{"id":26698,"date":"2022-11-19T06:53:00","date_gmt":"2022-11-19T06:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/11\/19\/la-due-radici-della-malinconia-secondo-r-guardini\/"},"modified":"2022-11-19T06:53:00","modified_gmt":"2022-11-19T06:53:00","slug":"la-due-radici-della-malinconia-secondo-r-guardini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/11\/19\/la-due-radici-della-malinconia-secondo-r-guardini\/","title":{"rendered":"La due radici della malinconia secondo R. Guardini"},"content":{"rendered":"<p>Uno dei mali cronici che affliggono la vita dell&#8217;uomo contemporaneo \u00e8 senza dubbio la malinconia. Si tratta di un male spirituale insidioso: non si sa da quale spiffero penetri nelle stanze pi\u00f9 segrete dell&#8217;anima, portandovi un senso di noia, di gelo, d&#8217;inutilit\u00e0, come se fosse insediato l\u00ec da sempre. E in effetti \u00e8 cos\u00ec: non si diventa malinconici, si nasce; anche se da piccoli si tratta di una disposizione che pu\u00f2 passare quasi inosservata, e che viene scambiata con altre, e chiamata con nomi diversi. Ma non appena la vita adulta scava le sue piaghe, si fa strada a forza nella carne viva dell&#8217;esperienza, introducendovi le sue dolorose delusioni, essa emerge in piena luce ed esercita la sua incontrastata signoria, senza pi\u00f9 nascondersi affatto, anzi quasi fiera del potere pressoch\u00e9 incontrastato che sa di esercitare.<\/p>\n<p>Eppure, anche se costituzionale &#8212; e sovente lo \u00e8 &#8212; si tratta pur sempre di un&#8217;anomalia dello spirito, tanto \u00e8 vero che non pare i nostri nonni ne fossero afflitti: gli individui malinconici erano le rare eccezioni che suscitavano stupore, perplessit\u00e0 e compassione, come se un&#8217;invisibile parete di cristallo le separasse dal mondo degli altri, delle persone normali, le quali ne erano perfettamente immuni. E non \u00e8 un caso che la pi\u00f9 celebre rappresentazione pittorica della malinconia, l&#8217;incisione a bulino di Albrecht D\u00fcrer intitolata <em>Melencolia<\/em>, sia datata 1514 e coincida, quindi, con l&#8217;avvento della modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Chiariamo una volta per tutte che malinconia non \u00e8 depressione, e che se essa pu\u00f2 sfociare nella depressione, \u00e8 pi\u00f9 frequente il caso che si mantenga nel suo stato abituale, senza clamori n\u00e9 ribellioni, anche per tutta la vita. D&#8217;altra parte, se essa \u00e8 un&#8217;anomalia, significa che nasce da un erroneo atteggiamento dell&#8217;anima: dietro ad ogni malessere esistenziale si annida, sempre e infallibilmente, un errore filosofico. La volont\u00e0, lo abbiamo detto pi\u00f9 volte, cerca il bene: non \u00e8 colpa sua se l&#8217;intelletto le indica un falso bene, che ella si sforza comunque di raggiungere e che, non riuscendoci, si contenta di coltivare da lontano, per cos\u00ec dire platonicamente. C&#8217;\u00e8 una strana, sottile, pericolosa volutt\u00e0 nella malinconia, che pu\u00f2 surrogare uno stato di piacere: \u00e8 qui la sua perfida attrattiva.<\/p>\n<p>In che cosa consiste l&#8217;errore filosofico che d\u00e0 origine allo stato di malinconia? L&#8217;errore, in realt\u00e0, \u00e8 duplice, e lo metteva bene a fuoco Romano Guardini: quello di rapportarsi assolutamente alla realt\u00e0 e quello, opposto e speculare, di rapportarsi assolutamente con Dio. L&#8217;uomo, in quanto creatura, non possiede gli strumenti, n\u00e9 la struttura psichica e metafisica per relazionarsi in maniera diretta n\u00e9 con il relativo, n\u00e9 con l&#8217;assoluto. Con il relativo, perch\u00e9 l&#8217;uomo partecipa del relativo, \u00e8 in parte relativo, ma partecipa anche dell&#8217;assoluto: pertanto non si pu\u00f2 assolutamente naturalizzare, non pu\u00f2 aderire assolutamente alle cose esterne, le quali sono fatte di una sostanza diversa dalla sua, e con la quale egli pu\u00f2 solo in parte integrarsi. Egli pu\u00f2 sentirsi in profondo armonia con le piante, le montagne, le nuvole; pu\u00f2 identificarsi, fino a un certo punto, con un tramonto, o un&#8217;alba o una cima innevata, o una scogliera battuta dai marosi: ma non sar\u00e0 mai riducibile ad essere, non potr\u00e0 mai esserne interamente assorbito. La sua natura \u00e8 un&#8217;altra. Egli \u00e8 una coscienza che registra le cose, le filtra, le apprezza, le gode, le introietta, ma solo fino ad una determinata soglia: oltre la quale non potrebbe andare neppure se lo volesse, perch\u00e9 se vi andasse, si perderebbe, e smarrirebbe il senso del proprio statuto ontologico.<\/p>\n<p>Viceversa, l&#8217;uomo non pu\u00f2 nemmeno rapportarsi direttamente all&#8217;assoluto. \u00c8 creatura: e la creatura non sta faccia a faccia davanti al suo Creatore. Ha bisogno di una mediazione: la comunione dei Santi, la Vergine Santissima, gli Arcangeli e gli Angeli. Da solo non pu\u00f2: resterebbe accecato. In altre parole: per relazionarsi con il mondo, sia verso il basso che verso l&#8217;alto, l&#8217;uomo non \u00e8 sufficiente a se stesso; non \u00e8 vero che \u00e8 misura di tutte le cose; ha bisogno, al contrario, che la Grazia si faccia misura per lui e lo accompagni, con sollecitudine e delicatezza, e guidi i suoi piedi lungo un sentiero affascinante e carico di promesse, ma erto ed estremamente periglioso, che egli non saprebbe percorrere da solo.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il senso del suo cercare, del suo peregrinare, del suo mendicare: e questa \u00e8 la ragione profonda per cui ogni umanesimo \u00e8 un inganno. L&#8217;uomo non \u00e8 in grado di fare perno su se stesso: <em>non sono da ci\u00f2 le proprie penne<\/em> (cfr. Dante, <em>Paradiso<\/em>, XXXIII, v. 39).<\/p>\n<p>Scrive Romano Guardini nel suo saggio, fortemente venato di autobiografismo<em>, Ritratto della malinconia,<\/em> uno dei suoi scritti pi\u00f9 acuti non solo sul piano filosofico, ma anche su quella psicologico (1949, prima stesura 1928)versione dal tedesco di Romana Guarnieri, Brescia, Morcelliana, 1954, pp. 60-62):<\/p>\n<p><em>Particolarmente in due punti risulta chiaro l&#8217;errore del apporto della malinconia con la realt\u00e0: nella duplice tentazione, la quale suole impadronirsi dell&#8217;uomo in genere, e in particolare dell&#8217;uomo malinconico: la tentazione di naufragare nella immediatezza della natura e dei sensi, e la tentazione di dissolversi nella immediatezza dell&#8217;esperienza religiosa.<\/em><\/p>\n<p><em>La prima tentazione tradisce il rapporto erroneo con le cose e con noi stessi. Tutto viene accettato senza mediazione, e il nostro stesso Io \u00e8 sentito alla stregua di un pezzo di natura, nel quale l&#8217;Io vuole vivere se stesso sino in fondo, con immediatezza assoluta. Come un tutt&#8217;uno immenso, come un unico flusso; come una immensa trasmutazione di forma in forma, senza che si discernano da nessuna parte confini o limiti chiaramente segnati. Tutto un&#8217;unica cosa: un unico essere, una sola vita; un unico nascere e tendere; un unico sentire e patire&#8230; tutta la molteplicit\u00e0, nient&#8217;altro che espressione dell&#8217;uno. L&#8217;Uno che si attua in mille forme. E la grande tentazione di precipitar visi e lasciarvisi andare a fondo, per realizzare, a seconda dello stato d&#8217;animo, uno sconfinato godimento, un&#8217;esperienza illimitata, una vita vissuta sino in fondo&#8230; ; oppure, in uno stanco abbandono di noi stessi&#8230;; o, ancora, nella rassegnazione alla nostra stessa piccolezza dinanzi alle grandi forze, le immense forze&#8230; La tentazione di esaurire il proprio viverre nell&#8217;azione immediata; nella genialit\u00e0 di una produzione ininterrotta, nella quale l&#8217;uomo si sente strumento della natura, oppure mezzo al manifestarsi di potenze senza nome, oppure organo dello spirito che fluisce dovunque e in nessun luogo&#8230; Ovvero e d&#8217;altro canto, in un superamento apparente delle commissioni naturali, mentre pure non si fa altro che proiettare al di fuori il loro contrapposto costruttivo, in un titanismo dello spirito, della ricerca irrequieta, della interrogazione che tutto distrugge, e del dubbio che tutto sommuove sino alle radici&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;altra tentazione si basa sopra un rapporto erroneo con l&#8217;assoluto. Anche qui, preso nella sua immediatezza: in quanto sconfinatezza da raggiungersi senz&#8217;altro, pienezza da assorbire direttamente; mistero, nel quale si penetrer\u00e0 continuamente, senza interruzione, pensando, contemplando, sentendo, desiderando; lontananza, alla quale ci si rivolge per una via diretta&#8230; o come altrimenti si pu\u00f2 esprimere il fatto, che l&#8217;assoluto \u00e8 inteso come qualcosa con cui l&#8217;uomo si trova in rapporto diretto. Senza curarsi d&#8217;altro; e questo con mente pia o empia, nella ribellione o nella dedizione.<\/em><\/p>\n<p><em>In entrambi i casi si rinunzia alla cosa decisiva: al limite; a ci\u00f2 che fa l&#8217;essenza dell&#8217;uomo. A non essere mondo, ma pi\u00f9 del mondo. Non un pezzo della natura; bens\u00ec, in unione con la vera realt\u00e0, diversi dalla natura. Non un&#8217;onda nel fiume, un atomo nel turbine, un organo nel grande tutto, bens\u00ec spirito; persona; e persona padrona, responsabile di s\u00e9; immagine di Dio; sottoposti asl Suo appello, e tuttavia da Lui lasciati liberi in questo mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>D&#8217;altro canto, neppure Dio. Non un pezzo di Lui; non concretizzazione della Sua sconfinata pienezza di significati; non organo del flusso del Suo spirito, o come altrimenti si pu\u00f2 confondere, cancellandola, l&#8217;essenziale, assoluta distinzione fra Dio e l&#8217;uomo; bens\u00ec \u00abqualcosa di assolutamente da meno\u00bb di Lui: Sua creatura.<\/em><\/p>\n<p><em>Creatura di Dio \u00e8 l&#8217;uomo. Pertanto diviene impossibile riversarsi senz&#8217;altro in Lui, e il tentativo di provarcisi non \u00e8 consentito. Ogni vi a a Dio passa per la consapevolezza. della distanza infinita, per il rispetto, tra il timore e il tremore della creatura.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma immagine di Dio; spirito e persona.<\/em><\/p>\n<p>La malinconia, in definitiva, \u00e8 la struggente nostalgia delle altezze; \u00e8 il senso doloroso della distanza che corre fra il mondo com&#8217;\u00e8 e come dovrebbe essere, o come vorremmo che fosse; e fra il dio che vorremmo conoscere, capire, e sentire nostro, e il dio misterioso che si sottrarre ai nostri sguardi, nonostante egli abbia mandato fra noi il Suo Figlio Unigenito, e che pure ha detto: \u00abChi ha visto me, ha visto il Padre\u00bb (<em>Gv<\/em> 14.9).<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 la malinconia, a un certo punto, \u00e8 entrata a far part del paesaggio spirituale dell&#8217;uomo moderno? Crediamo che la spiegazione sia questa: nei secoli della civilt\u00e0 cristiana l&#8217;uomo aspirava ardentemente alla vera sapienza, fine ultimo della sua natura e via diretta per il Paradiso; per\u00f2 non era impaziente: accettava i tempi e i modi stabiliti dalla divina Provvidenza. Egli, infatti, era persuaso che tutto \u00e8 Provvidenza, cio\u00e8, in altre parole, che tutto \u00e8 Grazia: avanzare o rallentare, attendere o procedere, sostare o affrettarsi: da buon operaio, faceva la sua parte senza impazienza e senza recriminare, pago di rendersi utile, qualunque essa fosse: non pretendeva di discutere il come e il perch\u00e9. Ma con la modernit\u00e0, una nuova smania \u00e8 entrata nella sua vita: quella del tutto e subito.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, anche il cristiano (perch\u00e9 il cristiano moderno non \u00e8 che un cristiano a mezzo servizio) \u00e8 divenuto irrequieto, impaziente, quasi frenetico; vuol vedere subito il frutto del suo agire Non gli \u00e8 sufficiente piantare i semi nella terra<em>: Agricola serit arbores<\/em>, dice Cicerone, <em>qui alteri saeculo prosint<\/em>: l&#8217;agricoltore pianta gli alberi che daranno frutti per un&#8217;altra generazione. Egli invece vorrebbe veder crescere le piante e godere l&#8217;ombra delle loro chiome, altrimenti non ha fiducia nel proprio lavoro.<\/p>\n<p>\u00c8, propriamente parlando, una perdita di fede: <em>Perch\u00e9 mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!<\/em> (cfr. <em>Gv<\/em> 20, 29). La malinconia sorge quando la distanza fra la coscienza dell&#8217;io e l&#8217;oggetto desiderato si allarga a dismisura e finisce per apparire incommensurabile, infinita. Sdi sogna l&#8217;amore ideale: e non lo si trova, o si tarda a incontrarlo: e allora si cader preda della malinconia. Si vorrebbe che tutte le cose belle e buone durassero per sempre; e invece ciascuna di esse invecchia e ci lascia, un poco alla volta: e quel che resta non sono le cose, ma la dolcezza del ricordi. Allo spirito malinconico ci\u00f2 non basta; egli si sente tradito, ingannato, defraudato dalla vita; sospira e si aggira inquieto, portando ovunque il proprio malessere e la propria tristezza: che non \u00e8 tristezza di cose non realizzate, ma di cose non realizzate quando e come avrebbe desiderato lui. \u00c8 un voler anteporre i desideri umani, la saggezza umana, la gratificazione umana, all&#8217;infinita e perfetta sapienza e pienezza dell&#8217;amore divino. Il malinconico \u00e8 uno che si crede povero e derelitto perch\u00e9 non sa guardare bene, attorno a s\u00e9 e soprattutto dentro di s\u00e9; forse, quel che anela lo possiede gi\u00e0, ma poich\u00e9 non gli si manifesta nella forma che lui si era immaginato, non lo nota neppure.<\/p>\n<p>A ben guardare non \u00e8 solo un impaziente, ma anche un presuntuoso. Non ha capito che ogni cosa, nel mondo, dalla pi\u00f9 piccola alla pi\u00f9 grande, dalla pi\u00f9 umile alla pi\u00f9 preziosa, \u00e8 sempre e comunque un dono di Dio: e i doni si accettano con gioia e gratitudine quando arrivano e se arrivano: perch\u00e9 potrebbero anche non arrivare. Potrebbero arrivarne altri, che noi non aspettavamo e che forse disprezzavamo, ma che sono pi\u00f9 utili e pi\u00f9 adatti alle nostre necessit\u00e0. Solo Dio sa realmente ci\u00f2 di cui abbiamo bisogno; noi no di certo. Noi crediamo di non poter fare a meno di questo o di quello, ma si tratta, nella maggior parte dei casi, di capricci da bambini viziati. Per\u00f2 di doni, senza dubbio, ne arrivano sempre; ne arrivano tantissimi: di pi\u00f9 di quelli che possiamo immaginare e certamente pi\u00f9 di quelli che potremmo aver meritato.<\/p>\n<p>La vita \u00e8 tutta un dono, e lo \u00e8 dal primo istante in cui apriamo gli occhi su di essa: \u00e8 un dono che non ha prezzo, perch\u00e9 il suo valore supera di gran lunga l&#8217;universo intero.<\/p>\n<p>Ogni nostra giornata, ogni ora dovrebbe essere un continuo inno di lode e di ringraziamento; inoltre, a Dio dovremmo chiedere la saggezza, la pazienza e la generosit\u00e0 di fare l&#8217;uso migliore possibile dei mille doni coi quali Egli ha voluto beneficarci.<\/p>\n<p>Altro che malinconia.<\/p>\n<p>Sprecare il tempo in vane malinconie \u00e8 una vera e propria forma d&#8217;ingratitudine.<\/p>\n<p>Signore, guardaci da un tipo d&#8217;ingratitudine cos\u00ec sterile e sciocca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei mali cronici che affliggono la vita dell&#8217;uomo contemporaneo \u00e8 senza dubbio la malinconia. 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