{"id":26668,"date":"2011-10-24T05:15:00","date_gmt":"2011-10-24T05:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/10\/24\/il-nostro-cuore-e-abbastanza-grande-da-lasciar-andare-le-persone-che-amiamo\/"},"modified":"2011-10-24T05:15:00","modified_gmt":"2011-10-24T05:15:00","slug":"il-nostro-cuore-e-abbastanza-grande-da-lasciar-andare-le-persone-che-amiamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/10\/24\/il-nostro-cuore-e-abbastanza-grande-da-lasciar-andare-le-persone-che-amiamo\/","title":{"rendered":"Il nostro cuore \u00e8 abbastanza grande da lasciar andare le persone che amiamo?"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo sostenuto pi\u00f9 volte che alla radice dei nostri errori esistenziali vi \u00e8 essenzialmente l&#8217;attaccamento: l&#8217;attaccamento smodato, compulsivo, nevrotico, alle situazioni. alle cose e soprattutto alle persone; che pu\u00f2 manifestarsi nelle due forme &#8211; solo apparentemente opposte &#8211; della brama e del timore.<\/p>\n<p>Vogliamo ora riprendere questo concetto e vedere in quale misura e in quali forme esso abbia una ricaduta nella concretezza della nostra vita affettiva, che \u00e8 alla base del nostro benessere e, per usare una parola grossa, della nostra possibilit\u00e0 di essere felici.<\/p>\n<p>In generale, noi ci attacchiamo alle cose per una forma di ignoranza circa la reale natura dell&#8217;affettivit\u00e0 e per una sottovalutazione della nostra capacit\u00e0 di amare. In altri termini, ci sembra che solo afferrandoci alle cose e alle persone noi troveremo la nostra sicurezza affettiva: perch\u00e9 abbiamo costantemente bisogno di sentirci sicuri e, quindi, di sentirci amati.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 nasce da una profonda sfiducia in noi stessi, dato che, evidentemente, non ci sentiamo abbastanza sicuri di noi da poter accettare l&#8217;idea che possiamo bastare a noi stessi; o &#8211; il che \u00e8 la stessa cosa, ma considerata da un altro punto di vista &#8211; che possiamo amare veramente tutto il mondo, senza per\u00f2 cadere nell&#8217;attaccamento egoistico.<\/p>\n<p>Ci sembra, cio\u00e8, che, se non ci adoperiamo in ogni modo per conquistare e conservare, con le unghie e con i denti, il nostro pezzettino di sicurezza affettiva, il primo soffio di vento ci spazzer\u00e0 via, insieme alle cose che amiamo, lasciandoci nudi ed esposti, come i pi\u00f9 miseri esseri dell&#8217;universo.<\/p>\n<p>Si prenda, come tipico esempio in proposito, l&#8217;atteggiamento di moltissime donne nei confronti dell&#8217;amore. Vivono in uno stato di perenne sospettosit\u00e0, perch\u00e9 vedono ovunque delle possibili rivali, sempre pronte a soffiargli il loro uomo: diffidano di tutte, a cominciare dalle migliori amiche, dalle sorelle, dalle madri e dalle figlie. E il bello \u00e8 che non hanno nemmeno tutti i torti: perch\u00e9 vi sono veramente moltissime donne che puntano senza posa l&#8217;uomo di un&#8217;altra donna &#8211; meglio ancora se \u00e8 l&#8217;uomo della migliore amica, della sorella, della madre o della figlia &#8211; non per altra ragione che per sentirsi rassicurate circa la propria irresistibile femminilit\u00e0, circa il proprio sconfinato potere seduttivo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 di una lotta per il potere si tratta, senza esclusione di colpi: l&#8217;amore non c&#8217;entra affatto, anche se loro non se ne rendono conto. E l&#8217;uomo c&#8217;entra meno ancora: non \u00e8 che l&#8217;idiota di turno, che le donne vogliono possedere al solo scopo di mostrare al mondo intero che possono soffiarlo ad un&#8217;altra quando e come vogliono; oppure, viceversa, che possono difenderlo contro qualsiasi rivale, per quanto temibile e agguerrita.<\/p>\n<p>Insomma, moltissime donne vivono con l&#8217;ascia di guerra eternamente a portata di mano, non perch\u00e9 vogliano conquistare o conservare un bene reale, ma per poter sconfiggere qualsiasi rivale in qualsiasi momento; e, dal momento che vedono rivali ovunque, almeno allo stato potenziale -comprese le loro figlie ancora impuberi &#8211; tutta la loro vita si svolge all&#8217;insegna della competizione, della lotta, dello strafare e della nevrosi da prima del reame.<\/p>\n<p>E adesso torniamo al nostro assunto.<\/p>\n<p>Quando ci comportiamo come degli esseri affettivamente minuscoli, che possono amare una persona sola ed essere amati da una persona soltanto, riceviamo gi\u00e0 in noi stessi l&#8217;inevitabile castigo: quello di essere in uno stato di tensione e insicurezza permanenti, come un cane che ha rubato un osso, ma che non pu\u00f2 mai mangiarselo e tanto meno concedersi un po&#8217; di riposo, perch\u00e9 il branco dei suoi simili \u00e8 l\u00ec tutto intorno, pronto a rubarglielo a sua volta al suo minimo errore, alla sua minima distrazione.<\/p>\n<p>La persona affettivamente matura, viceversa, \u00e8 quella che non si attacca alle cose e alle persone, per il semplice fatto che possiede gi\u00e0 in se stessa una sufficiente dose di autostima e che non nutre invidia nei confronti di nessuno, perch\u00e9 non si sente inferiore a nessuno e, sopratutto, non si sente in competizione con nessuno.<\/p>\n<p>Se ama qualcuno in particolare, la persona affettivamente matura sa che non pu\u00f2 mettergli la catena al collo, n\u00e9 lo desidera: perch\u00e9, amando davvero, non desidera altro che il bene della persona amata, senza senso di propriet\u00e0 e di attaccamento; e, se il bene di quella persona \u00e8 quello di rivolgere a trecentosessanta gradi il proprio potenziale affettivo, lei ne \u00e8 felice di riflesso, come la buona madre \u00e8 felice che i suoi aquilotti spicchino il volo.<\/p>\n<p>E qui non posiamo non fare un altro esempio concreto, sempre traendolo dalla psicologia femminile (non per inconfessabili turbe misogine, ma per spassionata considerazione della realt\u00e0). La madre, che ha portato nel suo seno la nuova creatura venuta al mondo e che l&#8217;ha seguita e accompagnata nel processo di crescita, facilmente finisce per dimenticarsi che il suo compito \u00e8 quello di farsi da parte, una volta che il figlio abbia raggiunto l&#8217;autonomia psicologica e affettiva.<\/p>\n<p>Sappiamo che non \u00e8 facile: \u00e8 istintivo, per la madre, attaccarsi alla propria creatura, cercando di rimandare il pi\u00f9 possibile il momento del distacco e, magari, barando con se stessa, laddove si ripromette di fare un passo indietro, ma solo quando sar\u00e0 ben certa che egli sappia camminare da solo: perch\u00e9 questi non imparer\u00e0 mai a camminare da solo, se una buona volta lei non si far\u00e0 da parte, a costo di vederlo cadere in terra, qualche volta.<\/p>\n<p>Paradossalmente &#8211; ma, forse, solo in apparenza &#8211; sono proprio le madri pi\u00f9 amorevoli, le pi\u00f9 scrupolose, quelle che cadono pi\u00f9 facilmente nella sindrome della chioccia; quelle che hanno preso pi\u00f9 seriamente il loro mestiere di madri; quelle che danno tutte se stesse alla loro creatura, prodigandosi e sacrificandosi senza risparmio, affrontando con cuore impavido qualunque difficolt\u00e0, qualunque rinuncia, pur di proteggerla e colmarla di amore.<\/p>\n<p>Ahim\u00e9, pi\u00f9 amore hanno dato, e pi\u00f9 amore si aspetteranno di ricevere, magari anche solo a livello inconscio: e, con ci\u00f2 stesso, preparano il dramma futuro, lungo e tormentoso, del distacco eternamente rimandato, delle pressioni psicologiche, dei ricatti affettivi, della progressiva, tristissima ma inevitabile trasformazione dei sentimenti positivi in sentimenti negativi: l&#8217;amore della madre che diventa, poco a poco, una forma di dominio; e l&#8217;amore del figlio che diventa, a poco a poco, insofferenza ed esasperazione, se non qualcosa di peggio.<\/p>\n<p>A livello generale, parlando non solo delle madri, ma di qualunque essere umano: il vero amore \u00e8 quello che accompagna la persona amata verso la conquista dell&#8217;autonomia; quello che \u00e8 sempre pronto, in qualunque momento, a farsi da parte per lasciarla andare; quello che si compiace della realizzazione e della felicit\u00e0 della persona amata, sia che ci\u00f2 includa, sia che escluda la presenza di colui o di colei che amano.<\/p>\n<p>Bisogna avere perci\u00f2 l&#8217;onest\u00e0 di riconoscere che, in questo campo, siamo quasi tutti, chi pi\u00f9 e chi meno, dei perfetti analfabeti, che credono di sapere mentre non sanno assolutamente niente; e, quel che \u00e8 peggio, che non sono disposti n\u00e9 a mettersi in discussione, n\u00e9 ad imparare.<\/p>\n<p>Nella nostra immensa ignoranza, noi crediamo di possedere un cuore minuscolo, che pu\u00f2 amare solo una persona alla volta e che pu\u00f2 amarla solo ad esclusione di tutte le altre; e, naturalmente, pensiamo che ci\u00f2 valga anche per gi altri, a cominciare dalla persona che costituisce l&#8217;oggetto del nostro amore. Di conseguenza, siamo sempre timorosi di perdere il nostro bene pi\u00f9 prezioso, come l&#8217;avaro lo \u00e8 di perdere le ricchezze accumulate.<\/p>\n<p>Dimentichiamo, per\u00f2, una cosa molto semplice e intuitiva, che avremmo dovuto capire da un pezzo, se l&#8217;attaccamento e la paura non facessero velo al nostro sguardo: che nessuno potrebbe &quot;soffiarci&quot; la persona amata, se noi non l&#8217;avessimo gi\u00e0 persa; e che certamente finiremo per perderla, se dedicheremo tutte le nostre energie a controbattere ogni possibile minaccia proveniente dall&#8217;esterno, senza renderci conto che solo il nostro modo di essere: accogliente, aperto, gioioso e fiducioso, pu\u00f2 renderci amabili e desiderabili.<\/p>\n<p>In altre parole, invece di preoccuparci di quello che altri potrebbero toglierci, dovremmo concentrarci sulle qualit\u00e0 che ci rendono degni di essere amati: e la gelosia non \u00e8 certamente fra queste, dato che testimonia soltanto la nostra pochezza, la nostra intima sfiducia in noi stessi, il nostro atteggiamento meschinamente possessivo. A nessuno piace essere &quot;posseduto&quot;: a nessuno, beninteso, che sia affettivamente e psicologicamente maturo. Solo un legame morboso, fondato sulla patologica insicurezza di entrambi i soggetti coinvolti, pu\u00f2 configurarsi sotto il segno della possessivit\u00e0 e della gelosia.<\/p>\n<p>Se siamo degli analfabeti a proposito dell&#8217;amore, lo siamo anche a proposito della nostra dimensione pi\u00f9 profonda.<\/p>\n<p>Infatti, dovremmo incominciare a riflettere su quello che realmente cerchiamo nell&#8217;altro; perch\u00e9, se ci ostiniamo a cercarvi soltanto quello che a noi stessi manca, invece di cercare di costruircelo da soli, saremo sempre degli esseri bisognosi di rassicurazione, appesi al filo della dipendenza dall&#8217;altro che, in qualunque momento, potrebbe spezzarsi, lasciandoci del tutto inermi ed incapaci di provvedere a noi stessi.<\/p>\n<p>Una persona perennemente inerme, insicura, sfiduciata, ma anche sospettosa, gelosa, meschina, non \u00e8 amabile; o, se lo \u00e8, lo \u00e8 per delle persone che siano altrettanto inermi, insicure, sfiduciate, sospettose, gelose, meschine. Del resto, \u00e8 vero che la maggior parte di noi cerca nell&#8217;altro, e finisce per incontrare, la propria parte nascosta, quella con cui non ha saputo fare i conti: per cui non trova qualcuno che esalti le sue qualit\u00e0 migliori e che l&#8217;aiuti a dare il meglio di se stessa, ma qualcuno che finir\u00e0 per accentuare e portare fino al punto di rottura i suoi nodi irrisolti, le sue debolezze accuratamente occultate.<\/p>\n<p>Siamo abituati, per una inveterata, cattiva abitudine, a buttare la nostra sporcizia sotto il tappeto, pensando che, finch\u00e9 gli altri non la vedono, \u00e8 come se non ci fosse. \u00c8 vero, semmai, il contrario: che quanto pi\u00f9 a lungo riusciamo a nasconderla allo sguardo altrui, tanto pi\u00f9 diverr\u00e0 difficile, poi, se non addirittura impossibile, liberarcene veramente, vale a dire affrontandola ed eliminandola nel modo giusto.<\/p>\n<p>Dunque: che cosa dovremmo cercare nell&#8217;altro, se non la nostra parte irrisolta ed ambigua, vale a dire la conferma delle nostre debolezze e delle nostre insufficienze? Perch\u00e9 \u00e8 un fatto che, agendo cos\u00ec, noi anteponiamo il nostro bisogno di sicurezza, magari illusorio, alla nostra crescita spirituale, senza la quale gli altri non sono una scala per salire, ma semmai per discendere verso le regioni pi\u00f9 basse e paludose dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Dovremmo cercare tutto quello che ci aiuta a trascenderci, a migliorarci, a completarci, ad arricchirci, a potenziarci; ed evitare tutto quello che contribuisce ad indebolirci, impoverirci, isolarci, autocompatirci.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che, per porci in una simile prospettiva, dobbiamo smetterla di vedere negli altri il nostro inferno, come diceva Sartre; e incominciare a vedervi, semmai, delle inesauribili opportunit\u00e0 di crescita, di maturazione, di progresso.<\/p>\n<p>Il compagno o la compagna ideale sono quelli che ci aiuteranno a diventare pi\u00f9 grandi, pi\u00f9 aperti, pi\u00f9 pazienti, pi\u00f9 comprensivi; e la stessa coda vale per gli amici. Quanto ai parenti stretti, la nostra vita accanto a loro acquister\u00e0 un significato positivo solo se sapremo estendere anche ad essi tale attitudine di benevola attenzione e questo desiderio di reciproco completamento e di reciproco sostegno e arricchimento.<\/p>\n<p>Arrivati a questo punto, diventa anche pi\u00f9 chiaro ci\u00f2 che abbiamo sostenuto all&#8217;inizio della presente riflessione: ossia che il vero amore \u00e8 quello capace di lasciar andare le persona amate; mentre un amore falso e immaturo \u00e8 quello che non si rassegna a lasciarle andare, ma vorrebbe eternamente trattenerle, come si trattasse di nostri ostaggi e di nostri prigionieri.<\/p>\n<p>Il nostro cuore \u00e8 abbastanza grande per essere capace di una simile attitudine?<\/p>\n<p>Non lo sapremo mai, se non ci proviamo; se non proviamo a crescere.<\/p>\n<p>Del resto, qual \u00e8 l&#8217;alternativa: continuare sempre ad aggrapparci alle situazioni, alle cose, alle persone, pur sapendo che, cos\u00ec, prima o poi le perderemo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo sostenuto pi\u00f9 volte che alla radice dei nostri errori esistenziali vi \u00e8 essenzialmente l&#8217;attaccamento: l&#8217;attaccamento smodato, compulsivo, nevrotico, alle situazioni. alle cose e soprattutto alle<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-26668","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26668","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26668"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26668\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26668"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26668"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26668"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}