non ci resta che riprendere tutto il ragionamento daccapo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Oh no, ti prego. Non vorrai ricominciare con la tortura dei dadi e delle probabilit\u00e0&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Scherzavo. Tuttavia, dovrai ammettere che questa nuova prospettiva merita di essere presa in esame.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, eccome.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Tu ti chiedevi se il fatto che ci siano degli eventi innumerevoli, e forse infiniti, non significhi, per caso, che tutte le possibilit\u00e0 pensabili finiscano per realizzarsi. Tra parentesi, questa era anche &#8211; pi\u00f9 o meno &#8211; l&#8217;idea di Nietzsche dell&#8217; <em>eterno ritorno dell&#8217;uguale.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ricordo pi\u00f9 o meno questa teoria, ma vorrei che mi rinfrescassi la memoria.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Cio\u00e8, se l&#8217;universo \u00e8 eterno ma la materia di cui \u00e8 fatto \u00e8 finita, ogni cosa sar\u00e0 fatalmente destinata a ripetersi, in condizioni perfettamente identiche a s\u00e9 stesse, cio\u00e8 a &quot;ritornare&quot; eternamente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma se anche la materia fosse infinita?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Allora non vi sarebbe mai alcun ritorno, e tanto meno &quot;eterno&quot;.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E ogni cosa sarebbe unica e irripetibile?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Esattamente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Scusa, mi rendo conto di spezzare la fluidit\u00e0 del ragionamento; tuttavia c&#8217;\u00e8 un punto sul quale vorrei ritornare, perch\u00e9 mi aveva incuriosito. Ti dispiace?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Per niente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che cosa stavi dicendo, poco fa, degli Stoici?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Che credevano fermamente nell&#8217;assoluta razionalit\u00e0 del mondo, e quindi che il caso non esiste. Ora, se il mondo \u00e8 perfettamente razionale, ad ogni ciclo cosmico esso dovr\u00e0 rinascere esattamente uguale a s\u00e9 stesso, fin nei minimi particolari. Ercole dovr\u00e0 compiere eternamente le sue dodici fatiche, e Socrate dovr\u00e0 bere eternamente la cicuta. Per gli Stoici, ogni cosa era dominata dal destino, cio\u00e8 dalla Provvidenza: ordine necessario e razionale di tutti gli eventi del reale.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dunque, il determinismo \u00e8 la convinzione che ogni evento sia regolato meccanicamente dal principio di causa ed effetto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec, ma gli Stoici non erano deterministi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Come no? Allora vuol dire che non ho capito. Non credevano alla assoluta razionalit\u00e0 del mondo? E in un destino che prestabilisce l&#8217;ordine di ciascun evento?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec; ma la connessione tra i fenomeni, per loro, non era da ricercare tanto nelle loro cause, quanto nel loro fine. Cio\u00e8, nel loro tendere a uno scopo. E lo scopo, per gli Stoici, era mosso da una volont\u00e0, da una intenzionalit\u00e0: cio\u00e8, dalla Provvidenza.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Certo, \u00e8 tipico della mente umana tendere a uno scopo. Ma nulla prova che la Mente Universale, o Dio, o comunque vogliamo chiamarlo, ragioni cos\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Nulla prova che vi sia una mente. Nulla prova che vi sia una intenzionalit\u00e0, nell&#8217;universo. Vi sono delle cause; e, a volte, queste cause sono cos\u00ec poco prevedibili, che le chiamiamo caso. Questo s\u00ec. Ma che ne sappiamo se vi sia anche un fine?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Democrito, abbiamo detto prima, la pensava cos\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec, lui \u00e8 stato il fondatore del determinismo. Ed Epicuro, pi\u00f9 tardi. Sono loro i veri antagonisti della concezione finalistica. Per Democrito, gli atomi si agitano senza scopo e senza fine: prodotti di una razionalit\u00e0 intrinseca alla materia, ma fredda e impersonale; non di una volont\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E il mondo \u00e8 senza uno scopo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Diciamo meglio: \u00e8 senza un fine. Non tende verso qualcosa.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Scopo e fine non sono la stessa cosa?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Per me, c&#8217;\u00e8 una sfumatura di differenza. &quot;Fine&quot; vuol dire ci\u00f2 verso cui si \u00e8 diretti; &quot;scopo&quot; implica, oltre a questo, anche il concetto di significato, quindi di valore.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Un universo senza un fine non \u00e8 anche senza uno scopo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sarebbe senza scopo, se qualcuno o qualcosa lo avesse creato omettendo d&#8217;imprimergli un fine.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Infatti, nella nostra ipotesi, non ha un fine.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma nella nostra ipotesi, che poi \u00e8 quella di Democrito e di Epicuro, nessuno lo ha creato. Nessuno e niente. \u00c8 questa la differenza.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ora capisco.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Vedi, se manca una volont\u00e0 da cui l&#8217;universo abbia avuto origine, il concetto di scopo diviene improponibile. Anzi, diviene privo di significato, semplicemente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Si potr\u00e0 dire solo che \u00e8 privo di un fine.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Esatto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per\u00f2 mi par di vedere un grave punto debole nella concezione deterministica dell&#8217;universo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ti ascolto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Essa si regge sul principio di causa ed effetto, non \u00e8 vero?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per\u00f2, nel risalire a ritroso la catena degli eventi, quando arriva al principio primo, che ha impresso il movimento al meccanismo, \u00e8 costretto a fare <em>dietro-front<\/em> e a rinnegare tutta la sua metodologia. Per non dover ammettere che c&#8217;\u00e8 stata una causa fuori, e quindi <em>prima<\/em> (in senso cronologico), della catena materiale delle cause e degli effetti; cio\u00e8 una volont\u00e0 e, molto probabilmente, una intenzionalit\u00e0, un fine. Infatti, \u00e8 quasi impossibile immaginare una volont\u00e0 senza un fine e senza uno scopo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Anche tu, per\u00f2, ora pensi in termini pesantemente antropomorfici. Abbiamo gi\u00e0 detto, anzi lo dicevi proprio tu, che \u00e8 tipico dell&#8217;essere umano pensare in termini di fine e di scopo. Ma la mente umana \u00e8 l&#8217;ultima inquilina, in ordine di tempo, dell&#8217;universo. Dunque, l&#8217;universo non \u00e8 tenuto a rispettare le sue categorie.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Toccata. L&#8217;avevo detto, e ora vedo bene la contraddizione in cui stavo cadendo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E in cui \u00e8 cos\u00ec difficile non cadere, dal momento che noi umani non abbiamo a disposizione un altro tipo di mente, per prenderci il lusso di pensare in modo diverso.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Questo mi consola un po&#8217; del mio errore.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Comunque, quello che dicevi circa la contraddizione insita nel determinismo \u00e8 abbastanza vero. Secondo Democrito, il principio strutturale della materia \u00e8 dato dai vortici atomici: movimenti degli atomi che sono, per cos\u00ec dire, risucchiati dal vuoto; con i pi\u00f9 pesanti che cadono verso il centro del vortice, mentre i pi\u00f9 leggeri restano alla periferia. Ma, in realt\u00e0, non aveva spiegato un gran che. Piuttosto, mi par che vada evidenziata una cosa che tu, poco fa, avevi intuito, credo: e cio\u00e8, la curiosa parentela esistente tra gli Stoici e Democrito, cio\u00e8 tra il finalismo e il determinismo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, ho avuto questa sensazione, ma non riesco a precisarla.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Quelle due scuole di pensiero cos\u00ec diverse, per non dire opposte, avevano &#8211; e hanno &#8211; un decisivo punto in comune: il razionalismno. Razionalismo metafisico quello degli Stoici, razionalismno materialistico quello di Democrito (e degli Epicurei). Sono come due fratelli siamesi attaccati per la schiena: guardano in direzioni opposte, ma la radice \u00e8 la stessa: il rifiuto dell&#8217;idea di casualit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma tu credi al caso, oppure no?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ricordi che lo avevo definito come un evento possibile, autoproducentesi e slegato da qualunque intenzionalit\u00e0?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec. Ma ora vedo che questa definizione, per Democrito, designava l&#8217;opposto del caso: il principio di causalit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Bene. Ma la contraddizione, se c&#8217;\u00e8, \u00e8 solo apparente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: In che senso?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Nel senso che il caso, a rigor di termini, \u00e8 chiaramente un non-senso. Quel che chiamiamo caso, \u00e8 un evento causalmente determinato, ma che non siamo in grado di prevedere.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: A causa della sua dubbia probabilit\u00e0<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Mettiamola pure cos\u00ec. Per esempio, il numero che &quot;esce&quot; quando lancio due dadi, si dice che \u00e8 opera del caso. Ma, in realt\u00e0, ci sono delle leggi fisiche ben precise, che, in base a un certo movimento dei dadi dalla mia mano al piano del tavolo, li hanno fatti cadere in quel certo modo: cio\u00e8, rivolgendo verso l&#8217;alto una delle loro sei facce, piuttosto che un&#8217;altra. Anche per Democrito, del resto, il caso e la causa non erano che le due facce di una stessa medaglia.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: In che modo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Nel senso che i movimenti degli atomi, i famosi vortici, sono casuali, cio\u00e8 non prevedibili (e tanto meno previsti, altrimenti si ricadrebbe nel finalismo); ma, al tempo steso, sono necessariamente determinati, cio\u00e8 spiegabili col principio di causa-effetto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>; Se ho ben capito, il principio di causa-effetto \u00e8 la spiegazione, anzi, la constatazione <em>a posteriori<\/em> di quegli eventi che, quando non erano sufficientemente prevedibili, venivano chiamati, <em>a priori<\/em>, frutto del caso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Be&#8217;, semplificando forse un poco le cose, ma tutto sommato hai detto bene.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Quindi, diciamo che il caso \u00e8 una forza &quot;misteriosa&quot; semplicemente perch\u00e9 \u00e8 ancora nella forma della possibilit\u00e0. Ma quando la possibilit\u00e0 si \u00e8 precisata in un evento determinato, allora diciamo che \u00e8 una manifestazione del principio di causa-effetto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ecco perch\u00e9 ti dicevo che il principio di causa-effetto \u00e8 inadeguato come strumento di descrizione della realt\u00e0. Rischia, infatti, di ridursi a un misero &quot;senno del poi&quot;.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Cio\u00e8, se io esco liberamente dalla porta di casa mia sulla strada, posso scegliere di andare a destra o a sinistra. Allora, se qualcuno mi osserva dall&#8217;esterno, dir\u00e0 che la scelta di avviarmi a destra \u00e8 stata frutto del caso&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: &#8230; mentre noi sappiamo bene che c&#8217;erano un milione di ragioni perch\u00e9 tu scegliessi di prendere la destra invece della sinistra. Ma come si faceva a a vederle <em>prima<\/em>? Tu stessa, in parecchi casi, non avresti potuto prevedere la &quot;scelta&quot; in anticipo, fino all&#8217;ultimo momento: cio\u00e8 fino al momento di agire.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma allora, la libert\u00e0 dove va a finire?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0, dove va a finire?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ti vedo assorto e pensieroso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E come si potrebbe accostarsi al problema della libert\u00e0, senza sentirsi <em>tremar le vene e i polsi<\/em>? Del resto, ti avviso che una riflessione in proposito, per quanto sommaria e incompleta, ci porter\u00e0 sicuramente lontano.<\/p>../../../../n_3Cp><strong>SABINA<\/strong>: Non preoccuparti. Te l&#8217;ho detto: ormai aspetto l&#8217;alba. Guarda come si sono spostate le costellazioni! \u00c8 incredibile, non mi ero mai sentita cos\u00ec piccola davanti al cielo stellato.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E anche davanti alle cose che stiamo discutendo, c&#8217;\u00e8 da sentirsi piccoli.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: <em>L&#8217;uomo \u00e8 una canna, ma una canna che pensa.<\/em> Non era Pascal? Ricordi di liceo&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Incominciamo col distinguere il problema della materia non vivente da quello della materia vivente. Per la materia non vivente il problema del determinismo ha implicazioni etiche meno &quot;pesanti&quot;, per quanto non possa dirsi insignificante. Epicuro, ad esempio, vide che il meccanicismo atomistico ben difficilmente avrebbe potuto produrre qualcosa di diverso dal nulla (o dal caos), e appunto per questo introdusse il concetto di <em>clinamen<\/em>. Parlavamo di Lucrezio, te ne ricordi?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Molto vagamente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Semplificando al massimo, il problema \u00e8 questo: se gli atomi cadono nel vuoto, come fanno ad aggregarsi? Coi vortici. Ma non si capisce come tali vortici possano formarsi. Allora Epicuro immagina che gli atomi cadano nello spazio non in linea retta, ma con una leggera deviazione dalla verticale. Il <em>clinamen<\/em>, appunto. Senonch\u00e9, questa &quot;soluzione&quot; crea forse maggiori difficolt\u00e0 di quante non ne risolva. Come fanno gli atomi a deviare dalla verticale? Quale &quot;forza&quot; ve li induce? Dunque le leggi della natura non sono deterministiche?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Mi pare che un po&#8217; tutti i filosofi abbiano la tendenza a comportarsi cos\u00ec. Costruiscono i loro bravi sistemi e poi, allorch\u00e9 ne scoprono qualche difetto, anzich\u00e9 domandarsi se non abbiano commesso degli errori e rimettere tutto in discussione, applicano un cerotto per rimediare alla difficolt\u00e0, e poi vanno avanti tranquillamente, come nulla fosse.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Com&#8217;\u00e8 vero. Mi chiedo anzi se gli uomini, anche i pi\u00f9 grandi, cerchino davvero la verit\u00e0, o se non cerchino semplicemente una verit\u00e0 qualsiasi: delle certezze pi\u00f9 o meno a buon mercato, che li dispensino dal fastidio di una ulteriore, continua ricerca.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Vuoi dire che la verit\u00e0 non \u00e8 un oggetto cui si possa pervenire, ma un percorso che non ha mai fine?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: All&#8217;incirca. Un qualche cosa che ci tenga sempre ben desti e di cui non accontentarsi mai, mai.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sei esigente. E spietato. Questi poveri esseri umani: guardali. Non penano gi\u00e0 abbastanza per conto loro, alle prese con il problema della vita? Hanno pur bisogno di riprendere fiato, di sentire il conforto di qualche certezza.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, vedo che non ci credi.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sai cos&#8217;\u00e8? \u00c8 che non posso fare a meno di pensare ai roghi, alle torture, alle crociate. Gli uomini meriterebbero certo comprensione, se fossero come tu li hai descritti: dei poveri, piccoli pulcini spaventati di fronte alla minacciosa complessit\u00e0 del reale. Ma in essi la paura, il meccanismo difensivo sono solo una manifestazione della loro pigrizia. Sono essenzialmente animali da preda: aggrediscono per il piacere della forza, del dominio. Usano anche le loro paure come un alibi per la loro sete di dominio.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per esempio?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Penso alla <em>Leggenda del Grande Inquisitore<\/em>, che \u00e8 un vero romanzo nel romanzo <em>I fratelli Karamazov<\/em> di Dostojevskij. Quando il Grande Inquisitore ha un colloquio con Ges\u00f9, che \u00e8 ritornato fra gli uomini ed \u00e8 stato gettato nelle carceri di Siviglia, rimane scosso dal bacio di lui. Comprende tutta la menzogna della Chiesa, dei suoi dogmi, della sua intolleranza, e lo lascia andare. Ma resta convinto che agli uomini non si debba dare la verit\u00e0, che essa sia troppo pericolosa per loro. Pertanto, si guarder\u00e0 bene dall&#8217;annunziare che Cristo \u00e8 ritornato. La sua domanda al prigioniero era stata categorica: &quot;Che sei venuto a fare?&quot;. Come dire: adesso che abbiamo il cristianesimo, adesso che abbiamo una Chiesa due volte millenaria, che ce ne facciamo di Te?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ora che abbiamo una verit\u00e0, che ce ne facciamo <em>della<\/em> Verit\u00e0?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Appunto: questo \u00e8 il nocciolo della questione. Comunque, ci siamo allontanati parecchio dal nostro assunto. Propongo pertanto, se per te va bene, di tornare indietro.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sono d&#8217;accordo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Stavamo dicendo che un certo grado di autonomia dal determinismo, un certo gradi di &quot;libert\u00e0&quot; fa capolino perfino nel meccanicismo atomistico degli Epicurei. Figuriamoci se il problema del libero arbitrio non diventa estremamente impellente, quando si passa dalla riflessione sulla materia inorganica agli esseri viventi e, quindi, all&#8217;uomo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Tu che ne pensi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Penso che sia la domanda delle domande; non \u00e8 mica poco quello che chiedi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Bisogna pur tendere a qualche punto fermo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Va bene. Ecco, io ora posso scegliere di restare appoggiato al corrimano della murata (che te ne pare del mio gergo da vecchio lupo di mare?), oppure di tirarmi in piedi. O magari di sedermi su quella panca. Scelgo di restarmene appoggiato al corrimano. \u00c8 un segno della mia libert\u00e0?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non lo so, dimmelo tu.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Secondo me, no. Ho trovato pi\u00f9 comodo restarmene in questa posizione. C&#8217;erano pi\u00f9 ragioni per fare questa &quot;scelta&quot;, se cos\u00ec vogliamo chiamarla, che per una qualunque delle altre possibili. Tutto qui. Questo piatto della bilancia pesava pi\u00f9 dell&#8217;altro. E bada bene che ho fatto l&#8217;esempio dell&#8217;azione pi\u00f9 gratuita, almeno in apparenza. Ma nella vita quotidiana, di solito la nostra possibilit\u00e0 di scegliere \u00e8 ancora pi\u00f9 illusoria. Il nostro patrimonio genetico e, naturalmente, l&#8217;educazione ricevuta e le esperienze fatte &#8211; specie infantili -, da un lato; dall&#8217;altro le leggi, le consuetudini, la pressione dell&#8217;ambiente, sia quello fisico che quello sociale: metti ogni cosa sul piatto della bilancia, e non avrai pi\u00f9 dubbi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Pure, assistiamo di frequente a delle libere scelte, delle scelte imprevedibili, che sembrano opporsi e sfuggire a tutte quelle forze condizionanti che tu hai ricordato.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dici bene: <em>sembrano.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dunque non c&#8217;\u00e8 alcun merito nell&#8217;essere santi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Posso sbagliarmi, ma penso di no.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che non c&#8217;\u00e8 merito.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Che non c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E non c&#8217;\u00e8 alcuna colpa nell&#8217;agire da criminali?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 naturale pensare che ci sia, e forse \u00e8 anche giusto. Bisogna crederlo, per avere la forza di andare avanti. E per poter sanzionare, con buona coscienza, le azioni criminali. Ma a ben guardare, secondo me, non c&#8217;\u00e8 alcuna colpa.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 libert\u00e0?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 libert\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Aspetta. Arrivati a questo punto, sento che mi manca il fiato; ho bisogno di raccogliere le idee. Mi sembra di essere giunta sulla cima di una montagna altissima, ove scarseggia l&#8217;ossigeno.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Vedo perfettamente la seriet\u00e0 del problema e la gravit\u00e0 delle sue implicazioni pratiche: tutte le idee correnti sul premio e sul castigo vengono a cadere. Tra l&#8217;altro, sul concetto di libert\u00e0 poggiano non solo tutte le legislazioni, ma anche tutte le religioni. Niente libert\u00e0, e allora niente Paradiso e niente Inferno. Niente peccato, niente di niente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Mi fai venire le vertigini.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ti prometto che ci ritorneremo sopra, se vorrai, una delle prossime notti. Ne abbiamo ancora, di notti stellate come questa, che ci attendono.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma ora le tue parole mi fanno considerare anche questo meraviglioso sfolgor\u00eco di stelle sotto una luce diversa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Meno rassicurante?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Meno poetico?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Resta sempre indicibilmente bello. Ma ora mi fa un po&#8217; l&#8217;impressione di una bellezza fredda, impassibile.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Leopardi?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Anche, certo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Pure, proprio il contrasto fra la bellezza della natura e la sua potenziale crudelt\u00e0 ha ispirato alcuni fra i versi pi\u00f9 belli della poesia universale.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Come al tuo amato Virgilio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per favore, recitamene qualche verso. Ho bisogno di rinfrancarmi, di rimettermi in pace con Fomalhaut e con tutti quei Soli che brillano lass\u00f9, e che forse altri occhi &#8211; non umani, n\u00e9 terrestri &#8211; stanno ora ammirando, chiss\u00e0 dove, nello spazio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: <em>Tempus erat, quo prima quies mortalibus aegris<\/em><\/p>\n<p><em>Incipit et dono divom gratissima serpit&#8230;<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Questi versi hanno una musicalit\u00e0, una dolcezza straordinarie. Li ho gi\u00e0 sentiti&#8230; me li traduci?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 l&#8217;ultima notte di Trioa, nel canto secondo dell&#8217;<em>Eneide.<\/em> Dopo nove anni di guerra, per la prima volta i Troiani dormono sollevati, sereni. Non sanno che i Greci stanno per prendere la citt\u00e0, col tradimento.<\/p>\n<p><em>Era l&#8217;ora in cui il primo riposo giunge ai mortali affannati<\/em><\/p>\n<p><em>E scende quale dono dolcissimo degli dei&#8230;<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Com&#8217;\u00e8 bello, non ci sono parole.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Oppure questo, proprio dall&#8217;<em>incipit<\/em> del secondo canto:<\/p>\n<p><em>&#8230; et iam nox umida caelo<\/em><\/p>\n<p><em>praecipitat suadentque cadentia sidera somnos.<\/em><\/p>\n<p>Questa volta siamo nella reggia di Didone, a Cartagine. La sventurata regina, gi\u00e0 innamorata di Enea, lo prega di raccontare le sue dolorose vicissitudini; e l&#8217;eroe, circondato dal silenzio generale, comincia:<\/p>\n<p><em>&#8230; e gi\u00e0 scorre nel cielo l&#8217;umida notte,<\/em><\/p>\n<p><em>le stelle, tramontando, invitano al sonno.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che peccato aver trascurato il latino, dopo il liceo! Adesso lo rimpiango. Ma&#8230; hai voglia di riprendere la nostra discussione?<\/p>\n<p><strong>ALEESSIO<\/strong>: Certo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non ti sto spremendo un po&#8217; troppo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non devi pensarlo. Al contrario.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Davvero?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per\u00f2, sei strano.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sembra quasi che non t&#8217;importi niente di nessuno, e ora fai le ore piccole a ragionare di filosofia, rinunciando al sonno. Su richiesta di una seccatrice, che oltretutto conosci cos\u00ec poco.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Seccarmi, tu?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Di&#8217; la verit\u00e0, cosa pensi di me?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: La verit\u00e0?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sinceramente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Disse Pilato a Ges\u00f9 Cristo: &quot;Che cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0?&quot;. Vangelo di Giovanni, capitolo diciottesimo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E non adottare la tattica dell&#8217;impermeabile.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Di scherzare e sviare il discorso.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Appunto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma perch\u00e9 lo vuoi sapere? Nemmeno tu dai l&#8217;impressione di curarti troppo di quel che gli altri pensano di te.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dipende da chi sono gli altri.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Bene. Ti faccio una proposta. Concludiamo il nostro ragionamento, e poi daremo la stura alle nostre confessioni personali.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: <em>Dulcis in fundo<\/em>?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: <em>Dulcis in fundo.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ci sto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Parlavamo della libert\u00e0 e del determinismo. A una tua domanda precisa, sono saltato direttamente alle conclusioni, anzi a una mia personalissima conclusione; e ho negato che la libert\u00e0 sia qualcosa di pi\u00f9 di una vuota parola, <em>flatus voci.<\/em> La qual cosa ti ha fatto una penosa impressione, probabilmente ti \u00e8 parsa una filosofia disperata.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: A dire il vero, questa filosofia da disperati mal si concilia con l&#8217;idea che mi sono fatta di te. Mi sembri una persona energica, capace di lottare, all&#8217;occorrenza, per le cose in cui credi. Sarebbe tutto illusorio? Se fosse cos\u00ec, la vita sarebbe una ben misera farsa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: La verit\u00e0 va ricerca indipendentemente dalle conseguenze etiche, pi\u00f9 o meno simpatiche, che ne possono derivare. Non c&#8217;\u00e8 un errore pi\u00f9 grande che voler far coincidere la realt\u00e0 coi propri desideri. E, oltre a questo, il pessimismo della ragione non esclude un ottimismo della volont\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Cio\u00e8?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Tu puoi anche essere convinto che ogni cosa \u00e8 dominata dalle leggi della materia, che ogni scelta \u00e8 illusoria; e tuttavia sentire l&#8217;esigenza morale di impegnarti, di agire come se cos\u00ec non fosse.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 dovrei?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Semplicemente perch\u00e9 questo ci aiuta a vivere; ci d\u00e0 la sensazione di avere uno scopo, il che \u00e8 essenziale.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non posso credere che tu lo pensi veramente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per esempio, perch\u00e9 quando abbiamo fatto sosta a Citt\u00e0 del Capo, ti ho visto adoperarti coi poliziotti che volevano arrestare quel negro ubriaco che ci infastidiva. Perch\u00e9 lasciassero perdere.<\/p>\n<p>ALESSIO: E con ci\u00f2?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Forse, se tu non avessi agito cos\u00ec, lo avrebbero picchiato o portato in questura. Dunque, noi possiamo agire sulla realt\u00e0 e modificarla: e tu non la pensi diversamente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Se ho agito cos\u00ec, c&#8217;erano delle ragioni che mi hanno spinto a farlo: e quelle ragioni hanno deciso per me.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Parrebbe, dunque, che siamo solo delle marionette.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 probabile che lo siamo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Probabile?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Certo, io non ho la sicurezza del prete, che ti dice: &quot;L&#8217;uomo \u00e8 libero; dunque, se pecca, andr\u00e0 all&#8217;inferno&quot;. N\u00e9 quella del giudice, che ti dice: &quot;L&#8217;uomo \u00e8 libero. Dunque, se infrange la legge, verr\u00e0 punito&quot;. Invidio le loro certezze. A me, nessun Dio le ha sussurrate all&#8217;orecchio, nessun codice me ne ha persuaso.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;uomo, allora?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Un poveraccio. Due volte poveraccio, perch\u00e9 non lo sa e, magari, si crede una specie di piccolo padreterno.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dunque, tornando al nostro assunto iniziale: l&#8217;universo \u00e8 disordine e l&#8217;uomo vi \u00e8 capitato assolutamente per caso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Cos\u00ec credo. Tuttavia, ti ricordi la definizione che abbiamo dato di &quot;ordine&quot;?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec: Pi\u00f9 o meno questa: &quot;una disposizione armonica e razionale di qualcosa nello spazio e nel tempo, misurabile in termini pratici o ideali o matematici&quot;.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Molto bene. E quella di disordine?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: In natura, il disordine \u00e8 un processo: un passaggio graduale dall&#8217;ordine al disordine, cio\u00e8 da un sistema armonico e razionale verso uno disarmonico e irrazionale.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Vedo che ricordi perfettamente quanto avevamo detto a proposito. Benissimo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Tuttavia &#8211; posso interromperti? &#8211; la vita a me pare qualcosa di armonico e razionale, cio\u00e8 di ordinato. E la mente umana mi pare, anch&#8217;essa, un qualcosa di ordinato. Questo, come lo spieghi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Se l&#8217;universo \u00e8 disordinato &#8211; e, in natura, tutto \u00e8 un crescente disordine &#8211; la vita e la stessa mente non possono essere che figlie di quel disordine. Ora, una mente disordinata non potrebbe in alcun modo percepire se stessa come tale, n\u00e9 il mondo come disordinato.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma l&#8217;ordine pu\u00f2 essere prodotto dal disordine?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ti risponder\u00f2 con un&#8217;altra domanda. Una scimmia, battendo a caso i tasti di una macchina da scrivere, pu\u00f2 comporre una terzina a caso della <em>Divina Commedia<\/em>?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sicura?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sarebbe un evento estremamente improbabile.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma possibile?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Teoricamente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Teoricamente s\u00ec?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Teoricamente s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Auff! Sei un osso duro, Sabina.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Cos\u00ec dicono.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E quella scimmietta, pur battendo i tasti a casaccio, potrebbe comporre una brevissima parola? Una parola di tre lettere, come &quot;uva&quot;?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Questo sarebbe gi\u00e0 un evento pi\u00f9 probabile.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Forse, allora, hai gi\u00e0 risposto alla domanda che mi avevi posto: se l&#8217;ordine possa nascere dal disordine.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma il passaggio dalla pi\u00f9 complessa molecola inorganica alla pi\u00f9 semplice molecola organica \u00e8 un evento infinitamente pi\u00f9 improbabile dell&#8217;esempio che mi hai fatto ora.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: A me basta aver mostrato la sua possibilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Teorica.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Teorica. Per\u00f2, considera i milioni di anni che ha avuto a disposizione la natura, per provare e riprovare.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Troppo pochi, secondo i biologi. Se non \u00e8 stata una volont\u00e0 intenzionale, \u00e8 stato praticamente un miracolo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Cos&#8217;\u00e8 un miracolo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ho l&#8217;impressione che me lo dirai tu.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 una parola priva di significato.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ancor meno di &quot;libert\u00e0&quot;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ancor meno, se fosse possibile.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E allora dimmelo tu, cos&#8217;\u00e8 stata la comparsa della vita sulla Terra.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Un caso.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma non avevamo detto che noi chiamiamo &quot;caso&quot; quella causa necessaria e naturale che non siamo in grado di prevedere?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Appunto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dunque?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dunque, la comparsa della vita e la formazione del cervello umano sono il frutto di un meccanismo naturale, che si \u00e8 messo in moto a partire da un evento improbabile, ma perfettamente naturale e tale da potersi effettivamente verificare in qualsiasi momento.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E questo ti basta? Cio\u00e8, sei appagato da una tale conclusione?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Come?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ho detto: no.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Questa volta mi hai proprio spiazzata. Ero convinta, invece, che avresti risposto di s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Delusa?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, solo meravigliata. Ma allora, perch\u00e9&#8230;? Non capisco.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9 ho dato una tale definizione della vita e del cervello umano? Per una buona ragione, la migliore possibile: perch\u00e9 non mi riesce di trovarne una pi\u00f9 soddisfacente. Anzi, per parlare propriamente: non mi riesce di trovarne una meno insoddisfacente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Vedo&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Che cosa dovrei fare: scomodare un <em>deus ex machina<\/em> che interviene con la bacchetta magica, che crea la vita e la mente umana come &quot;coronamento&quot; di un suo non meglio precisato piano o disegno? Tanto varrebbe credere ai miracoli.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Io penso che credere in qualcosa &#8211; che sia la materia o il caso o Dio o quello che vuoi &#8211; sia un po&#8217; sempre scommettere.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Pu\u00f2 darsi. Ma allora, tanto vale scommettere sul pi\u00f9 probabile degli eventi. O, se preferisci, sul meno improbabile.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ascolta. Tu affermi che la vita si \u00e8 prodotta da s\u00e9, senza una causa e senza un fine&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ti correggo: senza un fine, ma per delle cause precise.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Hai ragione; volevo dire: senza una causa esterna ad essa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora va bene.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma guardando lo spettacolo del mare sereno e della notte stellata; pensando alle stagioni, alla luce del sole, e al suo calore benefico; all&#8217;atmosfera che avvolge il nostro pianeta e che ci protegge dalla radiazione ultravioletta, dalla caduta dei meteoriti, e che consente la respirazione dei viventi&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Al profumo dei fiori, in primavera.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sissignore, al profumo dei fiori&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: &#8230;come faccio a negare che la vita esprima un evidente disegno benefico, una finalit\u00e0 ben precisa?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Come fai?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma il profumo dei fiori, mia cara, non \u00e8 stato &quot;inventato&quot; dalla natura per noi umani. Lo sai bene. \u00c8 stato &quot;inventato&quot; per gli insetti che li devono impollinare, cos\u00ec come i loro splendidi colori.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E tuttavia, per noi \u00e8 gradevole.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Siamo stati semplicemente fortunati. Perch\u00e9 i nostri gusti in fatto di odori collimano con quelli delle api e dei calabroni. Se questi ultimi apprezzassero gli stessi odori che piacciono, ad esempio, ai cani, per noi camminare attraverso un bel prato fiorito sarebbe alquanto penoso: dovremmo turarci il naso per il fetore.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E anche questo, \u00e8 solo un caso?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Un evento. Niente fiori, niente insetti. Niente insetti, niente profumo. Noi esseri umani annusiamo quel profumo a scrocco. Quanto all&#8217;atmosfera che ci protegge da spiacevoli &quot;bombardamenti&quot; celesti, tu sai benissimo come si \u00e8 formata. L&#8217;uomo non c&#8217;entra affatto: \u00e8 comparso milioni di anni dopo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma l&#8217;atmosfera ha creato le condizioni favorevoli.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Questo \u00e8 un modo di ragionare che ricava le conseguenze <em>a posteriori<\/em>, scambiando determinati eventi per delle cause di qualche cosa. Pezze d&#8217;appoggio per un finalismo a buon mercato.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Nei sei certo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Come del fatto che, quando i nostri corpi marciranno nella terra, non sar\u00e0 per offrire un banchetto ai signori vermi. I vermi si auto-inviteranno e mangeranno a sbafo: ecco tutto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 sei cos\u00ec ostile al finalismo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9 \u00e8 un ragionare da bambini.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E questo \u00e8 male?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Quando si \u00e8 bambini, no.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E quando si \u00e8 adulti?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 ridicolo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ricordi quella frase di san Paolo? Come fa&#8230;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: &quot;Quando ero bambino, ragionavo da bambino. Ma ora che sono uomo, ho smesso le cose da bambini.&quot;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma perch\u00e9 il finalismo \u00e8 infantile?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: &quot;Dimmi, pap\u00e0 &#8211; chiede il bambino &#8211; perch\u00e9 le palme sono tanto alte?&quot;. E lui: &quot;Ma \u00e8 evidente, figlio mio: perch\u00e9 le giraffe possano mangiarne le foglie.&quot;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Simpatica.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Aspetta, non \u00e8 finita. Il bambino ci pensa un po&#8217; su, e poi ricomincia: &quot;Ma pap\u00e0, non era pi\u00f9 semplice che Dio facesse le palme basse?&quot;. &quot;Ma caro &#8211; risponde il padre &#8211; \u00e8 evidente che Dio ha fatto le palme alte perch\u00e9 altrimenti le giraffe, col loro lungo collo, come avrebbero fatto a brucare le palme cos\u00ec basse? Avrebbero dovuto mettersi ogni volta in ginocchio, non ti pare?&quot;. Ecco, questo \u00e8 il finalismo. E per molti secoli ha pesato sulla ricerca scientifica, inceppandola, sotto la forma dell&#8217;aristotelismo dogmatico.<\/p>\n<p>SABINA: Il che manda su tutte le furie l&#8217;illuminista che \u00e8 in te.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Un po&#8217;.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma l&#8217;illuminismo non \u00e8 figlio del razionalismo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sento che stai tendendo qualche trappola.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Lo \u00e8 o non lo \u00e8?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec, lo \u00e8.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E non abbiamo detto che il razionalismo metafisico \u00e8 il fratello siamese del razionalismo materialistico?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora la vedo. S\u00ec; ma non \u00e8 scacco matto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Allora tu sei quasi fratello di quello spiritualismo finalistico che tanto detesti!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma non lo sapevi che noi odiamo il nostro simile? Il diverso, al massimo lo disprezziamo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ed \u00e8 proprio questa somiglianza che ti esaspera.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Adesso cercherai di farmi passare per un prete alla rovescia. No, te l&#8217;ho gi\u00e0 detto prima. Io ho la coscienza chiara e distinta dell&#8217;enorme complessit\u00e0 dei problemi. So di poter sbagliare, so che forse sbaglio. Ma \u00e8 preferibile sbagliare cercando la verit\u00e0, anche se essa \u00e8 sgradevole, che non inventarsi dei miti consolator\u00ee.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per esempio?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Che l&#8217;universo sia un luogo ospitale e quindi, verosimilmente, creato da una mano amorevole. No, Sabina, l&#8217;universo \u00e8 un luogo maledettamente inospitale per qualunque forma di vita. Ovunque vediamo che il vivente \u00e8 minacciato dal non vivente (oltre che dal vivente stesso); ovunque il disordine sempre pi\u00f9 caotico reclama i suoi diritti.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma allora, che scopo ha la vita umana?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dammi prima una definizione di scopo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dico &quot;scopo&quot;, vediamo&#8230;; dico &quot;scopo&quot; ci\u00f2 verso cui si tende, a cui si indirizzano i propri sforzi. Scopo \u00e8 ci\u00f2 che si vuole raggiungere in virt\u00f9 di mezzi adeguati.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora, mi sembra che la vita in generale &#8211; e la vita umana in particolare &#8211; non vogliano raggiungere proprio nulla, semplicemente perch\u00e9 non hanno alcunch\u00e8 da raggiungere. Esistono, e basta. Domani non esisteranno pi\u00f9. E tutto continuer\u00e0 come prima.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Senza una mente che osservi e interroghi la materia?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Senza che le palme debbano essere alte per farsi mangiare le foglie dalle giraffe.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: D&#8217;accordo. Ma sar\u00e0 proprio cos\u00ec?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non lo so, naturalmente. Quando non vi sar\u00e0 pi\u00f9 alcuna mente nell&#8217;universo, chi lo sa cosa ne sar\u00e0 delle galassie e delle nebulose? Io credo che continueranno a esistere altrettanto bene senza di noi. Ma \u00e8 chiaro che si tratta di una semplice congettura. Inevitabile, d&#8217;altra parte: poich\u00e9 la mente pensa sempre per immagini. Siamo fatti cos\u00ec. Un pensiero puramente astratto, cio\u00e8 veramente privo di contenuti tratti dall&#8217;esperienza visiva, non esiste.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Alessio, il grande demolitore.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Oh, tu non ci crederai, ma ho dei limiti anch&#8217;io. Si d\u00e0 il caso che, in natura, nulla si distrugge. Sono i finalisti che devono postulare una distruzione finale, una resa dei conti cosmica che giustifichi l&#8217;universo. E questo per aver voluto porre delle m\u00e8te alla materia; anche se lei, poveretta, veramente non sa che farsene. Lei sta benissimo anche cos\u00ec, e si meraviglierebbe non poco se qualcuno di codesti preti travestiti da filosofi le dicesse: &quot;Cara signora, ma davvero lei \u00e8 esistita per tutto questo tempo senza sapere che deve tendere verso il suo fine?&quot;. Eh s\u00ec, la vecchia signora si gratterebbe per un bel po&#8217; la testa, e poi direbbe: &quot;Davvero? Che peccato non averlo saputo prima! Cos\u00ec avrei potuto dare uno scopo al mio esistere. Dev&#8217;essere bello avere uno scopo. Di certo fa sentire importanti e affaccendati. Perch\u00e9 le persone serie sono sempre molto, molto affaccendate. Solo i vagabondi e gli anarchici non hanno mai fretta, bighellonano qua e l\u00e0 in maniera veramente sconveniente. Sconveniente e deplorevole. Qualche volta siedono perfino sulle panchine pubbliche, fischiettando, e guardano in aria. Inaudito!&quot;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Certo mi hai messo in crisi. Ma in realt\u00e0, tanto sicura del finalismo non lo sono mai stata neppure io. Dunque, concludendo, nessuno scopo per noi poveri umani, quaggi\u00f9?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Al contrario.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Oh, senti! Questa proprio non me l&#8217;aspettavo. Ma&#8230; vuoi rimettere tutto daccapo in discussione? Non dirmi che ora vorresti esaminare di nuovo l&#8217;intera questione dal punto di vista opposto, per poi confrontare le due ipotesi e solo allora tirare le conclusioni, come si faceva nelle dispute scolastiche delle universit\u00e0 medioevali.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non sar\u00f2 crudele fino a questo punto, rassicurati.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E allora&#8230;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dicendo che anche per noi c&#8217;\u00e8 uno scopo, dopotutto, non voglio affatto sostenere che anche noi abbiamo uno scopo, ma che dobbiamo darcelo da noi stessi: cosa ben differente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Continua, ti prego.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Esistere senza uno scopo \u00e8 atroce. Solo la materia inorganica pu\u00f2 sopportarlo, per la buona ragione che non lo sa. Ma noi, noi lo sappiamo. \u00c8 la nostra croce, la nostra piaga nella carne. Niente scopo, niente obiettivo. Niente obiettivo, niente cambiamento. Niente cambiamento, niente speranza. Devo continuare?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, per favore.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Niente speranza, niente vita. Cio\u00e8, vivere senza sperare \u00e8 puramente e semplicemente impossibile. L&#8217;uomo \u00e8 un animale che si nutre essenzialmente di speranza.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Anche tu?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Come tutti.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Anche sapendo che non c&#8217;\u00e8 nulla da sperare? Perch\u00e9 queste erano, mi sembra, le premesse.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sempre. L&#8217;uomo deve sempre sperare, ne ha bisogno come del respiro. Anche nel carcere pi\u00f9 tetro, anche sotto le bombe, anche senza le braccia, le gambe, gli occhi. Anche davanti alla morte. Sperare nel paradiso, magari. O nella rivoluzione, o nella gloria postuma, o nella fine del proprio soffrire. Sperare in un oggetto qualunque; e perfino senza un oggetto definito.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sicch\u00e9, non esistono uomini veramente disperati?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: La disperazione \u00e8 come la febbre. Se \u00e8 alta dura poco, se dura a lungo vuol dire che \u00e8 bassa. Cio\u00e8 una disperazione parziale, tutto sommato piacevole. In attesa di qualcosa di meglio: ancora la speranza.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E tu, Alessio, in che cosa speri?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 una bella domanda. Talmente bella che vorrei sapere cosa rispondere.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma tu lo sai.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Lo credi veramente?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ne sono certa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Allora dimmelo tu.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Speri di poter dare un senso alla vita.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ah, questo s\u00ec; per\u00f2 mi hai rubato il gran finale.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Speri di trovarlo. Per te e per tutti gli altri. Ma non sai bene dove cercarlo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E dove dovrei cercarlo? Tu sapresti dirmelo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non ce n&#8217;\u00e8 bisogno.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e8, secondo me, l&#8217;hai gi\u00e0 trovato.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Questo s\u00ec che \u00e8 un colpo basso! Ma continua. La cosa mi intriga moltissimo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Una volta mi \u00e8 capitato di smarrire l&#8217;orologio. Non sto scherzando, \u00e8 un ricordo vero. Ero disperata, perch\u00e9 quell&#8217;orologio rappresentava un caro ricordo. L&#8217;ho cercato dappertutto. Ho buttato la casa sottosopra. Non potevo darmi pace d&#8217;averlo perduto&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E alla fine lo ritrovasti?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Lo trovai.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dove si era ficcato?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: In nessun posto. Lo avevo al polso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E anch&#8217;io ho lo scopo in mano, mentre lo cerco dappertutto?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Credo di s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Allora, suggeriscimi meglio dove cercare.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non serve. Devi solo abbassare lo sguardo, e lo vedrai. Era l\u00ec da sempre, fin dal principio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Adesso non mi tirerai fuori Dio.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, un colpo basso alla volta. Niente Dio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Via, non tenermi oltre sulla corda.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sei tu.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: &#8230;?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Lo scopo. Sei tu.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma il problema, per quelli che la pensano come me, \u00e8 proprio il fatto che la vita non sembra avere alcuno scopo precostituito &#8211; ci\u00f2 presupporrebbe comunque un fine -, quindi siamo noi a doverglielo dare.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Un valore \u00e8 anche uno scopo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec&#8230; credo di s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E se io affermo che la vita \u00e8 un valore?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Un valore in se stessa? Un valore infuso all&#8217;atto della nascita, come i cattolici dicono che avvenga dell&#8217;anima individuale?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: I cattolici dicono all&#8217;atto del concepimento.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Cio\u00e8, un valore indipendente da quel che ciascuna singola vita sar\u00e0? Un valore <em>a priori<\/em>, un valore eterno e immutabile, come le Idee platoniche?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Allora devi prima dimostrarlo, e non solamente <em>porlo.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ci prover\u00f2. Ma non approfittarti del fatto che \u00e8 la prima volta che cerco di argomentare una tesi filosofica. Devi avere pazienza, e confutarmi se ti sembra che sbagli. Per\u00f2 non tendermi trabocchetti.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Mai, mai. Lo prometto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ora ti dir\u00f2 quello in cui credo. Credo in questa meravigliosa, incantevole notte stellata, come non ne avevo viste mai, e che mi rester\u00e0 per sempre nel cuore. Credo in questa brezza vivificante, che mi accarezza la pelle e mi d\u00e0 brividi deliziosi di salute e di giovinezza. Credo in questo mare immenso, sconfinato, che oggi \u00e8 tranquillo come un lago e domani si gonfier\u00e0 in cavalloni spaventosi. Credo in Fomalhaut, credo nella Via Lattea, credo nei delfini che, stamattina, saltavano e danzavano accompagnando la nostra nave, e ci lanciavano piccoli gridi di saluto. Credo nel Grande Signore del Sud, che ci aspetta laggi\u00f9 nel buio, da qualche parte, immergendo nelle onde la sua bianca fronte turrita di ghiaccio scintillante&#8230; Devo continuare?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Te ne prego.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Credo nella sensazione di benessere, di pace, di perfetta felicit\u00e0 che provo in questo momento. Credo in un tizio che ha fatto della disperazione la sua filosofia, ma che non si d\u00e0 e non si dar\u00e0 mai per vinto, che continuer\u00e0 a lottare, a cercare, a sperare, anche se non lo sa&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dunque, siamo gi\u00e0 arrivati al <em>dulcis in fundo?<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, ma ci stiamo arrivando.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Veramente non amo ragionare in termini personalistici&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Stai tranquillo, era solo un esempio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Per arrivare dove?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: All&#8217;idea di valore. Per te la vita \u00e8 un fatto, un evento; per me, un valore. La differenza \u00e8 che il fatto \u00e8 indifferente, mentre il valore &quot;importa&quot; allo spirito umano. Sei d&#8217;accordo con questa affermazione?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E ritieni che la vita sia un valore?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, un fatto, come hai detto prima.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dunque la vita ti \u00e8 indifferente?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Vedo un punto debole nel tuo ragionamento. No, nessun trabocchetto. Tu hai accettato di definire &quot;valore&quot; la Vita in se stessa, in quanto vita, cio\u00e8 indipendentemente da quel che sar\u00e0 questa singola vita di questo singolo essere. Ricordi?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Dicemmo: &quot;la vita come valore <em>a priori<\/em>, analogamente all&#8217;Idea di Platone.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Allora, rispondo alla tua domanda: la Vita come valore <em>a priori<\/em> mi \u00e8 indifferente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E la singola vita del singolo essere? La tua, per esempio?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Come potrebbe essermi indifferente?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Allora, per te \u00e8 un valore. Abbiamo detto che il valore importa allo spirito umano.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Io, per\u00f2, non sono lo spirito umano. Sono <em>uno<\/em> spirito umano.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E cosa intendi per &quot;spirito umano&quot;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Il pensiero in astratto. La facolt\u00e0 del pensare.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Il Pensiero come un&#8217;Idea platonica?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora sei tu che mi tendi un trabocchetto. Se io rispondo di s\u00ec, tu mi dirai: &quot;Ma caro amico, voi materialisti non potete pensare altro che la materia. Non potete pensare il pensiero come separato e indipendente dalla materia. Questo \u00e8 un lusso che possiamo prenderci solamente noi spiritualisti, noi finalisti.&quot;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E allora, cosa mi rispondi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Che il pensiero come facolt\u00e0 astratta \u00e8 una semplice convenzione, per\u00f2 una convenzione necessaria. Senza codeste convenzioni, ragionare cos\u00ec in astratto, come stiamo facendo noi ora, sarebbe semplicemente impossibile.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E sia. Allora, riformulo la domanda che ti avevo posto: la tua singola vita ti importa perch\u00e9 \u00e8 la Vita in s\u00e9 stessa, o perch\u00e9 \u00e8 la tua vita particolare?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9 \u00e8 la mia vita particolare, e anche perch\u00e9 godo di tutta una serie di fortunate circostanze.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Potresti chiarirmi meglio ci\u00f2 che intendi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Voglio dire semplicemente che sono fortunato perch\u00e9 ho una casa, un lavoro, un corpo sano, un&#8217;intelligenza normale; perch\u00e9 possiedo tutti i miei quarantasei cromosomi. Insomma, le mie cellule fanno discretamente il loro bravo dovere.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma se cos\u00ec non fosse&#8230;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Se il caso mi avesse voluto destinare un cromosoma di troppo, sarei nato affetto da mongolismo. E, in quel caso, non avrei avuto neanche la possibilit\u00e0 di chiedermi se la mia vita costituisca un valore oppure no. Ti pare?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dunque tu pensi che non tutte le vite siano un valore.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non tutte.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Come mai? Voglio dire: come lo giustifichi filosoficamente?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Il disordine. L&#8217;aumento di entropia nei processi irreversibili. Il fottuto secondo principio della termodinamica. L&#8217;universo \u00e8 disordine, e noi possiamo soltanto prendere atto delle conseguenze. I finalisti, invece, che spiegano tutto con una qualche forma di provvidenza camuffata, sono costretti a vederla far cilecca un po&#8217; troppo spesso. Come dire che al mondo c&#8217;\u00e8 troppa entropia, troppo disordine per poter ragionevolmente parlare di un universo ordinato.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: O, per dirla con Leibniz, del &quot;migliore dei mondi possibili&quot;.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0. Figuriamoci se ci fosse toccato in sorte il peggiore! Sai quanti morti provoc\u00f2 l&#8217;esplosione del vulcano Krakatoa, nel 1883? O il terremoto di Messina del 1908? O la peste nera del 1348 in tutta Europa?<\/p>\n<p>SABINA: S\u00ec, questi indubbiamente sono fatti. Ma si possono interpretare in diverse maniere.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Certo. I finalisti cercheranno di minimizzarli. Devono fare cos\u00ec per forza: ridurli alle trascurabili dimensioni di semplici incidenti di percorso. Per non guastare la &quot;perfezione&quot; dell&#8217;insieme.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E i materialisti?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Le mettono nel conto degli imprevisti di un universo senza alcun fine. Adesso, per\u00f2, attendo da te che mi dimostri che la vita ha un valore in s\u00e9 stessa.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Gi\u00e0. E, veramente, comincio un po&#8217; a chiedermi se non mi sono per caso avventurata, con giovanile entusiasmo, in un&#8217;impresa troppo ardua per le mie forze. Comunque, ci prover\u00f2 lo stesso. Sai, la tua parte \u00e8 molto pi\u00f9 facile. Tu devi solo distruggere, io tento di costruire.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 vero, \u00e8 pi\u00f9 difficile. Ed \u00e8 per questo che ti ammiro. Affronti con coraggio un avversario pi\u00f9 forte di te &#8211; non me, s&#8217;intende, bens\u00ec il materialismo &#8211; per puro senso del dovere. Mi ricordi Ettore che va incontro al duello fatale con Achille, per amore e senso di protezione dei suoi cari, della sua amata patria.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Piuttosto, dovrei ricordarti Pentesilea. Decisamente, voi uomini pensate troppo al maschile.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: La regina delle Amazzoni, che cade combattendo eroicamente per la difesa di Troia.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Comunque, mi sopravvaluti. A parte una certa simpatia per le Amazzoni, cos\u00ec libere e cos\u00ec coraggiose, io non ho una particolare causa cui desidero immolarmi. E, come dicevo, non ho neppure una particolare consonanza col finalismo, tanto meno con lo spiritualismo in tutte le sue varie forme e travestimenti. Vorrei piuttosto cercare se non vi sia un modo di spiegare positivamente questo amore per la vita, &quot;che ti senti qui, proprio qui &#8211; scriveva Pirandello (in <em>Non si sa come<\/em>), come un nodo nella gola &#8211; il gusto della vita!&quot;.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Anche questo, se permetti, mi sembra un modo di procedere tipicamente finalistico. Prima &quot;poni&quot; un determinato valore; poi cerche di &quot;spiegarlo&quot; a partire dal tacito presupposto che, dal momento che c&#8217;\u00e8, deve anche avere una direzione e uno scopo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Pu\u00f2 darsi, ma ora lasciami provare. Tu dici che la vita non ha una direzione, non ha un fine, come del resto l&#8217;intero universo. Non ha scopo, se vogliamo usare un&#8217;espressione presa dal linguaggio comune &#8211; per quanto imprecisa. Giusto?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Tra parentesi, mi pare che ci\u00f2 assomigli molto a ci\u00f2 che dice Nietzsche del nichilismo. Spesso \u00e8 la delusione del cristianesimo che genera questo pessimismo radicale: di quanto ci si \u00e8 illusi circa il senso della vita nella prospettiva finalistica promossa dal cristianesimo, di tanto si \u00e8 poi sommersi dalla delusione, quando si tocca con mano la fallacia di quelle promesse. Scommetto che tu hai cercato di credere in Dio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 merito della tua perspicacia psicologica o di una deduzione per analogia con la critica nietzschiana al nichilismo? In ogni caso, ammiro la tua acutezza e rispondo di s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E sei rimasto deluso?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ovviamente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 avevi puntato troppo in alto?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Comunque, per essere una biologa poco versata in filosofia, vedo che il pensiero di Nietzsche lo conosci abbastanza.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 la lettura dello <em>Zarathustra<\/em> \u00e8 affascinante. Un&#8217;opera altamente poetica, oltre che speculativamente audacissima.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora mi dirai che il mio pessimismo \u00e8 conseguenza di quella delusione.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ed \u00e8 cos\u00ec?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, al contrario &#8211; credo. La mia personale delusione \u00e8 molto pi\u00f9 l&#8217;effetto e non la causa del pessimismo. E anche un po&#8217;, pensandoci bene, il contrario. Comunque, Nietzsche doveva saperlo bene: secondo me, lui per primo doveva aver cercato di credere. Hai presente quella sua poesia, <em>Al dio sconosciuto?<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, mi pare.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: <em>Io voglio conoscere Te, o sconosciuto,<\/em><\/p>\n<p><em>Te che ami ghermirmi profondamente l&#8217;anima,<\/em><\/p>\n<p><em>Te che la mia vita sconvolgi come fa la bufera,<\/em><\/p>\n<p><em>Te, inafferrabile e a me cos\u00ec affine,<\/em><\/p>\n<p><em>Te io voglio conoscere e servire.<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA:<\/strong> Questi versi sono di Nietzsche? Che strano, sono cos\u00ec lontani dall&#8217;immagine che solitamente abbiamo di lui.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Be&#8217;, se per te va bene, chiudiamo la parentesi nietzschiana.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: D&#8217;accordo. Stavo dicendo che, per te, la vita in genere non ha scopo, essendo parte casuale di un universo senza scopo; e neanche la vita dei singoli esseri, sia perch\u00e9 priva di libert\u00e0, sia perch\u00e9 insidiata nella sua stessa dignit\u00e0 da forze ostili troppo pi\u00f9 potenti di essa. Ho riassunto bene?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Bene.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E tuttavia, nonostante tutto questo e a dispetto di ogni logica, sentiamo che la nostra vita c&#8217;importa. Che essa \u00e8, almeno a determinate condizioni &#8211; prima fra tutte, quella di avere giusto quarantasei cromosomi &#8211; un valore.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ed \u00e8 solo la nostra vilt\u00e0 a farcene essere cos\u00ec affamati? Solo il fatto che sappiamo d&#8217;averne una sola? (Tralascio per ora, da buon materialista, l&#8217;ipotesi reincarnazionsita). Io non credo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 conosco persone coraggiose, che non hanno paura della morte. Che non vivono solo perch\u00e9 hanno troppa paura per suicidarsi. Persone che soffrono, vedendo gli altri soffrire; ma che, quanto a s\u00e9 stesse, non si lamentano neanche davanti alle prove pi\u00f9 dure. Dunque, la ragione di questo <em>amor fati,<\/em> di questo attaccamento alla vita, dev&#8217;essere qualcosa di diverso dalla semplice paura.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Che cosa, allora?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: L&#8217;odio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Questa, poi&#8230;!<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong> L&#8217;odio, te lo ripeto. Come dice cos\u00ec bene Victor Hugo. &quot;Si odia. Bisogna pur fare qualche cosa&quot;, parlando di Barkilphedro, il &quot;cattivo&quot; del suo romanzo <em>L&#8217;uomo che ride.<\/em><\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Odio per cosa?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per tutto. In primo luogo, per la vita. Solo chi sa odiare con tutto s\u00e9 stesso, pu\u00f2 anche amare cos\u00ec tanto. Noi odiamo quello che vorremmo amare. E, se vi sono persone che odiano la vita pi\u00f9 di ogni altra cosa, \u00e8 perch\u00e9 la amano troppo, e mal sopportano di vederla cos\u00ec misera e brutta, cos\u00ec squallidamente, turpemente schiava.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E che altro odiano, questo allegri cannibali?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Mi pareva che tu stessi parlando degli atei&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Appunto. Lo odiano perch\u00e9 non esiste.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sabina, decisamente sei una ragazza piena di sorprese. &quot;Lo odiano perch\u00e9 non esiste&quot;&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ti pare una ragione da poco? Io non conosco offesa pi\u00f9 atroce che Dio possa fare agli uomini, che quella di non esistere&#8230; Se esistesse, almeno lo potrebbero maledire. Avrebbero per le mani un colpevole. Invece, non esistendo, Egli li defrauda anche della miserabile, disperata soddisfazione di bestemmiarlo e di maledirlo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Spero che dei cos\u00ec buoni odiatori non si arrestino alla vita e a Dio&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Certo che no! Sono dei veri professionisti, che cosa credevi?, non dei miseri dilettanti. L&#8217;odio \u00e8 una scienza quasi altrettanto complessa della gastronomia. Ogni singolo boccone vuole il suo proprio intingolo, il suo calice particolare di vino.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Chi \u00e8 dunque il prossimo della loro lista, in ordine di odiosit\u00e0?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma se stessi, naturalmente! Che gusto c&#8217;\u00e8 a odiare con fatica qualcuno che \u00e8 lontano, o che addirittura non esiste, se non si \u00e8 capaci di odiare sino in fondo il proprio scandaloso, intollerabile <em>esserci<\/em>; che, per giunta, \u00e8 tanto indecentemente vicino, da farci sentire &#8211; giorno dopo giorno &#8211; lo sconcio puzzo della sua stessa corruzione?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Eccellente. E poi?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Gli altri, naturalmente. <em>Tutti gli altri.<\/em> Che riempiono i cessi con l&#8217;unico messaggio ai posteri di cui sono capaci, e intanto ammorbano l&#8217;aria e rubano l&#8217;ossigeno, che \u00e8 gi\u00e0 cos\u00ec scarso. Come osano?, si chiedono gli odiatori professionisti. Noi soli abbiamo il diritto di depositare la nostra fecale saggezza, concimando questo infelice pianeta sovrappopolato. Gli altri, che non riconoscono i nostri meriti straordinari, ma hanno perfino l&#8217;impudenza di reclamare dei diritti. Loro, volgo infame che \u00e8 gi\u00e0 tanto se li tolleriamo come inquilini abusivi del nostro palazzo privato&#8230; Che osano perfino dirci, sorridendo: &quot;Io e tu&quot;: come se fossero la stessa cosa! Come se fra noi e loro non vi fosse alcuna differenza! Impostori, che usurpano sfacciatamente il diritto al nostro stesso sole e alla nostra stessa aria. Si pu\u00f2 essere pi\u00f9 arroganti di cos\u00ec?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E ora, il banchetto \u00e8 completo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, no! Odiano ancora molte altre cose; tra esse, la verit\u00e0 \u00e8 forse la pi\u00f9 meritevole di tanto odio e disprezzo, di tanto accanito zelo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Che cosa rimane da odiare?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Che cosa fecero Enea e i suoi compagni, quando, sbarcati alla foce del Tevere, dopo aver mangiato tutte le loro provviste, ebbero ancora fame?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Divorarono, per cos\u00ec dire, le mense (come l&#8217;arpia Celeno aveva loro profetizzato), cio\u00e8 le focacce di grano su cui ponevano il cibo, a guisa di piatti.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E Virgilio, nella <em>Divina Commedia<\/em>, con che cosa zittisce le gole latranti di Cerbero, il cane infernale?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Con delle manciate di terra, che quello avidamente ingoia. Ma&#8230; che c&#8217;entra? Aspetta, ci sono: la fame mangia s\u00e9 stessa; si divora, per cos\u00ec dire, da s\u00e9 medesima&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dunque, allorch\u00e9 si \u00e8 odiato tutto quel che di odiabile ci sta attorno, anzi, anche s\u00e9 stessi&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: &#8230; si odia il proprio odio!<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, e credo che sia una sensazione assolutamente meravigliosa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Vuoi scherzare.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, dico sul serio. Ci si deve sentire come Sansone allorquando fece crollare le colonne del tempio, seppellendo tutti i Filistei e s\u00e9 stesso con loro. Splendido! Esaltante! Infrangere l&#8217;ultima barriera, la paura della morte; e, al tempo stesso, spazzar via i propri nemici fino al&#8217;ultimo; avere il tempo, prima di precipitare nel nulla, di vedere la maschera del terrore sui volti di tutti gli altri&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Eh, ma tu hai la vocazione del teatro drammatico, anzi, della poesia epica. Altro che scienze naturali!<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Odiare il proprio odio; sentire che tutto quell&#8217;odio ti avvelena, ti soffoca; che \u00e8 lui il responsabile della tua angoscia; e tuttavia non potere e non voler spezzare la sua catena perversa, ma prendere a odiarlo, a rispondere all&#8217;odio con l&#8217;odio. Che volutt\u00e0, che beatitudine, che estasi!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Mi par quasi di essere sazio solo a sentirti, come dopo un triste e feroce banchetto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Gi\u00e0: perch\u00e9 per odiare il proprio odio, e sprofondare cos\u00ec, sino in fondo, nella palude, senza pi\u00f9 speranza alcuna di risalire, bisogna essere dei geni o dei mostri, e magari entrambe le cose; e provare, al tempo stesso, la gioia disperata di una cattiva coscienza sempre in rivolta, di un&#8217;ultima speranza strangolata nella culla, di una possibile redenzione volontariamente e metodicamente assassinata&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Come <em>dessert<\/em> di questo inconcepibile pasto cannibalesco, spero mi offrirai la chiave di tutta quanta l&#8217;allegoria.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma Alessio, non \u00e8 affatto un&#8217;allegoria!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Vorresti dire che&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ho fatto un ritratto fedele e realistico.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Di chi o di che cosa?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Dei nichilisti fiammeggianti.Di coloro che odiano e amano la vita: che sanno perch\u00e9 la odiano, ma non capiscono perch\u00e9 la amino tanto; e la odiano perch\u00e9 la amano, pur non volendo amarla. Perci\u00f2 la amano con cattiva coscienza e la odiano con meschinit\u00e0. E intanto odiano con appetito, insaziabilmente, perch\u00e9 hanno trovato nell&#8217;odio la loro ragione di vita.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Il loro scopo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Vendicandosi allegramente della promessa mancata del finalismo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Vedo&#8230; Di&#8217; un po&#8217;, hai fatto per caso il mio ritratto?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, perch\u00e9 non ti conosco abbastanza. Ho fatto un ritratto fedele e realistico di una disposizione dello spirito, che \u00e8 sempre qualcosa di sfumato e di contraddittorio; non di una singola persona.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma perch\u00e9 lo hai fatto?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ho la sensazione che in te ci sia qualcosa del nichilista fiammeggiante. Qualcosa, ripeto. Come in molti altri e, forse, un po&#8217; anche in me stessa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0, quello che hai detto mi fa venire in mente una frase di \u00c9mile Cioran, il filosofo francese di origine romena (credo in <em>Storia e utopia<\/em>). Dice press&#8217;a poco: &quot;Impieghiamo la maggior parte delle nostre veglie nel fare a pezzi, nell&#8217;immaginazione, i nostri nemici, nello strappare loro gli occhi e le viscere, nello spremere e svuotare le loro vene, nel pestare e stritolare ogni loro organo, pur lasciando loro &#8211; per piet\u00e0 &#8211; il godimento del proprio scheletro. Fatta questa concessione, ci plachiamo e, spossati, scivoliamo nel sonno: riposo ben meritato dopo tanto accanimento e tanta pignoleria. D&#8217;altra parte, dobbiamo recuperare le forze per poter la notte seguente ricominciare l&#8217;operazione, riprendendo un lavoro che scoraggerebbe un Ercole macellaio&#8230; Il programma delle nostre notti sarebbe meno pesante se, di giorno, ci fosse concesso di dare libero corso alle nostre cattive inclinazioni. Per raggiungere non tanto la felicit\u00e0 quanto l&#8217;equilibrio, dovremmo liquidare una buona parte dei nostri simili, praticare quotidianamente il massacro sull&#8217;esempio dei nostri lontanissimi e fortunatissimi avi.&quot;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Questa volta sono in grado di superare il maestro. &quot;Non tanto fortunati, si obietter\u00e0 &#8211; scrive pi\u00f9 o meno Cioran a completamento del suo pensiero &#8211; dato che la scarsit\u00e0 demografica dell&#8217;epoca delle caverne non offriva loro molte possibilit\u00e0 di scannarsi a vicenda continuamente&quot;, e via di questo passo. Eh, Cioran, Cioran!&#8230; L&#8217;unico pensatore, che io sappia, che ha avuto l&#8217;onest\u00e0 di chiamare questo aspetto dell&#8217;animo umano con il suo vero nome: &quot;odissea del rancore&quot;. Sosteneva che il rinvio o la rinuncia all&#8217;idea di vendetta ha reso gli uomini civilizzati dei poveri isterici. L&#8217;idea del perdono, in particolare, ha avuto l&#8217;effetto di far sprofondare e soffocare nell&#8217;odio colui che non pu\u00f2 o non vuole vendicarsi. &quot;Niente rende pi\u00f9 infelici &#8211; afferma pi\u00f9 o meno &#8211; che il dovere di resistere alla propria essenza primitiva, al richiamo delle proprie origini&quot;.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Tutto avrei creduto di te, ma non che tu leggessi e amassi Cioran: e, soprattutto, che tu conoscessi cos\u00ec bene la psicologia dell&#8217;odio.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ho molte virt\u00f9, che solo pochi fortunati conoscono. Intanto, ti offro su un piatto d&#8217;argento un ottimo argomento razionale &#8211; bada, razionale! &#8211; per poter continuare a vivere il tuo odio con allegra cattiva coscienza, continuando a detestare il mondo intero.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: In cambio di che cosa?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma \u00e8 chiaro: di una triste, pretesca cattiva coscienza!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ah, grazie! Grazie tante.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non c&#8217;\u00e8 di che.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Anche Erich Fromm, comunque, sostiene &#8211; ne <em>Il cosiddetto male<\/em> &#8211; che la repressione degli istinti aggressivi dell&#8217;uomo, causata dal troppo rapido mutamento delle condizioni di vita, \u00e8 degenerata in violenza, cui l&#8217;evoluzione non ha avuto il tempo di contrapporre adeguati impulsi inibitori&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ah, \u00e8 vero.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E quale ricetta proponi ai nichilisti fiammeggianti?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Nessuna ricetta, anzi. Io direi loro di dare sfogo al proprio odio; cos\u00ec dopo, forse, se ne libereranno almeno in parte.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sai bene che non \u00e8 possibile, nelle circostanze attuali.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E allora, non resta che una sola cosa da fare.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Quale?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Qual \u00e8 la cosa che pi\u00f9 assomiglia alla violenza fisica, ma non \u00e8 sanzionata socialmente come quella; e che, inoltre, pu\u00f2 rivelarsi piacevole sia per l&#8217;aggressore che per la vittima &#8211; con tanto di scambio frequente dei ruoli?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Il sesso.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Scandalizzato?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, anche perch\u00e9 lo vedo che stai scherzando.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Credi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Con te, c&#8217;\u00e8 questo di bello: che non si capisce mai quando parli sul serio, e quando no.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Bello?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Diciamo meglio: interessante.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Semplicemente comodo &#8211; per me, s&#8217;intende. Ho l&#8217;inestimabile vantaggio di poter dire quello che penso, sapendo che non mi crederanno; oppure di dire quello che non penso, sapendo che mi crederanno.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Pure, poco fa mi hai chiesto cosa penso di te. Come si concilia questo tuo bisogno di sincerit\u00e0 con l&#8217;abitudine all&#8217;ironia? L&#8217;ironia \u00e8 una maschera, una forma di nascondimento.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Bisogno di sincerit\u00e0, da parte degli altri.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma io non credo che tu solleciti un giudizio su te stessa, al solo scopo di trarre gli altri in inganno.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Te, no.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 sei cos\u00ec franco che non avresti sentore del trucco; pensi che tutti siano diretti come te.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E non c&#8217;\u00e8 gusto a depistare un ingenuo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: \u00c8 poco sportivo; troppo facile.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora sei tu che vuoi apparire cinica.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Una maschera anche quella, ovviamente.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E la vera Sabina?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Io speravo di ricevere qualche lume da te.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: <em>Dulcis in fundo<\/em>?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: <em>Dulcis in fundo.<\/em><\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sabina \u00e8 un enigma.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Continua.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Una <em>matrjoska.<\/em> Non sai mai cosa c&#8217;\u00e8 sotto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Almeno non \u00e8 noiosa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Anzi, imprevedibile dietro quell&#8217;aria solare.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Come tu sei un tranquillo <em>desperado<\/em>.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec; ma adesso \u00e8 il mio turno d&#8217;infierire, lasciami parlare.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Agli ordini! Hai fatto il militare?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Si vede. Sergente?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Caporale. Posso proseguire?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non volevo darti del guerrafondaio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ne sono sollevato.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ti prego, continua. Far\u00f2 la brava.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Cosa ci sar\u00e0 dietro tanta impertinenza?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Una povera, fragile, piccola creatura spaventata.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Forse c&#8217;\u00e8 davvero.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Guarda: Fomalhaut sta tramontando. Come dicevi prima? <em>&quot;Et iam nox umida&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: &quot;&#8230; et iam nox umida caelo*<\/p>\n<p><em>Praecipitat suadentque cadentia sidera somnos.&quot;<\/em><\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: C&#8217;\u00e8 qualcosa di struggente nel tramonto delle stelle&#8230; Anche il mare ha assunto una trasparenza misteriosa, opalescente&#8230; Pare che il tempo si sia fermato, indugiando perplesso sul limite estremo della notte.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 un&#8217;ora strana. Troppo tardi anche per i nottambuli, troppo presto anche per gli amanti delle levatacce&#8230; Un&#8217;ora che sembra trattenere il fiato sul crinale, come se qualcosa debba accadere.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Di bello o di brutto?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No so. Per Damone, il pastore protagonista dell&#8217;ottava egloga di Virgilio, \u00e8 l&#8217;ora della decisione suprema, del suicidio:<\/p>\n<p><em>&quot;Omnia vel medium fiat mare. Vivite, silvae:<\/em><\/p>\n<p><em>praeceps aerii specula de montis in undas<\/em><\/p>\n<p><em>deferar&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>&quot;Ora tutto sia mare profondo. Selve, addio: cadr\u00f2 a capofitto nelle onde dall&#8217;alto del monte.&quot;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 lo fa?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Per la pi\u00f9 antica delle ragioni: l&#8217;amore.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non aveva un&#8217;idea allegra dell&#8217;amore, Virgilio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, non l&#8217;aveva. Per lui l&#8217;amore \u00e8 qualcosa di criminale, che porta colpa, disperazione e morte. Come per Didone.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: La sua pi\u00f9 grande creazione.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Gi\u00e0. Bella, intelligente, generosa&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: &#8230; e votata a un destino crudele.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. E Pentesilea, come se la cava?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Quella caduta sotto le mura di Troia, o quella attualmente in navigazione verso il Polo Sud?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>. Della prima \u00e8 nota la vicenda. Subisce, dopo morta, l&#8217;oltraggio della necrofilia di Achille.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Davvero? Questo non lo sapevo!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No? Dopo averla uccisa, Achille le toglie l&#8217;elmo e rimane sconvolto dalla sua bellezza. Al punto da voler spremere l&#8217;amore da quel corpo ormai freddo&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Spaventoso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Tanto da meritarsi gli oltraggiosi commenti di Tersite; il quale, questa volta, non se la cava per\u00f2 a buon mercato, come quando Ulisse l&#8217;aveva battuto con lo scettro sulla schiena&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Be&#8217;, spero che all&#8217;altra Pentesilea venga risparmiato, se non altro, un simile affronto postumo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E nel frattempo&#8230;?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ecco&#8230; sopravvive.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non \u00e8 molto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E intanto fugge&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Verso dove?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma in Antartide, no?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E da che cosa sta fuggendo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Chi lo sa? Da se stessa, probabilmente&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Quante domande! Perch\u00e9 si fugge?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora, per\u00f2, non \u00e8 pi\u00f9 uno scherzo, vero? Se vuoi, smettiamo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Come, sul pi\u00f9 bello? No, non preoccuparti. Le tue domande non mi infastidiscono per niente, anzi. Mi trovo bene a parlare con te.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sta bene. Si fugge&#8230; perch\u00e9 si \u00e8 spaventati.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Oppure&#8230;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Oppure&#8230; vediamo, ci sto pensando&#8230; perch\u00e9 si \u00e8 infelici.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non saresti stato da buttar via, per\u00f2, come psicologo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: O magari come confessore.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Vada avanti, padre Alessio. Mi assolva.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non posso, figliola, se prima non mi apri il tuo cuore con fiducia; fiducia nella Misericordia Infinita, che per bocca mia ti sta parlando.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Padre, sono imbarazzata. \u00c8 da molto tempo che non mi confesso.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Basta. Ora incomincer\u00f2 a mettere insieme i tasselli del mosaico, anzi del <em>puzzle.<\/em> E tu mi aiuterai a completarlo, d&#8217;accordo? Senza inganni.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E sia.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Una biologa che se ne va per sei mesi a seppellirsi tra pinguini e foche-leopardo&#8230; Una bella ragazza che fugge da qualcosa o da qualcuno, probabilmente da se stessa. Una che dice di non volerne sapere di filosofia, ma che ha letto Nietzsche, e cita Cioran quasi a memoria&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Prosegui: &quot;fuochino&quot;.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: &#8230; che di giorno \u00e8 allegra e spensierata, di notte pensierosa e turbata&#8230; Che nelle ore piccole, invece di dormire il sonno del giusto, medita su ordine e disordine, caso e provvidenza&#8230; Che vuol sapere degli altri, ma non parla di s\u00e9 e semina false tracce dietro lo schermo dell&#8217;ironia&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E questo \u00e8 tutto quello che sai?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora devo mettere insieme i pezzi&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma davvero non sai altro?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 su questa nave \u00e8 come essere in un caseggiato di periferia. Tutti sanno di tutti. E ammazzano la noia sparlando a pi\u00f9 non posso&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 uno sport che m&#8217;interessa molto poco.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, ma qui vieni a sapere le cose anche se non vuoi&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non ho saputo niente.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Meglio. Perch\u00e9, eventualmente, voglio essere io&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ehi, ma che c&#8217;\u00e8? Sabina!<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Niente, scusa. Niente. Oh, Dio, che stronza. Non ho niente, credimi, e comunque tu non c&#8217;entri&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Mi spiace, c&#8217;\u00e8 qualcosa che non va. Ho fatto qualcosa&#8230;?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per nulla.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Avevi detto che \u00e8 una notte speciale, che stavi bene&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E infatti \u00e8 cos\u00ec. Credimi.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: In breve, mi avevi chiesto cosa penso di te.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec. No. Dimenticalo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Va bene che sia un tipo imprevedibile, Pentesilea; ma fino a questo punto, mi sembra che tu esageri&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Tutto ci\u00f2 sta prendendo una strana piega, vero? Vorresti essere gi\u00e0 in cabina, magari col tuo Dante o il tuo Omero fra le mani&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No. Sto bene qui.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Con questa matta?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Io non vedo matte. E tu?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Credi, non m&#8217;era mai successo di essere cos\u00ec balorda. Non so come mai. O forse lo so&#8230; Cavolo, \u00e8 cos\u00ec complicato.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, \u00e8 semplice. Avevi bisogno di parlare, per qualcosa che ti rode dentro. E sono contento che tu lo stia facendo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non lo so, ne dubito&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ti dico che hai fatto bene.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, mi sento strana&#8230; Be&#8217;, non so da dove cominciare.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Guarda che non mi devi alcuna spiegazione, se non ti va.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Lo so. Brrr, che freddo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 quasi l&#8217;alba, le stelle impallidiscono. E laggi\u00f9, a oriente, sorge una tinta verde-oro&#8230; Vuoi che ne riparliamo domani? O un&#8217;altra volta?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Hai sonno, vero?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Io no.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Devo dirti qualcosa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Anch&#8217;io.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, prima io.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Come vuoi.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non mi ero mai sentita a mio agio con una persona pressoch\u00e9 sconosciuta, come con te questa notte. Mi pare di conoscerti da anni. E so poco pi\u00f9 del tuo nome. Bene&#8230; Ma \u00e8 stato sciocco, da parte mia, chiederti cosa pensi di me.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 con certe cose non si scherza.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma io&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Tu non sai nulla!<\/p>\n<p><strong>ALSSIO<\/strong>: So che mi trovo bene con te.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Gi\u00e0. Ma non \u00e8 questo il punto&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: So che ti amo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E da quando?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Da quando siamo saliti su questa nave.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Cristo!&#8230; No, non possiamo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Sarebbe un tremendo errore&#8230; Io&#8230; io non ti ho detto&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma tu, cosa provi per me?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E non l&#8217;hai ancora capito?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma allora&#8230;?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No. Ti dico di no. Ah, merda! Ora s\u00ec, che ti devo una spiegazione. E dopo, ce l&#8217;avrai con me.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ascolta. Tu mi piaci&#8230; molto. E, per un momento, ho quasi creduto&#8230; Ma non \u00e8 possibile. Proprio perch\u00e9 sei tu, bisogna che ti dica subito che ho fatto un terribile errore&#8230; che mi sono illusa.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non ti capisco.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Tu non mi conosci, non sai nulla di me.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: So quanto basta.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, tu credi di conoscermi&#8230; E anch&#8217;io, credevo di conoscermi&#8230; Invece, mi sono illusa. Ma davvero non ti hanno detto niente?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Chi? Gli altri?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, te l&#8217;ho detto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Be&#8217;, che sfortuna. Perch\u00e9 tu mi piacevi, mi piaci veramente&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sei sposata?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Oh, no.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Fidanzata?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Neanche. Non \u00e8 questo. Insomma, non so come dirtelo. Mi sono illusa io per prima&#8230; ma sento che sarebbe inutile e sbagliato, che ti farei del male&#8230;. E ne farei anche a me, senza scopo.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Del male&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Vorrei che restassimo amici. Sempre, come questa notte. Che la nostra amicizia non cambiasse mai. Che tu fossi per sempre il mio grande, vero amico&#8230; Vuoi esserlo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non hai voglia di strozzarmi?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Di gettarmi fuori bordo?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Tu hai bisogno di parlare.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, credo di s\u00ec. Sai, non \u00e8 per me che sono cos\u00ec imbarazzata, come una sciocca. \u00c8 per te&#8230; Insomma, non vorrei perdere il mio migliore amico.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non accadr\u00e0. Non lo perderai.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Penserai che sono una stronza&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, no.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: &#8230; che ho fatto un gioco cretino. Ma non ho giocato. Ci sono dei momenti, in cui tutto sembra possibile&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: S\u00ec, \u00e8 vero. E questo non \u00e8 male.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Non \u00e8 male. No, non lo \u00e8.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Rasserenati. Io non potr\u00f2 mai pensare male di te.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Gi\u00e0&#8230; Guarda, tutte le stelle sono ormai tramontate. Non resta che Venere, la Stella del Mattino&#8230; E il cielo \u00e8 di un blu incredibile&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: In tutta l&#8217;immensit\u00e0 dell&#8217;Oceano Indiano, forse siamo i soli a contemplarla, in questo momento.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Bene, si tratta di questo&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Non sei obbligata a dirmelo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: No, ma lo voglio. Ecco: io non <em>posso<\/em> amarti.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Avevo capito che non ti ero indifferente&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Taci, ascolta. Non posso e non potr\u00f2 mai amarti. Mai. Perch\u00e9 non so amare gli uomini&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E chi ami, allora?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Io? Io amo&#8230; le donne.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ah, capisco&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Se io sapessi, se potessi amare un uomo, quello saresti tu.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Io non immaginavo&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Eppure, credevo che qualche pettegolezzo ti fosse arrivato all&#8217;orecchio.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E va bene. Qualcosa&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Allora lo sapevi!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, perch\u00e9 non ci avevo badato. La gente parla; se si dovesse credere a tutto&#8230; e poi&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E poi&#8230;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Il fatto \u00e8 che nulla mi faceva pensare&#8230; Voglio dire, io ti ho sempre vista come una donna&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: &#8230; &quot;normale&quot;?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Femminile. E bella. Uno, magari, s&#8217;immagina che certe cose debbano essere evidenti&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Per te sono bella?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Molto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: E adesso&#8230; sarai sempre mio amico?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Certo. Per\u00f2, come fai a essere sicura&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: &#8230; che non potrei amarti?<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Appunto. Non provi del desiderio?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec. Ma so che non sarebbe possibile.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ma perch\u00e9? A me non importa quello che hai fatto sino a ieri&#8230; Perch\u00e9 non sarebbe possibile fare un tentativo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Perch\u00e9 ci illuderemmo entrambi. E sarebbe tutto pi\u00f9 difficile, <em>dopo.<\/em> Forse non resterebbe neanche l&#8217;amicizia&#8230;<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Perch\u00e9?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Vedi, io ti desidero, e tu desideri me. Potremmo fare l&#8217;amore. E forse sarebbe anche bello. Ma&#8230; non vorrebbe dir nulla. Io mi conosco. La mia natura non cambierebbe. Resterebbero l&#8217;affetto, la stima&#8230; Ma non potremmo fare della strada insieme, in quel senso. Io non voglio rischiare di perdere un&#8217;amicizia cos\u00ec preziosa, cos\u00ec unica, per un po&#8217; di piacere fisico. \u00c8 troppo raro trovare un vero amico&#8230; come te.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Sei sicura di tutto questo?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec. Perch\u00e9 in realt\u00e0 non siamo liberi di agire, di scegliere, ricordi? L&#8217;hai detto tu.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: \u00c8 vero, l&#8217;ho detto.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ma voglio essere la tua migliore amica, se me lo permetti.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: E come no?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ora mi guarderai con occhi diversi.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No. E sono contento di averti conosciuta.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Anch&#8217;io. Molto.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Posso baciarti?<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Ora dammi la mano.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Ecco. Oh, guarda! Sta sorgendo il Sole!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Come un dio che esce dal mare&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Questi riflessi dorati sulle onde, come schegge di luce&#8230; Pare che ogni cosa riemerga vergine e fresca dal seno della notte.<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: Come se fosse il primo giorno della creazione del mondo.<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: Addio, Fomalhaut!<\/p>\n<p><strong>ALESSIO<\/strong>: No, non addio. Arrivederci&#8230;<\/p>\n<p><strong>SABINA<\/strong>: S\u00ec, arrivederci; arrivederci a presto.<\/p>\n<p><strong>F I N E<\/strong><\/p>\n<p><em>Il seguito di questo dialogo \u00e8 intitolato &quot;Le notti antartiche: Alphard. Riflessioni sul significato della vita&quot;; il terzo, che conclude l&#8217;opera completa, &quot;Le notti antartiche: Achernar. Riflessioni su amore e morte.&quot;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo dialogo \u00e8 il primo di un trittico che comprende una seconda parte, &quot;Alphard. Riflessioni sul significato della vita&quot;, e una terza parte, &quot;Achernar. 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