{"id":26646,"date":"2019-05-18T06:10:00","date_gmt":"2019-05-18T06:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/18\/la-vita-delluomo-e-combattimento\/"},"modified":"2019-05-18T06:10:00","modified_gmt":"2019-05-18T06:10:00","slug":"la-vita-delluomo-e-combattimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/18\/la-vita-delluomo-e-combattimento\/","title":{"rendered":"La vita dell&#8217;uomo \u00e8 combattimento"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo detto e ripetuto che la modernit\u00e0 \u00e8 una malattia, un tumore maligno, e che il mondo moderno, le sue concezioni, i suoi stili di vita, in ci\u00f2 che hanno di tipicamente moderno e non in ci\u00f2 che in essi sopravvive, sia pure in forme attenute e travisate, della civilt\u00e0 precedente, ossia della civilt\u00e0 cristiana, \u00e8 radicalmente incompatibile col Vangelo e con l&#8217;autentica vita cristiana. Abbiamo sempre affermato che ci\u00f2 deriva essenzialmente dal fatto che la modernit\u00e0 esprime un rifiuto, sempre pi\u00f9 lucido e intenzionale di Dio e la volont\u00e0 di estrometterlo totalmente dalla vita dell&#8217;uomo. Dobbiamo ora spendere qualche riflessione sul modo in cui le masse sono state coinvolte nel progetto della modernit\u00e0, nato nella mente di alcune\u00a0<em>\u00e9lite<\/em>\u00a0e solo per gradi esteso alle classi popolari. Deve essersi trattato di un veleno alquanto sottile, e sapientemente confezionato e dolcificato, tanto \u00e8 vero che non ha suscitato grosse reazioni, laddove un&#8217;azione esplicita e brutale da parte delle\u00a0<em>\u00e9lite<\/em>\u00a0suscita sempre delle reazioni difensive da parte del popolo: tipico il caso della Vandea nel 1793, i cui contadini semplicemente non vollero piegarsi al cambio di paradigma imposto per decreto dalla Convenzione e dal Comitato di Salute pubblica. Ebbene quel veleno sottile \u00e8 stato prima il mito del progresso, poi un mito pi\u00f9 concreto, pi\u00f9 pratico, quello del benessere. Un mito in apparenza innocente: che cosa c&#8217;\u00e8 di sbagliato nel desiderare il benessere, specie dopo aver provato la povert\u00e0, la fame, e tutte le privazioni causate da uno sconvolgimento apocalittico come le due guerre mondiali? Nulla, in apparenza. E invece il veleno c&#8217;era, il veleno c&#8217;\u00e8, anche se non si vede, o se non lo si vede subito. Quel che di buono e di giusto gli uomini sono in grado di desiderare e di volere, nasce dal bisogno, dalla privazione, dalla difficolt\u00e0, dalla rinuncia: la natura umana \u00e8 fatta cos\u00ec. Quando cessa la tensione morale dovuta al fatto di dover lottare per realizzare valori &#8211; il valore dell&#8217;onest\u00e0; il valore della famiglia; il valore del lavoro &#8211; e subentra uno stato prolungato di benessere, l\u00ec, come un serpente fra l&#8217;erba, si desta la tentazione. La tentazione, in senso cristiano, \u00e8 la possibilit\u00e0 di seguire la strada pi\u00f9 facile, quella di assecondare gli istinti, cercando non il bene vero, ma il bene apparente e immediato, servendosi di qualsiasi mezzo, anche illecito. La tentazione \u00e8 una realt\u00e0 misteriosa e potentissima: chi la cerca, chi la sfida, chi la corteggia, prima o poi soccombe. Non esistono tentazioni del tutto innocenti; o, se pure ne esistono, non \u00e8 innocente il fatto di stare a contemplarle. Chi si ferma ad ascoltarne il richiamo \u00e8 perduto, perch\u00e9 nel suo intimo ha gi\u00e0 deciso di arrendersi. Trovarsi in tentazione e cadere \u00e8 una sola cosa, se colui che si trova in tentazione non fa appello al Solo che lo pu\u00f2 aiutare, Dio. Con le sue forze, nessun uomo riuscir\u00e0 mai a domare le tentazioni ma con la grazia di Dio tutto \u00e8 possibile, perci\u00f2 \u00e8 possibile anche questo. Il benessere \u00e8 uno stato o condizione di vita nel quale la tentazione \u00e8 l&#8217;elemento costante e onnipresente. Quando l&#8217;anima \u00e8 libera da sacrifici e difficolt\u00e0, quando non \u00e8 messa alla prova, quando non deve fronteggiare situazioni di bisogno, di debolezza, di precariet\u00e0, si lascia carezzare da ogni sorta di tentazioni, perch\u00e9 la sua vigilanza si allenta, le sue difese s&#8217;indeboliscono, la sua padronanza del proprio io si attenua. Per essere ben presenti a se stessi, bisogna trovarsi nel fuoco della prova; l&#8217;indolenza e la pigrizia del benessere suscitano e fanno pullulare gli istinti inferiori, i bisogni fasulli, le curiosit\u00e0 malsane. La societ\u00e0 del benessere non pu\u00f2 essere altro, per sua natura ed essenza, che una societ\u00e0 radicalmente anticristiana, perch\u00e9 la vita cristiana si regge su, e si alimenta di, una continua tensione spirituale e morale, la tensione verso il Bene, cio\u00e8 verso Dio. La societ\u00e0 del benessere vuole sostituire le cose e le comodit\u00e0 a Dio, come oggetto cui tendere: perch\u00e9 l&#8217;uomo tende naturalmente verso il bene, ma \u00e8 appunto nel discernimento del vero bene che si attua e si concretizza la sua dimensione\u00a0 morale. Chi cerca il benessere, smette di cercare Dio; chi si pone come fine il possesso delle cose e delle comodit\u00e0, non si pone come fine il bene vero, che si trova solamente in Dio e che, senza di Lui, non \u00e8 pi\u00f9 tale, ma si rivela per ci\u00f2 che realmente \u00e8: una impostura e un tragico inganno.<\/p>\n<p>\u00c8m vero che, in teoria, il benessere pu\u00f2 essere cerato come un mezzo, ma la pratica ci mostra come quasi sempre esso tende a impadronirsi della vita dell&#8217;anima e diventa un fine, davanti al quale ogni atro fine, se c&#8217;era, impallidisce e scompare. Per questo Ges\u00f9 ha detto: <em>Non potete servire due padroni: dovete scegliere fra Dio e Mammona<\/em>. Nella dimensione concreta, non c&#8217;\u00e8 un essere umano che sia capace di perseguire e ottenere il benessere, che non ne resti prigioniero: e ci\u00f2 perch\u00e9 il benessere \u00e8 un concetto relativo, non esiste un benessere assoluto, quindi chi ha raggiunto 100, subito desidera 150; e chi raggiunge 150, si convince che il vero benessere consiste nel possedere 200, 0 300, e cos\u00ec via. La ricerca del benessere \u00e8 una ricerca senza fine: nessuno che abbia raggiunto un certo grado di benessere \u00e8 anche capace di considerarsi soddisfatto e perci\u00f2 di fermarsi, di auto-limitarsi e di ri-orientare la propria vita dalla dimensione materiale a quella spirituale. Le cose, che ci sono costate duri sforzi per lasciarsi conquistare, esigono poi di essere al centro del nostro mondo: con l&#8217;apparenza di lascarsi godere da chi le possiede, finiscono per diventare arbitre e padrone assolute. Ed \u00e8 logico: sapersi limitare, saper riconoscere e perseguire degli obiettivi possibili, non per altra ragione che per puntare all&#8217;essenziale e non disperdersi in cose appetibili, per\u00f2 secondarie, richiede un grado di maturit\u00e0 e sobriet\u00e0 da rasentare l&#8217;ascetismo; ma perfino un santo, posto che si lasciasse sedurre, anche solo per un momento, dal benessere, non sarebbe poi capace di riprendersi la sua libert\u00e0 e finirebbe schiavo delle cose. Il benessere \u00e8 di per s\u00e9 un concetto relativo e indeterminato: non esiste una misura di esso, e poich\u00e9 si tratta di una cosa apparentemente desiderabile, nessuno che tenda ad essa si riterr\u00e0 mai pienamente appagato; ci sar\u00e0 sempre un Paperone che si dispera e si strappa i capelli perch\u00e9 gli manca uno spicciolo per fare un miliardo. E chi si pu\u00f2 permettere un vestito di lusso, poi vuole l&#8217;orologio di lusso; e poi l&#8217;automobile di lusso; e poi la casa di lusso; e poi la crociera di lusso; e poi&#8230; poi non c&#8217;\u00e8 una fine, la catena prosegue all&#8217;infinito. E chi ha una moglie giovane e bella, fra dieci anni, o fra un anno, o fra una settimana, si accorger\u00e0 che ci sono altre donne, ancora pi\u00f9 giovani e pi\u00f9 belle, pi\u00f9 desiderabili, pi\u00f9 sensuali, e le vorr\u00e0 possedere; fossero pure le mogli dei suoi migliori amici, oppure le fidanzate dei suoi parenti pi\u00f9 stretti. Non ci sono limiti alla ricerca del piacere, una volta che il piacere sia stato riconosciuto come il fine legittimo della vita; e che altro \u00e8 il benessere, se non uno stato di piacere permanente, che nessuno ha il diritto di contestarci, di limitarci, di rimproverarci? Abbiamo lavorato, abbiano faticato, pertanto abbiamo <em>diritto<\/em> al benessere: questa \u00e8 la filosofia dell&#8217;uomo moderno. E lo \u00e8 anche di quegli uomini che non devono lavorare, n\u00e9 faticare, ma che hanno trovato la pappa pronta, perch\u00e9 nati e cresciuti in famiglie molto benestanti, nelle quali non \u00e8 mai stato chiesto loro d&#8217;impegnarsi seriamente a fare una qualsiasi cosa. Che sia maledetto chi per primo ha inventato la formula del <em>diritto al benessere<\/em>: \u00e8 colui che ha fatto il male pi\u00f9 grande al genere umano. Le societ\u00e0 sane, per fortuna, non ci hanno creduto e non si sono lasciate sedurre; ma le societ\u00e0 malate, profondamente infettate dal virus della modernit\u00e0, con tutto il suo armamentario di materialismo, edonismo, relativismo, consumismo e deresponsabilizzazione dell&#8217;individuo, non vedevano l&#8217;ora di cogliere al volo un simile slogan e se ne sono fatte zelanti seguaci, divenendo, a loro volta, agenti patogeni in libert\u00e0.<\/p>\n<p>Una riflessione mirabile sulla inconciliabilit\u00e0 di benessere e fede cristiana \u00e8 stata scritta da sant&#8217;Agostino, il quale osserva che l&#8217;uomo sale in alto e si avvicina al suo vero fine, quindi alla perfetta felicit\u00e0, solamente quando si annulla nella volont\u00e0 di Dio, mentre la ricerca del benessere \u00e8 precisamente ci\u00f2 che lo allontana da Lui, quindi che lo distoglie dal proprio fine e di conseguenza lo rende infelice. Sant&#8217;Agostino osserva che <em>; nessuno ama ci\u00f2 che \u00e8 costretto a sopportare, anche se ama la sopportazione in se stessa.<\/em> Viene subito in mente la preghiera di Ges\u00f9 nell&#8217;Orto degli olivi: <em>Padre, se \u00e8 possibile, che si allontani da me questo calice; per\u00f2 sia fatta la Tua volont\u00e0, non la mia<\/em>. Neppure Ges\u00f9 amava la Croce in se stessa, quindi nessuno pretende da noi che amiamo le nostre sofferenze; tuttavia Ges\u00f9 ha amato la propria obbedienza al Padre, quindi ha amato l&#8217;atto di abbandonarsi fiduciosamente alla sua Volont\u00e0. Questo \u00e8 il perfetto atteggiamento del cristiano: amare e fare sempre la volont\u00e0 del Padre; e se questo comporta la Croce, allora bisogna prendere la propria croce, non perch\u00e9 essa sia amabile in se stessa, ma perch\u00e9 ci avvicina a Lui e ci rende siili, sia pure molto alla lontana, al suo divino Figlio, che fece la stessa cosa.<\/p>\n<p>Scrive dunque Sant&#8217;Agostino, nel capitolo XXVIII del decimo libro delle\u00a0<em>Confessioni<\/em>\u00a0(traduzione di Carlo Vitali, introduzione di Christine Mohrmann, Milano, Rizzoli, , 1958, 1978, p. 286):<\/p>\n<p><em>Quando tutti il mio essere si sar\u00e0 fuso completamente con il tuo, dolore e travaglio non esisteranno pi\u00f9 per me, e la mia vita, veramente viva, sar\u00e0 tutta ripiena di Te. Tu porti in alto l&#8217;essere umano quando lo riempi di Te; ma io non sono ancora ripieno di Te, e quindi sono di peso a me stesso. Gioie che dovrei deplorare contrastano in me con tristezze che mi dovrebbero dar gioia, ed ignoro da qual parte penda la vittoria.<\/em><\/p>\n<p><em>Ahim\u00e8, Signore; abbi piet\u00e0. Peccaminose tristezze combattono con gioie sante, ed ignoro da qual parte penda la vittoria. Ahim\u00e8, ahim\u00e8, Signore, piet\u00e0 di me. Ecco: non tengo nascoste le mie ferite: Tu sei il medico, io sono l&#8217;infermo; Tu sei misericordioso, io ho bisogno di misericordia. La vita dell&#8217;uomo su questa terra non \u00e8 forse tentazione? Chi andrebbe in cerca di molestie e di difficolt\u00e0? Tu ne imponi la sopportazione, non l&#8217;amore; nessuno ama ci\u00f2 che \u00e8 costretto a sopportare, anche se ama la sopportazione in se stessa. Cio\u00e8: \u00e8 lieto di esercitare la pazienza, preferirebbe per\u00f2 che non esistesse ci\u00f2 che gliela fa esercitare. Nelle avversit\u00e0 sospiro al benessere, nel benessere temo le avversit\u00e0. C&#8217;\u00e8 un medio tra questi estremi in cui la vita dell&#8217;uomo non sia tentazione? Guai alle prosperit\u00e0 del mondo doppiamente tristi, per il timore dell&#8217;avversit\u00e0 e per la corruzione della gioia! Guai anche alle avversit\u00e0, due e tre volte guai, perch\u00e9 fanno desiderare la prosperit\u00e0 perch\u00e9 sono dure in se stesse, perch\u00e9 possono vincere la pazienza! La vita dell&#8217;uomo sulla terra non \u00e8 dunque una tentazione senza intermissione?<\/em><\/p>\n<p>Basterebbe questa pagina di prosa, uscita dalla penna di un grandissimo santo e di una grandissima, profonda e pensosa anima cristiana, per capire quanta radicale incompatibilit\u00e0 vi sia fra il Vangelo e l&#8217;idea del benessere come fine legittimo della vita. E poich\u00e9 la civilt\u00e0 moderna \u00e8 stata edificata su questa seconda idea, \u00e8 chiaro che non si pu\u00f2 essere sia segaci di Ges\u00f9 Cristo, sia cercatori del benessere. Il cristiano non cerca il benessere, cerca il bene: sono due cose completamente diverse. Il benessere appartiene a questo mondo; il bene ci proietta verso il Regno di Dio. Il benessere dipende sostanzialmente dal possesso delle cose materiali o, comunque, delle cose terrene; il vero bene consiste nel distacco dalle cose di quaggi\u00f9 e nella contemplazione delle cose di Lass\u00f9. Nessun vero cristiano cadrebbe nella confusione di equiparare il bene al benessere. Il bene \u00e8 Dio e nient&#8217;altro che Dio, quindi chi cerca il bene cerca Dio, svuotandosi di se stesso, della propria volont\u00e0, delle proprie passioni; chi cerca il benessere alimenta senza fine le proprie passioni e persegue la propria volont\u00e0, cio\u00e8 segue una strada che non porta assolutamente a Dio. La beffa \u00e8 che una tale strada non porta nemmeno alla felicit\u00e0, e meno che mai alla realizzazione di s\u00e9: perch\u00e9 la sola realizzazione possibile, per l&#8217;uomo, \u00e8 farsi tutt&#8217;uno con Dio. Una &quot;realizzazione&quot; che non conduca a Dio, ma che volti le spalle a Dio, \u00e8, per l&#8217;uomo, una contraddizione in termini. Ed \u00e8 proprio questo che spiega lo stato di perenne angoscia e infelicit\u00e0 dell&#8217;uomo moderno: la febbre di volersi realizzare, senza per\u00f2 dirigere i propri passi verso Dio. Come dice sant&#8217;Agostino, l&#8217;uomo carnale insegue gioie che lo dovrebbero, invece, rattristare e disprezza sofferenze che dovrebbe desiderare: non perch\u00e9 siano desiderabili in se stesse, ma perch\u00e9 sono la strada che conduce a Dio, fonte di ogni felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Da tutto ci\u00f2 discende la logica conclusione che la vita \u00e8 perenne combattimento: l&#8217;uomo deve saper lottare contro se stesso, cio\u00e8 contro la propria parte inferiore, contro le proprie passioni disordinate, per conseguire il vero bene che significa, per lui, intraprendere il cammino pi\u00f9 aspro e difficile, ma il solo che possa dare un senso alla sua vita e renderlo veramente amico di se stesso. Chi nega questa verit\u00e0, inganna l&#8217;uomo e lo tradisce. Chi promette all&#8217;uomo chi sa quale felicit\u00e0, seguendo la strada pi\u00f9 facile e piana, la strada dell&#8217;inseguimento dei suoi desideri terreni, non \u00e8 un cristiano e non sa nulla del Vangelo. Eppure, ai nostri d\u00ec, una bella parte del clero ha imboccato proprio questa via: predica la soddisfazione dei desideri, anche i pi\u00f9 bassi, e mette avanti, ingannevolmente, un vangelo di nuova fabbricazione, nel quale Ges\u00f9 non dice a ciascuno di prendere la propria croce e seguirlo,ma di darsi al buon tempo e cercare il benessere. \u00c8 evidente che un tale Ges\u00f9 non esiste e che si tratta di un diabolico inganno. Che nessuno li ascolti: sono il frutto della sinagoga di Satana&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo detto e ripetuto che la modernit\u00e0 \u00e8 una malattia, un tumore maligno, e che il mondo moderno, le sue concezioni, i suoi stili di vita,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[117],"class_list":["post-26646","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26646","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26646"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26646\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26646"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26646"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26646"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}