{"id":26677,"date":"2019-11-25T11:16:00","date_gmt":"2019-11-25T11:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/11\/25\/lazzati-e-le-due-anime-del-cattolicesimo-italiano\/"},"modified":"2019-11-25T11:16:00","modified_gmt":"2019-11-25T11:16:00","slug":"lazzati-e-le-due-anime-del-cattolicesimo-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/11\/25\/lazzati-e-le-due-anime-del-cattolicesimo-italiano\/","title":{"rendered":"Lazzati e le due anime del cattolicesimo italiano"},"content":{"rendered":"<p>E adesso lo vogliono proclamare santo. Servo di Dio lo era gi\u00e0, grazie alla potente sponsorizzazione del cardinale gesuita (ci si perdoni l&#8217;ossimoro, non \u00e8 colpa nostra: i gesuiti non potrebbero esser fatti cardinali) Carlo Maria Martini; poi, il 5 luglio del 2013, senza perdere tempo, a pochi mesi dalla propria elezione al soglio pontificio, il signor Bergoglio ha consentito che fosse dichiarato venerabile. Il prossimo gradino \u00e8 dunque la santit\u00e0: anche se un vero cattolico, visti i patrocinatori della sua causa, qualche dubbio lo dovrebbe avere. Stiamo parlando, naturalmente, del professor Giuseppe Lazzati, rettore dell&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Milano per la bellezza di cinque mandati triennali consecutivi, dal 1968, quando sostitu\u00ec Ezio Franceschini, al 1983, quando pass\u00f2 la mano ad Adriano Bausola. Egli \u00e8 stato l&#8217;alfiere, insieme al suo amico Giuseppe Dossetti, dell&#8217;ala sinistra del cattolicesimo italiano: talmente sinistra che, all&#8217;epoca della battaglia referendaria sul divorzio, si schier\u00f2 apertamente a favore del &quot;no&quot;, con l&#8217;impeccabile ragionamento che i cattolici non possono imporre a una societ\u00e0 formata da tanti non cattolici la concezione e la pratica cattolica del matrimonio. Ragionamento che fa il paio con il modo abituale di agire del signor Bergoglio colui che ora lo vorrebbe vede innalzato alla gloria degli altri: se i fedeli chiedono una benedizione nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, lui non la d\u00e0, perch\u00e9 in mezzo a quelle persone potrebbe anche esserci, chi lo sa, un non credente, oppure, non si pu\u00f2 mai dire, un islamico, o un ebreo: e dunque benedire la folla significherebbe imporre alla societ\u00e0 moderna le credenze dei cattolici, cosa evidentemente contraria alla libert\u00e0 religiosa e anche al concetto di laicit\u00e0 dello Stato.<\/p>\n<p>Riportiamo, affinch\u00e9 il lettore vi faccia le sue riflessioni, una pagina del libro del giornalista Marco Damilano <em>Il partito di Dio. La nuova galassia dei cattolici italiani<\/em> (Torino, Einaudi, 2006, pp. 86-88), che rievoca l&#8217;aspro conflitto fra la &quot;linea&quot; di Lazzati e quella di Giussani, specchio delle eterne due anime del cattolicesimo italiano:<\/p>\n<p><em>Un rapporto [quello fra Lazzati e Giussani] cominciato nel 1954 e subito tormentato dalle incomprensioni. Gi\u00e0 nel 1966 Lazzati aveva scritto la prima lettera al cardinale di Milano Colombo accusando Giovent\u00f9 studentesca, la creatura di Giussani che anticipa la nascita di Cl, di essersi inserita nella chiesa milanese &quot;come una forma di vero integrismo&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Il duello Lazzati-Giussani va avanti per almeno due decenni ed \u00e8 centrale in tutti i momenti decisivi per i cattolici italiani. Il referendum sul divorzio, per esempio. Lazzati dissente dai toni da crociata ed espone i suoi dubbi in una lettera a Paolo VI: &quot;Non posso nascondere la mia viva preoccupazione che, per difendere l&#8217;indissolubilit\u00e0 del matrimonio, si scelgano modi che potrebbero aggravare un male che solo modi suggeriti da superiore sapienza potranno contenere&quot;. Due mesi prima del voto si chiede se i princ\u00ecpi cristiani valgano ancora per la societ\u00e0 italiana: &quot;Pur restando intatta la contrariet\u00e0 dei cattolici al divorzio, essi non possono imporre a chi non crede una legge che solamente la fede rende possibile. \u00c8 questione di libert\u00e0&quot;. Per i ciellini le cose stanno all&#8217;opposto. Il matrimonio indissolubile, scrivono sui loro volantini, &quot;non \u00e8 estrinseco, occasionale, rescindibile quindi secondo il proprio arbitrio, ma costitutivo della persona umana&quot;. E si lanciano nella campagna referendaria, attaccando i cattolici del no.<\/em><\/p>\n<p><em>Negli ultimi anni di vita del rettore lo scontro non si placa, anzi. &quot;La gerarchia sembra prediligere certi movimenti integralisti. Comunione e liberazione, per esempio. Residui di trionfalismo do una Chiesa che si impone nella nuova cristianit\u00e0 perduta&quot;, dice il professore in un&#8217;intervista al &quot;Messaggero di Sant&#8217;Antonio&quot;. Pochi mesi prima di morire. E a Giancarlo Zizola di &quot;Panorama&quot;: &quot;Sognano la riduzione di tutto sotto la Chiesa e una Chiesa interpretata a modo loro. Loro si definiscono la Chiesa: la Chiesa siamo noi&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;attacco pi\u00f9 violento, poich\u00e9 coinvolge anche papa Wojtyla, arriver\u00e0 tanti ani dopo, postumo. In una lunga conversazione con Giuseppe Dossetti, Piero Scoppola e Leopoldo Elia, avvenuta nel 1984 ma pubblicata dal Mulino vent&#8217;anni dopo. &quot;Per quanto io riesco a capire, &#8211; dice Lazzati in quel colloquio, &#8211; il papa non si rende conto della situazione italiana, chiuso com&#8217;\u00e8 nel modello della sua esperienza polacca, lontanissimo da quella che \u00e8 la storia del nostro paese, e ritiene che quel modello possa essere riportato da noi. Non per niente appoggia quei movimenti, Comunione e liberazione e l&#8217;Opus Dei, che in fondo cercano di interpretare quel disegno. E da qui i cortocircuiti tra fede e vita politica, le famose autonomie delle realt\u00e0 temporali negate per cui nella fede tutto \u00e8 assorbito. E la Cei sente che questo non vale per l&#8217;Italia, ma contro il papa non ribatte&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel nome di Lazzati le due anime del mondo cattolico affrontano lo scontro pi\u00f9 duro, due anni dopo la morte del rettore della Cattolica, nel 1988. Il pretesto per la resa dei conti \u00e8 dato dalla pubblicazione sul &quot;Sabato&quot; di una serie di articoli firmati da Antonio Socci e Roberto Fontolan sul mondo cattolico italiano, intitolati &quot;Tredici anni della nostra storia&quot;, dal 1974 al 1987. Lazzati viene accusato senza mezzi termini di essere uno dei responsabili della scristianizzazione in Italia. E di aver tinto il cattolicesimo italiano di venature protestanti.<\/em><\/p>\n<p><em>Parole che scatenano una bufera. Reagisce una piccola ma agguerrita associazione di cattolici democratici, la Rosa bianca, nata da gruppi giovanili della Lega democratica di Scoppola, Guerrieri e Ardig\u00f2, che avevano tentato negli anni precedenti la carta del rinnovamento della Dc La Rosa bianca tira in ballo la Curia di Milano, chiede a Martini se le accuse a Lazzati corrispondono a verit\u00e0. Non \u00e8 l&#8217;Inquisizione, n\u00e9 una richiesta di censura, anche se l&#8217;arma utilizzata, l&#8217;intervento di un tribunale ecclesiastico, non \u00e8 la migliore. Ma serve ad accendere la luce e il caso Cl-Lazzati tiene banco per settimane. Con toni molto aspri, da una parte e dall&#8217;altra. &quot;Nei censori non c&#8217;\u00e8 neppure l&#8217;ombra di un opposto ragionamento, &#8211; scrive Del Noce, &#8211; Sono ragazzi che fanno un giornale per ragazzi. Il &#8216;Sabato&#8217; accusando la linea di protestantesimo dovrebbe essere coerente fino in fondo coinvolgendo nell&#8217;accusa anche Paolo VI, ma non ha il coraggio di farlo&quot;, replica padre Sorge.<\/em><\/p>\n<p><em>Solo la Cei non interviene. Il nuovo segretario dei vescovi monsignor Ruini fa sapere che l&#8217;organismo ecclesiale non ha nessuna intenzione di schierarsi. Nella Cei avevano seguito con irritazione lo spettacolo di cattolici che si attaccavano tutti i giorni dalle pagine dei giornali, offrendo certo un&#8217;immagine poco edificante, ma anche quella di un mondo vitale che affrontava il dibattito delle idee in prima persona, sfuggendo al controllo della gerarchia ecclesiastica.<\/em><\/p>\n<p>Questo brano di prosa \u00e8 interessante per due ragioni. Primo, perch\u00e9 conferma l&#8217;esistenza di due anime, di destra e di sinistra, nel cattolicesimo italiano, fin da prima del &#8217;68 e da prima del Concilio: due anime che a rigore non dovrebbero esserci, perch\u00e9 il Vangelo \u00e8 uno, e non ci sono due filosofie con cui annunciarlo, anche se certamente ciascun cattolico, inevitabilmente, lo testimonia secondo una prospettiva particolare. Ma \u00e8 certo che quanto pi\u00f9 si \u00e8 fedeli al Vangelo, tanto meno si nota questa prospettiva individuale, mentre ci\u00f2 che emerge \u00e8 il Vangelo in se stesso, il Vangelo di Ges\u00f9 Cristo e non quello di Tizio o di Caio. In questo senso, ci permettiamo di osservare che quei cattolici che vengono solitamente qualificati &quot;di destra&quot;, o conservatori, o tradizionalisti, in realt\u00e0 sono cattolici e basta; mentre i cattolici &quot;di sinistra&quot; sono dei cattolici ai quali il cattolicesimo, cos\u00ec come si \u00e8 definito in duemila anni di Magistero, va stretto: sono insofferenti, irrequieti, scontenti; lo vogliono perfezionare, lo vogliono aggiornare, lo vogliono cambiare. Pure, non hanno il coraggio di dirlo apertamente, anche se tale \u00e8 la loro intenzione; sanno di non poterlo fare, perch\u00e9 ci\u00f2 equivarrebbe a una dichiarazione di apostasia; perci\u00f2 conservano una certa prudenza formale, parlano di discontinuit\u00e0 nella continuit\u00e0, e fanno ricorso ad analoghi equilibrismi verbali per celare la loro vere intenzioni. Il grande modello \u00e8 il discorso di apertura del Concilio da parte di Giovanni XXIII: un discorso abile, nel quale egli disse che il Vangelo \u00e8 quello e non si tocca; varia per\u00f2, nel corso del tempo, e deve variare, il modo di annunciarlo, perch\u00e9 agli uomini moderni non lo si pu\u00f2 annunciare come si face a duemila anni fa. Abbiamo sintetizzato e soprattutto abbiamo esplicitato al massimo il senso di quel discorso; per\u00f2 il senso \u00e8 quello, senza dubbio: e ad esso si sono ispirati sia i documenti conciliari, come <em>Nostra aetate<\/em>, <em>Dignitatis humanae<\/em> e <em>Gaudium et spes<\/em>, tutti discordanti dalla Tradizione e dal Magistero, eppure tutti formalmente difendibili come ortodossi, perch\u00e9 volutamente giocati sul filo d&#8217;una sottile ambiguit\u00e0; e da esso si \u00e8 ispirata tutta la pastorale, tutta la liturgia e anche la dottrina dei decenni successivi, in uno slittamento graduale, ma inarrestabile verso il protestantesimo, il modernismo e l&#8217;indifferentismo religioso spacciato per ecumenismo e per dialogo interreligioso. Ebbene Lazzati era chiaramente schierato sul versante dei <em>novatores<\/em>, ossia di quelli cui il Vangelo non va bene cos\u00ec com&#8217;\u00e8, il Magistero e la chiesa non vanno bene cos\u00ec come sono (anzi, com&#8217;erano fino a qualche decennio fa): egli era una delle teste forti della corrente di sinistra al quale erano francamente antipatici quelli dell&#8217;altra corrente: gli <em>integristi<\/em>, come li chiamava lui. E fin qui, tutto normale, si fa per dire. Quel che \u00e8 meno normale \u00e8 che questo lodatissimo personaggio avesse l&#8217;abitudine di ricorrere continuamente all&#8217;autorit\u00e0 superiore per segnare il punto contro i suoi avversari: lo fece prima con l&#8217;arcivescovo (massone) di Milano, poi addirittura rivolgendosi al papa (massone) Paolo VI, sempre spalleggiato e sostenuto dalla setta dei gesuiti (impossibile chiamarli diversamente), ad esempio da quel padre Sorge che anche ora, ai tempi di Bergoglio, si segnala per essere uno dei pi\u00f9 convinti fautori della rivoluzione modernista, e che gi\u00e0 allora metteva il dito sulla piaga dicendo che chi criticava Lazzati avrebbe dovuto prendrsela con Paolo VI: ed \u00e8 una cosa assai pi\u00f9 vera di quel che lui stesso non pensasse. Ma questa \u00e8 la prassi dei cattolici di sinistra: invocano sempre la libert\u00e0 per tutti, ma non esitano a ricorrere all&#8217;autorit\u00e0 superiore per ridurre al silenzio i cattolici &quot;tradizionalisti&quot;. Gli Spadaro, i Kasper, i Bianchi, i Zuppi hanno sempre la misericordia e il dialogo sulla bocca: ma qualcuno li ha sentiti spendere una parola per chiedere, se non giustizia, almeno trasparenza sulla repressione attuata ai danni dei Francescani dell&#8217;Immacolata? Qualcuno li ha sentiti domandare in che cosa don Minutella si sia allontanato dalla retta dottrina, al punto da meritare la scomunica?<\/p>\n<p>La seconda ragione d&#8217;interesse di questa pagina \u00e8 vedere come i giornalisti progressisti raccontano la storia delle due anime del cattolicesimo. Marco Damilano non \u00e8 un giornalista qualsiasi; \u00e8 il direttore de <em>L&#8217;Espresso<\/em>, che fa parte dello stesso gruppo di <em>Repubblica<\/em> e si pone, pertanto, alla testa della stampa progressista, apertamente schierata coi cattolici di sinistra, anche se attestata su posizioni laiciste e assolutamente non cattoliche su tutti i principali temi etici e sociali, dall&#8217;aborto alle unioni gay. Non si domandi come pu\u00f2 un intellettuale laicista che lavora per il gruppo de <em>L&#8217;Espresso<\/em> parteggiare nelle lotte interne al movimento cattolico: la logica \u00e8 sempre la stessa, cio\u00e8 che i nemici dei miei nemici (i veri cattolici) sono miei amici. La domanda semmai dovrebbe essere come facciano i cattolici di sinistra a non provare alcun imbarazzo a lasciarsi corteggiare in maniera smaccata dalla cultura e dall&#8217;informazione progressiste e anticattoliche: bisognerebbe chiederlo a loro, quando vanno, graditii ospiti, nei salotti televisivi di Augias, Fazio, Mieli, ecc. Ma tornando al nostro assunto, non posiamo far a meno di notare che perfino Marco Damilano trova che l&#8217;arma utilizzata da quelli della Rosa Bianca, l&#8217;intervento di un tribunale ecclesiastico, non era la migliore<em>.<\/em> Quando poi riporta la frase di Lazzati a proposito del referendum sul divorzio: <em>Pur restando intatta la contrariet\u00e0 dei cattolici al divorzio, essi non possono imporre a chi non crede una legge che solamente la fede rende possibile. \u00c8 questione di libert\u00e0<\/em>, si astiene dal far notare una cosa che dovrebbe essere evidente: che se un cattolico pone la &quot;libert\u00e0&quot;, in senso laicista, al di sopra della fedelt\u00e0 al Vangelo, allora quel cattolico non \u00e8 pi\u00f9 veramente tale, ma \u00e8 un modernista travestito da cattolico: uno di quei &quot;cattolici&quot; che fanno la gioia della massoneria, perch\u00e9 ogni qualvolta il Vangelo entra in conflitto con la sensibilit\u00e0 del mondo moderno, sono loro a fare un passo indietro (ma anche dieci: vedi l&#8217;aborto, l&#8217;eutanasia, le unioni gay), per un malinteso senso di rispetto delle opinioni altrui. Ma il tempo, che \u00e8 galantuomo, mostra oggi da che parte stia la retta interpretazione del Vangelo. A forza di passi indietro per non spiacere al mondo, di auto-mortificarsi per evitare incresciose discussioni, di camuffarsi e mimetizzarsi per non urtare la mentalit\u00e0 laicista (mimetizzarsi anche fisicamente: quanti preti vanno ancora in giro vestiti da prete, oggi?; e non diciamo con la talare, che non ci risulta sia stata abolita, ma neppure col <em>clergyman<\/em>?), quei sedicenti cattolici hanno finito per suicidarsi. Ma forse \u00e8 proprio ci\u00f2 che volevano: perch\u00e9 hanno capito che l&#8217;unico modo per eliminare tutto ci\u00f2 che a loro d\u00e0 noia \u00e8 far s\u00ec che il cattolicesimo cessi di esistere&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E adesso lo vogliono proclamare santo. 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