{"id":26667,"date":"2015-07-29T02:17:00","date_gmt":"2015-07-29T02:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/laocoonte-non-grida-per-schopenhauer-perche-alla-scultura-saddice-solo-la-bellezza\/"},"modified":"2015-07-29T02:17:00","modified_gmt":"2015-07-29T02:17:00","slug":"laocoonte-non-grida-per-schopenhauer-perche-alla-scultura-saddice-solo-la-bellezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/laocoonte-non-grida-per-schopenhauer-perche-alla-scultura-saddice-solo-la-bellezza\/","title":{"rendered":"Laocoonte non grida, per Schopenhauer, perch\u00e9 alla scultura s\u2019addice solo la bellezza"},"content":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 il Laocoonte dei Musei Vaticani, scolpito nel marmo da Agesilao, Atenodoro di Rodi e Polidoro nel I secolo dopo Cristo (ma probabile copia di un originale in bronzo del 150 a. C.), non grida? Vogliamo dire: perch\u00e9 non \u00e8 scolpito in maniera tale da dare l&#8217;impressione del grido, con la bocca spalancata e le vene del collo ben tese, come avviene, appunto, quando una persona lancia urla di angoscia o di dolore, come dovette essere il caso dello sventurato sacerdote troiano di Apollo. Questi era reo di essersi opposto all&#8217;ingresso in citt\u00e0 del cavallo di legno lasciato sulla spiaggia dai Greci, contro il quale aveva anzi scagliato la sua lancia; al che due orrendi serpenti marini erano usciti dalle onde e lo avevano avvinghiato, insieme ai suoi due inermi figlioletti, avvolgendolo nelle loro spire, mordendolo a sangue e intossicandolo con la loro bava velenosa: terribile vendetta di Atena contro l&#8217;uomo che aveva cercato di attraversare i suoi disegni, il tutto al cospetto dei suoi concittadini, inorriditi per il cruento prodigio e paralizzati dal sacro terrore, al punto che non uno aveva osato porgere aiuto al disgraziato terzetto.<\/p>\n<p>Laocoonte, dunque, in Virgilio, grida, anzi, muggisce come un toro ferito a morte; ma nel gruppo marmoreo di Agesilao, Atenodoro e Polidoro non grida affatto : perch\u00e9 mai?m Forse perch\u00e9 il grido non si addice all&#8217;are classica, tutta votata alla rappresentazione della bellezza, e, in particolare, non si addice alla scultura? Oppure perch\u00e9 Laocoonte, con eroico stoicismo, decide di trattenere entro di s\u00e9 l&#8217;espressione vocale del suo dolore e della sua disperazione di uomo e di padre, e lotta in silenzio la sua inutile battaglia contro la sconfitta e la morte? Oppure, ancora, egli non lancia al cielo le sue grida altissime, le sue urla di strazio fisico e morale, perch\u00e9 gli scultori greci hanno deciso di raffigurarlo nel marmo quando ormai \u00e8 giunto agli ultimi istanti della sua terribile sofferenza, sul punto di soccombere alla morte, e, dunque, non possono sfuggirgli dalla bocca, appena socchiusa (e non gi\u00e0 spalancata, come avviene nel grido), che delle flebili espressioni di dolore, dei sospiri a stento percettibili, il soffio lamentoso della estrema agonia?<\/p>\n<p>La questione era stata intensamente dibattuta, specialmente nell&#8217;ambito della cultura tedesca, dopo che Winckelmann ebbe dato una cos\u00ec grande spinta la rinascita dell&#8217;interesse per il classicismo, e sia pure entro le categorie e con i limiti concettuali che sappiamo, ma che i neoclassicisti nemmeno sospettarono di avere, stante la loro identificazione della &quot;bellezza greca&quot; con il concetto di bellezza in assoluto, e senza rendersi conto che, di quella bellezza, essi avevano colto esclusivamente un aspetto, quello che Nietzsche (un altro tedesco!) avrebbe chiamato &quot;apollineo&quot;, ossia quello solare, armonioso, sereno, lasciando per\u00f2 del tutto in ombra l&#8217;altro aspetto, quello &quot;dionisiaco&quot;: passionale, esasperato, fremente. Ne discussero letterati e studiosi del calibro di Lessing e Goethe; non disdegn\u00f2 di occuparsene, nel suo capolavoro, il filosofo Schopenhauer, cos\u00ec sensibile ai problemi dell&#8217;estetica, visto che egli vide nel bello dell&#8217;arte una delle vie per uscire dalla palude mortifera della volont\u00e0 e portare l&#8217;animo verso i lidi pi\u00f9 respirabili della contemplazione distaccata e serena del mondo, senza coinvolgimento, senza timori n\u00e9 brame, le eterne catene che inchiodano l&#8217;uomo alla ruota d&#8217;Issione della sofferenza e dell&#8217;infelicit\u00e0.<\/p>\n<p>Scriveva, dunque, Schopenhauer, intervenendo &#8212; buon ultimo &#8212; nella &quot;vexata quaestio&quot; &#8212; nelle pagine de \u00abIl mondo come volont\u00e0 e come rappresentazione\u00bb (titolo originale: \u00abDie Welt als Wille und Vorstellung\u00bb,1819, libro III, \u00a7\u00a7 45-46; traduzione dal tedesco di Paolo Savj-Lopez e Giuseppe De Lorenzo, Bari, Editori Laterza, 2006, pp. 255-258):<\/p>\n<p>\u00abEssendo la bellezza precipuo fine della scultura, ha Lessing cercato di spiegare il fatto che Laocoonte non grida, con l&#8217;addurre che il gridare non sia compatibile con la bellezza. Poi che per Lessing questo argomento divenne il tema, o per lo meno il punto di partenza, d&#8217;un libro speciale, ed anche prima e dopo di lui tanto vi si \u00e8 scritto intorno, sia a me concesso di esporre qui per incidenza la mia opinione a questo proposito [&#8230;] Che Laocoonte, nel celebre gruppo, non gridi, \u00e8 palese, e la generale, sempre rinnovata sorpresa che se ne prova, deve provenir dal fatto che noi tutti, al suo posto, grideremmo. E ci\u00f2 richiede la natura stessa: ch\u00e9 nel vivissimo dolor fisico e nella massima, improvvisa angoscia corporea, ogni riflessione, la quale potesse per avventura indirci a un tacito patire, \u00e8 del tutto bandita dalla coscienza; e la natura si sfoga nel gridare, con che insieme esprime il dolore e il terrore, il salvatore invoca e l&#8217;assalitore spaventa. Gi\u00e0 Winckelmann sent\u00ec quindi una mancanza, non trovando la espressione del gridare: ma nell&#8217;intento di giustificar lo scultore, fece invero di Lacoonte uno stoico, il quale non ritiene conforme alla propria dignit\u00e0 il gridare &quot;secundum naturam&quot;, bens\u00ec al proprio dolore aggiunge ancora l&#8217;inutile sforzo di comprimerne l&#8217;espressione. Winckelmann vede quindi in lui &quot;lo spirito provato di un uomo grande, il quale lotta col martirio, e cerca di soffocare e rinserrare in s\u00e9 l&#8217;espressione di ci\u00f2 che prova: egli non prorompe in alte grida, come fa in Virgilio, ma solamente gli sfuggono angosciosi sospiri&quot;, e cos\u00ec via (&quot;Werke&quot;, vol. VII, p. 98). Lo stesso pi\u00f9 ampiamente, vol. VI, pp. 104 sg.). Ora, quest&#8217;opinione di Winckelmann critic\u00f2 Lessing nel suo &quot;Laocoonte&quot;, e la corresse nel modo sopra indicato; il motivo psicologico sostitu\u00ec col motivo, puramente estetico, che la bellezza &#8212; principio fondamentale dell&#8217;arte antica &#8212; non ammette la espressione del grido. Un altro argomento da lui addotto, che cio\u00e8 uno stato affatto passeggero e incapace di durata non si possa esprimere in un&#8217;immobile opera d&#8217;arte, ha contro di s\u00e9 cento esempi di figure ammirabili le quali sono fissate in movimenti pi\u00f9 che fuggitivi, danzando, lottando, inseguendo. Anzi, Goethe nel suo scritto sul &quot;Laocoonte&quot; che inizia i &quot;Propilei&quot; (p. 8), tiene la scelta d&#8217;un tal momento affatto fuggitivo per addirittura indispensabile. A&#8217; nostri giorni Hirt (&quot;Horen&quot;, 1797, X) tutto riducendo alla massima verit\u00e0 dell&#8217;espressione, concluse nel senso che Laocoonte non grida, perch\u00e9, gi\u00e0 in procinto di morir soffocato, non pu\u00f2 pi\u00f9 gridare? Da ultimo Fernov (R\u00f6mischen Studien&quot;, vol. 1, pp. 426 sg.) ha illustrato e pesato le tre opinioni precedenti, senza tuttavia recarne alcuna nuova; ma quelle tre componendo e unificando. Non posso a meno di stupirmi, che s\u00ec riflessivi e acuti uomini faticosamente vadano a cercare lontano ragioni inadeguate, s&#8217;afferrino ad argomenti psicologici, o addirittura fisiologici, per chiarire un fatto, la cui ragione \u00e8 ben prossima e subito palese ad uno spirito spregiudicato, &#8211; e stupirmi soprattutto che Lessing, il quale tanto s&#8217;appress\u00f2 alla giusta spiegazione, non abbia poi colto per nulla nel segno. Prima d&#8217;ogni indagine psicologica e fisiologica, se Laocoonte nella sua situazione debba o no gridare &#8211; ci\u00f2 che d&#8217;altronde io affermerei senz&#8217;altro &#8212; riguardo a quel gruppo \u00e8 da mettere in chiaro, che non poteva il gridare esservi espresso, per il semplice motivo che la rappresentazione del grido sta completamente fuor del dominio della scultura. Non si poteva dal marmo trarre un urlante Laocoonte, ma solo un che sgangheri la bocca e invano si sforzi d&#8217;urlare: un Laocoonte a cui la voce s&#8217;arresta nelle fauci, &quot;vox fauci bus paesi&quot;. L&#8217;essenza, e quindi anche l&#8217;effetto del gridare sullo spettatore, \u00e8 tutto nel suono, non nello spalancare la bocca. Quest&#8217;ultimo fenomeno, che di necessit\u00e0 accompagna il gridare, deve venir motivato e giustificato dal suono che per esso \u00e8 prodotto: allora, come caratteristico per l&#8217;azione, \u00e8 ammissibile, anzi necessario, quando anche nuoccia alla bellezza. Ma nell&#8217;arte figurativa, a cui la rappresentazione del gridare \u00e8 del tutto estranea e negata, effettivamente incomprensibile sarebbe il rappresentar la bocca spalancata, violento mezzo nel grido, che altera tutti i lineamenti e il resto dell&#8217;espressione; perch\u00e9 si porrebbe innanzi agli occhi un mezzo, che esige molti sacrifizi del rimanente, mentre il fine di esso, il grido, verrebbe a mancare insieme col relativo effetto sul nostro animo. Anzi &#8212; e questo \u00e8 peggio &#8212; si produrrebbe con ci\u00f2 lo spettacolo sempre ridicolo di uno sforzo che rimane senz&#8217;effetto: spettacolo da paragonarsi a quel che si procur\u00f2 un burlone, riempiendo di cera il corno d&#8217;una guardia notturna addormentata, per poi risvegliarla e godersi i suoi vani tentativi di suonare. L\u00e0 dove invece la rappresentazione del gridare sta nel dominio dell&#8217;arte, essa \u00e8 pienamente ammissibile, perch\u00e9 serve alla verit\u00e0, ossia alla compiuta rappresentazione dell&#8217;idea. Cos\u00ec nella poesia, la quale per la rappresentazione intuitiva si rivolge alla fantasia del lettore: perci\u00f2 mugghia Laocoonte presso Virgilio. Come un toro che si sia sciolto dai legami dopo che la scure l&#8217;ha colpito: perci\u00f2 fa Omero (&quot;Il.&quot;. XX, 48-53) orrendamente urlare Marte e Minerva, senza danno della loro dignit\u00e0 di dei, n\u00e9 della divina bellezza E cos\u00ec nell&#8217;arte scenica: Laocoonte sulla scena doveva assolutamente gridare; anche Sofocle fa urlare Filottete, e sull&#8217;antica scena questi avr\u00e0 urlato per davvero. [&#8230;] Poich\u00e9 dunque, a causa dei limiti dell&#8217;arte, dov\u00e9 l&#8217;artista porre in uso ogni altra espressione del dolore stesso: questo egli ha fatto con perfezione suprema, secondo quanto espone s\u00ec magistralmente da Winckelmann (&quot;Werke&quot;, vol. VI, pp. 104 sg.), la cui mirabile descrizione acquista perci\u00f2 valore e verit\u00e0 pieni, quando se ne tolga soltanto l&#8217;attribuzione a Laocoonte di un animo stoico.\u00bb<\/p>\n<p>La &quot;spiegazione&quot; del mancato gridare di Laocoonte fornita da Schopenhauer prende le mosse, quindi, da un terreno comune con il Lesing e anche con il Winckelmann, ma con un importante elemento di differenziazione. Non \u00e8 che il Laocoonte non possa gridare perch\u00e9 il grido \u00e8, di per se stesso, incompatibile con la bellezza, e dunque con la rappresentazione artistica: tanto \u00e8 vero che Virgilio, sommo poeta, fa gridare il profeta e sacerdote troiano, anzi, lo fa urlare, lo fa muggire addirittura, come un toro colpito dalla scure sull&#8217;altare del sacrificio. \u00c8 vero, invece &#8212; e qui ha ragione il Lessing &#8212; che la poesia e le arti figurative perseguono lo stesso obiettivo, l&#8217;imitazione della natura, ma con mezzi e prospettive diversi: la poesia opera nel tempo, le arti figurative nello spazio; pertanto le seconde devono rappresentare i corpi e le realt\u00e0 sensibili in un momento dato, per cos\u00ec dire bloccate e isolate in una dimensione fuori del tempo, puramente spaziale: ecco perch\u00e9 Laocoonte non pu\u00f2 gridare: perch\u00e9 il grido \u00e8 azione prolungata, mentre la scultura deve limitarsi, di necessit\u00e0, a rappresentare un&#8217;azione istantanea.<\/p>\n<p>E tuttavia, Schopenhuaer non si ferma qui. Secondo lui, \u00e8 chiaro che il grido, che \u00e8 un suono, non pu\u00f2 essere rappresentato dalle arti figurative. Meno chiaro \u00e8 per noi, figli di un&#8217;altra stagione della riflessione estetica: tanto \u00e8 vero che il nostro pensiero corre subito al celeberrimo \u00abGrido\u00bb di Edvard Munch, ma anche, risalendo indietro nel tempo, all&#8217;Oloferne di Caravaggio, alle madri de \u00abLa strage degli innocenti\u00bb di Guido Reni, e perfino alla Eva de \u00abLa cacciata dal paradiso terrestre\u00bb di Masaccio; per la scultura, al \u00abMilone\u00bb di Pierre Puget. Tuttavia, per il filosofo di Danzica il fine della creazione estetica non \u00e8 l&#8217;imitazione della natura &#8211; come per Lessing e per Winckelmann &#8211; ma il tentativo di coglierne e catturarne le essenze: intuizione notevolissima, che fa di lui, in un certo senso, un precursore dell&#8217;estetica e della poetica simbolista e decadentista.<\/p>\n<p>Bisogna per\u00f2 aggiungere che egli non \u00e8 riuscito a liberarsi completamente dalla concezione naturalistica propria del classicismo (e, curiosamente, anche del naturalismo e del verismo), perch\u00e9 le varie forme di espressione artistica, secondo lui, dipendono interamente dai mezzi propri a ciascuna, visti pi\u00f9 come limiti e come &quot;leggi&quot; che come semplici strumenti espressivi: se cos\u00ec non fosse, non si capisce perch\u00e9 Laocoonte sia impossibilitato a gridare dal fatto che la scultura non pu\u00f2 esprimere il grido, mentre la poesia lo pu\u00f2: non \u00e8 sempre lo stesso Laocoonte, non \u00e8 sempre il medesimo dramma umano, quello narrato da Virgilio e quello scolpito da Agesilao, Atenodoro e Polidoro? Se \u00e8 la stessa situazione che viene rappresentata, come \u00e8 possibile che una forma d&#8217;arte la debba svolgere in maiera obbligata, e un&#8217;altra forma d&#8217;arte la debba svolgere in un&#8217;altra maniera, parimenti obbligata? Non \u00e8, questo, un vedere il fatto artistico come pur sempre prigioniero di una logica estrinseca all&#8217;intuizione estetica, una logica deterministica, le cui categorie sono imposte dal linguaggio specifica di ciascuna arte? Ma allora, come si pu\u00f2 affermare che l&#8217;arte deve andare oltre la semplice imitazione della natura, per afferrare le essenze della realt\u00e0? Non sarebbe, questa, una contraddizione in termini?<\/p>\n<p>Schopnehauer \u00e8 un pensatore brillante, ma non \u00e8 riuscito a superare questa aporia: o, per meglio dire, non l&#8217;ha neppure vista. Strano, perch\u00e9 il grido di Eva, o quello di Oloferne, erano l\u00ec, davanti ai suoi occhi, se avesse avuto voglia di vederli. Ma forse non poteva, perch\u00e9 ci\u00f2 avrebbe messo in crisi il suo assunto: che ogni singola arte \u00e8 determinata secondo categorie espressive rigide e univoche&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 il Laocoonte dei Musei Vaticani, scolpito nel marmo da Agesilao, Atenodoro di Rodi e Polidoro nel I secolo dopo Cristo (ma probabile copia di un<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[98],"class_list":["post-26667","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-arthur-schopenhauer"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26667","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26667"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26667\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26667"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26667"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26667"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}