{"id":26693,"date":"2015-10-29T09:09:00","date_gmt":"2015-10-29T09:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/29\/manlio-faggella-non-capisce-le-donne-delleneide-perche-non-comprende-virgilio\/"},"modified":"2015-10-29T09:09:00","modified_gmt":"2015-10-29T09:09:00","slug":"manlio-faggella-non-capisce-le-donne-delleneide-perche-non-comprende-virgilio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/29\/manlio-faggella-non-capisce-le-donne-delleneide-perche-non-comprende-virgilio\/","title":{"rendered":"Manlio Faggella non capisce le donne dell\u2019\u00abEneide\u00bb perch\u00e9 non comprende Virgilio"},"content":{"rendered":"<p>La poesia di Virgilio \u00e8 paragonabile ad una musica in apparenza facile da comprendere, perch\u00e9 possiede una notevole orecchiabilit\u00e0: per cui si \u00e8 portati a credere d&#8217;averla capita, solo perch\u00e9 la si \u00e8 orecchiata, ossia ci si \u00e8 lasciati trasportare dalla sua melodia. Ma essa \u00e8 profonda, della profondit\u00e0 abissale dei classici: quando si crede d&#8217;averla afferrata, si scopre che essa \u00e8 molto, ma molto pi\u00f9 profonda, e dunque pi\u00f9 lontana, di quel che credevamo; si scopre che non \u00e8 affatto alla nostra portata, perch\u00e9 eccede di molto la lunghezza del nostro braccio. Accade per essa quel che si pu\u00f2 dire di certi laghetti di montagna, dalle acque limpidissime: cos\u00ec limpide che si pu\u00f2 vederne perfettamente il fondo, se ne possono contare i sassi ad uno ad uno, distinguerne agevolmente i pi\u00f9 piccoli particolari; e se ne deduce che il fondo sia vicino, a due, tre metri al massimo sotto la superficie. Invece il fondo si trova a dieci, a quindici metri; sembrava vicino per la trasparenza meravigliosa dell&#8217;acqua, e solo per essa: una trasparenza ingannevole.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, se applichiamo a questo gigante della poesia gli stessi criteri che siamo soliti applicare a poeti e scrittori anche grandi, ma insomma, pur sempre d&#8217;una misura non troppo dissimile dalla nostra, siamo portati facilmente a cadere in errore: scambiamo la sua apparente semplicit\u00e0 per ingenuit\u00e0, o persino per manierismo: qui crediamo di aver scorto una cattiva imitazione di Omero, l\u00e0 ci sembra di aver riconosciuto una contraddizione logica, una forzatura o una semplificazione arbitraria della psicologia umana. Riconosciamo la sua grandezza di verseggiatore, ma ci sembra d&#8217;averlo colto in fallo quanto ad autentica ispirazione, a verit\u00e0 del sentire. E, quasi sempre &#8212; non diciamo sempre, perch\u00e9 infine Virgilio \u00e8 un uomo e non un Dio, e anche lui, qualche volta, sonnecchia, come del resto accade perfino a Omero &#8212; sbagliamo. Clamorosamente. Perch\u00e9 ci siamo dimenticati della sua ingannevole, abissale profondit\u00e0: ci siamo presi troppa confidenza con lui, lo abbiamo giudicato secondo il nostro metro, secondo il metro degli uomini normali. Ma lui non \u00e8 un uomo dalla statura ordinaria: \u00e8 un gigante, semplicemente. E dobbiamo sempre tenerlo a mente.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso delle donne dell&#8217;\u00abEneide\u00bb, sul quale sono state dette molte cose, e sovente inesatte, o incomplete, o azzardate, appunto perch\u00e9 non lo si \u00e8 compreso sino in fondo. Per capire i personaggi di Virgilio, bisogna tentar di entrare nell&#8217;anima di Virgilio: un&#8217;anima grande, dal sentire immenso. In Virgilio, ogni elemento della sua poesia, e anche i suoi personaggi, scaturiscono dall&#8217;unica fonte della sua sensibilit\u00e0: vivono di vita propria nella misura in cui appartengono al suo mondo poetico e ideale, che \u00e8 unitario e compatto come un tempio, come una cattedrale; ogni cosa, in lui, fino all&#8217;ultima tessera del mosaico, fino all&#8217;ultimo fregio e all&#8217;ultima decorazione, fa parte del tutto, e non pu\u00f2 essere intesa facendo astrazione dal contesto. Perci\u00f2 le donne dell&#8217;\u00abEneide\u00bb restano enigmatiche e incomprensibili, si sottraggono allo sguardo di colui che pretenda di valutarne pregi e difetti separatamente e astrattamente, come taluni critici fanno con un quadro o una scultura: quel che conta \u00e8 l&#8217;insieme, come se tutte le donne virgiliane fossero un&#8217;unica donna che vive in tante vite diverse, ma con un&#8217;anima sola. O si capisce questo, o non si capisce nulla.<\/p>\n<p>Un filologo classico della seconda met\u00e0 del Novecento, Manlio Faggella, traduttore dell&#8217;\u00abEneide\u00bb, ha creduto di poter demolire le figure femminili del poema virgiliano, e addirittura di ridicolizzarle, adoperando, verso di esse, un criterio estetico e letterario di tipo riduzionista: isolandole l&#8217;una dall&#8217;altra, banalizzando i loro comportamenti, semplificando i loro sentimenti e i loro atteggiamenti, con la freddezza con cui il chimico pone una determinata sostanza sul vetrino del microscopio. Ha avvicinato troppo l&#8217;occhio all&#8217;immagine: e cos\u00ec non ha visto nulla; ha solo creduto di vedere.<\/p>\n<p>Vale la pena di riportare la stroncatura delle donne dell&#8217;\u00abEneide\u00bb, perch\u00e9 rappresenta un buon esempio della incomprensione, da parte del Nostro, della poesia virgiliana (\u00abAntivirgiliana\u00bb, di Mario Faggella, in appendice a: Virgilio, \u00abEneide\u00bb, introduzione, traduzione e note di M. Faggella, Roma, Signorelli, 1965, p. 618):<\/p>\n<p><em>\u00abTolte Didone e Camilla, l&#8217;una amante rabbiosa e l&#8217;altra eroina un po&#8217; stilizzata, nemmeno valgono gran che le donne. O vi par seria Amata, che fa la trottola, si piglia in braccio la figlia gi\u00e0 da marito, volteggia con lei pei monti, e nella ridda le fanno circolo le signore del Lazio? Perch\u00e9 il genero non le piace! Ella preferisce il nipote. \u00c8 una scena delle &quot;Baccanti&quot; di Euripide, trapiantata con poco garbo: la causa del delirio non \u00e8 adeguata. Tanto adora la zia il nipote, che appena lo crede morto, s&#8217;impicca! Troppo precipitosa! La notizia era prematura. Non ci riesce di entrar nel cuore di questo dramma. E il vecchio marito allora rovescia gli altari, incappa nella coda del suo mantello regale, ruzzola, si rinchiude imprecando a Turno, lui che cos\u00ec leggermente ha esibito la figlia a un avventuriero! Ed Enea impreca a sua volta a lui, non lo apprezza.<\/em><\/p>\n<p><em>Non parliamo della Lavinia: \u00e8 slavata! Ma cosa c&#8217;\u00e8 in quella testa? Ed ha proprio una testa, un cuore? Chi preferisce? Turno od Enea? Ma questo neppur lo ha visto! Se ne sta come una giovenca, a leccarsi i fianchi, aspettando quale di quei due tori uscir\u00e0 vincente dal cozzo. E questa sar\u00e0 la nostra progenitrice? Su che omeri esili poggia il futuro Impero Romano! Male si commisura la statura di lei col ruolo! Il Parenti la ha assomigliata a Lucia. Ma questa \u00e8 una villanella, non ha pretese, non sale i cieli dell&#8217;epopea, non posa a figura mitica. \u00c8 proprio quel &quot;pauper spiritu&quot; che Ges\u00f9 amava! Creatura semplice, il verginale rossore a lei sta d&#8217;incanto. Il suo accusare se stessa, per cui la madre, che si stima navigatissima, e della vita invece non ha capito nulla, le fa gli occhiacci, \u00e8 la sua idea pi\u00f9 stupenda, il lampo che le conquista l&#8217;ammirazione del cardinale, che a tanta semplicit\u00e0 resta estatico. Un moto cos\u00ec felice, che, se non si conoscesse il soggetto, maligneremmo che \u00e8 fatto ad arte. Ma Lavinia? Che effluvi manda quest&#8217;anima? Dove ha Virgilio una fresca pittura come Nausicaa?\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Gi\u00e0 l&#8217;inizio \u00e8 curioso: tolte Didone e Camilla. Gi\u00e0, come se fossero due personaggi da nulla. Sarebbe come dire, parlando di Tasso: \u00abtolte Clorinda e Armida\u00bb; oppure, parlando di Manzoni: \u00abTolte Lucia e la monaca di Monza\u00bb; o anche, parlando di Leopardi: \u00abTolte Saffo e Silvia\u00bb. Assurdo. La critica di Manlio Faggella, che vorrebbe essere demolitrice e senza appello, si demolisce da se stessa, gi\u00e0 dalla prima riga.<\/p>\n<p>Quanto, poi, al fatto di liquidare Didone con l&#8221;espressione &quot;amante rabbiosa&quot; (e passi, casomai, se proprio si vuol semplificare a oltranza, per Camilla, qualificata come &quot;eroina un po&#8217; stilizzata&quot;), anche qui: quale abisso di superficialit\u00e0, di giudizio frettoloso, di positivistica incomprensione per un personaggio cos\u00ec immensamente grande e vero, da aver riempito di ammirata commozione e di trepidante stupore innumerevoli generazioni di lettori (e di critici)! Via, un po&#8217; di modestia. Se Didone si riduce ad una amante rabbiosa, allora tanto vale affermare che la Francesca di Dante \u00e8 una sensuale esaltata, o che la Giulietta di Shakespeare \u00e8 una adolescente morbosa, o che Anna Karenina di Tolstoj \u00e8 una eroina senza qualit\u00e0. Andiamoci piano con queste freddure: stiamo parlando di un personaggio talmente grande e complesso, che, per fare un&#8217;unghia del suo dito, ci vorrebbe la materia con cui si fanno quaranta donne di misura ordinaria. E ottanta critici letterari smaniosi di far vedere quanto sono acuti i loro strali.<\/p>\n<p>Non staremo qui a tessere l&#8217;elogio di Didone: gi\u00e0 tanti lo hanno fatto; diremo solo che ella \u00e8 la pi\u00f9 superba creazione dell&#8217;anima virgiliana, colei nel cui carattere, nella cui vicenda, nel cui dramma, si compendia tutta la concezione del mistero dell&#8217;essere umano e della vita umana (e non solo umana: perch\u00e9 gli animali ci sono fratelli nel dolore); anzi, \u00e8 una delle pi\u00f9 grandi figure della letteratura d&#8217;ogni tempo. Nella sua bont\u00e0 e generosit\u00e0, nella sua passionalit\u00e0 fiduciosa, nell&#8217;amarezza del suo disinganno, c&#8217;\u00e8 qualcosa di infinitamente pi\u00f9 grande della rabbia di un&#8217;amante abbandonata: c&#8217;\u00e8 tutta la tragedia umana, lo slancio verso l&#8217;assoluto e la bruciante delusione della caduta, in una tensione affannosa che vorrebbe appagarsi d&#8217;una Verit\u00e0 eterna, soprannaturale, e non vi riesce.<\/p>\n<p>Per Amata, \u00e8 vero, il discorso \u00e8 diverso. Ma Faggella, come al solito, lo rimpicciolisce, lo immiserisce, lo banalizza. In realt\u00e0, anche Amata \u00e8 un personaggio tragico, e ha una sua profonda seriet\u00e0: che Virgilio si sia ispirato o no alle \u00abBaccanti\u00bb di Euripide, resta il fatto che il suo dramma, la sua angoscia, il suo suicidio, ancorch\u00e9 misteriosi, certo non mancano di seriet\u00e0 e di una cupa grandezza: ne abbiamo gi\u00e0 parlato a suo tempo, e non \u00e8 il caso di ripetere cose gi\u00e0 dette (cfr. il nostro articolo: \u00abPerch\u00e9 si \u00e8 uccisa la regina Amata? Quando le ragioni del cuore sono indicibili\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 11\/12\/2008).<\/p>\n<p>Veniamo a Lavinia: &quot;\u00e8 slavata&quot;, dice il Nostro. Pu\u00f2 darsi: non sarebbe, comunque, una osservazione particolarmente originale. Ma proviamo a scendere un poco sotto la superficie. Lavinia \u00e8, anch&#8217;essa, una figura dolente, addirittura tragica: non \u00e8 vero che se ne sta inerte come una vacca fra due tori che si prendono a cornate per i suoi begli occhi (o piuttosto per la dote regale ch&#8217;ella reca al futuro marito: la successione del re Latino, che non ha figli maschi). \u00c8 una timida fanciulla che si trova presa negli ingranaggi della Politica, anzi, della Storia: \u00e8 la vittima designata di un destino troppo pi\u00f9 grande di lei. Per\u00f2 si capisce per chi palpita il suo giovane cuore: per Turno; e si capisce che la sua vita non sar\u00e0 felice, come sposa del vincitore Enea. Anche lei, come Didone, come Turno, come lo stesso Enea, \u00e8 una povera creatura umana che serve a un Destino pi\u00f9 grande, e le cui lacrime servono a lastricare la storia futura, la grandezza di Roma di l\u00e0 da venire, che appena s&#8217;intravede dai colli boscosi sulla riva del Tevere, ove regna Evandro, il mite re-pastore, in fiduciosa attesa del compiersi dei Fati. Il dramma di Lavinia \u00e8 il dramma umano in quanto tale, cos\u00ec come lo vede Virgilio: un vivere, un illudersi e un soffrire che alimentano un Qualcosa di molto pi\u00f9 grande degli uomini, e che di essi si serve, cos\u00ec il muratore si serve dei mattoni per edificare un palazzo che nessuno, al momento, sa come e quanto diverr\u00e0 grande, o bello, o ammirato: un Qualcosa o un Qualcuno che Virgilio presente, ma che non sa identificare, non pu\u00f2 riconoscere. E qui il suo sguardo si ferma e il suo gesto ricade, pensoso, sconcertato, perch\u00e9 il velo del futuro \u00e8 troppo fitto per lo sguardo umano: \u00abe qui chin\u00f2 la fronte \/ e pi\u00f9 non disse, e rimase turbato\u00bb (Dante, \u00abPurgatorio, III, 44-45).\u00bb<\/p>\n<p>L&#8217;elenco delle figure femminili dell&#8217;\u00abEneide\u00bb, comunque, non si ferma qui: Didone, Camilla, Amata, Lavinia, non sono che le pi\u00f9 appariscenti; altre ve ne sono, che compaiono appena nello spazio di pochissimi versi, ma che restano indelebilmente impresse nella mente e nel cuore del lettore, un po&#8217; come la madre di Cecilia nei \u00abPromessi Sposi\u00bb (che, artisticamente, vale forse pi\u00f9 della stessa Lucia). Pensiamo, ad esempio, alla madre di Eurialo (nel nono canto del poema), alla sua disperazione, al suo urlo tremendo, disperato, allorch\u00e9, dagli spalti del campo troiano, vede lo spettacolo orrendo, straziante, delle teste di suo figlio e dell&#8217;amico Niso, infilzate sulle picche e agitate dal nemico in segno di scherno. Quale madre, nella storia della poesia mondiale, ha mai gridato pi\u00f9 forte di lei, concentrando in quell&#8217;urlo tutto il dolore di tutte le madri davanti ai figli morti: vera e propria Madonna laica del paganesimo, simbolo di tutta l&#8217;angoscia e di tutta la sofferenza del genere umano? <em>\u00abAlla poveretta il calore lasci\u00f2 le ossa, \/ le cadde di mano il fuso, le si rovesci\u00f2 la conocchia \/ L&#8217;infelice vol\u00f2 fuori, e urlando e strappandosi \/ i capelli, corse come una pazza alle mura \/ e alle schiere, senza pensare agli uomini, al rischio, \/ alle armi, e riempie il cielo di gemiti&#8230; \u00bb<\/em><\/p>\n<p>Oppure pensiamo alla sorella di Didone, Anna, dolce e premurosa, di sentimenti delicati e altruisti; pensiamo alla sventurata e dolcissima Creusa, che si perde per sempre nei bagliori notturni, e quasi infernali, dell&#8217;incendio di Troia; oppure alla malinconica e soave Andromaca, la madre di tutti gli esiliati: sono tutte figure dolenti e cariche di umanit\u00e0, e tutte ci rimangono impresse nella memoria, perch\u00e9 tutte vivono di autentica vita poetica. Come si fa a non vederlo? Come \u00e8 possibile accostarsi a Virgilio, leggere l&#8217;\u00abEneide\u00bb, e non restare colpiti dalla intensit\u00e0 quasi insostenibili di queste donne, dai loro destini infranti, da queste anime protese alla ricerca di un senso del loro personale destino, dell&#8217;umana vicenda costellata d&#8217;illusioni perdute (\u00absunt lacrimae rerum\u00bb)? Molto vi sarebbe da dire anche sulle divinit\u00e0: su Venere, la tenera madre di Enea; su Giunone, l&#8217;implacabile nemica; sulla terribile furia Alletto, che sconvolge le menti e sospinge gli uomini verso la guerra. No, non siamo d&#8217;accordo col Faggella: i personaggi pi\u00f9 grandi di Virgilio, sono proprio le donne&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La poesia di Virgilio \u00e8 paragonabile ad una musica in apparenza facile da comprendere, perch\u00e9 possiede una notevole orecchiabilit\u00e0: per cui si \u00e8 portati a credere<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[210,224,264],"class_list":["post-26693","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-omero","tag-poesia","tag-virgilio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26693","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26693"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26693\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26693"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26693"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26693"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}