{"id":26660,"date":"2016-10-09T02:20:00","date_gmt":"2016-10-09T02:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/10\/09\/in-che-misura-e-utile-e-opportuna-la-partecipazione-dei-laici-alla-vita-della-chiesa\/"},"modified":"2016-10-09T02:20:00","modified_gmt":"2016-10-09T02:20:00","slug":"in-che-misura-e-utile-e-opportuna-la-partecipazione-dei-laici-alla-vita-della-chiesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/10\/09\/in-che-misura-e-utile-e-opportuna-la-partecipazione-dei-laici-alla-vita-della-chiesa\/","title":{"rendered":"In che misura \u00e8 utile e opportuna la partecipazione dei laici alla vita della Chiesa?"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono una grande falsit\u00e0, una grande ipocrisia, una grande demagogia che nessuno, fra i cattolici, sembra disposto nemmeno a sfiorare. Si d\u00e0 per scontato, o si finge che sia cosa scontata, il fatto che il crescente coinvolgimento dei laici nella vita della Chiesa sia in se stesso, e manifestamente, positivo; che esso abbia fatto del bene alla Chiesa, che l&#8217;abbia rivitalizzata, e che corrisponda a un orientamento religioso pi\u00f9 equilibrato e maturo, pi\u00f9 saggio e consapevole della realt\u00e0 del mondo moderno; senza contare che la crisi della vocazioni religiose pare fatta apposta per evidenziare quanto sia opportuno, giusto e necessario, che i laici partecipino in maniera sempre pi\u00f9 attiva ed incisiva alla vita ecclesiale.<\/p>\n<p>Ebbene, siamo sicuri che le cose stiano proprio in questi termini? E se, al contrario, la crisi delle vocazioni ed il coinvolgimento massiccio dei laici nella vita ecclesiale, non sempre meditato, non sempre adeguatamente preparato, non sempre cos\u00ec &quot;maturo&quot; come generalmente si dice, fossero le due facce di una stessa medaglia, ossia la sempre pi\u00f9 radicale secolarizzazione della nostra societ\u00e0, divenuta ormai post-cristiana?<\/p>\n<p>La partecipazione dei laici, si dice, \u00e8 una risorsa. Rispondiamo: dipende. Dipende dal cosa, dal come, dal dove. Non \u00e8 una risorsa &quot;a prescindere&quot;; non \u00e8 un bene indiscriminatamente. Pu\u00f2, in certi casi, essere un male. E precisamente pu\u00f2 essere un bene, laddove la societ\u00e0 \u00e8 ancora permeata da valori religiosi in misura sufficiente; ma pu\u00f2 rivelarsi un male se la societ\u00e0 \u00e8 radicalmente laicizzata e secolarizzata, e non vi sono pi\u00f9 i presupposti e le condizioni perch\u00e9 tale inserimento avvenga in maniera positiva e costruttiva. Per essere ancora pi\u00f9 chiari: ci sono cose che i laici sanno fare, e possono farle bene e utilmente, per la vita della Chiesa; e ce ne sono altre che spettano al clero, perch\u00e9 richiedono una speciale preparazione e, soprattutto, una speciale vocazione. Fino a un paio di generazioni fa, ci\u00f2 era ritenuto evidente e del tutto logico: si partiva dalla premessa che la vita consacrata \u00e8 la vita pi\u00f9 perfetta di quella non consacrata; e quindi, ferma restando la dignit\u00e0 del matrimonio cristiano, e, anzi, la sua santit\u00e0, o la sua chiamata alla santit\u00e0, nessuno si sognava di mettere in dubbio che la scelta di dedicarsi interamente a Dio e al prossimo fosse una scelta pi\u00f9 perfetta di quella di dedicarsi solo alla propria famiglia. Il religioso e la religiosa godevano di un alto prestigio sociale, perch\u00e9 la societ\u00e0, nel suo complesso, riconosceva loro quella maggiore perfezione, e ammirava il coraggio e la coerenza di chi ha scelto di dedicarsi interamente alle cose sante. Mano a mano che quel prestigio sociale \u00e8 venuto scemando, mano a mano che all&#8217;ammirazione e al rispetto si sono sostituite l&#8217;indifferenza o la sopportazione, i laici hanno ritenuto di potere e di dover svolgere un ruolo pi\u00f9 incisivo nella vita della Chiesa, e la loro presenza si \u00e8 moltiplicata, l\u00e0 dove prima essa era assente o trascurabile.<\/p>\n<p>In un certo senso, \u00e8 stato un frutto della democratizzazione della societ\u00e0 di massa: e lo diciamo in senso oggettivo, senza dare a questo enunciato una connotazione di valore. Cos\u00ec come nell&#8217;ambito politico-sociale si \u00e8 assistito a un risveglio e ad una richiesta di maggior partecipazione alla vita pubblica da parte dei cittadini &#8211; attraverso i sindacati, i partiti e altre forme di partecipazione diretta &#8211; un processo analogo si \u00e8 verificato all&#8217;interno della Chiesa. Bisognerebbe chiedersi, per\u00f2, se realmente vi sia stata una maggiore maturazione ed una pi\u00f9 profonda consapevolezza nei cattolici laici, tali da giustificare questa loro maggiore presenza; perch\u00e9, se cos\u00ec non fosse stato, \u00e8 evidente che il fenomeno non pu\u00f2 che produrre risultati completamente diversi da quelli sperati. La democrazia sar\u00e0 anche una bella cosa, ma esistono delle competenze e perfino delle sensibilit\u00e0, che non possono essere improvvisate: non qualsiasi marinaio potrebbe comandare la nave, e non qualunque operaio potrebbe dirigere la fabbrica, n\u00e9 qualunque muratore potrebbe progettare la casa. L&#8217;entusiasmo e la buona volont\u00e0 non bastano; ci vuole molto di pi\u00f9: ci vuole una preparazione, e, a monte di essa, una vocazione, che siano all&#8217;altezza dei compiti da svolgere. Nel campo vastissimo di cui stiamo discutendo, ci limiteremo, per esigenze di brevit\u00e0, a soffermare lo sguardo su tre questioni: l&#8217;insegnamento della religione cattolica nelle scuole; l&#8217;insegnamento del catechismo negli oratori parrocchiali; la presenza e il ruolo del diaconato femminile.<\/p>\n<p>L&#8217;insegnamento della religione cattolica \u00e8 diventato una nuova professione e ha dischiuso possibilit\u00e0 lavorative in tempi di crisi e di relativa saturazione del &quot;mercato&quot; scolastico. La figura del sacerdote che insegna alle scuole elementari, alle medie e alle superiori, si \u00e8 fatta sempre pi\u00f9 rara; ad essa \u00e8 subentrata la figura del laico, di sesso maschile o, pi\u00f9 spesso femminile, che ha fatto un corso di teologia (molto abborracciato, a nostro modesto parere) ed ha ricevuto il\u00a0<em>placet\u00a0<\/em>del vescovo locale, e che porta nel suo stile d&#8217;insegnamento degli elementi di rottura con la tradizione. Il suo punto di vista, inevitabilmente, \u00e8 quello di un giovane, oppure di un padre o di una madre di famiglia, che vivono &quot;in situazione&quot; e che sviluppano delle linee di approfondimento compatibili con la loro prospettiva laica, con il loro senso di doppia appartenenza &#8211; alla Chiesa, ma anche allo Stato, che li retribuisce &#8211; e con la loro mentalit\u00e0, generalmente pi\u00f9 &quot;giovane&quot; e &quot;aperta&quot;, generalmente pi\u00f9 vicina al sentire medio degli studenti ai quali si rivolgono, e alle loro famiglie, du quanto non lo fosse quella del prete vecchio stile. In qualche modo, sono protesi a farsi accettare, sia dagli alunni, sia dai colleghi: sanno che la loro presenza \u00e8 regolamentata da una pasticcio giuridico che nacque da un penoso compromesso politico-istituzionale, e si sentono in posizione d&#8217;inferiorit\u00e0, non avendo n\u00e9 lo strumento del voto numerico da far valere in sede di giudizio, n\u00e9 l&#8217;autorevolezza di chi svolge un insegnamento ritenuto necessario, dalla scuola stessa, per tutti gli alunni, tanto \u00e8 vero che questi ultimi lo possono rifiutare (di solito, in alternativa al niente), come qualcosa di puramente personale e facoltativo.<\/p>\n<p>Per reagire a tale complesso d&#8217;inferiorit\u00e0, non sarebbe il caso che essi eccedano nel tentativo di ingraziarsi la platea; ma, in ogni caso, bisogna riconoscere che la loro posizione \u00e8 scomoda, difficile: qualunque cosa dicano o facciano, devo stare attenti a non irritare la sensibilit\u00e0 laicista di qualche alunno. Il caso dell&#8217;insegnante torinese che fu accusato d&#8217;intolleranza perch\u00e9, su richiesta di uno studente, aveva espresso l&#8217;opinione che un omosessuale, qualora lo voglia, pu\u00f2 anche intraprendere delle terapie per modificare il proprio atteggiamento nei confronti delle persone dell&#8217;altro sesso, \u00e8 eloquente: se si vuole essere giusti, non \u00e8 facole essere insegnanti di religione nella scuola statale di oggi. Si \u00e8 dei tollerati, degli osservati speciali. Se l&#8217;insegnante di religione \u00e8 un sacerdote, la cosa \u00e8 diversa: nemmeno i laici pi\u00f9 sfregatati possono aspettarsi, o pretendere da lui, che, nel fare lezione, prescinda dai capisaldi della morale cattolica. Certo che anche qui c&#8217;\u00e8 stato un cambiamento: perch\u00e9 una cosa era il vecchio sacerdote che si presentava in classe con l&#8217;abito talare, senza ostentazione, ma anche senza complessi, e un&#8217;altra cosa sono certi giovani preti che paiono volersi far perdonare la loro condizione sacerdotale e che quasi la nascondono, indossando abiti borghesi e non portando neppure un piccolo crocifisso al collo. L&#8217;autorevolezza bisogna guadagnarsela, e, per prima cosa, bisogna credere fortemente in ci\u00f2 che si \u00e8, e in ci\u00f2 che si rappresenta. Gli insegnanti di religione dei nostri giorni, specialmente se laici, sanno chi sono, e sono fieri e consapevoli di ci\u00f2 che rappresentano?<\/p>\n<p>Per dare un quadro ancora pi\u00f9 chiaro della situazione, ricorderemo la vicenda di quella insegnante che era stata assunta presso una scuola tenuta da religiosi, e che non si vide rinnovare il contratto di lavoro per l&#8217;anno successivo. Ritenendo di essere stata discriminata perch\u00e9 omosessuale, e convivente con un&#8217;altra donna, si rivolse al giudice del lavoro, che le diede ragione, e non solo obblig\u00f2 la scuola a riassumerla, ma anche a pagare una multa, se non andiamo errati, di 10.000 euro. Se si tiene presente che molte scuole religiose sopravvivono a stento, con i magri bilanci tirati fino all&#8217;osso, si comprende che una sanzione pecuniaria di 10.000 euro o pi\u00f9, \u00e8 in grado di decidere la chiusura di tali piccoli istituti. La morale che si ricava da tutto ci\u00f2 \u00e8 che nemmeno i dirigenti di una scuola confessionale sono liberi di far valere, presso il loro corpo docente, le convinzioni morali cui si ispirano: lo Stato laicista \u00e8 in grado di imporre anche ad esse la propria idea della morale, e, nel caso specifico, di costringerle a servirsi di insegnanti omosessuali, anche se ci\u00f2 contrasta con la morale cattolica che le scuole private si propongono di difendere. Pertanto, in nome della lotta alla discriminazione, si \u00e8 imposta una nuova discriminazione alla rovescia, che conculca il diritto alla libert\u00e0 del progetto educativo e fa passare la filosofia omosessualista anche nelle scuole private. Ma tutto questo, naturalmente, \u00e8 ancora niente in confronto a quello che accadr\u00e0 entro pochissimi anni, quando i progetti di &quot;educazione alla salute&quot; faranno entrare nei programmi scolastici l&#8217;a cosiddetta ideologia <em>gender<\/em>, voluta e sostenuta dai poteri forti, operanti all&#8217;ombra delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>L&#8217;insegnamento del catechismo negli oratori parrocchiali \u00e8 svolto anch&#8217;esso, in gran parte, da laici: e anche cos\u00ec moltissime parrocchie sono in affanno, perch\u00e9 non si trovano abbastanza persone disponibili ad assumersi un tale impegno. Guardando le cose dall&#8217;esterno, si potrebbe pensare che il catechista abbia un compito relativamente pi\u00f9 facile dell&#8217;insegnante di religione: infatti gioca in casa, per cos\u00ec dire, cio\u00e8 si rivolge a dei bambini e a dei ragazzi che provengono da famiglie cattoliche e che si recano al catechismo di loro spontanea volont\u00e0. In teoria, quindi, dovrebbero essere pi\u00f9 motivati, pi\u00f9 attenti, pi\u00f9 partecipi e anche pi\u00f9 rispettosi nei confronti dei loro insegnanti; in pratica, come ben sa chi abbia un minimo di esperienza in materia, anche solo indiretta, accade tutto il contrario. Fare catechismo ai bambini e ai ragazzi d&#8217;oggi \u00e8 un&#8217;impresa quasi disperata; la disattenzione, l&#8217;indifferenza, l&#8217;indisciplina regnano sovrane: sappiamo di insegnanti, anche preti, e magari con decenni di vita religiosa alle spalle, che escono piangendo dalle aule di lezione, scoraggiati dall&#8217;atteggiamento indisponente degli alunni, e a volte di aperta sfida nei loro confronti. In teoria, essi avrebbero l&#8217;arma di poter rifiutare l&#8217;accesso alla Penitenza, all&#8217;Eucarestia e alla Cresima agli alunni pi\u00f9 distratti o recalcitranti; in pratica, ci\u00f2 \u00e8 addirittura impensabile. Se mai qualcuno osasse anche solo accennare ad una tale eventualit\u00e0, sarebbe letteralmente linciato dai genitori, e il caso finirebbe sui giornali, come un esempio lampante della sopravvivenza di atteggiamenti autoritari e anacronistici nel mondo cattolico.<\/p>\n<p>Il punto dolente, infatti, in questo caso, sono proprio le famiglie: le quali mandano al catechismo i loro pargoletti, ma senza interessarsi minimamente a quel che faranno e a come si comporteranno, anzi, sempre pronte a balzare addosso all&#8217;incauto catechista che osi rimproverare i loro figli, che si permetta di far loro una osservazione di tipo disciplinare. E anche questo \u00e8 un retaggio della societ\u00e0 secolarizzata: nella quale le famiglie sono propense a lasciare che i loro figli ricevano, s\u00ec, un minimo d&#8217;istruzione religiosa, ma solo per rispetto delle forme e per amor della tradizione, nel senso meno bello del termine: dopo di che, la Prima Comunione e la Cresima si trasformeranno in occasioni di mondanit\u00e0, di consumismo, di spreco, e i ragazzi, dopo di esse, non si faranno pi\u00f9 vedere in Chiesa. Meglio non parlare nemmeno, pertanto, dei contenuti dell&#8217;istruzione religiosa impartita nelle lezioni di catechismo: sono penosamente inadeguati, quasi assenti. Molti catechisti ricorrono al gioco per intrattenere le loro scolaresche; ma il gioco, in oratorio, ha un senso se si accompagna alla fede e se si inscrive in una prospettiva religiosa: ad esempio, se \u00e8 preceduto e seguito dalla preghiera. Altrimenti, si risolve in un puro e semplice &quot;parcheggio&quot; per ragazzi troppo vivaci. Ed \u00e8 un tipo di attivit\u00e0 che i giovani potrebbero fare benissimo, e anche meglio, fuori dal contesto religioso. Anche qui, si \u00e8 persa di vista la pedagogia di uomini come san Giovanni Bosco, che, coi ragazzi, ci sapevano fare, eccome: e proprio con quelli pi\u00f9 difficili, addirittura con quelli del riformatorio. Dunque, il problema non solo tanto i tempi difficili, ma il senso di rinuncia e di sconfitta che paralizza i cattolici e che li scoraggia e li trattiene dall&#8217;impegnarsi a fondo per ottenere dei risultati educativi adeguati. Per essere onesti, bisogna tuttavia aggiungere che un analogo senso di sconfitta e di rinuncia permea anche la psicologia di molti professori laici della scuola pubblica, e non solo quelli di religione.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le donne diacono, il discorso sarebbe lungo e lo approfondiremo un&#8217;altra volta. Qui accenniamo soltanto che, di fatto, le diaconesse gi\u00e0 esistono nella Chiesa cattolica; e, se pure non hanno ricevuto una investitura formale in quanto tali, come i maschi, in pratica esercitano gi\u00e0 in moltissime parrocchie tutte le funzioni della diaconia, compresa quella di distribuire l&#8217;Eucarestia. Anche in questo caso, una riforma sostanziale \u00e8 passata in punta di piedi, senza che vi sia stato un atto ufficiale del Magistero a sancirla, per cui i fedeli si sono trovati, a un certo punto, davanti al fatto compiuto. Ormai, di fatto, molte donne esercitano, nella Chiesa cattolica, una serie di attribuzioni, compreso l&#8217;annuncio della Parola, fino a pochi anni fa riservate solamente ai sacerdoti. E molti indizi fanno pensare che, se verr\u00e0 dato il via libera ufficiale al diaconato femminile, esso superer\u00e0 rapidamente, per quantit\u00e0 ed entusiasmo, quello maschile, che non ha mai veramente spiccato il volo. Una risorsa, in tempi di crisi delle vocazioni sacerdotali? Dipende dai punti di vista. Secondo noi, se passasse questa tendenza, e venisse ufficializzata, si assisterebbe, fra le altre cose, ad una ulteriore femminilizzazione della Chiesa cattolica, con un gran numero di donne anche in ambiti che, fino a ieri, si pu\u00f2 dire, erano di esclusiva pertinenza maschile; proprio come, nella societ\u00e0 profana, si \u00e8 assistito ad una femminilizzazione di altre professioni, a cominciare dall&#8217;insegnamento scolastico. Con tutte le ricadute sociali, culturali e psicologiche del caso.<\/p>\n<p>La presenza femminile \u00e8 ormai fitta, anche l\u00e0 dove non ci si aspetterebbe che sia tale. Entrando nel seminario di una grande citt\u00e0 del Nord, siamo rimasti colpiti dal fatto che, in portineria, vi fosse una ragazza, vestita in abbigliamento molto disinvolto (era estate) e che, peraltro, non sembrava molto a conoscenza delle sue mansioni. Ci domandiamo: sbagliava la Chiesa, una o due generazioni fa, quando faceva in modo che, nei seminari diocesani, non facesse la sua comparsa nemmeno una sottana femminile, tranne magari quella delle madri in vista ai loro figli; oppure sta sbagliando la Chiesa odierna, che non esita a porre una ragazza dall&#8217;aria disinibita, e non proprio castigatissima, nel luogo di formazione e di studio dei futuri sacerdoti cattolici? E se sta sbagliando, dove sta la radice dell&#8217;errore? Secondo noi, nella penetrazione delle idee femministe nella cultura cattolica; nel fatto che ormai molte donne cattoliche, e anche numerose suore, hanno fatto proprio il punto di vista femminista, secondo cui non esistono vere differenze fra l&#8217;uomo e la donna, se non quelle puramente fisiologiche e soprattutto quelle generate da una educazione retrograda, sessista e penalizzante del genere femminile. Pertanto, molte donne cattoliche, e anche molti cattolici di sesso maschile, si sono persuasi che pi\u00f9 donne ci saranno in <em>qualunque<\/em> ambito ecclesiale, e tanto meglio sar\u00e0: cos\u00ec verr\u00e0 posto riparo alle &quot;ingiustizie&quot; e alle &quot;discriminazioni&quot; del passato, e avremo finalmente una Chiesa moderna, progredita, al passo coi tempi e priva di anacronistici privilegi maschili. Da qui all&#8217;introduzione del sacerdozio femminile, il passo sar\u00e0 relativamente breve. Una cosa \u00e8 certa: non possono venirci a dire, i gesuiti progressisti e i teologi neomodernisti, che non \u00e8 cambiato nulla e che la Chiesa, prima e dopo il Concilio, \u00e8 rimasta sempre fedele e uguale a se stessa. Non \u00e8 vero. \u00c8 cambiata da cima a fondo, e continua a cambiare un poco ogni giorno, ma con un ritmo sempre pi\u00f9 incalzante; e volerlo negare \u00e8 indizio di mala fede. Che cosa si vuole nascondere? Tanto, anche se si nega l&#8217;evidenza, i fatti sono l\u00ec, sotto gli occhi tutti, e parlano da soli.<\/p>\n<p>A Mestre, don Armando Trevisiol, 87 anni, sul periodico parrocchiale <em>L&#8217;Incontro<\/em> (stampato in 5.000 copie), ha detto s\u00ec all&#8217;idea dei preti spostati e delle donne prete. Ora, a parte il fatto che, a quell&#8217;et\u00e0, costui poteva forse dedicarsi alla preghiera e alla riflessione, invece che alle esternazioni pubbliche, resta il fatto del cattivo esempio dato da un anziano sacerdote quasi novantenne, che stuzzica e aizza i suoi parrocchiani con proposte che contrastano frontalmente con il Magistero, e assumendo la comoda parte del contestatore irriducibile, del profeta dei tempi nuovi contro una Curia chiusa e bigotta, che sa solo dire &quot;no&quot; alle sfide del mondo moderno. Bravo don Armando: si \u00e8 guadagnato, e sia pure <em>in extremis<\/em>, il suo quarto d&#8217;ora di celebrit\u00e0. E pazienza se non ha mostrato n\u00e9 la dovuta obbedienza nei confronti dei superiori, n\u00e9 l&#8217;umano rispetto e la laica virt\u00f9 della prudenza, di cui ogni essere umano, laico o religioso, dovrebbe esser dotato.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, \u00e8 indubbio che queste sono le linee pastorali e dottrinali verso le quali sta muovendosi la Chiesa oggi, specialmente da quando \u00e8 salito papa Bergoglio al soglio pontificio. Nondimeno, a tutti i don Trevisiol di questa Neochiesa modernista e progressista, vorremmo chiedere: <em>Voi, per ragioni anagrafiche, avete pronunciato i voti assai prima del Concilio Vaticano II e, pertanto, avete operato nel clima spirituale del pontificato di Pio XII; ebbene, ci piacerebbe sapere: provate oggi almeno un po&#8217; di vergogna per come facevate i preti 50 anni fa &#8212; autoritari, maschilisti, settari, antiecumenici &#8211; oppure dovreste vergognarvi per come lo state facendo oggi? Provate a rifletterci<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono una grande falsit\u00e0, una grande ipocrisia, una grande demagogia che nessuno, fra i cattolici, sembra disposto nemmeno a sfiorare. 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