{"id":26649,"date":"2022-11-05T07:25:00","date_gmt":"2022-11-05T07:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/11\/05\/la-vita-e-attivita-proporzionata-alla-sua-natura\/"},"modified":"2022-11-05T07:25:00","modified_gmt":"2022-11-05T07:25:00","slug":"la-vita-e-attivita-proporzionata-alla-sua-natura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/11\/05\/la-vita-e-attivita-proporzionata-alla-sua-natura\/","title":{"rendered":"La vita \u00e8 attivit\u00e0 proporzionata alla sua natura"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo affermato, in un recente articolo, che in condizioni normali, cio\u00e8 in un soggetto sano, l&#8217;intelletto cerca il vero e la volont\u00e0 vuole il bene; e che, se cos\u00ec non avviene, ci\u00f2 si deve al fatto che \u00e8 intervenuto qualche fattore che ha gravemente distorto l&#8217;organo del giudizio e lo ha ingannato con qualche falsa immagine di vero.<\/p>\n<p>Ma qual \u00e8 l&#8217;organo del giudizio, se non l&#8217;intelletto? Delle due facolt\u00e0, ragione e volont\u00e0, \u00e8 la prima a porre il fine da perseguire; la seconda non fa altro che dirigersi l\u00e0 dove le viene indicato di andare. Pertanto \u00e8 l&#8217;intelletto che pu\u00f2 ingannarsi, e, ingannandosi, ingannare anche la volont\u00e0, sua fedele esecutrice; non \u00e8 la volont\u00e0 ad ingannarsi, perch\u00e9 la volont\u00e0 cerca sempre il bene; e, se riconosce il proprio oggetto come male &#8212; come male in s\u00e9, non come un male transitorio e finalizzato al conseguimento di un bene superiore &#8212; non lo vuole, anzi se ne allontana con orrore. Infatti la volont\u00e0 \u00e8 finalizzata a preservare l&#8217;individuo: e l&#8217;individuo che persegue il male, persegue la propria rovina e, in definitiva, la propria distruzione. Il che andrebbe contro la tendenza naturale all&#8217;autoconservazione degli esseri viventi: perch\u00e9 la natura cerca la vita, vuole la vita e ci\u00f2 che la favorisce, l&#8217;accresce e la perfeziona, rendendola pi\u00f9 ricca e pi\u00f9 felice, non ci\u00f2 che la impoverisce e la indebolisce, e quindi giammai la morte. In questo senso, dietro ogni scelta etica sbagliata &#8212; non si stancava di ripeterlo, quasi come un motivo ricorrente, il compianto Cornelio Fabro &#8212; c&#8217;\u00e8 <em>sempre<\/em> un errore filosofico.<\/p>\n<p>L&#8217;errore filosofico \u00e8 in sostanza questo: non vedere, non capire che la vita, tutta la vita, e dunque anche e soprattutto la vita umana, \u00e8 contraddistinta dal principio di attivit\u00e0. La vita \u00e8 azione, perch\u00e9 le cose non stanno ferme: si muovono. Le cose non viventi sono mosse da altro; gli esseri viventi si muovono spontaneamente, si accrescono, tendono alla perfezione. Certo, decadono e muoiono: eppure tutto, nel loro organismo, denota il principio del movimento, che \u00e8 vita; mentre la quiete, l&#8217;immobilit\u00e0, \u00e8 morte. Inoltre, il movimento non \u00e8 un movimento disordinato; \u00e8 diretto a un fine: tende alla completezza, all&#8217;armonia, al perfetto funzionamento e al perfetto godimento; tende, se pur non vi riesce, e ogni suo sforzo \u00e8 diretto verso quel fine. Pertanto si pu\u00f2 dire che ogni vita \u00e8 un tentativo di realizzare la propria perfezione, ciascuna nell&#8217;ordine della sua natura. La pianta tende alla perfetta vita vegetativa; l&#8217;animale, alla perfetta vita sensitiva; l&#8217;uomo, caratterizzato da ragione e volont\u00e0, tende alla perfetta vita intellettiva e volitiva, che \u00e8 come dire a realizzare pienamente la propria natura razionale.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;intelletto pu\u00f2 sbagliare nel formulare il giudizio, perch\u00e9 pu\u00f2 errare nei movimenti intellettivi che conducono al giudizio; e in tal caso, inevitabilmente, come si \u00e8 detto, anche la volont\u00e0 viene diretta verso un fine sbagliato, innaturale, ossia non conveniente alla sua natura. La natura della volont\u00e0 \u00e8 il bene, perch\u00e9 il bene \u00e8 il suo fine: e ogni cosa tende naturalmente al proprio fine. Se una cosa tende al proprio male, significa che \u00e8 malata e va contro se stessa. L&#8217;intelletto ha per fine la verit\u00e0: per questo esso \u00e8 dato all&#8217;uomo e per questo gli \u00e8 dato il suo corollario necessario, la libert\u00e0 del volere: altrimenti l&#8217;uomo sarebbe il pi\u00f9 disgraziato degli esseri, condannato a vedere il vero, ma a non avere in s\u00e9 le forze e i mezzi per raggiungerlo e per goderne il possesso, cosa in cui consiste la sua felicit\u00e0. Infatti la felicit\u00e0 risiede nella capacit\u00e0, da parte degli esseri, di realizzare al massimo grado possibile la loro perfezione, il che \u00e8 lo stesso che agire in maniera proporzionata alla propria natura. Infatti la felicit\u00e0 non \u00e8 un bene di grado assoluto, ma relativo, e possederla pienamente equivale a possederla nella misura pi\u00f9 ampia e pi\u00f9 completa possibile a quel determinato essere <em>rispetto alla sua natura<\/em>.<\/p>\n<p>Ora, la natura dell&#8217;uomo \u00e8 essenzialmente spirituale; l&#8217;aspetto corporeo egli l&#8217;ha in comune, in diversa misura, con gli altri animali e le piante. Perci\u00f2 un essere umano pu\u00f2 essere felice anche se privo della vista, o dell&#8217;udito, perch\u00e9 vista e udito, per quanto importanti, non contraddistinguono la sua natura. La sua natura \u00e8 contraddistinta da ci\u00f2 che \u00e8 spirituale: intelletto (includendo in tale espressione anche il sentimento, oltre la facolt\u00e0 razionale) e volont\u00e0. Dunque un cieco, o un sordo, possono essere felici <em>in quanto uomini<\/em> se sanno portare al massimo grado umanamente possibile le loro facolt\u00e0 spirituali. La mancanza della vista impedir\u00e0 loro di vedere il paesaggio o le opere d&#8217;arte, e l&#8217;assenza dell&#8217;udito li priver\u00e0 dei suoni della natura, delle voci umane e della musica; ma ci\u00f2 non potr\u00e0 privarli del massimo godimento conveniente alla natura umana: la contemplazione del vero, che \u00e8 una gioia in se stessa.<\/p>\n<p>Abbiamo trovato questi concetti, sostanzialmente fedeli al pensiero di san Tommaso d&#8217;Aquino, espressi con esemplare chiarezza, in un autore il cui nome non dir\u00e0 nulla alle nuove generazioni. Cari, vecchi professori di filosofia d&#8217;un tempo, specie quelli d&#8217;impianto tomista: come erano chiari i loro pensieri, come trasparenti, limpide e consequenziali le loro esposizioni; che gioia ascoltarli, leggerli, meditarli. Ci si sente sollevare a due metri da terra, sopra la palude marcescente del cosiddetto pensiero moderno, dove le chiacchiere si sprecano, si va a tastoni, barcollando tra i sofismi, e si \u00e8 sempre sul punto di scivolare sulla buccia di qualche cattivo ragionamento nato da premesse erronee e indimostrate (perch\u00e9 indimostrabili), o di smarrirsi nella nebbia fitta di qualche astrusa, cervellotica fumisteria: lontani dalla realt\u00e0, dalle cose vere, dalla vita vera, in un mondo allucinato di parole tortuose, oblique, ingannevoli, studiate apposta per creare confusione e aumentare lo smarrimento.<\/p>\n<p>Ci piace citare una pagina di uno di questi vecchi, buoni testi (anzi ottimi), <em>Il problema dell&#8217;unit\u00e0 come introduzione alla filosofia<\/em> di E. Vidoni, un autore del quale non siano riusciti a trovare alcuna notizia biografica, come se gli anni trascorsi, non moltissimi dopotutto, ne avessero assorbito e cancellato anche il ricordo, come l&#8217;acqua dell&#8217;alta marea viene assorbita dalla sabbia quando il mare si ritira; ma che deve aver reso un servizio inestimabile a una generazione di fortunatissimi studenti (Torino, Fratelli Bocca, 1935, pp. 18-22 <em>passim<\/em>):<\/p>\n<p><em>&#8230; \u00c8 certamente vero che la vita distrugge, \u00e8 morte, ma \u00e8 anche vero che essa \u00e8 morte, distruzione, appunto per essere pi\u00f9 perfetta, per adattare il vivente all&#8217;ambiente in cui si trova: la vita distrugge alcune sintesi chimiche per arrivare a una sintesi superiore. Non dunque la vita \u00e8 la morte, ma piuttosto queste morti sono la vita. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Possiamo generalizzare: la vita \u00e8 attivit\u00e0, \u00e8 lavoro; e pi\u00f9 \u00e8 grande quest&#8217;attivit\u00e0 e pi\u00f9 un essere \u00e8 lontano dalla quiete, pi\u00f9 in esso \u00e8 grande il piacere. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Dunque, per nessun essere la propria distruzione pu\u00f2 costituire La felicit\u00e0. E poich\u00e9 precisamente l&#8217;attivit\u00e0 \u00e8 lo specifico dei viventi, la tendenza alla quiete sarebbe per ogni vivente, e quindi per l&#8217;uomo, tendenza alla propria distruzione. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Abbiamo gi\u00e0 detto che tutti gli esseri tendono a ci\u00f2 che \u00e8 loro conveniente, al proprio bene. Se l&#8217;uomo \u00e8 dunque un vivente, un semovente per natura, la sua tendenza naturale non potr\u00e0 essere se non all&#8217;attivit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>E ci\u00f2 lo si prova anche considerando le facolt\u00e0. Anche queste, in quanto esseri, hanno tensde4nze che scaturiscono dalla loro natura. E poich\u00e9 la tendenza naturale di ogni essere \u00e8 alla propria conservazione, ogni facolt\u00e0 tender\u00e0 a conservarsi e conseguentemente a perfezionarsi: L&#8217;ESSERE TENDE ALL&#8217;ESSERE, IL PRINCIPIO DELL&#8217;OPERAZIONE TENDE ALL&#8217;OPERAZIONE.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;operazione infatti, l&#8217;atto proprio di una facolt\u00e0, \u00e8 la perfezione di questa: perfetta, ossia fatta del tutto, una potenza \u00e8 quando passa all&#8217;atto al quale \u00e8 destinata. Se dunque tutti i viventi hanno tendenze naturali all&#8217;attivit\u00e0, tanto pi\u00f9 questa sar\u00e0 la tendenza dei principi prossimi delle operazioni. Sono potenze destinate a passare in atto, cui dunque manca la perfezione: hanno tendenza alla attivit\u00e0. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;attivit\u00e0 delle facolt\u00e0 \u00e8 fonte di felicit\u00e0; quest&#8217;attivit\u00e0 quindi \u00e8 la loro tendenza naturale. La tendenza naturale sar\u00e0 per questo uguale in tutti i viventi? Se la felicit\u00e0 richiede l&#8217;intervento di tutte le facolt\u00e0 dell&#8217;uomo, si deve dunque dedurre che qualunque attivit\u00e0 attirer\u00e0 ugualmente l&#8217;uomo? (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Si \u00e8 gi\u00e0 detto che la tendenza naturale \u00e8 al bene proporzionato; essendo l&#8217;attivit\u00e0 tale bene per le facolt\u00e0 (giacch\u00e9 queste esistono appunto per agire), ne segue che il loro bene proporzionato, e quindi anche quello del vivente cui appartengono, \u00e8 L&#8217;ATTIVIT\u00c0 PROPORZIONATA<\/em>.<\/p>\n<p><em>Anche qui l&#8217;esperienza ci porta la conferma: quella felicit\u00e0 parziale, che \u00e8 una partecipazione della piena felicit\u00e0, ci viene da quest&#8217;attivit\u00e0. Sentiamo piacere infatti, non quando l&#8217;occhio \u00e8 in riposo, quando non funziona, ma quando l&#8217;occhio sano, ad una luce n\u00e9 troppo viva n\u00e9 troppo scialba, ha dinanzi a s\u00e9 un bel quadro, un bel panorama che riproduce sulla retina e nella fantasia: in una parola abbiamo piacere quando dinanzi all&#8217;attivit\u00e0 normale si trova l&#8217;oggetto proprio di questa esposto in condizioni normali e quando agisce sulla facolt\u00e0 secondo le leggi naturali. \u00abLodiamo la vite &#8212; diceva Seneca (Ep. 41,7) &#8212; quando ha i tralci carichi di uva, quando per il peso dei grappoli Fa piegare a terra gli stessi sostegni. Forsech\u00e8 alcuno a questa vite ne anteporrebbe un&#8217;altra dalla quale pendano grappoli d&#8217;oro e foglie d&#8217;oro? Il pregio proprio della vite \u00e8 la fertilit\u00e0. Cos\u00ec nell&#8217;uomo \u00e8 da lodarsi ci\u00f2 che \u00e8 proprio dell&#8217;uomo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo piacere lo sentiamo nell&#8217;attivit\u00e0 di qualunque facolt\u00e0. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Se il massimo piacere sta nella massima attivit\u00e0 proporzionata, \u00e8 indubitato che la felicit\u00e0 dell&#8217;uomo non potr\u00e0 consistere principalmente nel piacere che gli proviene dall&#8217;attivit\u00e0 organica: \u00abla nostra sapienza, diceva Senofane, vale pi\u00f9 della forza degli uomini e dei cavalli\u00bb. E non consister\u00e0 neppure nell&#8217;istinto: sopra di esso vi \u00e8 la conoscenza.<\/em><\/p>\n<p><em>Ogni attivit\u00e0 ci d\u00e0 una gradazione diversa di piacere: incominciando dalla pi\u00f9 umile delle attivit\u00e0 e salendo alla pi\u00f9 nobile, si avr\u00e0 una scala sempre crescente di piacere; pi\u00f9 \u00e8 alta, nobile e specifica la facolt\u00e0 che agisce, pi\u00f9 \u00e8 grande la vitalit\u00e0 ed il piacere che ne deriva; e cos\u00ec pi\u00f9 ci accostiamo alla felicit\u00e0, pi\u00f9 aumenta la tendenza naturale. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Senza dubbio, bisogna ammettere nell&#8217;uomo anche il sentimento, almeno come sfumatura superiore di piacere; come, oltre le facolt\u00e0 sensitive, bisogna ammettere altre pi\u00f9 nobili: l&#8217;intelletto e la volont\u00e0. (&#8230;) Sono dunque riconosciute queste due facolt\u00e0 come le pi\u00f9 nobili dell&#8217;uomo, e come il suo distintivo. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Nell&#8217;uomo dunque la tendenza naturale all&#8217;attivit\u00e0 sar\u00e0 la tendenza all&#8217;attivit\u00e0 di queste facolt\u00e0; essendo esse il suo distintivo, la loro attivit\u00e0 sar\u00e0 il perfezionamento dell&#8217;uomo.<\/em><\/p>\n<p>Da queste pur brevi ed essenziali riflessioni pensiamo dovrebbe emergere chiaramente come le deviazioni, le anormalit\u00e0 pi\u00f9 o meno compiaciute, le infedelt\u00e0 dell&#8217;uomo nei confronti di se stesso, il suo frequente abbrutirsi e porsi al di sotto del proprio statuto ontologico, le aberrazioni e le confusioni alle quali va sempre pi\u00f9 spesso soggetto, sono, tutte, conseguenza di un errore filosofico, o di una serie di errori filosofici, aventi questo elemento centrale in comune: l&#8217;ignoranza o l&#8217;oblio dell&#8217;agire umano conveniente alla propria natura, che \u00e8, in definitiva, l&#8217;oblio e il desiderio stesso della felicit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo \u00e8 fatto per la felicit\u00e0, per la pienezza di vita, per la perfezione (relativa, stante la sua duplice natura, spirituale e materiale) del proprio essere; eppure, con l&#8217;avvento della modernit\u00e0, che gli aveva promesso la sospirata liberazione da tutto ci\u00f2 che lo teneva avvinto, sottomesso e rassegnato, egli ha perso gradualmente, non solo la fiducia, e poi la speranza, di un effettivo miglioramento, ma perfino la voglia di vivere. Egli \u00e8 diventato un problema a se stesso, un fardello, un ingombro di cui \u00e8 smanioso di liberarsi: il diffondersi a macchia d&#8217;olio dell&#8217;ideologia di morte, che si esprime nella celebrazione e nella pratica sempre pi\u00f9 frequente dell&#8217;aborto e dell&#8217;eutanasia, ne \u00e8 il segno inequivocabile.<\/p>\n<p>Come si spiega questo ripiegamento, questa abdicazione, questa disfatta, se non ammettendo che l&#8217;uomo, da presunto liberatore della propria natura si \u00e8 mutato nel persecutore e nell&#8217;eliminatore del &quot;problema uomo&quot;, per aver perso completamente di vista il proprio fine naturale: conoscere il vero e perseguire il bene? O meglio, conoscere il vero <em>perseguendo<\/em> il bene? Perch\u00e9 facendo il bene l&#8217;uomo giunge al vero: ma non perseguendo un bene qualunque, un bene ingannevole, che in realt\u00e0 \u00e8 un male, bens\u00ec il bene autentico, che solo l&#8217;intelletto sa vedere. La ragione naturale, nel suo aspro cammino verso di esso, non \u00e8 sola: se sapr\u00e0 farsi umile, la sua via pu\u00f2 essere illuminata dalla grazia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo affermato, in un recente articolo, che in condizioni normali, cio\u00e8 in un soggetto sano, l&#8217;intelletto cerca il vero e la volont\u00e0 vuole il bene; e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[263],"class_list":["post-26649","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26649","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26649"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26649\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26649"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26649"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26649"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}