{"id":26638,"date":"2008-11-11T03:37:00","date_gmt":"2008-11-11T03:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/11\/la-villotta-friulana-esempio-di-lirica-popolare-ingoiata-e-dispersa-nel-gran-nulla-della-modernita\/"},"modified":"2008-11-11T03:37:00","modified_gmt":"2008-11-11T03:37:00","slug":"la-villotta-friulana-esempio-di-lirica-popolare-ingoiata-e-dispersa-nel-gran-nulla-della-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/11\/la-villotta-friulana-esempio-di-lirica-popolare-ingoiata-e-dispersa-nel-gran-nulla-della-modernita\/","title":{"rendered":"La \u00abvillotta\u00bb friulana, esempio di lirica popolare ingoiata e dispersa nel gran nulla della modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Una concezione falsa e sdolcinata della cultura popolare vorrebbe che essa esprima contenuti semplici e ingenui, sostanzialmente superficiali o, comunque disimpegnati; e ci\u00f2 dovrebbe valere, si pensa, specialmente per le canzoni popolari.<\/p>\n<p>Nulla di pi\u00f9 lontano dal vero.<\/p>\n<p>Si prenda il caso delle &quot;villotte&quot; friulane: la pi\u00f9 tipica manifestazione della letteratura orale del vecchio Friuli.<\/p>\n<p>La villotta \u00e8 una composizione polifonica che si origina fra il XV e il XVI secolo e che si diffonde, dal natio Friuli (villotta friulana) ad ampie zone dell&#8217;Italia settentrionale (villotta veneziana, villotta mantovana, ecc.). Presenta alcune analogie con i &quot;lieder&quot; germanici (l&#8217;influsso culturale tedesco \u00e8 stato molto forte nel Medioevo friulano) e anche, a nostro avviso, con le &quot;dojne&quot; romene (anche il romeno, come il friulano, \u00e8 una lingua neolatina che ha resistito, nell&#8217;ambito di una civilt\u00e0 agro-pastorale, alle pressioni e alle migrazioni di innumerevoli stirpi slave e germaniche).<\/p>\n<p>Le villotte consistevano di un breve testo poetico popolare, ricco di sentimento e di malinconia, formante una quartina o una sestina, cui pi\u00f9 tardi venne aggiunto un &quot;nio&quot;, serrata parte conclusiva; e venivano cantate a tre o quattro voci, con movimenti in imitazione e frequenti passi omoritmici (Enciclopedia Garzanti della Musica).<\/p>\n<p>Impossibile, quindi, separare il testi dalla musica; impossibile separare il coro dalla danza, scandita al ritmo degli zoccoli di legno, che costituivano la tipica calzatura contadina. Chi legge il testo di una villotta, lo tenga sempre presente. \u00c8 solo una vaga idea di essa che pu\u00f2 formarsene il lettore, specialmente il lettore non friulano (che, pertanto, deve ricorrere a una traduzione in lingua italiana) attraverso la pagina scritta; le villotte andrebbero ascoltate e ammirate nel vivo della danza popolare.<\/p>\n<p>Ebbene, se la villotta \u00e8 l&#8217;espressione pi\u00f9 profonda e sentita dell&#8217;anima popolare friulana, essa \u00e8 anche una finestra spalancata sulla sua profonda tristezza, sul senso pessimistico della vita, che il popolo friulano si \u00e8 formato attraverso una storia millenaria fatta di continue invasioni, di povert\u00e0, di dura lotta per la sopravvivenza.<\/p>\n<p>Ne abbiamo gi\u00e0 parlato in diversi precedenti lavori, ad esempio negli articoli \u00abUn film al giorno: &quot;Gli ultimi&quot;, di Vito Pandolfi e David Maria Turoldo, 1963\u00bb; \u00ab Una pagina al giorno: cos\u00ec muore un paese, di Alcide Paolini\u00bb; e \u00abUn quadro al giorno: &quot;Forni di Sotto&quot;, di Luigi Diamante, 1930\u00bb (tutti consultabili sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>La villotta \u00e8 una confessione corale: la confessione dell&#8217;umile, eroico coraggio di un piccolo popolo che, sballottato nelle tempeste della storia, trova la forza di sopravvivere in una virile rassegnazione e nel pudore dei propri sentimenti. Proprio perch\u00e9 il friulano \u00e8 assai restio a mettere in piazza i propri sentimenti, la villotta \u00e8 uno strumento prezioso, insostituibile, per gettare uno sguardo oltre la facciata; per farsi un&#8217;idea di quanto tenero e vulnerabile sia il suo cuore, dietro la dura scorza di una certa qual selvatichezza di modi.<\/p>\n<p>Scriveva Bindo Chiurlo (1886-1943), insigne figura di cultore e di studioso della cultura friulana &#8211; nonch\u00e9 esperto di letterature moderne, e particolarmente di quella ceca &#8211; nel suo saggio \u00abLa letteratura ladina del Friuli\u00bb, 1922; rist. Udine, F.lli Ribis Editori, 1978, pp. 18-31):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; La prima manifestazione artistica che possediamo nel nostro ladino sono forse alcune laudi trascritte in forma friulana, tra altre ancora chiaramente venete e toscane, nel laudario della confraternita udinese dei Battuti edito da Giovanni Fabris; cui seguono, a qualche distanza, due poesie profane d&#8217;imitazione provenzale (1380; 1416); laddove il primo documento d&#8217;arte del ladino retico risale appena ai primi del Cinquecento.<\/p>\n<p>Tuttavia le manifestazioni letterarie pi\u00f9 antiche, per quanto in continuo rammodernamento nella sostanza e nella forma, restano come altrove &#8211; crediamo &#8211; quelle popolari.<\/p>\n<p>Il Friuli, al contrario degli altri popoli settentrionali, manca quasi assolutamente di canti narrartivi, ma, in compenso, abbonda di canti lirici e di fiabe in prosa, accostandosi in ci\u00f2 all&#8217;Italia centrale e meridionale.<\/p>\n<p>Le fiabe, pubblicate sparsamente in gran numero, ma non ancora studiate seriamente da alcuno, si rivelano a un primo esame con caratteristiche piuttosto nordiche che italiche, e l&#8217;orribile, il fantastico a forti tinte prevalgono sull&#8217;andamento pi\u00f9 gentilmente fantasioso delle favole latine, a quel modo che la strega esclude da noi quasi totalmente la fata benigna; che tutt&#8217;al pi\u00f9 ci si presenta nordicamente in forma di vecchierella. Cos\u00ec, e pi\u00f9, le leggende. Certo queste fantasticherie immoderate, &quot;romantiche&quot;, appaiono in contrasto colla mentalit\u00e0 paesana, se non cogli influssi nordici e con la storia profondamente agitata e turbolenta del nostro medioevo, atta ad eccitare le fantasie in modo non lieto.<\/p>\n<p>Affatto nostra, invece, \u00e8 la lirica popolare, che, pur avvicinandosi per qualche caratteristica, ai &quot;lieder&quot; tedeschi, non presenta dirette parentele con altre vicine n\u00e9 lontane. Onde la villotta, fiorita in un breve angolo di terra, e pur cos\u00ec abbondante da pareggiare gli strambotti e i rispetti toscani, \u00e8, per eccellenza, la voce del popolo nostro: vice assolutamente ingenua ed originale che ha, come documento psicologico, ben altra importanza che la lirica dell&#8217;Italia centrale e meridionale, comune, con lievi differenze, a popoli con temperamenti diversissimi, come il siciliano e il toscano, il calabrese e il marchigiano. Ma la villotta che nacque in Friuli e rest\u00f2 circoscritta al Friuli, escludendone quasi ogni altra forma di canto (preghiere popolari vivono ancora verso il mare e tra i monti, ma in italiano o italiane quasi interamente nella lingua), rispecchia le vicende e il carattere di questa nostra terra, vissuta di vita propria nel cozzo di genti diversissime: non ricca dello spirito romanzesco che si rileva in quei canti narrativi che risuonano fin nell&#8217;Istria e nella Dalmazia veneta; n\u00e9 pervasa, come il Veneto e l&#8217;Istria stessa, da quel comune fondo lirico che ha la sua espressione pi\u00f9 nota negli strambotti siciliani e nei rispetti toscani,<\/p>\n<p>mentre, dunque, gli altri popoli d&#8217;Italia cantano solitamente in endecasillabi, e il concetto enunciato nei primi quattro versi rinfiorano in altri quattro sei; mentre il veneto si restringe tutt&#8217;al pi\u00f9 alla villotta di quattro endecasillabi, in uno dei quali trova modo di ripetere, con grazia armonica ma superficiale, l&#8217;intero primo verso &#8211; il friulano si esprime nel giro preciso di un&#8217;unica quartina ottonaria a versi piani e tronchi alternati, senza rifioriture, senza ritorni: come il giapponese nella &quot;uta&quot;, tema di canto in s\u00e9 chiuso e pieno di sottintesi poetici, piuttosto che canto. Ch\u00e9 l&#8217;anima friulana, aperta, franca e perfino loquace in altri campi, quando parla d&#8217;affetto ama piuttosto farsi intendere che spiegarsi; o, se si vuole, lo svolgimento del tema \u00e8 affidato al giro melodico, pieno di echi, del canto, all&#8217;aria semplice ed espressiva specie delle note finali, che ricordano i &quot;lieder&quot; tedeschi e prolungano il pensiero in onde indefinite. Tocca cos\u00ec al suono di sviluppare il contenuto motivo verbale; e per\u00f2, se un rispetto toscano poco o nulla perde artisticamente, ove sia avulso dall&#8217;unica aria che gli \u00e8 tradizionale, la villotta non pu\u00f2 essere interamente apprezzata se non con l&#8217;accompagnamento delle sue note musicali. E basta che io ricordi per tutte &quot;Ce bielis maninis&quot; (originariamente &quot;Ce bielis tetinis&quot;), che la musica rende divina per una sensualit\u00e0 cos\u00ec delicata, che \u00e8, ad un tempo, sentimento, malinconia, pace infinita.<\/p>\n<p>Queste &quot;arie&quot; della villotta sono anch&#8217;esse molto differenti da quante s&#8217;usano nel resto d&#8217;Italia: differenti nell&#8217;intimo spirito, ch\u00e9 le nostre, pi\u00f9 dolorose e profonde, non conoscono la sonorit\u00e0 indifferente o le &quot;fiorettature&quot; con cui si cantano altrove stornelli e rispetti anche assai tristi; non conoscono soprattutto le &quot;finali movimentate&quot;, cos\u00ec graziose e cos\u00ec superficiali. La voce che va scendendo (ma bisogna sentirle cantare nel Friuli montano o &quot;di l\u00e0 da l&#8217;aghe&quot; [ossia: di l\u00e0 del Tagliamento, ad est del Tagliamento: nota nostra], non alterate dagli echi di Piedigrotta, o variate &quot;artisticamente&quot; da qualche mediocre musicista) lascia nell&#8217;aria la nota contenuta, che d\u00e0 quello speciale senso di calma e forte tristezza onde si resta colpiti &quot;a sint\u00ed lis vilotis di lont\u00e0n.<\/p>\n<p>Accanto a queste abbiamo tre o quattro arie, non dir\u00f2 liete, ma rumorose, come porta il carattere nostro, ma anch&#8217;esse assumono la malinconica velatura finale, e rivelano di non essere &quot;animo deducta sereno&quot;. La stessa turbinosa &quot;furlane&quot;, onde anticamente si accompagnava il ballo omonimo, \u00e8 canzone che ricorda l&#8217;incondito pestare degli alpigiani sul terreno in quell&#8217;allegria grossa e affaticante che non \u00e8 festivit\u00e0. ( a scanso di equivoci, la &quot;furlana&quot; che ha fatto il giro dell&#8217;Europa non ha nulla di comune con l&#8217;antica &quot;furlana&quot; -come ben vide il Molmenti che si ballava sull&#8217;aria &quot;Madone J\u00e0cume&quot;, e che nessuno sa pi\u00f9 ricostruire precisamente nelle sue &quot;figure&quot;).<\/p>\n<p>Pur troppo anche la villotta si va perdendo, specie nel territorio abbracciato dall&#8217;anfiteatro morenico e nella piana pi\u00f9 prossima a Udine; e, pur dove permane, pu\u00f2 dirsi l&#8217;ultimo testimonio del vecchio Friuli che va tramontando, rappresentando essa, nelle sue redazioni pi\u00f9 comuni, il paese, i costumi, gli stati d&#8217;animo, non di oggi, ma di sessanta o settanta anni fa. Poich\u00e8 da una quarantina d&#8217;anni a questa parte, si pu\u00f2 dire che ogni pi\u00f9 vera e migliore attivit\u00e0 creativa si sia arrestata e che non si cantino che le vecchie villotte, talora rimodernate e applicate alle nuove occasioni, ma per lo pi\u00f9 nella redazione che potevano avere fra il 1830 e il 1850, come dimostrano gli accenni al modo di vestire e la deficienza di allusioni ai tempi precedenti e seguenti.<\/p>\n<p>Ma di qui appunti la bellezza ingenua della villotta, e la sua importanza come testimonio psicologico.<\/p>\n<p>Il canto \u00e8 per il contadino friulano una &quot;consolazione&quot; necessaria, che il cuore si concede per vincere il dolore:<\/p>\n<p><em>&quot;I\u00f2 soi masse zovenine,<\/em><\/p>\n<p><em>ancim\u00f2 no \u00e0i viert il c\u00fbr:<\/em><\/p>\n<p><em>se no stoi in alegrie<\/em><\/p>\n<p><em>soi sigure che i\u00f2 m\u00fbr.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Io son troppo giovinetta: ancora non mi s&#8217;\u00e8 aperto il cuore. Se non sto in allegria, io son certa di morirne<\/p>\n<p>O, con sensi che diresti letterari, mentre appartengono alla pi\u00f9 sincera vena popolare:<\/p>\n<p><em>&quot;E i\u00f2 cianti cianti cianti<\/em><\/p>\n<p><em>e no sai biels\u00f4l parc\u00e9;<\/em><\/p>\n<p><em>e i\u00f2 cianti cianti cianti<\/em><\/p>\n<p><em>sol par consolami me.<\/em><\/p>\n<p>E io canto, canto, canto, ma io stesso non ne so il perch\u00e9; e io canto, canto, canto, solo per consolare me stesso.<\/p>\n<p>L&#8217;idea del canto \u00e8 nella villotta, come in quasi<\/p>\n<p>tutta la lirica popolare, associata a quella dell&#8217;allegria; ma qui, come appare dalle citazioni fate, si tratta di un&#8217;allegria non spontanea, cercata per superare il dolore: mestizia, insomma, dissimulata e compressa:<\/p>\n<p><em>&quot;&#8217;Olin gi\u00f3ldi la ligrie<\/em><\/p>\n<p><em>come zovins che n\u00f3 sin;<\/em><\/p>\n<p><em>sunar\u00e0 l&#8217;avemarie<\/em><\/p>\n<p><em>che noaltris no sarin.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Vogliamo godere l&#8217;allegria, come giovani che noi siamo: suoner\u00e0 l&#8217;avemaria quando noi non ci saremo pi\u00f9.<\/p>\n<p>E nulla di pi\u00f9 pacatamente desolato di questo invito all&#8217;allegria che ho ascoltato nei pomeriggi domenicali, dopo il vespero, quando le ragazze s&#8217;adunano nei grandi cortili aspettando l&#8217;ora dell&#8217;amore, e il canto si spande per la piana nelle tristi modulazioni finali. V&#8217;\u00e8 qualche cosa di profondamente doloroso in molte di queste quartine, come una lacrima sola, lungamente rattenuta, che cada rovente sul cuore:<\/p>\n<p><em>&quot;S&#8217;o savessis, fantacinis,<\/em><\/p>\n<p><em>ce che son pins\u00edrs d&#8217;am\u00f4r!<\/em><\/p>\n<p><em>A si m\u00fbr, si va sot tiare,<\/em><\/p>\n<p><em>e ancim\u00f2 si sint dol\u00f4r.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Se sapeste, fanciulle, che cosa sono pensieri d&#8217;amore! Si muore, si va sotterra, ed ancora si sente dolore.<\/p>\n<p>Spesso il cuore cede a quelle indistinte malinconie, che noi raffinati crediamo aliene dall&#8217;anima popolare, quando invece sono pi\u00f9 vicine ad essa che alla nostra, pronta a soffocare le pi\u00f9 divine voci con l&#8217;analisi insidiosa:<\/p>\n<p><em>&quot;Il gno c\u00fbr dsi malevoe<\/em><\/p>\n<p><em>Come u\u00e9 no l&#8217;\u00e8 mai st\u00e2t.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;\u00e8 le\u00e2t culis ciadenis<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;\u00e8 daduc&#8217; abandon\u00e2t.<\/em><\/p>\n<p>Il mio cuore di malavoglia come oggi non \u00e8 mai stato: \u00e8 legato con le catene, \u00e8 da tutti abbandonato.<\/p>\n<p><em>&quot;I\u00f2 stoi masse alegramentri,<\/em><\/p>\n<p><em>mi suc\u00eat qualchi malan:<\/em><\/p>\n<p><em>o ch&#8217;i m\u00fbr, o che mi mali,<\/em><\/p>\n<p><em>o il mio ben al va lont\u00e0n.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Io sono troppo allegra: mi succede qualche malanno. O io muoio, o io m&#8217;ammalo, o il mio bene va lontano.\u00bb<\/p>\n<p>Per ragioni di spazio, abbiamo riportato solo una parte del capitolo dedicato a questa particolare forma di letteratura popolare; riservandoci, eventualmente, di riprendere il discorso in altro momento.<\/p>\n<p>Il saggio di Bindo Chiurlo \u00abLa letteratura ladina del Friuli\u00bb era stato pubblicato inizialmente sulla prestigiosa rivista fiorentina \u00abNuova Antologia\u00bb, nel 1915.<\/p>\n<p>Poi era venuta la guerra, nella quale l&#8217;autore &#8211; convinto interventista &#8211; aveva prestato servizio presso la Croce Rossa, impedito da un vizio cardiaco di recarsi al fronte. Finita la guerra, il saggio era stato rivisto, ampliato, arricchito ed era stato stampato in volume, con notevole successo, tanto da raggiungere, gi\u00e0 nel 1922, la quarta edizione.<\/p>\n<p>La guerra, in effetti, con il trauma dell&#8217;invasione nemica &#8211; ma anche con quello, meno noto e meno vistoso, ma non per questo meno autentico &#8211; di quell&#8217;altra invasione, quella dei requisitori, degli imboscati, dei carabinieri che fucilavano alle spalle le truppe restie ad andare al macello o quelle che, dopo Caporetto, fuggivano in disordine, gettando le armi &#8211; aveva approfondito il senso della riflessione di Chiurlo circa il significato della cultura popolare.<\/p>\n<p>Non per nulla egli era stato l&#8217;anima della nascente Societ\u00e0 Filologica Friulana, fondata, nel 1919, nel salone di un istituto scolastico di Gorizia &#8211; quella Gorizia che era stata appena riunita, col Friuli orientale, al resto della &quot;piciule patrie&quot;, della piccola patria friulana &#8211; allo scopo di preservare e valorizzare quel vasto patrimonio di cultura che, altrimenti, rischiava di essere completamente disperso dall&#8217;aggressione della modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che anche la prima guerra mondiale, col suo intreccio di nazionalismo, imperialismo, interessi industriali e finanziari, fu una tipica espressione della modernit\u00e0; e che l&#8217;interventismo di Chiurlo \u00e8 in contrasto con la sua volont\u00e0 di difesa della cultura friulana, perch\u00e9 fu proprio quella guerra a trasformare il Friuli in un immenso campo di battaglia e a infliggere un colpo decisivo alla sopravvivenza di essa. Ma bisogna tener presente che, fra tutti gli Italiani del Regno, i Friulani erano i soli ad avere delle ragioni specifiche per desiderare la guerra contro l&#8217;Austria-Ungheria: loro che, da ben cinque secoli, una assurda frontiera politica, da Pontebba a Grado, divideva in due parti separate e potenzialmente ostili.<\/p>\n<p>Bindo Chiurlo \u00e8 morto nel dicembre del 1943, mentre una seconda e pi\u00f9 tremenda guerra infuriava nel mondo e mentre un corollario ancor pi\u00f9 terribile di essa stava per insanguinare l&#8217;Italia: la guerra civile.<\/p>\n<p>Mentre il nobile studioso chiudeva gli occhi per sempre, stroncato da quella malattia al cuore che gi\u00e0 gli aveva impedito di andare in prima linea nel 195, tempi ancor pi\u00f9 terribili si annunciavano per il suo Friuli.<\/p>\n<p>Udine e le altre citt\u00e0 erano sottoposte quasi quotidianamente ai devastanti bombardamenti aerei angloamericani; nelle zone pi\u00f9 orientali e nella vicina Venezia Giulia, bande di partigiani sloveni e croati incrudelivano contro la popolazione italiana, gettando migliaia di esseri umani nelle foibe; e, dalle lontane steppe del Kuban e dalle pendici del Caucaso, a cavallo, sui carri e perfino a dorso di cammello &#8211; spettacolo fantastico da &quot;Mille e una notte&quot;, che \u00e8 stato descritto da Carlo Sgorlon nel romanzo \u00abL&#8217;armata dei fiumi perduti\u00bb &#8211; traversavano il Friuli, per stabilirsi in Carnia i Cosacchi anti-sovietici, cui l&#8217;occupante tedesco aveva promesso niente meno che la sicurezza di una nuova e definitiva patria.<\/p>\n<p>Poi, finita anche quella nuova guerra, con tutta la sua scia di sangue e di orrori, erano arrivati i \u00abliberatori\u00bb anglo-americani, portando con s\u00e9 il pane bianco e le sigarette; e, nel giro di una ventina d&#8217;anni, l&#8217;Italia sarebbe stata radicalmente trasformata dall&#8217;avvento definitivo della modernit\u00e0, rinunciando alla propria anima in cambio dello stile di vita americano.<\/p>\n<p>Le villotte vennero per sempre abbandonate; i paesi di montagna, spopolati dall&#8217;emigrazione; la stessa lingua friulana, gradualmente soppiantata dall&#8217;italiano o, peggio, da quell&#8217;ibrido dialetto veneto che fu introdotto a Udine dai conquistatori veneziani nel 1420, e che per secoli era stato la parlata dei \u00absignori\u00bb, ma non del popolo.<\/p>\n<p>Notevolissima, ad ogni modo, era stata l&#8217;intuizione del Chiurlo, e di poche altre menti illuminate, bench\u00e9 &#8211; purtroppo &#8211; tardiva: che la cultura popolare \u00e8 una manifestazione importante della vita di una nazione, e specialmente di una piccola nazione che \u00e8 vissuta per secoli all&#8217;ombra della civilt\u00e0 contadina; anzi, ne \u00e8 l&#8217;espressione pi\u00f9 autentica e viva, la pi\u00f9 diretta e immediata, quella che meglio esprime l&#8217;anima del vecchio Friuli.<\/p>\n<p>Era giusto e doveroso, pertanto, adoperarsi perch\u00e9 la &quot;<em>mari lenghe&quot;<\/em>, la madre lingua, continuasse a vivere; e perch\u00e9 tutte le manifestazioni della civilt\u00e0 contadina friulana, a cominciare dalla letteratura popolare, trovassero riconoscimento e fossero oggetto di studio amorevole nonch\u00e9, se possibile, di uno sforzo consapevole per mantenerle ancora in vita.<\/p>\n<p>Che dire di questi generosi propositi, di queste nobili illusioni, ora che il rullo compressore del consumismo ha spazzato via ogni traccia dell&#8217;anima del vecchio Friuli (cos\u00ec come di ogni altra cultura popolare italiana ed europea), sostituendo le discoteche alle danze popolari, la musica elettronica alla fisarmonica, i vestiti firmati ai costumi popolari, le casette a schiera alla casa rustica, l&#8217;amore per il divertimento ad ogni costo all&#8217;amore per la propria terra?<\/p>\n<p>Dobbiamo forse concludere che ogni sforzo \u00e8 stato vano, che tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato fatto per riportare in vita le culture locali non \u00e8 stato altro che un sogno anacronistico?<\/p>\n<p>Noi non lo crediamo.<\/p>\n<p>L&#8217;importante, nella vita, non \u00e8 vincere; l&#8217;importante \u00e8 lottare per affermare valori.<\/p>\n<p>La Coca-Cola e il <em>chewin-gum<\/em> non sono valori; le villotte e le fiabe popolari, s\u00ec; o, se non lo sono, sono tuttavia strumento per l&#8217;affermazione di valori: l&#8217;amore, la famiglia, il lavoro, la terra, l&#8217;amicizia, la bellezza, la memoria.<\/p>\n<p>Questi sono valori, e valori imperituri. Le mode passano, ma i valori restano.<\/p>\n<p>Passano anche le ondate barbariche; passer\u00e0 pure l&#8217;ondata della barbarie consumistica e tecnologica. \u00c8 gi\u00e0 accaduto e torner\u00e0 ad accadere.<\/p>\n<p>Alla fine, saranno i valori ad affermarsi, perch\u00e9 le loro radici affondano nelle esigenze autentiche degli esseri umani; mentre i capricci del consumismo spariranno, in quanto non sono che l&#8217;espressione di bisogni artificiali indotti dalla pubblicit\u00e0.<\/p>\n<p>Noi, quasi certamente, non assisteremo a questa rivincita dei valori; ma vi assisteranno i nostri figli o, tutt&#8217;al pi\u00f9, i nostri nipoti.<\/p>\n<p>La storia non ha fretta.<\/p>\n<p>Bisogna avere fede: le mode passano, i valori restano &#8211; o risorgono dalle proprie ceneri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una concezione falsa e sdolcinata della cultura popolare vorrebbe che essa esprima contenuti semplici e ingenui, sostanzialmente superficiali o, comunque disimpegnati; e ci\u00f2 dovrebbe valere, si<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[149],"class_list":["post-26638","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-friuli-venezia-giulia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26638","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26638"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26638\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26638"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26638"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26638"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}