{"id":26641,"date":"2008-03-22T07:28:00","date_gmt":"2008-03-22T07:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/22\/un-film-al-giorno-la-vita-agra-di-carlo-lizzani-1964\/"},"modified":"2008-03-22T07:28:00","modified_gmt":"2008-03-22T07:28:00","slug":"un-film-al-giorno-la-vita-agra-di-carlo-lizzani-1964","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/22\/un-film-al-giorno-la-vita-agra-di-carlo-lizzani-1964\/","title":{"rendered":"Un film al giorno: \u00abLa vita agra\u00bb di Carlo Lizzani (1964)"},"content":{"rendered":"<p><em>&quot;Anna mi ripete abbastanza spesso che dovrei muovermi, vedere gente, non soltanto quella utile per i rapporti di lavoro, ma anche cos\u00ec, in generale. \u00c8 il discorso del povero Enzo, che in vita sua cur\u00f2 sempre le pubbliche relazioni, e quando fu morto dietro al carro funebre ebbe appena qualche amico di Lodi, tre o quattro malmaritate e me.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;No, \u00e8 brutto concludere cos\u00ec, ma vedere gente non serve a nulla e, anzi \u00e8 una perdita di tempo. E poi mi sono accorto che andando in centro trovi s\u00ec qualche conoscenza, ma ti accorgi subito che la tua conoscenza \u00e8 un fatto puramente ottico. Non trovi le persone, ma soltanto la loro immagine, il loro spettro, trovi i baccelloni, gli ultracorpi, gli ectoplasmi. Nei primi mesi dal loro arrivo in citt\u00e0 forse no, forse resistono e hanno ancora una consistenza fisica, ma basta un mezzo anno perch\u00e9 si vuotino dentro, perdano linfa e sangue, diventino gusci,. Scivolano sul marciapiede rapidi e senza rumore, si fermano appena al saluto, con un sorriso scialbo (e anche all&#8217;esterno, se guardi bene, sono gi\u00e0 un poco diversi, cio\u00e8 impinguati e sbiancati). Dicono: \u00abScusa ho premura, ho una commissione, scappo\u00bb e subito scappano davvero scivolando taciti sul marciapiede. Al massimo arriveranno a dirti, stringendoti la mano perch\u00e9 tu gliela porgi, proprio per sentire se ci sono in carne e ossa o se invece \u00e8 soltanto un&#8217;immaginazione tua, o un fantasma, al massimo ti dicono: \u00abFatti vedere\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dentro le ditte \u00e8 la stessa cosa: uno che magari al mattino ti ha telefonato per il lavoro, l\u00ec pare sorpreso che tu arrivi proprio col lavoro che ti aveva chiesto al mattino. Sorpreso, stanco e un poco seccato, perch\u00e9 la tua presenza, adesso, \u00e8 un assillo e un tafano per lui. Prende il lavoro, lo guarda dubbioso, dice vedremo e lo mette in un cassetto, e poi ha da fare, e cos\u00ec io me ne vado. Me ne vado volentieri perch\u00e9 dentro le ditte c&#8217;\u00e8 odore di morto, anzi di chiuso, stanchezza, ma non stanchezza abbandonata, anzi scattante, attiva, febbrile, come quando ti senti arrivare in corpo l&#8217;influenza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non vedi l&#8217;ora d&#8217;essere per strada, dove almeno la gente che passa non la conosci affatto, a parte quei gusci che dicono: \u00abFatti vedere\u00bb. Ma che cosa volete vedere, che cosa volete, voi ectoplasmi? A voi, da vedere, al massimo dar\u00f2 la mia fotografia, me ne faccio fare pure parecchie copie e ve la distribuisco, cos\u00ec guarderete quella. Ai pi\u00f9 autorevoli toccher\u00e0 stampata su un ovale di porcellana, da appendere al muro con sotto un lumino e il vasetto dei crisantemi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;No, \u00e8 meglio starsene a casa. Finita la cena Anna sparecchia e spesso decidiamo di scendere al bar, sotto, dove accendono la televisione. Un giorno o l&#8217;altro io la televisione me la compero a rate, cos\u00ec me la guardo disteso sul letto, scalzo, con le mani sulla pancia, senza fatica e senza scendere al bar di sotto dove le sedioline tubolari sono scomode, e il padrone strappapanciotti appollaiato alla cassa muove di continuo gli occhi da me al cameriere, sollecitando me a consumare, lui a servire, a chiedere, a stimolare, come una zia di casino. Restiamo per tutto il programma, o almeno fin dove il padrone ritiene lecito lasciare acceso, a sua discrezione. Poi, se il tempo non \u00e8 infame facciamo il giro dell&#8217;isolato discorrendo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abCome va, Nina?\u00bb dico io.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abMi sento un po&#8217;&#8230;\u00bb e fa la solita smorfia, Anna, soffia, gonfiando le gote. \u00abMi sento un po&#8217; intorzata.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abE di corpo vai bene?\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abMica tanto.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abPerch\u00e9 non prendi qualcosa?\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abCi vorrebbe verdura, molta verdura all&#8217;olio, cotta. Ripulisce.\u00bb Il traffico a quell&#8217;ora si dirada, e ogni tanto arriva una macchina mugghiando libera e scatenata gi\u00f9 dal vialone. Sul marciapiede passa qualche giovinetta triste e dimessa col cane al guinzaglio. Lo porta gi\u00f9 a notte, per i suoi bisogni. Il cane sta l\u00ec, legato per il collo, e s&#8217;inarca tutto per lo sforzo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abE tu, con la tosse?\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abMeglio meglio.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abTi dovresti far vedere, sai? Qusti sciroppetti sono palliativi.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Invece lo sciroppetto al faggio o al pino giovane, corretto con la codeina che blocca i centri nervosi della tosse (mentre il faggio e il pino, balsamici, favoriscono l&#8217;espettorazione) io me lo prendo sempre prima di dormire. Lo sciroppetto, o anche le perline, poi mi verso un altro bicchierino, lo metto sul tavolo basso fra i due letti gemelli, con accanto il pacchetto delle sigarette belghe e i cerini, vado a scegliere un libro, mi spoglio e leggo un po&#8217;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Legge anche Anna, di solito sceglie autori dell&#8217;Ottocento francese, ma nel testo originale, cos\u00ec fa anche pratica, e ogni tanto me ne traduce qualche riga, e commenta. La codeina non blocca soltanto i centri della tosse; credo che li blocchi un po&#8217; tutti, infatti sento che presto arriver\u00e0 il sonno, e dico ad Anna che forse sarebbe il caso di smettere, che lei venisse nel mio letto per farci all&#8217;amore. S\u00ec, lo so, lo so che certe sere lei non se la sentirebbe, ma per me ormai quella cosa \u00e8 indispensabile come il pino, il faggio, la codeina e il bicchierino.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abSu Nina, vieni, facciamolo.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abS\u00ec s\u00ec, finisco il capitolo e vengo.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Io resto l\u00ec mezzo coricato, coi pensieri sempre pi\u00f9 nebbiosi. Mentre si guardavano soffi\u00f2 la granata dei bengala, e tracci\u00f2 il suo arco iridescente e sbott\u00f2 nel paracadute. Dev&#8217;essere cos\u00ec: quel plopped \u00e8 uno sbott\u00f2. Ma pi\u00f9 avanti come la metto? \u00c8 lo stesso plopped, no? Dice: the soft blob of light plopped and burst on the open page. \u00c8 quando Gragnon sta leggendo Gil Blas, lo ricordo. La morbida bolla di luce gocci\u00f2 e si ruppe sulla pagina aperta. Come quella che spenge Anna prima di venire nel mio letto. E anch&#8217;io, tra poco, sbotto e goccio. Dunque quel plopped va bene cos\u00ec, no? Poi il sonno \u00e8 gi\u00e0 arrivato e per sei ore non ci sono pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Milano, inverno &#8217;61-62.&quot;<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 la conclusione del bel romanzo di Luciano Bianciardi <em>La vita agra<\/em>, del 1962, che vede la totale sconfitta e la resa a discrezione del protagonista &#8211; un intellettuale di provincia venuto a Milano per far saltare in aria il Pirellone &#8211; ai riti e ai miti della nascente civilt\u00e0 consumista, nell&#8217;Italia del &quot;miracolo economico&quot;.<\/p>\n<p>Era venuto in citt\u00e0 come un vendicatore d&#8217;altri tempi, lui anarchico arrabbiato, deciso a vendicarsi della ditta che lo ha licenziato e che, soprattutto, ha provocato una vera e propria strage fra i minatori che per essa lavoravano; e finisce, poco a poco, senza rendersene conto, a rimandare il gesto dinamitardo e liberatorio, per barcamenarsi fra le esigenze della sopravvivenza quotidiana, finch\u00e9 giunge il momento in cui non \u00e8 altro che un fantoccio in mezzo a tanti altri fantoccio, senza pi\u00f9 forza morale n\u00e9 ideali: un guscio vuoto che tira avanti, come fanno tutti. Un ectoplasma, come dice Bianciardi; che parla, perfino con la sua donna, il linguaggio standardizzato della pubblicit\u00e0; e che passa le sue serate davanti allo schermo televisivo nel bar sotto casa, sognando il giorno in cui potr\u00e0 comperarsi una tiv\u00f9 tutta sua, magari pagandola a rate.<\/p>\n<p>In citt\u00e0 si \u00e8 fatto anche l&#8217;amante, Anna, mentre al paese ha lasciato moglie e figlio; l&#8217;ha avvicinata per simpatia politica, perch\u00e9 era di sinistra come lui e arrabbiata come lui; e ha finito per trovare una forma di anestesia al male di vivere nel sesso con lei e, pi\u00f9 ancora, in quelle sei ore di sonno quotidiano, che gli donano un oblio senza sogni n\u00e9 rimorsi.<\/p>\n<p>Di questa vicenda infinitamente triste, ma venata di umori toscani grotteschi e sapidamente ironici, il regista Carlo Lizzani ha realizzato, due anni dopo l&#8217;uscita del romanzo, una limpida e, per molti aspetti, esemplare trasposizione cinematografica, affidando la parte del protagonista, Luciano Bianchi, a un Ugo Tognazzi in gran forma e quella di Anna a una Giovanna Ralli che gli regge bene il gioco; mentre la moglie tradita, ma tutto sommato consenziente, \u00e8 interpretata da Rossana Albertini. Tra gli altri attori si fa notare Giampiero Albertini, bravissimo come sempre, e il cantautore Enzo Jannacci, che esegue le sue ironiche canzoni, strampalate e surreali, accompagnandosi con la chitarra.<\/p>\n<p>Vale la pena di leggere il giudizio di Paolo Mereghetti a proposito di questo film agrodolce che dice tante verit\u00e0 scomode, e in modo tanto garbato, sull&#8217;Italia del <em>boom<\/em> e del &quot;miracolo economico&quot;; e che le dice in anni non sospetti, (quando, cio\u00e8, era divenuto di moda il conformismo dell&#8217;anticonformismo), anzi, proprio <em>in medias res.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;(&#8230;) Tratta dal romanzo omonimo di Luciano Bianciardi e sceneggiata da Sergio Amidei, Luciano Vincenzoni e lo stesso Lizzani, questa &#8216;storia social-psicologica post-miracolistica&#8217; riesce a ricostruire con acutezza e originalit\u00e0 il disagio diffuso che gli ani del boom avevano fatto crescere nelle coscienze pi\u00f9 lucide. Senza prediche n\u00e9 schematismi, il percorso di Luciano Bianciardi sembra raccogliere l&#8217;eredit\u00e0 di quello di Silvio Magnozzi in<\/em> Una vita difficile<em>, sostituendo al &#8216;classicismo&#8217; della commedia all&#8217;italiana una narrazione pi\u00f9 libera e disarticolata, capace di rendere il disagio e l&#8217;insofferenza di una generazione che sconfessa i propri ideali, incapace di drammi (l&#8217;adulterio \u00e8 vissuto dagli interessati senza veri traumi, se non quelli delle feste che vedono il ritorno della moglie ufficiale) e sempre pi\u00f9 anestetizzata dal denaro. Cos\u00ec come lo scenario si sposta al Nord., tra i simboli della borghesia milanese (il grattacielo Pirelli, i nuovi &#8216;quartieri satellite&#8217;), all&#8217;interno di una societ\u00e0 in cui anche il lavoro intellettuale (editoria, pubblicit\u00e0) contribuisce alla sconfitta degli slanci di tutta una generazione. Efficaci la colonna sonora di Piero Piccioni e l&#8217;utilizzo di Enzo Jannacci (che si vede in un&#8217;osteria mentre esegue un paio delle sue canzoni). Luciano Bianciardi \u00e8 una delle persone che accompagnano Tognazzi nella sua inchiesta su operai e macchine.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Un film di rivolta, dunque; ma, al tempo stesso, della presa d&#8217;atto della impossibilit\u00e0 di una rivolta, anzi, di <em>qualunque<\/em> rivolta.<\/p>\n<p>\u00c8 troppo audace spingersi a vedere, in questa fotografia della rivolta bloccata, non tanto la futura stagione della contestazione giovanile, quanto la stagione plumbea del terrorismo, della democrazia bloccata, delle trame atlantiche e piduiste, e tutto il resto? Forse; tuttavia, l&#8217;impressione rimane; l&#8217;impressione, cio\u00e8, che Lizzani (e Bianciardi) abbiano presentito, con le antenne di cui \u00e8 dotata una piccolissima percentuale degli intellettuali, l&#8217;onda lunga e fangosa degli anni di piombo che si avvicinava, come il tragico cocktail esplosivo di una societ\u00e0 cresciuta troppo in fretta (ma solo economicamente!) e di una coscienza collettiva giunta al capolinea, intrappolata nel vicolo cieco di uno sviluppo senz&#8217;anima e di un conformismo travestito da necessit\u00e0 di sopravvivenza.<\/p>\n<p>Eppure la rivolta di Luciano Bianchi (chiara allusione autobiografica del romanziere) \u00e8, almeno all&#8217;inizio, vibrata e sincera. Che sia meramente velleitaria, lo si scoprir\u00e0 &#8211; e lo scoprir\u00e0 lui stesso, sulla propria pelle &#8211; poco a poco, in maniera del tutto inaspettata.<\/p>\n<p>Scrive Geno Pampaloni nella <em>Introduzione<\/em> a <em>La vita agra<\/em> dell&#8217;editore Rizzoli, alle pp. 9-11 della quinta edizione B.U.R., del 1980:<\/p>\n<p><em>&quot;la vita agra, che \u00e8 del 1962, pu\u00f2 essere letta anche come un palinsesto dei motivi che animeranno, qualche anno dopo, la contestazione dei giovani. C&#8217;\u00e8 la rabbia, anarchico-socialista, contro il potere disumano dell&#8217;industria, che pospone i suoi moderni prodigi tecnologici ed efficientistici alla antica e inossidabile logica del profitto: se i minatori, nella vecchia miniera maremmana, muoiono per lo scoppio del gris\u00f9, &#8216;io&#8217; sogna di insufflare gris\u00f9 nel torracchione, nel palazzo ove ha sede la direzione di quelle miniere miniere, e farlo saltare.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;C&#8217;\u00e8 l&#8217;inumanit\u00e0, o alienazione, cui \u00e8 ridotta la folla della metropoli: \u00abnon trovi le persone, ma soltanto la loro immagine, il loro spettro,&#8230; gli ultracorpi, gli ectoplasmi\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;C&#8217;\u00e8 la nausea del traffico e dell&#8217;automobile: \u00abRabbiosi sempre, il luned\u00ec la loro ira \u00e8 alacre e scattante, stanca e inviperita il sabato\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;C&#8217;\u00e8 la pena per il mondo aziendale, ove la gente appare come sottoposta a un processo di disidratazione spirituale: \u00abil branco delle segretariette secche, senza sedete, inteccherite da parer di sale, col visino astioso e stanco\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;C&#8217;\u00e8 il rifiuto del successo e dell&#8217;ambiguo meccanismo della selezione: \u00abCome si fa a calcolare la quantit\u00e0 di fede, di desiderio, di acquisto, di simpatia che costoro saranno riusciti a far sorgere? No, non abbiamo altro metro se non la capacit\u00e0 di ciascuno di rimanere a galla, e di salire pi\u00f9 su, insomma di diventare vescovo\u00bb. C&#8217;\u00e8 il rifiuto del consumismo: \u00abuomini e donne arsi dalla<\/em> febris emitoria<em>, che non vedono nulla, ti urtano coi gomiti, ti travolgono insieme a loro verso il bottegone\u00bb; e, con ancora pi\u00f9 decisa contestazione dei valori della civilt\u00e0 di massa: \u00abOccorre che la gente impari a non muoversi, a non collaborare, a non produrre, a non farsi nascere bisogni nuovi, e anzi a rinunciare a quelli che ha\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;C&#8217;\u00e8 la satira del mondo editoriale, ove la cultura \u00e8 mercificata, resa inerte, e posta in vendita adulterata dal sussiego delle mode sempre nuove. C&#8217;\u00e8 l&#8217;amara delusione dei partiti politici, ove al rapporto umano si \u00e8 sostituita un&#8217;ossessione nominalistica, un&#8217;astrazione di formule e frasi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;C&#8217;\u00e8 insomma una contestazione globale al sistema, e all&#8217;uomo integrato nel sistema: \u00abOra so che non basta sganasciare la dirigenza politico-economico-social-divertentistica italiana. La rivoluzione deve cominciare da ben pi\u00f9 lontano\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Carlo Lizzani rappresenta una felice eccezione nel panorama dei registi italiani contemporanei, rappresentando quel &quot;cinema medio&quot; che sa essere, al tempo stesso, colto e popolare; un tipo di cinema (e di cultura) che altrove &#8211; in Francia, ad esempio &#8211; \u00e8 quasi normale, mentre in Italia \u00e8 sempre stato avaro di nomi e, soprattutto, di idee.<\/p>\n<p>Nato a Roma nel 1922, la sua carriera \u00e8 stata lunghissima e sempre di buon livello: dal documentario <em>Nel mezzogiorno qualcosa \u00e8 cambiato<\/em>, del 1950, al televisivo <em>Le cinque giornate di Milano<\/em>, del 2004. I suoi interessi prevalenti sono sempre stati rivoltila storia italiana recente e alla cronaca e alla critica di costume. Tra i suoi film pi\u00f9 famosi ricordiamo almeno <em>Achtung, banditi!<\/em> (1953), <em>Cronache di poveri amanti<\/em> (1954, da V. Pratolini), <em>Il gobbo<\/em> (1960), <em>Il processo di Verona<\/em> (1963), <em>la vita agra<\/em> (1964), <em>Banditi a Milano<\/em> (1968, con un superlativo Gian Maria Volont\u00e9), <em>Mussolini ultimo atto<\/em> (1974), <em>Mamma Ebe<\/em> (1985), <em>cattiva<\/em> (1991), <em>Celluloide<\/em> (1996), <em>la passione di Angela<\/em> (2005), oltre ai documentari <em>Luchino Visconti<\/em> (1999) e <em>Roberto Rossellini. Frammenti e battute<\/em> (2000).<\/p>\n<p>Ha scritto il saggio <em>Il cinema italiano<\/em> (1953) ed \u00e8 stato direttore della Mostra del Cinema di Venezia, dal 1979 al 1982.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&quot;Anna mi ripete abbastanza spesso che dovrei muovermi, vedere gente, non soltanto quella utile per i rapporti di lavoro, ma anche cos\u00ec, in generale. \u00c8 il<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30143,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[14,26],"tags":[92],"class_list":["post-26641","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-un-film-al-giorno","category-cinema","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-cinema.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26641","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26641"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26641\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30143"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26641"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26641"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26641"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}