{"id":26681,"date":"2010-03-06T08:46:00","date_gmt":"2010-03-06T08:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/03\/06\/riflessioni-dun-moderno-su-un-idillio-esotico-del-700-realmente-avvenuto-narina-e-le-vaillant\/"},"modified":"2010-03-06T08:46:00","modified_gmt":"2010-03-06T08:46:00","slug":"riflessioni-dun-moderno-su-un-idillio-esotico-del-700-realmente-avvenuto-narina-e-le-vaillant","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/03\/06\/riflessioni-dun-moderno-su-un-idillio-esotico-del-700-realmente-avvenuto-narina-e-le-vaillant\/","title":{"rendered":"Riflessioni d\u2019un moderno su un idillio esotico del \u2018700 realmente avvenuto: Narina e Le Vaillant"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 stato il mito roussoiano del &quot;buon selvaggio&quot; a influenzare la percezione che il pubblico europeo, con la mediazione di viaggiatori e naturalisti, ebbe dei popoli &quot;primitivi&quot; nel tardo XVIII secolo, oppure \u00e8 stata quella percezione ad esercitare una marcata influenza su scrittori e filosofi e far nascere in loro proprio quel mito?<\/p>\n<p>Posta cos\u00ec la questione, sembrerebbe impossibile uscire dal circolo vizioso che essa medesima tende a creare: \u00e8 nato prima l&#8217;uovo della moderna antropologia occidentale, oppure la gallina delle seducenti fantasie che l&#8217;Occidente da sempre coltiva sulle culture che esulano dai suoi orizzonti, come rovescio del razzismo e dello sfruttamento ai loro danni?<\/p>\n<p>Per tentare di rispondere a questa domanda, uscendo da quel circolo vizioso, proviamo a interpellare direttamente una delle fonti di quel mito, che, sebbene poco nota al grande pubblico, crediamo abbia esercitato una influenza pi\u00f9 profonda del melodrammatico \u00abAtala\u00bb di Fran\u00e7ois R\u00e9n\u00e9 de Chateaubriand o di \u00abPaul et Virginie\u00bb di Bernardin de Sain-Pierre, nel produrre un certo orientamento culturale dell&#8217;uomo europeo verso le culture native.<\/p>\n<p>Si tratta delle due relazioni scritte dall&#8217;esploratore francese Fran\u00e7ois Le Vaillant (nato nella Guyana olandese nel 1753 e morto a S\u00e9zanne il 22 novembre 1824), che fu protagonista di due importanti viaggi naturalistici nell&#8217;interno dell&#8217;Africa meridionale: l&#8217;uno, iniziato con lo sbarco a Citt\u00e0 del Capo il 29 marzo 1781, ma ostacolato nella sua marcia da una serie di avversit\u00e0; e il secondo, molto pi\u00f9 importante, due anni dopo, allorch\u00e9, assistito dalle circostanze favorevoli, egli riusc\u00ec a spingersi alquanto pi\u00f9 in profondit\u00e0.<\/p>\n<p>Per ciascuno dei due viaggi scrisse una relazione: la prima fu pubblicata a Parigi, in due volumi, nel 1790; la seconda, in tre volumi assai pi\u00f9 corposi, nel 1796; opere che si segnalano ancora per la vivacit\u00e0, la freschezza e quasi l&#8217;ingenuit\u00e0 del piglio narrativo.<\/p>\n<p>Le Vaillant era un viaggiatore diverso dalla maggior parte degli altri del suo tempo: non solo non aveva pregiudizi nei confronti dei popoli &quot;primitivi&quot; che incontrava sul suo cammino e che studiava con occhio attento e benevolo, ma era pure sgombro da quel tipico complesso di superiorit\u00e0 che accompagnava quasi tutti gli europei, laici o missionari, i quali entravano in contatto con quella remota umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Era anche piuttosto umano nei suoi rapporti con gli indigeni e rispettoso delle loro credenze e consuetudini; per lo meno, lo era quanto glielo permetteva la cultura illuministica e materialistica di cui pure era figlio (valga per tutti la sua convinzione circa l&#8217;ateismo degli Ottentotti), ma non senza intense suggestioni di tipo pre-romantico.<\/p>\n<p>Le Vaillant, comunque, costituiva l&#8217;eccezione: di norma, i viaggiatori europei che, a partire dalla met\u00e0 del Settecento, erano venuti a contatto con gli Ottentotti, spingendosi oltre i possedimenti olandesi del Capo di Buona Speranza, quasi unanimemente descrissero quel popolo come sporco, incivile, ripugnante; qualcuno non esit\u00f2 a dire che quegli indigeni, di umano, non possedevano altro che il volto (N. de Graaf, in \u00abVoyage aux Indes orientales\u00bb, Amsterdam, 1719, p. 87). L&#8217;astronomo Lacaille, che studi\u00f2 i cieli australi dalla montagna della Tavola (da lui eternata in una nuova costellazione, \u00abMensa\u00bb), con tutto il suo filantropismo illuminista e la sua incondizionata fiducia nel progresso, non fa eccezione alla regola.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa, si sa, a quell&#8217;epoca era ammalata di esotismo, anche se alla sua maniera e alle sue condizioni: perch\u00e9, ad esempio, nelle sue \u00abLettres persaines\u00bb, Monsieur de Voltaire metteva in scena dei Persiani molto parigini, molto &quot;philosphes&quot; e squisitamente cartesiani; e si sa che il povero Luigi XVI, pochi istanti prima di salire sul patibolo, continuava a domandare: \u00abAncora nessuna notizia di La P\u00e9rouse?\u00bb, ovvero del navigatore francese che era salpato da Brest con due navi, l&#8217;\u00abAstrolabe\u00bb e la \u00abBoussole\u00bb, nel 1785, pieno di nobili sentimenti umanitari e di fiducia nella bont\u00e0 dell&#8217;uomo vicino alla natura, e che si era perduto nell&#8217;immensit\u00e0 dell&#8217;Oceano Pacifico, per non pi\u00f9 fare ritorno.<\/p>\n<p>Solo trent&#8217;anni dopo Jules Dumont D&#8217;Urville avrebbe scoperto le prove del suo tragico naufragio presso l&#8217;isola di Vanikoro, nelle Salomone, dove gli indigeni avevano massacrato i marinai superstiti: sorte analoga, anzi perfino pi\u00f9 benevola, di quella toccata a un altro navigatore francese, Marion Dufresne, nel 1772. Questi, sbarcato alla Nuova Zelanda per fondarvi una &quot;Francia Australe&quot;, vi aveva trovato la morte per mano dei Maori i quali, dopo aver simulato la pi\u00f9 grande amicizia e ospitalit\u00e0, avevano poi trucidato i bianchi a tradimento e avevano banchettato con i loro corpi; episodio che probabilmente ispirer\u00e0 a Edgar Allan Poe una scena del suo romanzo \u00abThe Narrative of Arthur Gordon Pym of Nantucket\u00bb, scritto fra il 1837 e il 1838.<\/p>\n<p>Non sempre, pertanto, il &quot;buon selvaggio&quot; era veramente tale; ma cos\u00ec volle vederlo l&#8217;Europa, magari per lavarsi la coscienza da tante cattive azioni perpetrate ai suoi danni, nel segno del razzismo e dell&#8217;avidit\u00e0 di ricchezze: dallo sterminio dei nativi americani alla tratta degli schiavi negri, passando per la vera e propria caccia all&#8217;uomo esercitata dai coloni bianchi verso gli Aborigeni australiani e verso i miti, inermi Tasmaniani.<\/p>\n<p>Scriveva, dunque, il viaggiatore francese nel suo libro \u00abPrimo viaggio di F. Le Vaillant nell&#8217;interno dell&#8217;Africa pel Capo di Buona Speranza\u00bb (titolo originale: \u00abPremier Voyage de F. Le Vaillant dans l&#8217;ent\u00e9rieur de l&#8217;Afrique\u00bb, 2 voll., Paris, 1790; traduzione italiana di F. Contarini, 3 voll., Milano, Aldo Martello Editore, 1958, vol. II, pp. 124129, 136-39):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; In mezzo a tali reciproche offerte ed agli affettuosi sentimenti che reciprocamente ci ispiravamo, mi colp\u00ec la vista d&#8217;una giovinetta di sedici anni. Confusa nella folla, si mostrava pi\u00f9 curiosa per la mia persona che premurosa di avere la sua parte de&#8217; giocattoli che io distribuiva alle sue compagne. Mi guardava con tanta attenzione, che me le avvicinai per darle tutto l&#8217;agio di considerarmi. Mi parve bella; aveva i denti pi\u00f9 freschi e pi\u00f9 belli che veder si potessero, e l&#8217;elegante e snella struttura, e le forme amorose del suo corpo, avrebbero fatto onore al pennello di Albano. Era la pi\u00f9 giovane delle Grazie sotto forme ottentotte.<\/p>\n<p>Le impressioni del bello sono universali, e la bellezza \u00e8 una regina, il cui impero s&#8217;estende in ogni luogo, e m&#8217;accorsi dalla prodigalit\u00e0 de&#8217; miei doni che io pure cedeva un poco alla sua possa. La mia giovane selvaggia presto fece a domesticarsi; io le avevo data una cintura, de&#8217; smanigli, una collana di piccoli grani bianchi che le stava a meraviglia, indi mi levai dal collo un fazzoletto rosso con cui s&#8217;avvolse il capo, e cos\u00ec addobbata era, per dirla in ricercato linguaggio, deliziosa. Mi formava un piacere d&#8217;ornarla io medesimo. Quando ebbi terminato, mi chiese qualche cosa per sua sorella che era rimasta all&#8217;orda; m&#8217;addit\u00f2 poscia sua madre, che non aveva pi\u00f9 genitore, ed io l&#8217;opprimevo d&#8217;interrogazioni, tanto mi allettavano le sue risposte,. Il mio piacere in vederla ed udirla era indicibile, e la pregava di restare meco facendole promesse d&#8217;ogni sorta; ma quando le parlai di condurla al mio paese ove tutte le donne sono regine e comandano ad un gran numero di schiavi, ben lungi al lasciarsi tentare, rigett\u00f2 apertamente le mie proposizioni, e si espresse schiettamente con movimenti d&#8217;impazienza e di collera. Un monarca non avrebbe vinta la sua resistenza ed il fastidio che le dava il sole pensiero d&#8217;abbandonare la sua famiglia e la sua trib\u00f9. Terminai per pregarla di condurmi almeno sua sorella, che non sarebbe rimasta scontenta; me lo promise, e ad un tratto suoi sguardi si fissarono su d&#8217;una sedia non lunge da me. M&#8217;indic\u00f2 col coltello che io ci aveva lasciato a caso; tosto glielo offersi e vidi con piacere che lo cedette a sua madre.<\/p>\n<p>Non poteva levarsi gli occhi d&#8217;indosso pei suoi nuovi ornamenti; si toccava le braccia, i piedi, la collana, la cintura; poneva venti volte le mani sul capo affine di toccarvi e sentirvi il fazzoletto che assai le piaceva. Apersi quindi la mia cassettina e ne trassi lo specchio ponendoglielo dinanzi. Ella vi si guard\u00f2 con attenzione ed anche con compiacenza, e traspariva da&#8217; suoi gesti, e da&#8217; vari atteggiamenti quanto fosse contenta non dir\u00f2 gi\u00e0 di se stessa, ma de&#8217; suoi nuovi ornamenti, che le facevano un&#8217;impressione ognora pi\u00f9 forte. Quando era partita dal&#8217;orda per venire a trovarmi, si era stropicciata le guance con grascia e fuliggine; io gliela feci lavare e bene asciugare, ma non mi riusc\u00ec mai di persuaderla che i soccorsi dell&#8217;arte sua facevano torto alla Natura che l&#8217;aveva creata s\u00ec bella. Per quanto cercassi di rendere accetti i miei ragionamenti, e qualunque fosse l&#8217;effetto della sua compiacenza in lasciarsi ristabilire sulle fresche sue guance quella dolce morbidezza della giovent\u00f9 che s\u00ec presto scompare, rimaneva per\u00f2 sempre ostinatamente affezionata a quella sua brutta grascia nera, come si fa da noi al belletto, ed a tutti quegli altri empiastri, non meno schifosi se non pi\u00f9 funesti.<\/p>\n<p>La mia bela allieva mi preg\u00f2 di lasciarle il mio specchietto, ed io vi consentii. Profittava a meraviglia del favore che si era dolcemente procacciato meco, per chiedermi tutto ci\u00f2 che le inspirava desiderio, ed io non sapea dirle no; ma alla fine dovetti ricusarle parecchie cose, s\u00ec per l&#8217;indispensabile bisogno che io ne aveva, s\u00ec pel timore che le convertisse in cattivo uso per se medesima. Le fibbiette de&#8217; miei legacci l&#8217;avevano pure tentata; il brillare di quelle pietruzze aveva parlato a&#8217; suoi occhi, ed io sarei stato contentissimo di poterglieli donare; e desiderai molto in quel punto de&#8217; miserabili ucchielli di ferro per sostituirli a quell&#8217;inutilmente splendido arredo. Sgraziatamente era il solo paio che possedessi; le feci comprendere che quelle fibbiette mi erano assolutamente necessarie, e non se ne parl\u00f2 pi\u00f9. Aveva bastante discernimento per non disgustarsi de&#8217; miei rifiuti, ed appena le aveva negata io qualche cosa, cangiava d&#8217;oggetto.<\/p>\n<p>Il suo nome era per me difficile da pronunziare, e nulla poi mi diceva al cuore. La sbattezzai dunque e la chiamai Narina, ciocch\u00e9 significa &quot;fiore&quot; in lingua ottentotta, la pregai a conservare il suo bel soprannome che tanto le conveniva, e mi promise di portarlo sinch\u00e9 vivesse, qual memoria del mio passaggio pel suo paese, e qual dimostrazione d&#8217;amore. Un tale sentimento non le era gi\u00e0 pi\u00f9 sconosciuto, e nel suo ingenuo e commovente linguaggio mi faceva comprendere abbastanza quanto ha d&#8217;imperioso la prima impressione della Natura, e che in fondo a&#8217; deserti d&#8217;Africa bastava osare per essere felice. [&#8230;]<\/p>\n<p>Deposta la caccia nella mia tenda, tornai al campo de&#8217; miei ospiti., e seppi che erano andare a bagnarsi. Curioso di vedere la cerimonia, , corsi al fiume n dovetti strabiliare a cercarle ; le voci loro e le risate mi fecero tosto trovarne la traccia; mi spinsi tacitamente fra gli alberi e le frasche, e giunsi presso alla riva senza dare indizio; stavano esse tutte scherzando in mezzo all&#8217;acqua e andandovi sotto con mirabile abilit\u00e0.<\/p>\n<p>Un colpo di archibuso che io tirai nello scoprirmi fece cessare il giuoco. Tutte ad un tempo affondarono, non mostrando pi\u00f9 che la punta del naso; io m&#8217;era seduto sui loro vestiti posti a mucchio, e mi divertivo a burlarle, mostrando loro l&#8217;un dopo l&#8217;altro i piccioli grembialetti, ed invitandole a venirli a prendere. La madre di Narina rideva di cuore per l&#8217;imbarazzo delle sue compagne prese cos\u00ec alla sprovvista. Era dessa sortita dall&#8217;acqua prima dell&#8217;altre, e riposava sotto un albero aspettandole. A lungo mi supplicarono d&#8217;allontanarmi, ma invano. Non rimaneva loro che un partito e l&#8217;afferrarono con una prontezza che mi sorprese. Conoscevano tutto l&#8217;ascendente della bella Narina sopra di me. Sua madre le gett\u00f2 il grembiale ed il &quot;kros&quot;; ella si vest\u00ec in acqua, e venne tosto a me col tuono della maggior tenerezza ed ingenuit\u00e0 a scongiurarmi che m&#8217;allontanassi per qualche istante onde dar tempo a quelle donne di riprendere i loro vestiti; io finsi di resistere per poco, ma Narina, presomi per mano, riusc\u00ec a trarmi seco sinch\u00e9 giunti ad una certa distanza grid\u00f2 alle sue compagne che potevano liberamente sortire.<\/p>\n<p>Frattanto ci eravamo incamminati alla mia tenda con familiarit\u00e0 sempre maggiore, e Narina scherzava con me, quanto avrebbe potuto farlo con un suo fratello, co&#8217; suoi genitori, colle sue compagne. Ella celiava alla sua foggia, e mi provocava in piccanti maniere ora lottando di forza con me per isciorsi dalle mie braccia, ora passando per iscapparmi i cespugli, i burroni, i pi\u00f9 larghi fossi. Giovine e vigoroso allora, avvezzo di lungo a&#8217; pi\u00f9 duri travagli, e traendo una vita mille volte pi\u00f9 aspra che que&#8217; selvaggi medesimi, avrei sfidato i nostri Ercoli d&#8217;Europa; ma sia che l&#8217;abitudine ad un restio di galanteria mi facessero un dovere di non impiegare colla giovine Narina che la met\u00e0 delle mie forse, sia che infatti ella fosse pi\u00f9 destra e snella, mi avrebbe costretto a chiedere grazia, ed io le cedeva il campo. Specialmente poi, quando fuggendo da&#8217; miei scherzi, poneva fra me e lei un piccolo intervallo, mi sfidava alla corsa e vi si lanciava, con quale celerit\u00e0 e con quante giravolte, non giungeva ella mai a celarsi presso al bosco per sorprendermi al passar mio!\u00bb<\/p>\n<p>Dicevamo che l&#8217;Europa, alla fine del XVIII secolo, era malata di esotismo a tutti i costi e sognava una felicit\u00e0 dell&#8217;uomo allo stato naturale che, di l\u00ec a breve, il medico Itard, studiando il caso del &quot;ragazzo selvaggio&quot; del&#8217;Aveyron, avrebbe impietosamente relegato fra i sogni di evasione di una modernit\u00e0 che gi\u00e0 cominciava a spaventarsi di se stessa; un po&#8217; come i primi due viaggi &quot;scientifici&quot; di James Cook, proprio in quegli anni &#8212; nel 1768-71 e nel 1772-75 &#8211; stavano infrangendo implacabilmente il mito tenace della Terra Australis Incognita, che da secoli alimentava la fantasia (e la cupidigia) degli Europei.<\/p>\n<p>Eppure era un mito tenace, quello della originaria bont\u00e0 e felicit\u00e0 dell&#8217;uomo &quot;naturale&quot;, che non pu\u00f2 dirsi del tutto scomparso nemmeno ai nostri d\u00ec, dato che ovunque, nelle pieghe rimaste in ombra della dominane filosofia del progresso e della macchina, se ne pu\u00f2 cogliere un sia pur fugace bagliore. Quale amante del cinema francese non ricorda che, all&#8217;inizio del bellissimo film di Eric Rohmer \u00abL&#8217;amour l&#8217;apr\u00e8s-midi\u00bb (1972), il protagonista viaggia sulla metropolitana che lo porta verso il centro di Parigi, immergendosi nella lettura del \u00abVoyage autour du monde\u00bb di Louis Antoine de Bougainville, altro importante navigatore francese contemporaneo dello sfortunato La P\u00e9rouse?<\/p>\n<p>Ma il brano qui sopra riportato \u00e8 doppiamente interessante e, in un certo senso, commovente, perch\u00e9 non solo conserva l&#8217;ingenua visione idealizzata del mondo &quot;primitivo&quot;, ma perch\u00e9 vi sovrappone un altro mito caratteristico: quello di una originaria armonia e naturalezza nei rapporti fra i sessi, non senza qualche implicazione di tipo pre-cristiano se non, addirittura, implicitamente anticristiano (e Le Vaillant sembra proprio considerare, materialisticamente, la Natura come la vera ed unica divinit\u00e0 degna di adorazione).<\/p>\n<p>L&#8217;amicizia che fiorisce spontanea e senza secondi fini (lo stesso Le Vaillant ci assicura della propria ammirevole continenza in proposito) fra il giovane europeo che conosce tante cose e la giovanissima africana che, al suo cospetto, appare come una libera figlia della Natura, felice nella propria inconsapevolezza della &quot;civilt\u00e0&quot; coi suoi ritrovati e con i suoi riti artificiali, sembra conservare un riflesso di quella franca e innocente amicizia che le &quot;vahin\u00e9&quot; polinesiane, secondo i racconti dei marinai, mostravano senza falsi pudori nei confronti degli Europei, meravigliandosi anzi della loro buffa mancanza di disinvoltura.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 lo stesso mito che, tenace, svolger\u00e0 un ruolo importante, forse fondamentale, nel fatale ammutinamento dell&#8217;equipaggio del \u00abBounty\u00bb al comandante William Bligh, il 28 aprile 1789 (quasi contemporaneamente allo scoppio della Rivoluzione francese), durante il viaggio di ritorno da Tahiti verso l&#8217;Europa. \u00c8 forse un caso che il primo ufficiale, Fletcher Christian e il guardiamarina Peter Heywood, si fossero legati a delle fanciulle indigene e non sopportassero l&#8217;idea di non pi\u00f9 rivederle?<\/p>\n<p>La dura disciplina a bordo del brigantino inglese non fu, forse, che il pretesto per quegli uomini infatuati dal mito del &quot;buon selvaggio&quot;; in questo caso, della &quot;buona selvaggia&quot;. Ma che il mito non potesse reggere alla prova dei fatti, lo avrebbero dimostrato le successive, tragiche vicende degli ammutinati, una volta rifugiatisi sulla sperduta isola Pitcairn. Le feroci rivalit\u00e0 di razza, unite a quelle per il possesso delle donne, spinsero infatti Inglesi e Polinesiani a trucidarsi a vicenda, in una cupa atmosfera di sospetti, odio e disperazione.<\/p>\n<p>Un mito seducente e quasi insopprimibile, dunque, quello della bella indigena di lontane terre, che incanta l&#8217;uomo europeo con la sua spontaneit\u00e0 e naturalezza; da \u00abShe\u00bb di Rider-Haggard, alla Antinea di \u00abL&#8217;Atlantide\u00bb di Pierre Benoit, alla bella etiope senza nome di \u00abTempo di uccidere\u00bb di Ennio Flaiano: sono tutte maschere, fra loro anche assai diverse, di quel mito originario, che alcuni fotografi occidentali, di tanto in tanto, continuano a rispolverare, inondando il mercato editoriale con i loro libri fotografici ispirati al tema della Venere africana.<\/p>\n<p>Ma codeste, recentissime &quot;Black Ladies&quot; &#8211; cos\u00ec come, del resto, la bellissima Antinea di Benoit &#8211; sono sofisticate regine dell&#8217;immaginario occidentale; mentre la Narina di Fran\u00e7ois Le Vaillant \u00e8 un piccolo miracolo di semplice grazia e di seduttivit\u00e0 quasi inconsapevole.<\/p>\n<p>Anche quest&#8217;ultimo, del resto, \u00e8 un tipico mito occidentale, per di pi\u00f9 coniugato squisitamente al maschile.<\/p>\n<p>Un mito che continua a rivivere, ad esempio, nel sorriso della ragazza bantu, sorpresa dalla macchina da presa dell&#8217;etologo tedesco Iren\u00e4us Eibl-Eibensfeldt, sorpresa in tutti i suoi passaggi psicologici: dalla curiosit\u00e0, al pudore, alla ingenua maliziosit\u00e0 timidamente provocante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 stato il mito roussoiano del &quot;buon selvaggio&quot; a influenzare la percezione che il pubblico europeo, con la mediazione di viaggiatori e naturalisti, ebbe dei popoli<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[133],"class_list":["post-26681","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-europa"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26681","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26681"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26681\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26681"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26681"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26681"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}