{"id":26652,"date":"2015-12-06T08:20:00","date_gmt":"2015-12-06T08:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/06\/la-vita-e-forse-un-sogno-ma-cinterpella-con-la-serieta-del-reale\/"},"modified":"2015-12-06T08:20:00","modified_gmt":"2015-12-06T08:20:00","slug":"la-vita-e-forse-un-sogno-ma-cinterpella-con-la-serieta-del-reale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/06\/la-vita-e-forse-un-sogno-ma-cinterpella-con-la-serieta-del-reale\/","title":{"rendered":"La vita \u00e8 forse un sogno, ma c\u2019interpella con la seriet\u00e0 del reale"},"content":{"rendered":"<p>Se nulla di ci\u00f2 che vediamo, sperimentiamo, soffriamo, \u00e8 indipendente dalla nostra coscienza; se nulla di ci\u00f2 che esiste, giunge a noi per altra via che la nostra coscienza; se gli altri, gli amici e i nemici, i vicini e i lontani, il passato e il presente, non sono che funzioni, o prodotti, o elaborazioni della nostra coscienza: non dovremo dedurne che la vita \u00e8 solamente un sogno e che essa, con tutto ci\u00f2 che contiene, il bene e il male, il bello e il brutto, il vero e il falso, incomincia con la nostra coscienza e finisce con essa, senza che ci sia dato in alcun modo di sapere se alle nostre percezioni corrispondano degli oggetti reali o se si tratti di pure e semplici creazioni della nostra coscienza, fantasmi privi di consistenza fuori di noi, ed esistenti solo e unicamente in noi, che li pensiamo, e solo finch\u00e9 continuiamo a pensarli, o piuttosto a sognarli?<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 tutto un filone del pensiero occidentale, che parte dalla caverna di Platone e arriva fino a Cartesio, Berkeley, Kant, Fichte, Gentile, che si \u00e8 variamente affannato intorno a tale questione, e che, pur giungendo a conclusioni differenti, nondimeno ha mostrato quanto fragile sia la nostra credenza nell&#8217;esistenza di un &quot;mondo&quot; oggettivo, fuori di noi; a meno che esso non sia che il riflesso di un Pensiero a noi superiore, che pensa anche noi insieme ad esso, e che, pensandolo in noi, ce ne trasmette la percezione e, quindi, la credenza. E c&#8217;\u00e8 tutto un filone del pensiero orientale, che parte dalla \u00abBhagavad-Gita\u00bb, e pervade l&#8217;intera speculazione indiana attraverso la filosofia del Vedanta, per non parlare del Buddismo Theravada, secondo il quale non esiste qualcosa che corrisponda all&#8217;Io individuale, ma solo un aggregato momentaneo di pensieri, sensazioni ed operazioni mentali continuamente instabili, perch\u00e9 mutevoli. E che dire del Taoismo cinese e del dubbio radicale cos\u00ec bene espresso nel celeberrimo sogno di Chuang-tzu: \u00abUna volta Chuang-tzu sogn\u00f2 di essere una farfalla. Era proprio una farfalla, che voleva felice sui fiori. A un tratto si svegli\u00f2 e si ritrov\u00f2 ad essere Chuang-tzu, gravato dalla forma. Tuttavia egli si domandava se fosse davvero Chuang-tzu, che aveva sognato di essere una farfalla, oppure se fosse una farfalla, che, in quel momento, stava sognando essere Chuang-tzu\u00bb.<\/p>\n<p>Non abbiamo certo la pretesa di risolvere, qui, un problema di cos\u00ec vasta portata, anche se abbiamo gi\u00e0 trattato la questione, nonch\u00e9 passato al vaglio gli autori sopra citati, in parecchi dei nostri scritti; nondimeno, riteniamo che sia pressoch\u00e9 impossibile giungere a una decisione razionale assolutamente persuasiva e definitiva, sia in un senso che nell&#8217;altro, oggettivista o soggettivista, dal momento che nessun argomento, per quanto sottile e ingegnoso, riuscissimo ad escogitare, ci permetter\u00e0 mai di dimostrare che sia possibile oltrepassare la barriera della coscienza individuale, attraverso il cui filtro niente e nessuno potrebbe mai evitare di passare. Ci interessa vedere, piuttosto, se l&#8217;esistenza di differenti convinzioni individuali riguardo alla oggettivit\u00e0 del mondo esterno, ciascuna delle quali egualmente legittima, purch\u00e9 sostenuta da adeguati ragionamenti e non buttata l\u00ec in base a umori o &quot;sensazioni&quot; personali, rappresenti un ostacolo insuperabile per giungere alla formulazione di una conclusione condivisa riguardo all&#8217;atteggiamento complessivo che l&#8217;uomo \u00e8 tenuto ad osservare nei confronti di codesto mondo &quot;esterno&quot;: che esso sia oggettivo o soggettivo, che sia materiale o immateriale, che sia reale o illusorio.<\/p>\n<p>In altre parole: cambia davvero qualcosa, vogliamo dire qualcosa di sostanziale, dal punto di vista pratico e morale, se formuliamo la ragionevole ipotesi che il mondo &quot;fuori di noi&quot; sia soggettivo, immateriale e illusorio, invece che oggettivo, materiale e reale? Oppure se giungiamo alla convinzione che esso sia, s\u00ec, soggettivo e immateriale, ma non irreale, anzi, estremamente reale (perch\u00e9 le cose possono essere immateriali, ma essere, al tempo stesso, quanto mai reali); oppure che sia materiale, ma non reale, simile, poniamo, ad una realt\u00e0 virtuale, creata da un gigantesco computer cosmico, all&#8217;interno del quale, tuttavia, le cose sono pur sempre cose, i solidi sono pur sempre solidi, e sbattere contro un muro significa, pur sempre, sbattere contro un muro, provando le stesse identiche sensazioni e subendo gli stessi identici effetti (solo mentali o anche fisici, questo nessuno, a rigore, potr\u00e0 mai affermarlo con assoluta certezza) che derivano dall&#8217;impatto con un muro vero e proprio, e non soltanto immaginato o sognato?<\/p>\n<p>Cos\u00ec rifletteva Guido Capitolo, docente di filosofia e poi preside del Liceo Scientifico \u00abGiovanni Marinelli\u00bb di Udine, nel suo saggio \u00abLa vita come sogno\u00bb (da: \u00abScritti inediti\u00bb, in \u00abQuarant&#8217;anni del Liceo Scientifico &quot;Giovanni Marinelli&quot;, 1923-1963\u00bb, Udine, Del Bianco, 1963, pp. 137-40):<\/p>\n<p><em>\u00abNarran le istorie che nell&#8217;antichit\u00e0 greca un certo Lica, per effetto di alterazione della mente, viveva una sua strana vita: gli pareva di essere continuamente a teatro e percepiva gli eventi del mondo come se fossero finzioni sceniche, tanto che non c&#8217;era per lui nulla di reale, ma tutto era spettacolo e divertente commedia. I medici riuscirono a guarirlo, ma non ebbero affatto la sua gratitudine: furono anzi citati in giudizio da Lica, che li accusava di averlo reso infelice, togliendogli la delizia di quella folle visione della vita.Non mi \u00e8 stato possibile trovare traccia del processo e non so quindi come sia finita per quei medici, ma spero vivamente che sia stata pronunciata sentenza di assoluzione perch\u00e9 spero che i giudici abbiano compreso, sotto la guida di avvocati sapienti, che Lica era affetto, non da una malattia della mente su cui i medici potessero agire, ma da altra, pi\u00f9 grave ed inguaribile malattia, che \u00e8 la costituzione stessa della natura umana. Non si poteva in quei tempi invocare l&#8217;autorit\u00e0 di Cartesio, il quale per aver scoperto il &quot;penso, dunque sono&quot;, apr\u00ec la strada alla riflessione che, in fondo, si ha testimonianza soltanto il proprio pensiero e quindi si \u00e8 certi solo di una propria solitaria esistenza. Non si potevano neppure invocare l&#8217;&quot;esse est percipi&quot; del Berkeley, l&#8217;appercezione trascendentale del Kant, l&#8217;Io puro di Fichte e l&#8217;attualismo gentiliano, che, con leggere deviazioni, portano a concludere che tutta la realt\u00e0 ha il suo centro in questo punto che \u00e8 la coscienza individuale, fuori della quale non \u00e8 possibile saltare e che irreparabilmente \u00e8 con il soggetto empirico, unico testimone che non pu\u00f2 testimoniare se non se stesso. Ma forse anche i giudici di allora potevano comprendere che questo mondo grande e terribile non \u00e8 che un oggetto del mio pensiero, una serie di mie rappresentazioni che differiscono da quelle dei sogni solo per un certo colore, un&#8217;intensit\u00e0 e un ordine che \u00e8 sempre il mio io personale a porre e ad interpretare.<\/em><\/p>\n<p><em>Scrisse il Novalis che colui che riusc\u00ec ad alzare il velo della Dea di Sais &quot;vide &#8211; miracolo dei miracoli &#8211; se stesso&quot;.Vedo me stesso non solo nel pesante ed immane mondo fisico, complesso di qualit\u00e0 sensibili e proiezioni della mente, ma vedo me stesso in tutti gli altri esseri viventi, uomini ed animali, amorevoli e feroci, che io solo esperimento e in me parlano ed agiscono, a me comunicano i loro pensieri, che sono i miei pensieri, lieti e tristi, felici ed infelici, a me favorevoli o contrastanti, avversi o benigni.<\/em><\/p>\n<p><em>Chiuso in me stesso o in rapporto con quelli che chiamo &quot;gli altri&quot; non c&#8217;\u00e8 che questa mia coscienza, che non so come sia sorta, perch\u00e9 non riesco ad afferrarla sua origine; la sento anzi fuori del tempo, concentrata in una attualit\u00e0 che non ha principio n\u00e9 fine. Invano &quot;gli altri&quot; urgono in me per testimoniarmi la loro esistenza indipendente, si affaticano a farmi sentire che non sono solo e mi feriscono, mi umiliano e mi contrastano perch\u00e9 tutto ci\u00f2 non \u00e8 che spettacolo del mio pensiero, in cui, anche quando non ci sono le rappresentazioni degli &quot;altri&quot;, ci sono contrasti forse pi\u00f9 drammatici, umiliazioni e ferite forse pi\u00f9 dolorose. Neppure la morte, che mi toglie il fratello o l&#8217;amico, che mi sgomenta e mi umilia, riesce nella sua crudele apparizione a rompere questo cerchio chiuso in cui sono prigioniero. In quel cerchio \u00e8 anche la morte, che invano respingo e che mi costa lacrime e rimpianti, non diversamente da come respingo altri pensieri ed altre esperienze: l&#8217;unico pensiero e l&#8217;unica esperienza che non potr\u00f2 mai avere sar\u00e0 la mia morte, mentre essa sola potrebbe salvarmi dalla solitudine e garantirmi che non vivo in un incantesimo, dove tutto \u00e8 irreale. Non lo potr\u00e0 giammai, perch\u00e9 se sopraggiungesse, non sarei io a pensarla e ad esperimentarla, ma quegli altri fantasmi, che invece solo in me pensano e solo in me si agitano.<\/em><\/p>\n<p><em>N\u00e9 mi salva la storia, perch\u00e9 gli eventi pi\u00f9 remoti nel momento in cui li penso sono contemporanei, fanno parte della mia esperienza attuale, da cui non riesco ad uscire fuori, e Cesare e Napoleone, Alessandro il Macedone e le guerre del Peloponneso non sono che mie rappresentazioni di ora, che ordino in una successione temporale, che non esiste, come non esistono nelle pitture la distanza e il rilievo. Per quanti sforzi io faccia, non esco fori dalla mia foresta incantata! Potessi trovare una prova che mi permettesse di evadere dal mio io, che mi togliesse l&#8217;angoscia della responsabilit\u00e0 tutta mia dell&#8217;universo che contemplo e della storia di tutti gli eventi che mi rimordono! Ma la disperazione mi riassale quando penso che quella prova IO dovrei trovarla ed IO dovrei accettarla come convincente, riassorbendo in quel&#8217;istante stesso quell&#8217;universo e quella storia che da me vorrei respingere. Ma forse \u00e8 meglio cos\u00ec: \u00e8 meglio che io mi senta un mago infelice, prigioniero del mio stesso incantesimo e che io senta tutti gli esseri non disgiunti dal mio, responsabile di tutto il male e di tutto il dolore che travagliano il mondo, in cui non ha importanza se io sono una parte o se rappresento il tutto. Importante \u00e8 che in questo mondo io mi senta immerso; non interessa che sia un mio sogno o che i fantasmi della mia mente siano copie di una realt\u00e0 che continuer\u00e0 ad esistere anche quando avr\u00f2 cessato di sognare. Cosa pu\u00f2 importarmi se il mio bambino che ho nelle braccia, che mi cerca e mi sorride sia soltanto una mia rappresentazione? Che io dorma o che io sia desto, egli \u00e8 il mio bambino e come tale devo amarlo e devo rispettarlo, come devo amare e devo rispettare tutte le creature che io incontro in questa pazza vicenda che \u00e8 la mia vita.<\/em><\/p>\n<p><em>Forse \u00e8 bene che qualche volta io senta la vita come &quot;una follia inconfutabile&quot;, come \u00e8 stata chiamata questa visione solipsistica del reale, se ci\u00f2 pu\u00f2 aiutarmi a non sentirmi indifferente di fronte alle crudelt\u00e0 della storia, alle prepotenze che si compiono, alle ingiustizie che si ripetono e a tutto il dolore e a tutto il male che mi circondano. Sento gravare su di me, in questa folle e pur saggia visione, una tremenda responsabilit\u00e0; non posso scrollare le spalle con l&#8217;egoistica affermazione che non \u00e8 in mio potere intervenire e sentirmi giustificato moralmente. Su di me ricade la responsabilit\u00e0 di tutto e nessuna farisaica giustificazione \u00e8 possibile: il male e il dolore che vedo nell&#8217;universo sono in me e a me spetta il compito di combatterli, saranno ombre, ma ombre che non riesco a non prendere sul serio, come le creature di un&#8217;opera d&#8217;arte, che \u00e8 intera nella fantasia dell&#8217;artista, il quale \u00e8 per\u00f2 impegnato in quell&#8217;opera come nel fine d tutta la sua vita e non ha pace finch\u00e9 la vede imperfetta e incompiuta. \u00c8 forse nel momento stesso in cui ho rimorso della miseria di alcune mie rappresentazioni e sento, come un artista nei momenti infelici della creazione, che non \u00e8 bello e non \u00e8 giusto tutto ci\u00f2 che si proietta sullo schermo infinito del mio io e questo sentimento si traduce in una reale volont\u00e0 di aiuto ai deboli, agli oppressi e a tutti gli infelici che in me si muovono come le ombre sulla parete della caverna platonica, in me comincia a compiersi il miracolo di non sentirmi pi\u00f9 solo: io sono con quelle ombre, care e dolci creature, a cui vorrei dare vita migliore; sono con tutte, meritevoli e immeritevoli, e tutte formiamo una vita sola, che non sappiamo dove ci conduce, che ci affanna, e ci sgomenta, che qualche volta ci appare insopportabile, ma che \u00e8 la nostra unica ed irreparabile vita, che e insieme dobbiamo accettare perch\u00e9 insieme siamo prigionieri, in una unit\u00e0 di amore che ci viene dalla comune sventura.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 forse questo il senso del misterioso pensiero di Novalis: &quot;siamo prossimi al risveglio quando sogniamo di sognare&quot;. Ed il risveglio non potr\u00e0 pi\u00f9 essere il ritorno alla illusione di quando sentivamo il mondo fuori di noi, massiccio ed indeformabile, al pari degli altri spiriti, a noi contrapposti o a noi indifferenti, il risveglio potr\u00e0 essere quello di Sigismondo nella tragedia di Calder\u00f2n e la Barca &quot;La vida es sue\u00f1o&quot;, di colui che, trascinato dalla reggia alla caverna e dalla caverna alla reggia, non sa pi\u00f9 quando sogna e quando \u00e8 sveglio, non ha imparato che, sia pur la vita una illusione, un&#8217;ombra, una frenesia, sia pur verit\u00e0 o sogno, ci\u00f2 che importa \u00e8 sognare ed operare bene.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Non vogliamo dire che l&#8217;approccio teoretico, gnoseologico, al problema del reale, sia indifferente in se stesso, ossia nell&#8217;ambito della speculazione pura, nell&#8217;ontologia e nella metafisica; bens\u00ec che potrebbe esserlo, dopotutto, rispetto alle conseguenze pratiche che siamo portati a trarne, nella concretezza della nostra vita. Per esempio, non comprendiamo e, probabilmente, non riusciremo mai a comprendere, come l&#8217;attualismo gentiliano, formulando un Pensiero che non si capisce da chi sia pensato, possa giungere, come afferma e pretende, alla percezione cos\u00ec viva e &quot;calda&quot; degli altri, da far s\u00ec che noi riusciamo ad immedesimarci in loro, nella loro vita, nei loro problemi, come invece, esplicitamente, Gentile pretendeva (cfr. il nostro recente articolo: \u00abSe tutto il reale \u00e8 pensiero, chi \u00e8 che pensa?\u00bb, pubblicato su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb in data 30\/11\/2015). Tuttavia, torniamo a domandare: \u00e8 proprio necessario dividersi in partiti e fazioni contrapposti, quando invece ci appare cos\u00ec necessario, e cos\u00ec urgente, definire, se possibile, una linea comune riguardo alle conclusioni pratiche, sul piano esistenziale, che ciascuna filosofia \u00e8 orientata a trarre dalle proprie premesse speculative, visto che il &quot;sogno&quot; della vita, se pure \u00e8 tale, coinvolge, nondimeno, tutti coloro che lo stanno sognando, nessuno escluso, e con la seriet\u00e0 estrema che ciascuno di noi pu\u00f2 vedere e constatare ogni giorno, ogni ora?<\/p>\n<p>Che la vita sia una cosa seria, ci pare difficile metterlo in dubbio: e tale seriet\u00e0 non esce diminuita neppure di una quantit\u00e0 infinitesima, qualora si ritenga che la vita stessa non sia altro che un &quot;sogno&quot;, nel senso di una creazione soggettiva della mente che la pensa e la sperimenta, ossia della coscienza individuale. Tanto pi\u00f9 che un siffatto &quot;sogno&quot; potrebbe essere pensato nella coscienza individuale dalla Mente divina, come sosteneva Berkeley, e, pertanto, essere tutt&#8217;altro che estemporaneo e capriccioso: potrebbe essere, al contrario, il prodotto di un Ordine divino stabilito prima che il &quot;mondo&quot; fosse (o s&#8217;immaginasse di essere: il che, in tal caso, sarebbe la stessa cosa); e c&#8217;\u00e8 qualcuno che potrebbe mettere in dubbio la seriet\u00e0 di Dio? Certo; alcune filosofie orientali parlano del &quot;mondo&quot; come di un sogno, o meglio di un gioco, cosmico, sognato e giocato nella mente di Dio: &quot;l\u012bl\u0101&quot; (cfr. il nostro vecchio articolo: \u00abIl mondo \u00e8 un gioco divino che l&#8217;Essere gioca nelle nostre menti\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 04\/02\/2010). Tuttavia, e fatta la tara alle difficolt\u00e0 di traduzione dei concetti &#8212; e, ovviamente, delle parole &#8211; dell&#8217;Induismo in quelli della cultura europea, crediamo che nemmeno per siffatte filosofie si possa considerare un &quot;gioco&quot;, nel senso comune dell&#8217;espressione, il dramma della vita individuale e di quella collettiva, chiamata storia, nel quale ad ogni istante si spezzano vite, si infrangono sogni, si calpestano desideri legittimi; mentre, dall&#8217;altro lato, si assiste cos\u00ec spesso all&#8217;apparente trionfo della cattiveria e della &quot;matta bestialit\u00e0&quot; di dantesca memoria, tanto nella vicenda dei singoli che in quella dei popoli, delle nazioni e delle civilt\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile, dunque, assumere un atteggiamento comune nei confronti della seriet\u00e0 della vita, sia che la si consideri &quot;vera&quot;, in tutto e per tutto, esattamente cos\u00ec come essa ci si manifesta, sia che la si consideri come il riflesso di un sogno, di un gioco divino, di un cosmico &quot;l\u012bl\u0101&quot;? Crediamo di s\u00ec: preferiamo peccare per un eccesso di ottimismo, piuttosto che di pessimismo. Crediamo che tutte le persone di buona volont\u00e0 possano riconoscere una tavola di valori universale, alla quale sentirsi obbligate ad attenersi, non per una forma d&#8217;imposizione esterna, ma per la libera scelta di restare fedeli alla propria umanit\u00e0: vale a dire, per rifiutarsi di scadere ad un livello di esistenza al di sotto dell&#8217;umano. Il fatto che un simile obiettivo sia percepito &#8212; se pure viene posto &#8212; come troppo ambizioso e quasi irrealistico; oppure che esso venga immaginato, tutt&#8217;al pi\u00f9, in termini laicisti e, quindi, puramente immanentisti, la dice lunga su quanto sia avanzata in profondit\u00e0 la malattia del mondo moderno, che ha fatto perdere di vista agli uomini cose che, per le generazioni passate erano addirittura scontate, tanto esse apparivano chiare ed evidenti, oltre che assolutamente necessarie e irrinunciabili.<\/p>../../../../n_3Cp>Le filosofie immanentiste, negatrici del mistero e del senso del limite, non potranno mai elaborare una simile tavola dei valori, se non altro perch\u00e9 il loro destino inevitabile \u00e8 il relativismo, e dal relativismo non si pu\u00f2 uscire per stabilire dei valori universali. Una civilt\u00e0 relativista non sar\u00e0 mai universale: o meglio, non sar\u00e0 mai una civilt\u00e0, ma solo un manicomio e una anticamera dell&#8217;Inferno.<\/p>\n<p>I valori implicano la trascendenza, perch\u00e9 solo questa pu\u00f2 rendere conto della seriet\u00e0 della vita. Se la vita fosse solo il sogno di una mente individuale, nulla e nessuno ci redimerebbe dalla sua follia: e allora avrebbe amaramente ragione Pirandello di pensare che tutto \u00e8 solo una assurda <em>pupazzata<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se nulla di ci\u00f2 che vediamo, sperimentiamo, soffriamo, \u00e8 indipendente dalla nostra coscienza; se nulla di ci\u00f2 che esiste, giunge a noi per altra via che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[141],"class_list":["post-26652","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26652","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26652"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26652\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26652"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26652"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26652"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}