{"id":26662,"date":"2011-05-30T07:18:00","date_gmt":"2011-05-30T07:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/05\/30\/per-lambruschini-la-coscienza-la-natura-e-dio-sono-le-fonti-della-legge-morale\/"},"modified":"2011-05-30T07:18:00","modified_gmt":"2011-05-30T07:18:00","slug":"per-lambruschini-la-coscienza-la-natura-e-dio-sono-le-fonti-della-legge-morale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/05\/30\/per-lambruschini-la-coscienza-la-natura-e-dio-sono-le-fonti-della-legge-morale\/","title":{"rendered":"Per Lambruschini la coscienza, la natura e Dio sono le fonti della legge morale"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 libero, l&#8217;uomo?<\/p>\n<p>E, se s\u00ec, donde gli vengono le linee di condotta, i precetti morali che lo guidano nelle sue scelte e nelle sue azioni?<\/p>\n<p>E chi o che cosa ne garantisce l&#8217;attendibilit\u00e0, la veridicit\u00e0, l&#8217;autorevolezza; in altri termini: chi lo assicura che si sta muovendo sulla strada giusta?<\/p>\n<p>Oggi, in tempi di pessimismo radicale e di supremo relativismo etico, sembra che nulla, tranne il caso, presieda alla nostra vita morale; che tutti siano abbandonati all&#8217;arbitrio di ciascuno; che non esistano una verit\u00e0, e tanto meno una verit\u00e0 morale, capaci di innalzarsi al di sopra del coro discordante dei diversi egoismi individuali, delle differenti motivazioni in lotta fra loro, ciascuna protesa a far trionfare il proprio angusto orizzonte esistenziale e, magari, impegnata a spacciarlo per verit\u00e0 assoluta, per dogma infallibile.<\/p>\n<p>Per secoli, in passato, anzi, per millenni, gli uomini hanno pensato e sentito diversamente; hanno nutrito la ferma convinzione che sia stato donato loro il bene impareggiabile della libert\u00e0; e che una forza positiva, proveniente dall&#8217;alto, ma udibile anche nel profondo silenzio della coscienza, li ispiri e li guidi alla scelta del bene e al ripudio del male.<\/p>\n<p>Questo, della libert\u00e0, \u00e8 un nodo centrale non solo della filosofia, ma anche di qualunque pedagogia degna di questo nome: come si pu\u00f2 pensare seriamente di svolgere un&#8217;azione educativa nei confronti dei bambini, nei confronti dei giovani, se non si nutre la bench\u00e9 minima fiducia nel fatto che l&#8217;uomo sia in grado di scegliere liberamente; e che la scelta del bene sia suggerita e facilitata da una legge morale che esiste dentro di lui e al di fuori di lui e che essa gli parla in diverse maniere, facendo leva sulla sua parte migliore?<\/p>\n<p>Di ci\u00f2 erano convinti gli educatori del passato; diversamente, avrebbero dovuto rinunciare ai loro sforzi e dichiarare l&#8217;uomo un essere non educabile, n\u00e9 perfettibile.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 odierna ha smarrito una tale consapevolezza: ragion per cui, propriamente parlando, oggi non si d\u00e0 pi\u00f9 alcuna pedagogia, anzi, non si d\u00e0 nemmeno un progetto educativo, sia pur vago e generico.<\/p>\n<p>Da quando, a partire dall&#8217;Illuminismo, si \u00e8 preteso di sostituire la Ragione alla trascendenza, dapprima si \u00e8 tentato di creare una nuova morale, interamente incentrata sull&#8217;uomo e sulla sua sovrana facolt\u00e0 razionale; ma poi, poco alla volta, le premesse immanentistiche e razionalistiche di tale concezione hanno portato inevitabilmente alla scomparsa, di fatto se non di nome, di qualsiasi fiducia nella educabilit\u00e0 dell&#8217;uomo, che \u00e8 stato cos\u00ec lasciato in balia di mille seduzioni, di mille chimere, di mille presunzioni.<\/p>\n<p>Uno degli ultimi e pi\u00f9 interessanti pedagogisti dell&#8217;Italia pre-industriale \u00e8 stato l&#8217;abate Raffaello Lambruschini (Genova, 1788 &#8211; Firenze, 1873), una delle figure pi\u00f9 dignitose e originali nel panorama culturale toscano del primo Ottocento.<\/p>\n<p>Due voci, per il Lambruschini, parlano all&#8217;uomo: l&#8217;una, quella interiore, \u00e8 la voce della coscienza, l&#8217;atra, quella esteriore, \u00e8 la voce della natura; ed entrambe, in ultima analisi, vengono da una medesima fonte e da una medesima legge, che \u00e8 Dio.<\/p>\n<p>Ad esse, poi, Dio stesso ha aggiunto la sua propria, espressa legge morale, attraverso la Rivelazione e le Scritture, affinch\u00e9 non rimanesse alcun margine di dubbio possibile, alcuna incertezza, alcuna occasione di dubbio o di fraintendimento circa la condotta da seguire.<\/p>\n<p>Scrive, infatti, il Lambruschini nel secondo capitolo del suo capolavoro \u00abDella educazione\u00bb (1836), che, a dispetto dei suoi quasi due secoli di vita, conserva ancora una sostanziale attualit\u00e0 di fondo (Brescia, La Scuola Editrice, 1948, pp. 58-61):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230;No, non si pu\u00f2 dubitarne: lo spiriti dell&#8217;uomo ha la legge sua; secondo la quale, composto nel proprio ordine, e bello della propria perfezione che \u00e8 un raggio della Bellezza divina, egli ad un tempo \u00e8 degno della compiacenza di Dio e degli uomini, riposa nella pace e gioisce nella contentezza di tutto il suo esser soddisfatto.<\/p>\n<p>Or questa legge, singolarmente accomodata allo spirito del quale \u00e8 forma, ha ci\u00f2 di proprio, che lascia lo spirito libero di seguirla. L&#8217;uomo non pu\u00f2, senza conformarsi a quella, essere perfetto e felice; ma pu\u00f2, cadendo nel disordine e nella sventura, non volerla accettare. Egli non \u00e8 trascinato fatalmente da forze interiori, che operino in lui necessariamente il suo bene; ma \u00e8 chiamato da Dio, ed aiutato ad operarlo esso stesso. Iddio lo ha aggregato in certa maniera s s\u00e9, nel reggimento del mondo morale; gli ha confidato il governo del proprio spirito.<\/p>\n<p>Dignit\u00e0 che accosta l&#8217;uomo agli Angeli; deputazione gloriosa che costituisce l&#8217;obbligo morale, che fa della nostra perfezione una virt\u00f9, e del nostro bene un premio. &#8211; Ma se l&#8217;uomo ha da sottoporsi per deliberazione propria al &quot;giogo soave&quot; della sua legge, egli deve conoscerla. Ora chi gliela fa nota?<\/p>\n<p>Prima a notificargliela, \u00e8 una voce che comincia a parlare non appena il nostro spirito comincia a intendere; una voce interiore che portiamo sempre con noi: una voce che non si cheta mai, e ci intima del continuo la &quot;legge scritta nei nostri cuori&quot; (Rom., II, 15), non con inchiostro, ma per lo spirito dell&#8217;iddio vivente; non in tavole di pietra, ma nelle tavole di carne del cuore&quot; (II Cor., III, 3): la voce della COSCIENZA.<\/p>\n<p>Iddio poteva rendere questa voce cos\u00ec sonora, cos\u00ec distinta, cos\u00ec soave, che dicesse TUTTO all&#8217;uomo; che non potesse esser mai o NON INTESA o FRAINTESA; n\u00e9 dovesse riuscire mai DISACCETTA. Ella allora ci avrebbe bastato. Ma l&#8217;uomo \u00e8 creatura complessa: il suo spirito congiunto ad un corpo, \u00e8 commosso dalle commozioni di quello; e riceve da lui, come impedimenti cos\u00ec aiuti al conoscere, al volere, all&#8217;operare. E Iddio pose fuori dell&#8217;uomo una seconda voce che parlasse ai sensi; e annunciandogli, meno distintamente s\u00ec, ma pi\u00f9 solennemente, le cose medesime, che annuncia la coscienza, ne confermasse la manifestazioni e l&#8217;ammaestramento: ella \u00e8 la voce della NATURA. &quot;I Cieli narrano la gloria di Dio&quot; (Salmo XVIII, 3) e ne &quot;predicano la giustizia&quot; (Salmo XCVI, 6). &quot;Le cose invisibili di Dio, sono fino dalla creazione del mondo, manifeste per le opere sue&quot; (Rom., I, 20).<\/p>\n<p>Queste opere ammirabili, che celebrano nel linguaggio loro una Sapienza, una Potenza, una Bont\u00e0 infinita: che si dicono l&#8217;una all&#8217;altra scambievolmente, e dicono all&#8217;uomo: noi siamo fattura della stessa mano; che a guisa d&#8217;esercito stupendamente ordinato, obbediscono, senza mai resistere e senza mai tardare, al comando dato una prima volta dal Duce Eterno; queste opere magnifiche e docili, sono per l&#8217;uomo e insegnamento ed esempio ed esportazione e rimprovero: e l&#8217;uomo al contemplare, non pu\u00f2 non adorare e non dire fra s\u00e9 e s\u00e9: l\u00e0 mi parla e mi comanda Iddio, come mi parla e mi comanda in questo interno santuario della mia anima.<\/p>\n<p>Parlano dunque e comandano all&#8217;uomo due voci: l&#8217;interiore della coscienza e l&#8217;esteriore della natura. &#8211; Ma la loro parola \u00e8 ella tale che, all&#8217;udirla, dovesse intendere specificamente la sua propria legge in guisa da non potere errare? La conoscesse come volere espresso del suo Creatore; e vedesse tanto chiaro il danno del trasgredirla, da non osare di metterla in dubbio, di ricusarla? Anco nel suo primitivo stato d&#8217;innocenza, gli affetti non avrebbero mai turbato la tranquillit\u00e0 del suo animo, cos\u00ec che sempre sentisse e seguitasse i soavi impulsi del sentimento morale? &#8211; L&#8217;immaginazione avrebbe sempre sopportato pazientemente le lentezze dell&#8217;osservare e del confrontare; non avrebbe mai annuvolato la lucentezza serena dei concetti? Non avrebbe mai precipitato i giudizi?<\/p>\n<p>E poniamo anco. Ma l&#8217;uomo (dico pure l&#8217;uomo innocente) il quale fosse venuto in cognizione della legge morale, solamente per un proprio sentimento interiore, e per interpretazione fatta da se medesimo nel linguaggio della natura, avrebbe egli considerato, e considerato sempre, come obbligatoria e immutabile una regola che non aveva a&#8217; suoi occhi altra autorit\u00e0 fuor quella d&#8217;un proprio giudizio, n\u00e9 altro obbligo fuor quello d&#8217;un proprio volere? Su sarebbe egli tenuto astretto a non mutar mai di volont\u00e0 e di sentenza? Sarebbe egli riuscito a non mutarle, assalito ed illuso da appetito contrari a quella regola, fossero pure appetiti non disordinati, come ora sono? No, non \u00e8 da credere. N\u00e9 Iddio giudic\u00f2 che ci\u00f2 potesse essere; perch\u00e9 anco all&#8217;uomo innocente, per cui la para della coscienza e la parola delle opere di Dio erano pi\u00f9 espressive e meno contraddette, di\u00e8 una terza parola pi\u00f9 distinta, pi\u00f9 efficace, la Parola sua stessa, in forma di espresso comandamento.<br \/>\nLa proibizione fatta ai Progenitori di tutta l&#8217;umana stirpe che non gustassero il frutto dell&#8217;albero della Scienza del bene e del male, proibizione sancita con comminazione di pena, fu un precetto pieno di mistero. Fu ad un tempo e un mettere a prova la fedelt\u00e0 dei primi uomini, e un dichiarare la insufficienza dell&#8217;umano spirioto a ben governarsi coi soli lumi della ragione e della coscienza. Fu supplire all&#8217;infermit\u00e0 dell&#8217;umano intelletto, e rintuzzarne l&#8217;orgoglio; fu corroborare la debolezza della volont\u00e0, e fermare la incostanza, e piegarne la durezza; sottomettendo l&#8217;uno e l&#8217;altra ala suprema Sapienza, alla suprema Giustizia, alla suprema Santit\u00e0 di Dio Legislatore. Fu bandire la necessit\u00e0 della RIVELAZIONE: della rivelazione come ammaestramento, della rivelazione come comando.\u00bb<\/p>\n<p>Ora, mentre la prima parte del suo ragionamento potrebbe trovare orecchi disposti ad un benevolo ascolto anche fra molti intellettuali laici del nostro tempo, in quanto basata sulla convinzione che dalla coscienza e dalla natura vengano all&#8217;uomo le indicazioni per compiere una giusta scelta morale, la seconda, in cui Lambruschini si sofferma sulla condizione umana prima e dopo il peccato originale, certamente suona male a tutti quei filosofi ed educatori che non possono ammettere che vi sia bisogno di un Dio per stabilire la legge morale.<\/p>\n<p>Eppure, a parte il fatto che tale parte \u00e8 necessaria per capire pienamente il pensiero di questo pedagogista, che non per nulla era un sacerdote cattolico (per quanto progressista e vicino agli uomini del gabinetto Viesseux) e che, quindi, non si pu\u00f2 comprendere se si fa astrazione dalla sua prospettiva cristiana, a noi sembra che proprio qui si annidi la parte decisiva del suo modo di intendere l&#8217;idea stessa di educazione.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo non \u00e8 autosufficiente: non \u00e8 in grado di darsi da s\u00e9 la propria legge; n\u00e9, se anche lo fosse, sarebbe capace di osservarla e di rispettarla sino in fondo.<\/p>\n<p>La disobbedienza di Adamo ed Eva, che ai non cristiani pu\u00f2 anche sembrare una favoletta per bambini, e tuttavia contiene una profonda verit\u00e0 psicologica e morale, \u00e8 il simbolo di questa debolezza costituzionale della natura umana, unita alla libert\u00e0 che pure lo caratterizza e lo distingue da altre creature.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 proprio qui che si gioca la contraddizione fondamentale della cultura moderna, debitamente scientista e riduzionista, laicista e progressista; \u00e8 proprio qui che sta il nodo centrale di ogni discorso sulla libert\u00e0 dell&#8217;uomo, che gli intellettuali odierni non vogliono ammettere n\u00e9 riconoscere, temendo, altrimenti, di vedere sminuita la grandezza dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Da un lato, essi esagerano questa grandezza, fino al punto di fare dell&#8217;uomo la sola creatura esistente in natura che sia soggetto di diritti, alla quale riservano, perci\u00f2, la prerogativa di disporre illimitatamente degli altri enti, manipolandoli a piacere; dall&#8217;altro, davanti alle evidenti debolezze dell&#8217;uomo ed alla sua manifesta incapacit\u00e0 di vivere in armonia anche solo con i propri simili, oltre che con se stesso, oscillano continuamente fra il desiderio di assolverlo da qualunque responsabilit\u00e0, dichiarandolo privo di ogni libero volere, e il timore, se cos\u00ec facessero, di appannare la sua gloria e, pi\u00f9 ancora, di smascherare la fallace promessa delle magnifiche sorti e progressive che la ragione e la scienza, imprudentemente, hanno fatto.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 giunto il tempo di ripensare la &quot;hybris&quot;dell&#8217;uomo moderno e di riconoscere, con umilt\u00e0, la sua debolezza fondamentale: non per umiliarne la supposta grandezza, ma per rendere ragione del male morale che sempre imperversa, che nessuna rivoluzione riesce a estirpare e nessuna religione seria ha mai promesso di sradicare, ma, semmai, di limitare e circoscrivere, per quanto possibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 libero, l&#8217;uomo? 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