{"id":26648,"date":"2010-02-10T08:10:00","date_gmt":"2010-02-10T08:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/02\/10\/la-vita-risponde-alle-nostre-domande-nei-modi-e-nei-tempi-che-ci-trovano-desti\/"},"modified":"2010-02-10T08:10:00","modified_gmt":"2010-02-10T08:10:00","slug":"la-vita-risponde-alle-nostre-domande-nei-modi-e-nei-tempi-che-ci-trovano-desti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/02\/10\/la-vita-risponde-alle-nostre-domande-nei-modi-e-nei-tempi-che-ci-trovano-desti\/","title":{"rendered":"La vita risponde alle nostre domande nei modi e nei tempi che ci trovano desti"},"content":{"rendered":"<p>Anche se il pi\u00f9 delle volte non ne siamo affatto consapevoli, nel corso della nostra vita noi formuliamo tutta una serie di domande: con le nostre aspettative, con le nostre paure, con i nostri desideri.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 molto spesso non ce ne rendiamo conto, abbiamo semmai l&#8217;impressione che sia la vita stessa ad interrogarci, a formulare delle domande che sovente ci risultano enigmatiche e alle quali non siamo in grado di rispondere.<\/p>\n<p>Ma la vita non formula domande che non siano le domande poste da noi stessi, perch\u00e9 una legge fondamentale dell&#8217;esistente \u00e8 che nulla ci viene presentato che non sia in proporzione alla nostra capacit\u00e0 di sostenerlo. Per cui, se talvolta ci sembra di vacillare davanti a interrogativi pi\u00f9 grandi di noi, dovremmo forse imparare a comprendere che siamo proprio noi a porli, magari in maniera sbagliata o inadeguata.<\/p>\n<p>Dunque: noi formuliamo le domande, e la vita ci risponde. Ma non ci risponde nei tempi e nei modi che noi vorremmo, per la semplice ragione che molte volte la nostra evoluzione spirituale \u00e8 troppo rudimentale perch\u00e9 possiamo capire.<\/p>\n<p>Infatti, non si tratta di un &quot;capire&quot; esclusivamente razionale: \u00e8 fin troppo evidente che si pu\u00f2 essere delle persone estremamente razionali e tuttavia, nel medesimo tempo, delle persone assolutamente inadeguate sul piano della comprensione spirituale. Si tratta, invece, di un &quot;capire&quot; che abbraccia l&#8217;essenza delle cose in tutta la loro profondit\u00e0 e verit\u00e0 e che, pertanto, eccede di molto le modeste funzioni del Logos razionale e strumentale.<\/p>\n<p>Le donne, in questo, sono avvantaggiate: la loro meravigliosa intuitivit\u00e0 le mette in grado di cogliere in un batter di ciglia ci\u00f2 che, sovente, un uomo deve faticare molti anni per arrivare a comprendere. Poi, per\u00f2, esse fanno fatica a razionalizzare ci\u00f2 che hanno compreso intuitivamente e a tradurlo coerentemente in azioni concrete e in scelte esistenziali.<\/p>\n<p>Del resto, in Occidente esiste da sempre una autentica frattura tra la sfera rigidamente razionale e quella intuitiva e creativa, simboleggiata dalle diverse funzioni dei due emisferi del cervello: nessuno si aspetta che un filosofo o un matematico siano anche dei mistici; anzi, se ci\u00f2 accade, viene considerato con il pi\u00f9 grande stupore, per non dire con imbarazzo.<\/p>\n<p>Nelle culture orientali, e specialmente in India, non \u00e8 cos\u00ec: al contrario, in esse si d\u00e0 praticamente per scontato che il filosofo o lo scienziato non siano soltanto dei signori che lavorano al tavolino, ma delle persone capaci di oltrepassare &#8211; senza negarlo &#8211; il pensiero strumentale e calcolante, per aprirsi alle forme pi\u00f9 alte della consapevolezza intuitiva. Va da s\u00e9 che questo presuppone una serie di conoscenze, anche di natura estremamente pratica, circa le tecniche della respirazione e di altre funzioni vitali che, in Occidente, sono considerate come assolutamente superflue, o, quanto meno, profondamente estranee alla sfera del pensiero.<\/p>\n<p>Ma torniamo al nostro tema principale.<\/p>\n<p>Quando, nel corso della propria vita, ciascuno di noi imbocca un sentiero anzich\u00e9 un altro, operando una scelta anzich\u00e9 un&#8217;altra (ivi compresa, eventualmente, quella di non scegliere affatto, lasciando che siano altri a decidere per lui), \u00e8 come se egli formulasse una domanda nei confronti della vita stessa. Per esempio, \u00e8 come se chiedesse: \u00ab\u00c8 questa la strada che mi condurr\u00e0 al successo e al denaro? \u00c8 questa la strada che mio condurr\u00e0 al piacere e all&#8217;amore?\u00bb; ma ognuna di queste domande \u00e8 legata ad un denominatore comune: la ricerca della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Si suole dire e ripetere &#8211; \u00e8 perfino un luogo comune &#8211; che tutti gli esseri umani, istintivamente, non cercano null&#8217;altro che la propria felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Non \u00e8 vero. Cercano la verit\u00e0, ma non lo sanno: credono di cercare la felicit\u00e0, ed \u00e8 per questo motivo che sin ingannano circa le risposte che ricevono. Se si crede di cercare una cosa e, invece, si va alla ricerca di una cosa diversa, \u00e8 ovvio che non si trova n\u00e9 l&#8217;una, n\u00e9 l&#8217;altra: e pu\u00f2 essere necessario molto tempo perch\u00e9 le esperienze negative cos\u00ec accumulate incomincino a lasciar filtrare un po&#8217; di luce nella propria ignoranza.<\/p>\n<p>Noi siamo, quasi tutti, degli ignoranti e dei sonnambuli, che se ne vanno in giro a tentoni, nel buio, ingannandoci non solo su ci\u00f2 che sperimentiamo, ma anche su ci\u00f2 di cui crediamo di essere alla ricerca; nessuna meraviglia, perci\u00f2, che la nostra vita sia disseminata dei cocci delle nostre illusioni perdute e delle nostre speranze infrante. Come avrebbero potuto le cose andare diversamente, in simili condizioni?<\/p>\n<p>Quando affermiamo che gli uomini cercano la verit\u00e0, magari senza saperlo, non ci riferiamo ad una verit\u00e0 esteriore e puramente razionale, bens\u00ec alla verit\u00e0 interiore pi\u00f9 profonda, che coincide &#8211; in ultima analisi &#8211; con la verit\u00e0 universale: poich\u00e9 al fondo di ognuno di noi, come al fondo di ogni altro ente, vi \u00e8 lo splendore ineffabile dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>In ciascuno di noi vi \u00e8 una parte divina: anche nel peggior criminale; anche nella persona pi\u00f9 superficiale, immatura ed egoista. Una parte divina, sepolta sotto spessi strati di fango e peggio: un diamante luminoso, di pregio inestimabile, avvolto in densi strati di ignoranza, paura e brama cieca e smodata. \u00c8 per questo che, nelle culture dell&#8217;India, due persone si salutano giungendo le mani e chinando il capo, come davanti a una divinit\u00e0: perch\u00e9 in noi abita realmente una parte divina; ed \u00e8 essa, non l&#8217;involucro esterno, a meritare sommo rispetto.<\/p>\n<p>Dunque: gli esseri umani cercano la propria verit\u00e0 interiore: trovata quella, troverebbero anche tutto il resto &#8211; e la felicit\u00e0 sarebbe data loro in premio, secondo il vecchio motto di San Tommaso d&#8217;Aquino: \u00abLa felicit\u00e0 \u00e8 conoscere e amare il Sommo Bene\u00bb. Ma non lo sanno: ed \u00e8 per questo che si avventurano lungo strade ingannevoli e sterili, attraverso afose pianure coperte di polvere, nelle quali disperdono inutilmente le loro migliori energie, reiterando e accumulando con zelo degno d&#8217;una causa migliore sempre gli stessi, monotoni errori.<\/p>\n<p>Dunque, ciascuno di noi pone alla vita una serie di domande, e questo fin dalla prima infanzia e sino all&#8217;ultimo giorno che ci viene concesso. Ma poich\u00e9 siamo ignoranti e impazienti, vorremmo che la risposta arrivasse subito, esattamente tale quale ci piacerebbe che fosse; invece la vita ha i suoi tempi, che in realt\u00e0 sono i nostri, ma che non coincidono con l&#8217;impazienza del nostro picciolo io, del nostro falso Ego con il quale, erroneamente, ci identifichiamo.<\/p>\n<p>La risposta, di fatto, c&#8217;\u00e8 e non tarda a venire; ma bisogna che noi siamo capaci di riconoscerla e, in un certo senso, di meritarla: perch\u00e9 nulla viene dato gratis e senza sforzo &#8211; nulla che abbia un reale valore, bene inteso. La risposta pu\u00f2 essere data da un incontro, da un cambiamento, da una situazione che si viene a creare e davanti alla quale siamo inviati a fare una scelta; ed \u00e8 scritta in caratteri che dobbiamo imparare a riconoscere.<\/p>\n<p>A volte pu\u00f2 accadere che la risposta ci giunga avvolta in un velo ingannevole, come un dipinto prezioso che \u00e8 stato ricoperto da un affresco dozzinale: ed \u00e8 compito nostro saper riconoscere gli indizi che quel che cercavamo si trova l\u00ec, a portata di mano, ma nascosto sotto uno strato di sostanza ingannevole. In un certo senso, si tratta di un &quot;test&quot; che ha lo scopo di metterci alla prova, per vedere se siamo capaci di sviluppare la vista interiore.<\/p>\n<p>Ma, in realt\u00e0, non c&#8217;\u00e8 nessuno che ci sottopone a dei &quot;test&quot;; siamo noi stessi che, a causa della nostra ignoranza, andiamo ripetutamente a sbattere contro i medesimi ostacoli, smarriamo continuamente la medesima chiave: per cui impariamo a nostre spese, poco alla volta e con fatica, a diventare pi\u00f9 desti e consapevoli.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una cosa che nessuno ci pu\u00f2 insegnare.<\/p>\n<p>I Maestri, infatti, possono offrirci delle indicazioni, basandosi sulla loro ricca esperienza di meditazione e di spiritualit\u00e0; ma siamo noi che dobbiamo percorrere la via. \u00c8 per questo che dobbiamo sforzarci di diventare i maestri di noi stessi: \u00e8 con i nostri occhi che dobbiamo imparare a vedere e con i nostri orecchi che dobbiamo imparare a udire, non con quelli di un Maestro, per quanto sublime egli sia.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come dovremmo imparare a diventare i medici di noi stessi, riconoscendo i segnali che il nostro corpo e la nostra mente ci inviano per il nostro stesso bene, cos\u00ec pure dovremmo imparare a diventare i maestri di noi stessi, imparando a leggere le risposte alle nostre domande che la vita ci offre di continuo.<\/p>\n<p>Ovviamente, per poterlo fare dobbiamo superare il doppio pregiudizio del falso Ego: il pregiudizio antropocentrico, che vorrebbe l&#8217;uomo al centro di ogni cosa, insensibile e indifferente a tutti gli altri viventi, nonch\u00e9 alla Terra ed al cosmo in cui vive; e il pregiudizio dell&#8217;autosufficienza, che vorrebbe ogni singolo essere umano rinchiuso nella prigione orgogliosa della propria finitezza e che lo porta a credersi separato e contrapposto al &quot;tu&quot;.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che nessun uomo \u00e8 un&#8217;isola; che mille e mille fili legano ciascun ente con tutti gli altri; che idee, pensieri, sentimenti, emozioni, non sono mai solo e completamente &quot;nostri&quot;, nel senso di nati con noi e destinati a finire con noi; ma che tutto, tutto, tutto ci\u00f2 che esiste, esiste in maniera unitaria e solidale; e non si potrebbe separare dal cuore pulsante dell&#8217;Universo neppure un sassolino o un insignificante filo d&#8217;erba.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 \u00e8 ridicola, e insieme pietosa, la presunzione che spinge tanti uomini che si credono di valore &#8211; artisti, scienziati, pensatori &#8211; a firmare con enfasi le proprie opere, a presentarsi come i creatori di qualche cosa che essi soli, dal nulla del non-essere, hanno portato alla luce. L&#8217;ultimo alpinista che raggiunge la cima della montagna deve piantarvi la propria bandierina; l&#8217;ultimo studente in gita scolastica deve porre la propria firma sulla base del monumento illustre: &quot;io, io, io&quot;. L&#8217;uomo occidentale non sa fare altro che pronunciare la parola &quot;io&quot;, che gloriarsi e gonfiare il petto: il cacciatore quando abbatte la selvaggina e poi si mette in posa davanti alla macchina fotografica, come l&#8217;uomo politico quando parla ai microfoni davanti alle folle e si presenta come il salvatore della Patria o come l&#8217;uomo della Provvidenza.<\/p>\n<p>Molto pi\u00f9 giustamente, in Oriente &#8211; e soprattutto in India &#8211; la mentalit\u00e0 \u00e8 del tutto differente. Sappiamo pochissimo dei filosofi indiani, in quanto individui; e non conosciamo neppure gli autori materiali dei Veda. Nessun Michelangelo e nessun Bernini hanno firmato i capolavori architettonici o scultorei di quella antica e gloriosa civilt\u00e0. Pochissimi di quei grandi uomini e dei loro innumerevoli ammiratori di pi\u00f9 e pi\u00f9 generazioni hanno ritenuto importante tramandare il ricordo delle loro biografie.<\/p>\n<p>In Europa, solo durante il &quot;buio&quot; Medioevo (che certo non fu tanto buio come amano descriverlo gli storici di formazione neoilluminista) vi fu, rispetto alla modernit\u00e0, un ritorno della cultura ad un atteggiamento di maggiore modestia nei confronti delle opere dell&#8217;ingegno umano, viste come manifestazione della gloria divina. Al di fuori dei limiti cronologici del Medioevo, Bach fu uno degli ultimi geni europei a riconoscere questo debito fondamentale nei confronti della trascendenza: le sue oltre mille composizioni musicali portano tutte, dalla prima all&#8217;ultima, la dicitura estremamente significativa: &quot;S. D. G.&quot;, &quot;Soli Deo Gratia&quot;.<\/p>\n<p>In conclusione, noi dobbiamo diventare consapevoli del genere di domande che poniamo alla vita, perch\u00e9 solo cos\u00ec potremo diventare capaci di leggere le risposte.<\/p>\n<p>Le domande fondamentali sono sempre le stesse: \u00abChi sono io? E qual \u00e8 la verit\u00e0 che alberga in fondo al mio essere?\u00bb.<\/p>\n<p>Porre, invece, le domande: \u00abChe cosa devo fare per essere felice? Che cosa mi manca per essere felice?\u00bb, significa formulare degli interrogativi fuorvianti. La felicit\u00e0 \u00e8 un premio, non un fine; e, se mai &#8211; per assurdo &#8211; la si potesse perseguire come se fosse un fine, non la troveremmo aggiungendo qualcosa, ma, al contrario, togliendo qualcosa dal nostro cammino.<\/p>\n<p>Per trovare l&#8217;essenziale, bisogna far s\u00ec che rimanga solo ci\u00f2 che non \u00e8 superfluo. Perci\u00f2, non si deve chiedere: \u00abChe cosa mi manca?\u00bb, ma bens\u00ec: \u00abChe cosa devo eliminare?\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;essenziale, \u00e8 la nostra verit\u00e0 interiore; ed essa coincide con la Verit\u00e0 in quanto tale, ossia con la fonte perennemente luminosa dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Noi gi\u00e0 ci siamo, e perci\u00f2 avremmo gi\u00e0 tutte le risposte; dobbiamo solo imparare a udirle.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche se il pi\u00f9 delle volte non ne siamo affatto consapevoli, nel corso della nostra vita noi formuliamo tutta una serie di domande: con le nostre<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30152,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[67],"tags":[263],"class_list":["post-26648","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-esoterismo-e-occultismo","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-esoterismo-e-occultismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26648","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26648"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26648\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30152"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26648"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26648"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26648"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}